Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma e posto ai domiciliari: al giornalista e leader del Popolo della Famiglia vengono contestati i reati di evasione fiscale e truffa. La misura è stata eseguita dalla Guardia di Finanza. Oggetto dell’indagine dei pm capitolini la cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Le promesse, scrive Repubblica che ha anticipato la notizia, «per diversi partecipanti non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite». Le prime denunce sono arrivate proprio da alcuni di loro: il meccanismo delle scommesse sportive collettive era già stato oggetto di diversi servizi de Le Iene. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro.
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).
Il gip di Roma: «Adinolfi pronto a nuove truffe»
Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico di Adinolfi, il gip di Roma Giulia Arcieri ha evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». È infatti emerso come, «dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa “Scommessa collettiva”, di recente» il leader del Popolo della Famiglia «abbia creato l’ulteriore iniziativa “Cristo Regna” ed abbia raccolto già oltre 3 milioni euro: iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime».
Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, attività che sarebbero state condotte in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. Coinvolte altre cinque persone, effettuate decine di perquisizioni.
Chi è il principale indagato
Il principale indagato è un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dei Carabinieri. Secondo quanto emerso, l’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, indagati a vario titolo per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Tra gli episodi contestati ce n’è anche uno particolarmente delicato: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo personale operativo che lavorava su dossier sensibili.
Grazie al lavoro della Procura di Roma, del comparto intelligence e dei Ros oggi lo Stato Italiano rende evidente a tutti quale sia il reale atteggiamento della Russia nei nostri confronti. Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra…
«Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza», ha scritto su X Guido Crosetto, ministro della Difesa. «È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante».
Il faccendiere Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci, per il quale nei giorni scorsi sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. L’ipotesi è che Lavitola sia il mandante, in concorso con un’altra persona. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari. Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
Chi è il faccendiere Valter Lavitola
Nato a Salerno, Lavitola ha da poco compiuto 60 anni e ha un passato da editore e giornalista. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti!, sorta col sostegno politico di alcuni ex esponenti dell’allora Partito Socialista Italiano (in cui aveva militato) finiti nel centro-destra: nel 2010 il giornale pubblicò il documento sulla casa di Monte Carlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. A proposito di politica, visti anche gli ottimi rapporti che aveva all’epoca con Silvio Berlusconi, si candidò alle Europee del 2004 con Forza Italia: ottenne 54 mila preferenze, senza essere però eletto. In passato Lavitola è stato coinvolto in varie indagini giudiziarie, accumulando diverse condanne e periodi di detenzione. Indagato dal 2011 per tentata estorsione ai danni di Berlusconi insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini per il caso delle escort pugliesi e oggetto di un mandato di arresto, rientrò in Italia nel 2012 dopo otto mesi di latitanza all’estero, finendo in carcere.
Valter Lavitola nel 2012 al rientro in Italia dopo la latitanza (Imagoeconomica).
Successivamente fu condannato a 2 anni 8 mesi. A dicembre del 2013 un nuovo arresto, stavolta per tentata estorsione a Impregilo (oggi Webuild), tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria: al centro dell’inchiesta alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama. In questo caso Lavitola ricevette una pena di 3 anni. Nell’ambito della sua carriera da editore è stato inoltre condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per l’appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nello stesso anno arrivò anche la condanna a 3 anni per concorso in corruzione in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“, in cui era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Una volta uscito dal carcere, Lavitola si è rifatto una vita nel settore della ristorazione, aprendo un ristorante a Roma, nel quartiere Monteverde. E proprio qui, nel 2023, fu fotografato assieme a Ranucci.
Indagato anche un dipendente del ristorante
A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Assieme al faccendiere è indagato anche il cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes, che avrebbe svolto la funzione di intermediario con i presunti esecutori materiali dell’attentato (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis). L’uomo dal 2017 risulta dipendente della società di Lavitola che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’ e subito dopo l’attentato è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. Non sono questi gli unici elementi indiziari: particolare rilievo assumono infatti anche le conversazioni intercettate tra Gomes e la compagna, dalle quali emergerebbe come l’eventuale rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola (Ansa).
La sorpresa di Ranucci: «È un amico»
«Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Maurizio Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha dichiarato Ranucci, esprimendo sorpresa per le indagini a carico di Lavitola: «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».
Perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli. Ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del club pugliese e bancarotta fraudolenta, connessi alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l’insolvenza della medesima società sportiva. Risultano indagati Aurelio De Laurentiis, proprietario e presidente del Napoli, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le indagini delle Fiamme Gialle si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari, da tempo in una situazione di perdita sistemica: tra il 2019 e il 2025, il club biancorosso aveva accumulato un buco di 30 milioni di euro. E la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto per risanare i conti. Il Napoli e il Bari sono controllate dalla Filmauro, azienda della famiglia De Laurentiis.
Aurelio e Luigi De Laurentiis (Imagoeconomica).
Sotto la lente d’ingrandimento la cessione di Caprile al Napoli
Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, il trasferimento di un calciatore da una squadra all’altra: il portiere Elia Caprile, oggi al Cagliari. Nel 2022 il Bari aveva acquistato il calciatore dal Leeds, riconoscendo al club inglese premi connessi all’eventuale valore di rivendita. Nell’estate del 2023 Caprile era stato poi ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino.
Elia Caprile (Ansa).
Due anni dopo, il portiere è stato poi ceduto al Cagliari per 8 milioni, somma interamente incassata dal Napoli con una plusvalenza di 7 milioni e di cui – secondo gli inquirenti – avrebbe dovuto beneficiare in parte anche il Bari, già in grave difficoltà finanziarie. Le perquisizioni della Finanza sono state estese anche a tre direttori sportivi delle due società – Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso per il Napoli, Ciro Polito per il Bari – e al procuratore di Caprile – Graziano Battistini – allo stato non indagati, intervenuti a vario titolo nella cessione del calciatore al Napoli.
Antonino Pizzolato, vincitore di due medaglie di bronzo alle Olimpiadi (negli 81 kg a Tokyo 2020 e negli 89 kg a Parigi 2024), è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per stupro di gruppo: era accusato di aver abusato sessualmente di una turista finlandese il 22 luglio 2022, in un residence a Trapani. Condannati alla stessa pena anche gli altri tre imputati: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. La Procura della città siciliana aveva chiesto 10 anni.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto ricostruito, Pizzolato e gli amici avevano conosciuto tre ragazze finlandesi in un locale sulla spiaggia. Due erano tornate in albergo a fine serata, mentre una aveva seguito il pesista nel residence dove alloggiava l’atleta, trovando però dentro l’appartamento anche il resto della comitiva. I quattro avrebbero a quel punto avuto con lei rapporti sessuali non consensuali: la violenza si sarebbe poi interrotta quando la giovane, in lacrime, aveva chiesto di tornare al suo albergo. Nel 2018 Pizzolato era stato squalificato per 10 mesi dalla Federazione italiana pesistica (Fipe) per comportamenti intimidatori verso giovani atleti nel centro dell’Acqua Acetosa a Roma.
Citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione della registrazione della conversazione privata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La Procura di Roma contesta ai due il reato di interferenze illecite nella vita privata, in quanto Boccia «si era procurata indebitamente» la registrazione «avendo imposto» all’allora ministro della Cultura «di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro». L’audio, già reperibile in rete dopo Report, era stato poi pubblicato «sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito online della stessa».
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).
L’udienza predibattimentale si terrà il 3 dicembre
Boccia e Tarallo dovranno comparire nell’udienza predibattimentale davanti al Tribunale di Roma il 3 dicembre. Prima ancora, per ottobre, è fissato l’inizio del processo che vede imputata Boccia per stalking aggravato, interferenze illecite nella vita privata, lesioni e diffamazione, oltre che per false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi. «Sarebbe ora che terminasse questo accanimento giudiziario. Ad ogni modo siamo certi che verrà dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo», hanno dichiaratoi legali dell’imprenditrice.
Riunione d’urgenza a Palazzo Chigi dopo il furto di 80 fiale di fentanyl avvenuto nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con cui potrebbero essere confezionate – in teoria – fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito del farmaco ad alto potere analgesico, oggi una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino. Presenti a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio. Da Palazzo Chigi filtra forte allarme: attivati i Carabinieri del Nas per gli accertamenti del caso, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti.
La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, muratore di Altavilla Milicia, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di AltavillaMilicia di febbraio 2024 costata la vita alla moglie di Barreca, Antonella Salamone, e ai figli Kevin di 16 anni ed Emanuel di cinque. Le vittime furono seviziate e uccise durante un folle rito di purificazione dal demonio. Coinvolta anche Miriam, la figlia 17enne della coppia, processata separatamente. Condannata in primo grado a 12 anni e otto mesi, è stata assolta in Appello perché giudicata incapace e costretta a partecipare al rito sotto la minaccia di morte. La corte ha anche riconosciuto un risarcimento di un milione di euro per i familiari delle vittime.
La dinamica dell’accaduto
L’orrore venne alla luce nella notte dell’11 febbraio 2024, quando Barreca stesso chiamò il 112 ammettendo: «Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi». I carabinieri scoprirono i corpi senza vita dei due ragazzini e trovarono Miriam in stato di shock. I resti parzialmente carbonizzati della madre furono trovati ore dopo in una buca in giardino. Secondo la sequenza del massacro delineata dalla figlia 17enne, la donna fu uccisa per prima, il 9 febbraio, e i figli vennero in seguito strangolati con delle catene.
Perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto a carico di Stefano Bandecchi, sindaco del capoluogo umbro e della relativa Provincia, dell’imprenditore Roberto Biagioli e di un funzionario provinciale. Ipotizzati i reati di corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: le perquisizioni avvengono nel contesto di un’indagine riguardante un appalto per la manutenzione stradale e la compravendita dell’Orvietana Calcio.
L’affidamento dei lavori e la vendita dell’Orvietana
Nello specifico, le perquisizioni di cui sono stati oggetto il fondatore di Alternativa Popolare e le altre due persone riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale n. 12-Bagnorese, che era stata interessata da una frana. I lavori sono stati concessi dalla Provincia di Terni in affidamento diretto al Gruppo Biagioli perché l’importo (150 mila euro) è inferiore alla soglia oltre la quale il codice degli appalti impone lo svolgimento di una gara.
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).
A distanza di quattro giorni dall’affidamento dell’appalto, Biagioli ha ceduto l’Orvietana Calcio a Unicusano (dunque a Bandecchi). Una circostanza ritenuta sospetta, considerata anche la tempistica. L’ipotesi è che, in sostanza, la ditta di Biagioli abbia ottenuto i lavori in cambio della cessione della società calcistica a Bandecchi: l’Orvietana è stata poi fusa con Ternana Futsal per la creazione della Nuova Ternana 1925, club che chiederà alla Figc l’iscrizione al campionato di Serie D.
Bandecchi è già a processo per evasione fiscale
Nuovi guai quindi per Bandecchi, già a processo a Roma per evasione fiscale in quanto accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro.
La Corte dei conti della Lombardia ha assolto Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca, tre funzionari del Comune di Milano imputati in uno dei processi sull’urbanistica. Impiegati allo sportello edilizia, erano accusati di danno all’erario per aver autorizzato la costruzione dei due grattacieli residenziali Park Towers tramite una procedura che qualificava l’intervento come il rifacimento di due magazzini preesistenti.
L’accusa aveva quantificato in 312 mila euro il danno erariale
Le Park Towers, tra i primi edifici a finire sotto inchiesta, sono due torri alte 81 e 59 metri: ospitano 113 appartamenti e, affacciati sul Parco Lambro, sorgono nel quartiere di Crescenzago, nordest della città. Il complesso, realizzato dalla società immobiliare Bluestone, comprende anche un terzo edificio più basso, di due piani. L’accusa sosteneva che il mancato utilizzo delle procedure previste in caso di nuove costruzioni avesse causato un danno erariale di 312 mila euro per la casse di Palazzo Marino, dovuto al mancato incasso degli oneri di urbanizzazione, ovvero i contributi economici che i costruttori devono pagare a ogni Comune per compensare l’impatto che i nuovi edifici hanno sul contesto urbano.
I tre funzionari rimangono impitati in un altro processo per le Park Towers
Barone, Rosata e De Luca restano rimangono imputati in un altro processo sempre riguardante le Park Towers, dove sono accusati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso con l’imprenditore immobiliare Andrea Bezziccheri, il progettista Sergio Francesco Maria Asti e Roberto Verderio, rappresentante legale di una delle aziende coinvolte. A metà giugno il primo dei processi penali sull’urbanistica a Milano, riguardante un altro palazzo autorizzato con procedure simili, si è concluso con l’assoluzione in primo grado di tutti gli imputati.
Non bastavano le critiche per la simulazione contro la Juventus e l’espulsione contro la Bosnia, con conseguente Mondiale svanito. Continua l’annus horribilis del difensore interista Alessandro Bastoni, indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta sulle escort. Il calciatore della Nazionale ha ricevuto ieri l’avviso di garanzia e verrà interrogato a breve. Cosa sappiamo.
Di cosa è accusato Bastoni
L’ipotesi di reato contestata a Bastoni riguarda un presunto incontro avvenuto a luglio del 2020 con una ragazza che, all’epoca dei fatti, aveva 17 anni e 8 mesi. Il calciatore è indagato in concorso con Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, i titolari dell’agenzia (da aprile ai domiciliari), e con Alessio Salomone, factotum dell’agenzia Ma.De che organizzava pacchetti “all inclusive” per la Milano dei vip.
Alessandro Bastoni (Ansa).
La ricostruzione dei fatti
Secondo le ricostruzioni, la minorenne avrebbe trascorso a casa di Bastoni una notte di sesso a pagamento, organizzata appunto da Salomone. Stando a quanto emerso da una chat tra il calciatore e il tuttofare dell’agenzia delle escort, prima ci sarebbe stata una cena con altre persone a Cinisello Balsamo (dove aveva sede la Ma.De). Poi la serata sarebbe terminata nell’appartamento del calciatore. Il giorno successivo, Salamone avrebbe poi contattato Bastoni per chiedere come fosse andata. La risposta: «Tutto ok leone». In precedenza, sempre in chat, Salomone avrebbe comunicato al giocatore la disponibilità della ragazza a fare sesso, purché la riportasse a casa la mattina dopo. In un’altra conversazione, invece, i due parlando di una cena a base di sushi.
Chi ha già testimoniato e chi lo farà
Presto verranno sentiti – solo come testimoni – altri calciatori: Daniel Maldini, Riccardo Calafiori e Kevin Bonifazi. I nomi dei tre compaiono in numerose conversazioni, di cui bisognerà chiarire la natura. La ragazza coinvolta sarebbe già sentita come testimone e avrebbe ridimensionato i fatti, confermando di essere stata a casa di Bastoni, ma negando di aver avuto un rapporto sessuale con lui. Altre donne del giro hanno messo a verbale di essere andate con dei giocatori, ma non per soldi.
Alessandro Bastoni (Ansa).
Quando sarà sentito Bastoni
Bastoni sarà sentito dagli inquirenti venerdì 3 luglio. «Non so se parleremo, è una convocazione al buio. Il mio assistito è molto scosso. Posso escludere che abbia mai avuto rapporti a pagamento, tantomeno con minorenni», ha dichiarato il legale del calciatore. Dal punto di vista sportivo Bastoni non rischia nulla, visto che i presunti fatti sarebbero stati compiuti in un contesto lontano dal calcio. Il procuratore federale Giuseppe Chinè chiederà comunque gli atti alla Procura di Milano.
Quattro persone sono state arrestate per l’attentato dinamitardocontro il giornalista Sigrfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia (Roma), quando un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del conduttore di Report, provocando la distruzione delle sue due autovetture parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale.
Indagini in corso per individuare i mandanti
Tre le persone finite in carcere, mentre una ai domiciliari: sono gravemente indiziate, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Il commando avrebbe agito su mandato di terze persone, allo stato non identificate, come “favore” e dietro compenso economico: le indagini proseguono per svelare l’identità dei mandanti.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
I mandanti, appunto, si sono adoperati per garantire supporto per tutelare gli esecutori materiali dell’attentato esecutori fornendo fondi, schede telefoniche, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero. Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti.
Sono ancora in corso le ricerche di Luigi Cavallari, il marito della ministra Eugenia Roccella, disperso da sabato 27 giugno 2026 nel lago di Vico, in provincia di Viterbo. Le operazioni, condotte da squadre di sommozzatori di Napoli, Firenze e La Spezia, sono particolarmente complicate dalla presenza di fango, alghe e melma sul fondo del lago. Nemmeno «Gov 20», l’ecoscandaglio che serve a individuare fonti di calore e monitorare il fondale per trovare oggetti o persone, è servito. «Si tratta di una ricerca particolarmente complessa per lo scenario. La visibilità è molto bassa già a pelo dell’acqua, quindi più si scende più si riduce ed è prossima allo zero», ha detto il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo.
Cos’è successo
Dalle prime ricostruzioni è emerso che l’uomo si trovava su una piccola barca insieme alla moglie quando si è tuffato per rinfrescarsi. Dopo essere riemerso per qualche istante, avrebbe detto di non sentirsi bene. Ma l’imbarcazione, che non era ancorata, si è allontanata e chi era a bordo non è riuscito a raggiungerlo in tempo. A lanciare l’allarme è stata la stessa Roccella che, dopo essere stata portata a riva, è stata accompagnata nella sua casa sua in provincia di Viterbo.
Andrà agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne albanese che era alla guida del suv inseguito in motocicletta dal vigile Francesco Imprezzabile, morto poi in seguito a una caduta. La misura, che era stata chiesta dalla pm Francesca Crupi al posto della custodia in carcere, è stata decisa per fuga pericolosa e per morte come conseguenza di altro reato e concessa in virtù dell’ammissione delle proprie responsabilità da parte dell’indagato (che aveva forzato un posto di blocco) e dell’arrivo dall’Albania della madre e della sorella.
Si è costituito in carcere Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Rigettando i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza dell’appello ter, nella serata del 25 giugno la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Moretti per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.
Moretti potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari
I giudici della Quarta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste della procura generale della Suprema Corte hanno inoltre confermato le condanne anche per altri 10 imputati tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto a schiena dritta, spero che non sia per troppo tempo. Per i manager è un precedente pericoloso», ha dichiarato Moretti. Vista l’età (ha 72 anni), potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari.
I giudici della prima corte penale di Cassazione hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dall’avvocato difensore di Alessia Pifferi, rendendo pertanto definitiva la condanna a 24 anni inflitta nel processo di appello alla donna, che nel 2022 lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni.
La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo
La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo, portando la condanna a 24 anni. Pifferi – tramite il suo legale – aveva fatto ricorso puntando a «una diversa quantificazione della pena e a una diversa qualificazione giuridica del fatto, ossia la morte in conseguenza di abbandono del minore». La procura generale di Milano chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche, sostenendo che «le condizioni psichiche dell’imputata non hanno minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere», dunque per una pena più severa.
Le forze dell’ordine hanno ritrovato il suv Audi Q7 che non si è fermato al posto di blocco alla periferia di Milano portando al suo inseguimento da parte di un agente della polizia locale che è morto durante la corsa. La vettura – a noleggio, la targa sembra fosse clonata – è stata rintracciata, abbandonata per strada, a Pioltello, a una decina di chilometri dal luogo dell’incidente. Partendo dal contratto di noleggio si è arrivati al presunto pirata della strada, un uomo di origini albanesi che è stato rintracciato insieme con un connazionale in provincia di Monza e Brianza. La procura, che non ha emesso provvedimenti di fermo nei confronti dei due uomini a bordo, sembra aver escluso che ci possa essere stato un contatto tra la moto su cui viaggiava l’agente e il suv.
Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale di Milano, è morto in uno schianto a Linate mentre inseguiva in moto un’auto che non si è fermata ad un posto di blocco nella zona di Ponte Lambro, nella periferia della città. Aveva 39 anni. Da valutare se l’agente abbia perso l’equilibrio da solo oppure per uno speronamento.
L’ipotesi dello speronamento è al momento la più remota
Secondo le ricostruzioni, l’inseguimento è iniziato verso le 21:30 di ieri sera, quando un’automobile – un’Audi Q7 – non si è fermata ad un posto di blocco. A quel punto l’agente Francesco Imprezzabile è partito all’inseguimento del veicolo sulla sua motocicletta, di cui avrebbe perso il controllo cadendo a terra. L’incidente è avvenuto in via Milano, strada di campagna che costeggia la pista dell’aeroporto di Linate. Sono in corso le indagini per ricostruire la dinamica e per rintracciare il conducente della vettura. L’ipotesi dello speronamento appare al momento la più remota, vista la mancanza di segni evidenti sulla carrozzeria della moto, non è stata scartata dagli investigatori. Tuttavia al momento viene privilegiata la pista della perdita di controllo del mezzo da parte di Imprezzabile.
Imprezzabile, originario di Mazara del Vallo, era molto attivo sui social. In un post recente spiegava il senso del suo mestiere: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere. Solo quando fai questo con il cuore puoi dare il meglio di te stesso».
I giudici della prima sezione penale della Corte di Appello di Roma hanno ribadito la sentenza emessa a giugno del 2025 dal giudice monocratico, confermando la condanna a 10 mesi – con pena sospesa – per Enrico Varriale, imputato per stalking e lesioninei confronti di una ex. Questa è solo una delle due vicende giudiziarie – dai contorni simili – che vedono al centro l’ex giornalista di Rai Sport. A dicembre 2025 Varriale è stato condannato in primo grado a sette mesi, sempre con pena sospesa, per un altro caso che lo vede accusato di minacce e lesioni nei confronti di un’altra ex compagna.
Tramite i suoi legali, Margherita Agnelli ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati il figlio John Elkanne il commercialista Gianluca Ferrero e incentrato sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Si è trattata della prima udienza preliminare nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino.
John Elkann (Imagoeconomica).
Eredità Agnelli: di cosa è accusato Elkann assieme a Ferrero
Elkann e Ferrero sono accusati dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, in relazione alle dichiarazioni fiscali di Caracciolo (nonna del ceo di Exor), e di truffa aggravata ai danni dello Stato, con riferimento alla residenza della moglie dell’Avvocato, che gli inquirenti ritengono essere stata fittiziamente dichiarata in Svizzera, anziché che in Italia dove invece viveva. L’inchiesta è partita da un esposto della stessa Margherita sul domicilio della madre, che dal suo punto di vista metterebbe in discussione gli accordi sull’eredità.
L’avvocato di Elkann: «È diventata miliardaria ed è scappata»
L’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale di Elkann, ha detto che «c’è poco di morale» nella richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio nel procedimento penale in corso a Torino. Siniscalchi ha poi aggiunto: «È diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre, lasciando al figlio l’onere di portarlo avanti con dei risultati molto lusinghieri». I gup ha fissato la prossima udienza l’11 settembre.