Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato

La democrazia ucraina è bloccata dalla guerra e le elezioni, presidenziali e parlamentari, non ci saranno finché il conflitto sarà in corso. Il quadro è chiaro e la valutazione è sostanzialmente unanime a Kyiv dove, come è già accaduto nel corso degli ultimi anni – quando la situazione sul campo per le forze ucraine è peggiorata e gli equilibri interni hanno dato segno di cedimento – i poteri forti alle spalle di Volodymyr Zelensky hanno preso posizioni sempre più definite. Per il capo di Stato sono cresciute le difficoltà, sia a livello militare sia politico: da un lato c’è stato il fallimento della cosiddetta campagna estiva dei quaranta giorni, che ha finito per fare la stessa fine dell’offensiva del 2023 e dell’operazione di Kursk del 2024-25; dall’altro le cicliche faide interne con i relativi scandali per corruzione e i giri di poltrone hanno assottigliato il cerchio magico della Bankova.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Una campagna elettorale senza voto all’orizzonte

Il supporto militare occidentale ormai è rimasto a carico dell’Unione europea e dei cosiddetti volenterosi. E, come certificano i dati dell’Ukraine support tracker di agosto, è sì cresciuto, ma è rimasto in buona parte sulla carta, con oltre 390 miliardi di euro stanziati complessivamente dall’inizio del conflitto e 160 ancora da allocare effettivamente. Mentre gli aiuti militari nel primo semestre del 2026 sono rimasti all’incirca al livello dello scorso anno, quelli finanziari e umanitari sono scesi del 41 per cento. Al netto della propaganda tra Kyiv e Bruxelles, gli effetti si ripercuotono sulla situazione politica interna: le discese in campo, più o meno fattuali, dell’ex generale Valery Zaluzhny, ora ambasciatore a Londra, e dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, hanno segnato l’inizio della campagna elettorale, anche se il voto non sembra essere all’orizzonte. Solo con un trattato di pace o con una tregua consolidata e duratura gli ucraini potranno essere in futuro chiamati alle urne. E per ora di entrambi non v’è traccia.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Valery Zaluzhny (Ansa).

Il paradosso ucraino: sì al cambiamento, no a elezioni immediate

Indicativo è comunque il fatto che i sondaggisti abbiano iniziato a testare sia i possibili sfidanti di Zelensky per il voto presidenziale sia il peso degli eventuali e rispettivi partiti, dato che il sistema politico ucraino è misto e i poteri sono distribuiti fra capo di Stato e Parlamento, almeno in tempo di pace. Il paradosso elettorale, certificato dagli istituti di ricerca come il KIIS (Kyiv International Institute of Sociology), è che nonostante la richiesta di cambiamento sia molto forte, con circa il 67 per cento degli ucraini che vuole un’altra leadership e una rotazione al potere una volta terminato il conflitto, è accompagnata dal no deciso al voto immediato, con l’80 per cento dell’elettorato che si oppone categoricamente allo svolgimento di elezioni durante la guerra e la legge marziale ancora in vigore.

Zelensky e il miraggio di un secondo mandato

Le percentuali di gradimento dei candidati sono altrettanto netti. Negli ultimi mesi Zelensky e Zaluzhny si sono contesi il favore degli elettori, seguiti da new entry come Kyrylo Budanov, ex 007 ora a capo dell’amministrazione presidenziale, e Fedorov. Ma i possibili duelli del secondo turno, quello decisivo, sono tutti a sfavore dell’attuale presidente. Secondo il sondaggio agostano dell’istituto Socis, ad esempio, Zelensky perderebbe nettamente sia contro Zaluzhny (34 per cento contro il 66) sia contro Fedorov (36 a 64) e Budanov (40 a 60). Il presidente vincerebbe solo in un possibile ballottaggio contro Andrei Biletsky, capo del terzo corpo d’armata e fondatore del battaglione Azov, poi inquadrato nella Guardia nazionale ucraina. Insomma, un secondo mandato alla Bankova per Zelensky pare stando a questi numeri assai improbabile. Il consenso generale del capo dello Stato, secondo il Rating Group, è sotto il 60 per cento, sempre dietro agli altri tre candidati, con Zaluzhny in pole position con oltre il 70 per cento.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Kyrylo Budanov (Ansa).

Zaluzhny può contare sull’appoggio dall’esercito

Un possibile partito dell’ex generale raggrupperebbe oggi circa il 20 per cento dell’elettorato, stando ai dati ponderati di Politpro, e sarebbe davanti a Servitore del popolo di Zelensky, secondo con il 13 per cento. Zaluzhny può contare sulla fetta di popolazione che spinge per una linea realistica sulla guerra basata sul rifiuto di inutili offensive di logoramento, sul riarmo strutturale e sulla difesa del capitale umano, ed è supportato anche da una parte dell’esercito, dalle associazioni di veterani e ovviamente dalla rete internazionale politica, diplomatica e d’intelligence, allargata dalla sua base di Londra. In patria può contare invece sul sostegno dell’ex presidente Petro Poroshenko, rimasto uno degli oligarchi più influenti nel Paese. I legami con l’opposizione politica istituzionale potrebbero essere in questo senso un vantaggio per Zaluzhny, anche se di fronte a un concorrente come Fedorov, c’è il rovescio della medaglia.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Valery Zaluzhnyi (Ansa).

Fedorov gioca la carta del nuovo che avanza

L’ex ministro della Difesa ed ex ministro per la Transizione digitale è considerato l’astro nascente proprio per il fatto di aver strutturato la sua avanzata non legandosi ai vecchi poteri forti, eccetto Zelensky, considerando quest’ultimo una figura ibrida, un uomo nuovo uscito dal sempreverde cesto degli oligarchi nel 2019. Fedorov guida la fazione giovane, tecnocratica e anticorruzione, associata all’ala delusa da Zelensky e supportata da vari partner occidentali, politici e industriali, legati soprattutto alle big tech, da Space X a Palantir: i grandi investitori lo considerano non tanto un politico tradizionale da finanziare sottotraccia ma un partner operativo, attraverso il quale finanziare l’hub d’innovazione militare più avanzato al mondo nel settore dei droni e dell‘intelligenza artificiale. In questa prospettiva Fedorov sarebbe ideale come presidente, ma anche in altre posizioni chiave di governo, sarebbe utile alla causa.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Mykhailo Fedorov (foto Ansa).

La corsa alla Bankova ruota dunque intorno a queste tre-quattro figure, considerando Budanov allo stato attuale un alleato di Zelensky, sia al primo sia al secondo turno, o un suo sostituto trainato dallo stesso gruppo che ora regge il Paese. Il punto da chiarire è se davvero sul breve o medio periodo potrà esserci un accordo tra Russia e Ucraina, condiviso da Usa e volenterosi, che permetta lo svolgimento del voto. Nel frattempo il conflitto continuerà e Zelensky rimarrà al suo posto.

Il direttore della Cia a Mosca per alcuni incontri

Il direttore della Cia John Ratcliffe è volato in Russia per alcuni incontri in programma oggi a Mosca. Il capo dell’agenzia di spionaggio americana è atterrato all’aeroporto internazionale di Vnukovo a bordo di un aereo da trasporto C-17 Globemaster III dell’aeronautica militare statunitense, proveniente dalla Lettonia. Lo riportano Cbs e Axios, citando alcune fonti ma senza fornire ulteriori dettagli sullo scopo del viaggio di Ratcliffe, che dopo aver ricoperto il ruolo di direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti durante il primo mandato di Donald Trump, col ritorno del tycoon alla Casa Bianca è stato posto alla guida della Cia, ovvero l’agenzia di spionaggio americana.

Rai Scuola chiude, la protesta delle opposizioni

Dal primo ottobre sul 57 del digitale terrestre i telespettatori non troveranno più Rai Scuola, che chiuderà, bensì Italiana, nuovo canale dedicato – appunto – al «racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia», con programmi dedicati a borghi, tradizioni, artigianato, imprese, enogastronomia, ambiente, turismo e cultura popolare del Bel Paese, che nascerà nasce dall’esperienza di Linea Verde. La decisione della Rai di chiudere il suo storico canale, annunciato in occasione della presentazione dei palinsesti, ha suscitato critiche, una petizione online e persino l’annuncio di un’interrogazione parlamentare da parte del Partito Democratico.

L’interrogazione parlamentare promossa dal Pd

Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, ha affermato che la chiusura di Rai Scuola cancellerà un’esperienza nata da una convenzione tra il Servizio Pubblico e il Ministero dell’Istruzione nel 1964 e rinnovata poi 50 anni fino al 2014, con il nome Rai Scuola adottato dal 2009. Il deputato dem Stefano Graziano ha annunciato di aver firmato, assieme ad altri sette colleghi del Pd, un’interrogazione a risposta orale ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito: «Chiediamo al governo di intervenire con urgenza per scongiurare la chiusura di Rai Scuola e garantire la continuità del canale 57 del digitale terrestre. Sopprimere un presidio che da oltre 20 anni svolge una funzione fondamentale nell’informazione, nella divulgazione scientifica e culturale e nel sostegno alla didattica sarebbe una scelta grave e incomprensibile». Alla protesta di è unito anche il Movimento 5 stelle. Così la senatrice Barbara Floridia, già presidente della Commissione di Vigilanza Rai: «Vi dico una cosa: sarebbe un errore leggere questa decisione come un episodio isolato. Per capire cosa sta succedendo alla Rai bisogna rimettere in fila i pezzi. Facciamo ordine. Il centrodestra ha deciso di occupare il servizio pubblico. È quello che emerge dalla direzione politica impressa alla Rai».

Lanciata anche una petizione: più di 35 mila firme

In molti sui social hanno commentato con amarezza la notizia della chiusura di Rai Scuola: il canale da un paio di anni trasmette solo repliche, ma durante il lockdown il ministero dell’Istruzione lo aveva trasformato in una sorta di aula virtuale, con lezioni e approfondimenti quotidiani. Nei giorni scorsi è stata anche lanciata una petizione su Change.org, che – al 25 agosto – ha già superato le 35 mila firme: «La cultura e il sapere di un Paese civile non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte!».

La precisazione della Rai dopo la levata di scudi

Al momento della presentazione dei palinsesti Rai Sandro Ruotolo, responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd, aveva commentato: «Mancava solo il canale sovranista per certificare fino in fondo lo scempio che questa destra ha compiuto ai danni del servizio pubblico». La chiusura di Rai Scuola era passata sostanzialmente inosservata e ha la questione ha ripreso – per così dire – vigore in questo fine agosto. Tanto da costringere la Rai a una precisazione. La tv pubblica ha spiegato che «non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola», in quanto «la sua funzione educativa e divulgativa viene preservata e valorizzata attraverso un’evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione e una presenza più forte su RaiPlay».

Le mani di Angelucci su Pulp Podcast

Il gruppo Angelucci sta mettendo in piedi una vera e propria corazzata in vista della campagna elettorale per le Politiche 2027. Ma il Giornale, Libero e il Tempo, seppur schieratissimi al fianco del governo di Giorgia Meloni, potrebbero non essere sufficienti. Così la famiglia del deputato leghista starebbe valutando il colpo grosso: a quanto apprende Lettera43, sarebbe in trattativa per acquisire addirittura Pulp Podcast di Fedez e Mr Marra.

I numeri di Pulp Podcast

Nato a fine 2024, Pulp Podcast conta attualmente oltre 380 mila iscritti al canale ufficiale YouTube e 300 mila follower su Instagram. Una potenziale gioiosa macchina da guerra per il centrodestra, utile per attirare il voto dell’ormai mitologica GenZ e degli elettori più giovani. L’operazione poi, sempre che vada in porto, non provocherebbe cataclismi. Da tempo infatti Fedez ha archiviato il passato filo-grillino e di attivista (restano le invettive ai microfoni di Muschio Selvaggio, al Concerto del Primo Maggio 2021 e a Sanremo 2023) per avvicinarsi in modo felpato al centrodestra.

Le mani di Angelucci su Pulp Podcast
Fedez al congresso dei giovani di Fi (Imagoeconomica).

L’avvicinamento di Fedez al centrodestra

Galeotto fu l’invito di Maurizio Gasparri al congresso dei giovani di Forza Italia nel maggio 2025 che Fedez accettò in cambio di un’ospitata del forzista in trasmissione. Qualche mese dopo, ad agosto, il rapper e la compagna Giulia Honegger, che da poco lo ha reso padre per la terza volta, vennero immortalati da Chi su uno yacht in Costa Smeralda con Ignazio La Russa e Daniela Santanchè. A invitarlo a bordo, in quel caso, si disse fosse stato Lorenzo Mazzaro, figlio dell’ex ministra del Turismo. Come dimenticare poi la puntata di Pulp Podcast con Giorgia Meloni dello scorso 19 marzo, proprio a ridosso del referendum della Giustizia. Insomma in caso di acquisto degli Angelucci, tout se tient.

Le mani di Angelucci su Pulp Podcast
Giorgia Meloni con Mr Marra e Fedez.

Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»

Alla gara internazionale in corso per l’ex Ilva «si è presentata una cordata italiana piuttosto significativa che si affianca a Jindal e Flacks». Lo ha ricordato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, intervenendo al Meeting di Rimini nel panel su “L’Italia delle imprese: radici e visione internazionale”, affermando poi che alla gara «si è aggiunto un quarto grande operatore europeo».

Ex Ilva, in corsa anche «un quarto grande operatore europeo»
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

La cordata italiana a cui fa riferimento Urso è quella che la scorsa settimana ha presentato una manifestazione d’interesse tramite Federacciai. Alle 14 aziende della cordata interessate ad approfondire la possibilità di rilevare il polo siderurgico si è successivamente aggiunta Eusider. Sono poi ancora in corsa gli indiani di Jindal, mentre gli americani di Flack si sono di fatto defilati, in quanto interessati al patrimonio immobiliare dell’ex Ilva a Taranto e non agli impianti siderurgici. Per quanto riguarda il big europeo a cui ha accennato Urso, al momento non ci sono ulteriori informazioni. Dal palco di Rimini, il ministro si è detto fiducioso sull’esito della procedura, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le istituzioni per arrivare a una soluzione. L’obiettivo resta quello di garantire un futuro all’industria siderurgica e agli stabilimenti coinvolti.

Caro carburanti, in arrivo un’altra proroga dello sconto sulle accise

Dopo la riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, domani – mercoledì 26 agosto – è stato fissato un nuovo Consiglio dei ministri, dedicato al caro carburanti e alle misure di sostegno. Il governo dovrebbe prorogare per alcuni giorni lo sconto sulle accise (per il gasolio), in scadenza appunto domani. Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, il governo punta nel prossimo futuro a «predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo».

Salvini: «Vorrei qualcosa di più continuativo, servono soldi»

A tal proposito si è espresso direttamente Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine». Lo sconto sulle accise, ha spiegato il segretario della Lega, durerà fino all’inizio di settembre: «Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi».

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno

Anche i vannacciani, nel loro piccolo (si fa per dire) s’incazzano. E su più fronti. Anche se finora nessuno li ha formalmente invitati, l’idea di entrare nella coalizione di centrodestra comincia a far discutere. Ma è sulla seconda parte del programma di Futuro Nazionale – quella relativa ai valori definiti «non negoziabili» e cioè fine vita, aborto, famiglia, istruzione e identità cristiana – che si registrano i malumori più evidenti. Come scrive Libero, tra i più critici c’è Luca Sforzini, il presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale. Il sospetto è che il pensatoio sia stato escluso dalla stesura del programma. Il cosiddetto “Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell’Aborto e il Sostegno alle Donne”, per esempio, potrebbe rivelarsi un boomerang, visto che a fare figli in Italia ormai sono soprattutto gli immigrati. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiega Sforzini al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Sforzini poi mette in guardia il generalissimo: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». E su Facebook, rilanciando l’articolo, azzarda uno slogan: «NO all’estremismo integralista islamico. E NO alla sua versione cristiana».

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Luca Sforzini (da Fb).

Speranza e carità

Nel campo largo continua il reality Primarie a prima vista. L’ultima puntata vede come protagonista Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute, in un’intervista al Corriere della Sera, è stato netto: le consultazioni per il candidato premier «sono un errore politico e vanno evitate». Il motivo è che «porterebbero a una riduzione dei consensi il giorno in cui si decide la partita, arrecando un danno enorme alla forza uscita sconfitta dai gazebo e quindi all’intera coalizione». Tra una domanda e l’altra, ecco la vera perla: per aggirare il possibile obbligo di indicare il nome del premier sulla scheda «basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano». Applausi.

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Roberto Speranza (Imagoeconomica).

La sinistra riparta da Marx

Al dibattito si aggiunge un contenuto premium. È offerto da Massimo Cacciari che al Fatto quotidiano invitando la sinistra a lasciar perdere il woke e ripartire da Karl Marx, ribadisce che con le primarie «il rischio è di farsi male. In sin­tesi: se vince Schlein, il peri­colo è che tanti elet­tori del Movi­mento, la metà almeno, non vadano a votare nelle Poli­ti­che. Se invece dovesse pre­va­lere Conte, il Pd si sfa­sce­rebbe la sera stessa». Alle primarie, continua l’ex sindaco di Venezia, ci si dovrebbe confrontare su diverse proposte «non certo su chi è più bello». Per questo a suo avviso sarebbe un bene se Giuseppe Conte ed Elly Schlein facessero un passo indietro: «Sarebbe una nobile uscita, diciamo. Di certo di questo dibattito sulle primarie non gliene frega niente a nessuno, nel Paese. Ripeto, il tema sono le proposte di governo».

I malumori interni dei vannacciani e Speranza sulle primarie: le pillole del giorno
Massimo Cacciari (Imagoeconomica).

Nasce un think tank europeo con Draghi per rilanciare la competitività Ue

Al via il think tank Rhine Group promosso da Mario Draghi e dall’economista Patrick Collison per rilanciare la competitività dell’Europa partendo dal Rapporto Draghi consegnato nel settembre del 2024 alla Commissione Ue. «I cittadini europei chiedono ai propri leader di sollevare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane per rivolgerlo a un destino comune e di comprendere la portata della sfida», si legge nel documento pubblicato sul sito del gruppo. «Il Rhine Group aspira a essere uno dei luoghi in cui questo lavoro ha inizio». Tra i membri del think tank figurano gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, il finanziere a capo di Ion Andrea Pignataro, il co-fondatore e numero uno di Bending Spoons Luca Ferrari e l’ex ministro per l’Innovazione tecnologica del governo Draghi Vittorio Colao. Sono membri dell’iniziativa anche il presidente di Iliad Xavier Niel, l’ex ministro francese Bruno Le Maire e il ceo del gruppo Le Monde Louis Dreyfus.

Il declino dell’Europa e la necessità di intervenire

Il documento parte da un’analisi della competitività europea, evidenziando come, tra le 50 maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee. «L’Europa appare debole in ogni tecnologia emergente destinata a plasmare i decenni a venire. La posta in gioco è esistenziale. Se la stagnazione dovesse persistere, il continente perderebbe progressivamente la capacità di finanziare i compiti fondamentali di uno Stato moderno – difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro». Se per decenni un contesto globale favorevole ha attutito questo declino, con «l’ombrello di sicurezza statunitense che ha permesso di alleggerire i bilanci della difesa» e «interdipendenze reciproche e, di conseguenza, innocue», oggi non è più così. Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi più elevati dai tempi dello Smoot-Hawley. La Cina è diventata un concorrente più agguerrito, sia sui mercati terzi che all’interno della stessa Europa. Il modello di crescita europeo si sta esaurendo, di qui l’esigenza di «fare ciò che l’Europa ha già saputo fare in passato, ovvero competere, costruire e tornare a crescere». Rhine Group riunisce leader europei provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’accademia e dell’impresa per discutere possibili risposte a queste sfide per il futuro dell’Europa.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania

È morto a 89 anni Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania dopo Dieter Schwarz (patron di Lidl). Artefice dell’espansione globale di Kühne+Nagel, leader nel trasporto aereo e marittimo di merci, Kühne tramite la sua holding privata aveva accumulato un patrimonio stimato in 44 miliardi di dollari: oltre alla maggioranza dell’azienda di famiglia, il magnate tedesco possedeva infatti il 30 per cento della compagnia di navigazione container Hapag-Lloyd, il 20 per cento di Lufthansa (era il primo azionista) e del distributore di prodotti chimici Brenntag, nonché partecipazioni in Flix e Aenova, oltre ad alberghi e svariati immobili. Appassionato di calcio e tifoso dell’Amburgo, per anni aveva sostenuto finanziariamente il club. Kühne è morto senza figli né eredi diretti: l’immenso patrimonio azionario del magnate tedesco dovrebbe perciò confluire nella fondazione filantropica che porta il suo nome.

Morto senza eredi Klaus-Michael Kühne, secondo uomo più ricco della Germania
Klaus-Michael Kühne (Imagoeconomica).

Bimba morta per difterite a Palermo, i genitori denunciano gli ospedali

I genitori no vax della bimba di quattro anni morta per difterite a Palermo, indagati per omicidio colposo, hanno presentato alla procura una denuncia querela nei confronti dei tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola dal 13 al 19 agosto: Cervello, Civico e Ospedale dei bambini (che dipende dal Civico). La coppia aveva scelto di non vaccinare la figlia, convinta che l’autismo di un suo cuginetto fosse stato causato dal vaccino trivalente.

L’accusa: morte causata da diagnosi e cure errate

I genitori della bambina hanno denunciato «le condotte poste in essere dal personale sanitario delle tre strutture ospedaliere di Palermo». Stando al racconto della coppia, alla piccola sarebbero state diagnosticate patologie errate da parte dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo, «in seguito alle quali la piccola avrebbe subito cure mediche inadeguate e interventi chirurgici invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute, causando la morte».

Il caso dello Squadrismo Summer Fest che si è tenuto nel Trevigiano

La quinta edizione dello Squadrismo Summer Fest, evento caratterizzato da locandine, simbologie e richiami espliciti al Ventennio fascista che si è tenuto a Vedelago (Treviso) nel fine settimana, ha scatenato reazioni politiche, contestazioni online e – pare – anche un certo imbarazzo in Futuro Nazionale, visto che tra gli organizzatori figurava il vannacciano Christian Zamperoni, responsabile del movimento di Montebelluna.

L’evento dei «camerati di Treviso» con i vannacciani

Lo Squadrismo Summer Fest, organizzato in un agriturismo nel Trevigiano, prevedeva stand di cibo, concerti e la presentazione di un libro dedicato ai fatti di Dongo. A postare le immagini dell’evento – dove sono stati esposti striscioni “nostalgici” e simboli del Ventennio – è stato sui social l’ex consigliere regionale Joe Formaggio, ex Fratelli d’Italia e oggi vannacciano: «Con i camerati di Treviso al via dello Squadrismo Summer Fest. Difendi con ardore la tua terra e un ideale». L’evento, come detto, vedeva tra gli organizzatori Zamperoni. E negli scatti compariva anche Marco Della Pietra, primo cittadino di Spresiano e presidente del Centro studi amministrativi della Marca trevigiana, anche lui ex FdI. A tal proposito, Formaggio ha scritto su Facebook: «Aspettando il sindaco numero uno della provincia di Treviso in Futuro Nazionale».

Le proteste politiche e la replica: «Festa privata»

Per un sindaco presente all’evento, un altro che invece ne era all’oscuro: Giuseppe Romano, primo cittadino proprio di Vedelago, spiegando che «non tutte le iniziative richiedono l’autorizzazione del Comune», ha affermati di non essere stato a conoscenza della festa. Aggiungendo poi: «In ogni caso non vedo perché non avrei dovuto autorizzarla se rispettava tutti i criteri: siamo in democrazia». Per quanto riguarda le condanne, quelle vere, Europa Verde della Marca Trevigiana ha diffuso una nota ufficiale per stigmatizzare la manifestazione e la scelta del nome dell’evento. Così Mariarosa Barazza (Pd), sindaca di Cappella Maggiore e presidente del consiglio direttivo dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana: «Discutibile l’uso di termini come “camerati” e “squadrismo” che evocano un regime autoritario qual è stato il fascismo e azioni incompatibili con i valori della nostra Repubblica. Anche l’uso di un linguaggio provocatorio alimenta un clima di conflitto e non fa bene alla democrazia». Giuliano Varnier, presidente dell’Anpi di Treviso, ha bollato l’evento come un tentativo di rifondare il partito fascista: l’associazione dei partigiani ha chiesto l’intervento urgente del Prefetto e delle autorità competenti per verificare eventuali reati. Intervistato dai media locali, Zamperoni ha respinto fermamente ogni accusa, spiegando che si trattava di una festa privata e puntando il dito contro l’Anpi e la sua «strumentalizzazione politica».

Visibilia torna al punto di partenza: società in liquidazione e testate ferme

Visibilia non trova pace. Dopo inchieste, sia giudiziarie sia giornalistiche, e innumerevoli cambi di proprietà si torna alla casella di partenza. Il 25 giugno Europe Restructuring Fund 78, società californiana che controlla il 75 per cento di Athena pubblicità, ha chiuso i rubinetti annunciando di non avere più intenzione di finanziare le due controllate: Omenia Editore, e cioè la vecchia Visibilia Editore, e Visibilia editrice. Il risultato è che il 27 luglio le società sono state messe in liquidazione. Intanto sono stati nominati i liquidatori che dovranno cercare una soluzione che possa permettere di ripagare i creditori. Tradotto: un compratore. A eccezione di Novella 2000, uscita in edicola il 12 agosto, le altre testate del gruppo – Ciak, Visto, VilleGiardini, Pc Professionale e Novella Cucina – sono al momento ferme.

Visibilia torna al punto di partenza: società in liquidazione e testate ferme
L’ultima copertina di Novella 2000.

Il passaggio da Armaroli a Europe Restructuring Fund 78

La liquidazione segue anni di turbolenze. Dopo il fallimento della cessione di Athena alla finanziaria svizzera Wip Finance, dovuto a a divergenze sulle condizioni sospensive e alle indagini delle autorità elvetiche, a luglio 2025 Daniela Santanchè aveva ceduto a titolo gratuito il 75 per cento della società all’imprenditore bolognese Giorgio Armaroli, proprietario della casa editrice Scripta Maneant. A dicembre però Armaroli aveva a sua volta ceduto la sua quota per la cifra simbolica di 1000 euro alla Europe Restructuring Fund 78. Il restante 25 per cento invece è rimasto in mano alla Alevi di Paola Ferrari, storica amica di Santanchè. Il vero regista dell’operazione però, come scriveva Open, sarebbe stato Andrea Iervolino. Sospetto nato dal fatto che il legale rappresentante di Europe Restructuring Fund 78 fosse l’avvocato romano Federico Bettoni, che siede anche nel cda della Tatatu spa, società del produttore che da marzo edita il sito La Sintesi diretto da Rocco Casalino. Iervolino dal canto suo ha sempre smentito ma, secondo quanto raccontano a Lettera43 fonti interne a Visibilia, il suo nome è tornato a circolare in vista di una composizione negoziata di Athena (si parla di 2 milioni di euro). Intanto le testate sono congelate e gli stipendi arretrati si accumulano.

Furto al museo di Messina, indagato un custode

Uno dei custodi del Museo Accascina, da cui nel giorno di Ferragosto sono state trafugate sei opere di Antonello da Messina (due poi lasciate all’esterno della struttura), è indagato per false dichiarazioni ai pm. Sono diverse le piste seguite dagli inquirenti a caccia della banda: non è escluso che i ladri abbiano potuto contare su una talpa.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Le due tavole di Antonello da Messina rinvenute all’esterno del museo (Ansa).

Come il custode è passato da testimone a indagato

Il custode era stato convocato nei giorni scorsi dai magistrati in qualità di testimone, assieme ad altri tre colleghi in servizio la sera del 15 agosto. Ma, una volta emerse numerose contraddizioni rispetto ai resoconti degli altri addetti alla sorveglianza, la sua audizione è stata sospesa: il custode, da persona informata sui fatti, è stato successivamente iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero. Il custode ha parlato dell’allarme scattato e poi spento da un collega, che ha confermato la circostanza spiegando di averlo fatto pensando a un falso contatto: i pm vogliono capire se il furto sia stato possibile grazie all’incompetenza di chi doveva sorvegliare, oppure se nella squadra dei custodi ci fosse un basista.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Tela nera al posto delle tavole rubate al museo Accascina di Messina (Ansa).

Restano ancora molte ombre sul colpo di Ferragosto

Restano ancora moltissime ombre su quanto accaduto al Museo Accascina di Messina. Come è emerso dalle immagini acquisite dalla polizia, le telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso ogni fase del furto. Ma a quanto pare davanti ai monitor dei controlli di sicurezza non c’era nessuno. E perché non è stato dato peso all’allarme, subito disattivato? I custodi del museo, inoltre, avrebbero appreso del furto solo quando le forze dell’ordine hanno bussato alla porta della struttura per capire se le due opere ritrovate sul muretto esterno appartenessero alla collezione d’arte.

Macron: «Esercitazione dei Volenterosi tra ottobre e novembre». Ma l’Italia si sfila

Le prime esercitazioni militari congiunte della coalizione dei Volenterosi, riunitasi il 24 agosto 2026 in concomitanza con il 35esimo anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, si terranno a ottobre-novembre. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron durante la riunione: «È molto importante continuare a dimostrare la nostra determinazione e prontezza per quanto riguarda le garanzie di sicurezza che abbiamo deciso di fornire. E le esercitazioni su vasta scala che la nostra coalizione condurrà a ottobre e novembre dimostreranno la sua prontezza operativa e la capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità». Le esercitazioni erano state annunciate durante la precedente riunione dei Volenterosi a luglio. In quell’occasione, era emerso che a settembre circa 1.500 militari provenienti da Regno Unito e Francia sarebbero giunti in Polonia per partecipare alle esercitazioni internazionali dei Paesi della coalizione. Il governo italiano ha già chiarito che l’Italia non vi parteciperà.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede

È scattata la grande offensiva economica contro l’Iran annunciata da Donald Trump qualche giorno fa. Gli Stati Uniti hanno varato sanzioni per tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica Islamica, al fine di ottenere un isolamento totale dell’economia di Teheran: nel mirino oltre 60 tra organizzazioni, persone e navi in vari Stati collegati all’Iran, compresa la Cina. Tutte entità che, secondo Washington, stanno aiutando i pasdaran a procurarsi «tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio», come ha spiegato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Le misure presentate non includono per ora le sanzioni più severe: i Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran rischiano però di essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro.

Iran, al via l’offensiva economica di Trump: cosa prevede
Scott Bessent (Ansa).

La taglia sui vertici dei pasdaran

«Gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni decisive contro numerose entità, individui e imbarcazioni che agevolano le attività destabilizzanti del regime iraniano», si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato. Tra queste attività, precisa la nota, figurano «attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati nella regione, l’acquisto illegale di armi, intrusioni informatiche nelle infrastrutture statunitensi e il traffico di prodotti energetici la cui vendita finanzia il terrorismo a livello globale». E proprio il Dipartimento di Stato ha messo una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Guardiani della Rivoluzione: Ahmad Vahidi, comandante dei pasdaran; Ali Abdollahi, capo del quartier generale centrale Khatam al Anbiya; Sa’id Aghajani, comandante dell’aerospazio dei pasdaran e dei droni; Hamidreza Lashgarian, responsabile del comando di guerra elettronica; e Majid Khademi, capo dell’ufficio di intelligence.

Teheran: «Pronti a rispondere»

L’ Iran ha promesso ritorsioni contro l’ampliamento delle sanzioni Usa, affermando di essere pronto a rispondere sia sul piano economico che – se necessario – con azioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici. Così il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh alla televisione di Stato: «I nemici intendono lanciare contro di noi un attacco terroristico economico, ma anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più soltanto difensiva: i nemici devono attendersi un attacco». Madanizadeh ha poi aggiunto che né Cina né Russia avrebbero «accettato» le nuove misure varate da Washington.

Pechino: «Sanzioni unilaterali illegali»

«Abbiamo già dichiarato molte volte che ci opponiamo fermamente alle sanzioni unilaterali illegali». Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian durante un briefing a Pechino, spiegando che la Repubblica Popolare «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi legittimi».

Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?

Pontida sarà «una festa». Lo ha promesso il segretario provinciale bergamasco Fabrizio Sala, tra i frontmen nordisti che hanno promosso la rivolta contro Matteo Salvini. Il rischio, con i veleni fratricidi a livelli mai visti dalle scope su Umberto Bossi, è che il primo raduno senza il Senatur serva più a ‘fare la festa’ a qualcuno. E non è ancora chiaro chi sarà la vittima delle possibili contestazioni: se il segretario federale che il direttivo lombardo ha ‘processato’ e vorrebbe cacciare o se i ‘frondisti’ Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, unici big usciti allo scoperto per chiedere un passo di lato del fu Capitano.

Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?
Massimiliano Romeo e Attilio Fontana alla Versiliana (Ansa).

Le ombre su Pontida 2026

C’è chi dice che per Pontida non si riescano ad arruolare i volontari, e chi teme le contestazioni a entrambi i fronti e le “botte” sul pratone. Finora gli unici fischiati in pubblico sono Romeo e Fontana, la settimana scorsa alla Versiliana, quando sono stati contestati da tre persone al grido di «C’è solo un capitano». Ma i malpancisti potrebbero protestare semplicemente boicottando il raduno o anche con uno striscione eclatante come nel giugno 2011 quando il vessillo gigante issato sulla collina di fronte al pratone con la scritta «Maroni presidente» (inteso del Consiglio) segnò una svolta nel movimento, primo indizio del clima che portò, dopo gli scandali, alle dimissioni di Bossi.

La riconciliazione tra leader e ‘fronda’ ora è quasi impossibile

Sicuramente il ritrovo traccerà una svolta nel partito più longevo attualmente rappresentato in Parlamento. A meno di un mese dal raduno, i tempi sono stretti. E Salvini ha poco margine per chiudere la mediazione per una intesa sulla gestione più collegiale, che però finora non s’è trovata. Di questo infatti si discute da mesi. A inizio giugno è fallito il tentativo di arrivare a un accordo: nuovo statuto federale e coinvolgimento di Luca Zaia. Tutti i testi proposti da Roberto Calderoli sono stati respinti al mittente prima dello showdown del direttivo lombardo del 7 agosto e dell’intervista di Ferragosto in cui il governatore lombardo Fontana non ha escluso un passo indietro di Salvini. Tra il direttivo e l’intervista si erano mossi gli sherpa per cercare una riconciliazione che, dopo la contestazione della Versiliana, con in sala presenti anche l’amico fraterno di Salvini Eugenio Zoffili e il quasi cognato Tommaso Verdini, ormai è quasi impossibile da trovare.

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Roberto Calderoli (Ansa).

Salvini tenterà di rompere il fronte dei nordisti

Il piano del ministro delle Infrastrutture sembra quindi esser quello di ‘rompere’ il fronte dei nordisti cercando una intesa che preveda il coinvolgimento di Zaia e del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga (da settimane silenti sul tema). Mentre sui lombardi è stato chiaro: nel comizio/intervista a Pinzolo, si è detto pronto a coinvolgere tutti, tranne quelli che si «autoescludono». Romeo e Fontana sembrano essersi spinti troppo oltre per ottenere una ricomposizione. Secondo i salviniani non hanno il partito dietro di loro. E agiscono solo per ambizioni personali e volontà di decidere le liste alle Politiche. Non è però facile capire che cosa significhi avere il partito dietro. Né realmente chi appoggi questa ‘rivolta’, movimento assai inusuale in un partito da sempre vissuto con la forma mentis del culto del capo.

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Maurizio Fugatti, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga (Ansa).

La fronda lombarda e il ruolo di Giorgetti

Sicuramente si sono espressi a favore di un rinnovamento del vertice i segretari provinciali del partito a Brescia, Bergamo, Varese e Sondrio, che a breve andranno a congresso (tra settembre e ottobre). La fronda lombarda è composta da tanti che non sono stati ricandidati da Salvini nel 2022, come Simona Pergreffi e Daniele Belotti, ex deputato, ex segretario bergamasco e storico presentatore di Pontida. Ma anche dall’assessore lombardo Massimo Sertori, vicinissimo a Fontana e a Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia è ritenuto infatti uno dei big, che, insieme a Calderoli, gioca su più tavoli, e comunque non è contrario a un rinnovamento della leadership. Tanto che in diversi hanno notato la frecciata lanciata da Salvini a Pinzolo, quando ha invitato chi lo critica per le cose non realizzate dal governo al Nord di andare a bussare a via XX Settembre.

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Giancarlo Giorgetti (Ansa).

Le incognite Romeo e Fontana

Tra i lombardi la coppia composta da Silvia Sardone e Davide Caparini avrebbe aperto un canale di mediazione tra Salvini e Romeo-Fontana (con i quali hanno buoni rapporti). Ma lo spazio per una ricomposizione è strettissimo. C’è poi da capire se l’emarginazione di Romeo-Fontana può essere una soluzione, come pensa Salvini. Romeo è il segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato. Lo farà dimettere da uno dei ruoli? Fontana sarà in carica fino al 2028. Cosa farà? Lo spingerà a lasciare in anticipo Palazzo Lombardia lasciando la candidatura a FdI come siglato con Giorgia Meloni prima del via libera alla corsa di Alberto Stefani in Veneto? Difficile che ciò avvenga. Neanche Salvini può permettersi la rottura. E poi siamo così sicuri che i silenti Zaia e Fedriga siano ancora disposti a fare il sacrificio di candidarsi da capolista alle Politiche del 2027?

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Davide Caparini (Imagoeconomica).

L’attendismo cronico di Zaia

Qualche mese fa, in privato, Zaia ammetteva di sentirsi costretto a farlo. Ora, a chi glielo chiede, risponde dicendo che ormai «è tardi», non si può più fare nulla per risollevare le sorti del partito. L’ex governatore veneto non riesce a scrollarsi di dosso l’etichetta del politico più cringe che gli hanno affibbiato i The Journalai. Gli interessa solo il suo podcast Il fienile che vorrebbe vendere alle reti dei Berlusconi. E, tra un post sui gelatai realizzato con l’IA e un filmato-intervista ai Righeira, i suoi toni sono sempre più attendisti e la soluzione sempre quella del logoramento imminente del leader.

Alcuni salviniani duri e puri potrebbero abbandonare il capo

Insomma, i lombardi sono stati coraggiosi a chiedere la rimozione di Salvini, il trentino Maurizio Fugatti ancora di più perché ha rifiutato la foto con il capo (mentre aveva postato con rilievo quella con Giorgetti in vacanza qualche giorno fa), ma forse tutti gli sforzi sono stati inutili.

Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?
Maurizio Fugatti con Giancarlo Giorgetti (da Instagram).

Forse è più semplice che tutti questi big si “autoescludano” e rimanga solo «la Salvini premier», come chiama la Lega da anni l’espulso Paolo Grimoldi. Salvini vada pure alle Politiche solo per la sua strada e solo dopo si vedrà come raccogliere i cocci di quel che resterà. Il quadro sarebbe già abbastanza contorto se non mancasse un ultimo tassello. I salviniani duri e puri che, sotto traccia, hanno già fatto sapere a chi di dovere di essere pronti a passare all’altro fronte. Caratteristica tipica del mestiere di chi fa politica, il trasformismo, in questa categoria i ben informati annoverano insospettabili come i lombardi Andrea Crippa e Luca Toccalini, e i veneti Andrea Tomaello e Alberto Stefani.

Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?
Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?
Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?
Pontida rischia di trasformarsi in una resa dei conti: ma per chi?

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica

Leonardo Maria Del Vecchio lascia tutti gli incarichi in EssilorLuxottica per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. L’ha annunciato lui stesso in una lettera al cda, come confermato da un portavoce del gruppo italo-francese che lo ringrazia per «aver contribuito alla crescita e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre». Alla base dell’addio ci sarebbero divergenze con l’amministratore delegato e presidente Francesco Milleri. Nella sua missiva, sottolinea che a suo parere la società è diventata più «distante» e «impersonale» e si è indebolito il rapporto con le persone che lavorano nel gruppo. «L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente», scrive Del Vecchio, aggiungendo che «le persone lo sanno prima dei mercati». Il riferimento è dunque alla gestione di Milleri, manager scelto dal fondatore di Luxottica per guidare il gruppo dopo la sua morte.

Enel e Pompei, tecnologia e innovazione per valorizzare il patrimonio culturale

Pompei punta anche sulle visite serali. Tra giugno e ottobre 2026, è attivo presso il parco archeologico un nuovo progetto di illuminazione temporanea della Palestra grande e del Foro triangolare, realizzato con il contributo di Enel, per accompagnare il calendario degli spettacoli e ampliare la fruizione del sito nelle ore notturne. L’attivazione dell’impianto segue il programma degli eventi previsti presso il parco: la Palestra grande viene illuminata nelle serate dei concerti all’Anfiteatro, mentre il Foro triangolare durante quelle organizzate al Teatro grande. Oltre a garantire l’illuminazione dei percorsi di accesso e di uscita, il progetto valorizza alcuni degli ambienti più rappresentativi dell’antica città attraverso un sistema illuminotecnico studiato per integrarsi con il contesto archeologico.

Il progetto di illuminazione

Per la Palestra grande, il complesso monumentale di età augustea situato accanto all’Anfiteatro, sono stati previsti proiettori e apparecchi lineari a LED a luce bianca destinati a evidenziare il portale d’ingresso, le alberature e la recinzione della grande piscina centrale. Per quest’ultima è stata anche pensata un’illuminazione dinamica dai toni blu, così da enfatizzarne la presenza senza alterare la percezione complessiva dello spazio. Nel Foro triangolare, l’area sacra situata su un promontorio di roccia lavica che domina la valle del Sarno, l’intervento si concentra invece sulla valorizzazione degli elementi architettonici del sito, dalle colonne doriche al tempio dorico fino ai gradoni, al muro centrale e alla parete del Teatro grande. L’illuminazione accompagna il percorso dei visitatori verso le aree dedicate agli spettacoli, contribuendo a rendere più leggibile il patrimonio monumentale anche nelle ore serali.

Enel e Pompei, tecnologia e innovazione per valorizzare il patrimonio culturale
Pompei illuminata da Enel (Enel).

L’innovazione al servizio della bellezza

L’iniziativa rappresenta un esempio di applicazione delle tecnologie illuminotecniche alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali. L’obiettivo non è modificare la percezione del sito, ma migliorarne la fruizione in occasione degli eventi, con un approccio che coniuga efficienza energetica, qualità della luce e rispetto del contesto storico. In questo quadro si inserisce il contributo del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, che porta le proprie competenze nel campo dell’illuminazione al servizio di uno dei principali siti archeologici italiani.