Cbs ha confermato Trevor Noah alla conduzione dei Grammy Awards 2026: sarà la sesta apparizione consecutiva del comico sudafricano, ex presentatore del Daily Show, sul palco della Crypto.com di Los Angeles che ospiterà l’evento il prossimo primo febbraio. «Sono felicissimo di dare il benvenuto ancora una volta a Trevor per la sua sesta e purtroppo ultima volta», ha dichiarato Ben Winston, produttore esecutivo della manifestazione che premia il meglio della musica internazionale. «È stato un presentatore fenomenale, il migliore dello show. Il suo impatto è stato spettacolare, non vediamo l’ora di farlo assieme un’ultima volta». A partire dall’edizione 2027, i Grammy cambieranno anche casa, spostandosi su Abc e Disney+.
Trevor Noah presenta i Grammy Awards ininterrottamente dal 2021
Collaboratore ricorrente del The Daily Show su Comedy Central dal 2014, Trevor Noah ne è stato il conduttore per sette anni dal 2015 al 2022 quando lasciò per dedicarsi alla stand-up comedy. Al suo posto c’è ora Jon Stewart, il cui contratto è tuttavia in scadenza. Il comico sudafricano ha preso in mano le redini dei Grammy Awards nel 2021, quando subentrò ad Alicia Keys che aveva presentato le due edizioni precedenti. Districatosi bene nelle difficili condizioni della pandemia da Covid-19 in un evento segnato dal distanziamento sociale e dall’uso di più palchi proprio nel 2021, lo scorso anno guidò la cerimonia di premiazione che seguì di poche settimane i devastanti incendi di Palisades e di Eaton.
Il comico e conduttore Trevor Noah (Ansa).
I favoriti per vincere un premio nel 2026
La cerimonia di premiazione dei Grammy Awards 2026 scatterà domenica primo febbraio alle ore 17 di Los Angeles, quando in Italia saranno ormai le 2 del mattino successivo. Per quanto riguarda le nomination, in vetta c’è il rapper Kendrick Lamar con nove, seguito da Lady Gaga con sette. Appaiati Sabrina Carpenter, Leon Thomas e Bad Bunny a quota sei. Da segnalare l’esordio tra i candidati dell’attore Timothée Chalamet, nominato nella sezione dedicata ai progetti per il visual media. Tra le canzoni dell’anno, favoriti Lady Gaga per Abracadabra, Doechii per Anxiety e il duo Rosé e Bruno Mars con APT, mentre fra gli album occhio a Bad Bunny, Kendrick Lamar e Lady Gaga. Per il premio Best New Artist, riflettori puntati sulle Katseye, su Lola Young e Alex Warren.
È morta a 87 anni l’attrice di teatro, cinema e televisione Lina Bernardi. Nata a Latina nel 1938, aveva iniziato la sua carriera a teatro. E aveva continuato a calcare il palcoscenico anche quando il grande e il piccolo schermo le hanno regalato una popolarità più ampia: tratto distintivo della sua carriera era diventato il monologo “Mamma eroina” di Maricla Boggio, interpretato per 31 anni. Ricordata dal grande pubblico in particolare per il ruolo di Sophie Rousseau, interpretato tra il 2001 e il 2005 nella soap CentoVetrine, Bernardi aveva preso parte a numerose altre serie televisive trasmesse su Rai e Mediaset, tra cui Distretto di Polizia e Vivere. E al cinema aveva recitato in film come Pane e tulipani, Non ti muovere e L’ultimo bacio. «Il teatro è stato il fulcro della sua carriera, insieme all’impegno costante nella formazione dei giovani e nella promozione di cause sociali. Latina oggi perde una donna di grande valore umano e artistico», ha scritto sui social la sindaca Matilde Celentano.
Parte ufficialmente il conto alla rovescia degli Oscar 2026, 98esima edizione degli Academy Awards. Alle 9 del mattino (ora del Pacifico, le 18 italiane) di lunedì 12 gennaio si è infatti aperta una finestra di cinque giorni destinata a definire le candidature per i premi cinematografici più importanti della stagione. Chiamati al voto gli oltre 11 mila membri dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che potranno esprimere la loro preferenza fino alle 17 di venerdì 16 gennaio. L’annuncio ufficiale delle nomination è previsto per il 22 gennaio in diretta streaming alle ore 14.30 italiane. Per quanto riguarda la cerimonia di gala, invece, bisognerà aspettare fino al 15 marzo.
Come funzionano le votazioni per le nomination degli Oscar
Una statuetta degli Oscar (Ansa).
Le nomination dei premi Oscar sono frutto della votazione dei membri dell’Academy, il cui numero di aggira attorno agli 11 mila: tra di loro, esclusivamente professionisti del settore fra attori, registi, sceneggiatori, produttori e così via, fino ad arrivare alle maestranze tecniche come animatori, tecnici del suono ed esperti di trucco e acconciature. L’ingresso è esclusivo, in quanto possibile solamente su invito e riservato a coloro che hanno alle spalle una proficua carriera nel cinema. Per entrare nel ristretto club bisogna aver ricevuto una nomination nelle edizioni precedenti oppure possedere una raccomandazione da parte di almeno due membri e aspettare l’approvazione finale del Consiglio dei governatori dell’Academy.
Ciascun professionista può votare solo per la categoria di appartenenza (dunque gli attori per le performance, i registi per la direzione e così via) con la sola eccezione del Miglior film dove tutti esprimono la loro preferenza. Vige il voto preferenziale, dove ogni membro stila una classifica in ordine di preferenza. Il progetto o l’attore che riceve la maggioranza assoluta entra in cinquina, mentre in caso contrario si procede all’eliminazione progressiva dei meno votati. Una volta annunciate le candidature, solitamente un mese prima della cerimonia di premiazione finale, ogni membro vota il suo favorito. Per tutte le categorie, chi ottiene più preferenze vince, a eccezione del Miglior Film, dove ancora si ricorre anche per l’assegnazione della statuetta al voto preferenziale.
In arrivo un nuovo record assoluto nella storia degli Academy Awards?
Alla 98esima edizione dei premi Oscar potremmo assistere a un nuovo record assoluto. Secondo la rivista Variety, infatti, Sinners – I peccatoridi Ryan Coogler è destinato a ottenere ben 15 nomination, stabilendo così un primato all-time in fatto di candidature, al momento condiviso da Eva contro Eva, Titanic e La La Land che ne hanno ricevute 14 a testa. Per il thriller-horror sui vampiri con Michael B. Jordan, oltre a miglior film, regia e attore protagonista, dovrebbe arrivare anche la nomination per il miglior casting, nuova categoria che sarà introdotta proprio nel 2026. Per vincere la statuetta, tuttavia, non è il favorito: a contendersela sembrano essere soprattutto Hamnet – Nel nome del figlioe Una battaglia dopo l’altra, rispettivamente miglior drama e comedy ai Golden Globes e che, nelle proiezioni di Variety, potrebbero ricevere 14 e nove candidature.
Il 2026 porta con sé un cambiamento importante nel panorama televisivo e streaming italiano. Da martedì 13 gennaio è infatti disponibile, anche nel nostro Paese con tre piani di abbonamento, HBO Max, piattaforma del network americano di proprietà di Warner Bros. Discovery (almeno fino alla tanto chiacchierata e discussa acquisizione da parte di Netflix). A disposizione per gli utenti un ricco catalogo di film e serie HBO e Warner, negli ultimi 15 anni trasmessi su Sky e Now Tv in esclusiva per via dell’accordo con il network, scaduto tuttavia il 31 dicembre. Ecco cosa cambierà e cosa sparirà per gli abbonati Sky.
HBO Max arriva in Italia: cosa cambia per gli utenti di Sky
Con l’arrivo di HBO Max in Italia, il catalogo di Sky e Now Tv subirà importanti decurtazioni. Non vi saranno infatti più le nuove serie HBO al debutto, come Il cavaliere dei sette regni – spin-off prequel de Il Trono di Spade in streaming dal 19 gennaio – oppure l’atteso adattamento per il piccolo schermo di Harry Potter, in arrivo nel 2027: saranno visibili solamente su HBO Max. Cambia casa anche The Pitt, medical drama con Noah Wyle premiato ai Golden Globes, la cui seconda stagione non uscirà su Sky che invece aveva trasmesso la prima tornata di episodi. Per le altre serie già avviate invece ci saranno alcune co-esclusive:Euphoria 3, in arrivo in primavera, e le future stagioni di House of the Dragon arriveranno anche su Sky. I cataloghi completi tuttavia saranno ad appannaggio esclusivo di HBO Max.
Novità anche per quanto riguarda il fronte cinema. Sky infatti perde anche le prime visioni di tutti i film Warner Bros., che approderanno prima su HBO Max. È il caso, per esempio, di Una battaglia dopo l’altra con Leonardo DiCaprio, premiato ai Golden Globes e disponibile già dal 13 gennaio, o diSuperman, nuovo adattamento con protagonista il supereroe di Kripton diretto da James Gunn. Sulla piattaforma finiranno tutti i nuovi titoli DC, così come i franchise Harry Pottere Il Signore degli Anelli. I lungometraggi approderanno su Sky solamente in un secondo momento, verosimilmente qualche mese dopo l’arrivo su HBO Max.
Sky perde due tornei Slam di tennis: le novità per lo sport
Con un surplus di tre euro sul prezzo di abbonamento, HBO Max offre anche la visione dei due canali Eurosport. Gli abbonati potranno assistere dunque in diretta agli Australian Open e al Roland Garros di tennis, due dei quattro tornei dello Slam, ma anche alle tappe più adrenaliniche del ciclismo con il Tour de France, la Vuelta e il Giro d’Italia, alle corse mozzafiato della Le Mans e agli sport invernali come le gare di sci alpino maschile e femminile. Senza dimenticare i Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 con tutte le discipline in programma.
Martedì 13 gennaio si apre in Italia una nuova era dello streaming. È disponibile nel nostro Paese la piattaforma HBO Max, servizio del network americano di proprietà di Warner Bros. Discovery, con un vasto elenco di film, serie televisive ed eventi sportivi. Come funziona, quali sono i vari piani di abbonamento e, soprattutto, cosa è possibile trovare già online? Ecco una guida con tutto quello che bisogna sapere.
HBO Max, i piani di abbonamento e dove trovare la piattaforma
HBO Max Italia è disponibile su smart Tv, dispositivi streaming come Fire Stick, ma anche console di gioco, browser con controlli parentali e, ovviamente, smartphone, Pc e tablet. Per l’utente, sono tre le opzioni di abbonamento. Si parte dal piano Base con pubblicità da 5,99 euro al mese, che consente la visione in Full HD su due dispositivi. Più costoso (11,99 euro) lo Standard che, sempre in Full HD e su due device, elimina le pubblicità e permette anche 30 download per usare l’app anche in assenza di connessione. C’è infine la versione Premium da 16,99 euro al mese per guardare film e serie tv in 4K Ultra HD con Dolby Atmos su quattro dispositivi in contemporanea e che permette 100 download. A questi si può aggiungere il pacchetto sport che, con un supplemento di 3 euro mensili, consente l’accesso ai canali Eurosport per guardare gli Australian Open e il Roland Garros di tennis oppure le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Cinque film da guardare in streaming il giorno del lancio
Una battaglia dopo l’altra premiato ai Golden Globes
Tra i film disponibili al debutto di HBO Max in Italia c’è Una battaglia dopo l’altra, l’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson premiato ai Golden Globes come miglior comedy. Favorito per gli Oscar 2026 di marzo, racconta la storia di Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), attivista e rivoluzionario del gruppo French 75 che, dopo anni di militanza, abbandona la lotta per crescere la figlia piccola. Quando lei viene rapita da un colonnello senza scrupoli (Sean Penn) dovrà far leva su ogni risorsa per trovarla. Nel cast anche Benicio Del Toro e Teyana Taylor, vincitrice del Golden Globe.
Weapons, tra i film più visti in Italia nell’estate 2025
Altra novità di HBO Max già disponibile il giorno del lancio in Italia è Weapons, horror d’autore diretto e scritto da Zach Cregger. La trama si svolge in una cittadina di provincia degli Stati Uniti, dove una notte spariscono improvvisamente 17 bambini di una scuola elementare dopo essere usciti da soli dalle loro abitazioni. Una loro maestra (Julia Garner) unirà le forze con il padre di un ragazzo (Josh Brolin) e il preside (Benedict Wong) per trovare delle risposte. Con oltre 260 milioni di dollari al box office internazionale e quasi 3,5 in Italia, è stato uno dei film più visti dell’estate nel nostro Paese.
Superman, il nuovo adattamento diretto da James Gunn
Gli abbonati al servizio streaming HBO Max potranno anche guardare in streaming Superman, nuovo adattamento dell’eroe DC Comics diretto da James Gunn e destinato a inaugurare una nuova saga al cinema. Nei panni di Kal-el, alias Clark Kent, recita David Corenswet già noto per la serie Netlfix The Politician ideata da Ryan Murphy. La trama vede il protagonista già divenuto un eroe affermato nel mondo, pur non essendo stato ancora del tutto compreso. Impegnato nel combattere Lex Luthor (Nicholas Hoult) e il suo piano di dominio, dovrà anche battersi per il suo ruolo al Daily Planet, dove collabora con la giornalista Lois Lane (Rachel Brosnahan). Nel cast anche Isabela Merced, Nathan Fillion e Wendell Pierce.
The Conjuring: Il rito finale, tra i 10 film più visti del 2025 in Italia
Su HBO Max anche The Conjuring: Il rito finale, decimo film tra i più visti in Italia nell’intero 2025 con poco più di 9,5 milioni di euro al box office. Sequel di The Conjuring – Per ordine del diavolo e decimo capitolo della saga horror, si concentra ancora una volta su Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga), esperti dei fenomeni paranormali impegnati a fronteggiare una nuova minaccia. Nel cast anche Ben Hardy, Elliot Cowan e Mia Tomlinson.
Nonostante, il film di e con Valerio Mastandrea
Su HBO Max non mancheranno ovviamente i film italiani. Gli abbonati al servizio streaming potranno vedere, tra gli altri, Nonostante di e con Valerio Mastandrea, che oltre a dirigere la pellicola ne veste i panni del protagonista, ricoverato da tempo in ospedale dove ha ritrovato la tranquillità perduta da anni. A scuotere la sua condizione è l’arrivo di una nuova compagna di reparto (Dolores Fonzi), il cui carattere è il suo esatto opposto in quanto furioso e insofferente per tutto. Una convivenza che, dopo i primi attriti, troverà il suo equilibrio.
Cinque serie da vedere su HBO Max a gennaio
The Pitt 2, arriva la seconda stagione del medical drama con Noah Wyle
Fresca vincitrice del Golden Globe come miglior drama, The Pitttorna su HBO Max con la seconda stagione. Al centro della narrazione torneranno il dottor Michael Robby Robinatovich (Noah Wyle, anch’egli premiato con la statuetta a Los Angeles), impegnato quotidianamente al The Pitt, l’ospedale di Pittsburgh. Ogni episodio, autoconclusivo e in uscita a cadenza settimanale, racconta un’ora del turno in corsia fra la frenesia per curare i pazienti e i rapporti tra i vari membri del personale medico e infermieristico. Nel cast anche Katherine LaNasa.
Industry, sbarca finalmente in Italia l’acclamato thriller finanziario
Con HBO Max sbarca finalmente in Italia Industry, acclamato thriller finanziario di HBO ideato dagli ex banchieri Mickey Down e Konrad Kay, che si sono basati sulle loro esperienze quotidiane di lavoro. Al centro della narrazione figura un gruppo di neolaureati che iniziano il loro percorso professionale nella Pierpoint & Co., uno dei più prestigiosi istituti di credito londinesi. Nel corso delle varie puntate compaiono vari termini tecnici e dinamiche del mondo economico, che contribuiscono a dare vita a uno spaccato molto dettagliato e attendibile dell’industria. Nel cast, fra gli altri, Marisa Abela e Kit Harington. Disponibili tutte le stagioni: la quarta è uscita domenica 11 gennaio.
Il cavaliere dei sette regni, il nuovo prequel di Game of Thrones
Bisognerà aspettare lunedì 19 gennaio invece per poter mettere le mani su Il cavaliere dei sette regni, nuovo spin-off e prequel de Il Trono di Spade (tra l’altro disponibile con tutte le otto stagioni su HBO Max). Ambientato circa 100 anni prima degli eventi della serie madre, racconta le avventure del cavaliere Sir Duncan l’Alto, noto anche con il nome di Dunk e destinato a diventare Lord Comandante della Guardia Reale, e del suo giovanissimo scudiero Egg, rampollo della casata Targaryen. Nei panni dei due protagonisti recitano rispettivamente Peter Claffey e Dexter Sol Ansell. Già annunciata la produzione della seconda stagione, attesa su HBO Max per il 2027.
The Big Bang Theory e Friends, su HBO Max le storiche sitcom
Oltre alle grandi novità, il catalogo di HBO Max offrirà anche grandi classici del piccolo schermo che hanno fatto la storia della televisione. È il caso, per esempio, di Friends, fra le sitcom più famose al mondo. In streaming sarà possibile infatti riguardare ancora una volta le vicende dei sei amici di New York che, vivendo nello stesso palazzo, affrontano le giornate assieme fra storie d’amore, situazioni divertenti e casi problematici. Nel cast, tra gli altri, Matthew Perry e Jennifer Aniston. In streaming anche The Big Bang Theory, indimenticabile sitcom incentrata sui quattro ricercatori dell’università di Pasadena Sheldon, Howard, Leonard e Raj e sulle loro rispettive partner.
Euphoria, Il Trono di Spade e I Soprano: tutti i grandi cult di HBO
Su HBO Max sarà possibile inoltre trovare tutte le produzioni che hanno fatto la storia del network. Saranno presenti The White Lotus, Il Trono di Spadeed Euphoria, di cui ad aprile arriverà l’attesissima terza e ultima stagione. E ancora, spazio al cult I Sopranocon James Gandolfini nei panni del gangster Tony e The Wire, tra le serie più rappresentative dell’età dell’oro della televisione, ambientata nella città di Baltimora e incentrata su una squadra di poliziotti impegnata a indagare sul narcotraffico. In streaming anche Succession, The Last of Use l’horror IT: Welcome to Derry, prequel della saga di Stephen King con Bill Skarsgard nei panni del clown Pennywise.
A Hollywood è nata una nuova stella. Jessie Buckley ha vinto il Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico con Hamnet di Chloé Zhao, in cui veste i panni della moglie di William Shakespeare, Agnes. Una performance acclamata dalla critica che le ha permesso di vincere anche il Critics Choice Award e di iscriversi nella lista dei favoriti per il premio Oscar. «Non è una situazione normale in cui trovarsi, ma grazie a tutti», ha esordito sul palco di Los Angeles nel ritirare la statuetta, prima di ringraziare molti collaboratori, tra cui il capo macchinista per la zuppa che ha preparato sul set. Un plauso anche alle 400 comparse del film: «Vi adoro, passerei il resto della mia vita con voi».
Chi è Jessie Buckley, attrice di Hamnet premiata ai Golden Globes
Jessie Buckley con il Golden Globe 2026 (Ansa).
Pur nominata agli Academy Awards nel 2022, Jessie Buckley è ancora poco nota al grande pubblico, carattere che tuttavia non le dispiace. «Forse è per i capelli, li cambio spesso per nascondermi», ha spiegato in una recente intervista, in cui ha ammesso di amare quella maschera di anonimato che le consente di vivere una «vita tranquilla» e lontana dai riflettori. Classe 1989, è cresciuta a Killarney, in Irlanda, e lavora nel cinema e nello spettacolo da circa due decenni. Figlia di un barista e poeta e di un’insegnante di canto, prima di cinque fratelli, ha studiato pianoforte, clarinetto, arpa e sassofono, oltre al canto, alla Royal Irish Academy of Music di Dublino. Da sempre appassionata di recitazione e arte, a 17 anni ha vinto un provino con I’d Do Anything, talent show televisivo della Bbc per trovare la protagonista di uno spettacolo teatrale nel West End.
Jessie Buckley al Met Gala 2022 (Ansa).
Pur arrivata seconda alle spalle di Jodie Prenger, apparsa nella pièce accanto a Rowan Atkinson, ottenne un ruolo in A Little Night Music al teatro Menier Chocolate Factory. Laureatasi in recitazione alla Royal Academy of Dramatic Art nel 2013, ha accresciuto la sua fama grazie alla tv. Nel 2017 ha partecipato alla serie Taboo con Tom Hardy, Stephen Graham e Oona Chaplin, mentre dopo due anni ha ottenuto la parte di Ljudmila Ignatenko, moglie di una vittima di Pripyat, in Chernobyl. Dopo essere apparsa in una produzione teatrale di Enrico V con Jude Law, nel 2022 ha ottenuto la prima notorietà con La figlia oscura, film di Maggie Gyllenhaal in cui ha recitato nei panni della versione giovane della protagonista, Olivia Colman, e per cui ha ricevuto la nomination agli Oscar. Nel 2026 sarà ancora alla corte della regista americana per La sposa!, ispirata a La moglie di Frankenstein.
Il matrimonio e la maternità proprio dopo le riprese di Hamnet
L’attrice Jessie Buckley nel 2019 (Ansa).
Pur già nota agli esperti del settore, Jessie Buckley vive Hollywood lontana dai riflettori e dalle serate glamour. Tanto da lasciare persino Londra per vivere nella campagna del Norfolk. Lì, nel 2023, ha sposato il suo Freddie, di cui tuttavia non si conoscono dettagli circa la professione. Poco dopo aver terminato le riprese di Hamnet, è diventata mamma, spinta proprio dalle emozioni provate sul set del film di Zhao. «Questo film mi ha fatto sentire il bisogno profondo di diventare madre», ha spiegato all’edizione inglese di Vogue, che le ha dedicato una copertina, aggiungendo di essere rimasta incinta subito dopo la fine delle riprese. Diventare genitore è un cambiamento «sistemico, che ti rende una nuova persona per come ti relazioni con il mondo, con il tuo compagno, con il tuo lavoro».
Io sono notizia, il documentario su Fabrizio Corona, continua a fare discutere. Stavolta nel mirino non è finito l’ex re dei paparazzi, né tantomeno qualcuna delle sue rivelazioni, vere o presunte. A fare notizia è la somma ottenuta da Netflix con il tax credit. Si tratta di 793.629 euro che il ministero della Cultura ha assegnato su una spesa complessiva di 2 milioni e mezzo di euro. A rivelare le cifre è stato il quotidiano La verità, dando inizio al dibattito. Io sono notizia è un documentario in cinque episodi del regista Massimo Cappello ed è stato pubblicato su Netflix lo scorso 9 gennaio. A produrlo è stata la società Bloom Media House, una srl guidata da Marco Chiappa, Alessandro Casati e Francesca Cimolai. I quasi 800 mila euro di contributo coprono il 30 per cento della cifra totale. Tra le parti più discusse, quelle sull’ex di Corona, Nina Moric, «costretta» ad abortire.
Assegnati a Los Angeles gli 83esimi Golden Globes, premi cinematografici e televisivi della Hollywood Press Association. La cerimonia del Beverly Hilton Hotel ha puntato i riflettori su Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, principale favorito anche per gli Oscar di marzo, e Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao, rispettivamente miglior comedy e drama. Tra gli attori, niente da fare per Leonardo DiCaprio, battuto come nei Critics Choice Awards da Timothée Chalamet, applaudito per la performance in Marty Supreme. Sugli scudi anche Jessie Buckley, vera rivelazione dei Golden Globes 2026, volto della moglie di Shakespeare, Agnes, in Hamnet. Ecco dove recuperare al cinema oppure in streaming i film e le serie tv premiati in California.
Golden Globes 2026, dove vedere tutti i film premiati
Wagner Moura dopo la vittoria ai Golden Globes 2026 (Ansa).
Una battaglia dopo l’altra: dal 13 gennaio su HBO Max
Diretto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra è il vero protagonista della stagione 2026 dei premi cinematografici. Protagonista è Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), un rivoluzionario fallito che vive in un cronico stato di paranoia assieme alla figlia Willa, nata dalla sua relazione con Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor). Quando quest’ultima viene rapita dal colonnello Lockjaw (Sean Penn), dovrà affannarsi per ritrovarla. Miglior comedy ai Golden Globes, ha vinto anche le statuette per la regia e la sceneggiatura, oltre che per attrice non protagonista con Taylor. Dal 13 gennaio sarà in streaming su HBO Max.
Hamnet, al cinema dal 5 febbraio
Uscirà invece al cinema il 5 febbraioHamnet – Nel nome del figlio, nuovo film di Chloé Zhao tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e premiato come miglior drama ai Golden Globes. Al centro della narrazione un grave lutto che, nel Cinquecento, colpì William Shakespeare e la moglie Agnes, privati del figlio Hamnet ucciso dalla peste. Nei panni dei due protagonisti recitano Paul Mescal e Jessie Buckley, vincitrice della statuetta come miglior attrice protagonista in un film comedy o musical.
L’agente segreto, a gennaio in sala il miglior film straniero
Il 29 gennaio sbarcherà al cinema invece L’agente segreto, produzione brasiliana diretta da Kleber Mendonça Filho con protagonista Wagner Moura, premiato come miglior attore protagonista in un drama. La storia si svolge nel 1977 in Brasile, durante gli ultimi anni della dittatura militare. Al centro della storia c’è Marcelo, professore universitario di mezz’età che spera di lasciarsi alle spalle una vita di violenze e segreti. Scoprirà tuttavia che il passato trova sempre un modo per riaffiorare. Premiato come miglior film straniero ai Golden Globes, è anche tra i favoriti per gli Oscar.
Marty Supreme, il film con protagonista Timothée Chalamet
Timothée Chalamet è l’asso del ping pong Marty Reisman inMarty Supreme, film di Josh Safdie per cui il giovane talento di Hollywood ha vinto il Golden Globe come miglior attore protagonista in una commedia, battendo Leonardo DiCaprio. Ispirato alla storia vera dell’atleta, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, ne racconta la vita privata e la carriera che oscillarono tra scommesse, truffe, passioni proibite e sogni di gloria. Nel cast anche Gwyneth Paltrow e Fran Drescher, a lungo presidente del sindacato degli attori SAG-Aftra. Il film sarà in sala il 22 gennaio.
Se solo potessi ti prenderei a calci: Rose Byrne miglior attrice comedy
Uscirà invece il 5 marzo Se solo potessi ti prenderei a calci, film di Mary Bronstein con protagonista Rose Byrne, premiata ai Golden Globes come miglior attrice in una comedy. Al centro della storia c’è Linda, giovane psicoterapeuta spinta al limite delle proprie forze da una serie di eventi concatenati che non le lasciano tregua. Sull’orlo del collasso tra ansia, stanchezza, un matrimonio infelice e alcuni pazienti difficili, dovrà far ricorso a ogni energia per poter riprendere in mano la sua vita.
Sentimental Value, il film di Trier premiato per Stellan Skarsgard
Il 22 gennaio uscirà al cinema Sentimental Value, premiato ai Golden Globes per la performance di Stellan Skarsgard come miglior attore non protagonista. Complessa storia dalle dinamiche familiari, il film si concentra su Nora, affermata attrice teatrale che dopo la morte della madre è in cerca di un nuovo equilibrio. Assieme alla sorella Agnes dovrà fare i conti con il ritorno del padre Gustav (Stellan Skarsgard), ex regista di fama internazionale a lungo distante dalle loro vite.
KPop Demon Hunters, il film d’animazione dell’anno
È già disponibile in streaming su Netflix, dove ha fatto incetta di visualizzazioni, KPop Demon Hunters, premiato come miglior film d’animazione della stagione ai Golden Globes. Diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans si concentra sulle componenti di un gruppo KPop al femminile ma segretamente anche cacciatrici di demoni che proteggono i loro fan dalle minacce soprannaturali. Dovranno unire le loro forze per combattere il più grande nemico mai affrontato: una boy band rivale composta solo da demoni. Il film ha trionfato anche conGolden, eletta miglior canzone originale.
Sinners – I peccatori, tra i più delusi dei Golden Globes
Appena due riconoscimenti (colonna sonora e miglior film per incassi) per Sinners – I peccatori, film di Ryan Coogler (Black Panther e Creed) tra i più acclamati dalla critica internazionale. Disponibile in streaming su Now Tv e sull’on demand di Sky, racconta le vicende dei gemelli Elijah ed Elias Smoke, entrambi interpretati da Michael B. Jordan, che decidono di tornare nella loro cittadina natale per ricominciare dopo un passato oscuro. All’arrivo, scoprono che un male ancor più terrificante di ciò che ricordavano è lì ad attenderli.
Dove vedere in streaming le serie tv premiate ai Golden Globes 2026
Noah Wyle con la statuetta dei Golden Globes 2026 (Ansa).
The Pitt, il medical drama con Noah Wyle
Noah Wyle, già protagonista e icona di ER, torna in corsia con The Pitt, medical drama premiato ai Golden Globes. Il divo è il dottor Michael Robby Robinatovich, segnato dagli effetti della pandemia e dalla perdita del suo mentore. Lavora presso il sovraffollato e sempre sotto organico The Pitt, nome con cui viene chiamato affettuosamente l’ospedale di Pittsburgh, presso il quale un giorno arrivano alcuni tirocinanti pronti ad affrontare il loro turno con determinazione e umiltà. Ogni episodio segue un’ora in corsia vissuta al limite, offrendo uno sguardo sulla sanità americana. È disponibile su Sky e, dal 13 gennaio, anche su HBO Max.
Pluribus, la nuova serie nata dalla mente del creatore di Breaking Bad
È disponibile invece su Apple Tv+ Pluribus, serie televisiva di fantascienza nata dalle mente di Vince Gilligan, acclamato autore di Breaking Bad, con protagonista Rhea Seehorn (premiata come miglior attrice) già vista in Better Call Saul. Al centro della storia c’è una scrittrice di romanzi rosa di nome Carol Sturka che sta facendo un tour promozionale ad Albuquerque: proprio in quei giorni, un virus sembra aver contagiato gli abitanti rendendoli estremamente felici e ottimisti. Carol, apparentemente l’unica immune, si ritrova a vagare confusa e arrabbiata in un mondo sempre più distante da lei.
The Studio, la miglior serie comedy dell’anno
Sempre su Apple Tv+ è possibile trovare The Studio, miglior comedy ai Golden Globes dove ha battuto la concorrenza di serie acclamate come Only Murders in the Building e The Bear. Incentrata su Matt Remick, nuovo capo dei Continental Studios in piena crisi, offre uno spaccato del dietro le quinte di Hollywood, dove dominano i grandi conglomerati e primeggiano insicurezze degli artisti e discusse decisioni aziendali. Nei panni del protagonista recita Seth Rogen (premiato a Los Angeles): al suo fianco Catherine O’Hara, Kathryn Hahn e Ike Barinholtz.
Hacks, la serie con protagonista Jean Smart
Terzo Golden Globe e secondo consecutivo su quattro nomination per Jean Smart grazie ad Hacks, serie televisiva disponibile su Netflix in cui interpreta la leggendaria comica Deborah Vance. Quando i produttori decidono di ridurre il numero dei suoi spettacoli sperando di attirare un pubblico più giovane, si troverà costretta a unire le forze con Ava Daniels (Hannah Einbinder), una sceneggiatrice di 20 anni vittima della cancel culture per un tweet particolarmente problematico.
Adolescence, la miniserie Netflix diventata un fenomeno sociale
Vero fenomeno del 2025, Adolescenceha dominato la scena internazionale tanto da diventare la seconda serie in lingua inglese più vista di sempre su Netflix, alle spalle solo di Mercoledì in attesa dei dati definitivi di Stranger Things 5. Liberamente ispirata ad alcuni eventi reali, racconta la storia di un 13enne accusato per l’omicidio di una sua compagna di classe in Inghilterra. Durante le quattro puntate, gli spettatori conosceranno man mano la realtà dei suoi familiari, dei poliziotti coinvolti nelle indagini e della scuola frequentata dal ragazzino. Premiata come miglior miniserie, ai Golden Globes ha vinto anche per l’attore protagonista (Stephen Graham), non protagonista (Owen Cooper, il più giovane di sempre) e attrice non protagonista (Erin Doherty).
Dying for Sex: Golden Globe per Michelle Williams
Si ispira a una storia vera ancheDying for Sex, serie scritta e co-creata da Kim Rosenstock (Only Murders in the Building) ed Elizabeth Meriwether (New Girl). Protagonista è Molly (Michelle Williams, premiata ai Golden Globes) che, ricevuta una diagnosi di cancro al seno al quarto stadio, decide di lasciare il marito Steve per esplorare, per la prima volta, la varietà e la complessità dei suoi desideri sessuali. Decisa ad andare fino in fondo per sfruttare tutto il tempo che le resta, si imbarca in quest’avventura con l’amica Nikki. Gli otto episodi della miniserie sono disponibili in streaming su Disney+.
Checco Zalone è il re del cinema italiano. Con l’uscita di Buen Camino, capace di conquistare il box office del nostro Paese, il comico pugliese si è confermato il vero e proprio dominatore della settima arte, portando nelle sale più di 8 milioni di spettatori. Un primato incredibile, che gli ha consentito – secondo i dati Cinetel – di riscrivere i libri dei record nella storia dello spettacolo. Un successo che ha coinvolto anche lo streaming: nella prima settimana di gennaio, Quo Vado?e Cado dalle nubisono entrati in Top 10 su Netflix rispettivamente al secondo e all’ottavo posto. Dal debutto fino a Tolo Tolo del 2020, ecco dove guardare per la prima volta oppure riscoprire i cinque film del comico pugliese.
Checco Zalone, dove vedere in streaming tutti i film della carriera
Cado dalle nubi (2009)
Nel primo film della sua carriera, uscito nel 2009 per la regia di Gennaro Nunziante, Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika. Capace di incassare 14 milioni di euro, Cado dalle nubiè disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Che bella giornata (2011)
Due anni dopo Cado dalle nubi, Checco Zalone è tornato in sala con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. È disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Sole a catinelle (2013)
Quasi 52 milioni di euro al box office per Sole a catinelle, terzo film della carriera di Checco Zalone, uscito nel 2013. Il comico pugliese è qui un cameriere che, stanco della vita monotona, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo. In streaming è possibile recuperarlo su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e TimVision: è disponibile anche sull’on demand di Sky.
Quo vado? (2016)
Nel quarto film della carriera, Quo Vado?, Zalone è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia. È disponibile in streaming sulle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Now Tv, Mediaset Infinity, TimVision e sull’on demand di Sky.
Tolo Tolo (2020)
InTolo ToloZalone è invece un giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia: oberato dai debiti, fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando una guerra civile spazza ogni cosa, finisce sulla rotta dei migranti verso l’Europa: determinato a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e sulla piattaforma on demand di Sky.
A Hollywood, le spille sono diventate il nuovo strumento di protesta. Era accaduto con il conflitto a Gaza durante gli Oscar 2024 e gli Emmy 2025 e, ancor prima, con il Black Lives Matter e il movimento MeToo e si è ripetuto nuovamente ai Golden Globes 2026. Sul red carpet e durante la cerimonia al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, diverse celebrità hanno deciso di appuntarne una sul vestito per attaccare il presidente americano Donald Trump e l’Ice, l’agenzia federale che si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione. Un omaggio a Renee Nicole Good, 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente a Minneapolis.
Mark Ruffalo e Sunrise Coigney ai Golden Globes 2026 (Ansa).
Golden Globes 2026, origine e significato delle spille di protesta anti-Ice
Sia sul red carpet sia durante la cerimonia di premiazione, diverse celebrità hanno sfoggiato sul petto una spilla con due slogan in primo piano: «Ice Out» in chiara relazione all’Immigration and Customs Enforcement, e «Be Good» in omaggio alla giovane donna uccisa a colpi di pistola nella sua auto a Minneapolis. A ideare le spille è stata Nelini Stamp, attivista Working Families Power, associazione che si batte per la parità di diritti negli States, assieme a Jess Morales Rocketto, direttrice esecutiva di un gruppo di difesa dei latini chiamato Maremoto. «Abbiamo bisogno che ogni parte della società civile, la società, prenda la parola» ha dichiarato Stamp ad Associated Press. «Abbiamo bisogno dei nostri artisti, dei nostri intrattenitori. Abbiamo bisogno delle persone che riflettono la società».
«La campagna #BeGood mira a onorare Renée Nicole Good e Keith Porter (altra vittima degli agenti Ice, ndr.), ricordandoci anche cosa significhi essere buoni gli uni con gli altri di fronte a un simile orrore: essere buoni cittadini, vicini, amici, alleati e esseri umani», si legge in una nota congiunta di Maremoto, Move On e Working Families Power, tra gli organizzatori della protesta. La campagna non si fermerà ai Golden Globes, ma si protrarrà per l’intera stagione dei premi televisivi e cinematografici verosimilmente fino agli Oscar, attesi il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles.
Le parole degli attori, Mark Ruffalo: «Gli agenti Ice come Stormtroopers»
«Abbiamo letteralmente degli Stormtroopers (unità d’assalto dell’esercito imperiale nella saga Star Wars, ndr.) che vanno in giro a spargere terrore», ha dichiarato Mark Ruffalo, noto per aver recitato nei panni di Hulk nel Marvel Cinematic Universe. «Anche se amo tutto ciò (i Golden Globes, ndr.) non so se posso far finta che questa follia non stia avvenendo». Parlando con Variety, invece, Wanda Sykes – che ha ritirato il premio per la stand-up comedy al posto di Ricky Gervais – ha precisato come l’intera comunità di Hollywood debba «essere là fuori per fermare questo governo allo sbando, perché quello che stanno facendo alle persone è semplicemente terribile». Sempre sul red carpet, Jean Smart (premiata ancora una volta per la serie Hacks) ha spiegato di aver aderito alla campagna #BeGood «non come attrice, ma come madre e cittadina». Tra le star che hanno indossato le spille anche Ariana Grande e Natasha Lyonne.
This is for her," Mark Ruffalo said on the Golden Globes red carpet, pointing to his 'Be Good' pin – worn in honor of Renee Good, the 37-year-old Minnesota woman shot and killed by an ICE agent pic.twitter.com/cidxCToZKd
È andata in scena, nella notte italiana, la cerimonia degli 83esimi Golden Globes, premi per il cinema e la televisione assegnati dalla Hollywood Press Association, con la conduzione di Nikki Glaser. Come da pronostico e senza grandi sorprese, l’evento ha certificato il successo di Una battaglia dopo l’altrae Hamnet, che hanno trionfato rispettivamente come miglior commedia e miglior film drammatico e hanno lanciato la corsa agli Oscar di marzo. A Paul Thomas Anderson la statuetta per la regia. Fra gli attori, dopo l’antipasto dei Critics Choice Awards, Timothée Chalamet ha nuovamente battuto Leonardo DiCaprio nella categoria dei drama, mentre fra le donne si è imposta Jessie Buckley con Hamnet. Fra le serie, successi per The Pitt, The Studio e Adolescence, che rispettando i pronostici ha fatto man bassa di riconoscimenti. Owen Cooper a 16 anni ha fatto invece la storia come miglior attore non protagonista più giovane di sempre.
Golden Globes 2026, tutti i vincitori di ogni categoria
Timothee Chalamet ai Golden Globes 2026 (Ansa).
Miglior film drammatico
Frankenstein
Hamnet
Un semplice incidente
L’agente segreto
Sentimental Value
Sinners – I peccatori
Miglior film musical o commedia
Blue Moon
Bugonia
Marty Supreme
No Other Choice – Non c’è altra scelta
Nouvelle Vague
Una battaglia dopo l’altra
Miglior regista
Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
Ryan Coogler, Sinners – I peccatori
Guillermo del Toro, Frankenstein
Jafar Panahi, Un semplice incidente
Joachim Trier, Sentimental Value
Chloé Zhao, Hamnet
Miglior attore in un film drammatico
Joel Edgerton, Train Dreams
Oscar Isaac, Frankenstein
Dwayne Johnson, The Smashing Machine
Michael B. Jordan, Sinners – I peccatori
Wagner Moura, L’agente segreto
Jeremy Allen White, Springsteen: Liberami dal nulla
Miglior attrice in un film drammatico
Jessie Buckley, Hamnet
Jennifer Lawrence, Die My Love
Renate Reinsve, Sentimental Value
Julia Roberts, After the Hunt – Dopo la caccia
Tessa Thompson, Hedda
Eva Victor, Sorry, Baby
Miglior attore in un film musical o commedia
Timothée Chalamet, Marty Supreme
George Clooney, Jay Kelly
Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
Ethan Hawke, Blue Moon
Lee Byung-hun, No Other Choice – Non c’è altra scelta
Jesse Plemons, Bugonia
Miglior attrice in un film musical o commedia
Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
Cynthia Erivo, Wicked – Parte 2
Kate Hudson, Song Sung Blue
Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee
Emma Stone, Bugonia
Migliore attore non protagonista
Benicio del Toro, Una battaglia dopo l’altra
Jacob Elordi, Frankenstein
Paul Mescal, Hamnet
Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra
Adam Sandler, Jay Kelly
Stellan Skarsgard, Sentimental Value
Migliore attrice non protagonista
Emily Blunt, The Smashing Machine
Elle Fanning, Sentimental Value
Ariana Grande, Wicked – Parte 2
Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value
Amy Madigan, Weapons
Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra
Miglior film straniero
Un semplice incidente
No Other Choice – Non c’è altra scelta
L’agente segreto
Sentimental Value
Sirat
La voce di Hind Rajab
Miglior sceneggiatura
Una battaglia dopo l’altra
Marty Supreme
I peccatori
Un semplice incidente
Sentimental Value
Hamnet
Miglior film d’animazione
Arco
Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba
Elio
KPop Demon Hunters
La piccola Amélie
Zootropolis 2
Miglior colonna sonora
Alexandre Desplat, Frankenstein
Ludwig Göransson, Sinners – I peccatori
Jonny Greenwood, Una battaglia dopo l’altra
Kangding Ray, Sirat
Max Richter, Hamnet
Hans Zimmer, F1
Miglior canzone originale
Dream As One, Avatar: Fire and Ash
Golden, KPop Demon Hunters
I Lied To You, Sinners – I peccatori
No Place Like Home, Wicked – Parte 2
The Girl in the Bubble, Wicked – Parte 2
Train Dreams, Train Dreams
Golden Globes 2026, tutti i premi per le serie tv
Owen Cooper con il Golden Globe 2026 per Adolescence (Ansa).
Miglior serie drammatica
The Diplomat
The Pitt
Pluribus
Scissione (Severance)
Slow Horses
The White Lotus
Miglior attore in una serie drammatica
Sterling K Brown, Paradise
Diego Luna, Andor
Gary Oldman, Slow Horses
Mark Ruffalo, Task
Adam Scott, Scissione (Severance)
Noah Wyle, The Pitt
Miglior attrice in una serie drammatica
Kathy Bates, Matlock
Britt Lower, Scissione (Severance)
Helen Mirren, Mobland
Bella Ramsey, The Last of Us
Keri Russell, The Diplomat
Rhea Seehorn, Pluribus
Miglior serie commedia o musical
Abbott Elementary
The Bear
Hacks
Nobody Wants This
Only Murders in the Building
The Studio
Miglior attore in una serie commedia
Adam Brody, Nobody Wants This
Steve Martin, Only Murders in the Building
Glen Powell, Chad Powers
Seth Rogen, The Studio
Martin Short, Only Murders in the Building
Jeremy Allen White, The Bear
Miglior attrice in una serie commedia o musical
Kristen Bell, Nobody Wants This
Ayo Edebiri, The Bear
Selena Gomez, Only Murders in the Building
Natasha Lyonne, Poker Face
Jenna Ortega, Mercoledì
Jean Smart, Hacks
Miglior miniserie o film televisivo
Adolescence
All Her Fault
The Beast in Me
Black Mirror
Dying for Sex
The Girlfriend
Miglior attore in una miniserie o un film televisivo
Jacob Elordi, La strada stretta verso il profondo Nord
Paul Giamatti, Black Mirror
Stephen Graham, Adolescence
Charlie Hunnam, Monster: The Ed Gein Story
Jude Law, Black Rabbit
Matthew Rhys, The Beast in Me
Miglior attrice in una miniserie o un film televisivo
Claire Danes, The Beast in Me
Rashida Jones, Black Mirror
Amanda Seyfried, Long Bright River
Sarah Snook, All Her Fault
Michelle Williams, Dying for Sex
Robin Wright, The Girlfriend
Miglior attore non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo
Owen Cooper, Adolescence
Billy Crudup, The Morning Show
Walton Goggins, The White Lotus
Jason Isaacs, The White Lotus
Tramell Tillman, Scissione (Severance)
Ashley Walters, Adolescence
Miglior attrice non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo
Carrie Coon, The White Lotus
Erin Doherty, Adolescence
Hannah Einbinder, Hacks
Catherine O’Hara, The Studio
Parker Posey, The White Lotus
Aimee Lou Wood, The White Lotus
Miglior performance di Stand-Up Comedy
Bill Maher, Is Anyone Else Seeing This?
Brett Goldstein, The Second Best Night of Your Life
Una battaglia dopo l’altrasi prepara a dominare la stagione dei premi di Hollywood. Il film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, già favorito ai Golden Globes del prossimo 11 gennaio e vincitore ai Critics Choice Awards, ha riscritto la storia ai SAG Awards, i riconoscimenti assegnati dal sindacato americano Screen Actors Guild agli interpreti del grande e del piccolo schermo e dal 2026 denominati Actor Awards. Con sette candidature ha stabilito un nuovo record nella storia della cerimonia, seguito da Sinners con cinque. Tra le 15 categorie totali, nove appartengono alle serie tv: qui domina The Studiodi Apple TV con cinque nomination. La cerimonia verrà trasmessa da Netflix il primo marzo.
Chi sono i favoriti e quali sono le esclusioni a sorpresa
Per quanto riguarda la miglior performance corale in un film, con Una battaglia dopo l’altra sono in lizza Frankenstein, Hamnet, Marty Supreme e Sinners. Favoriti per il miglior attore protagonista sono Leonardo DiCaprio (Una battaglia dopo l’altra) e soprattutto Timothée Chalamet (Marty Supreme), già insignito del Critics Choice. Tra le donne occhio a Jessie Buckley di Hamnet, che potrebbe spuntarla su Emma Stone, habitué delle cerimonie di gala, quest’anno candidata per Bugonia. Non mancano le esclusioni eccellenti: snobbate infatti le performance di Cynthia Erivo in Wicked Parte 2 e Wagner Moura in L’agente segreto, così come quelle di Dwayne Johnson in The Smashing Machine e del cast di Sentimental Valuedi Joachim Trier. Escluse dalle nomination tutte le interpretazioni in una lingua diversa dall’inglese.
Quanto al piccolo schermo, stupisce l’assenza dalle nomination di attori e attrici protagonisti e non protagonisti di The Last of Us, presente solo fra gli stunt così come Stranger Things. Assente anche Jeremy Allen White che con il suo Carmy Berzatto in The Bear ha dominato la scena negli ultimi anni. Quanto al cast corale di un drama, se la giocheranno The Diplomat di Netflix, Landman di Paramount+, The Pitt e The White Lotus di HBO e Severance di Apple Tv. Fra le commedie, favorito The Studio (Apple) con Seth Rogen, seguito da The Bear (FX/Hulu), Hacks (HBO), Abbott Elementary (Abc) e Only Murders in the Building (Hulu).
Actor Awards 2026, tutte le nomination degli ex SAG Awards
A circa una settimana dall’uscita dell’episodio finale, Stranger Things 5è già entrata tra le 10 serie televisive in lingua inglesepiù viste di sempre su Netflix. L’ultima stagione del fenomeno mondiale ideato dai fratelli Matt e Ross Duffer ha totalizzato infatti 105,7 milioni di visualizzazioni, posizionandosi al nono posto della classifica di tutti i tempi misurata sulle prime 13 settimane di distribuzione in streaming. Con 1,099 miliardi di ore trascorse dagli utenti davanti allo schermo, è già terza in questa speciale chart dietro solo alla prima stagione di Mercoledì, tuttavia più breve in termini di durata complessiva degli episodi, e a Stranger Things 4, che vanta una runtime maggiore.
Netflix, quali sono le 10 serie tv in lingua inglese più viste di sempre
Jenna Ortega alla première di Mercoledì 2 (Ansa).
In vetta alla classifica delle serie tv in lingua inglese più viste della storia, che tiene conto solamente dei primi 91 giorni di distribuzione, c’è la prima stagione di Mercoledì. La produzione di Tim Burton con Jenna Ortega tratta dalla famiglia Addams ha totalizzato 252,1 milioni di visualizzazioni per un totale di 1,7 miliardi di ore. Segue con 142 milioni di views Adolescence, miniserie con Owen Cooper e Stephen Graham che ha conquistato il mondo nel 2025. Sul podio Stranger Things 4 con 140 milioni di visualizzazioni e 1,8 miliardi di ore trascorse dagli utenti online. Ecco la Top 10 completa.
1. Mercoledì: 252,1 milioni visualizzazioni
2. Adolescence: 142,7 milioni di visualizzazioni
3. Stranger Things 4: 140,7 milioni di visualizzazioni
4. Mercoledì 2: 119,3 milioni di visualizzazioni
5. Dahmer: Mostro: 115,6 milioni di visualizzazioni
6. Bridgerton: 113,3 milioni di visualizzazioni
7. La regina degli scacchi: 112,8 milioni di visualizzazioni
8. Bridgerton 3: 106 milioni di visualizzazioni
9. Stranger Things 5: 105,7 milioni di visualizzazioni (ancora in corsa)
10.The Night Agent: 98,2 milioni di visualizzazioni
Le 10 serie tv non in lingua inglese più viste della storia
Le guardie rosa di Squid Game (Ansa).
Parallelamente, Netflix ha stilato anche la classifica delle 10 serie tv realizzate in una lingua diversa dall’inglese. In questo caso è un vero e proprio dominio di Squid Game, la produzione sudcoreana di Hwang Dong-hyuk che occupa con le sue tre stagioni tutte le posizioni sul podio. In cima c’è la prima stagione, capace di totalizzare 265,2 milioni di visualizzazioni per oltre 2,2 miliardi di ore e diventare così la più vista in assoluto sulla piattaforma streaming californiana. Medaglia d’argento per la seconda tornata di episodi (192,6 milioni di visualizzazioni), seguita dalla terza e ultima, fermatasi a 145,8 milioni di views che hanno confermato un calo di interesse e di qualità. In classifica anche alcune produzioni europee, tra cui La casa di carta.
1. Squid Game: 265,2 milioni di visualizzazioni
2. Squid Game 2: 192,6 milioni di visualizzazioni
3. Squid Game 3: 145,8 milioni di visualizzazioni
4. La casa di carta: parte 4: 106 milioni di visualizzazioni
5. Lupin: 99,5 milioni di visualizzazioni
6. La casa di carta: parte 5: 99,2 milioni di visualizzazioni
7. La casa di carta: parte 3: 80 milioni di visualizzazioni
8. La Palma: 70,3 milioni di visualizzazioni
9. Lupin: Parte 2: 68,4 milioni di visualizzazioni
10. Che fine ha fatto Sara?: 58,4 milioni di visualizzazioni
I fan di Stranger Thingsstanno ancora elaborando il finale della serie. Tra entusiasmo e aspre critiche, l’ottavo episodio della storia creata e diretta dai fratelli Matt e Ross Duffer sta dividendo il pubblico dei social tra chi celebra l’epica conclusione e chi invece elenca buchi di trama, irregolarità ed errori di continuità. Tanto da elaborare un’incredibile teoria secondo cui il finale, visto in streaming il primo gennaio 2026, sia in realtà finto, in quanto un’illusione provocata dal villain Vecna che ci ha soltanto fatto credere che gli eventi siano andati realmente così. La vera ultima puntata, invece, arriverebbe – sempre secondo tale teoria, nota come Conformity Gate – mercoledì 7 gennaio. Un sistema per elaborare l’addio a una delle produzioni più influenti degli ultimi anni, cui gli appassionati non sono evidentemente ancora pronti a rinunciare.
Stranger Things, cos’è il Conformity Gate e perché si parla di illusione
Diffusasi inizialmente negli Stati Uniti, la teoria del Conformity Gate – in italiano, ponte di conformità – ritiene che il finale di Stranger Things 5 sia solamente un’illusione. Gli appassionati ritengono che il villain Vecna (Jamie Cambell Bower) non sia mai stato sconfitto, ma abbia irretito i protagonisti e, con loro, anche il pubblico in uno stato di trance lasciando vedere loro solamente un’illusione. Una falsa situazione di comfort, normalità e sicurezza prima di attaccarli una volta per tutte. Anzi, c’è chi è convinto che la battaglia contro il Mind Flayer nell’Abisso sia stata persa da Will, Undici e compagni e ora tutti loro vivano attaccati ai cordoni assieme a Holly e agli altri 11 bambini rapiti da Henry. Sui social circolano decine di prove, dalle più “attendibili” fino alle più stravaganti che confermerebbero l’illusione e lascerebbero dunque aperte le porte per un nono episodio.
Dal fake ending al look dei personaggi, le “prove” dei fan
Per corroborare la loro tesi, i fan di Stranger Things hanno smontato scena per scena l’episodio finale della quinta stagione, isolando alcuni momenti a loro avviso non conformi alla trama. Secondo alcuni l’illusione di Vecna sarebbe iniziata nelle fasi iniziali della puntata, in un dei momenti che più di altri hanno fatto sobbalzare i fan. Steve Harringon (Joe Keery) è sul punto di cadere dalla torre radio nel Sottosopra, quando Jonathan Byers (Charlie Heaton) lo afferra salvandolo da morte certa. Nel mezzo, lo schermo si oscura per diversi secondi: un cliché narrativo utile ad aumentare la tensione che per gli appassionati sarebbe l’inizio dell’illusione creata dal villain della serie. L’amato Steve in realtà non è sopravvissuto e proprio da questa cruda scena potrebbe aprirsi Conformity Gate.
ALR I NEED TO SAY SOME
This conformity gate theory is getting really weird.
I've watched so many series and I've never seen this many eastereggs evidence hints everything colors changing the characters literally suggesting if this is even real and I wanna say delusional but,… pic.twitter.com/Q7d0YdWDgK
A sostegno del finto finale ci sarebbero poi i vestiti arancioni degli studenti alla fine dell’episodio, il cui colore richiamerebbe quello dei prigionieri (in questo caso di un’illusione). Persino la posa delle loro mani sarebbe identica a quella del personaggio di Henry Creel alias Vecna in alcune scene delle precedenti stagioni. E ancora, gli occhiali che Mike Wheeler (Finn Wolfhard) indossa nelle ultime scene sono identici a quelli del villain così come il taglio dei capelli. Che dire del fatto che tutti i personaggi si tengano per mano, ugualmente ai bambini rapiti durante lo stato di trance? C’è anche chi ha riesumato l’amato Eddie Munson (Joseph Quinn) che, in una scena della quarta stagione, descrive Vecna in Dungeons & Dragons come un mago cattivo ancora vivo pur essendo stato dato per morto in vecchie campagne.
La scritta “X è una bugia” rilevata dai fan.
Infine, i manuali da Dungeon Master che i protagonisti lasciano sulla mensola di casa Wheeler dopo la loro ultima partita a D&D formano – agli occhi dei complottisti – la scritta «X a Lie» ovvero «la dimensione X è una menzogna». Altri ideatori del Conformity Gate di Stranger Things 5 hanno invece scoperto che, scrivendo «fake ending» nella barra di ricerca di Netflix si arriva proprio alla serie dei fratelli Duffer. Una coincidenza dettata tuttavia dall’algoritmo che, spinto dalle tante ricerche, ha ora interiorizzato il collegamento ed erroneamente creato un legame.
Il risultato della scritta Fake ending su Netflix.
Quando dovrebbe uscire il vero finale di Stranger Things 5?
Secondo gli appassionati, dunque, l’ottava puntata non è la vera conclusione di Stranger Things. Il vero finale dovrebbe arrivare mercoledì 7 gennaio, quando tuttavia in Italia saranno le 2 del mattino di giovedì 8. Una data casuale? Nemmeno per sogno, in quanto anche qui si nasconderebbero indizi celati nella serie. Il numero sette infatti appare spesso: è quanto esce dal dado lanciato da Will nella prima puntata del 2016, ma anche l’intervallo di tempo che trascorre tra i fulmini nel Sottosopra. Se si contano dunque sette giorni dal “finto finale” si arriva al 7 gennaio. Curiosamente, Netflix è pronta a un importante annuncio nella medesima data, il «What Next», tramite cui la piattaforma anticipa i nuovi prodotti dell’anno. Non resta che attendere, dato che anche nel Sottosopra la speranza sembra l’ultima a morire.
A uccidere Brigitte Bardot, morta a 91 anni lo scorso 28 dicembre, è stato il cancro. Lo ha rivelato il marito Bernard d’Ormale, per più di 30 anni accanto alla diva del cinema francese, in un’intervista a Paris Match mercoledì 7 gennaio, giorno dei funerali a Saint-Tropez. «Ha resistito molto bene alle due operazioni per curare il cancro che alla fine e ha tolto la vita, ma voleva assolutamente tornare a La Madrague (la sua residenza, ndr.)», ha spiegato al quotidiano. «Negli ultimi tempi, il dolore alla schiena la debilitava e rendeva complicata ogni sua riabilitazione». Una sofferenza che ha segnato i suoi ultimi giorni: «Le è sfuggito due o tre volte “Sono stufa, voglio andarmene”». D’Ormale, rimasto al capezzale della star fino alla fine, ha raccontato come l’ultimo giorno fosse «bellissima, come ai tempi della giovinezza» prima di andarsene circondata dai suoi amati cani e gatti.
Una foto di Brigitte Bardot durante i funerali (Ansa).
Brigitte Bardot, il 7 gennaio i funerali a Saint Tropez: dove sarà sepolta
La mattina di mercoledì 7 gennaio, con inizio alle ore 11, è in programma la cerimonia funebre in forma privata presso la chiesa Notre-Dame de l’Assomption. «Voleva esequie senza fronzoli», ha spiegato il marito d’Ormale. «Anche se tutto intorno a lei era complicato, era ciò che desiderava». Tra gli invitati Marine Le Pen, Mireille Mathieu, Paul Belmondo e Paul Watson. L’attrice sarà sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero marino di Saint-Tropez, che si affaccia sul mare. L’area offre una vista panoramica sulla baia di Sainte-Maxime, sul massiccio dell’Estérel e sulle Alpi del Mercantour, completando il tributo a una delle figure più iconiche del cinema mondiale. La cerimonia religiosa sarà trasmessa su tre schermi giganti installati a Saint-Tropez, uno sul porto, uno in centro e un terzo davanti al municipio. Al termine, si terrà la processione dietro al feretro in direzione del cimitero.
Gli Oasis scriveranno davvero il tema musicale del prossimo film di James Bond? Secondo le ultime indiscrezioni circolate sui tabloid britannici, la band di Liam e Noel Gallagher sarebbe stata contattata da Amazon MGM Studios per realizzare la colonna sonora del nuovo capitolo di 007, diretto da Denis Villeneuve. Stando al Sun, inoltre, il gruppo di Manchester sarebbe addirittura in cima alla lista dei desideri della produzione. In attesa di conferme o smentite ufficiali, gli stessi fratelli del Britpop hanno commentato i rumors, accendendo la curiosità dei fan.
Gli Oasis e James Bond: le parole di Noel e Liam Gallagher
Come spesso accaduto in passato, i due fratelli Gallagher hanno utilizzato un atteggiamento diverso per rispondere alla notizia. Su X, Liam ha risposto a un fan che chiedeva aggiornamenti sulla notizia con un’apparente conferma. «Sta accadendo», ha scritto sul social di Elon Musk. «Aspetta di sentirlo, sarà il miglior pezzo Bond di sempre». Più pacata invece la risposta di Noel che, intervenuto durante un programma dell’emittente radiofonica TalkSport, ha raffreddato gli animi. «Questa storia di James Bond? Cosa, gli Oasis? Nah», ha spiegato il chitarrista e compositore, che tuttavia si è detto pronto a mettersi al lavoro qualora arrivasse una richiesta ufficiale. «Se accetterei? Assolutamente. Penso che questo genere di cose dovrebbero farle gli inglesi, non gli americani. Sarebbe un onore».
Il commento di Liam Gallagher su X ai rumors su James Bond.
Chi ha composto le canzoni di 007 negli anni
Tradizione nata già con il primo film della saga, Licenza di uccidere del 1962, la sigla di James Bond presenta sempre un autore differente a eccezione di pochi casi. Gli unici a realizzare più di un brano sono stati John Barry, scelto nel 1962, nel 1963 e nel 1969, e Shirley Bassey, che compose le canzoni per i film del 1964, del 1971 e del 1979. Negli anni si sono succedute star come Tom Jones, Paul McCartney e Wings, Duran Duran, Adele e Sam Smith, fino ad arrivare a Billie Eilish che ha scritto e interpretato il brano di No Time To Die, film che ha segnato l’addio al ruolo di Daniel Craig. Ancora ignoto l’attore che ne prenderà il testimone nel nuovo capitolo, il primo sotto il controllo di Amazon MGM Studios e senza il contributo creativo di Eon Productions.
Si è aperta ufficialmente la stagione dei premi a Hollywood. Nella notte italiana fra il 4 e il 5 gennaio infatti, sono stati assegnati a Santa Monica, in California, i Critics Choice Awards 2026. La 31esima edizione della cerimonia, che conferisce i riconoscimenti all’industria cinematografica e televisiva americana, ha visto il successo di Una battaglia dopo l’altra, miglior film dell’anno: a Paul Thomas Anderson è andato il premio come miglior regista. Tra gli attori, trionfo per Timothée Chalamet – che dal palco ha ringraziato la fidanzata e influencer Kylie Jenner – per Marty Supreme e Jessie Buckley per Hamnet. Quanto alle serie tv, The Pitt è il miglior drama, mentre The Studio si è aggiudicato la statuetta per le commedie e Adolescenceha dominato tra le miniserie. Niente da fare per M – Il figlio del secolo, battuto da Squid Game fra le produzioni in lingua straniera.
Critics Choice Awards 2026: tra i vincitori anche Frankenstein e KPop Demon Hunters
La 31esima edizione dei Critics Choice Awards, primo vero antipasto degli Oscar, offre uno scenario in cui non sembra esserci un vero dominatore della stagione. Se Una battaglia dopo l’altra è miglior film dell’anno, con Anderson capace di vincere anche per la regia e la sceneggiatura non originale, non è tuttavia il titolo con più statuette. A livello numerico hanno primeggiato infatti Frankensteindi Guillermo del Toro e Sinnersdi Ryan Coogler – che aveva 17 nomination – con quattro riconoscimenti ciascuno. L’adattamento del romanzo di Mary Shelley si è distinto per costumi, trucco e acconciatura e scenografia oltre che fra gli attori non protagonisti con Jacob Elordi, volto della creatura. Il thriller-horror con Michael B. Jordan ha conquistato sceneggiatura originale, colonna sonora, miglior attore giovane (Miles Caton) e la prima edizione del premio per il casting. Miglior attrice non protagonista è invece Amy Madigan per Weapons.
Jacob Elordi ai Critics Choice Awards 2026 (Ansa).
I Critics Choice Awards 2026 hanno visto anche il trionfo di KPop Demon Hunters, tra le rivelazioni e i fenomeni del 2025, nell’animazione e nella miglior canzone (Golden) e di Una pallottola spuntata, remake con Liam Neeson, come miglior commedia. Due riconoscimenti anche per F1 – Il film di Apple con Brad Pitt, che si è imposto nel sonoro e nel montaggio. Sorpresa fra i lungometraggi in lingua straniera, dove L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho ha battuto il più accreditato Un semplice incidente di Jafar Panahi. Quanto agli stunt, i Critics Choice Awards hanno premiato l’ultimo capitolo di Mission: Impossible, mentre negli effetti visivi l’ha spuntata Avatar: Fuoco e cenere. Ad Adolpho Veloso di Train Dreams la statuetta per la fotografia.
Adolescence e le altre: quali sono le serie tv premiate
Passando invece al piccolo schermo, ai Critics Choice Awards 2026 si è assistito all’ennesimo trionfo di Adolescence. Miglior miniserie dell’anno, la produzione Netflix ha vinto anche tre riconoscimenti fra gli attori: Stephen Graham è il miglior interprete, mentre Owen Cooper ed Erin Doherty si sono distinti fra i non protagonisti. L’unica in grado di rompere l’egemonia è stata Sarah Snook che con All Her Fault ha trionfato fra le attrici. Fra i drama l’ha spuntata The Pitt con Noah Wyle miglior attore e Katherine LaNasa miglior attrice non protagonista: nelle altre categorie, riconoscimento per Rhea Seehorn con Pluribus, mentre come interprete maschile di supporto è salito sul palco Tramell Tillman di Severance.
Owen Cooper ai Critics Choice Awards 2026 (Ansa).
Passando alle commedie, i Critics Choice Awards hanno premiato The Studiocon Seth Rogen e Ike Brainholtz rispettivamente miglior attore e miglior attore non protagonista. Tra le donne si è imposta ancora una volta Jean Smart perHacks, già insignita del riconoscimento nel 2022 e nel 2023. Miglior attrice non protagonista è Janelle James per Abbott Elementary. Infine, a South Park è andata la statuetta per l’animazione e a Squid Gamequella per la produzione in lingua straniera. Jimmy Kimmel ha primeggiato nei talk show, “ringraziando” sul palco Donald Trump «per tutte le cose assurde» di ogni giorno e dicendo che avrebbe preferito «un premio per la pace della Fifa».
La serie di NetflixEmily in Paris, arrivata alla sua quinta stagione, è uno dei prodotti di maggiore successo della piattaforma californiana di streaming. Al debutto nell’ottobre del 2020, con l’attrice Lily Collins nei panni di una giovane americana, specializzata in marketing e social media e paracadutata nella scintillante vita di Parigi, nel 2022 è stata la serie Netflix più vista al mondo. E ha continuato a mietere successi di pubblico (mostra il lato che ogni turista ha in mente quando pensa a Parigi e alla Francia, e proprio per questo è detestata dai francesi) nei cinque continenti, diventando un fattore piuttosto importante anche per l’economia transalpina.
Una ricerca commissionata dal ministero del turismo francese ha mostrato che il 10 per cento dei visitatori dichiara di scegliere la Francia dopo aver visto un film, una serie o uno show dedicato al Paese, e che all’interno di questo 10 per cento oltre il 35 per cento ritiene che Emily in Paris sia il prodotto audiovisivo più significativo su questo fronte.
Si è scomodato persino Macron dopo lo spostamento a Roma
Non è un caso, quindi, che sia stato il presidente Emmanuel Macron in persona a muoversi e a fare sentire la sua pressione quando le ultime due puntate della quarta stagione di Emily in Paris sono state ambientate a Roma, aprendo forti dubbi sul futuro titolo della serie. E, in effetti, la quinta stagione, da poco rilasciata da Netflix (è stata la più vista in Italia fino al 26 dicembre, quando sono arrivate le nuove puntate della stagione conclusiva di Stranger Things), ha cinque puntate su 10 ambientate in Italia: quattro a Roma, con il titolo che viene corretto in Emily in Rome, e la puntata finale a Venezia (Emily in Venice).
Emmanuel Macron (Ansa).
Un’ottima operazione di marketing turistico per l’Italia (vien da chiedersi se Roma e Venezia ne avessero così bisogno), che tuttavia ha portato a un salto di qualità anche per la promozione dei marchi italiani. Emily in Paris, che racconta la storia di un’agenzia di comunicazione parigina impegnata a sviluppare progetti per aziende, è infatti sempre stata un ricettacolo di product placement, più o meno velato, sin dall’inizio.
Le storpiature tipo Bavazza o la chiara evocazione a Cucinelli…
Alcuni loghi vengono sapientemente inquadrati, altri brand sono nominati esplicitamente nel corso delle puntate, e per quelli che magari non hanno dato il consenso c’è sempre il piacere della storpiatura (il caffè Bavazza, che allude, con un certo sense of humor, al caffè Lavazza) o dell’evocazione (il marchio italiano di cachemire Muratori che ricorda in tutto lo storytelling di Cucinelli, con tanto di retorica sul borgo, sui valori, sul tocco umano, sui dipendenti al centro).
Peroni Nastro Azzurro tra gli sponsor che entrano nel racconto di Emily in Paris.
Però, come notato da un esperto di marketing aziendale, in alcuni episodi della quinta stagione di Emily in Paris si assiste a un salto di livello. I brand Nastro Azzurro, Fendi e Intimissimi entrano infatti a gamba tesa nel racconto. Qualcosa che somiglia più a una “presentazione cliente” che a una serie tivù. Ci sono attivazioni commerciali di Nastro Peroni, pezzi di episodi ambientati all’interno della sede di Fendi, con i vertici aziendali che spiegano la filosofia del marchio (e capsule collection lanciata in contemporanea all’uscita dell’episodio su Netflix) ed Emily, assieme ai colleghi dell’agenzia di comunicazione, che prova a conquistarne il budget. Stessa cosa con Intimissimi, a tutti gli effetti protagonista di un’altra puntata.
Insomma, qui non si parla più di product placement, ma di brand che rubano proprio la scena. Non sono auto o moto utilizzate per spostarsi, bevande sorseggiate, hotel frequentati, abbigliamento o gioielli indossati: sono marchi che senza ritegno entrano nella sceneggiatura, con un contenuto audiovisivo che vira verso il genere “film-documentario su Brunello Cucinelli”.
Non è ancora chiarissimo quanto i telespettatori possano apprezzare o meno questo genere di irruzioni. Di sicuro Peroni, Fendi e Intimissimi avranno speso buona parte del loro budget di comunicazione per essere presenti in Emily in Paris e parlare, così, a tutto il mondo. Con tanti saluti alla pubblicità classica, insomma.
La cerimonia di aperturadi Milano-Cortina 2026 si arricchisce di una nuova grande protagonista. Sul palco di San Siro ci sarà infatti anche Laura Pausini, icona della musica italiana nel mondo e divenuta ambasciatrice di un linguaggio universale che emoziona e unisce le generazioni. Come si legge nella nota ufficiale dei Giochi olimpici, la 51enne artista di Faenza incarna «in modo autentico il concetto di Armonia», elemento centrale della cerimonia in programma il 6 febbraio al Meazza di Milano. «La sua musica rappresenta un punto di incontro tra tradizione e contemporaneità, tra radici italiane e respiro internazionale». Pausini sarà protagonista di un momento «fortemente iconico e dal grande coinvolgimento emotivo, offrendo al pubblico un’emozione collettiva spettacolare».
Milano-Cortina 2026, non solo Laura Pausini: le altre star alla cerimonia
Laura Pausini si aggiunge quindi a un ricco parterre di star che animeranno la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. Sul palco di San Siro ci sarà infatti anche Mariah Carey, superstar internazionale pronta a emozionare tutti con alcuni dei suoi successi che rappresentano «l’unione tra culture, creatività e partecipazione». In scena anche Pierfrancesco Favino, il cui ruolo nella cerimonia sarà «un omaggio all’armonia dei territori e al dialogo tra città e montagna». La sua interpretazione di un testo sarà accompagnata dalle partiture originali del violinista Giovanni Zanon. In scaletta anche una performance di Sabrina Impacciatore, attrice capace di conquistare il mondo grazie a serie come The White Lotus e The Paper, spin-off di The Office. Al Meazza offrirà al pubblico «un momento di intensa suggestione».
George Clooney è diventato un cittadino francese. Assieme a lui anche la moglie Amal e i due gemelli di otto anni, Alexander ed Ella. Una decisione che la coppia ha preso anche in funzione della maggior privacy che possono garantire ai figli, lontani dai riflettori e dai paparazzi di Hollywood. La notizia ha tuttavia scatenato una dura reazione di Donald Trump, che in un post su Truth ha attaccato l’attore, definendolo «un uomo comune» che sa solo lamentarsi e che ha realizzato solo «film mediocri». A poche ore di distanza è arrivata anche la replica dello stesso premio Oscar.
George Clooney, l’attacco di Donald Trump sui social
Il presidente americano si era espresso proprio l’ultimo giorno dell’anno con un lungo post su Truth Social. «Buone notizie! George e Amal Clooney, due dei peggiori pronosticatori politici di sempre, sono diventati ufficialmente cittadini della Francia, che è, tristemente, nel bel mezzo di un enorme problema criminale a causa del loro trattamento assolutamente orrendo dell’immigrazione, come quello che abbiamo avuto sotto Sleepy Joe Biden», ha scritto il tycoon. «Clooney ha ottenuto più pubblicità dalle sue idee politiche che per i suoi pochissimi e totalmente mediocri film. Non è mai stato una star del cinema, era solo un tipo comune che si lamentava, costantemente, del buon senso in politica. Make America Great Again!».
Il post di Trump su George Clooney (Truth).
La replica dell’attore al tycoon
Immediata la replica dello stesso Clooney, che ha rilasciato una breve dichiarazione all’Hollywood Reporter. «Sono totalmente d’accordo con l’attuale presidente», ha detto l’attore. «Dobbiamo rendere l’America di nuovo grande. Inizieremo a novembre». Il riferimento è alle elezioni di midterm, fondamentali per ridisegnare l’equilibrio di potere al Congresso e influenzare così la capacità del presidente in carica di attuare la sua agenda politica per i successivi due anni. George Clooney, d’altronde non ha mai fatto mistero, come gran parte di Hollywood, del suo pensiero nei confronti di Donald Trump. Parlando alla Cbs per presentare il suo Jay Kelly si era riferito al tycoon come a «un grosso fessacchiotto» di cui tuttavia non gli importa: «Il mio lavoro non è compiacere il presidente degli Stati Uniti, ma dire la verità quando ne ho l’opportunità».