Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Per quanto possa sembrare assurdo, c’è un filo rosso che unisce il licenziamento di Mario Sechi a… Jannik Sinner. Sono finiti ko entrambi in simultanea, anche se in modi diversi. Ma il punto è un altro: il vero collegamento tra i destini del direttore di un quotidiano di destra e il racconto dell’exploit del nostro tennis e dell’altoatesino numero uno a livello mondiale passa attraverso una storia di finanziamenti federali alla stampa, irritazioni, ripicche e un apparente e tacito patto di non belligeranza fra conterranei. Ma riavvolgiamo quel filo per capire meglio la vicenda.
Quei 5 milioni di euro per acquistare il 6,7 per cento della Sae
Quando ad Angelo Binaghi, presidente della Federtennis e padel, è stato chiesto come mai la Federazione avesse investito 5 milioni di euro per acquistare il 6,7 per cento della Sae, holding che sovrintende a La Stampa e ad altri quotidiani locali, la risposta, nel corso della conferenza stampa a chiusura degli Internazionali di Roma 2026, era stata questa: «L’investimento in Sae viene fatto dalla nostra media company Sportcast. E serve per rendere il tennis più popolare anche sulla carta stampata. Già in occasione di questi Internazionali abbiamo visto come la copertura dell’evento sui giornali Sae sia stata maggiore rispetto al passato, quando, per esempio, i grandi giornali davano la notizia di Jannik Sinner numero uno del ranking mondiale solo a pagina 24, dopo le notizie sul calcio, il calcetto e il calcio femminile».
Il gruppo Sae (Sapere Aude Editori) controlla, oltre a La Stampa di Torino, i quotidiani La Provincia Pavese, Il Tirreno di Livorno, La Nuova Ferrara, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio Emilia, La Nuova Sardegna di Sassari. E, quindi, in base a quanto detto da Binaghi, c’è da attendersi che queste testate, d’ora in poi, avranno un occhio di riguardo per le notizie e i business legati al tennis e al padel, essendo la Fitp uno degli azionisti.

E il resto della carta stampata? La notizia dell’ingresso della Federtennis nel capitale di Sae ha mandato in fibrillazione tutti gli altri editori di quotidiani: ma come, una Federazione percepita come ente pubblico e con soldi pubblici (in realtà è ente privato e funziona con risorse al 95 per cento trovate sul mercato) inietta liquidità nelle casse di un particolare editore, Sae, e non lo fa anche con noi? Non va bene!
Il gruppo della famiglia Angelucci ha sparato contro Binaghi
Il gruppo più incattivito con Binaghi è stato fin da subito quello governato dalla famiglia Angelucci: il Giornale e Il Tempo da settimane fanno campagna contro questa anomala iniziativa (una federazione sportiva che investe soldi in una catena di quotidiani), sottolineando, a prescindere dalle spiegazioni di Binaghi, l’enormità delle cifre (cinque milioni sembrano tanti per quella quota) e continuando a non comprendere il senso reale dell’operazione.

Un sardo di Oristanio non attacca un sardo di Cagliari…
Tra le testate degli Angelucci, tuttavia, Libero si era parzialmente sottratto alla campagna contro Binaghi. E, come scrive il Corriere della sera del 29 maggio, il licenziamento del direttore di Libero, Mario Sechi, deriverebbe anche da «un mancato affondo del quotidiano sul caso del presidente della Federtennis Angelo Binaghi, circa l’acquisto del 6,7 per cento della Sae di Alberto Leonardis, l’editore che ha comprato La Stampa». Insomma: Sechi, sardo di Oristano, non avrebbe sposato del tutto le tesi contro Binaghi, sardo di Cagliari. Tra corregionali non si fa la guerra. Però, alla fine, il giornalista ci ha rimesso la poltrona di direttore di Libero.
Anche Il Fatto Quotidiano, Il Foglio e La Verità hanno usato la mano pesante contro Binaghi. E fa davvero specie che il Corriere della sera del 29 maggio abbia dedicato la notizia di apertura in prima pagina alla sconfitta di Sinner al Roland Garros di Parigi, con pagine 2-3-4 tutte ad approfondire le debolezze del tennista italiano. Quasi una sorta di ritorsione contro la grandeur rivendicata ultimamente ai quattro venti da Binaghi.

Se pure Rcs, che significa anche La Gazzetta dello sport, si è arrabbiata, allora tira proprio una brutta aria. Per non parlare di Leonardo Maria Del Vecchio, nuovo editore di Il Giorno, il Resto del Carlino e La Nazione e interessato, si dice, ad acquistare il Corriere dello sport e Tuttosport.
Un certo mondo editorial-imprenditoriale non l’ha presa bene
Insomma, quei 5 milioni di euro nella Sae, più che migliorare l’immagine del tennis sulla carta stampata, sembrano aver irritato un certo mondo editorial-imprenditoriale. E sappiamo bene che i quotidiani, anche se ormai non li compra più nessuno, restano comunque ancora il miglior strumento di pressione e influenza sulle scrivanie che contano e negli uffici che decidono.





























































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