Stellantis, partnership con Accenture e Nvidia per portare l’IA nelle fabbriche

Stellantis ha annunciato l’intenzione di avviare una partnership strategica con Accenture per accelerare l’utilizzo di funzionalità di digital twin abilitate dall’intelligenza artificiale, sfruttando le tecnologie Nvidia, all’interno della propria rete produttiva globale. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’azienda nel trasformare le proprie attività industriali facendo leva su tecnologie basate sui dati. Il progetto unisce l’esperienza industriale di Stellantis, le competenze di Accenture nell’ambito della physical AI e della manifattura digitale, e le tecnologie di accelerated computing e le librerie omniverse di Nvidia. L’obiettivo è esplorare lo sviluppo di ambienti manifatturieri virtuali di nuova generazione, alimentati da dati in tempo reale e intelligenza artificiale.

Ciancia: «Esploriamo nuovi modi per rendere le operazioni più scalabili e intelligenti»

«Stiamo costruendo le basi per la prossima generazione del manufacturing in Stellantis», ha dichiarato Francesco Ciancia, head of Manufacturing di Stellantis. «Combinando digital twin, IA e simulazione avanzata, stiamo ripensando il modo in cui progettiamo, gestiamo e miglioriamo continuamente i nostri sistemi produttivi. Questa iniziativa è pensata per lavorare a stretto contatto con i nostri team, rafforzando la loro capacità di anticipare i problemi, prendere decisioni più rapide e favorire il miglioramento continuo. Insieme ad Accenture e Nvidia, stiamo esplorando nuovi modi per rendere le operazioni più scalabili e intelligenti».


Dall’Iran un nuovo piano di pace in 14 punti

L’Iran ha presentato un nuovo piano in 14 punti, attraverso i mediatori pachistani, che si concentra sui «negoziati per la fine della guerra e sulle misure di costruzione della fiducia da parte americana». Lo scrive l’agenzia di stampa Tasnim, vicina ai pasdaran, citando una fonte vicina al team negoziale di Teheran. Nella bozza, gli Stati Uniti hanno accettato di sospendere le sanzioni petrolifere contro l’Iran durante i negoziati. «L’Iran ribadisce che l’abolizione di tutte le sanzioni deve far parte degli impegni degli Usa. Gli Usa, tuttavia, hanno proposto la revoca solo fino al momento dell’accordo finale», si legge sulla medesima agenzia. Poche ore prima dell’invio del nuovo piano, Trump era tornato a minacciare Teheran. «Il tempo stringe, ed è meglio che si muovano velocemente, altrimenti di loro non rimarrà nulla», aveva scritto su Truth. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha risposto che in caso di ripresa della guerra le sue forze armate hanno «nuove sorprese per il nemico».

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno

Angelo Binaghi non si tiene. E ne ha ben donde. Gli Internazionali di Roma sono stati un successo e non solo per le vittorie di Sinner nel singolare – a 50 anni dal trionfo di Adriano Panatta – e di Bolelli e Vavassori nel doppio maschile. Domenica «è stata una giornata perfetta», ha commentato il presidente della Fitp a Radio Anch’io sport su Radio1. «All’inizio del torneo ci eravamo posti tre obiettivi: superare la soglia dei 400 mila spettatori paganti, superare il miliardo del valore dell’impatto economico del torneo sul territorio e provare a rivincere il singolare maschile dopo 50 anni. Ne abbiamo raggiunti quattro di obiettivi: siamo riusciti anche a vincere anche il doppio maschile, al quale non pensavamo. Più di così… ». Insomma: game, set, match. Binaghi, in versione baudesca («l’ho inventato io…») ha pure confessato di essere stato lui a convincere Sergio Mattarella a premiare Sinner.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno

Tra il capo dello Stato e il campione altoatesino, ha assicurato, non c’è «mai stato alcuno strappo. Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a riuscire a convincere il Capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui. Il presidente ci ha pensato un attimo, è venuto in campo e credo sia stato un enorme regalo per Jannik, per noi, per il pubblico e per tutti gli italiani». Tutto bene quel che finisce bene, dunque. Anche perché è stato lo stesso numero 1 al mondo in collegamento con Fabio Fazio, ad ammettere parlando dell’appuntamento mancato al Quirinale: «Non ero partito con il piede giusto un po’ di tempo fa…».

Prima di dare appuntamento al Roland Garros – «Noi, con il nostro squadrone e non solo con Jannik, andiamo a Parigi per vincere» – Binaghi è tornato sul pasticcio della sovrapposizione con il derby. «Spostare la finale avrebbe significato far perdere credibilità al torneo a livello internazionale», ha detto ricordando che gli Internazionali d’Italia sono «gestiti dall’ATP. I diritti televisivi non sono venduti da noi e decine e decine di Paesi erano programmati per quell’ora. Quindi sarebbe stato un danno enorme per la credibilità del torneo e del Paese». E già si guarda all’edizione 2028, quando sarà in funzione il nuovo Centrale da 12.500 posti (60 milioni arrivano da Sport e Salute), una struttura polifunzionale attiva tutto l’anno, con copertura semovibile a prova di maltempo. L’unica macchia di questo torneo.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Sergio Mattarella con Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Una riconferma per Bordoni

Davide Bordoni è stato per anni uno degli elementi di spicco dei berluscones a Roma. Consigliere comunale, era arrivato alla poltrona di assessore alle Attività produttive e al Lavoro al tempo della Giunta Alemanno. Uscito da Forza Italia nel 2019, nel 2020 è stato co-fondatore del gruppo consiliare Lega-Salvini premier. Dopo la mancata elezione a consigliere per soli 38 voti alle Amministrative del 2021, è in Campidoglio l’anno successivo al posto di Simonetta Matone, eletta in Parlamento. Già consigliere del ministro dei Trasporti, dal 2022 al 2023 ha assunto la carica di esperto per i rapporti con gli enti territoriali e pochi giorni fa è stato riconfermato amministratore unico di Ram Spa (Rete Autostrade Mediterranee, società in house del MIT) per il triennio 2026-2028. «La riconferma rappresenta per me motivo di orgoglio e uno stimolo a proseguire con impegno e responsabilità il lavoro al servizio del Paese e del sistema logistico e infrastrutturale nazionale. Desidero esprimere la mia gratitudine al Mef e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per la fiducia e l’attenzione dimostrate nei confronti del lavoro svolto e degli ottimi risultati raggiunti in questi anni da Ram», ha dichiarato Bordoni.

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Davide Bordoni (Imagoeconomica).

Giachetti smuove la Vigilanza Rai

Il renziano Roberto Giachetti si è ammanettato alla Camera – con manette acquistate in un sexy shop come lui stesso ha raccontato («l’unico posto in cui si possono vendere…», ha detto a Un giorno da pecora) – per protestare contro l’eterno rinvio delle votazioni, a causa della mancanza del numero legale, per la presidenza della Rai.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Il deputato di Iv Roberto Giachetti ammanettato alla Canera (Ansa).

Una protesta che ha spinto la presidente della commissione di Vigilanza Barbara Floridia a intervenire: «Prendo atto della disponibilità della maggioranza a garantire il numero legale della Vigilanza Rai e convoco la commissione per il prossimo mercoledì 27 maggio. L’auspicio è che l’apertura della maggioranza a riaprire i lavori non sia limitato solo alla prossima seduta, ma che si possa ripartire con le attività ordinarie. È opportuno evidenziare che l’ordine del giorno non lo decide di certo Antonio Tajani. Dispiace molto che si sia dovuti arrivare al gesto estremo di Giachetti per avere una cosa normale come una seduta della commissione». Lo stallo sulla nomina è dovuto all’ostinazione di Simona Agnes che, nonostante il muro delle opposizioni, non ha ritirato la propria candidatura.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Il board di Commerzbank invita gli azionisti a respingere l’offerta di Unicredit

Il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza di Commerzbank raccomandano agli azionisti della banca di non accettare l’offerta pubblica di acquisto volontaria sotto forma di offerta di scambio da parte di Unicredit, perché quest’ultima «non offre loro un premio adeguato e non ha presentato un piano strategico coerente e credibile per l’aggregazione». Lo si legge in una nota stampa pubblicata dalla banca tedesca, da cui emerge che «entrambi gli organi sono convinti che, implementando la strategia “Momentum 2030”, Commerzbank crei maggiore valore autonomamente rispetto alla proposta di Unicredit». L’istituto ha aggiunto che «il valore implicito dell’offerta costituisce uno sconto significativo rispetto al potenziale di creazione di valore a lungo termine di Commerzbank, nonché rispetto agli attuali parametri di mercato». Inoltre, «l’offerta di acquisizione di Unicredit non offre un premio adeguato ai nostri azionisti». «Quella che viene descritta come una fusione è in realtà una proposta di ristrutturazione che avrebbe un impatto enorme sul nostro modello di business collaudato e redditizio», ha dichiarato l’amministratore delegato Bettina Orlopp.

Commerz: «Rischi considerevoli dalle proposte di Unicredit»

E ancora: «Le proposte speculative di Unicredit comportano rischi considerevoli, che minacciano le relazioni con i clienti che Commerzbank ha costruito sulla base della fiducia e dell’affidabilità, nonché la motivazione dei suoi dipendenti. Poiché l’offerta è strutturata come uno scambio di azioni Unicredit, gli azionisti di Commerzbank che accettassero l’offerta si assumerebbero questi rischi in qualità di futuri azionisti di Unicredit. Ciò sottolinea ulteriormente perché raccomandiamo agli azionisti di non accettare l’offerta».

Evergrande, i liquidatori chiedono 8,4 miliardi di dollari a PwC per negligenza

I liquidatori di Evergrande Group, il colosso dell’immobiliare cinese andato in fallimento, hanno chiesto a PwC un risarcimento danni pari a 8,4 miliardi di dollari, accusando la società di revisione di negligenza nello svolgimento della propria attività di controllo contabile. È quanto emerge dall’udienza di lunedì 18 maggio 2026 al tribunale di Hong Kong, che si è concentrata su quanta responsabilità debba assumersi PwC. I potenziali risarcimenti si aggiungerebbero alle ingenti multe imposte dalle autorità della Cina continentale e di Hong Kong dopo il crollo di Evergrande, che ha lasciato dietro di sé passività per oltre 300 miliardi di dollari, uno dei più grandi buchi finanziari del settore immobiliare cinese. Richard Handyside, avvocato che rappresenta PwC International, ha sostenuto che la società non avrebbe dovuto essere parte in causa poiché il colosso della revisione è composta da diverse società e le entità di Hong Kong e Cina non erano sue filiali. Non vi furono comunicazioni tra PwC International ed Evergrande, e quest’ultima non aveva alcun «obbligo di diligenza» in relazione alle revisioni contabili del costruttore cinese. Dal canto suo, l’avvocato dei liquidatori, Adrian Beltrami, ha sostenuto che PwC International si trova al vertice del gruppo ed è responsabile del mantenimento degli standard delle società che ne fanno parte. S

L’Idf sequestra le barche della Flotilla dirette verso Gaza

Soldati dell’Idf hanno preso il controllo delle imbarcazioni della Sumud Flotilla al largo delle acque di Cipro. In una diretta streaming mostrata dal Times of Israel si vedono dei commando della marina militare israeliana che abbordano una delle navi della missione, che ha dichiarato di avere perso i contatti con una delle sue navi dopo l’intervento di Israele sostenendo che questo sia avvenuto in acque internazionali. «La Flotilla, a 250 miglia da Gaza in acque internazionali, ha iniziato a essere fermata dai soldati israeliani. L’imbarcazione Sadabad, appartenente alla flottiglia, è stata sequestrata dalle forze di occupazione israeliane», si legge in un comunicato della Global Sumud Flotilla. Partita ad aprile dalla Spagna e diretta a Gaza, la Flotilla era stata già intercettata da Israele in acque internazionali nei pressi di Creta, ma la scorsa settimana un nuovo convoglio di 54 imbarcazioni con circa 500 attivisti era ripartito alla volta della Striscia dal porto di Marmaris, località costiera della Turchia sud occidentale.

Sciopero generale 18 maggio, stop a treni, bus, tram e metro: orari e fasce garantite

Possibili disagi lunedì 18 maggio 2026 a causa di uno sciopero generale che coinvolge i lavoratori di diverse categorie, dai trasporti alla sanità alla scuola. L’agitazione nazionale di 24 ore è stata indetta dall’Unione sindacale di base (Usb) per chiedere l’interruzione del coinvolgimento italiano nei conflitti e il blocco delle filiere economiche e industriali legate al riarmo, rivendicando risorse a «salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa». «La guerra entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie», si legge nel comunicato sindacale.

Treni

Il Gruppo Fs ha avvertito che la protesta interessa il proprio personale dalle ore 21 di domenica alle ore 21 di lunedì. Trenitalia, tenuto conto delle possibili ripercussioni sul servizio, invita i passeggeri a «informarsi prima di recarsi in stazione» consultando l’app, la sezione Infomobilità del sito e i canali social e web. Coinvolta anche l’Alta velocità, con alcune tratte garantite indicate qui. Stessi orari per Italo, che ha anch’esso pubblicato l’elenco delle corse garantite, e Trenord. Per il trasporto regionale le fasce di garanzia sono le consuete, dalle 6.00 alle 9.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00.

Bus, tram e metro

Lo stop riguarda anche il trasporto pubblico locale. A Roma Atac ha avvisato che «durante lo sciopero il servizio sarà garantito esclusivamente durante le fasce di legge, da inizio servizio alle ore 8.29 e dalle 17.00 alle 19.59». A Milano, invece, dopo l’agitazione del 15 maggio, la circolazione delle linee metropolitane e dei mezzi di superficie sarà regolare. Anche in questo caso, l’invito è quello di tenere monitorati i siti delle singole aziende.

Sanità, scuola e uffici pubblici

Lo sciopero coinvolge anche i lavoratori della sanità e della scuola. Nella giornata di lunedì, le visite specialistiche programmate, gli esami di laboratorio e gli interventi non urgenti potrebbero essere rimandati. Per quel che riguarda gli istituti scolastici, le eventuali chiusure dipenderanno dal tasso di adesione di insegnanti e personale Ata. Anche uffici comunali, sportelli Inps e Agenzia delle entrate potrebbero andare incontro a chiusure o riduzioni d’orario.

La lettera di Meloni a Von der Leyen: «Deroghe al Patto anche per energia o Safe a rischio»

La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen chiedendo che la deroga al Patto di stabilità valga, oltre che per la difesa, anche per la crisi energetica. «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National escape clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti», ha scritto Meloni, aggiungendo che, «in assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste».

«Anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea»

«La crisi in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz, che si aggiungono agli effetti dell’aggressione russa dell’Ucraina, stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell’energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d’acquisto dei cittadini». ha continuato Meloni. «In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale dopo gli enormi sacrifici sostenuti negli ultimi anni. Per questo ritengo che l’Europa debba dare un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini. Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National escape clause, allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea», ha concluso Meloni.

La replica: «Posizione non cambia»

Alla lunga lettera di Meloni è arrivata una replica stringata di Bruxelles. «La posizione della Commissione europea non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica», ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill. «Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni, perché riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione».

Trump all’Iran: «Il tempo stringe, senza un accordo colpiremo duramente»

«Per l’Iran il tempo stringe, ed è meglio che si muovano velocemente, altrimenti di loro non rimarrà nulla». L’ha scritto Donald Trump sulla sua piattaforma social Truth. Subito dopo, intervistato dall’emittente israeliana Channel 12, ha aggiunto: «Se non verranno da noi con un’offerta migliore, li colpiremo più duramente di come abbiamo fatto finora». Secondo la Cnn, il tycoon ha convocato al suo golf club in Virginia i suoi massimi consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. All’incontro erano presenti il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della CiaJohn Ratcliffe e l’inviato speciale Steve Witkoff. Martedì 19 maggio, informa Axios, convocherà invece la Situation Room per esaminare le possibili opzioni militari. Secondo alcuni media, Trump avrebbe ottenuto dalla Cina l’impegno a non fornire armi a Teheran.

La foto AI nella «stanza dei bottoni»

Su Truth ha anche pubblicato una foto realizzata con l’intelligenza artificiale in una sorta di «stanza dei bottoni» nello spazio mentre è intento a schiacciare un pulsante di colore rosso. Alle sue spalle, su vari schermi, si vedono diverse esplosioni con la scritta «target destroyed».

Trump all’Iran: «Il tempo stringe, senza un accordo colpiremo duramente»
Da Truth.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori

Operazione governatori. Nessuno lo conferma in pubblico e pochi ne parlano in privato, ma, per risollevare una Lega sempre più in picchiata nei sondaggi, Matteo Salvini sarebbe pronto a calare quattro carichi pesanti nella partita delle Politiche del 2027. L’idea del capo leghista sarebbe quella di candidare i presidenti di Lombardia e Friuli Venezia Giulia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia, e il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Matteo Salvini con Maurizio Fugatti, Luca Zaia e Attilio Fontana (Imagoeconomica).

La carta per rilanciare il nordismo leghista

Il progetto, di cui Salvini avrebbe parlato con alcuni di loro, servirebbe a rilanciare il partito al Nord e a recuperare consensi tra i delusi. Insomma, far correre quel ‘partito dei governatori’, cuore del ‘nordismo’ leghista e a tratti critico nei confronti di certe istanze sovraniste da anni predominanti nella Lega salviniana. Massimo esempio del radicamento sul territorio e del buongoverno di via Bellerio, i “governatori” (così vengono chiamati anche se Zaia è un ex) da tempo si coordinano, collaborano, spesso assumono posizioni simili sulle questioni più delicate che riguardano il partito. Hanno tenuto anche a sigillare i loro rapporti con un pranzo che si è tenuto prima della scadenza del mandato di Zaia, subito denominato «patto del sushi». L’ipotesi è di usare i consensi dei ‘governatori’ come si è usato il gradimento per la novità di Roberto Vannacci alle Europee.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori

I sondaggi in picchiata rendono difficile un’eventuale contrattazione con gli alleati

Gli ostacoli a questa operazione però non sono irrilevanti. In primo luogo, se candidi Fontana, Fedriga, Zaia e Fugatti poi non puoi parcheggiarli in Parlamento come semplici deputati o senatori, è il ragionamento che fa qualcuno. Se hai buoni piloti, questi ultimi si aspettano quantomeno di guidare auto importanti. E questo è un tema non da poco, visto che i leghisti temono di scendere ancora nei sondaggi nei prossimi mesi (oggi la Lega è attorno al 6 per cento), penalizzati dall’ascesa di Vannacci. Un partito con consensi così limitati, si commenta, non può pretendere molto nell’eventuale contrattazione con gli alleati di centrodestra per la suddivisione dei futuri posti di governo. Soprattutto se si tiene conto che Salvini vorrà ritornare all’Interno, e Giancarlo Giorgetti potrebbe essere confermato all’Economia. Ed ecco che le poltrone pesanti sono già esaurite.

Per salvare la Lega, Salvini è pronto a scommettere sui governatori
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

L’ostacolo tempo e il pressing di FdI

Ma lo scoglio più grosso sarebbe temporale. Se volessero candidarsi con l’intenzione di essere eletti, e non solo come una mossa di bandiera, Fedriga, Fontana e Fugatti dovrebbero dimettersi con almeno un anno di anticipo rispetto alla scadenza dei loro mandati. Un’eventualità che sarebbe vista con grande favore da parte degli alleati di Fratelli d’Italia che da prima della vittoria del leghista Alberto Stefani in Veneto fremono per conquistare la presidenza di una Regione del Nord. In Friuli Venezia-Giulia il pressing di FdI sui leghisti è evidente e ha portato nei mesi scorsi a una mini-crisi di maggioranza, subito rientrata. Qui, infatti, il partito di Meloni spinge per far eleggere Alessandro Ciriani, fratello del ministro per i Rapporti con il Parlamento. Nei prossimi mesi, si vedrà se Fedriga accetterà o meno la proposta di Salvini. Chi invece proprio non ne vuole sapere di dimettersi un anno prima è Fontana. Sempre più autonomo dal segretario nelle sue decisioni, l’Attilio da Varese non ha alcuna intenzione di lasciare prima della scadenza la Giunta finora guidata dalla Lega. Dopo che il presidente di Coldiretti Ettore Prandini si è ufficialmente tirato indietro, nel partito di Giorgia Meloni stanno già litigando tra coloro che vogliono candidare Carlo Fidanza e quelli che tifano per Alessio Butti.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti

I gravissimi fatti di Modena restituiscono un’immagine plastica delle spaccature all’interno della maggioranza e forniscono un assaggio dei toni che assumerà la lunga campagna elettorale per le Politiche del 2027. Da una parte ci sono il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni che visitano i feriti a Modena e Bologna, ringraziano i medici e i cittadini che hanno bloccato Salim El Koudri. Dall’altra c’è Matteo Salvini.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Il Presidente Sergio Mattarella con la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Tajani frena Salvini sulla revoca al permesso di soggiorno

Il segretario della Lega e vicepremier ha dato immediatamente fuoco alle polveri chiedendo di revocare il permesso di soggiorno ed espellere chi delinque. La proposta di legge, ricorda Salvini, è da tempo in commissione Affari Costituzionali della Camera, «se commetti un reato grave un Paese serio ti espelle immediatamente. È legittima difesa». Sta all’altro vicepremier, il segretario di FI Antonio Tajani, a frenarlo: Salim El Koudri «non aveva un permesso di soggiorno. È un cittadino italiano, nato, cresciuto e laureato in Italia…».

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Sempre da Forza Italia il ministro Paolo Zangrillo ha ricordato che la revoca della cittadinanza «è una decisione che non può prendere da sola la Lega. Dobbiamo stare attenti a non assumere decisioni sull’onda dell’emotività». La battaglia del partito berlusconiano per lo Ius Italiae non sembra più di stretta attualità, ma le sensibilità tra gli alleati di governo restano distantissime. Frena anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: espellere i migranti che delinquono? «Ci stiamo lavorando ma qui stiamo parlando di altro», cioè di un caso di disagio psichiatrico. Salvini però non molla: «È già in discussione alla Camera una proposta di legge, a prima firma Iezzi per la revoca della cittadinanza agli stranieri che commettono gravi reati», ha tuonato dalla scuola di formazione politica di Armando Siri. E vale «sia per il permesso di soggiorno che per la cittadinanza data a stranieri che hanno una doppia cittadinanza. La cittadinanza non può essere a vita».

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

L’uscita scomposta di Bignami

Meloni, rientrata da Cipro per far visita ai feriti insieme con il capo dello Stato, non entra nella giostra delle polemiche e lo stesso Fratelli d’Italia. A eccezione di Galeazzo Bignami. «Stiamo iniziando a sentire quello che non vogliamo sentire dai soliti ipocriti e benpensanti: che si tratta di un italiano, di una persona che va capita e compresa, del gesto di un folle», ha commentato in un video sui social il capogruppo di FdI alla Camera. «Chiariamo le cose, non è un italiano, ma un immigrato di seconda generazione, e non c’è nulla da capire e da comprendere; certo che è un folle, perché solo un folle fa una cosa simile, ma deve pagare per quello che ha fatto e lo deve fare a casa sua che, per quanto mi riguarda, non è l’Italia ma in Marocco dove ha le sue origini». «Se non siamo chiari su quello che è accaduto», ha aggiunto, «rischiamo che possa riaccadere perché questo è il frutto di una cultura immigrazionista che, per quanto ci riguarda, non ha motivo di esistere». L’altra accusa è contro «il fallimento dei servizi sociali a Modena», comune di centrosinistra. «Gravissimo che un individuo psichiatricamente instabile come Salim El Koudri sia stato abbandonato a se stesso portando così ai tragici fatto di sabato», ha attaccato il deputato Riccardo De Corato.

Su Modena si spacca la maggioranza: Salvini contro tutti
Galeazzo Bignami (Imagoeconomica).

Vannacci all’attacco sulla remigrazione

Tra i meloniani si derubricano gli ululati leghisti a tentativi di arginare la minaccia vannacciana. L’ex generale spinge infatti per una legge sulla remigrazione. «La smettano anche i giustificazionisti che vogliono derubricare il caso a follia di uno psicopatico. Le dinamiche sociali e ideologiche valgono sempre o solo quando fa comodo?», ha attaccato Vannacci sui social. «Se una donna viene uccisa, si parla subito di patriarcato e mascolinità tossica. Se una vittima è straniera o nera, si parla immediatamente di odio razziale e clima culturale. Se un omosessuale o un trans viene picchiato non vi è dubbio: si tratta di omotransfobia. Ma se un uomo islamico, magrebino di seconda generazione travolge civili innocenti usando modalità identiche a quelle usate dagli islamici in decine di attentati già visti in Europa, allora improvvisamente spariscono tutte le analisi sociali, culturali e ideologiche. Restano solo i ‘problemi psicologici’. Perché, allora, le spiegazioni culturali valgono sempre, oppure non valgono, solo quando la realtà mette in crisi una certa ideologia?».