Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente

Israele è probabilmente «il Paese più violento del mondo»: a dirlo, ai microfoni di Channel 13, uno dei maggiori canali di news israeliani, non è il solito pro-Pal, ma Tucker Carlson, star dell’informazione MAGA, patito delle teorie del complotto ed ex super fan di Donald Trump. Come tutti gli orologi rotti, ogni tanto anche Carlson segna l’ora giusta: nella stessa intervista, afferma che né Israele né gli Usa sono più democrazie, e che molti Paesi si servono dell’assassinio per mantenere il loro potere, ma solo Israele «fa del vantarsi di uccidere gli avversari la propria campagna di pubbliche relazioni».

Il video di Ben Gvir è una spietata operazione pubblicitaria

Carlson è un uomo di comunicazione (politica), e sa riconoscere un’operazione promozionale, quando ne vede una. Nel colloquio con Channel 13 non ha parlato del video in cui Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, deride e minaccia gli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati illegalmente dalla marina israeliana, ammanettati a faccia in giù nel porto di Ashdod. 

Ma la chiave che suggerisce, quella della sfrontata operazione pubblicitaria, funzionale al progetto aggressivo e violento del governo di cui fa parte, sembra molto plausibile. Certo, gli uomini e le donne della Flotilla non sono stati materialmente uccisi come i palestinesi, ma la loro umiliazione, anzi, de-umanizzazione, sul piano simbolico equivale a una pubblica esecuzione, e come l’impiccagione su base etnica di cui Ben Gvir è stato uno dei paladini, probabilmente è approvata dal 70 per cento degli israeliani.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’Occidente sta rinegoziando la soglia dell’accettabile

E più fioccano gli «inaccettabile» da parte di altri Paesi, compresi gli Stati Uniti per bocca dell’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, più lo stesso Netanyahu si affretta a prendere le distanze dagli atteggiamenti del suo ministro di estrema destra, più si ha l’impressione che, in realtà, l’Occidente stia solo rinegoziando la soglia dell’accettabile. Perché se è davvero inaccettabile affidare la Sicurezza nazionale di un Paese a un fanatico sadico, Ben Gvir avrebbe dovuto essere allontanato a furor di mondo già nell’agosto 2025, quando è andato in carcere a tormentare il leader palestinese Marwan Barghouti ridotto a una larva umana. O ancora prima, quando sabotava le trattative per la liberazione degli ostaggi prigionieri nei tunnel di Gaza, perché secondo lui dovevano restare lì a marcire fino alla vittoria totale.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Se la Sicurezza nazionale è interpretata come impunità

Nehemia Shtrasler su Haaretz, più di un anno fa, lo definiva «l’uomo più spregevole della storia di Israele», uno che «considera la morte l’apice del successo, finché lui non corre rischi». Shtrasler ricordava che il ministro che inonda TikTok di video dai toni violenti e farneticanti, non ha fatto il servizio militare, e mentre i suoi coetanei combattevano, bighellonava per Gerusalemme a ingozzarsi di pizza insieme ai seguaci del rabbino estremista Meir Kahane (messo fuorilegge da Menachem Begin). A uno così, che si eccita con torture e impiccagioni e avrebbe tranquillamente lasciato morire centinaia di connazionali nelle mani di Hamas, Netanyahu ha affidato nel 2022 la Sicurezza nazionale, un concetto che Ben Gvir interpreta come impunità per le violenze degli israeliani, in primis i coloni, pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo (cioè tutti) e punizioni e vessazioni ad libitum per chi osa sostenerli, curarli, nutrirli, o anche solo attirare l’attenzione del mondo sull’agonia di Gaza.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Benjamin Netanyahu, il presidente della Knesset Amir Ohana, e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’indignazione internazionale è solo di facciata

Ma Itamar Ben Gvir è lì da quattro anni, indisturbato. E l’indignazione internazionale di oggi, perfino da parte dei più strenui amici di Netanyahu, come Giorgia Meloni, fa rabbia. Negli Usa i pro-Pal vengono scacciati dalle università, picchiati dalla polizia, gli si dà la caccia con l’intelligenza artificiale; in Inghilterra rischiano la messa al bando e 14 anni di prigione; in Italia chi protesta è schedato e criminalizzato, anche quando manifesta pacificamente. Forse non viene obbligato ad ascoltare l’inno nazionale israeliano, ma il trattamento che riceve nelle stazioni di polizia non è poi tanto diverso da quello subito dagli attivisti della Flotilla. Lo sdegno di tanti leader occidentali sembra solo una reazione di facciata, finalizzata a rassicurare opinioni pubbliche sempre più urtate dal cieco e incondizionato sostegno alla prepotenza di Israele. E se l’inaccettabilità per il “mondo civile” sono le fanfaronate brutali contro i membri della Flotilla, l’accettabilità è l’ordinaria amministrazione del governo Netanyahu, che denunciare è reato: gli oltre 70 mila morti di Gaza, i 3 mila del Libano, la persecuzione quotidiana dei palestinesi nei Territori. «Non lasciatevi turbare dalle loro urla», diceva Ben Gvir ai soldati che avevano in custodia i flotilleros. Una raccomandazione di cui l’Occidente non ha bisogno, quando le urla sono palestinesi.

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Zelensky: «Colpito sito dell’Fsb russo nel Kherson, centinaia tra morti e feriti»

«Le forze speciali ucraine hanno colpito il quartier generale dell’Fsb russo nel villaggio di Genicheska Hirka, nell’oblast di Kherson, provocando circa un centinaio fra vittime e feriti». L’ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, allegando al suo messaggio il video che mostra il momento in cui i droni di Kiev colpiscono simultaneamente degli edifici in un villaggio. «I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra», ha concluso il leader ucraino.

Olimpiadi, perquisizioni in due società per la cabinovia di Cortina

Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».

Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»

Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Una prova di forza. D’altronde quando si gioca in casa bisogna mettere sul tavolo tutte le carte. Al massimo delle proprie possibilità. Lo sa bene il numero uno di Coldiretti Ettore Prandini, fresco di nomina alla guida dell’Associazione italiana allevatori, ed è quello che sta provando a fare: il figlio del democristianissimo e indimenticato ministro Gianni sarà il regista, nella serata di giovedì 21 maggio a Brescia, dell’assemblea “Coldiretti, la forza amica del Paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”. Interessante notare le presenze politiche attese, col centrodestra che schiera “l’artiglieria pesante”: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ovviamente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alleato di Prandini in tante epiche battaglie comuni, come quella sul vino che non fa male («tra i centenari non c’è nessun astemio» e altre perle) o contro la carne sintetica, una causa per la quale si è arrivati persino a muovere le mani fuori da Montecitorio. Tra gli invitati figura anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. A proposito: Prandini sarà il suo successore nel ruolo di governatore? Il 2028, quando si vota, è ancora lontano, e del presidente di Coldiretti candidato in quota Fratelli d’Italia si parla da un po’, tra varie smentite. Certo, Matteo Salvini non avrebbe vita facile a spiegare ai leghisti di aver rinunciato così allo storico feudo lombardo. Soprattutto in un momento che per lui è politicamente tragico, con il travaso verso il partito dell’ex amico Roberto Vannacci che è ricominciato, vedi l’esempio di Laura Ravetto. Tra l’altro, sarà un caso o magari no, il grande assente alla serata è appunto Salvini. Che – guarda le coincidenze, alle volte – aveva un appuntamento proprio nel Bresciano segnato nell’agenda giovedì, ma in quel di Lonato del Garda per sostenere il candidato sindaco leghista. Poi però niente capatina a casa degli agricoltori…

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
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Metti Bernini al ristorante con…

Nei ristoranti romani si parla del presente e del futuro, con due temi all’ordine del giorno: la politica e l’economia. Nella giornata di mercoledì, in un locale frequentatissimo dal “potere”, ossia Al Moro, situato a due passi dalla Fontana di Trevi, a tavola c’erano Fedele Confalonieri, anni 88, storico sodale di Silvio Berlusconi, e Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Dicono che ad Antonio Tajani a quell’ora siano fischiate le orecchie…

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Un Abete in terrazza

Festa sulla terrazza dell’Hotel d’Inghilterra, una delle location romane più amate dei vip: c’era Luigi Abete, già numero uno di Confindustria, che non ha mai smesso di parlare. A poca distanza ecco Massimo Caputi, presidente di Federturismo. Immancabile la presenza del televisivo Andrea Ruggieri, con cravatta rigorosamente slacciata, pronto a sorseggiare l’ennesimo drink in lieta compagnia.

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Come sta il ministro Schillaci?

Come sta il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo che lui stesso ha annunciato la necessità di doversi sottoporre a un’operazione? Per la presentazione della “XXV Giornata Nazionale del Sollievo”, intitolata “Io mi prendo cura”, è previsto un video saluto di Schillaci.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Orazio Schillaci (Imagoeconomica).

Festa per Save the Children

È un periodo nero per l’infanzia, in ogni parte del mondo. E nella giornata di giovedì all’Acquario Romano va in scena, con Save the Children presieduta da Claudio Tesauro, “Impossibile”, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e molti altri ancora. Imperdibile il monologo dell’attore e regista Claudio Amendola. A parlare delle periferie come «ecosistemi educativi e sociali complessi, in cui spazio fisico, offerta di servizi, reti e politiche pubbliche si intrecciano nel determinare le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti», anche Bianca Piserchia, responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia, e Laura Tondi, sustainability manager in Ikea Italia. Altri panel con Veronica Rossi, sustainability director Lavazza Group e segretaria generale Fondazione Lavazza, Daniele Spagnoli, sustainability manager del gruppo Feltrinelli, Massimo Castiglia, sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero, Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, Felice Fabrizio, people and sustainability manager di Juventus. Prologo nella serata del giorno precedente con un raffinatissimo “charity dinner”.

A Trento parata di ministri

Venerdì di fuoco al Festival di Trento: è atteso mezzo governo. Si comincia con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Poi al convegno “Lavoro e carcere tra sogno e realtà” ecco Carlo Nordio, titolare della Giustizia. A seguire, “Immigrazione come problema o come opportunità”, con la partecipazione di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Nel pomeriggio, “Intelligenza artificiale, produttività e occupazione”, con Marina Calderone, ministra del Lavoro. Altro incontro, “Dalla ricerca ai nuovi mercati”, con Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. “Come funziona la valutazione d’impatto generazionale” vedrà la partecipazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa. Non può mancare “La transizione energetica, serve un sistema stabile e sostenibile”, con Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A Trento non mancherà il traffico di auto blu ministeriali, in una giornata così affollata…