Nella prima conferenza stampa della 76esima edizione del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti è tornato (imbeccato dalla stampa) sulle polemiche politiche che hanno fatto seguito all’annunciata presenza – poi saltata – di Andrea Pucci sul palco dell’Ariston. «Quando c’era Renzi sono stato definito renziano, oggi meloniano, domani sarò cinquestelliano. Per fortuna in questi 40 anni sono un uomo libero, ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro. In televisione sono un giullare e orgogliosamente faccio il giullare», ha detto Conti.
Conti: «Meloni può venire a Sanremo se compra il biglietto»
Dopo aver smentito di essere meloniano, Conti ha anche negato di aver invitato la presidente del Consiglio all’Ariston: «Fantascienza pura. Non ho nessun rapporto con lei. Io credo che la mia storia parli per me, parli per gli ospiti che ho portato al festival. Sanremo l’ho fatto con un governo e l’ho fatto con un altro». E poi: «La premier è una cittadina libera, se compra il biglietto e vuole venire, può venire. Come qualsiasi altro cittadino. Non è che decido io chi può venire o non venire a vedere il Festival».
Sul forfait di Pucci: «Dispiace umanamente e professionalmente»
Conti ha inoltre confermato di non aver ricevuto pressioni per far approdare Pucci a Sanremo: «Ripeto e sottolineo: preferisco che si dica che io non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che mi hanno obbligato a prendere qualcuno o mi hanno tirato per la giacca per favorire questo o quel comico o artista su quel palcoscenico». Il presentatore si è poi detto stupito dalle polemiche attorno alla figura del comico milanese: «È stato ospite di miliardi di trasmissioni, ha fatto programmi di grande successo, a settembre gli abbiamo dato il premio all’Arena di Verona per i suoi incassi. Sono andato a teatro a vederlo e non ci ho trovato niente di sconvolgente. Quando penso di invitare un artista non è che gli chiedo cosa pensa, cosa vota, da che parte è». Quanto alla rinuncia da parte del comico, Conti ha dichiarato: «Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui. Da un lato lo posso anche capire, perché voi tutti eravate testimoni di quello che è successo a un grande fuoriclasse con Maurizio Crozza su quel palcoscenico: quindi lui ha avuto paura di reazioni. Ha preferito fare un passo indietro».
Durante l’ultima puntata de La Pennicanza, Fiorello è riuscito a strappare all’attuale Direttore Generale della Rai Roberto Sergio la conferma che sarà Stefano De Martino a raccogliere il testimone da Carlo Conti come prossimo conduttore del Festival di Sanremo. Non è un annuncio ufficiale, ma poco ci manca. Ecco cosa è successo.
La chiamata di Sergio a Fiorello
Sergio ha chiamato Fiorello mentre era in diretta su Radio Due e in visual radio sul canale 202 e su RaiPlay. Dopo aver scambiato qualche battuta, lo showman ha chiesto al dirigente Rai: «Può dirci qualcosa che non sappiamo del futuro di questa azienda? Una cosa, che so, Sanremo dell’anno prossimo per esempio». A quel punto, Sergio ha risposto: «Ma chi? De Martino». Poi la chiusura della chiamata, piuttosto frettolosa.
La smentita del dirigente Rai
Successivamente, parlando di «gag incomprensibile», Sergio ha smentito di aver fatto annunciato De Martino come conduttore di Sanremo 2027, dopo essere stato “imbeccato” da Fiorello senza nemmeno poter capire cosa stesse accadendo.
È morta a 88 anni Angela Luce: a teatro aveva recitato al fianco di Eduardo De Filippo, che l’aveva scoperta, e al cinema con Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Totò, lavorando per registi come Pupi Avati e Mario Martone. Vincitrice di un David di Donatello, all’attività di attrice aveva affiancato quella di cantante, partecipando anche al Festival di Sanremo.
Era stata scoperta da Eduardo De Filippo
Vero nome era Angela Savino, era nata a Napoli nel 1937 e nella sua città aveva cominciato a calcare il palcoscenico. Non ancora ventenne fu notata da Eduardo De Filippo, che la definì «una forza della natura» e la accolse nella sua compagnia senza nemmeno un provino; assieme furono protagionisti della versione teleteatrale de Il contratto. Nel corso della carriera teatrale lavorò anche con Peppino De Filippo e Nino Taranto.
Nel 1996 aveva vinto il David di Donatello
Nel 1956 l’esordio al cinema con Ricordati di Napoli, diretto da Pino Mercanti. Negli anni seguenti interpretò film come Il vedovo di Dino Risi, Lo straniero di Luchino Visconti e Signori si nasce di Mario Mattioli, al fianco di Totò. Attrice poliedrica, tra le sue interpretazioni più significative di Angela Luce ci sono quelle ne Il Decameron di Pier Paolo Pasolini e in Malizia di Salvatore Samperi. Per La seconda notte di nozze di Pupi Avati ricevette la nomination al Nastro d’argento. La parte ne L’amore molesto di Mario Martone nel 1996 le valse il David di Donatello (miglior attrice non protagonista) e una nomination per la Palma d’oro a Cannes.
Nel 1975 arrivò seconda a Sanremo
Per quanto riguarda la carriera di cantante, Angela Luce partecipò due volte a Un disco per l’estate e una al Festival di Sanremo, arrivando seconda nel 1975 con il brano Ipocrisia. Tra i suoi dischi più apprezzati ci sono Che vuò cchiù e Cafè Chantant, incisi negli Anni 70.
È morto a 53 anni l’attore Eric Dane, celebre per il ruolo di Mark Sloan nella serie Grey’s Anatomy. Ad aprile 2025 aveva rivelato di avere la Sla, malattia neurodegenerativa progressiva che causa la morte dei motoneuroni e la paralisi dei muscoli volontari. Il decesso è stato confermato dalla portavoce Melissa Bank: «Ha trascorso gli ultimi giorni circondato dagli amici più cari, dalla sua amorevole moglie e dalle sue due splendide figlie, Billie e Georgia, che sono state il centro del suo mondo». Dopo la diagnosi, Dane era diventato testimonial per promuovere raccolte fondi per la ricerca.
Da Grey’s Anatomy a Euphoria
Nato a San Francisco nel 1972, aveva preso parte alla fortunata serie Med dalla terza alla nona stagione, indossando nuovamente i panni del dottor Sloan per un’apparizione nel 2021 nel corso della 17esima stagione. Aveva partecipato anche a una serie di film di successo tra cui X-Men – Conflitto finale, Io e Marley e Burlesque. In uno degli ultimi ruoli aveva interpretato il padre di Nate Jacobs – l’attore Jacob Elordi – nella serie Euphoria. A novembre 2025, in un episodio di Brilliant Minds, era diventato un vigile del fuoco colpito dalla Sla.
È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.
I cinque ruoli più memorabili
Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.
Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.
Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.
Per la prima volta nella storia del Festival di Sanremo, il cast della kermesse – conduttori e cantanti in gara – è stato ricevuto al Quirinale da un presidente della Repubblica. È successo oggi, venerdì 13 febbraio. Quasi tutti in completi e cappotti scuri per la grande occasione dell’incontro con Sergio Mattarella. Ma le “deroghe” ci sono state, eccome: J-Ax si è presentato con il cappello da cowboy e i pantaloni con le frange, le Bambole di Pezza in shorts e anfibi, Dargen D’Amico con occhiali fuxia e Ditonellapiaga con la minigonna blu. La coconduttrice Laura Pausini ha scelto un look total white, così come Elettra Lamborghini.
Mattarella ha ricordato il “suo” primo Festival di Sanremo
«Avevo 10 anni, la ricordo bene. Ricordo tra l’altro la voce inconfondibile, trascinante del presentatore Nunzio Filogamo. La voce, come sapete, si diffondeva soltanto attraverso la radio e tutti si chiedevano ma che volto avesse quella voce così trascinante del presentatore del Festival», ha detto Mattarella rievocando il “suo” primo Saremo: «Ricordo soprattutto quanto il Festival anche allora registrasse un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro Paese. Un coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il Festival, conducendolo nelle case degli italiani».
Foto di gruppo al Quirinale con Sergio Mattarella e il cast di Sanremo (Ansa).
Conti: «Mattarella presidente molto pop»
All’uscita da Quirinale, Conti ha definito l’incontro «bellissimo, molto emozionante» e Mattarella «un presidente molto pop». Il capo di Stato «ha detto parole straordinarie sulla musica», ha aggiunto il conduttore. «Sono commossa. Spesso veniamo definiti giullari, la musica è anche divertimento, ma facciamo questo lavoro sinceramente, cercando di dare qualità, con la consapevolezza di rappresentare l’Italia», ha detto Pasini, ricordando che Mattarella ha evidenziato quanto la musica sia una parte importante della cultura popolare del Paese.
Dopo la rinuncia volontaria all’esibizione in programma al Festival di Sanremo, eccone un’altra che invece Andrea Pucci non ha deciso: Conad ha infatti disdetto l’ingaggio del comico per un evento aziendale. Lo ha reso noto lo stesso Pucci su Instagram, con una storia (successivamente cancellata) in cui ha riportato l’email della catena di supermercati con le motivazioni del ritiro dell’ingaggio. Poi il comico milanese in un’altra storia ha ironizzato: «Se va avanti così dovrò andare fuori dai loro store a chiedere l’elemosina».
Una delle storie pubblicate da Andrea Pucci su Instagram.
Achille Lauro torna a Sanremo. Non in gara – e si sapeva – bensì nelle vesti di co-conduttore al fianco di Carlo Conti eLaura Pausini in occasione della seconda serata delle kermesse, quella del 25 febbraio. Lo ha annunciato il direttore artistico del Festival, durante il Tg1 delle 20.
Le partecipazioni di Achille Lauro al Festival di Sanremo
L’anno scorso Achille Lauro era in gara con Incoscienti giovani. L’esordio dell’artista all’Ariston risale al 2019, con Rolls Royce. Nel 2020 la partecipazione con Me ne frego. Nel 2021 il ritorno a Sanremo, ma come super ospite in tutte le serate del Festival. Nel 2022 è stato poi di nuovo in gara con Domenica.
È tempo di tornare nelle corti dell’alta società londinese durante gli anni della Reggenza inglese. Il 29 gennaio sbarca su Netflix infatti la prima parte di Bridgerton 4, nuova stagione della serie drama in costume tratta dai romanzi di Julia Quinn e prodotta da Shonda Rhimes. La trama ruoterà attorno al romanzo La proposta di un gentiluomo, edito in Italia da Mondadori e incentrato sulle avventure di Benedict, secondogenito bohémien del compianto visconte, nella sua costante ricerca dell’amore nonostante rifiuti categoricamente di sistemarsi. La seconda parte con le ultime quattro puntate uscirà il 26 febbraio.
Bridgerton 4, trama e cast della nuova stagione della serie Netflix
Nicola Coughlan alla première di Bridgerton 3 (Ansa).
Notti brave, promiscuità e feste sregolate con gli alti rampolli della società londinese caratterizzano le giornate di Benedict Bridgerton, interpretato ancora una volta da Luke Thompson. Costantemente distratto e annoiato, si deve occupare del fratello maggiore Anthony, nei cui panni recita Jonathan Bailey, eletto nel 2025 uomo più sexy del mondo dalla rivista People. Alla fine della terza stagione, rimanendo fedele a se stesso, aveva evitato vincoli sentimentali e promesso alla sorella Eloise (Claudia Jessie) di incontrarla al ballo in maschera organizzato dalla madre, la matriarca Lady Violet (Ruth Gemmell), pronto a lasciare il futuro incerto. Proprio in quell’occasione, tuttavia, un incontro inaspettato cambia radicalmente la sua vita: rimane incantato da una misteriosa Dama d’Argento dal volto coperto, di cui vorrà subito scoprire l’identità.
Benedict non sa tuttavia che la ragazza per cui ha perso la testa non appartiene all’alta società: lei è Sophie Baek (Yerin Ha), figlia illegittima di un conte e una bellissima cameriera al servizio di Araminta Gun (Katie Leung) che ha solo finto di essere un’aristocratica per vivere il sogno di partecipare a una sontuosa cerimonia di gala. Quando il rampollo dei Bridgerton la incontra, si ritrova diviso tra il reale affetto per lei e la fantasia della Dama d’Argento, ignaro del fatto che siano la stessa persona. I due, protagonisti assoluti di Bridgerton 4, sono solo alcuni dei personaggi che torneranno nella serie. Vi saranno Lord Marcus Anderson (Daniel Francis), preso dalla storia d’amore con Violet, e Penelope (Nicola Coughlan), impegnata ad affrontare le conseguenze della rivelazione pubblica dell’identità come Lady Whistledown. La regina Carlotta (Golda Rosheuvel) non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo gazzettino.
Le location della serie Netflix tra le più viste di sempre
Castle Howard, tra le location di Bridgerton (Ansa).
Tornata con la quarta stagione, pur essendo ambientata a Mayfair Bridgerton si svolge all’interno di dimore signorile e giardini sparsi per diverse località britanniche, tra cui Londra, Bath e Surrey. Molte delle location iconiche della serie, come la Ranger’s House (esterno della dimora dei Bridgerton) e il Royal Crescent (luogo in cui vivono i Featherington), sono aperte al pubblico e possono essere visitate liberamente. Gli interni della casa della famiglia Bridgerton sono stati girati a Halton House nel Buckinghamshire, mentre gli sfarzosi arredi dei Featherington sono stati immortalati a Hatfield House. Grandi tenute come Wrotham Park nell’Hertfordshire fungono da residenza di campagna della famiglia Bridgerton, mentre Aubrey Hall e Hampton Court Palace sono state utilizzate per replicare Buckingham Palace e St James Palace nelle scene di nozze. Castle Howard è invece stato la tenuta del duca di Hastings (Regé-Jean Page), protagonista della prima storica stagione.
Il rapper e attore americano Ray J è grave in ospedale. L’artista di One Wish e Sexy Can I, ricoverato da inizio gennaio per una polmonite, ha svelato in alcune dirette su Instagram che gli restano solo pochi mesi di vita. «Il mio cuore batte al 25 per cento, ma finché rimango concentrato e sulla strada giusta, andrà tutto bene», ha spiegato sui social. «Grazie per tutte le vostre preghiere. Il 2027 sarà decisamente la fine per me». Dopo aver raggiunto la notorietà nei primi Anni 2000 con alcuni brani R&b e rap, Ray J è finito al centro di una controversia nel 2007 per il video a luci rosse, girato quattro anni prima, con la sua allora fidanzata Kim Kardashian e sbarcato illegalmente online.
Ray J con l’ex moglie Princess Love (Ansa).
Ray J su Instagram: «Ho esagerato con alcol e droghe, non fate come me»
Con una serie di video sui social, il rapper ha attribuito i suoi attuali problemi di salute all’abuso di alcolici e sostanze stupefacenti. «Mi sono rovinato il cuore sul lato destro», ha spiegato Ray J. «Ora è come se fosse nero. Ho fatto un casino. Sapete perché? Pensavo di essere indistruttibile, di poter reggere tutto. Non ci sono riuscito ed è andato tutto a rotoli». L’artista ha spiegato anche di essere quasi morto dopo che, al culmine della sua dipendenza, era arrivato a bere quattro o cinque bottiglie di alcolici al giorno e ad assumere costantemente droga. «Mi dicevo: non sta succedendo niente? Bene, fan***o, sono indistruttibile», ha raccontato. «Ho sbagliato. Non fate come me, prendetevi cura di voi stessi».
Ray J, che ha avuto una figlia di sette anni, Melody, e un bambino di cinque, Epik, dall’ex moglie Princess Love, ha ringraziato i fan per l’affetto ricevuto e rivolto parole d’amore ai familiari, tra cui la sorella Brandy Norwood, cantautrice da 11 nomination ai Grammy Awards. «La ringrazio per essersi presa cura di me», ha concluso il rapper. Autore di sei album in studio, l’ultimo dei quali nel 2021 dal titolo Raydemption, Ray J ha recitato anche in alcuni film tra cui Mars Attacks di Tim Burton del 1996. Dal punto di vista sentimentale, il rapper ha avuto una relazione con Whitney Houston negli anni precedenti la sua morte nel 2012.
Un nuovo colpo, nuovi protagonisti e una location inedita. Berlino, personaggio già introdotto nella serie La casa di carta, sta per tornare con la seconda stagione della serie spin-off creata da Álex Pina ed Esther Martínez Lobato. Netflix ha rilasciato online il primo teaser trailer ufficiale di Berlino e la Dama con l’ermellino, in streaming sulla piattaforma a partire dal 15 maggio 2026. Alla regia degli otto episodi si alterneranno Alberto Pintó, già dietro la macchina da presa per la prima stagione, David Barrocal e José Manuel Cravioto.
Berlino e la Dama con l’ermellino, trama e cast della serie Netflix
Dopo gli avvenimenti della prima stagione, intitolata semplicemente Berlino e ambientata per le strade di Parigi diversi anni prima de La casa di carta, l’abile ladro che dà il titolo alla serie, al secolo Andrés de Fonollosa, si ritrova con Damiàn Vázquez, professore universitario e suo vice nel crimine a Siviglia. I due hanno riunito la banda per mettere a segno un colpo molto speciale: fingere il furto dellaDama con l’ermellino, dipinto di Leonardo Da Vinci risalente alla fine del XV secolo. Si tratta di una messa in scena, considerando che il vero obiettivo dei criminali è un altro: le loro attenzioni sono rivolte a un duca e sua moglie, coppia che pensa di poter ricattare il protagonista ignorando il rischio di finire per risvegliare il suo lato oscuro e la sua sete di vendetta. Tutto è pronto, come affermano i personaggi nel trailer, per «il colpo più grande della storia».
Berlino e la Dama con l’ermellino vedrà il ritorno di Pedro Alonso nei panni del protagonista che già aveva interpretato nella prima stagione e ne La casa di carta. Tristán Ulloa (Asunta) sarà nuovamente il vice Damiàn, mentre Begoña Vargas (Benvenuti a Eden), riprenderà la parte di Cameron, truffatrice con un non precisato disturbo psichiatrico alle spalle. E ancora, spazio per il ritorno di Julio Peña Fernández (Il prigioniero) nel ruolo dello scassinatore Roi e di Joel Sánchez (La favorita 1922), che riprenderà il ruolo di Bruce, esperto di motori e risorsa esterna alla banda. A loro si uniranno per la seconda stagione Inma Cuesta (Il caos dopo di te) nel ruolo di Candela, nuovo membro della banda che farà perdere la testa a Berlino, e José Luis García-Pérez (Honor) e Marta Nieto (Madre) nei panni del Duca e della Duchessa di Malaga.
C’è anche un po’ di Italia in corsa ai César 2026, i principali premi cinematografici assegnati in Francia. Valeria Bruni Tedeschi è infatti candidata come miglior attrice protagonista per il film L’Attachement – La tenerezza di Carine Tardieu, che ha ottenuto anche la nomination come miglior lungometraggio. La 61enne nata a Torino, già vincitrice nel 1994 come promessa femminile con Le persone normali non hanno niente di eccezionale, se la vedrà con Isabelle Huppert (La Femme la plus riche du monde), Léa Drucker (Dossier 137), Leila Bekhti (C’era una volta mia madre) e Mélanie Thierry (La stanza di Mariana). In cima alle nomination della 51esima edizione dei César c’è Nouvelle Vaguedel regista Richard Linklater che ha ottenuto 10 candidature. La cerimonia di premiazione si terrà il 26 febbraio a teatro Olympia di Parigi.
Icona del cinema, testimonial di moda e ora proprietaria anche di una sua linea di lingerie. Sydney Sweeney ha presentato con una serie di video sui social Syrn (da pronunciare Siren), finanziata anche da Jeff Bezos e appositamente pensata «per risolvere le frustrazioni quotidiane che le donne provano nell’indossare un reggiseno». Per pubblicizzarla, come testimoniano alcune stories su Instagram, nella notte la diva si è recata di soppiatto assieme al suo team sulla Hollywood Hill per “decorare” la celebre scritta in collina con una catena di reggiseni intrecciati fra loro arrampicandosi persino sulle lettere. Una trovata che tuttavia, come sottolinea Tmz, potrebbe metterla nei guai con la legge californiana in quanto la Camera di Commercio non aveva concesso l’autorizzazione. Già nel 2025 Sweeney era finita nella bufera mediatica per lo spot sui jeans di American Eagle.
Sydney Sweeney, chi è l’attrice e quali sono i film più famosi
Sydney Sweeney al Met Gala (Ansa).
Classe 1997 di Spokane, nello Stato di Washington, Sydney Sweeney è figlia dell’ex avvocata penalista Lisa Mudd e di un hospitality manager, Steven. Appassionata di recitazione già a scuola, dove inoltre eccelleva in robotica e matematica, ha lavorato brevemente agli Universal Studios di Hollywood salvo lasciare il posto dopo aver ottenuto un ruolo da attrice. Guest star in vari programmi televisivi, tra cui 90210, Pretty Little Liars e Criminal Minds, la svolta è arrivata tuttavia nel 2019, quando fu scelta da Quentin Tarantino per il ruolo di Dianne Snake Lake, membro della famiglia Manson, in C’era una volta a… Hollywood. Quello stesso anno, Sweeney conquistò anche il piccolo schermo con la parte di Cassie Howard in Euphoria, serie HBO di cui ad aprile 2026 uscirà la terza stagione.
Grazie al successo mediatico, spinto soprattutto da un vasto seguito sui social, Sydney Sweeney è in pochi mesi divenuta un’icona del cinema e della serialità, ottenendo diversi ruoli importanti. Per HBO ha recitato nella prima stagione di The White Lotusnei panni di un’adolescente viziata, mentre in Madame Web – poi rivelatosi un flop al box office – è stata Spider Woman. Dopo aver prodotto e vestito i panni della protagonista di Immaculate – La prescelta, fra il 2025 e il 2026 è apparsa in Christy sulla vita della pugile Christy Martin, fra le più famose d’America, e in The Housemaid – Una di famiglia, tra i maggiori incassi della stagione.
Sydney Sweeney è fidanzata? Le storie d’amore della diva di Hollywood
Quanto alla sfera sentimentale, nel 2018 Sydney Sweeney ha iniziato a frequentare l’uomo d’affari Jonathan Davino. I due, fidanzatisi ufficialmente quattro anni dopo, hanno co-prodotto due film con protagonista la giovane star, la commedia romantica campione d’incassi Tutti tranne te e il già citato Immaculate. A fine marzo, l’improvvisa separazione con il conseguente annullamento delle nozze, programmate per i mesi successivi. Poco dopo, la diva è stata spesso vista con Scooter Braun, noto produttore musicale coinvolto nella lunga battaglia legale con Taylor Swift per i diritti discografici sui primi album. Incontratisi al matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sanchez, si sono frequentati almeno fino a novembre 2025, senza che la relazione prendesse una piega definitiva. Di recente, Sweeney era stata accostata anche al calciatore americano del Milan Cristian Pulisic, che tuttavia ha smentito ogni collegamento.
Il caso della pubblicità di American Eagle
Sydney Sweeney nello spot di American Eagle (da Instagram).
Eletta nel 2024 da Imdb come star più popolare al mondo, ad agosto dell’anno successivo Sydney Sweeney è stata travolta da un’ondata di indignazione per la pubblicità di American Eagle, noto marchio di jeans a stelle e strisce, di cui è stata protagonista. Sotto accusa lo slogan «Sydney Sweeney has great jeans» per l’assonanza tra jeans e genes (geni): sui social venne rimproverato al brand di aver scelto una donna caucasica, bionda e con occhi azzurri associandola a un messaggio che sembra celebrare l’eugenetica. Alcuni hanno parlato addirittura di «retorica suprematista mascherata da moda» nell’America di Donald Trump segnata da profonde tensioni sociali e razziali. Bufera cui la star ha reagito più o meno facendo spallucce. Non ha aiutato il fatto che si fosse registrata come elettore repubblicano in Florida qualche mese prima che Trump tornasse alla Casa Bianca.
Cos’è Syrn e le polemiche per la campagna a Hollywood
Sydney Sweeney in uno scatto promozionale della linea Syrn (Instagram).
Dopo il successo di The Housemaid, Sydney Sweeney ha lanciato la sua linea di lingerie Syrn. «Volevo creare un luogo in cui le donne potessero muoversi tra le tante versioni di loro stesse», ha spiegato a Life & Style. «Adoro lavorare sulle auto, faccio sci d’acqua, mi vesto elegante per il red carpet e poi torno a casa a coccolare i miei cani. Non sono una cosa sola, nessuna donna lo è». Disponibile dal 28 gennaio, si baserà su quattro linee principali: Comfy, Playful, Romantic e Seductress. Il lancio però è già finito nel mirino della critica dopo che l’attrice, con il suo team, ha scalato la Hollywood Sign ricoprendola di reggiseni. «Chiunque intenda utilizzare e/o accedere alla scritta Hollywood per scopi commerciali deve ottenere una licenza o un permesso dalla Camera di Commercio di Hollywood», ha dichiarato al Los Angeles TimesSteve Nissen, presidente dell’Hollywood Sign Trust che gestisce l’insegna. Per ora non è stata sporta tuttavia alcuna denuncia.
Non siamo ancora ai livelli della Rai. Ma Netflix sta diventando un motore fondamentale per lo sviluppo dell’industria audiovisiva in Italia. E non è un caso che tutti i maggiori produttori si siano presentati, il 21 gennaio, allo Spazio Colonna di Roma, per il bacio della pantofola ai vertici di Netflix in Italia, in primis alla vicepresidente contenuti Tinny Andreatta (figlia del politico Nino Andreatta, più volte ministro e tra gli ideatori dell’Ulivo), ringraziando per gli investimenti nella serialità originale.
Eleonora “Tinny” Andreatta (foto Imagoeconomica).
Solo per le 11 serie originali Netflix Italia (una distribuita sulla piattaforma nel 2025, le altre nel 2026) la filiale tricolore del colosso americano ha infatti speso circa 147,7 milioni di euro, cui sommare oltre 30 milioni di euro per altri cinque film originali Netflix. Anni luce di distanza rispetto alle cifre, molto più piccole, messe sul piatto italiano da altre piattaforme streaming, tipo Paramount+ o Disney+, insomma.
La differenza la fa anche la sensibilità del management
E la differenza la fa, probabilmente, anche la sensibilità del management: Netflix Italia è guidata da Andreatta, manager con un lungo trascorso nella fiction Rai, mentre le altre piattaforme hanno management di vertice lontano dall’Italia, con base a Londra o direttamente negli Usa.
Giusto per mettere in riga un po’ di numeri, nel dicembre 2025 Netflix ha distribuito la miniserie Sicilia Express (di Ficarra e Picone), costata 12,1 milioni di euro. Poi a gennaio è stata la volta della docu-serie Io sono notizia, dedicata a Fabrizio Corona: 2,5 milioni di euro (e 800 mila euro di tax credit).
Dal 23 gennaio è su piattaforma il film originale Il falsario, con Pietro Castellitto e Giulia Michelini: 11 milioni di budget con un tax credit pari a 3,3 milioni. Quindi, dal 10 febbraio, è la volta della mega-produzione seriale Motorvalley, realizzata dalla società di produzione Groenlandia di Matteo Rovere, con budget da 26,5 milioni (7,6 milioni di tax credit) e cast formato da Luca Argentero e, ancora, Giulia Michelini.
La nuova serie di Zerocalcare, Due spicci, sarà disponibile da maggio: 8,1 milioni di costi produttivi e 3 milioni di tax credit.
Ci sono poi la terza stagione di Lidia Poet (con Matilda De Angelis) a 14 milioni di budget; la seconda stagione di Maschi veri (10,4 milioni di euro) e di Storia della mia famiglia (10,3 milioni di euro).
Matilda De Angelis (foto Ansa).
E altre novità: una serie young-adult ambientata in una scuola militare, tipo Nunziatella, ossia Minerva-La scuola (16,6 milioni di euro); Chiaroscuro, un light crime seriale con Pierpaolo Spollon e Andrea Lattanzi (16,1 milioni di euro); Nemesi, serie thriller con Pierfrancesco Favino, Elodie e Barbara Ronchi (16 milioni di euro di costi produttivi, con un tax credit di 4,8 milioni); Il capo perfetto, prodotto seriale su un imprenditore romagnolo, con Luca Zingaretti (15,1 milioni di budget e 4,4 milioni di tax credit).
Elodie (foto Imagoeconomica).
Fuori dal conto c’è pure Suburramaxima, nuova produzione della saga di Suburra arrivata alla quinta stagione dopo un film e tre serie: è in lavorazione e non ci sono ancora i dati di budget. L’ultima serie prodotta, Suburra Aeterna, era costata oltre 18 milioni di euro. Quindi i 147,7 milioni di cui sopra potrebbero lievitare a quasi 170 milioni di euro per la serialità Netflix. Tra gli altri nuovi film originali Netflix in arrivo, infine, ecco Noi un po’ meglio, con Elio Germano e la regia di Daniele Luchetti: 6,3 milioni di euro di costi produttivi.
L’Academy ha diramato le nomination agli Oscar 2026, la cui cerimonia di premiazione si terrà nella notte italiana fra il 15 e il 16 marzo. Come da pronostico, il favorito è Sinnersdi Ryan Coogler, che ha conquistato un nuovo record con ben 16 candidature, il numero più alto nella storia. Segue con 13 Una battaglia dopo l’altra, opera d’autore di Paul Thomas Anderson sempre di Warner Bros., con Leonardo DiCaprio. Bene anche Sentimental Value, Marty Supremee Frankensteincon nove. In attesa dell’evento di gala, ecco dove recuperarlo in streaming oppure al cinema.
Dove vedere al cinema o in streaming tutti i film nominati agli Oscar
Una riproduzione degli Oscar (Ansa).
Sinners, il film che ha segnato un nuovo record agli Oscar
Storico record per Sinners, film di Ryan Coogler (Black Panther e Creed) tra i più acclamati dalla critica americana, agli Oscar 2026: con 16 nomination, ha strappato il primato di candidature agli Academy Awards detenuto da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. La trama ruota attorno alle vicende dei gemelli Elijah ed Elias Smoke, entrambi interpretati da Michael B. Jordan, che decidono di tornare nella loro cittadina natale per ricominciare dopo un passato oscuro. All’arrivo, scoprono che un male ancor più terrificante di ciò che ricordavano è lì ad attenderli. È possibile noleggiarlo su Apple Tv, Amazon Prime Video, Rakuten Tv, Chili e Tim Vision.
Una battaglia dopo l’altra in streaming su HBO Max
Diretto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra ha ricevuto 13 nomination agli Oscar 2026, tra cui miglior film. Protagonista è Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio, candidato fra gli attori), rivoluzionario fallito che vive in un cronico stato di paranoia assieme alla figlia Willa, nata dalla sua relazione con Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor). Quando quest’ultima viene rapita dal colonnello Lockjaw (Sean Penn), dovrà affannarsi per ritrovarla. Miglior comedy ai Golden Globes, è disponibile in streaming sulla piattaforma HBO Max.
Hamnet, al cinema dal 5 febbraio
Uscirà invece al cinema il 5 febbraio Hamnet – Nel nome del figlio, nuovo film di Chloé Zhao tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e candidato a otto premi Oscar. Al centro della narrazione un grave lutto che, nel Cinquecento, colpì William Shakespeare e la moglie Agnes, privati del figlio Hamnet ucciso dalla peste. Nei panni dei due protagonisti recitano Paul Mescal e Jessie Buckley, rivelazione dei Golden Globes e candidata dall’Academy come miglior attrice protagonista.
Marty Supreme, il film Timothée Chalamet al cinema dal 22 gennaio
Timothée Chalamet è l’asso del ping pong Marty Reisman in Marty Supreme, film di Josh Safdie per cui il giovane talento di Hollywood ha vinto il Golden Globe come miglior attore protagonista in una commedia e ora corre per l’Oscar. Ispirato alla storia vera dell’atleta, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, ne racconta la vita privata e la carriera che oscillarono tra scommesse, truffe, passioni proibite e sogni di gloria. Nel cast anche Gwyneth Paltrow e Fran Drescher, a lungo presidente del sindacato degli attori SAG-Aftra. Il film sarà in sala il 22 gennaio.
L’agente segreto, a gennaio in sala uno dei migliori film internazionali
Il 29 gennaio sbarcherà al cinema invece L’agente segreto, produzione brasiliana diretta da Kleber Mendonça Filho con protagonista Wagner Moura, in lizza anche per il riconoscimento come miglior film internazionale dei 98esimi Academy Awards. La storia si svolge nel 1977 in Brasile, durante gli ultimi anni della dittatura militare. Al centro della storia c’è Marcelo, professore universitario di mezz’età che spera di lasciarsi alle spalle una vita di violenze e segreti. Scoprirà tuttavia che il passato trova sempre un modo per riaffiorare. È stato premiato come miglior film straniero ai Golden Globes.
Sentimental Value, il film di Trier premiato per Stellan Skarsgard
Nove nomination agli Oscar invece per Sentimental Value, premiato ai Golden Globes per la performance di Stellan Skarsgard (candidato anche dall’Academy) come attore non protagonista, uscito al cinema il 22 gennaio. Complessa storia dalle dinamiche familiari, si concentra su Nora, affermata attrice teatrale che dopo la morte della madre è in cerca di un nuovo equilibrio. Assieme alla sorella Agnes dovrà fare i conti con il ritorno del padre Gustav (Skarsgard), ex regista di fama internazionale a lungo distante dalle loro vite.
Bugonia, doppio record per Emma Stone
Doppia nomination per Emma Stone, candidata agli Oscar grazie al film Bugonia di Yorgos Lanthimos sia come attrice protagonista sia in qualità di produttrice. Traguardi che le hanno permesso, a 37 anni, la donna più giovane in assoluto a raggiungere quota sette candidature in carriera (è seconda solo a Walt Disney). Il lungometraggio, noleggiabile o acquistabile su Rakuten Tv, Apple Tv, Amazon Prime Video e Chili, racconta la storia di due cugini, Teddy (Jesse Plemons) e Jon (Aidan Delbis) che, vittime delle loro teorie cospirazioniste, rapiscono la Ceo di un’azienda farmaceutica, Michelle (Stone) convinti che sia un’extraterrestre che vuole distruggere la Terra.
F1, tra i candidati agli Oscar anche il film con Brad Pitt
In lizza, un po’ a sorpresa, per la statuetta più ambita degli Oscar 2026 anche F1, il film con Brad Pitt nei panni del veterano pilota Sonnie Hayes, grande promessa mancata dell’automobilismo. A 30 anni di distanza dalla sua ultima gara in Formula 1, viene richiamato dall’ex compagno Ruben Cervantes (Javier Bardem), oggi proprietario della scuderia Apex, per risollevare le sorti della squadra, ultima nel Mondiale. Sonny correrà al fianco del giovane talento Joshua Pearce (Damson Idris), esordiente dal carattere impulsivo. È possibile recuperare il film in streaming su Apple Tv.
Frankenstein, nove nomination per il film di Guillermo del Toro
È disponibile invece su Netflix Frankenstein, adattamento del romanzo di Mary Shelley diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro candidato a nove statuette, tra cui quella per il miglior film. Volto del dottor Victor è quello di Oscar Isaac, che restituisce un personaggio sempre più preda delle sue angosce dopo aver dato vita a un Mostro (Jacob Elordi) per dimostrare di essere in grado di superare i limiti imposti da scienza e morale umana. Nel cast anche Christoph Waltz nel ruolo di Harlander, benefattore del protagonista, e Mia Goth nel doppio ruolo di Elizabeth, fidanzata con il fratello di Victor, e Claire, madre del dottore morta molto giovane.
Train Dreams, su Netflixanche il film con Joel Edgerton
Clint Bentley dirige Joel Edgerton e Felicity Jones in Train Dreams, ultimo dei 10 candidati agli Oscar come miglior film, disponibile in streaming su Netflix. Malinconico western presentato al Sundance Film Festival e ispirato all’omonimo libro di Denis Johnson, racconta la storia di Robert Grainier, un orfano cresciuto tra le foreste dell’Idaho americano. Semplice e solitario boscaiolo, si innamora della balla Gladys, che sposa e con la quale va a vivere in una piccola casa nel bosco assieme alla loro figlia. La coppia scoprirà ben presto che la tranquillità in cui crede di vivere è solo apparente.
Era il favorito della vigilia e ha addirittura superato i pronostici.Sinners, horror soprannaturale di quel Ryan Coogler già acclamato per aver diretto Creed e Black Panther, ha conquistato un primato assoluto nella storia degli Oscar: con 16 nomination, tra cui ovviamente miglior film, ha infranto il precedente record di 14 detenuto ex aequo da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. Emerso come fenomeno cinematografico dell’anno, ha registrato il maggior incasso americano degli ultimi 15 anni (279,9 milioni di dollari), generando un plauso generale fra critica e pubblico curiosamente non replicato in Italia. Sbarcato nei cinema di tutto il mondo lo scorso aprile, è possibile noleggiarlo o acquistarlo su Rakuten Tv, Apple Tv, Tim Vision, Amazon Prime Video e Chili.
Tra vampiri, oppressione razziale, fratellanza e orrore, Sinnersinizia con un giovane ragazzo afroamericano che, sporco di sangue e fuori di sé, entra nella chiesa in cui il padre sta celebrando la messa. È il gancio per narrare quanto accaduto il giorno precedente fra eventi soprannaturali e molta violenza. Il film racconta principalmente la storia dei due gemelli Elijah ed Elias Smoke, entrambi interpretati da Michael B. Jordan (tra l’altro nominato come miglior attore protagonista), nel Delta del Mississippi durante gli Anni 30. Dopo aver vissuto vite travagliate, scelgono di fare ritorno nella loro città natale per ricominciare e sperare di lasciarsi il passato alle spalle. Qui acquistano un vecchio capanno e un po’ di terreno da un uomo bianco, verosimilmente del Ku Klux Klan, sperando quindi di trasformarlo in un locale di musica e ballo grazie al chitarrista Sammie Moore (Miles Caton) e al socio Delta Slim (Delroy Lindo).
Durante l’inaugurazione, tuttavia, gli Smoke scopriranno che un male ancor più terrificante di quello che ricordavano ha preso il controllo della cittadina. Un incubo va ben oltre i demoni che erano certi di aver lasciato alle spalle: la comunità è infestata dai vampiri oltre che da altre creature dell’orrore. Quando due uomini e una donna bianchi bussano alla porta, proprio mentre si celebra la festa, ma non vengono fatti entrare, si scatenerà una vera e propria guerra senza quartiere. Oltre a Michael B. Jordan, volto di entrambi i gemelli, nel cast vi sono anche Wunmi Mosaku (candidata agli Oscar fra le attrici non protagoniste) nei panni dell’ex moglie di Elijah, Annie, e Hailee Stanfield in quelli di Mary, ex partner di Elias.
Tutte le nomination agli Oscar del film
Con 16 nomination, Sinners ha tutte le carte in regola per poter puntare anche al record di statuette vinte durante la notte degli Oscar. Ad oggi, il primato appartiene ex aequo a Ben Hur, a Titanic e a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re con 11 successi, quest’ultimo vincitore in tutte le categorie per cui concorreva. Ecco tutte le candidature del film di Ryan Coogler:
Inizia ufficialmente il conto alla rovescia per la notte degli Oscar 2026, in programma il 15 marzo con la conduzione di Conan O’Brien. Nella mattinata odierna di Los Angeles, infatti, Lewis Pullman (Thunderbolts) e Danielle Brooks (Il colore viola) hanno annunciato le nomination per la 98esima edizione degli Academy Awards, premi che celebrano ogni anno il meglio del cinema internazionale. Favorito della vigilia è indubbiamenteSinnersche con 16 nomination ha fatto registrare un primato assoluto nella storia degli Oscar, battendo il record di 14 stabilito da Titanic, Eva contro Eva e La La Land. Seguono poi Una battaglia dopo l’altra, già vincitore ai Golden Globes, che ha ricevuto 13 candidature, Marty Supreme e Hamnet (nove e otto nomination), con l’attrice rivelazione dell’anno Jessie Buckley. Assente dalla categoria per il miglior film internazionale l’Italia, dato che Familia non era già riuscito a superare lo scoglio delle shortlist. Tutte le nomination.
Scarlett Johansson, Cate Blanchett, Sean Astin. E ancora, Cyndi Lauper, One Republic e REM. Sono solo alcune delle celebrità che hanno deciso di sottoscrivere l’iniziativa «Rubare non è innovazione» di Human Artistry Campaign, una massiccia azione di Hollywood contro l’intelligenza artificiale nel settore. Attesa per la giornata del 22 gennaio, protesta contro il presunto furto di massa di opere create dell’uomo e protette dal diritto d’autore da parte delle aziende hi-tech, allo scopo di addestrare gli algoritmi e mettere a punto strumenti che possano, in teoria, competere con i creator. Sottoscritta da 700 star, sarà supportata anche da uno spot pubblicitario realizzato dal New York Times.
Quali star sostengono la campagna contro l’IA a Hollywood
«Le grandi aziende tecnologiche stanno tentando di cambiare la legge per poter continuare a rubare l’arte americana per costruire la loro attività di intelligenza artificiale, senza autorizzazione e senza pagare chi ha svolto il lavoro», si legge nella dichiarazione di Human Artistry Campaign, composta da un mix di sindacati tra cui la Writers Guild of America, il SAG-Aftra, The NewsGuild e la Recording Industry Association of America. «Questo è sbagliato: è antiamericano ed è un furto su larga scala». Tra i sostenitori vi sono anche Joseph Gordon-Levitt, Fran Drescher, Jennifer Hudson, Vince Gilligan (noto per essere il creatore di Breaking Bad), Kristen Bell e Michele Mulroney, presidente di Writers Guild of America West. Senza dimenticare cantanti e musicisti come LeAnn Rimes, Martina McBride e OK Go oltre ad autori come George Saunders e Jonathan Franzen.
L’attrice Scarlett Johansson (Ansa).
Tramite la campagna, l’organizzazione chiede alle aziende tecnologiche di concedere in licenza tutte le opere e consentire ai creatori di scegliere di non sottoporre i propri progetti all’addestramento dell’IA generativa. «La vera innovazione nasce dalla motivazione umana a cambiare le nostre vite: fa avanzare le opportunità, stimolando al contempo la crescita economica e creando posti di lavoro», ha spiegato Moiya McTier, consulente senior di Human Artistry Campaign. «Le aziende di intelligenza artificiale stanno mettendo a repentaglio la carriera degli artisti, sfruttando la loro arte, utilizzando l’arte umana e altre opere creative senza autorizzazione per accumulare miliardi». Finora solamente due aziende hanno concesso licenze per strumenti di IA generativa: a dicembre, Disney ha firmato un accordo da 1 miliardo di dollari con OpenAI per integrare alcuni personaggi nel software di generazione video Sora.
Svelato il cartellone ufficiale della Berlinale 2026, 76esima edizione del Festival cinematografico della capitale tedesca. Anche quest’anno, nessun film italiano è in corsa per l’Orso d’oro né figurano altri lungometraggi nelle sezioni principali. Il nostro Paese è tuttavia presente grazie a tre coproduzioni internazionali, di cui due in concorso e una nella sezione Perspectives. La kermesse, che sarà aperta da No Good Men, terzo film della regista afgana Shahrbanoo Sadat, si svolgerà dal 12 al 22 febbraio. Il cartellone ufficiale è stato presentato in conferenza stampa dalla direttrice Tricia Tuttle, affiancata dai co-direttori Jacqueline Lyanga e Michael Stütz, che hanno annunciato un’edizione che punterà a valorizzare l’esperienza in sala, la scoperta dei nuovi talenti e la difesa della cultura cinematografica con lungometraggi provenienti da oltre 80 Paesi.
I trofei della Berlinale (Ansa).
Berlinale 2026, quali sono le due coproduzioni italiane in concorso
Tra i film più attesi della 76esima Berlinale, come conferma anche Variety, c’è Rosebush Pruning di Karim Aïnouz, coproduzione tra Italia, Germania, Spagna e Regno Unito che vanta un cast stellare con Riley Keough, Callum Turner, Elle Fanning, Jamie Bell e Pamela Anderson. Satira contemporanea, si svolge in una villa spagnola dove i fratelli americani Jack, Ed, Anna e Robert vivono nell’isolamento e nella fortuna che hanno ereditato dalla loro famiglia. Quando il primo desidera cambiare casa per andare a vivere con la sua compagna e il secondo scopre la verità sul decesso della madre, il tessuto familiare inizia irrimediabilmente a disfarsi.
Seconda e ultima coproduzione italiana in concorso per l’Orso d’oro è Nina Roza Genevieve Dulude-de Celle, frutto della collaborazione fra il nostro Paese, il Canada, il Belgio e la Bulgaria. La trama si concentra su un mercante d’arte in viaggio dal Quebec verso la patria che ha abbandonato sperando di mettere gli occhi sui dipinti di una sfuggente ma talentuosa giovane donna, vero prodigio che vive nella campagna bulgara. Soltanto osservando le opere da vicino potrà infatti stabilire se si tratta di un vero genio oppure di un’ennesima frode. Nel cast, assieme a Galin Stoev, Ekaterina Stanina e Sofia Stanina, recita anche l’italiana Chiara Caselli.
Italia presente anche nella sezione Perpectives
Terza e ultima coproduzione italiana presentata nel programma ufficiale della Berlinale 2026 è The Red Hangar (Hangar rojo)di Juan Pablo Sallato. Realizzata dal nostro Paese assieme ad Argentina e Cile, si svolge nel 1973 durante il golpe cileno che portò alla presa del potere da parte di Pinochet. Questi film si aggiungono ai già annunciati Mambo Kids di Emanuele Tresca in Generation e Wax & Gold di Adama Bineta Sow nella sezione Berlinale Special Presentation. Presenti anche i corti Cosmonauts di Leo Černic e L’uomo più bello del mondo di Paolo Baiguera selezionati nei Berlinale Shorts.
La direttrice della Berlinale Tricia Tuttle (Ansa).
La quinta e ultima stagione della serie Gomorra era andata in onda su Sky alla fine del 2021. Sono quindi passati oltre quattro anni dall’epilogo della saga di Genny Savastano e Ciro l’immortale. E Sky, per non fare sfiorire un brand dal valore internazionale come Gomorra, ha pensato bene di proporre un prequel, ambientato nella Napoli del 1977, e che racconta le origini di Pietro Savastano, il boss di Secondigliano papà di Genny.
Regia di Marco D’Amore, l’attore che interpretava Ciro l’immortale
Gomorra-Le Origini ha preso il via il 9 gennaio, con due episodi andati in onda in prima serata su Sky Atlantic per la regia di Marco D’Amore (l’attore che interpretava Ciro l’immortale). E dopo i primi risultati di audience, qualche dirigente nella sede Sky di Milano Rogoredo ha iniziato ad avere i sudori freddi: 57 mila persone hanno visto il primo episodio, il 9 gennaio, su Sky Atlantic dalle ore 21.15 alle ore 22.07, e 50 mila persone hanno invece assistito alla seconda puntata, dalle 22.11 alle 22.59.
I prodotti Sky sono molto replicati e disponibili on demand
Premessa: stiamo parlando di una pay tivù che ha un parco abbonati di poco superiore a quota 4 milioni, e quindi l’universo è molto più piccolo rispetto alla platea televisiva della televisione in chiaro. In secondo luogo i prodotti Sky vanno giudicati nel medio periodo, perché molto replicati e disponibili on demand, visione alla quale l’abbonato Sky è molto abituato.
M-Il figlio del secolo era andata meglio (costando però molto)
Però sarà piuttosto difficile che, con 50 mila telespettatori nella prima messa in onda, quegli episodi possano superare la soglia del milione di persone nei sette giorni (che è il parametro che evidenzia una serie di successo su Sky). E va ricordato che pure M-Il figlio del secolo, ossia la serie Sky dedicata a Benito Mussolini con Luca Marinelli protagonista, pur arrivando a quota un milione di pubblico nei sette giorni a inizio 2025 non ha poi avuto una seconda stagione, essendo costata circa 60 milioni di euro.
Bisogna considerare anche il prestigio e la cosiddetta talkability
Ma tornando a Gomorra-Le Origini, l’enorme battage pubblicitario e di comunicazione messo in piedi da oltre un mese da Sky non pare, almeno per ora, aver sortito grossi effetti. Certo, per una pay tivù un prodotto audiovisivo non va valutato solo da un punto di vista quantitativo e di audience, ma anche dal prestigio con cui illumina il broadcaster e dalla cosiddetta talkability (quanto se ne discute sui social). Ma per Gomorra-Le Origini, prodotto per Sky da Cattleya srl (produttore di tutte le stagioni di Gomorra), contano pure i 19,8 milioni di euro di costi produttivi per sei episodi, per un totale di 270 minuti. Cioè 73.670 euro al minuto.
Pure il piatto dei contributi pubblici piange
Si è trattato di ricostruire il 1977 e questo sicuramente ha aumentato i costi della scenografia. Però ci collochiamo al doppio rispetto, per esempio, alla quinta stagione di Gomorra andata in onda a fine 2021: era costata 18,5 milioni di euro per 10 episodi, per un totale di 500 minuti, in pratica 37 mila euro al minuto. Peraltro il tax credit concesso per Gomorra-Le Origini è stato di 4,5 milioni di euro, rispetto ai 6 milioni per la quinta stagione di Gomorra. Anche sul fronte contributi pubblici, insomma, i tempi stanno cambiando.