Caso Minetti, i magistrati valutano interrogatori all’estero

I magistrati della procura generale della Corte d’Appello di Milano stanno valutando interrogatori all’estero in merito alle nuove verifiche sugli elementi che hanno portato alla grazia per Nicole Minetti. Lo si apprende dalla stessa procura. Intanto il Fatto Quotidiano ha riportato le dichiarazioni di una donna che avrebbe lavorato come massaggiatrice nella tenuta di Minetti e del suo compagno in Uruguay, secondo la quale l’ex politica non avrebbe mai cambiato stile di vita rispetto agli anni in cui era in Italia. «Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este. Nicole ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione», ha detto la donna, Graciela Mabel De Los Santos Torres, al giornale.

Il racconto: «Nella tenuta politici, imprenditori e ragazze minorenni, sono anche stata molestata»

Graciela ha lavorato per 20 anni nella tenuta uruguayana e ha detto di aver visto passare da lì modelle, imprenditori, politici e ragazze, anche minorenni. «All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Secondo il suo racconto, era Nicole a scegliere le ragazze: «Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere.Tutti la temevano. Quando arrivava lei cambiava il clima, anche tra le ragazze era di paura». La donna ha infine affermato di aver anche subito molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente. Smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare».

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»

Sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, Alberto Stasi disse che Chiara Poggi non gli aveva mai parlato di Andrea Sempio, né di presunti approcci sessuali legati a strane chiamate telefoniche ricevute. Lo riportano diversi quotidiani. Per la procura di Pavia le tre brevi telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 da Sempio a casa Poggi, quando a casa c’era solo Chiara, rappresentano un indizio contro il nuovo indagato per il delitto di Garlasco.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Andrea Sempio in un frame dell’intervista a Verissimo su Canale 5, l’11 gennaio 2026 (Ansa).

«Non l’ha fatto. Ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo», disse a verbale Stasi, condannato a 16 anni e all’epoca del delitto fidanzato della vittima, confermando invece di aver sentito dalla vittima di avance ricevute da un collega.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Chiara Poggi (Ansa).

Stasi: «Sempio? Non sapevo neanche esistesse»

Alla domanda se Chiara le avesse mai parlato di Sempio, amico del fratello Marco, la risposta di Stasi era stata secca: «No, no». Aveva inoltre affermato di non sapere nulla del nuovo indagato («Mai visto, mai sentito, non sapevo neanche esistesse»), confermando dunque di non aver mai nutrito sospetti su di lui, almeno prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano. Interpellato sulla possibilità che Marco Poggi fosse a conoscenza dell’esistenza di alcuni video intimi della coppia, aveva risposto così: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no. Tendo a escluderlo». I video intimi, secondo la procura, potrebbero essere il movente dell’omicidio.

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni

L’ex presidente della Regione Siciliana ed ex senatore Salvatore Cuffaro, accusato di corruzione nell’ambito di un’indagine della procura di Palermo sulla gestione illecita di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia Cervello, sulle nomine dei vertici della sanità locale e su presunti illeciti nell’aggiudicazione di appalti, ha chiesto di patteggiare una pena di tre anni, con lavori sostitutivi per il residuo da scontare. Cuffaro, che è agli arresti domiciliari da cinque mesi, e aveva già subito una condanna a sette anni – quasi finita di scontare -per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. La decisione, che spetta alla gup Ermelinda Marfia, è attesa per il 15 maggio.

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni
Salvatore Cuffaro (Imagoeconomica).

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per altri otto indagati

La richiesta di patteggiamento da parte di Cuffaro è avvenuta in udienza preliminare davanti al gip, che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di otto coimputati. Sono accusati di corruzione Roberto Colletti, ex direttore generale dell’ospedale (che si è costituito parte civile), Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e Vito Raso, ex autista e storico collaboratore di Cuffaro. Secondo gli inquirenti, l’ex governatore e i coindagati avrebbero pilotato il concorso bandito per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Per un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa, con l’accusa di traffico di influenze, sono indagati invece Mauro Marchese e Marco Dammone, della srl Dussman, Roberto Spotti, legale rappresentante della società, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.

Garlasco, la difesa di Sempio al lavoro per smontare le intercettazioni: «Commentava un podcast»

Le intercettazioni inedite che potrebbero riscrivere ancora l’inchiesta sul delitto di Garlasco, raccolte da una cimice messa nella sua auto, sarebbero in realtà dei commenti di Andrea Sempio a un podcast o a ciò «di cui aveva sentito parlare nelle trasmissioni televisive». Lo ha dichiarato la legale Angela Taccia, mentre il collega Liborio Cataliotti ha affermato: «Il mio cliente ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni». Gli avvocati di Sempio sono al lavoro recuperare la trasmissione che parlava del delitto di Garlasco e per analizzarlo.

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Il contenuto delle nuove intercettazioni ambientali

Nell’interrogatorio, durante il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, a Sempio sono state contestate delle intercettazioni ambientali, risalenti al 14 aprile 2025, poco più di un mese dopo l’informazione di garanzia che gli era stata notificata nella nuova inchiesta, in cui l’indagato – parlando da solo – avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio sessuale, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.

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Per i pm l’audio sconfessa quanto raccontato da Sempio

Per i pm le intercettazioni sconfessano Sempio che ha sempre sostenuto di non aver mai avuto rapporti diretti con Chiara Poggi, pur frequentando casa sua in quanto amico del fratello Marco. Nell’audio, invece, lo si sentirebbe dire (per l’accusa) di aver telefonato proprio alla vittima in quei giorni, di aver tentato un approccio e di essere stato respinto: per i pm sarebbe questo il movente del delitto. Sempre secondo gli inquirenti, Sempio ammetterebbe pure di avere visto un video intimo di Chiara e Alberto Stasi e che lo avrebbe riferito alla ragazza in quella chiamata. Sempio, peraltro, sentito come testimone nella prima indagine del 2007, disse di non essere stato a conoscenza della partenza di Marco Poggi con la famiglia per una vacanza in montagna con i genitori, nonostante all’epoca i due fossero molto amici. Un altro elemento che ora sembra quantomai sospetto.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.

L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».

Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda

Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).

Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio

Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.

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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.

L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»

A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».

Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola

Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»

È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).

Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia (Ansa).

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Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.

Antitrust, istruttoria nei confronti di società del gruppo Glovo e di Deliveroo

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy) e una nei confronti di Deliveroo Italy per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Le società avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (come il codice etico e le sezioni “chi siamo” sui loro siti web), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. In particolare, ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. I funzionari dell’Autorità, con l’ausilio della Guardia di finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi di Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy e nella sede di Deliveroo Italy.

Il campione paralimpico Matteo Bonacina arrestato per abusi e stalking

L’atleta paralimpico Matteo Bonacina, arciere della Nazionale azzurra, è stato arrestato per abusi sessuali e stalking. Lo riporta Repubblica, spiegando che la procura di Roma ha aperto un’indagine su di lui partendo dalle denunce delle presunte vittime. Secondo le accuse, tra il 2019 e il 2024 avrebbe molestato cinque atlete e un’allenatrice. In occasione delle Paralimpiadi del 2024, avrebbe tentato di violentare una giovane azzurra dopo essersi introdotto nella sua camera. «Si è buttato verso di me con il fisico. Io gli chiedevo cosa stesse facendo e lui mi diceva “Sul pulmino eri così bella, mi ecciti”», ha raccontato lei. Negli anni precedenti avrebbe inviato foto intime corredate da messaggi a sfondo sessuale e preteso da una collega Nazionale un perizoma rosso come portafortuna. Bonacina, 41 anni e campione di tiro con l’arco, è stato posto agli arresti domiciliari.

Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali

La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia sta indagando con un’istruttoria per ipotesi di danno erariale sull’Arena Santa Giulia, impianto sportivo polivalente di Milano che – inaugurato a gennaio – ha ospitato i tornei maschile e femminile di hockey su ghiaccio ai Giochi olimpici invernali e quello di hockey su slittino ai successivi Giochi paralimpici invernali. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti gli extra costi per la realizzazione dell’impianto, coperti da finanziamenti pubblici: il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza si è presentato negli uffici del Comune di Milano per acquisire le carte.

Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali
Il cantiere dell’Arena Santa Giulia (Imagoeconomica).

Eventim ha quantificato in 134 milioni di euro gli extra costi rispetto al budget iniziale

Eventim, la multinazionale proprietaria dell’arena (al momento ribattezzata Unipol Dome), aveva chiesto 134 milioni di euro di costi extra rispetto a quanto preventivato. Alla base del massiccio sforamento del budget il rincaro dei materiali da costruzione, l’aumento dei costi energetici e l’accelerazione per rispettare i tempi. Successivamente, un’analisi tecnica di MM e Amat aveva ridimensionato la cifra, quantificando in 53 milioni gli extra costi.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm

Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si avvarrà della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio in programma il 6 maggio in Procura a Pavia. Lo hanno reso noto i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia: la scelta è dettata dal fatto che le indagini «non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo». Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato poi di aver conferito un incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sul loro assistito, ritenuta indispensabile prima dell’interrogatorio.

Convocati anche Marco Poggi e le gemelle Cappa

Convocati anche Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, e Marco Poggi, fratello di Chiara: verranno sentiti come testimoni, dunque con l’obbligo di rispondere. Le gemelle, diventate famose per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco, saranno sentite oggi a Milano: gli inquirenti vogliono capire se Chiara Poggi fosse stata vittima di avance: Sempio è sospettato di averla ucciso dopo un approccio sessuale rifiutato. Marco Poggi, verrà invece sentito domani (per la terza volta dalla ripresa delle indagini): potrebbe spiegare i rapporti tra la sorella e l’amico Sempio, così come rispondere del contenuto dei video intimi, protetti da password, trovati nel computer di casa. La perizia ha escluso tracce di visualizzazione di questi file.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm
Chiara Poggi.

L’ossessione di Sempio per una ragazza: «Non era Chiara»

Negli ultimi giorni sono emerse dei post scritti da Sempio su un forum online, all’epoca dell’omicidio, in cui il nuovo indagato per il delitto di Garlasco raccontava di essere ossessionato da una ragazza: la donna in questione, hanno precisato i suoi legali, non era però Chiara Poggi, bensì una «barista di una birreria». Denunciando uno «strumentale tentativo di mostrizzazione nell’imminenza dell’interrogatorio», l’avvocato Cataliotti ha spiegato che quel forum «ospitava dei post di ragazzi timidi, introversi e con difficoltà nell’approcciarsi al rapporto con ragazze», che online cercavano solo consigli da «’maestri’ che potessero insegnare a vivere i rapporti interpersonali o comunque di seduzione».

Flotilla, la procura di Roma indaga per sequestro di persona

La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona in relazione all’abbordaggio da parte delle autorità israeliane delle 22 barche della Global Sumud Flotilla avvenuto la notte del 29 aprile al largo di Creta in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso greca, a oltre 600 miglia nautiche dalle coste di Gaza. All’attenzione dei pm di piazzale Clodio sono arrivate tre esposti tra cui due che riguardano la posizione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek, attualmente detenuti in carcere in Israele, che sono stati prelevati mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra

Sono stati individuati dai carabinieri e denunciati per lesioni e percosse quattro militanti di estrema destra ritenuti responsabili di aver aggredito un 33enne sorpreso a staccare a Milano alcuni manifesti riguardanti la commemorazione del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra
Saluti romani al termine del corteo dell’ultradestra milanese per Ramelli (Ansa).

L’aggressione si è verificata nella zona di via Aselli, dove era prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. L’uomo colpito con calci e pugni era stato poi trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi. «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere», aveva commentato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»

La Procura di Pavia ha invitato Andrea Sempio per un interrogatorio il 6 maggio. Nell’atto l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi compare come l’unico autore del delitto, aggravato «dalle sevizie e dai futili motivi». Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Il movente: il rifiuto della vittima a un approccio sessuale

Dell’invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini si ricavano i due elementi nuovi a carico di Sempio: il movente e la dinamica dell’omicidio. L’indagato, secondo la Procura, avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi (Sempio era amico di Marco, fratello di Chiara). Da qui l’aggravante dei futili motivi, «riconducibili all’odio per la vittima» per quel “no”. Per quanto riguarda le sevizie, il presunto assassino avrebbe infierito oltre quanto stabilito dalle vecchie sentenze.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»
Combo con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (Ansa).

La nuova ricostruzione del delitto: cosa sarebbe successo

Questa la ricostruzione: «Dopo una iniziale colluttazione» Sempio «colpiva reiteratamente» Chiara Poggi «con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» della villetta e, dopo che la vittima aveva provato a «reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi». A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».

Per Stasi l’aggravante delle sevizie era stata esclusa

Per Stasi era stata invece esclusa l’aggravante delle sevizie: la sentenza nei suoi confronti è passata in giudicato e per ribaltarla sarebbe necessario un processo di revisione. Le due aggravanti determinerebbero nell’ergastolo la pena massima in caso di processo ed eventuale condanna. Sempio è atteso il 6 maggio alle 10 nell’ufficio del procuratore aggiunto Stefano Civardi per l’interrogatorio. Il 20 maggio 2025 non si era presentato sfruttando un vizio formale della notifica.

Crans-Montana, l’Italia si costituisce parte civile

«La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Perché l’Italia si è costituita parte civile

La decisione «è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Per quanto riguarda le responsabilità del rogo e quindi della strage avvenuta nella notte di Capodanno nella località sciistica svizzera, «il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili». Il Governo italiano, prosegue la nota, «continuerà ad assicurare il massimo impegno nel monitorare ogni fase del procedimento giudiziario in Svizzera, garantendo un’informazione costante e trasparente sulle proprie iniziative e confermando il pieno e ininterrotto supporto alle famiglie delle vittime e ai feriti», affinché «sia fatta piena luce sulle responsabilità e sia resa giustizia per il grave danno subito dalla comunità nazionale».

Milano, 33enne aggredito per aver strappato i manifesti per Ramelli

Un uomo di 33 anni è stato aggredito per aver strappato alcuni manifesti dedicati a Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della gioventù di cui il 29 aprile si commemora la morte per mano di esponenti di Avanguardia operaia. È accaduto nella zona di via Aselli a Milano, dove in serata è prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. Secondo una prima ricostruzione, il trentatreenne è stato avvicinato da alcune persone, probabilmente militanti di estrema destra, che lo avrebbero colpito con calci e pugni, per poi allontanarsi in auto. L’uomo è stato trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi.

De Corato: «Se l’è cercata»

«Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… non aggiungo altro». Così il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha commentato la vicenda. «È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere. Uno che va a strappare i manifesti di Sergio Ramelli il giorno che è morto, insomma…». «Se questo è avvenuto e il responsabile è uno di destra ovviamente è da condannare tanto quanto fosse stato uno di sinistra», ha aggiunto l’assessore regionale ed esponente di Fratelli d’Italia Romano La Russa. «Siamo contrari a ogni forma di violenza politica da sempre. Se c’è una responsabilità di qualche elemento di destra, come diceva Almirante pena di morte per i terroristi di sinistra, doppia pena di morte per i terroristi di destra».

Stalking all’ex compagna, arrestato il comico Massimo Bagnato

Il comico Massimo Bagnato, apparso in programmi come Zelig, Quelli che il calcio e LOL, è stato arrestato a Roma con l’accusa di stalking ai danni della sua ex compagna. Fermato dai carabinieri sotto casa della donna in zona Balduina mentre «stava dando in escandescenze, inveiva e scalciava», riporta Il Messaggero: Bagnato voleva insistentemente parlare con l’ex, nonostante la sua contrarietà.

Disposto il divieto di avvicinamento alla donna

Bagnato è stato fermato la sera del 27 aprile. Il giorno successivo, nel processo per direttissima, è stato convalidato il fermo ma ha escluso il carcere, disponendo nei confronti del comico il divieto di avvicinamento alla vittima. Bagnato, da parte sua, ha provato a difendersi «ammettendo di averla aspettata in alcune occasioni sotto casa o fuori dalla palestra che di solito la ex frequenta, ma sempre con educazione e solo per chiedere spiegazioni sulla rottura del loro rapporto».

L’ex ha sporto una querela molto dettagliata

La relazione tra i due è durata circa 10 anni, poi la rottura arrivata a inizio aprile. Ma lui avrebbe continuato a contattarla sia su WhatsApp, nonostante fosse stato bloccato, che di persona «La vittima ha sporto una querela molto dettagliata» nella quale ha ripercorso i «diversi episodi» nei quali Bagnato «l’avrebbe avvicinata dopo che la stessa aveva deciso di porre fine alla relazione sentimentale», si legge sul Messaggero. Comportamenti, questi, «che le avrebbero procurato ansia e timore, facendole cambiare alcune delle sue abitudini di vita».

Spari a Roma per il 25 aprile: fermato un ventenne

Svolta nelle indagini sull’aggressione a colpi di pistola ad aria compressa esplosi contro una coppia di sessantenni militanti di Sinistra Italiana al parco Schuster di Roma alla fine del corteo del 25 aprile. È stato fermato un 21enne appartenente alla Comunità ebraica che, stando al Corriere della sera, avrebbe ammesso le proprie responsabilità dicendo di fare parte della Brigata ebraica. Decisivi per la sua identificazione i video delle telecamere della zona. Il ventenne a bordo di uno scooter con casco integrale aveva sparato almeno tre colpi contro i due manifestanti – Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano – con al collo il fazzoletto dell’Anpi, ferendoli in modo lieve.