Pina Picierno lascia il Pd: «La casa dei riformisti non c’è più»

Il Pd perde un altro pezzo. Dopo Elisabetta Gualmini e Marianna Madia, lascia il partito anche Pina Picierno, esponente di punta dei riformisti. «Di dubbi ne ho avuti moltissimi», spiega la vicepresidente del Parlamento europeo in una lunga intervista al Foglio, «mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio».

Pina Picierno lascia il Pd: «La casa dei riformisti non c’è più»
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«Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi»

Per Picierno, da tempo insofferente nei confronti della linea schleiniana, «la casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni». L’eurodeputata sottolinea lo «snaturamento» subito dal partito, «avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto». Detto altrimenti, «il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora». «Resto democratica, non torno indietro», continua. «Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora», conclude, «va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto».

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