Evolution Group, tech company attiva nell’editoria digitale, advertising e tecnologie per publisher, lancia Sequel, nuova società di consulenza strategica e operativa guidata da Marco Micheli nel ruolo di general manager. L’obiettivo è quello di integrare strategia, comunicazione, tecnologia ed esecuzione in un unico modello di crescita per imprese, media, enti e istituzioni. In un contesto in cui competenze e strumenti sono frammentati, e le pmi mancano di una direzione strategica integrata, Sequel «offre una regia unica e si assume la responsabilità dei risultati». L’obiettivo della società è aumentare la visibilità e l’autorevolezza dei brand sui canali che oggi influenzano le decisioni degli utenti, dai motori di ricerca tradizionali ai grandi modelli linguistici basati sull’intelligenza artificiale, fino ai consumatori finali.
Piattaforme interne che monitorano in tempo reale la visibilità dei brand
Uno degli elementi distintivi di Sequel è rappresentato dallo sviluppo interno delle piattaforme tecnologiche che supportano tutte le attività della società. Gli strumenti proprietari consentono di monitorare in tempo reale la visibilità dei brand sia sui motori di ricerca tradizionali sia sui sistemi generativi basati sull’intelligenza artificiale, individuando criticità e opportunità di crescita.
«In Ancona», come dicono nelle Marche, è stata organizzata la presentazione dei palinsesti della Rai, il 3 luglio. Il sindaco Daniele Silvetti ha esultato, dicendo che «sarà un momento straordinario per mostrare la bellezza e le eccellenze architettoniche e ambientali della città, anche in qualità di Capitale italiana della Cultura 2028. E di una Regione che finalmente è protagonista sulla scena nazionale e internazionale». Sono attese «migliaia di persone e centinaia di vip», dicono in città: già, ma qual è il vero motivo della scelta di Ancona? Alla Rai, in via Alessandro Severo, ossia la nuova sede romana che ha preso il posto (tra i mugugni) di quella storica di viale Mazzini, per spiegare tutto spifferano solo un nome e un cognome: Roberto Sergio. Ancona, di fatto, è molto più vicina a San Marino che a Roma, e Sergio, che è dg della Rai e della tivù di San Marino (il suo “giocattolo” che si atteggia da grande broadcaster), sta lavorando tantissimo in terra sanmarinese. «Sforzi titanici», si commenta scherzando sulla realtà della “Repubblica del Titano”, cioè il monte che caratterizza la nazione estera circondata dal territorio italiano. Nei corridoi qualcuno esagera, sussurrando che se Leone XIV si presenterà la mattinata di sabato 22 agosto nella Repubblica di San Marino, nell’ambito della visita nella Diocesi di Rimini e al Meeting, 15 anni dopo l’ultimo Pontefice, «il merito è tutto di Sergio». Tra l’altro nel 2026 cade il centesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra San Marino e la Santa Sede. Insomma, il democristianissimo Sergio sarebbe stato fondamentale per far riuscire l’operazione. A questo punto, magari proprio «in Ancona», alla fine della presentazione dei palinsesti, potrebbe esserci la comunicazione dell’addio alla Rai romana da parte di Sergio, intenzionato a blindarsi a San Marino. Anche perché il posto di direttore generale di Sergio, a Roma, serve a Simona Agnes, che da anni lotta inutilmente per conquistare quella presidenza che il consigliere anziano Antonio Marano, “l’architetto”, non ci pensa proprio a mollare. Poi mettiamo nel calderone anche che i rapporti tra Sergio e Marano sono tesissimi, e non da oggi…
Al giornale a lavorare? Meglio andare in giro per convegni
«Dove sono i capi del giornale? In giro per convegni», dicono al Corriere della Sera. In effetti l’attività di moderatore è diventata protagonista, per i corrieristi, che sono ricercatissimi da aziende e gruppi di ogni tipo per partecipare a congressi e incontri. Per esempio, cos’è successo a Roma nella giornata di martedì 16 giugno? Primo evento, all’Auditorium Parco della Musica, “Healthcare & Pharma Talk – Sistema Salute”, con la condirettrice del quotidiano Fiorenza Sarzanini che ha guidato il dibattito e condotto l’intervista di apertura con il ministro della Salute Orazio Schillaci. E c’erano pure, sempre per il Corriere, Antonella Baccaro e Monica Guerzoni. Qualche ora dopo, alla Casina Valadier, ecco Federico Fubini, per “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide, opportunità”, convegno promosso da Motus-E «per fare il punto sullo scenario che il settore automobilistico sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni». Poi all’Abi, nelle Scuderie di Palazzo Altieri, tocca al vicedirettore Daniele Manca, per l’assemblea Feduf, incentrata sui nuovi scenari e l’educazione finanziaria…
Bloomberg e Al Arabiya hanno diffuso il testo integrale del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che verrà firmato venerdì in Svizzera, nei pressi di Lucerna. La bozza diventata di dominio pubblico è stata subito “contestata” da Teheran, che ha evidenziato la presenza di «numerose inesattezze». Ecco – ad ogni modo – i 14 punti dell’accordo.
1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, assieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano con la firma del presente memorandum la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e di quelli successivi.
2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare reciprocamente sovranità e integrità territoriale e ad astenersi dall’interferire nei rispettivi affari interni.
3. Le due parti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile solo con il consenso di entrambe.
4. Immediatamente dopo la firma, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e a evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità. Il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie Forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.
5. A seguito della firma del presente memorandum, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.
6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.
7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.
8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale che confermerà le disposizioni del presente articolo.
9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un’intesa definitiva, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né accresceranno le proprie Forze nella regione.
10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.
11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica islamica dell’Iran vengano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.
12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’accordo finale.
13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.
14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Teheran: «La bozza pubblicata è inesatta»
Fonti del team negoziale di Teheran hanno fatto sapere che la bozza di memorandum d’intesa diventata di dominio pubblico «non è accurata e presenta numerose inesattezze», soprattutto sulla gestione dello stretto di Hormuz, dove l’Iran intenderebbe imporre pedaggi. Il testo del memorandum «sarà pubblicato dopo la firma, prevista per venerdì, come concordato da entrambe le parti».
L’assemblea di Aeroporto di Genova ha nominato il nuovo presidente e il nuovocda della società di gestione dello scalo genovese. Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, guiderà il Cristoforo Colombo su indicazione dei soci Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale (60 per cento) e Camera di Commercio di Genova (40 per cento). Il nuovo cda, che rimarrà in carica fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2026, è composto dai consiglieri Barbara Grasso e Alessandro Arvigo (indicati da Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale) e da Alessandro Cavo e Daniele Papone (indicati dalla Camera di Commercio di Genova).
Paroli: «Fase delicata e strategica»
«L’Autorità di sistema portuale ha ritenuto opportuno assumere direttamente la responsabilità della fase di accompagnamento della società aeroportuale verso il percorso di valorizzazione e dismissione delle quote pubbliche previsto dalla normativa vigente», ha dichiarato il nuovo presidente Paroli. «Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante per il futuro dell’Aeroporto di Genova, che coincide con l’avvio delle attività di due diligence finalizzate alla determinazione del valore della società e alla successiva individuazione, attraverso procedure trasparenti e di mercato, di un partner industriale in grado di sostenerne lo sviluppo. Questa fase è particolarmente delicata e strategica».
Nonostante alcune iniziali preoccupazioni riguardo alla posizione di Donald Trump, i leader del G7riuniti a Evian, in Francia, hanno concordato una dichiarazione congiunta in cui hanno sottolineato il loro «incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale», riaffermando la «solidarietà al popolo ucraino, le cui infrastrutture critiche e il cui patrimonio culturale sono sotto attacco.
Donald Trump e Emmanuel Macron (Ansa).
La dichiarazione congiunta dei leader del G7
«Lodiamo l’Ucraina per la sua resilienza e per i progressi compiuti in prima linea negli ultimi mesi e sottolineiamo che ora c’è un rinnovato slancio», si legge nella dichiarazione dei leader del G7. «Per sostenere e amplificare questo slancio, abbiamo concordato di aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, di sistemi e di intercettori ulteriori nonché di capacità a lungo raggio. Siamo inoltre pronti a concedere all’Ucraina licenze per aumentare la sua produzione militare». La dichiarazione prosegue: «Sottolineiamo l’importanza della resilienza energetica, sulla base delle esigenze e delle priorità definite dalle autorità di Kyiv. Abbiamo concordato di fornire ulteriore sostegno all’Ucraina per consentire al Paese di affrontare il prossimo inverno». E poi: «Ci impegniamo ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa. In questo contesto, rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle sui settori petrolifero e del gas. Riteniamo che questo sia il momento opportuno per procedere con ulteriori misure, poiché il presidente Trump ha raggiunto un accordo che sosteniamo per la riapertura dello stretto di Hormuz».
Banco Bpm starebbe valutando un’operazione su Bff Bank insieme ad Amco. Lo scrive Milano Finanza, spiegando che l’ipotesi allo studio prevederebbe una suddivisione delle attività della banca a lungo sotto ispezione di Bankitalia e in fase di revisione strategica sotto il nuovo ceo Giuseppe Sica. Banco Bpm rileverebbe la banca depositaria e i servizi di pagamento, mentre Amco (controllata dal Mef) acquisirebbe il business del factoring verso la pubblica amministrazione. Negli scorsi mesi Bff ha avviato contatti, grazie agli advisor Mediobanca e Morgan Stanley, per individuare un compratore.
Dopo la revoca annunciata da Donald Trump e confermata poi dalle autorità di Teheran, alcune petroliere iraniane hanno oltrepassato la zona di blocco navale dei porti iraniani imposta dagli Stati Uniti il 13 aprile: dopo più di due mesi la Repubblica Islamica sta dunque riprendendo le esportazioni. «Autorizzo pienamente la libera riapertura dello stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo la rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio torni a scorrere!», aveva scritto Trump su Truth.
Hanno superato la zona di blocco navale almeno tre navi
Come ha rilevato piattaforma di monitoraggio marittimo TankerTrackers, nella serata di ieri hanno oltrepassato il perimetro del blocco navale statunitense nel Golfo di Oman due superpetroliere appartenenti alla National Iranian Tanker Company (Nitc), la Diona e la Hero 2, trasportando un totale di 3,8 milioni di barili di petrolio greggio. A queste due imbarcazioni si è poi aggiunta una terza petroliera con un milione di barili di greggio. Una quarta nave, la Stream, si stava invece avvicinando al blocco dalla zona economica esclusiva del Pakistan, dove è rimasta per sette settimane in attesa di entrare in Iran.
Il Consiglio dei ministri ha stabilito che le carte d’identità cartacee non ancora scadute manterranno la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026, «per determinate finalità e nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi». Nelle more del rilascio della carta d’identità elettronica, i comuni potranno inoltre rilasciare un documento di identità provvisorio. Chi è in possesso di una vecchia carta di identità cartacea ancora valida potrà dunque utilizzarla come documento di riconoscimento anche oltre il 3 agosto.
È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, a lungo vicario per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano e presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007. Eminenza grigia della Chiesa, Ruini fu ordinato vescovo (nel 1983) e cardinale (otto anni dopo) da Giovanni Paolo II. Vicinissimo al suo successore Benedetto XVI, si era sempre schierato su posizioni fortemente conservatrici su temi come aborto e eutanasia.
Camillo Ruini e Silvio Berlusconi (Ansa).
Noto per l’amicizia con Silvio Berlusconi – anche se tra i due non mancarono momenti di tensione – in occasione di un’intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva elogiato Giorgia Meloni: «Il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale». E proprio la premier è stata tra i primi a omaggiare Ruini, per decenni la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.
Meloni: «Una delle menti più lucide della società italiana»
«Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana», ha dichiarato Meloni: «Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti. È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti».
Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il Suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che… pic.twitter.com/JBb0bgcJyp
La Russa: «Appassionato difensore della testimonianza cristiana»
Così Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche». Queste le parole di Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano».
Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai…
Salvini: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani»
Antonio Tajiani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia, ha ricordato Ruini come «una figura autorevole della Chiesa» e uno «strenuo difensore dei valori tradizionali». Così Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, vicepremier e segretario della Lega: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza».
Prodi: «La nostra amicizia era autentica e profonda»
Tra gli Anni 90 e Duemila, Ruini fu interlocutore dei due principali soggetti politici dell’epoca: Berlusconi e Romano Prodi. Gelidi i rapporti col secondo durante la sua permanenza a Palazzo Chigi. Eppure tra i due c’era un legame profondo e storico, nato in Emilia e culminato con la celebrazione del matrimonio di Prodi nel 1967. Ma il legame si incrinò a causa di un muro contro muro politico su temi etici e sociali, come la fecondazione medicalmente assistita, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e i Patti di Solidarietà (Pacs) per le coppie di fatto.
Camillo Ruini e Romano Prodi (Ansa).
Questo il messaggio di Prodi: «Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell’evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l’omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell’antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato».
Zuppi: «Ha servito con passione pastorale e profondo senso ecclesiale»
Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei: «Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura. In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale». Questo il ricordo di Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma: «Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, Ruini ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale “Veritas liberabit nos”».
Addio a Carlo Ginzburg, grande storico e teorico della microstoria, morto all’età di 87 anni. Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice NataliaGinzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue.
L’esordio con I benandanti
Nato a Torino nel 1939, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa in cui si era formato, negli Anni 60 scoprì un culto pagano diffuso in Friuli nel 500 e nel 600, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. Così intitolò il suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.
Ha scritto anche un saggio per la Storia d’Italia della Einaudi
Con Il formaggio e i vermi (1976) prese invece in esame le vicende di un mugnaio friulano del XVI secolo, Menocchio, per due volte sottoposto a processo da parte dell’inquisizione romana, una prima volta condannato al carcere a vita (fu poi liberato con un atto di clemenza per le cattive condizioni di salute e per la precaria situazione economica della sua famiglia) e in seguito arso al rogo come relapso e pertinace. In virtù dell’esperienza maturata nel campo della ricerca relativa alla storia delle mentalità, condotta generalmente mediante l’analisi di figure apparentemente poco importanti e marginali, ma giudicate emblematiche di orientamenti in realtà ampiamente diffusi, è stato invitato a scrivere il saggio Folklore, magia, religione per il primo volume della Storia d’Italia della Einaudi (I caratteri originali). Negli Anni 80 ha anche diretto, con Giovanni Levi, la collana Microstorie della Einaudi. In altri libri, pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si è concentrato sulla storia del pensiero politico, su questioni di metodo storico e sulla relazione tra verità e menzogna.
La Calabria. È lì che Claudio Lotito starebbe spostando il suo baricentro politico, dopo aver capito che il terreno sotto i piedi, tra Roma e il Molise, all’interno di Forza Italia non è più quello di una volta. Anche se di fronte si era trovato un italo-americano di origine calabrese molto più credibile di lui: Matt Rizzetta. Un osso duro che però pare essere stato sconfitto. Diavolo di un Lotito.
Nella terra di Occhiuto per continuare a contare
Il patron della Lazio, pesantemente contestato da una tifoseria senza ormai più distinzione tra curva, tribuna e distinti, avrebbe individuato nella Regione guidata da Roberto Occhiuto il nuovo approdo per continuare a contare dentro e fuori il parlamento.
Antonio Tajani e Roberto Occhiuto (Imagoeconomica).
Non è un mistero che nel suo storico bacino elettorale qualcosa si sia inceppato. A prendere le distanze non sarebbero soltanto gli elettori. Lotito alle elezioni politiche del 2022 è stato eletto al Senato nel collegio uninominale Molise – 01 (Campobasso) grazie al 42,9 per cento dei voti, ma ora si racconta di un raffreddamento con il governatore Francesco Roberti e soprattutto con il vero ras elettorale del territorio, l’europarlamentare della Lega Aldo Patriciello. Segnali che, per chi conosce la politica del Sud, equivalgono all’accensione di una spia rossa.
A Tajani ormai produce più problemi che consenso
Ma le crepe più rumorose arrivano da Forza Italia. Antonio Tajani non avrebbe alcuna voglia di caricarsi sulle spalle il peso politico di un dirigente che ormai produce più problemi che consenso. Un sentimento che ricorda molto da vicino quello dei tifosi biancocelesti, convinti di essere stati traditi da una gestione considerata senza ambizione e sempre più distante dalla storia del club.
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).
Contro la gestione della Lazio da parte di Lotito sono arrivate prese di posizione persino da Palazzo Chigi, visto che la petizione online lanciata per convincere il presidente a farsi da parte è stata firmata pure da Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa e uomo di fiducia di Giorgia Meloni.
Giorgia Meloni con Fabrizio Alfano (foto Ansa).
Una protesta che non è più solo contestazione calcistica
E così la protesta è diventata qualcosa di più di una contestazione calcistica. C’è chi annuncia il mancato rinnovo dell’abbonamento, chi promette di disertare lo stadio (in realtà già rimasto vuoto per gran parte della stagione 2025-26) e chi è pronto a trasformare il malcontento sportivo in una scelta politica contro Forza Italia. Come del resto è accaduto già nella campagna elettorale per il referendum (perso dal centrodestra) sulla giustizia: «Il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito, senatore del vostro partito», recitava per esempio uno striscione esposto sotto la sede di Forza Italia, nel centro di Roma.
La protesta “politica” dei tifosi della Lazio contro Lotito.
Per non parlare dei manifesti appesi in giro per la Capitale con un messaggio per il partito di Tajani: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto!”. Boicottaggi sui quali, tra l’altro, ha acceso un faro la procura, che vuole fare distinzione tra una protesta legittima e le minacce volte a fargli cedere il club (già a dicembre 2025 c’erano stati cinque indagati, accusati di concorso di tentata estorsione e manipolazione del mercato).
Manifesti contro Lotito.
Quel ponte politico-sportivo verso un’altra Regione…
Ecco allora la mossa del cavallo. Un filo conduttore che tiene assieme Occhiuto, la Calabria, il calabrese Rino Gattuso e soprattutto la Reggina. Troppi tasselli per essere soltanto una coincidenza. Dietro la scelta di ingaggiare l’ex ct della Nazionale per la panchina biancoceleste molti leggono il tentativo di costruire un ponte politico-sportivo verso una Regione che potrebbe diventare decisiva per il futuro di Lotito.
Rino Gattuso (Ansa).
Una decisione che, peraltro, non sembra aver acceso particolari entusiasmi (eufemismo) tra i tifosi laziali, sempre più convinti che il problema non sia tanto il nome dell’allenatore (reduce comunque dal clamoroso flop dell’Italia ai playoff contro la Bosnia per il Mondiale 2026) quanto quello del proprietario.
Ma la partita vera si chiama Reggina. Una squadra di Serie D molto più importante della categoria in cui gioca. Vale relazioni, territorio, consenso e presenza in una delle piazze più importanti del Mezzogiorno.
Il Campobasso trasformato in un caso di studio
È qui che il progetto di Lotito ha incontrato un ostacolo che pochi, fino a qualche anno fa, avrebbero immaginato. Matt Rizzetta appunto. Rizzetta arriva dagli Stati Uniti, dal mondo degli investimenti, della comunicazione e dello sport-business. Negli ultimi anni si è costruito una credibilità crescente nel calcio italiano partendo da una realtà periferica come il Campobasso (curiosamente, dove Lotito è stato eletto), trasformato in un caso di studio grazie a una strategia aggressiva di marketing, internazionalizzazione del marchio e valorizzazione del territorio.
Il presidente del Campobasso, lo statunitense Matt Rizzetta (foto Ansa).
Non solo calcio. Attraverso investimenti nel basket e in altre iniziative sportive, l’imprenditore italoamericano ha consolidato una rete di relazioni che lo ha portato a essere considerato uno dei protagonisti della nuova generazione di investitori statunitensi nel nostro sport.
Rizzetta non era percepito come un corpo estraneo in cerca di un approdo
Insomma, la differenza è che Rizzetta non si presentava come il rappresentante di un sistema di potere già esistente. Al contrario, ha costruito il proprio racconto pubblico come uomo dei territori, delle comunità locali e delle identità sportive spesso dimenticate. Ed è proprio questo che ha reso la sfida particolarmente delicata per Lotito. Perché in Calabria Rizzetta non era percepito come un corpo estraneo in cerca di un approdo, ma come un imprenditore di origini calabresi intenzionato a investire nella propria terra.
Claudio Lotito, presidente della Lazio (Ansa).
Secondo le indiscrezioni circolate negli ambienti finanziari e sportivi, la proposta economica riconducibile a Rizzetta sarebbe stata addirittura superiore di diversi milioni rispetto a quella attribuita all’area vicina al presidente della Lazio. Eppure alla fine ha prevalso Lotito. Visto che Rizzetta si è sfilato dicendo che «non ci sono più le condizioni», facendo dunque saltare la trattativa.
E allora la domanda diventa inevitabile. Com’è stato possibile fermare un’offerta più alta? Come si può spiegare a una piazza ferita e diffidente che aveva già alzato le barricate contro il temuto arrivo di Lotito, che la scelta alla fine non è ricaduta sulla proposta economicamente più vantaggiosa?
Domande che inevitabilmente alimentano sospetti, retroscena e tensioni. Perché se la partita fosse stata soltanto industriale e finanziaria, il mercato avrebbe già emesso il proprio verdetto. Se invece si è giocato anche sul piano politico, allora il risultato potrebbe essere dipeso da fattori molto diversi dal semplice valore dell’assegno. Ed è proprio questo che rende la vicenda Reggina molto più interessante di una normale operazione calcistica.
C’è un primo indagato per il caso della chat sessista degli autisti Atm, che si scambiavano su WhatsApp foto delle passeggere estratte dalle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici di Milano. La procura meneghina ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico. Sono state inoltre effettuate perquisizioni nei confronti di almeno altre cinque persone: non è escluso che altri nomi possano essere aggiunti nel registro degli indagati.
La chat è stata scoperta da una passeggera
Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera di un tram, che ha fotografato la schermata dello smartphone di un dipendente di Atm e ha deciso di segnalare l’accaduto. Annunciando l’avvio di un’indagine interna, l’azienda dei trasporti di Milano ha spiegato in una nota di essersi «prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città». Oggi è arrivata la prima mossa della Procura.
Il record è stato toccato al minuto 65 della partita contro il Brasile. È stato quello il momento in cui il commissario tecnico della nazionale del Marocco, Mohamed Ouahbi, ha effettuato le prime due sostituzioni. Una di queste ha riguardato Azzedine Ounahi, centrocampista classe 2000 tesserato dal Girona. Che nella partita contro la selezione brasiliana guidata da Carlo Ancelotti deteneva uno status particolare: nella formazione iniziale marocchina era l’unico calciatore nato in Marocco. Tutti gli altri sono nati in Europa, dividendosi tra Belgio, Francia, Paesi Bassi e Spagna. Il posto in campo di Ounahi è stato preso da Samir El Mourabet, calciatore nato a Strasburgo e tesserato dalla società locale che è anche un satellite del Chelsea. Dunque, dal 20′ del secondo tempo, il Marocco ha schierato 11 calciatori su 11 nati all’estero.
Il brasiliano Vinicius con Achraf Hakimi, capitano del Marocco (foto Ansa).
Una situazione che per la nazionale dei Leoni dell’Atlante è stata una sorta di chiusura del cerchio. Nelle due precedenti edizioni dei Mondiali il Marocco era stato primatista per numero di calciatori non nativi inseriti nella lista dei convocati: 17 a Russia 2018, 14 a Qatar 2022. In questa edizione di Canada-Messico-Usa il numero si è impennato a 19, ma la novità è che la nazionale marocchina ha perso il primato della squadra con il maggior numero di foreign-born athletes. Scivolando addirittura al terzo posto, preceduta da Curaçao con 25 e Repubblica Democratica del Congo con 20.
La diaspora che ha trasformato il Marocco in una potenza
Siamo partiti dal caso del Marocco perché è emblematico. Grazie all’utilizzo dei calciatori provenienti dalla vasta diaspora, la nazionale allenata prima da Walid Regragui (marocchino nato in Francia) e poi da Mohamed Ouahbi (marocchino nato in Belgio) è diventata una potenza emergente del calcio mondiale, capace di raggiungere le semifinali a Qatar 2022 (massimo risultato per una nazionale africana) e di dominare sul piano del gioco il Brasile (pur fermandosi sull’1-1) nella gara d’esordio della manifestazione del 2026. Ma molti altri esempi possono essere riportati, sia guardando i numeri sia le storie personali.
Sui 1.248 calciatori convocati dalle 48 selezioni, 292 sono “nati all’estero”
Quanto ai numeri, il conto è presto fatto: sui 1.248 calciatori convocati dalle 48 selezioni finaliste, 292 sono “nati all’estero”, una cifra che corrisponde al 23,6 per cento del totale, come riferiscono i dati elaborati dall’Oxford Migration Observatory. Va specificato che nell’insieme vengono conteggiati casi in cui la mera nascita all’estero ha un significato relativo, perché non connessa con un procedimento di naturalizzazione o con uno status di doppia nazionalità. Un esempio di questi riguarda l’interista Marcus Thuram, nazionale francese ma nato in Italia (a Parma) durante la militanza del padre Lilian in Serie A.
Marcus Thuram (foto Ansa).
Ma nella quasi totalità dei casi si tratta di calciatori che si sono ritrovati a scegliere fra due nazionali: quella del Paese di nascita e quella del Paese che offre un’altra opportunità per ius sanguinis o per procedimenti di acquisizione della cittadinanza. In questa condizione, che vede quasi un quarto del plotone di convocati al Mondiale portatore dello status di foreign-born player, le percentuali registrate dalle tre nazionali menzionate in precedenza sono soverchianti: Marocco 73 per cento, Repubblica Democratica del Congo 85 per cento, Curaçao 96 per cento. Né queste cifre esauriscono la vastità della casistica. Probabile che esse raddoppierebbero se si facesse il computo dei calciatori convocati che si trovano in una condizione di doppia o multipla nazionalità, e che dunque potrebbero o avrebbero potuto optare per una nazionale diversa da quella del Paese di nascita.
Lo svedese di padre tunisino che ha affossato la Tunisia
È il caso di Yasin Ayari, che ci permette di spostare il discorso dalla dimensione dei numeri a quella delle storie personali. Attaccante del Brighton e della Svezia che ha siglato una doppietta nella gara vinta 5-1 dalla sua nazionale contro la Tunisia, Ayari è svedese di padre tunisino e madre nata in Svezia da genitori marocchini. Con i suoi due gol (dopo il primo non ha esultato in segno di rispetto, dopo il secondo… sì) ha provocato l’immediato esonero del commissario tecnico tunisino Sabri Lamouchi, ma avrebbe potuto ritrovarsi schierato sul versante opposto o essere l’ennesimo calciatore reclutato dal Marocco.
Yasin Ayari, calciatore della Svezia (foto Ansa).
La casistica è molto ampia e comprende anche lo schema dei fratelli separati. Come succede ai due Doué: Désiré, centrocampista, gioca nel Paris Saint-Germain e milita nella nazionale francese; Guéla, difensore dello Strasburgo, ha scelto di difendere i colori della Costa d’Avorio. I due si sono ritrovati da avversari in occasione dell’amichevole pre-Mondiale vinta 2-1 dagli ivoriani sulla Francia.
E alla lista degli incroci familiari potrebbero essere aggiunti quelli mancati. Per esempio, il confronto tra i fratelli Reijnders: Tijjani, ex milanista che adesso gioca nel Manchester City, disputa questa edizione del Mondiale con la nazionale olandese; il fratello Eliano, centrocampista ex PEC Zwolle poi emigrato al Persib (Indonesia), ha provato ad arrivarci con la nazionale indonesiana, ma l’obiettivo è stato mancato.
Il quadro che se ne ricava parla di un panorama delle appartenenze nazionali di grande complessità. In tutto ciò il calcio, e lo sport in generale, dimostrano una volta di più di essere efficaci lenti d’ingrandimento sui processi di mutamento globale in corso. Le società sono sempre più differenziate dai fenomeni migratori, ciò che crea spazi di doppia appartenenza.
Nuove opportunità nell’era della propaganda sulla remigrazione
I soggetti che si trovano entro questi spazi compiono delle scelte e lo fanno a partire da motivazioni che possono variare, ma che in ultima analisi sono legittime e disciplinate dai regolamenti. Per molte federazioni nazionali la possibilità di attingere alle diaspore è una straordinaria opportunità, così come lo è per tanti calciatori che non troverebbero spazio nelle nazionali dei Paesi di nascita. In tutto ciò, c’è chi continua a parlare di remigrazione. No comment.
Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.
Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.
Le quattro proposte selezionate
Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:
l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).
Consulenze mirate costruite sui bisogni locali
Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.
La cerimonia di firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran si terrà venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, hotel a cinque stelle situato nei pressi di Lucerna sull’omonima montagna che domina il Lago dei Quattro Cantoni, difficilmente accessibile e dunque facilmente adattabile ai protocolli di sicurezza richiesti. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri svizzero, spiegando che il luogo «è stato proposto dai mediatori pachistani e qatarioti, nonché da Usa e Iran». Il 15 e 16 giugno 2024 il Bürgenstock Resort aveva ospitato la Conferenza sulla pace in Ucraina, che aveva radunato 100 delegazioni e 57 tra capi di Stato e di Governo, provenienti da tutti gli angoli del globo.
Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.
D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle
Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.
Tra Giorgia Meloni e Donald Trump c’è stato un «incontro di chiarimento». Lo riferiscono fonti diplomatiche italiane a margine del G7 spiegando che lo scambio è avvenuto a margine della cena dei leader di lunedì 15 giugno 2026 èd è stata “una” delle occasioni, ma ce ne saranno altre entro la fine del vertice. Non ci sono stati focus su singoli aspetti, ma si è trattato di un utile scambio nel corso del quale la premier italiana ha ribadito «quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali», principio chiarito «da entrambe le parti». Lo scambio, ribadiscono le fonti italiane, è servito «a chiarirsi», ma la premier «non chiede segnali» dal punto di vista comunicativo al presidente americano». In questi mesi«”c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente Trump ed è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui la premier insiste sempre e crede realmente».
È diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo inflitta a Riccardo Bossi, primogenito di Umberto, per aver percepito 12 mila euro di reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2023 grazie a false attestazioni. La settima sezione della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal figlio del fondatore della Lega contro la sentenza della Corte di appello di Milano, che aveva confermato il primo verdetto di colpevolezza emesso dal gup di Busto Arsizio.
Bossi jr dovrà versare 15 mila euro di risarcimento all’Inps
Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Bossi ha ricevuto il reddito di cittadinanza per 43 mesi in relazione al pagamento dell’affitto di un appartamento, dal quale era già stato sfrattato perché moroso. Dovrà versare 15 mila euro all’Inps come risarcimento.
Confermata la condanna per i maltrattamenti alla madre
Non è questa l’unica vicenda giudiziaria che vede implicato Riccardo Bossi. Sempre in questi giorni la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 16 mesi che gli è stata inflitta a giugno 2025 per maltrattamenti sulla madre Gigliola Guidali, prima moglie del Senatur, per vicende legate a questioni economiche. Il legale di Bossi jr ha annunciato il ricorso in Cassazione.
L’Ue si prepara ad aggiornare le norme che tutelano i passeggeri all’interno della sua area per quanto riguarda ritardi, indennizzi e obblighi delle compagnie aeree. La novità più rilevante riguarda i bagagli a mano: la misura stabilisce che il prezzo finale del biglietto mostrato dalle piattaforme di prenotazione e dalle compagnie debba comprenderlo ed essere chiaro fin dall’inizio. Ciò non vuol dire che le low cost non potranno più chiedere di pagare un extra per portare a bordo un trolley, ma che semplicemente dovranno mostrare sempre il prezzo comprensivo del bagaglio a mano. Al momento della prenotazione, il viaggiatore potrà sempre optare per la tariffa senza il trolley, che costerà di meno. Insomma, a livello tecnico cambia poco, ma non ci sarà più il cosiddetto drip pricing (il prezzo che sale progressivamente durante le schermate di acquisto a causa di extra obbligatori o essenziali) e verranno uniformati i criteri di visualizzazione degli algoritmi di prenotazione. Quando si cercheranno i voli sui motori di ricerca, il confronto tra low cost e vettori tradizionali sarà quindi visivamente più corretto perché a parità di servizio offerto.
Genitori vicino ai figli senza sovrapprezzo
Un altro punto su cui l’Unione europea è intervenuta riguarda il divieto di imporre costi aggiuntivi per far sedere i bambini vicino ai genitori. Le compagnie non potranno più far pagare extra per l’assegnazione dei posti ai minori di 14 anni accanto al proprio accompagnatore. Lo stesso principio di gratuità e tutela viene applicato anche alle persone con disabilità o mobilità ridotta e ai loro assistenti.
Ritardi e cancellazioni
Per quanto riguarda i ritardi, il Parlamento europeo ha respinto i tentativi di indebolire le tutele esistenti. La soglia limite delle tre ore di ritardo per ottenere un risarcimento economico è stata mantenuta intatta e i passeggeri conservano il diritto al rimborso monetario o a un volo alternativo (riprotezione) in caso di negato imbarco, cancellazione comunicata meno di 14 giorni prima della partenza, o ritardi prolungati all’arrivo. Gli indennizzi non cambiano e rimangono calcolati sulla base della distanza della tratta aerea:
250 euro per tutti i voli inferiori o uguali a 1.500 chilometri
400 euro per le tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri
600 euro per i voli superiori a 3.500 chilometri
Sui voli superiori ai 3.500 chilometri il vettore può ridurre l’importo dell’indennizzo del 50 per cento (a 300 euro) se offre un volo alternativo o se il ritardo accumulato all’arrivo non supera le quattro ore. Le compagnie non sono tenute a pagare se il disservizio è causato da circostanze eccezionali fuori dal loro controllo. Per evitare interpretazioni arbitrarie da parte dei vettori, l’accordo introduce un elenco chiaro (seppur non esclusivo) di tali eventi: calamità naturali, guerre, condizioni meteo proibitive, comportamenti indisciplinati dei passeggeri o scioperi dei servizi aeroporti, della navigazione aerea o dell’assistenza a terra.
Quando entrano in vigore le nuove norme
Trattandosi di un accordo provvisorio tra i negoziatori del Parlamento Ue e del Consiglio, il testo deve ora essere confermato e votato dalle rispettive istituzioni (con la votazione finale del Parlamento calendarizzata per metà luglio 2026). Una volta approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, diventerà il nuovo standard per i cieli europei, plausibilmente dalla seconda metà del 2027.