Morto il cardinale Camillo Ruini: le reazioni di Chiesa e politica

È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, a lungo vicario per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano e presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007. Eminenza grigia della Chiesa, Ruini fu ordinato vescovo (nel 1983) e cardinale (otto anni dopo) da Giovanni Paolo II. Vicinissimo al suo successore Benedetto XVI, si era sempre schierato su posizioni fortemente conservatrici su temi come aborto e eutanasia.

Morto il cardinale Camillo Ruini: le reazioni di Chiesa e politica
Camillo Ruini e Silvio Berlusconi (Ansa).

Noto per l’amicizia con Silvio Berlusconi – anche se tra i due non mancarono momenti di tensione – in occasione di un’intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva elogiato Giorgia Meloni: «Il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale». E proprio la premier è stata tra i primi a omaggiare Ruini, per decenni la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.

Meloni: «Una delle menti più lucide della società italiana»

«Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana», ha dichiarato Meloni: «Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti. È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti».

La Russa: «Appassionato difensore della testimonianza cristiana»

Così Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche». Queste le parole di Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano».

Salvini: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani»

Antonio Tajiani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia, ha ricordato Ruini come «una figura autorevole della Chiesa» e uno «strenuo difensore dei valori tradizionali». Così Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, vicepremier e segretario della Lega: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza».

Prodi: «La nostra amicizia era autentica e profonda»

Tra gli Anni 90 e Duemila, Ruini fu interlocutore dei due principali soggetti politici dell’epoca: Berlusconi e Romano Prodi. Gelidi i rapporti col secondo durante la sua permanenza a Palazzo Chigi. Eppure tra i due c’era un legame profondo e storico, nato in Emilia e culminato con la celebrazione del matrimonio di Prodi nel 1967. Ma il legame si incrinò a causa di un muro contro muro politico su temi etici e sociali, come la fecondazione medicalmente assistita, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e i Patti di Solidarietà (Pacs) per le coppie di fatto.

Morto il cardinale Camillo Ruini: le reazioni di Chiesa e politica
Camillo Ruini e Romano Prodi (Ansa).

Questo il messaggio di Prodi: «Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell’evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l’omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell’antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato».

Zuppi: «Ha servito con passione pastorale e profondo senso ecclesiale»

Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei: «Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura. In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale». Questo il ricordo di Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma: «Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, Ruini ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale “Veritas liberabit nos”».

Carlo Ginzburg morto a 87 anni: addio allo storico teorico della microstoria

Addio a Carlo Ginzburg, grande storico e teorico della microstoria, morto all’età di 87 anni. Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue.

L’esordio con I benandanti

Nato a Torino nel 1939, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa in cui si era formato, negli Anni 60 scoprì un culto pagano diffuso in Friuli nel 500 e nel 600, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. Così intitolò il suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.

Ha scritto anche un saggio per la Storia d’Italia della Einaudi

Con Il formaggio e i vermi (1976) prese invece in esame le vicende di un mugnaio friulano del XVI secolo, Menocchio, per due volte sottoposto a processo da parte dell’inquisizione romana, una prima volta condannato al carcere a vita (fu poi liberato con un atto di clemenza per le cattive condizioni di salute e per la precaria situazione economica della sua famiglia) e in seguito arso al rogo come relapso e pertinace. In virtù dell’esperienza maturata nel campo della ricerca relativa alla storia delle mentalità, condotta generalmente mediante l’analisi di figure apparentemente poco importanti e marginali, ma giudicate emblematiche di orientamenti in realtà ampiamente diffusi, è stato invitato a scrivere il saggio Folklore, magia, religione per il primo volume della Storia d’Italia della Einaudi (I caratteri originali). Negli Anni 80 ha anche diretto, con Giovanni Levi, la collana Microstorie della Einaudi. In altri libri, pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si è concentrato sulla storia del pensiero politico, su questioni di metodo storico e sulla relazione tra verità e menzogna.

Chat sessista degli autisti Atm: c’è un primo indagato

C’è un primo indagato per il caso della chat sessista degli autisti Atm, che si scambiavano su WhatsApp foto delle passeggere estratte dalle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici di Milano. La procura meneghina ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico. Sono state inoltre effettuate perquisizioni nei confronti di almeno altre cinque persone: non è escluso che altri nomi possano essere aggiunti nel registro degli indagati.

La chat è stata scoperta da una passeggera

Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera di un tram, che ha fotografato la schermata dello smartphone di un dipendente di Atm e ha deciso di segnalare l’accaduto. Annunciando l’avvio di un’indagine interna, l’azienda dei trasporti di Milano ha spiegato in una nota di essersi «prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città». Oggi è arrivata la prima mossa della Procura.

Usa-Iran, l’accordo verrà firmato vicino a Lucerna

La cerimonia di firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran si terrà venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, hotel a cinque stelle situato nei pressi di Lucerna sull’omonima montagna che domina il Lago dei Quattro Cantoni, difficilmente accessibile e dunque facilmente adattabile ai protocolli di sicurezza richiesti. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri svizzero, spiegando che il luogo «è stato proposto dai mediatori pachistani e qatarioti, nonché da Usa e Iran». Il 15 e 16 giugno 2024 il Bürgenstock Resort aveva ospitato la Conferenza sulla pace in Ucraina, che aveva radunato 100 delegazioni e 57 tra capi di Stato e di Governo, provenienti da tutti gli angoli del globo.

Debiti per 450 milioni, Dolce & Gabbana valuta la vendita di immobili a Milano

Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.

D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle

Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.

G7, chiarimento tra Trump e Meloni: «Importante unità dell’Occidente»

Tra Giorgia Meloni e Donald Trump c’è stato un «incontro di chiarimento». Lo riferiscono fonti diplomatiche italiane a margine del G7 spiegando che lo scambio è avvenuto a margine della cena dei leader di lunedì 15 giugno 2026 èd è stata “una” delle occasioni, ma ce ne saranno altre entro la fine del vertice. Non ci sono stati focus su singoli aspetti, ma si è trattato di un utile scambio nel corso del quale la premier italiana ha ribadito «quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali», principio chiarito «da entrambe le parti». Lo scambio, ribadiscono le fonti italiane, è servito «a chiarirsi», ma la premier «non chiede segnali» dal punto di vista comunicativo al presidente americano». In questi mesi«”c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente Trump ed è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui la premier insiste sempre e crede realmente».

Riccardo Bossi, definitiva la condanna per il reddito di cittadinanza

È diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo inflitta a Riccardo Bossi, primogenito di Umberto, per aver percepito 12 mila euro di reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2023 grazie a false attestazioni. La settima sezione della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal figlio del fondatore della Lega contro la sentenza della Corte di appello di Milano, che aveva confermato il primo verdetto di colpevolezza emesso dal gup di Busto Arsizio.

Bossi jr dovrà versare 15 mila euro di risarcimento all’Inps

Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Bossi ha ricevuto il reddito di cittadinanza per 43 mesi in relazione al pagamento dell’affitto di un appartamento, dal quale era già stato sfrattato perché moroso. Dovrà versare 15 mila euro all’Inps come risarcimento.

Confermata la condanna per i maltrattamenti alla madre

Non è questa l’unica vicenda giudiziaria che vede implicato Riccardo Bossi. Sempre in questi giorni la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 16 mesi che gli è stata inflitta a giugno 2025 per maltrattamenti sulla madre Gigliola Guidali, prima moglie del Senatur, per vicende legate a questioni economiche. Il legale di Bossi jr ha annunciato il ricorso in Cassazione.

Apple, Antitrust avvia un’indagine sui servizi cloud

L’Antitrust ha avviato un’indagine nei confronti di Apple, Apple Distribution International Ltd e Apple Italia per l’inosservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital markets act cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS. Infatti, ai sensi dell’articolo 6, la società deve garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple. L’Autorità ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud. A titolo di esempio, sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple.

Dona: «Concorrenza si può avere solo con l’osservanza degli obblighi»

«Si faccia subito chiarezza», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, sottolineando che la concorrenza «si può avere solo con l’osservanza dell’obbligo di interoperabilità del sistema operativo, altrimenti l’egemonia industriale diventa un monopolio a tutti gli effetti e i consumatori vengono danneggiati, sia con prezzi maggiori sia con minori servizi disponibili tra cui scegliere». Federconsumatori ha espresso soddisfazione per l’indagine, evidenziando che questa «risulta importante non solo perché tutela i cittadini che fruiscono di tale servizio, ma anche perché si tratta della prima volta in cui l’Agcm esercita i poteri previsti dall’articolo 38 del Digital markets act».

Russia, Putin convoca le elezioni parlamentari il 20 settembre

Vladimir Putin ha firmato il decreto che stabilisce la data delle prossime elezioni legislative della Federazione Russa, le prime dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina: si terranno il 20 settembre. La tornata elettorale rappresenterà un importante test per valutare la flessione della popolarità dello zar (rieletto nel 2024 per un altro mandato presidenziale di sei anni) e del suo partito, Russia Unita, dopo oltre quattro anni di conflitto. Nel 2021 la formazione guidata da Putin aveva vinto le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato – camera bassa dell’Assemblea federale – con il 49,8 per cento dei voti, aggiudicandosi 324 seggi, mentre nella tornata del 2016 era arrivato al 54,2 per cento, conquistando 343 seggi.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank

Il governo federale tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisizione di UniCredit per Commerzbank, affermando di sostenere l’indipendenza dell’istituto di credito guidato da Bettina Orlopp, visto «il ruolo importante nel finanziamento dell’economia nazionale e del settore delle medie imprese». Lo ha reso noto l’Agenzia delle Finanze di Berlino, che gestisce la partecipazione statale di oltre il 12 per cento in Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank
Bettina Orlopp (Imagoeconomica).

Berlino: «Approccio aggressivo di UniCredit e offerta non adeguata»

«Accettare l’offerta non era già un’opzione dal punto di vista finanziario, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni di Commerzbank», sottolinea il governo di Berlino, evidenziando poi «l’approccio aggressivo di UniCredit». La Germania si oppone fermamente all’operazione fin da quando l’istituto di credito italiano guidato da Andrea Orcel ha reso nota la sua partecipazione in Commerzbank, quasi due anni fa: 26 per cento del capitale in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. A metà marzo UniCredit ha annunciato l’offerta pubblica di scambio, iniziata il 5 maggio e la cui chiusura – prevista in origine per oggi – è stata posticipata al 3 luglio.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Avviata un’indagine per possibile manipolazione del mercato

La vicenda UniCredit-Commerzbank si è inoltre arricchito di un altro capitolo: la Procura di Francoforte ha infatti confermato di aver avviato un’indagine preliminare su una possibile manipolazione del mercato in relazione all’offerta pubblica di scambio. L’inchiesta fa seguito a una denuncia penale presentata dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank, pervenuta alla procura il 14 giugno.

Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky

Semyon Skrepetsky, artista russo che viveva in Polonia dal 2021, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Biala Podlaska. Lo riportano i media locali e lo conferma Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ricordando che Skrepetsky aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale. Noto per le sue caricature di politici, aveva realizzato ritratti satirici del presidente Vladimir Putin, dell’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, del leader ceceno Ramzan Kadyrov e del defunto leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Tre giorni prima di essere ucciso, in occasione della Giornata della Russia, si era recato a Berlino dove aveva inscenato una protesta solitaria con una caricatura di Joseph Stalin e Putin. Sarebbero due i suoi assassini, uno dei quali è stato arrestato vicino al consolato bielorusso della cittadina polacca.

Sabotaggi sulla linea dell’Alta Velocità, arrestati sette anarchici

Sette anarchici sono stati arrestati con l’accusa di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. In particolare la Digos ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.

L’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze e la rivendicazione

Due degli arrestati sono anche accusati di aver avuto una parte attiva nell’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto il 14 febbraio tramite l’uso di esplosivi rudimentali, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455 mila euro. Questo sabotaggio, così come un altro effettuato sulla linea Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org, creato qualche mese prima, tramite un comunicato che faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Tra gli obiettivi del gruppo, radicato a Roma ma in relazione con realtà affini individuabili nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, anche quello di mantenere attiva la mobilitazione contro il regime del 41bis a cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito.

Torre Milano, tutti assolti nella prima sentenza

Sono stati tutti assolti in primo grado, perché il fatto non costituisce reato, gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa a Milano. Lo ha deciso la giudice Paola Braggion della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca dell’edificio. Secondo le accuse, la Torre era stata costruita come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Per la procura il permesso di costruire era stato concesso senza previo piano attuativo, ma solo con un’autodichiarazione. Ai funzionari pubblici veniva contestato di aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali fondamentali, e senza provvedere alla redazione di piano attuativo.

Il tribunale: «Imputati in buona fede, regole cambiate solo negli ultimi anni»

Ma, per il tribunale, gli imputati hanno agito in base alle regole che c’erano, che solo negli ultimi anni sono cambiate. E, in ogni caso,in buona fede senza dolo né colpa. Queste le ragioni dei magistrati, riportate da Repubblica: «Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano (…), avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato alla società».

Vannacci aggancia Salvini nei sondaggi

Secondo l’ultima rilevazione Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci – grazie a un balzo di mezzo punto in una settimana – è arrivato al 5,3 per cento, agganciando la Lega di Matteo Salvini, che invece nel giro di sette giorni ha registrato un -0,3 per cento.

Vannacci aggancia Salvini nei sondaggi
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Continua dunque la caduta libera del Carroccio, che un mese fa secondo Swg era al 6,2 per cento e a inizio anno all’8,3. Di contro, prosegue l’ascesa dell’ex generale, lanciato in politica proprio da Salvini.

Vannacci aggancia Salvini nei sondaggi
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

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Gli altri partiti

Per quanto riguarda gli altri partiti, Fratelli d’Italia è al 27,9 per cento: meno quattro decimi in una settimana. Alle spalle dei meloniani si consolida il Partito democratico, in crescita minima al 22,1 per cento (+0,1), seguito dal Movimento 5 Stelle che sale al 13,3 per cento (+0,2). Sale anche Forza Italia, che arriva al 7,2 per cento (+0,2). Resta stabile la quota di Alleanza Verdi e Sinistra, che si conferma al 6,5 per cento. Leggero calo di Azione, che scende al 3,5 per cento (-0,1). Stabile Italia Viva al 2,4 per cento. Poi ci sono +Europa all’1,6 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1).

Trump al G7: «Venerdì riapre Hormuz, ora tocca all’Ucraina»

Dal G7 di Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, Donald Trump ha elogiato «l’ottimo lavoro» fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e assicurato che «venerdì Hormuz sarà completamente riaperto». Dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, ha affermato che «è giunta l’ora di concentrarsi sull’Ucraina». «Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin e vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte», ha detto. «Credo che entrambi siano aperti a una soluzione». Il leader ucraino ha rivelato di aver suggerito a Trump un incontro a tre con l’omologo russo negli Stati Uniti. «Un formato che renderebbe molto più difficile al presidente russo rifiutare», ha spiegato, ricordando come tutti gli appelli rivolti finora al capo del Cremlino siano caduti nel vuoto.

Fox compra la piattaforma di streaming Roku: operazione da 22 miliardi di dollari

Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.

L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox

Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.

Il caso della chat sessista degli autisti Atm con le foto delle passeggere

L’Atm, ovvero l’azienda dei trasporti di Milano, ha aperto un’indagine interna su una chat di WhatsApp chiamata ‘Staff Ticinese’ in cui alcuni dipendenti si scambiavano foto di passeggere, corredate da commenti sessisti. Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera che, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano accanto un uomo con la divisa da autista, ha notato lo scambio in chat di quelle che sembravano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti e frasi oscene. La passeggera ha fotografato la schermata e ha deciso di segnalare l’accaduto.

Quanto successo è stato poi reso pubblico sui social dalla scrittrice Carlotta Vagnoli: «Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini».

Atm: «Agiremo rispetto a qualsiasi irregolarità commessa»

Atm «si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città», si legge in una nota dell’azienda, che ha ammesso un «uso improprio di immagini delle telecamere di bordo». E poi: «Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa».

Ruben Amorim sarà il nuovo allenatore del Milan

Sarà Ruben Amorim il nuovo allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con il club rossonero, con cui ha firmato un contratto biennale (fino al 2028), con opzione per un terzo anno. A riferirlo è il quotidiano portoghese A Bola, secondo cui Amorim riceverà 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus per scudetto e qualificazione alla Champions League, competizione mancata dai rossoneri nelle ultime due stagioni. Il 41enne di Lisbona attende solo l’approvazione definitiva di Gerry Cardinale di Red Bird, proprietario del club, per recarsi in Italia e firmare il contratto.

La Fondazione Lucio Dalla contro Vannacci per l’uso di “Futura”

All’Assemblea costituente del partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, andata in scena a Roma all’Auditorium della Conciliazione, per presentare i programmi per cultura, musica e sport delle sue immaginate Avanguardie Futuriste, l’ex generale ha scelto come sottofondo Futura, celebre brano di Lucio Dalla. Chissà cosa avrebbe pensato il cantautore bolognese, verrebbe da dire. Di sicuro, la fondazione intitolata all’artista ha messo in chiaro di non aver apprezzato la scelta di Vannacci.

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La Fondazione: «Non ha chiesto alcuna autorizzazione»

«Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio», ha dichiarato a Repubblica Dea Melotti, cugina dell’artista e vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla. Così Daniela Caracchi, anche lui membro della fondazione e presidente dell’etichetta discografica Pressing Line: «Siamo rimasti spiazzati e meravigliati, per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia. Credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza».

La Fondazione Lucio Dalla contro Vannacci per l’uso di “Futura”
Lucio Dalla (Imagoeconomica).

Di cosa parla Futura e la genesi del brano

Scritta nel 1979 e inserita nell’album Dalla del 1980, Futura parla di una storia d’amore sullo sfondo del Muro di Berlino tra un uomo dell’Est e una donna dell’Ovest, capaci di immaginare un futuro comune nonostante le avversità. E persino di avere un figlio: «E se è una femmina si chiamerà Futura», recita il testo. Il brano è dunque un messaggio di speranza nel domani e desiderio di unità, al di là di bandiere e di tutto ciò che ci vorrebbe dividere: un po’ il contrario del Vannacci-pensiero.

Dalla raccontò di aver scritto la canzone su un taccuino in una notte del 1979 quando, dopo un suo concerto a Berlino, si fece portare in taxi al Checkpoint Charlie, posto di blocco situato tra il settore sovietico e quello statunitense. Arrivato sul posto, Dalla si sedette su una panchina per riflettere, fumando una sigaretta e, immaginando la storia due amanti nella città divisa, scrisse di getto il testo di Futura. Il cantautore bolognese raccontò anche che, proprio in quei momenti, vide scendere da un taxi anche Phil Collins, allora batterista dei Genesis, il quale poi si sedette accanto a lui senza parlare.

Più Libri Più Liberi, Nordio: «Patentino antifascista? Il Codice penale ha la firma di Mussolini»

«Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Benito Mussolini». Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio commentando l’istituzione del «patentino antifascista» (così lo ha definito Giorgia Meloni) proposto dagli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, in vista della prossima edizione che si terrà a Roma a dicembre.

Più Libri Più Liberi, Nordio: «Patentino antifascista? Il Codice penale ha la firma di Mussolini»
Più Libri Più Liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).

Le proteste per la partecipazione di Passaggio al Bosco

Nel 2025 la presenza a Più Libri Più Liberi della di Passaggio al Bosco aveva suscitato forti polemiche, con la protesta di scrittori e intellettuali contro la casa editrice di estrema destra e «l’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita».

La mossa dell’Aie dopo le polemiche del 2025

L’Associazione italiana editori (Aie), che organizza la fiera romana e che l’anno scorso aveva escluso censure preventive, in vista della prossima edizione (in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola dell’Eur) ha così stabilito che, per poter esporre, le varie case editrici dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia.

Il post di Meloni contro il «patentino antifascista»

La decisione dell’Aie ha provocato la reazione della premier Meloni, che sui social ha scritto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono». E poi: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Ora le affermazioni di Nordio, che suonano come un plauso al Duce.

Il “precedente” di Nordio sul Codice penale e Mussolini

Durante un convegno organizzato all’Università di Roma Tre, in vista dell’ultimo 25 Aprile Nordio aveva dichiarato: «A breve si festeggerà la festa di Liberazione, una festa che celebra l’antifascismo ma dobbiamo ricordare che abbiamo ancora un codice firmato da Mussolini e Vittorio Emanuele III che tra l’altro gode di buona salute, mentre un codice intitolato a un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli è stato demolito e mal interpretato».