Indagine Ponte sullo Stretto, acquisiti documenti al Mit e al Cipess

La procura di Roma, nell’ambito dell’indagine sul Ponte sullo Stretto, ha delegato i Carabinieri del Ros all’esecuzione di un ordine di esibizione nei confronti del Mit, del Dipe/Cipess, della società Ponte sullo Stretto e del Consorzio Eurolink, finalizzato all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei conti, nell’ambito dell’attività di controllo relativa alla delibera Cipess n. 61/2025 e al decreto n.190 del 1 agosto 2025. É quanto si legge in una nota della procura relativa al procedimento avviato a piazzale Clodio per corruzione in cui sono indagati, tra gli altri, l’ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele e l’avvocato Giacomo Saccomanno. L’attività investigativa fa seguito alla precedente del 9 giugno, con l’esecuzione di un decreto di perquisizione finalizzato all’acquisizione di documentazione e dei dispositivi elettronici (smartphone, device, etc..) in uso alle persone sottoposte alle indagini.

Maltempo, allerta arancione in sei regioni: un morto a Jesolo

Una vasta ondata di maltempo si sta abbattendo in queste ore sull’Italia, motivo per cui la Protezione Civile ha diramato l’allerta arancione in Liguria e su parte di Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Campania, e l’allerta gialla in Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e su alcuni settori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.

Morto un militare a Jesolo

A Jesolo, in provincia di Venezia, un uomo è morto dopo che un albero ha travolto la sua auto. Si tratta di un militare di 46 anni che stava andando a lavoro quando, in via Roma Destra, un tronco ha ceduto e si è abbattuto sul tetto della sua vettura. Nonostante l’intervento immediato dei soccorritori, tra cui anche i Vigili del fuoco, per lui non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di Jesolo.

I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto

I disordini di Milano sono stati condannati dalla coalizione di governo e, tutto sommato, anche dalle opposizioni. Di diverso avviso alcuni rapper, provenienti nella maggior parte dei casi proprio dalla scena milanese, che invece si sono schierati a favore dei manifestanti. Ecco gli artisti che hanno espresso la propria posizione e cosa hanno detto.

Marracash: «Con le buone non cambi le cose»

«Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose», ha scritto Marracash su Instagram, riferendosi anche proteste degli autotrasportatori: «Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». «Con le buone non cambi le cose». Hanno messo like al post del rapper milanese, tra gli altri, i colleghi Guè e Sayf.

Ghali: «Continuate a lottare per ciò in cui credete»

«A tutti i ragazzi che scendono in piazza, a quelli che hanno il coraggio di affrontare discorsi scomodi e a chi, nel silenzio, cerca la pace con sé stesso. Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti», si legge in una storia ricondivisa da Ghali (che è di Milano) su Instagram. E poi: «La libertà di pensiero è l’unica di cui possiamo disporre in questa vita».

I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto
La storia di Ghali sui disordini di Milano (Instagram).

Sayf: «Non crediamo alla propaganda degli infiltrati»

Sayf (che è di Genova), sempre su Instagram, ha invece puntato il dito contro chi utilizza gli episodi di violenza per screditare le proteste: «Non crediamo alla loro propaganda, è la tecnica più vecchia del mondo. Sono loro che si infiltrano nelle manifestazioni per renderle violente. Sono loro che accendono il faro sulla violenza di pochi, sono loro che la istigano in primis. E in ogni caso, la violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone». Poi: «Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto».

I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto
La storia di Sayf sugli scontri di Milano (Instagram).

Cosa hanno detto Artie 5ive, Luchè, Nayt e Kid Yugi

Così Artie 5ive, rapper cresciuto in zona Bicocca: «Abbiamo insegnato ai ragazzi a distruggere e questo è il risultato. Mettiamoci tutti una mano sulla coscienza, perché il problema più grande di questo Paese è l’incapacità di comprendere un discorso di più di 10 secondi. E siete privilegiati se vi potete lamentare di non poter prendere i mezzi o di non poter fare l’aperitivo, perché nel mondo reale si lotta ogni giorno per arrivare a fine giornata». Il rapper napoletano Luchè, per riaffermare le necessità sociali del conflitto, ha richiamato i versi del suo brano Se non ci fosse la rabbia. Nayt, lucano, non ha commentato esattamente gli scontri di piazza, limitandosi a criticare l’indifferenza e i meccanismi del consumismo e più in generale il sistema economico in cui viviamo, in cui «ogni individuo non vede più a un metro di distanza da sé». Kid Yugi, pugliese, ha parlato dei blocchi di camionisti agricoltori nel Sud: «Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli sono state negate e la dignità di cui sono stati privati». E poi: «La mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Lo Stato italiano è ormai fallito».

Il lungo post “controcorrente” di Fedez

E Fedez, che è di Rozzano? Il rapper ha rilanciato quanto detto a Pulp Podcast sulla disparità di trattamento mediatico tra le manifestazioni del Nord e il blocco totale del Sud, che non avrebbe trovato adeguata copertura sugli organi di informazione: «Al Sud è apocalisse da giorni nel silenzio dei media, un giorno di scontri a Milano ed è emergenza nazionale. Un pugno di maranza e i loro danni oscurano i motivi per cui si manifesta in tutta Italia». Successivamente ha pubblicato un altro lungo intervento, in cui ha sia solidarizzato con i manifestanti (riconoscendone le frustrazioni), che criticato i colleghi pronti a celebrare le proteste.

Paura di nuovi disordini a Milano, molti negozi restano chiusi

Dopo le scene di guerriglia urbana e i saccheggi del fine settimana, diversi negozi del centro di Milano – soprattutto del lusso – oggi hanno tenuto le serrande abbassate per il timore di nuovi disordini. Anche alcuni supermercati non hanno riaperto. Intanto si sono intensificati i controlli nella zona di piazza del Duomo da parte di poliziotti in borghese e carabinieri. Oggi inoltre a Roma si è tenuto un vertice sull’ordine pubblico, convocato dalla premier Giorgia Meloni.

Il bilancio degli scontri del 18 ottobre

Sono state 271 le persone accompagnate in questura a Milano per i disordini del 18 ottobre, di cui 60 stranieri e 220 minori. In totale sono 32 gli arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minori. La Procura di Milano ha chiesto il carcere nei confronti di cinque maggiorenni arrestati per devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, che «hanno dato prova di una assoluta disinvoltura ad improvvisare azioni distruttive di rara violenza». Deciderà il gip sulla convalida. Le persone denunciate sono state 28, di cui 15 stranieri e 23 minori. Dei 271 accompagnati in questura per 174 è scattato il fermo di prevenzione di polizia introdotto dall’ultimo decreto sicurezza. Negli scontri sono rimasti feriti 14 operatori delle forze dell’ordine.

La stretta del governo contro i violenti

Per quanto riguarda il vertice sull’ordine pubblico, il governo è al lavoro per una stretta: alcune misure sono già previste nel ddl sicurezza all’esame del Senato. Ma si ragiona anche a eventuali blocchi stradali i vista della manifestazioni già annunciate per i prossimi sabati dal “Movimento 17 ottobre“. Inoltre, spiegano fonti di Palazzo Chigi, c’è la concreta possibilità che in tempi brevi – forse già domani – venga varato un decreto legge da esaminare in Consiglio dei ministri. Gli uffici legislativi, inoltre, stanno approfondendo anche misure proposte delle forze di polizia per individuare altri interventi per rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto.

Stadio della Roma a Tor di Valle, assolto in appello Marcello De Vito

I giudici della terza sezione di Appello di Roma hanno sostanzialmente ribaltato la sentenza di primo grado nel procedimento legato allo stadio della Roma che doveva sorgere a Tor di Valle (il nuovo impianto del club giallorosso verrà costruito a Pietralata): assolti l’ex presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (era stato condannato a 8 anni e 8 mesi), ex presidente del consiglio comunale di Roma, l’avvocato Camillo Mezzacapo (9 anni) e Luca Lanzalone (3 anni), ex presidente dell’azienda pubblica Acea. Assolti anche Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto. Per Giulio Centemero – ex tesoriere della Lega – e Andrea Manzoni è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Rideterminata a 8 mesi la pena per Andriano Palozzi, che era stato condannato a 1 anno e 10 mesi. Nei confronti dell’imprenditore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui avrebbe dovuto essere costruito lo stadio, la condanna è scesa a 3 mesi dai 2 anni inflitti in primo grado.

De Vito: «Finalmente è stata fatta giustizia»

«Finalmente è stata fatta giustizia. Sono stati sette anni durissimi che hanno distrutto la vita politica e professionale, dopo otto mesi di detenzione mentre facevo il presidente dell’assemblea capitolina a Roma come cittadino più votato», ha dichiarato l’ex M5s De Vito. In primo grado erano stati assolti, Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti, Davide Bordoni e l’ex assessore regionale Michele Civita. Il progetto dello stadio a Tor di Valle, risalente al periodo in cui a Roma governa il Movimento 5 stelle, era stato al centro di indagini che avevano portato l’accusa – secondo cui 400 mila euro erano finiti nelle casse di fondazioni vicine ad alcuni partiti – a chiedere complessivamente 22 condanne per i reati di corruzione, traffico di influenze e finanziamento illecito a carico di professionisti e politici di vari schieramenti.

È morta Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2

È morta a 57 anni Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2. Nata a Roma e laureata in Lettere moderne all’Università La Sapienza, aveva iniziato l’attività professionale negli Anni 90 collaborando con diverse emittenti radiofoniche e televisive della Capitale. Nel 2000 era approdata al Tg2, dove ha svolto gran parte della sua carriera. Nel corso degli anni è stata impegnata nella redazione Esteri, seguendo temi internazionali e realizzando numerosi reportage. Oltre all’attività giornalistica, Ruggeri si era dedicata alla scrittura e alla fotografia, senza mai far mancare una costante attenzione al sociale e all’ambiente. Per 20 anni aveva presieduto, dopo averla fondata, la onlus Il rifugio delle code felici, impegnata nella lotta al randagismo, ed era vicepresidente di Greenaccord, associazione di giornalisti attiva sui temi ambientali.

Il cordoglio della Rai

La Rai ha espresso profondo cordoglio per la sua scomparsa, elencando i suoi molteplici impegni – caporedattrice della redazione Scienze del Tg2, giornalista, scrittrice e autrice di reportage e approfondimenti che hanno saputo raccontare con sensibilità e competenza temi di grande rilevanza. «Nel corso della sua lunga attività professionale, prima nella redazione Esteri e poi alla guida della redazione Scienze, ha contribuito con passione e professionalità al lavoro del Tg2, distinguendosi anche per l’attenzione ai temi sociali, alla tutela degli animali e alla valorizzazione dei territori», si legge in una nota. «La Rai si stringe con commossa partecipazione alla redazione del Tg2, ai colleghi che hanno condiviso con lei il percorso professionale e ai suoi familiari, ai quali rivolge le più sentite condoglianze, con un pensiero particolare alla figlia».

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili

Il deputato di FdI Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi, ha affermato che «in base agli elementi acquisiti» nel corso delle indagini, nel presunto omicidio del capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuto il 6 marzo 2013, «sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione» che inizialmente non avrebbe dovuto portare all’uccisione, «e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone», al momento non ancora individuate, «da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni». L’Ufficio di presidenza, ha spiegato Vinci, «ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti», in particolare con Saverio Giampà, già incarcerato per altri motivi. Mussari e Ceccherelli non sono indagati da nessuna Procura.

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili
Giuseppe Mussari (Ansa).

Chi sono Mussari e Ceccherelli

Mussari è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi dal 2001 al 2006: ieri Massimo Giletti aveva anticipato via social le conclusioni della Commissione d’inchiesta, indicandolo come presunto mandante: il banchiere ha annunciato una querela nei confronti del giornalista: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali». Ceccherelli, detto Lo Zena, è invece un calciante del calcio storico fiorentino.

Scontri a Milano, 32 arrestati e 14 agenti feriti

È di 14 operatori delle forze dell’ordine feriti e di 271 persone accompagnate in questura il bilancio degli scontri di domenica 18 ottobre 2025 a Milano, secondo fonti di polizia. Di questi, 220 sono minori, 60 stranieri, 32 sono stati arrestati (13 stranieri, 23 minori) e 28 denunciati (15 stranieri, 23 minori). In 174 sono stati trattenuti ai sensi del fermo di prevenzione. Intanto la procura di Milano ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per i cinque maggiorenni, ragazzi tra i 18 e i 20 anni, arrestati sabato per la guerriglia urbana in centro. Sono accusati, a vario titolo, di resistenza pluriaggravata e devastazione e saccheggio. La richiesta, firmata dalla pm Giovanna Cavalleri, che segue le indagini della Polizia con il procuratore Marcello Viola, è salita all’ufficio gip e il giudice dovrà fissare gli interrogatori.

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Colombo di Genova. Una protesta decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo Paese, se le questioni non esplodono, non si arriva a capo di nulla», ha detto Armando Palombo della Fiom denunciando lo strappo dei commissari. «Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città. Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare 10 anni per il green mentre il mercato tira. I rotoli devono arrivare subito», ha aggiunto. La cassa integrazione, ha evidenziato Nicola Appice di Fim Cisl, rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. «Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito, siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro».

Flotilla, indagato a Roma anche il ministro della difesa israeliano Katz

Sono una dozzina gli indagati dalla procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla, la flotta di attivisti bloccata e arrestata dalle forze israeliane. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e quello della Difesa Israel Katz. L’indagine parla di abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione e trattamenti degradanti e il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa. La procura ha evidenziato che «sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo, privazioni primarie e la mancata assistenza medica». Emerso inoltre il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi’ot, la mancanza del rispetto dei diritti basilari e di difesa, la totale assenza di adeguata assistenza legale e l’impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l’intero periodo di fermo.

No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia

Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per il No Meloni day, una protesta per chiedere più soldi alla scuola e non alla guerra, meno armi e più diritti. Da Roma a Genova, da Venezia a Cagliari fino a Torino e Firenze, i ragazzi hanno intonato cori contro il governo, la presidente del Consiglio Meloni, il ministro dell’Istruzione Valditara e il leader di Futuro nazionale Vannacci.

A Roma bruciate bandiere di Usa e Palestina

A Roma, lungo il percorso del corteo, alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi e fatto rotolare i cassonetti in mezzo alla strada per bloccarla. Una volta raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, hanno poi lanciato petardi contro l’edificio. Bruciate poi una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele, sullo sfondo di cori che invitavano a boicottare lo Stato ebraico. Nel corteo sono state notate decine di bandiere palestinesi.

Tensioni a Bologna tra studenti e polizia

Momenti di tensione in stazione a Bologna. Qui il corteo è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie, poi c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti della questura con gli scudi. Il corteo è poi ripartito in direzione di via Irnerio.

Fine dello sciopero all’ex Ilva di Taranto, rimosso il blocco della raffineria Eni

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, con tanto di blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, hanno causato una vera e propria emergenza-carburanti in Puglia, ma anche in Basilicata e Calabria. Che però è destinata ad attenuarsi: al termine dell’assemblea con i lavoratori, i sindacati metalmeccanici hanno deciso di liberare con effetto immediato la statale 106 davanti all’impianto Eni e di terminare alle 23 lo sciopero all’ex Ilva di Taranto. Stop subito anche al presidio e blocco stradale sulla statale 7, nei pressi dello stabilimento siderurgico ex Ilva. La decisione è stata presa dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto: ieri la protesta era arrivata anche a Bari, con un presidio davanti alla Regione e un incontro con il governatore Antonio Decaro.

Disagi al traffico aereo per un guasto alla rete di controllo voli

L’Enav, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha reso noto che la capacità di gestione del traffico aereo è ridotta di circa il 50 per cento a causa di anomalie nella rete di trasmissione dati che, dalla notte tra il 15 e il 16 ottobre, sta provocando rallentamenti nello spazio aereo italiano. «A partire dalle ore 6.00, in considerazione del progressivo aumento del traffico aereo e del persistere delle anomalie, per continuare a garantire la massima sicurezza delle operazioni sono state introdotte misure di regolazione dei flussi, che comportano una temporanea riduzione della capacità di gestione degli aeromobili nello spazio aereo italiano», si legge in una nota. L’Enav ha escluso che il malfunzionamento sia riconducibile a un attacco hacker. Le verifiche tecniche hanno individuato l’origine delle anomalie nella rete di trasmissione dati.

Cancellati voli a Fiumicino, ritardi anche a Milano

All’aeroporto di Fiumicino sono stati cancellati quattro collegamenti (Milano Linate, Riyadh, Tirana e Trieste) e una ventina di voli risultano ritardati con un’attesa fino a 60 minuti. Disagi anche negli aeroporti lombardi. A Malpensa il tabellone delle partenze indica ritardi da mezz’ora a oltre due ore, mentre quelli degli arrivi sono più contenuti. Ritardi anche all’aeroporto di Linate, da venti minuti a un’ora per gli arrivi e fino a più di un’ora per le partenze. Situazione simile a Orio al Serio, in provincia di Bergamo.

Chiesto il processo per Cinturrino, cade la premeditazione

Il procuratore di Milano Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia hanno chiesto il processo per omicidio volontario per Carmelo Cinturrino, l’ex poliziotto del commissariato Mecenate che, il 26 gennaio, nel boschetto della droga di Rogoredo (Milano) ha ucciso con un colpo di pistola alla testa – esploso da circa 30 metri – il pusher Abderrahim Mansouri. Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm non contestano più l’aggravante della premeditazione, indicata fino alla chiusura delle indagini. Resta solo quella della violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione. Senza premeditazione Cinturrino potrà chiedere il rito abbreviato e non rischierà più l’ergastolo.

Emergenza carburante in Puglia e Basilicata a causa degli scioperi per l’ex Ilva

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, che hanno previsto anche il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, bloccando così gli approvvigionamenti di carburante, stanno causando una vera e propria emergenza in Puglia ma anche in Basilicata e Calabria. Decine di distributori sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, che temono di restare senza benzina e diesel senza l’arrivo di nuove scorte. Alcune stazioni di servizio hanno terminato il carburante e hanno chiuso l’attività, esponendo il cartello “tutto esaurito”. Fra i titolari e i dipendenti serpeggia l’incertezza sulla data di riapertura. Tutto è legato alla fine del blocco degli accessi alla raffineria di Taranto e alla ripresa della catena distributiva. Impossibile, per gli stessi addetti ai lavori, indicare una giornata in cui la situazione potrebbe tornare alla normalità.

Gli autotrasportatori minacciano un fermo nazionale

Ad aggiungere disagio anche la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante che, in assenza di risposte dal governo, minacciano un fermo nazionale. «La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese, che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese. Proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di altre aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per fare blocchi stradali», ha detto all’Ansa il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo. Di qui il suo appello: «Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate».

Nuovi guai per Corona: denunciato per guida senza patente e fuga pericolosa

Fabrizio Corona è stato denunciato a piede libero per non essersi fermato all’alt dei carabinieri e aver compiuto una serie di manovre azzardate nel successivo breve tentativo di fuga a bordo di un suv. È successo nella notte a Milano, in zona Sempione. L’ex re dei paparazzi, oggi autore del format Falsissimo, invece di fermarsi ha accelerato. Ma è stato poi raggiunto e bloccato dai militari dopo aver percorso circa 700 metri. Il controllo ha fatto emergere la guida senza patente e il fermo amministrativo già disposto sul veicolo, una Range Rover. La vettura è stata sequestrata. Corona, oltre che per guida senza patente, è stato denunciato anche per fuga pericolosa.

Banda della minicar a Roma, fermati i responsabili delle aggressioni

Identificati e fermati i responsabili delle sei aggressioni messe in atto tra il 4 e 5 ottobre contro passanti a piedi, in bici o in monopattino nel quartiere Monteverde a Roma dalla “banda della minicar“. Si tratta di due minorenni, un 16enne e di un 17enne che vivono nella zona: hanno confessato. Il più grande, che sarebbe stato alla guida, è figlio di un carabiniere.

Come sono stati identificati i due minorenni

I carabinieri della compagnia di Roma San Pietro e gli agenti della polizia locale di Roma Capitale, coordinati dalla procura di Roma, anche grazie alle analisi dei filmati delle telecamere di vigilanza sono risaliti al veicolo utilizzato nelle sei aggressioni, compresa quella ha provocato il grave ferimento dell’attore Davide Iacopini, spinto mentre si stava spostando in monopattino e ancora ricoverato in prognosi riservata. I due sono stati individuati anche grazie alla testimonianza di un meccanico, il quale ha riferito di aver installato su una minicar alcuni led, una luce rossa sulla targa, e adesivi, di cui uno con un serpente, che corrispondevano alle caratteristiche dell’auto ricercata. I loro movimenti sono stati poi ricostruiti tramite l’app installata sullo smartphone di uno dei due che permette di localizzare da remoto i dispositivi. Il veicolo è stato rintracciato dai carabinieri durante un controllo a Testaccio ed è stato sequestrato. Dal mezzo sono poi risaliti ai due minorenni, successivamente fermati.

Ex Ilva, al via lo sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Da Taranto fino a Genova, i lavoratori dell’ex Ilva si mobilitano in occasione dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb per lunedì 12 ottobre 2026. Al centro della protesta la loro contrarietà alla chiusura degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto e la fermata temporanea, dal 15 novembre, degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Sit-in e blocchi a Taranto

A Taranto i lavoratori hanno svolto un’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione in cui i segretari sindacali hanno fatto il punto sulla vertenza. Poi un gruppo ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni. Gli operai chiedono al governo garanzie sul loro futuro.

Assemblea e corteo a Genova

Mezzi pesanti schierati e molti lavoratori, già dalle prime ore della mattinata, anche davanti alla portineria dell’ex Ilva di Cornigliano dove si è svolta un’assemblea convocata dopo la decisione dei commissari di fermare gli impianti. Presenti la sindaca Silvia Salis, il vicesindaco Terrile e i parlamentari Pastorino e Furlan. «Non c’è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni. Basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l’approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe», ha detto Salis muovendosi in corteo assieme ai lavoratori.

Scontri Askatasuna, perquisizioni in tutta Italia: chieste 19 misure

La polizia di Stato di Torino sta eseguendo perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia nei confronti di militanti antagonisti, nell’ambito delle indagini sui fatti avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna. Le perquisizioni sono state delegate dall’autorità giudiziaria. Nell’ambito dell’inchiesta, il pubblico ministero ha richiesto 19 misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi, a vario titolo, in occasione del corteo. Il 31 gennaio, a margine della manifestazione organizzata contro lo sgombero del centro sociale di Torino, avvenuto il 18 dicembre, si erano verificati violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine. Gli agenti erano stati attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. I disordini erano proseguiti per circa due ore. Durante gli scontri, concentrati soprattutto nella zona di corso Regina Margherita, alcuni gruppi di manifestanti a volto coperto avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. Un agente era stato inoltre accerchiato e aggredito da un gruppo di antagonisti e colpito con un martello.

Inchiesta UniPegaso-Multiversity, 22 indagati tra direttori e ad di giornali

La procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sul gruppo UniPegaso-Multiversity ipotizzando una corruzione tra privati tra il presidente Fabio Domenico Vaccarono e alcuni organi di stampa. Secondo l’accusa, insieme ai manager Andrea Buonomo, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza (che erano i referenti apicali del fondo Cvc Italia proprietario del gruppo) e Gianluca Comin e Gianluca Giansante, presidente e socio operativo di Comin & Partners, Vaccarono avrebbe fatto parte di una «associazione a delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione». Per ottenere articoli positivi sul gruppo, i vertici di Unipegaso avrebbero ottenuto una stampa favorevole «attraverso una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa», utilizzando la «promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari». In più, Vaccarono avrebbe esercitato pressioni sulla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, attraverso il giornalista e faccendiere Luigi Bisignani, per ottenere una proroga della disciplina eccezionale per poter proseguire con gli esami a distanza.

22 indagati tra direttori e ad di giornali italiani

Nell’inchiesta sono indagate 22 persone tra cui Mirja Cartia D’Asero e Mario Orfeo per il gruppo Gedi; Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa; Alessandro Bompieri e Uberto Fornara per il gruppo Rcs; Francesco Cancellato, direttore di Fanpage; Gaspare Giuseppe Borsellino, dell’agenzia Italpress; Claudio Cerasa, direttore del Foglio; Walter Giuseppe Bonanno, amministratore delegato della società Piemme; il manager Fernando Diana; Stefano Cecchetti, del gruppo Libero Editoriale; Cinzia Monteverdi, ad del Fatto quotidiano e Peter Gomez, direttore del fattoquotidiano.it; Federico Silvestri, del Sole 24ore.