Glovo, verso possibile revoca dell’amministrazione giudiziaria

Nell’ambito del procedimento avviato dalla procura di Milano, il percorso intrapreso e gli impegni formalizzati da Glovo hanno ottenuto il parere positivo del pubblico ministero Paolo Storari, «costituendo la base condivisa delle attività che, una volta implementate, potranno condurre alla revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria». Lo comunica la società di delivery in una nota, sottolineando come, in questi mesi, «ha collaborato in modo continuativo, trasparente e costruttivo con la procura, definendo un articolato piano di interventi volto a rafforzare ulteriormente i propri standard operativi, organizzativi e di controllo». Le misure prevedono un impegno economico e un rafforzamento in termini organizzativi e della compliance, che confermino la centralità del mercato italiano e la volontà del Gruppo di continuare ad investire nel Paese.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

Matteo Salvini avrebbe provato a convincerla in ogni modo. Il pressing del segretario leghista su Laura Ravetto sarebbe stato insistente. L’ultima telefonata poco prima dell’annuncio dell’addio, fatto uscire sul sito di un quotidiano. Ma non c’è stato nulla da fare.

Le liti e l’isolamento dal gruppo parlamentare

Per l’ex pasionaria leghista, divenuta salviniana nel 2020 dopo un trascorso ventennale in Forza Italia, la misura era colma. Le liti con il tesoriere Alberto Di Rubba erano sotto gli occhi di tutti, così come l’isolamento dai colleghi del gruppo parlamentare. Da mesi Ravetto ormai parlava con pochissimi. Molte smorfie e rispostacce in Transatlantico, e qualche ‘soffiata’ al vetriolo passata ai giornali. Per non parlare del video, diventato virale sui social e girato parecchio pure nelle chat del partito, in cui Ravetto aggrediva verbalmente una giornalista durante il corteo dei Patrioti a Milano.

La mancata nomina in Arera

La responsabile Pari opportunità del partito non aveva digerito la mancata nomina, a novembre scorso, alla presidenza di Arera. Un incarico prestigioso – si sarebbe ‘sistemata’ per sette anni – che le era stato promesso dal capo. Da allora le crepe sarebbero diventate faglie, fino alla rottura sancita dall’accordo, siglato sabato scorso a Viareggio, con Roberto Vannacci. Ravetto sarà il volto del generale in tv da qui alle Politiche.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

I contributi da saldare alla Lega

Nel caos della comunicazione leghista degli ultimi mesi – sconvolta dalla transizione tra Matteo Pandini e Davide Vecchi – la deputata cuneese faticava ad accedere nelle trasmissioni, l’unica cosa che veramente le stava a cuore. E poi c’era la questione dei soldi. Nell’ultimo incontro con i parlamentari leghisti, Salvini era stato tranchant: chi non paga il contributo (2800 euro al mese) è fuori dal partito. Ravetto doveva scegliere: saldare l’arretrato a un partito che forse non le avrebbe assicurato la rielezione o cambiare casacca. Ha scelto la seconda opzione.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Matteo Salvini (Ansa).

Si attendono nuovi arrivi in Futuro Nazionale

Ora attendiamo solo di vedere se e quanti altri la seguiranno, attratti dai consensi in crescita di Futuro Nazionale. Si parla di tre o quattro ingressi a partire dalla prossima settimana, non tutti dalla Lega. In tal caso, i deputati vannacciani – saliti a quattro con Ravetto che si unisce agli ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e all’ex FdI Emanuele Pozzolo – si avvicinerebbero alla soglia minima richiesta per diventare componente del Misto e accedere ai fondi messi a disposizione della Camera.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

Adriano Panatta, 76 anni a luglio, si è ritirato dai campi di tennis nel 1983. Dal 1984 al 1997 è stato capitano non giocatore di Coppa Davis. E poi ha fatto il direttore degli Internazionali di tennis di Roma dal 1999 al 2003. Ma nel 2002 è iniziato lo scontro con la Federtennis, già presieduta da Angelo Binaghi (siede su quella poltrona dal 2001), che peraltro Panatta aveva appoggiato, assieme ad altri, nella scalata per abbattere Paolo Galgani, presidente dal 1976 al 1998. Cos’era successo?

Una vecchia storia di compensi in nero versati dagli sponsor

La Federtennis aveva risolto il contratto di consulenza con Panatta, imputando all’ex campione «comportamenti lesivi dell’immagine e delle finanze della Federazione», relativi a ipotesi di compensi in nero versati da alcuni sponsor. Panatta, successivamente, perse sia la causa civile sia davanti ai giudici sportivi. E da lì in poi è iniziato il periodo di grande freddezza con la Fit.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Adriano Panatta (Ansa).

Nel 2015, quando al Foro Italico venne inaugurata la Walk of fame dello sport italiano, Binaghi fece di tutto perché la targa di Adriano Panatta venisse esclusa. Poi, però, con la mediazione dell’allora presidente del Coni Giovanni Malagò, il nome del campione di tennis rientrò tra i primi 100 (e negli anni successivi sono stati aggiunti altri 48 nomi incisi nelle targhe sulla pavimentazione del Foro Italico).

I rapporti tra i due sono rimasti comunque ai minimi storici

I rapporti tra Panatta e Binaghi, anche una volta risolte le questioni legali, sono rimasti comunque ai minimi storici. E, nell’avvicinarsi dell’edizione 2026, quella a 50 anni dalla vittoria di Panatta agli Internazionali di Roma del 1976, tutti si interrogavano sulla sua eventuale presenza alla cerimonia di premiazione.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Un Adriano Panatta d’annata (foto Ansa).

Il 22 aprile, tuttavia, a pochi giorni dal via degli Internazionali (disputati dal 4 al 17 maggio), Panatta faceva sapere: «Nessuno mi ha invitato. Però mi è arrivato l’invito di Parigi, come sempre: lo fanno con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis. A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano: facciano un po’ come gli pare. Una decina di anni fa mi invitarono per celebrare i 40 anni dalla vittoria della Coppa Davis. Lo facemmo in uno stadio vuoto, deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste».

«Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano»

Evidentemente qualcuno, lette queste parole, si è messo una mano sulla coscienza. E lo stesso Panatta, in una successiva intervista al Corriere della sera del 5 maggio, disse: «Mi hanno invitato al Foro Italico per premiare il vincitore. È arrivata una mail a nome del consiglio della Federtennis. Mi fa piacere, ci vado volentieri. Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano».

In tribuna autorità sul Centrale Panatta era molto defilato

Le apparenze sembravano salve, insomma. Il resto è cronaca: la finale di domenica 17 ha visto Jannik Sinner vincitore. Un altro italiano dopo 50 anni. Un passaggio di consegne perfetto tra lui e Panatta. Ma attenzione, colpo di scena. Innanzitutto, anche solo osservando la tribuna autorità sul Centrale del Foro Italico durante la finale maschile, si poteva notare come Panatta fosse stato fatto accomodare lontano da tutti, in posizione molto defilata rispetto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

In secondo luogo, è stato lo stesso Binaghi a rivelare cos’è accaduto: «Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a convincere il capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui».

Niente passaggio di consegne, solo un abbraccio

E così è andata. Niente passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo campione. Al buon Panatta, pure lui sul campo centrale, non è rimasto che abbracciare con affetto Sinner, premiato da Mattarella, farsi spettinare il ciuffo, e poi, mesto mesto, tornarsene al suo circolo tennis a Treviso. Perché Binaghi non perdona.

Antimafia, 28 impresentabili alle elezioni amministrative

Le verifiche svolte dalla Commissione parlamentare antimafia in merito alle violazioni del codice di autoregolamentazione dei partiti hanno evidenziato 28 candidati considerati impresentabili” alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026. Tra queste ci sono Luigi Gentile, candidato sindaco per il comune di Agrigento, Alfio Pillera, Gianluca Giuseppe Anzalone e Concetta Carla Luisa Foti, candidati sindaco a Randazzo (Catania) e Giovanni Macrì e Giuseppe Rodolico, candidati sindaco a Tropea. Le verifiche riguardano le consultazioni per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali in 35 comuni, ovvero Agrigento, Andria, Arezzo, Avellino, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Messina, Pistoia, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Trani, Venezia, Afragola (Napoli), Cava de’ Tirreni (Salerno), Ercolano (Napoli), Faenza (Ravenna), Imola (Bologna), Legnano (Milano), Marsala (Trapani), Molfetta (Bari), Moncalieri (Torino), Portici (Napoli), Viareggio (Lucca), Vigevano (Pavia), oltre ai comuni sciolti a seguito di fenomeni di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso di Cerva (Catanzaro), Melito di Napoli (Napoli), Quindici (Avellino), Randazzo (Catania) e Tropea (Vibo Valentia).

Ebola, stop degli Usa agli ingressi di cittadini stranieri dalle zone colpite

Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola – Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for disease control and prevention (Cdc), sarà in vigore per 30 giorni ed è giustificato con la necessità di «proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus ebola negli Usa da parte» di chi è stato in zone a rischio.

Africa Cdc: «Restrizioni non necessarie, serve solidarietà non stigma»

Polemiche da parte dell’Africa Cdc, l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione Africana, che riconosce «la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo» ma critica «l’uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie». «L’esperienza dell’Africa Cdc», ha scritto in una nota, «ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative». L’agenzia sanitaria ha pertanto invitato tutti i Paesi, all’interno dell’Africa e a livello globale, ad astenersi dall’imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. «L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma», ha concluso.

Finora 131 morti in Congo

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità convocherà il 19 maggio 2026 il suo comitato di emergenza per valutare l’epidemia di ebola in Congo, che finora ha causato 131 morti e 513 casi sospetti. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto. Gli elementi di preoccupazione secondo l’Oms sono diversi. Tra questi il fatto che sono stati segnalati casi in aree urbane e che sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all’assistenza sanitaria. Anche le caratteristiche dell’area aumentano il rischio che l’epidemia cresca, perché vi è un significativo movimento di popolazione trattandosi di una zona mineraria. «Questa epidemia è causata dal Bundibugyo, una specie di virus ebola per il quale non esistono vaccini o terapie», ha affermato Ghebreyesus.

Il figlio del fondatore di Mango arrestato per l’omicidio del padre

Jonathan Andic, figlio dello storico fondatore di Mango, Isak Andic, è stato arrestato per l’omicidio del padre. Ne ha dato notizia il quotidiano catalano La Vanguardia. L’imprenditore morì il 14 dicembre 2024 precipitando in un burrone durante un’escursione sul monte Montserrat. Con lui c’era solo il figlio, che ha sempre raccontato che il padre fosse caduto accidentalmente. Il caso relativo alla morte era stato archiviato per mancanza di prove di reato, ma successivamente è stato riaperto e si è concentrato sul comportamento del Jonathan. A pesare è stata anche la testimonianza di Estefania Knuth, compagna di Isak, che avrebbe parlato di un rapporto difficile tra padre e figlio, incrinato da tensioni familiari e divergenze sulla gestione dell’azienda. Di qui la decisione degli investigatori di disporre nuovi accertamenti sul cellulare di Jonathan e sulla dinamica della caduta.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno

Non sopporta né Maurizio LupiLicia Ronzulli: Carlo Calenda ha i suoi gusti, e chi lo vuole convincere a far parte del centrodestra nella futura corsa per conquistare Palazzo Marino sa che deve faticare parecchio. Però, dalle parti meloniane, c’è chi sta pensando a un colpo a effetto: «Ma se proponessimo proprio a Calenda di candidarsi a sindaco di Milano?». Pare una provocazione, che però servirebbe a fare chiarezza sull’alleanza da costruire in vista delle Politiche del 2027. Il leader di Azione, che resta un interlocutore strategico per il centrodestra a Milano, ha posto un veto alla candidatura di Lupi. Sponsorizzato da Ignazio La Russa, il leader di Noi Moderati ha recentemente incassato un timido sì pure da Ronzulli ma non dalla Lega.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi (foto Imagoeconomica).

Tornando all’ipotesi (lunare, va detto) di una candidatura di Calenda, chi obietta che è romano dovrebbe ricordare che lo era pure Stefano Parisi che per poco, nel 2016, non conquistò Palazzo Marino. Al secondo turno vinse Beppe Sala con il 51,7 per cento delle preferenze mentre Parisi si fermò al 48,3. E dulcis in fundo, Calenda ha nel curriculum un’altra candidatura a sindaco. Era il 2021 e alle Amministrative di Roma, insieme con Italia Viva, ottenne il 19,81 per cento staccando di una manciata di voti l’uscente Virginia Raggi e posizionandosi al terzo posto dietro Enrico Michetti e Roberto Gualtieri poi andati al ballottaggio. La sua lista “Carlo Calenda sindaco” fu la più votata a Roma superando pure Pd e FdI. Magari potrebbe esercitare lo stesso appeal anche all’ombra della Madonnina.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Tutti al ricordare Pannella

Forse era più religioso, a modo suo, di tanti democristiani: fatto sta che Marco Pannella, nel decennale della morte, viene ricordato a Montecitorio da tanti cattolici. Nella sala della Regina nel pomeriggio di martedì va in scena la presentazione del libro Marco Pannella, la passione della politica curato da Piero Ignazi, con Benedetto Della Vedova in qualità di segretario di Presidenza della Camera, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini, monsignor Vincenzo Paglia, e poi Luciana Castellina, Gianni Letta, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e altri ancora. Chissà cosa ne pensa Papa Leone XIV. Alla fine dell’evento, poi, nella vicina piazza Capranica verrà allestita una “maratona oratoria”, come faceva Pannella, con gli interventi di Paolo Vigevano, Elio Vito, Marco Taradash, Lia Quartapelle, Giorgio Mulè, Carlo Calenda, Enrico Costa, Roberto Giachetti, Filippo Sensi, Gian Domenico Caiazza, Francesca Scopelliti, Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi, Riccardo Magi…

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Marco Pannella in una foto del 2015 (Imagoeconomica).

Tajani punta a Cassino capitale della cultura, grazie a Montecassino

È davvero irrefrenabile Antonio Tajani. Dopo essersi speso per portare la linea ferroviaria AV a Frosinone, pare che il leader di Forza Italia abbia a cuore la candidatura a Capitale della Cultura nel 2029 di Cassino, “sfruttando” il riconoscimento dell’Abbazia di Montecassino come patrimonio Unesco, che potrebbe essere ottenuto entro il primo semestre del 2028. Il luogo sacro celebrerà proprio nel 2029 il suo anniversario numero 1500 con un vero e proprio Giubileo che dovrebbe aprirsi tra settembre e ottobre 2028 e chiudersi il 21 marzo 2030 in occasione delle celebrazioni per il transito di San Benedetto. Iniziative che coinvolgono anche le organizzazioni religiose, con la confederazione benedettina che ha aperto ufficialmente il suo cammino globale verso il Giubileo del 2029.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Unicredit non parteciperà all’assemblea di Commerzbank

Unicredit non parteciperà all’assemblea annuale di Commerzbank, secondo quanto riportato da Bloomberg, allontanandosi così dal principale appuntamento che chiama a raccolta i soci della banca tedesca su cui sta tentando la scalata. Mentre è in corso l’Ops sul gruppo tedesco, Unicredit non ha registrato entro la scadenza del 13 maggio le azioni Commerzbank detenute in portafoglio. Senza questa registrazione, non potrà prendere parte all’assemblea in programma il 20 maggio. La mossa arriva mentre il board dell’istituto tedesco ha consigliato ai propri azionisti di rifiutare l’offerta di Piazza Gae Aulenti, giudicandola rischiosa.

Spagna, l’ex premier Zapatero indagato per il salvataggio di una compagnia aerea

L’ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero risulta indagato nel caso del salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, finanziato con 53 milioni di euro. Secondo fonti giudiziarie citate dai media iberici, fra cui El Pais, l’ex presidente socialista (a capo del governo spagnolo dal 2004 al 2011) è accusato di associazione per delinquere, traffico di influenze e falso in documenti.

Su cosa si concentra l’indagine

L’indagine riguarda il presunto riciclaggio di 53 milioni concessi dallo Stato alla compagnia aerea attraverso un fondo di appoggio a imprese strategiche. Nasce da rogatorie arrivate da Svizzera e Francia su presunti flussi sospetti di denaro legati al salvataggio pubblico di Plus Utra, già finita al centro di polemiche in Spagna per i rapporti economici con imprenditori venezuelani vicini al chavismo. Alla fine del 2025 erano stati arrestati il presidente della compagnia, Julio Martinez Sola, e l’amministratore delegato Roberto Roselli. Secondo l’ipotesi degli investigatori, Zapatero avrebbe ricevuto oltre 400 mila euro in cinque anni tramite la società di consulenza Analisis Rilevante, fondata dall’imprenditore Julio Martinez Martinez, suo amico personale e socio d’affari. La società avrebbe incassato circa 460 mila euro da Plus Ultra per attività di mediazione e consulenza in Venezuela. L’ex premier ha sempre sostenuto che i compensi erano regolari e dichiarati fiscalmente.

La Russia avvia esercitazioni nucleari mentre Putin è in Cina

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che l’esercito di Mosca inizierà tre giorni di esercitazioni sulle armi nucleari che coinvolgeranno migliaia di soldati in tutto il Paese. Nel frattempo il presidente Vladimir Putin si trova in visita in Cina. «Dal 19 al 21 maggio 2026, le forze armate della Federazione russa condurranno un’esercitazione sulla preparazione e l’uso delle forze nucleari in caso di minaccia di aggressione», ha dichiarato il Cremlino, aggiungendo che si praticheranno addestramenti congiunti e l’uso di armi nucleari dislocate sul territorio della Bielorussia.

Coinvolti oltre 64 mila militari

All’esercitazione partecipano le forze missilistiche strategiche, le flotte del Nord e del Pacifico, il comando dell’aviazione a lungo raggio e parte delle forze dei distretti militari di Leningrado e Centrale. Complessivamente saranno coinvolte oltre 7.800 unità di equipaggiamento militare, tra cui oltre 200 lanciamissili e più di 140 velivoli, per un totale di oltre 64 mila militari. Durante le esercitazioni, verranno lanciati missili balistici e da crociera in siti di prova sul territorio russo.

Trump: «Ho sospeso l’attacco all’Iran, sono in corso seri negoziati»

Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco pianificato contro l’Iran in programma martedì 19 maggio 2026 su richiesta dell’Emiro del Qatar, del principe ereditario dell’Arabia Saudita e del presidente degli Emirati Arabi Uniti, «poiché sono in corso seri negoziati». «Ho impartito istruzioni al segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al capo dello Stato maggiore congiunto, generale Daniel Caine, e alle forze armate degli Stati Uniti, affinché non venga eseguito l’attacco contro l’Iran programmato per domani», ha scritto sul suo social Truth. L’accordo di cui si sta discutendo, ha continuato, «includerà nessuna arma nucleare all’Iran». «Ho inoltre dato istruzioni», ha continuato, «di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile». Ai media, il tycoon ha spiegato che «mi è stato chiesto dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti e altri se potevamo rimandare di due o tre giorni» l’attacco «perché ritengono di essere ormai molto vicini a raggiungere un accordo».

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento

Lo 0-2 incassato all’Allianz Stadium dalla Fiorentina — una squadra che non segnava da tre partite e mezzo, fuori dal rischio retrocessione giusto una settimana prima — non è una sconfitta: è una diagnosi. A una giornata dalla fine del campionato la Juventus è sesta in classifica, scavalcata in un colpo solo da Milan, Roma e Como; per centrare la qualificazione alla Champions League servirebbe all’ultima giornata una combinazione di risultati che oggi rasenta l’aritmetica del miracolo. E anche qualora la congiuntura astrale arrivasse, non cambierebbe la sostanza dei fatti: il quadro tecnico bianconero è in macerie, e una giornata storta non basta a spiegarlo. Pesano sei anni di gestione fallimentare. Tre i responsabili, in ordine ascendente: Damien Comolli, amministratore delegato; Gianluca Ferrero, presidente; e a monte di tutto John Elkann, l’azionista di riferimento che da quando ha ripreso il timone dal cugino Andrea Agnelli non ha imbroccato una scelta strategica.

Il calcio non è baseball, il mercato di Comolli è stato il peggiore

Comolli è arrivato a Torino in estate con un mantra: il metodo Moneyball applicato al pallone. Sostituire il top player costoso con due o tre giocatori più economici la cui somma di statistiche eguagli — sulla carta — il titolare ceduto. Si pesano gli expected goal, cioè i gol attesi, e poi la precisione dei passaggi sotto pressione, i chilometri ad alta intensità, la propensione agli infortuni. Il problema è che il calcio non è il baseball, e i database non hanno occhi. Nicola Balice su La Stampa lo ha scritto senza giri di parole: «La firma sul mercato peggiore degli ultimi 15 anni è tutta sua».

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Giorgio Chiellini e Damien Comolli (Ansa).

Gli sciagurati David, Openda e i giocatori svalutati

Le due scommesse principali dell’algoritmo si chiamano Jonathan David e Loïs Openda. Il primo, prelevato a parametro zero dal Lilla con stipendio da top player, è passato dai 16 gol e 5 assist in 32 presenze nel campionato francese 2024-25 alla miseria di 6 gol e 2 assist in 34 presenze di Serie A. Il secondo è andato peggio: 2 gol in 32 partite tra campionato e coppe, sette minuti totali nelle ultime nove giornate, Mondiale con il Belgio saltato per mancata convocazione.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Jonathan David in occasione del rigore sbagliato contro il Lecce in casa (foto Ansa).

Stesso destino per i francesi Pierre Kalulu e Khéphren Thuram, protagonisti di prestazioni sicuramente migliori ma finiti fuori dal giro (super competitivo) della nazionale allenata dal ct Didier Deschamps, ex juventino.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Kephren Thuram e Pierre Kalulu (foto Ansa).

L’allenatore della Juve Luciano Spalletti, prima di farlo entrare in campo nella sfida di Champions contro il Benfica, ha mollato a Openda uno schiaffetto: «Ti devi svegliare». Non si è svegliato. Tra Comolli e il tecnico toscano, ha scritto Emanuele Gamba su la Repubblica, «i rapporti sono gelidi».

Obblighi di riscatto, minusvalenze e rinnovi kamikaze

Openda, oltre a non giocare, costerà. Il piazzamento aritmetico tra le prime 10 ha fatto scattare l’obbligo di riscatto a 40,5 milioni di euro, da spalmare in quattro anni di ammortamento per 10,15 milioni l’anno. Sommando lo stipendio lordo (7,4 milioni), il costo annuo dal 2026/27 sarà di 17,55 milioni. Per un giocatore fantasma che nessuno vuole: cedendolo, la minusvalenza è scolpita nel bilancio.

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Openda dopo l’unico gol segnato in campionato, contro la Roma (foto Ansa).

Anche il canadese David è ufficialmente svalutato dal mercato. E, oltre tutto questo, la dirigenza voleva blindare l’attaccante serbo Dušan Vlahović — un giocatore che ha passato metà stagione in infermeria — con un prolungamento di uno o due anni a 6-7 milioni netti, bonus inclusi. Anche se il sesto posto e il conseguente addio alla Champions potrebbero complicare il discorso. E non è detto che sia per forza un male.

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Dusan Vlahovic dopo il gol segnato ma poi annullato contro la Fiorentina (foto Ansa).

Bernardo Silva non verrà, Yildiz andrà via?

Per un club di prima fascia, il mancato accesso all'”Europa che conta” significherebbe rinunciare a una forbice di mancati ricavi compresa tra 40 e 80 milioni di euro. A cui si aggiunge il problema politico di trattenere e attrarre i big: come si convince il forte centrocampista portoghese Bernardo Silva, in uscita dal Manchester City, a giocare in Europa League? E come si trattiene la stella Kenan Yildiz, scivolato dalla lista degli incedibili a quella dei sacrificabili? Sempre Balice ha scritto una frase che dovrebbe far tremare i polsi a chi legge un bilancio: «Un altro aumento di capitale appare inevitabile». L’ennesimo.

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Bernardo Silva (foto Ansa).

Dal 2019 a oggi, un miliardo praticamente buttato via

Sotto la gestione di John Elkann ed Exor, la Juventus ha effettuato quattro aumenti di capitale dal 2019 a oggi, per un totale complessivo di 997,8 milioni di euro: 300 milioni nel 2019 per coprire i costi dell’era Ronaldo, 400 milioni nel 2021 per fronteggiare il Covid, 200 milioni nel 2024 per il nuovo piano strategico, 97,8 milioni a novembre 2025 in un accelerated bookbuilding lampo cui ha partecipato anche Tether. Di quel miliardo, Exor ha iniettato direttamente oltre 600 milioni per coprire la propria quota di maggioranza. Un quinto aumento, secondo La Stampa, è già nei piani.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Andamento titolo Juve vs FTSE MIB, Manchester United e SS Lazio. Base 100 al 28 novembre 2022. Prezzi rettificati per il raggruppamento 1:10 del 22 gennaio 2024. Fonti: Borsa italiana, NYSE, Xetra.

Per certificare il disastro basta aprire il terminale di Borsa italiana. Il 28 novembre 2022, giorno delle dimissioni di Agnelli e dell’intero consiglio di amministrazione, il titolo Juve — rettificato per il raggruppamento azionario 1:10 di gennaio 2024 — chiudeva a 2,53 euro. Oggi vale 2 euro. Meno 21 per cento in tre anni e mezzo. Nello stesso periodo il FTSE MIB ha toccato i 50 mila punti il 14 maggio, massimo storico, segnando +100 per cento.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Claudio Lotito, presidente della Lazio (Ansa).

Il Manchester United alla NYSE ha guadagnato il 28 per cento. Persino la Lazio di Claudio Lotito, considerata da sempre il modello opposto alla grandeur bianconera, ha messo a referto un +67 per cento. L’unico peer europeo in territorio comparabilmente negativo è il Borussia Dortmund (-20 per cento), che però non ha chiesto ai suoi azionisti aumenti di capitale per circa 300 milioni nel periodo.

Macelleria certificata dal mercato, non dai tifosi

E il -21 per cento del titolo è la fotografia ottimistica. Gli azionisti, durante la gestione Elkann diretta, hanno sottoscritto due aumenti per complessivi 297,8 milioni di euro. Se alla capitalizzazione iniziale di circa 640 milioni si sommano questi soldi freschi, la capitalizzazione attesa sarebbe attorno al miliardo. Quella effettiva oggi è 843 milioni. Cento milioni semplicemente evaporati. Il gap rispetto al benchmark — cioè rispetto a cosa sarebbero diventati quei soldi in un fondo scambiato in Borsa su Piazza Affari — supera i 400 milioni. Dal massimo storico di 114,40 euro (split-adjusted) del 20 settembre 2018 — giorno della prima stagione di CR7 — il titolo ha perso il 98,25 per cento. Macelleria certificata dal mercato, non dai tifosi.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
John Elkann e Gianluca Ferrero. Dietro di loro, i fratelli Chiellini (foto Ansa).

Confermare Spalletti con grande anticipo è stata una buona idea?

Come si spiega che Spalletti abbia ottenuto un rinnovo fino al 2028 molto prima di aver ottenuto aritmeticamente l’accesso alla Champions, in un atto di fede dell’azionista poi clamorosamente smentito dal campo? La verità è che a monte di ogni scelta sportiva, da sei anni, c’è una sola persona: John Elkann. È lui che ha voluto Comolli, scelto personalmente. È lui che ha promosso il “governo tecnico” del 2023, con Ferrero, commercialista storico della famiglia, alla presidenza di facciata. La differenza con il cugino Andrea, al netto della bufera giudiziaria, è che Andrea portava titoli. Nove scudetti consecutivi. John ha trasformato un patrimonio sportivo di cent’anni in carne di porco contabile.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Luciano Spalletti (foto Ansa).

L’alternativa che c’era ma è stata rifiutata: Tether

E qui la storia diventa esplicitamente politica. Elkann un’alternativa concreta ce l’ha già sul tavolo. Si chiama Tether, la società che emette USDT — la stablecoin più diffusa al mondo, 140 miliardi di capitalizzazione, 14 miliardi di profitti — controllata dagli italiani Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino. Tether è il secondo socio Juve con l’11,5 per cento, ha un suo rappresentante nel cda (Francesco Garino, entrato nel novembre del 2025) e ha partecipato all’ultimo aumento di capitale.

Il flop Juve tra Elkann, Comolli, algoritmi e perdita di valore: diagnosi di un fallimento
Paolo Ardoino.

Il 12 dicembre 2025 Ardoino ha inviato a Exor un’offerta vincolante interamente in contanti: 1,1 miliardi per la quota di controllo del 65,4 per cento, più un miliardo aggiuntivo da reinvestire nel club. Elkann ha rifiutato in poche ore, con formula sentimentale: «La società fa parte della mia famiglia da 102 anni». A marzo 2026 Devasini risulta essere l’italiano più ricco, con un patrimonio di 89,3 miliardi. Tether non ha ritirato l’offerta. «Make Juventus Great Again», ha scritto Ardoino su X scimmiottando il Maga trumpiano. Si possono avere tutti i dubbi del caso su Tether — riserve USDT, sede a El Salvador, biografia di Devasini —, ma il dato è uno: c’è chi mette sul tavolo un miliardo cash e c’è chi continua a chiedere aumenti di capitale ai propri azionisti per ritrovarsi sesti a una giornata dalla fine, con la Champions appesa a un miracolo.

Ha ancora senso il diritto di veto della Famiglia su qualsiasi cessione?

La Juventus non si rinforza con qualche colpo estivo. La Juventus va rifondata. Allontanare Comolli e il direttore tecnico François-Joseph Modesto, ridimensionare l’esperimento algoritmico, ricostruire una governance fatta da uomini di calcio e non da commercialisti di famiglia. E soprattutto, una domanda che a Torino nessuno vuole porre apertamente: se Exor non è in grado di gestire questo asset, ha ancora senso il diritto di veto della Famiglia su qualsiasi cessione? Spalletti ha in programma un incontro con Elkann. Vorrebbe certezze, ha detto: «Devo portare robe diverse da queste qua». Manuel Locatelli, da capitano, ha detto di essere «distrutto». L’unica certezza, in casa Juventus, sono le perdite a bilancio — e un miliardo, ancora cash, ancora sul tavolo, che la Famiglia continua a non vedere.

San Diego, sparatoria in un centro islamico: cosa sappiamo

Il bilancio della sparatoria alla moschea di San Diego è di tre vittime oltre ai due aggressori, due ragazzi di 17 e 19 anni trovati morti suicidi in un’auto parcheggiata a pochi isolati di distanza. Al momento il caso è ritenuto un crimine d’odio. Su una delle armi usate per l’attacco e ritrovate in macchina c’era la scritta «hate speech». Sempre nell’abitacolo gli investigatori hanno trovato messaggi anti-islamici. Lo riporta il New York Times, sottolineando che uno dei due sospettati aveva preso un’arma dalla casa dei genitori poco prima dell’attacco e ha lasciato un biglietto di addio. Le tre vittime sono tre uomini, fra i quali una guardia di sicurezza che, secondo quanto riferito dalla polizia, ha avuto un ruolo cruciale nell’evitare una strage.

Trump: «Una situazione terribile»

Donald Trump ha definito la situazione «terribile», aggiungendo che l’accaduto sarà preso in seria considerazione. Il capo dell’Fbi, Kash Patel, ha assicurato che tutte le risorse saranno messe a disposizione per aiutare la polizia locale. «Sono indignata. I luoghi di culto devono essere santuari, dove l’odio e la violenza non hanno posto», ha invece commentato la sindaca di Los Angeles, Karen Bass. Gavin Newsom, governatore dem della California, ha espresso orrore per l’attacco: «I fedeli, ovunque si trovino, non dovrebbero temere per la propria vita. L’odio non ha posto in California e non tollereremo atti di terrore o intimidazione contro le comunità di fede».

San Diego, sparatoria in un centro islamico: cosa sappiamo
La sindaca di San Diego in visita alla comunità musulmana dopo la sparatoria (Ansa).

Mamdani: «L’islamofobia mette in pericolo tutte le comunità musulmane»

«Non abbiamo mai vissuto una tragedia come questa prima d’ora. È assolutamente scandaloso prendere di mira un luogo di culto», ha dichiarato l’imam della moschea di San Diego, Taha Hassane. Mentre da New York, Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano di una grande città americana, ha descritto l’attacco come «un evidente atto di violenza anti-musulmana: l’islamofobia mette in pericolo le comunità musulmane in tutto il Paese». Intanto per precauzione Mamdani ha rafforzato le misure di sicurezza presso le moschee della Grande Mela.