Sono state messe in campo misure di sicurezza eccezionali a Bergamo, dove alle 20:30 di giovedì 20 agosto 2026, presso la New Balance Arena, l’Atalanta si scontrerà con l’Hapoel Tel Aviv nella partita di andata delle qualificazioni di Conference League. Secondo quanto riporta il Corriere, saranno schierati 350 agenti (anche se i numeri non sono ufficiali). Il ministero dell’Interno ha poi concesso che arrivino rinforzi anche da altre città, l’utilizzo di un elicottero e di apparecchiature anti drone. L’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) ha inoltre emesso un Notam (Notice to air mission), cioè un avviso speciale ai piloti che prevede il divieto di sorvolo sopra lo stadio a ogni tipo di velivolo, compresi i droni. Il divieto è iniziato già nel pomeriggio di mercoledì 19 agosto e resterà valido fino a quando lo stadio non sarà vuoto.
Controlli più rigidi agli ingressi dello stadio
Oltre alla consueta ordinanza contro la vendita di alcolici, il comune ne ha emesse altre. Una riguarda il divieto di sosta, con rimozione forzata, su tutte le vie attorno allo stadio. Un’altra ordina la chiusura dalle ore 17.00 di viale Giulio Cesare da piazzale Oberdan e di via Lazzaretto nel tratto compreso tra via Crescenzi e via Baioni (tutte vie vicine allo stadio), per evitare che la tifoseria locale e quella ospite entrino in contatto e per garantire corridoi d’uscita liberi da auto. Più rigidità anche per entrare allo stadio. La questura ha chiesto all’Atalanta di aumentare il numero degli assistenti agli ingressi e i controlli anche su striscioni e bandiere, comprese quelle della Palestina, che sono state vietate. I cancelli apriranno alle 18.30, due ore prima dell’inizio.
Non c’è pace per Sigfrido Ranucci. La giornalista e scrittrice Angela Camuso – che lavora per Fuori dal coro e collabora con La Verità – ha raccontato a Il Tempodi aver ricevuto da parte del conduttore di Report messaggi vocali e scritti che avrebbero oltrepassato i confini di un rapporto esclusivamente professionale: sarebbe successo tra il 2018 e il 2019, quando aveva cercato di entrare nella squadra della trasmissione di Rai 3, proponendosi come inviata e presentando idee per possibili servizi. Camuso
Le avance di Ranucci alla giornalista Angela Camuso che voleva lavorare a Report Intervista esclusiva oggi su IL TEMPO. “Parlavo di lavoro ma @SigridoRanucci mi mando’ un vocale di complimenti sul mio fisico. Poi propose appuntamenti notturni. Un predatore, ha calpestato i sogni” pic.twitter.com/Ezf3RcvV3t
La denuncia di Camuso è avvenuta tramite una lettera inviata al quotidiano romano e indirizzata, nei fatti, a Ranucci, al quale si rivolge direttamente. «Credo che se sei il conduttore di Report non puoi permetterti di fare delle avance a una bella giornalista venuta nel tuo ufficio in cerca di lavoro. Non lo puoi fare, perché quella giornalista tu non l’hai mica incontrata casualmente, chessò, in un locale notturno o a una festa. L’hai ricevuta nel tuo ufficio alla sede Rai di via Teulada e lei ti ha contattato inviandoti il curriculum, non foto provocanti o altro per sedurti», scrive Camuso: «Si chiama abuso di potere. Si chiama approfittarsi del proprio ruolo. Si chiama, Sigfrido, sfruttare i sogni». Nella lettera Camuso ricostruisce i vari passaggi: «In risposta ai miei messaggi in cui mi proponevo come inviata hai mandato un vocale di complimenti sul mio fisico, commentando la foto del mio profilo WhatsApp, per dirmi che ero in grande forma». E poi: «Non ero esattamente l’Olgettina di turno ma a te, Sigfrido, evidentemente, delle mie qualità professionali non importava. Avevi un ruolo e l’hai sfruttato per altri scopi. Hai chiuso il tuo vocale mandandomi un bacio con voce languida e io feci finta di niente». All’epoca Camuso aveva già collaborato con diverse testate e lavorato con Milena Gabanelliper Reportime su Corriere.it.
Sigfrido Ranucci (Ansa).
Dopo questo primo approccio, avvenuto a dicembre del 2018, i due si sarebbero incontrati il 9 febbraio 2019 in via Teulada: «La sera, il riscontro del colloquio fu un tuo messaggio in cui mi chiedevi come stavo. Alle 21:30. Scrivevi quindi che avevo gli occhi luminosi e altre cose stupide, per me inutili, tipo che ero l’unica cosa bella che avevi visto quel giorno». Dopo un ultimo messaggio del 23 febbraio 2019, nel quale Ranucci le avrebbe proposto di vedersi «a sera inoltrata», cosa che poi non si era concretizzata, i rapporti tra i due giornalisti – spiega Camuso – erano tornati «sul piano lavorativo, cordiali». A distanza di anni, però, è arrivata la lettera a Il Tempo: «Speravo che tu, Sigfrido, fossi diverso. Invece hai seguito le tue voglie, calpestando i sogni».
Montaruli (FdI): «Fatto gravissimo»
Dopo la pubblicazione della lettera di Camuso sono arrivate le prime reazioni. «Il caso delle pesanti denunce mosse contro Ranucci, pubblicate oggi da Il Tempo, per avances non richieste durante un colloquio di lavoro, è gravissimo. Purtroppo, dobbiamo rilevare che non si tratta di un episodio isolato», ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai: «Siamo di fronte all’ennesima ombra su colui che si è sempre posto come un baluardo dell’etica del Servizio Pubblico. Mi chiedo se la sinistra e i collettivi femministi continueranno a voltarsi dall’altra parte».
Sigfrido Ranucciha dato mandato ai propri legali di querelare la magistrata Clementina Forleo, consigliera della Corte d’appello di Roma, dopo un post su Facebook pubblicato da quest’ultima il 16 agosto. Commentando i recenti sviluppi delle indagini sull’attentato al giornalista, la giudice aveva scritto: «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report(trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla?”». E poi: «In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”».
L’avvocato di Ranucci: «Affermazioni gravemente calunniose»
Questo il commento dell’avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci, raggiunto da Adnkronos: «Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà con gravi conseguenze legali». De Vita ha poi allontanato l’ipotesi di una sospensione di Ranucci, spiegando che ogni eventuale iniziativa della Rai «sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità».
Clementina Forleo (Imagoeconomica).
La replica della magistrata: «Ho commentato notizie mai smentite»
«Il mio post, come chiarito nei relativi commenti, è stato una mera riflessione a una notizia apparsa su Il Foglio a firma di Carmelo Caruso e poi ripresa da Salvo Sottile nella sua pagina Facebook. Non mi risulta essere stata mai smentita dall’interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle sue condotte, ivi incluse le sue querele», ha replicato Forleo.
L’attaccante del Cagliari Yael Trepy è in terapia intensiva dopo aver rischiato di annegare nella piscina di una villa nella zona della Costa Smeralda. I fatti si sono verificati nel tardo pomeriggio di domenica 16 agosto 2026. Secondo le prime ricostruzioni, il giocatore sarebbe finito nella parte della piscina nella quale l’acqua è più alta ma, non sapendo nuotare, si è trovato in difficoltà. Estratto dalla vasca, le sue condizioni erano tali da aver reso necessario l’intervento del 118. Dopo averlo intubato, lo hanno trasferito in elisoccorso a Sassari dov’è stato ricoverato nel reparto Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata. La Tac toracica eseguita sull’attaccante ha rivelato la presenza di grandi quantità di liquido nei polmoni, situazione che rende difficile lo scambio di ossigeno. Per evitare sofferenze al paziente e consentire la somministrazione di una terapia, i medici lo tengono in coma farmacologico sotto costante monitoraggio.
A causa dell’attività eruttiva dell’Etna e della contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera, sono state disposte nuove limitazioni all’aeroporto di Catania. In particolare, sono stati chiusi gli spazi corrispondenti ai settori B1 e B2, con le attività di volo in arrivo ridotte a cinque aerei ogni ora, fino alle 14 di lunedì 17 agosto. Nessuna restrizione è invece prevista per i voli in partenza. La Sac, società di gestione dello scalo catanese, ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo direttamente con le compagnie aeree prima di recarsi in aeroporto.
Il Comune di Genova «chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito con il crollo del ponte Morandi». Lo ha annunciato la sindaca Silvia Salis nel suo intervento alla Radura della Memoria, durante l’ottavo anniversario della commemorazione delle 43 vittime del disastro, avvenuto il 14 agosto 2018: «Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere, verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città». La cifra indicata dal Comune in sede di risarcimento civile potrebbe oscillare tra i 100 e i 150 milioni di euro.
Il ponte Morandi dopo il crollo (Imagoeconomica).
Meno di un mese fa la sentenza di primo grado e le scuse di Autostrade per l’Italia
L’annuncio di Salis arriva a meno di un mese dalla sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Genova ha condannato la maggior parte degli imputati nel processo per il crollo del Ponte Morandi, accusati di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. A Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato, è stata inflitta una pena di 12 anni di carcere. Condannati anche altri ex vertici di Aspi e Spea: 11 anni per Michele Donferri Mitelli, 5 anni e mezzo per Paolo Berti e Antonino Galatà. Cinque anni per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti. Alla vigilia della sentenza, Autostrade per l’Italia aveva rotto un silenzio lungo quasi otto anni, chiedendo scusa con una lettera in cui il ceo Arrigo Giana ha scritto di «ferite indelebili per le azioni e le scelte di alcuni».
Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.
La confessione di Lavitola dopo l’arresto
Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.
Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.
Violenta esplosione nello stabilimento dell'ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della 'Knds Ammo Italy', a Colleferro. L'azienda produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. I… pic.twitter.com/N8thD1f5dc
La procura di Roma darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola, avanzata dopo l’interrogatorio di garanzia dall’avvocato difensore Sergio Cola alla luce dell’ammissione del suo assistito di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo il legale non sussistono i pericoli di fuga, mancata collaborazione e inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato.
Nel giorno dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato in quanto ritenuto il mandante dell’attentato nei suoi confronti, Sigfrido Ranucci ha pubblicato su Facebook un post intitolato “La voce che spaventa”, in cui ha implicitamente accostato in modo improvvido la sua figura a quelle dei martiri civili Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il post di Ranucci
«Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza», ha scritto Ranucci. «Muoiono tutti nello stesso identico modo. Non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
Secondo la perizia medico legale redatta dagli specialisti Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, consulenti nominati dai difensori dell’autista alla guida del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, «non sussistono elementi per ricondurre l’accaduto a comportamento illecito, negligente o imprudente» da parte del conducente. Nella relazione si legge che Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, perse coscienza in maniera imprevedibile e non prevenibile. Per gli specialisti il malore è riconducibile, con «elevatissimo grado di probabilità, prossimo alla certezza», a una sindrome vaso-vagale di tipo misto, vasodepressivo e cardioinibitorio. In sostanza, uno svenimento. L’incidente, avvenuto in viale Vittorio Veneto, aveva provocato due morti e più di 50 feriti. Il tram, della linea 9, aveva saltato la fermata prevista e aveva affrontato lo scambio senza che questo si attivasse, deragliando e finendo contro un edificio. Secondo i consulenti, la perdita di conoscenza non sarebbe stata causata da una malattia già presente, ma da una combinazione di fattori – una procedura odontoiatrica stressante effettuata nella mattinata del 27 febbraio, il digiuno e un senso di malessere già nelle ore precedenti il turno, e il trauma all’alluce subito poco dopo l’inizio del servizio.
Dopo l’arresto di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci, che secondo gli inquirenti sarebbe stato commissionato dal faccendiere «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico», Matteo Salvini – interpellato dai cronisti sulla vicenda – ha auspicato una sospensione del conduttore di Report da parte della Rai.
L’attacco a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola
«Penso che gli italiani meritino chiarezza. E fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi coinvolti, Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha scritto Salvini sui social, esprimendo lo stesso concetto anche alla stampa, sostenendo che il giornalista debba «prendersi una pausa». Il segretario della Lega ha anche detto: «Adesso emerge che uno dei più cari amici di Ranucci è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato?».
Secondo l’ordinanza di custodia cautelare «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione»: dalle indagini, insomma, non è emerso che Ranucci fosse a conoscenza del piano del faccendiere (i due sono tra l’altro amici). L’interrogatorio di garanzia per Lavitola si terrà mercoledì 12 agosto in tarda mattinata.
Il giornalista: «Salvini chiede alla Rai di sospendermi»
«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», ha denunciato Ranucci sui social dopo le affermazioni del segretario della Lega. Nelle ore precedenti il suo legale lo aveva definito «tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico».
Tutta colpa di una Fiat 500X nera. E di due dispositivi “targatori” installati sulla statale 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per “altro procedimento” e che invece sono tornati buoni per individuare la targa di quella vettura, usata da un gruppo criminale per l’attentato del 16 ottobre 2025 fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report.
Il giornalista Sigfrido Ranucci conosceva Gomes Clesio Tavares, factotum di Valter Lavitola e ricercato per l’attentato, almeno dal 2022.
I sopralluoghi pre-attentato e le cimici installate
C’è una Renault Mégane, usata per i sopralluoghi pre-attentato; poi la Fiat 500X, per arrivare da Avellino a Pomezia, fare esplodere l’ordigno nella sera del 16 ottobre 2025 e poi ritornare ad Avellino; ci sono la Opel Adam intestata a Sigfrido Ranucci e la Ford Ka, intestata a sua moglie Marina Maggiorello, distrutte nell’attentato; e infine ecco la Toyota Aygo di Lavitola, con tanto di cimici installate dalla procura. Niente auto di lusso, ma vetture comuni, ordinarie, di gente semplice, apparentemente normale.
Esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava
E la giudice Iole Moricca, la mattina del 10 agosto, prima delle stelle cadenti di San Lorenzo, ha firmato il dispositivo che riassume la vicenda e chiede il trasferimento in carcere di Lavitola. Il quale, in attesa del suo factotum Clesio Tavares, per il momento all’estero, raggiungerà in carcere Passariello Pellegrino, D’Avino Antonio, Saverio Mutone, Marika De Filippis, ossia i membri della banda messa in piedi per l’attentato a Ranucci e che, secondo la procura di Roma, «detenevano, portavano in luogo pubblico e utilizzavano un ordigno esplosivo contenente cosiddetta gelatina da cava facendolo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia-Torvajanica».
Frequentazione piuttosto fitta tra i due: gli incontri ravvicinati
Incrociando le celle agganciate dai cellulari del faccendiere Lavitola e del giornalista Ranucci, si può ricostruire una frequentazione piuttosto fitta tra i due: si sono certamente visti il 27 ottobre 2024, il 13 dicembre 2024, il 4 agosto 2025, il 13 agosto 2025, il 7 settembre 2025, il 9 settembre 2025, e poi pure il 23 ottobre e il 24 ottobre, dopo l’attentato. Ma perché Lavitola, che nel frattempo gestiva il frequentatissimo ristorante romano “Cefalù bistrot di pesce”, aveva sviluppato tutta questa passione per il conduttore di Report?
Una foto pubblicata nel maggio del 2023 da Il Riformista mostra Sigfrido Ranucci a cena con alcune persone tra cui (a capotavola) Valter Lavitola, proprietario del ristorante Cefalù, nel quartiere di Monteverde Vecchio a Roma (Foto credits Aldo Torchiaro).
Il disegno politico: testare Ranucci tramite sondaggi ad hoc
Lo spiega bene lo stesso faccendiere nelle telefonate intercettate: «Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia. Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi come presidente qui in Italia, stavamo facendo le ricerche e tutto. Sarebbe presidente garantito al 110 per cento. Io da solo prenderei il 30 per cento senza partito, senza nulla». C’è quindi un disegno politico. Col candidato Ranucci che Lavitola intende testare tramite sondaggi ad hoc.
Sono Stefano Cappellini, attuale direttore ad interim di Repubblica, e l’autorevole editorialista Paolo Mieli che aiutano Lavitola nella stesura di un testo, corretto pure da Ranucci, da mandare alla società di sondaggi con tutti i temi da approfondire attraverso domande. E, in base a quanto dedotto dalla procura, il “finto” attentato avrebbe fatto parte del piano per creare il clima più adatto a fare scendere in campo Ranucci.
Atto intimidatorio ma mai per porre in pericolo l’incolumità del giornalista
“Finto” perché, secondo la gip, l’attentato è stato «commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». Se infatti «lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».
Una delle domande chiave è: Ranucci sapeva? Secondo l’ordinanza «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione».
Lavitola avrebbe «dato mandato a Clesio Tavares di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci». Come emerge dalle carte, il 7 settembre 2025 Lavitola andò a trovare Ranucci nella sua casa di Pomezia e fece un primo sopralluogo; il 15 settembre 2025 Lavitola con Tavares partecipò a un secondo sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci per mostrare i luoghi al suo braccio destro, a cui è stato affidato l’incarico di trovare gli uomini che potessero mettere in atto il piano.
I soggetti idonei allo scopo e l’auto Renault Mégane
«Tavares individua D’Avino, Mutone, De Filippis e Passariello quali soggetti idonei allo scopo. E poi pone a disposizione del gruppo l’auto Renault Mégane, intestata a Tuorto Pasquale (padre della sua compagna Tuorto Gelsomina) per un secondo sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’attentato, con D’Avino, Mutone e De Filippis».
L’esplosione delle ore 22.17 del 16 ottobre 2025
Passariello si procura la Fiat 500X nera, noleggiandola presso la Manda rent di Colucci Carmine. Sarà l’auto usata poi da tutta la banda, partendo il 16 ottobre 2025 dal comune di Avella (Avellino) per arrivare a Pomezia sotto casa Ranucci alle ore 22.04, e, dopo l’esplosione delle ore 22.17, ripartire verso Avella. «Passariello e Mutone sono quelli che fisicamente posizionano e fanno deflagrare l’esplosivo davanti a casa Ranucci».
Le videocamere e due apparecchi installati sulla statale 148 Pontina
Dall’esame delle videocamere nelle vie circostanti e grazie ad alcune testimonianze è stata subito individuata la Fiat 500X nera come auto usata per il crimine. Mancava, però, la targa. Sono quindi venuti in soccorso «due apparecchi targatori installati sulla ss 148 Pontina dalla procura della Repubblica di Roma per altro procedimento, che consentivano di risalire alla targa della 500». È partita quindi la fase di accertamenti sul veicolo. Dopo un controllo di routine è stato posizionato sull’auto un segnalatore gps per capire chi aveva in uso quella macchina. Si è risaliti a Passariello Antonio, e dunque a tutti i membri della banda.
È stato arrestato e portato in carcere Valter Lavitola: il faccendiere, imprenditore ed ex giornalista, è accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci (i due sono amici), avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del conduttore di Report a Pomezia. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura in cui si contesta anche il metodo mafioso. Nell’ordinanza si legge che l’attentato è stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato « in ambito politico». Per l’agguato dinamitardo, che non aveva provocato vittime ma solo danni materiali, erano già stati fermati i quattro presunti esecutori materiali. Secondo la Procura il tramite tra Lavitola e il commando sarebbe stato Gomes Clesio Tavares: anche nei suoi confronti è stato chiesto l’arresto. L’uomo, conosciuto da Lavitola nel 2015 durante una comune detenzione nel carcere di Secondigliano a Napoli, è latitante in Africa.
Il consiglio di presidenza di Federacciai ha ascoltato la relazione del presidente Antonio Gozzi sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto e sull’eventuale coinvolgimento delle imprese siderurgiche italiane nell’iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano. Il consiglio di presidenza, si legge ancora in una nota, ha dato mandato a Gozzi di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale. Il consiglio gli ha inoltre dato mandato di verificare con il governo l’esistenza di tali condizioni.
È stato individuato il corpo di Luigi Cavallari, marito della ministra Eugenia Roccella, che il 27 giugno si era tuffato nelle acque del lago di Vico durante una gita in barca con la moglie, senza più riemergere. Le operazioni di ricerca del corpo dell’84enne Cavallari, durate quasi 40 giorni, sono state complicate da bassa visibilità e fango, alghe e melma sul fondo del bacino, che si trova nel Viterbese.
Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.
Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari
Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine scoppiati la sera del 20 luglio davanti alla Prefettura, durante la manifestazione organizzata dopo la morte di Abderrahim Fakir, deceduto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia. Ipotizzati a vario titolo i reati di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento e lesioni. Tra gli indagati anche un 20enne arrestato la sera dei disordini: il giovane era stato fermato in flagranza, poi il giudice ne aveva disposto la scarcerazione applicando il divieto di dimora nell’intera città metropolitana di Bologna. Andrà a processo il 9 settembre.
La procura di Torino ha chiesto al gip la custodia cautelare in carcere per i due 25enni tedeschi arrestati dalla Digos in flagranza differita il 26 agosto, in quanto ritenuti responsabili – in concorso con altri soggetti in corso di identificazione – dei reati di devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in occasione degli scontri con le forze di polizia avvenuti il giorno precedente nel cantiere dell’Alta-Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. La richiesta del carcere per i due No Tav, che sono stati trovati con occhiali, guanti e impermeabili neri, probabilmente utilizzati per travisarsi prima di assaltare il cantiere,è basata su «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione».
La corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, cioè il cuore produttivo dell’acciaio dello stabilimento, deve essere chiusa entro 90 giorni, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili. I giudici hanno quindi accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, sostenendo che gli impianti mettono a rischio la salute dei cittadini e compromettono l’ambiente. «Non va sottaciuto che gli impianti Ilva e il sistema produttivo sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento», hanno scritto i magistrati, ritenendo che tutti gli accorgimenti e le misure messe in atto dall’azienda per scongiurare il rischio di malattie legate all’inquinamento e i ritardi nella realizzazione dei vari interventi non hanno contrastato adeguatamente il pericolo dei danni alla salute collettiva generato da «svariate e individuate sostanze nocive».