Ceuta accende lo scontro politico in Italia, le opposizioni a Meloni: «Basta propaganda»

Quanto successo a Ceuta non ha solo acceso lo scontro tra Roma e Madrid, con Giorgia Meloni che ha attaccato Pedro Sanchez e invocato lo stop al trattato di Schengen con la Spagna, provocando la reazione della Moncloa che ha convocando l’ambasciatore italiano. Ovviamente, le scene dell’assalto all’enclave spagnola in Marocco hanno anche infiammato il dibattito interno in Italia.

Ceuta accende lo scontro politico in Italia, le opposizioni a Meloni: «Basta propaganda»
Pedro Sanchez e Giorgia Meloni (Ansa).

Schlein: «Il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa?»

«Davvero il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa e da lì non c’è libera circolazione né verso la penisola spagnola né verso gli altri Paesi europei? È un governo di irresponsabili propagandisti, che da quattro anni non risolve un problema degli italiani e ogni giorno offre solo un nuovo nemico», ha dichiarato Elly Schlein segretaria del Pd: «Anziché litigare con le cartine geografiche si occupassero dei prezzi stellari dei carburanti, della crescita a zero e dei salari italiani tra i più bassi d’Europa. Ma anche oggi con la sua propaganda il governo cercherà di nascondere i suoi fallimenti come nasconde le chat di Delmastro».

Ceuta accende lo scontro politico in Italia, le opposizioni a Meloni: «Basta propaganda»
Elly Schlein (Ansa).

Anche il M5s, tramite i capigruppo nelle Commissioni Politiche Ue di Senato e Camera, Pietro Lorefice e Filippo Scerra, parla di propaganda da parte di Meloni, che annuncia «provvedimenti inutili, dai blocchi navali ai centri in Albania fino alla sospensione di Schengen, solo per rincorrere Vannacci, senza riuscire ad arginare gli sbarchi e senza offrire soluzioni». E poi: «Chiediamo a Meloni che cosa direbbe se domani sbarcassero in Sicilia decine di barconi con migliaia di clandestini e i governi europei chiudessero le frontiere sospendendo Schengen. Dopo la sua trovata propagandistica nei confronti della Spagna, questo scenario sarebbe molto più probabile. E di certo non sarebbe nell’interesse dell’Italia, che Meloni non difende, troppo impegnata a fare propaganda elettorale». «Segnalo che chi arriva a Ceuta non può entrare in Ue – regime speciale – e muoversi all’interno secondo i parametri di Schengen. Così per evitare discussioni inutili, slogan e propaganda», ha scritto su X Carlo Calenda, leader di Azione.

Forza Italia punta invece il dito contro le politiche della sinistra

Secondo Forza Italia, «quanto sta avvenendo a Ceuta è la conseguenza delle politiche sbagliate e irresponsabili, proprie della sinistra, che non governa i flussi migratori finendo per subirli». Lo ha detto il deputato Andrea Gentile, sostenendo che «il governo italiano, soprattutto grazie all’azione dei ministri Tajani e Piantedosi, ha affrontato invece fin dall’inizio il fenomeno migratorio come una questione strutturale, costruendo una strategia articolata», che sta avendo «risultati assolutamente positivi».

Il vannacciano Sasso: «Europa sotto attacco dei barbari islamici»

Così Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale: «L’Europa è sotto attacco e non ha bisogno di uomini deboli e politici favorevoli all’immigrazione. Quanto sta accadendo a Ceuta dovrebbe aprire gli occhi anche al più moderato dei moderati italiani. Il mito della sinistra, lo spagnolo Sanchez, in queste ore paga il prezzo delle sue politiche scellerate che gente come la Schlein vorrebbe attuare anche in Italia. È ora che i popoli europei riprendano in mano il proprio destino e si difendano dalle orde di barbari islamici. È ora che il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo».

Salvini: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?»

A Ceuta in pochissimo tempo, per mare e per terra, sono entrati 50 mila migranti, di cui la metà già tornati indietro. Le forze di sicurezza marocchine non hanno neanche provato a fermare la valanga di uomini, donne con bambini in grembo, ragazzi, perfino persone disabili, che hanno attraversato la frontiera. Sul web stanno girando video in cui si vedono camion carichi di migranti che si recano verso Ceuta, in alcuni casi scortati dalle forze dell’ordine: c’è chi parla addirittura di un’operazione organizzata da Washington e Tel Aviv e coordinata con le autorità marocchine per destabilizzare la Spagna, che col suo primo ministro Sanchez aveva “sfidato” Donald Trump sull’Iran. A tal proposito, Matteo Salvini ha scritto sui social: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?».

«La reazione di Rabat è stata rapida. Non possiamo speculare su report parziali. L’evidenza è che le autorità del Marocco si sono mobilitate pienamente», hanno dichiarato fonti Ue sui sospetti riguardanti l’eccezionale flusso di migranti verso Ceuta.

La Finlandia si schiera dalla parte di Meloni

In tutto questo caos, in Europa c’è chi ha dato ragione a Meloni: la Finlandia. La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha infatti lodato la proposta di interrompere il trattato di Schengen con la Spagna. «Questa situazione non può continuare. Tutti i Paesi europei devono sostenere la proposta di Meloni. I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere il confine esterno non possono essere membri di Schengen», ha scritto su X.

Venezi mette La Fenice alle spalle e riparte dalla Russia

Beatrice Venezi è tornata a parlare dopo lo stralcio del rapporto con il Teatro La Fenice di Venezia, di cui sarebbe dovuta diventare direttrice musicale da ottobre. «Credo di aver già pagato abbastanza tutta questa faccenda. Vorrei passare oltre. Questo non significa dimenticare ciò che è accaduto, perché naturalmente ci sono ancora aspetti che dovranno essere affrontati nelle sedi opportune, ma significa non rimanere prigioniera di una vicenda», ha detto la direttrice d’orchestra all’Adnkronos, annunciando poi nuovi progetti internazionali, con impegni in Russia e Georgia.

Venezi mette La Fenice alle spalle e riparte dalla Russia
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).

In autunno dirigerà La traviata a Novosibirsk

«Sono molto felice di poter dire che tornerò in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk», ha detto Venezi, aggiungendo che debutterà nella principale città della Siberia in autunno, dirigendo La traviata di Giuseppe Verdi. «Sarei stata la prima donna a ricoprire quel ruolo nei duecentotrentaquattro anni di storia del Teatro La Fenice. Credo nel teatro come luogo di circolazione delle idee, e io di idee innovative ne avevo molte per quel luogo. Un peccato non averle potute realizzare, ma sto comunque lavorando per poterle sviluppare altrove», ha detto inoltre Venezi, affrontando la questione di genere.

Venezi mette La Fenice alle spalle e riparte dalla Russia
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).

Su La Fenice: «Tanti errori da parte di tutti»

Quanto agli strascichi legali del mancato approdo a La Fenice, la direttrice d’orchestra ha detto: «So che sono stati fatti tanti errori da parte di tutti. Non lo nego. Se tornassi indietro sicuramente affronterei le cose in modo diverso, oppure forse non le affronterei proprio». Ma anche: «Ho fiducia nella magistratura. Sono sicura che anche questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità». Venezi ha formalmente impugnato la risoluzione del contratto con la Fondazione Teatro La Fenice, definendo il provvedimento nullo, illegittimo e discriminatorio. Il sovrintendente Nicola Colabianchi, da parte sua, ha escluso margini di accordo economico e ribadito la regolarità della revoca, sostenendo inoltre che non esisterebbe alcun contratto formalmente firmato. La decisione di interrompere la collaborazione (che era stata contestata da più parti) è giunta dopo un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación in cui la direttrice criticava le dinamiche interne dell’orchestra veneziana, parole che avevano scatenato reazioni sindacali e minacce di querela.

Caso Delmastro, Fontana blinda le chat con Caroccia: cosa è successo

La storia delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore che attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva per reati di mafia, sta assumendo i contorni di una telenovela. L’ultimo colpo di scena? I commessi di Montecitorio si sono rifiutati di consegnare a Devis Dori (Avs), presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, le chiavi della cassaforte dove è conservato il cd con le chat.

Caso Delmastro, Fontana blinda le chat con Caroccia: cosa è successo
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

«Insieme con altri membri della Giunta siamo all’interno degli uffici dove intendevamo accedere alla documentazione relativa al caso Delmastro, ma gli uffici hanno ricevuto indicazioni da parte della presidenza della Camera di non essere collaborativi, quindi non possiamo accedere al cd», ha dichiarato Dori. «Ho scritto al presidente Fontana per avere una sua lettera con la quale impone agli uffici formalmente di non collaborare. Finché questa lettera non arriverà staremo fermi in Giunta».

Caso Delmastro, Fontana blinda le chat con Caroccia: cosa è successo
Devis Dori (Imagoeconomica).

Il caos delle ultime 24 ore sulle chat di Delmastro

Il motivo del diniego? Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha fatto sapere che per l’accesso alle chat è necessario il parere di un’altra giunta: quella per il regolamento, che si riunirà lunedì 3 agosto. Ieri, a causa di una lettera con cui il procuratore di Roma Francesco Lo Voi informava Fontana di aver ricevuto una memoria difensiva dall’avvocato di Caroccia con un cd contenente proprio la trascrizione delle chat, era slittato il voto dell’Aula di Montecitorio che doveva decidere se approvare o respingere la richiesta dei pm di Roma di acquisire le conversazioni. Dopo lo slittamento tra le polemiche, Dori – sostenuto dal Pd e dal resto del centrosinistra – aveva dato il via libera alla consultabilità del materiale della Procura da parte dei componenti della Giunta per le autorizzazioni. La maggioranza, a sua volta, si era appellata a Fontana chiedendo la convocazione della Giunta per il regolamento, mossa che ha portato al “congelamento” della possibilità di accedere agli atti fino a lunedì, nonostante le seguenti rassicurazioni in senso contrario da parte di Dori.

Mario Adinolfi resta ai domiciliari con braccialetto elettronico

Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.

Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari

Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».

Le voci su una possibile fusione tra Tesla e SpaceX

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ad alcuni dirigenti Tesla sarebbe stato chiesto di preparare una separazione delle attività in Cina, in modo da spianare la strada alla fusione dell’azienda con SpaceX. Il patron Elon Musk, che più volte ha citato potenziali sinergie tra i due gruppi e non ha fatto mistero di voler mettere un po’ di ordine nella sua galassia di aziende, viste le persistenti frizioni geopolitiche avrebbe strutturato le attività cinesi della casa automobilistica in modo da poterle facilmente separare da quelle Usa.

Le voci su una possibile fusione tra Tesla e SpaceX
Tesla (Ansa)

La Gigafactory di Shanghai è cruciale per Tesla

Il Wsj scrive che ci sono piani per la creazione di un’entità di vendita indipendente per gestire le esportazioni all’estero dalla Gigafactory di Shanghai – lo stabilimento più grande e produttivo di Tesla – nonché l’implementazione di rigide barriere interne per limitare l’accesso dei dipendenti con sede in Cina ad altre unità aziendali. Nonostante la concorrenza di Byd, la Repubblica Popolare resta per Tesla il secondo mercato al di fuori degli Stati Uniti e Shanghai, con una capacità produttiva annua di oltre 950 mila veicoli, rappresenta uno snodo chiave per le esportazioni verso l’Europa e la regione Asia-Pacifico. Tesla, peraltro, produce in Cina oltre il 95 per cento dei componenti destinati alle Model 3 e Model Y grazie a una rete di più di 400 fornitori nazionali, senza affidarsi a una joint venture locale.

Tesla e Musk smentiscono il Wsj: «Fake news»

L’indiscrezione del Wall Street Journal secondo cui Musk starebbe valutando la possibilità di scorporare, vendere o chiudere le sue attività in Cina di Tesla per agevolare una fusione con SpaceX è stata definita «priva di fondamento» sia della filiale cinese del marchio che dallo stesso magnate, il quale su X ha scritto di «fake news».

La morte di Franco Baresi sulla stampa estera

Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Franco Baresi. Una notizia che, vista la caratura del personaggio, ha trovato ampio spazio anche sulle principali testate sportive straniere. L’Equipe apre l’edizione online col titolo: «Baresi, la scomparsa di un precursore». Un riferimento alla modernità del gioco del numero 6 rossonero, un difensore centrale molto avanti rispetto ai suoi tempi. «Libero italiano di grande eleganza e incarnazione della grande squadra del Milan di fine Anni 80», lo ricorda poi nel pezzo la testata francese. Lo spagnolo Marca titola: «È morto Franco Baresi, leggenda eterna del Milan e del calcio italiano», definendo poi l’ex capitano rossonero «uno dei più grandi difensori della storia». Nell’articolo dedicato alla sua scomparsa si legge poi: «Baresi è stato molto più di un difensore straordinario. È stato il grande capitano di un Milan leggendario, il leader di una generazione che ha trasformato i rossoneri in una potenza del calcio europeo e in una delle squadre più memorabili di tutti i tempi».

La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
La morte di Franco Baresi sulla stampa estera

Anche As ha dedicato un lungo articolo alla scomparsa di Baresi: «Il suo numero 6 passerà alla storia. Nessuno nel mondo del calcio l’ha mai indossato con maggiore eleganza. È stato un elemento imprescindibile sia per il Milan di Arrigo Sacchi che per quello di Fabio Capello. Le sue doti difensive, il portamento unico e la tecnica nel trattare il pallone hanno fatto sì che la sua figura trascendesse lo sport stesso. Una vera icona». Della scomparsa di Baresi, ovviamente, scrivono anche Mundo Deportivo e – passando al Portogallo – A Bola. La leggenda del calcio italiano non è stata solo ricordata e omaggiata dai giornali sportivi stranieri, ma anche dalle principali testate generaliste e dalle più importanti agenzie di stampa estere. «In un’epoca dominata da difensori fisici, Baresi si distinse per la sua lettura del gioco, ridefinendo il ruolo di libero e coniugando autorevolezza difensiva e capacità di avviare l’azione dalle retrovie», ha scritto la Reuters. Il Telegraph ha definito Baresi «uno dei migliori giocatori della sua generazione».

Trump: «Accordo storico su disarmo completo di Hamas»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. «Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature. Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza internazionale di stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini», ha aggiunto il tycoon. La conferma dell’intesa è arrivata anche da alcuni responsabili di Hamas. Il vertice sulla fase 2 della tregua si terrà presto al Cairo, riportano alcune fonti.

Trump: «Accordo storico su disarmo completo di Hamas»
Da Truth.

Emergenza migranti a Ceuta, scontro Roma-Madrid su Schengen

Emergenza migranti a Ceuta, scontro Roma-Madrid su Schengen
Emergenza migranti a Ceuta, scontro Roma-Madrid su Schengen
Emergenza migranti a Ceuta, scontro Roma-Madrid su Schengen

Migliaia di migranti di origine magrebina hanno raggiunto a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, porta d’ingresso dell’Europa in Africa, causando una vera e propria emergenza. Nel giro di poche ore una valanga di persone, soprattutto ragazzi, si è ammassata sul lato marocchino del confine con Ceuta, per poi buttarsi in mare e circumnavigare a nuoto il piccolo molo delimitato da una rete che si inoltra in acqua solo per pochi metri a dividere i due Paesi. Quando l’afflusso si è fatto particolarmente intenso, in molti hanno iniziato a superare il confine anche via terra, percorrendo il molo dal lato marocchino, aggirandone la recinzione sulla punta e poi ripercorrendolo in direzione opposta sul lato spagnolo. Mentre Bruxelles segue l’evoluzione della crisi e assicura il massimo impegno per proteggere le frontiere dell’Unione europea, l’esecutivo italiano si è detto pronto a sospendere il trattato di Schengen con la Spagna. Una posizione che ha irritato Madrid, che ha risposto convocando il nostro ambasciatore.

Lo scontro tra Tajani e Albares

«Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500 mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani», aveva scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, causando l’ira del suo omologo spagnolo.

«Questo messaggio del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica è indegno», aveva risposto José Manuel Albares.

Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale

Stavolta purtroppo non è una fake news: è morto a 66 anni Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale. Ad annunciarlo è stata la società rossonera, alle 7:31 di stamattina: «La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del dna e del cammino di tutto il Club». Baresi, che nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare, ha collezionato 719 presenze ufficiali con il Milan, vincendo sei scudetti e tre Coppa dei Campioni, senza lasciare il club nemmeno negli anni bui della Serie B, mentre in Nazionale ha disputato 81 gare vincendo il Mondiale 1982 (pur senza scendere in campo).

La straordinaria carriera di Franco Baresi

All’anagrafe Franchino, Baresi era nato a Travagliato (Brescia) nel 1960. Tifoso dell’Inter, a 14 anni era entrato nelle giovanili del Milan facendo il percorso contrario del fratello maggiore Beppe, di fede rossonera ma ingaggiato dall’Inter. Il “Piscinin” – “piccolino” in dialetto milanese – aveva esordito col Milan nell’aprile 1978 con Nils Liedholm in panchina, per poi affermarsi come titolare nella stagione successiva, terminata con la conquista dell’agognato decimo scudetto rossonero. Negli anni successivi sarebbe sceso due volte in Serie B col Milan: la prima volta a causa del Totonero, mentre nella seconda occasione la retrocessione arrivò sul campo. In mezzo la promozione a capitano rossonero (a soli 22 anni) e la vittoria della Coppa del Mondo nel 1982 (da riserva di Gaetano Scirea, senza mai scendere in campo).

Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale

Rimasto fedele al Milan, Baresi era ormai una colonna del club quando nel 1986 arrivò Silvio Berlusconi: negli anni successivi, prima con Arrigo Sacchi e poi con Fabio Capello in panchina, avrebbe alzato da capitano trofei su trofei. Per quanto riguarda la Nazionale, dopo la delusione di Italia 90 Baresi disputò il campionato del mondo 1994 negli Usa con la fascia di capitano al braccio: infortunatosi al menisco contro la Norvegia nei gironi, contro ogni aspettativa dopo soli 25 giorni tornò in campo nella finale contro il Brasile. E fu, purtroppo, il primo a sbagliare dal dischetto: un errore a cui fece seguito un pianto inconsolabile. A giugno del 1997 l’addio al calcio giocato: il Milan, senza esitare, decise di ritirare il suo numero 6 di Baresi, che da “Piscinin” era diventato “Kaiser Franz”. Successivamente era entrato nei quadri dirigenziali rossoneri, tradendo il Diavolo solo per una breve esperienza (81 giorni) al Fulham, in Inghilterra.

Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale

Il cordoglio del mondo del calcio e non solo

Dalle istituzioni ai club, passando per ex compagni, avversari e tifosi: in tantissimi stanno piangendo Baresi. «Il calcio italiano perde una delle sue leggende, un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani», ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente della Figc. «Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi».

Messaggi di cordoglio sono arrivati da numerosi club: dall’Inter («Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha scritto pagine indimenticabili del calcio italiano»,) alla Juventus («Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose»), fino alla Roma e alla Lazio.

Così Giorgia Meloni: «Con la scomparsa di Franco Baresi, l’Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione. Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un’intera carriera, vivendo la fedeltà come un valore e la fascia come una responsabilità. Ha dimostrato che si può diventare leggenda senza mai smettere di essere un punto di riferimento, dentro e fuori dal campo».

Caso Delmastro, i deputati della Giunta potranno consultare le chat con Caroccia

Via libera alla consultazione del materiale istruttorio inviato dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi alla Camera assieme alla lettera indirizzata al presidente Lorenzo Fontana, relativo al caso dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e delle sue chat con il ristoratore prestanome del clan Senese Mauro Caroccia. Lo ha deciso il presidente della Giunta per le autorizzazioni Davis Dori (deputato di Avs), dopo lo slittamento tra le polemiche del voto previsto oggi in aula alla Camera.

Dori: «La maggioranza non vuole, ma devo consentire l’accesso alla documentazione»

«La maggioranza non vuole consentire l’accesso alla documentazione e alle chat inviate dalla Procura di Roma. Io invece ho il dovere, come Presidente, di tutelare il diritto di tutti i membri Giunta di poter prendere visione della documentazione per avere un quadro completo. Non c’è motivo perché la Giunta inibisca a se stessa tale accesso, pur entro gli usuali limiti di divulgabilità», ha dichiarato Dori: «Pertanto darò agli uffici, avendo anche vari precedenti, il via libera alla visione della documentazione a partire da domani mattina per consentire di organizzare la visione con criteri di non divulgabilità. Mai la Giunta ha limitato l’accesso a se stessa. Ci sono precedenti in tal senso e non intendo compromettere i diritti dei commissari e violare le prerogative parlamentari».

Caso Delmastro, i deputati della Giunta potranno consultare le chat con Caroccia
Andrea Delmastro e Mauro Caroccia (TIKTOK/BISTECCHERIA DA BAFFO).

I membri della Giunta potranno visionare il materiale dalle 10 del 31 luglio

I membri della Giunta potranno visionare il materiale, che dovrebbe contenere le chat tra Delmastro e Carocci, a partire dalle ore 10 del 31 luglio, con il vincolo di riservatezza. Dori ha spiegato che, dopo la lettera inviata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi alla Camera sull’uso delle chat, la Giunta dovrà esprimersi sulla necessità di una integrazione istruttoria. Quando all’accesso al materiale della Procura di Roma la maggioranza in Giunta si è espressa in modo contrario.

Musk torna a sostenere Trump: sta riattivando il suo super PAC conservatore

Aveva rotto con Donald Trump, ma in occasione delle elezioni di metà mandato in programma a novembre Elon Musk tornerà a sostenere il presidente Usa. Axios riporta infatti che l’uomo più ricco del mondo sta riattivando il suo America PAC, political action committee che aveva raccolto e speso la somma record di 260 milioni di dollari per contribuire all’elezione di Trump nel 2024.

Musk torna a sostenere Trump: sta riattivando il suo super PAC conservatore
Elon Musk (Ansa).

Musk in soccorso di Trump in crisi nei sondaggi

Come spiega Axios, il nuovo investimento di Musk andrà ad accrescere l’enorme vantaggio finanziario del Partito repubblicano su quello Democratico, in una fase in cui i bassi indici di gradimento di Trump (in particolare sui temi dell’economia e della guerra con l’Iran) sembrano mettere a rischio il controllo del Grand Old Party sulla Camera e persino al Senato. I PAC repubblicani hanno un vantaggio di oltre 300 milioni di dollari rispetto alle loro controparti democratiche. E questo senza contare i 400 milioni di dollari depositati nel super PAC MAGA Inc. di Trump.

Musk torna a sostenere Trump: sta riattivando il suo super PAC conservatore
Elon Musk e Donald Trump (Ansa).

Musk è il maggior donatore politico individuale nella storia Usa

L’America PAC, scrive Axios, punterà su attività di porta a porta, pubblicità digitale e invii di materiale informativo diretto, con l’obiettivo di mobilitare la base conservatrice, inclusi gli elettori solitamente meno propensi a votare negli anni in cui non si tengono le Presidenziali. I rappresentanti di Musk non hanno voluto precisare l’entità esatta della spesa prevista. Ma, guardando al recente passato, tutto lascia supporre che si tratterà di una somma ingente: le donazioni a favore di Trump effettuate tramite l’America PAC nel 2024 hanno reso Mr Tesla il più grande donatore politico individuale in un singolo ciclo elettorale nella storia degli Stati Uniti.

Pasticcio sul riconoscimento facciale: l’Ue richiama l’Italia, slitta il voto alla Camera

Nella giornata di oggi a Montecitorio non è slittato solo il voto sull’utilizzabilità delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ma anche quello della commissione Affari Ue della Camera sullo schema di decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale, tema su cui si è espressa anche l’Unione europea, bacchettando l’Italia.

Cosa prevede il decreto legislativo

L’Italia ha accelerato sul decreto che recepisce l’AI Act europeo, ma con una sbandata. Se l’articolo 8 prevede il riconoscimento facciale in tempo reale nei casi più estremi – come terrorismo e ricerca di persone scomparse – con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, a far discutere è l’articolo 10. Che, a differenza dei momenti successivi a gravi reati o sparizioni, disciplina la quotidianità. Il decreto legge, infatti, introduce la raccolta preventiva dei dati biometrici di chi entra in un’area ritenuta sensibile, per una sorta di “sorveglianza generalizzata” che ha fatto drizzare le antenne del centrosinistra e pure di Bruxelles.

Pasticcio sul riconoscimento facciale: l’Ue richiama l’Italia, slitta il voto alla Camera
Telecamere di sorveglianza (Ansa).

La strigliata dell’Unione europea all’Italia

In base all’articolo 10 del decreto, i dati biometrici di chi passa davanti a una telecamera potranno in un’area sensibile potranno restare in memoria per sette giorni. Se nel frattempo verrà commesso un reato, diventeranno materiale d’indagine. Altrimenti saranno cancellati. Il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici, che suona molto simile a una profilazione di massa stile Grande Fratello (tipica dei regimi) non è però coerente con le norme introdotte da Bruxelles due anni fa con l’AI Act, firmato dagli allora commissari Margrethe Vestager e Thierry Breton. Rispondendo a una domanda decreto legislativo, il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha dichiarato: «Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge Ue sull’intelligenza artificiale: questo divieto vige già dall’anno scorso. Non vogliamo che con l’IA ci sia un controllo pubblico su dove ci spostiamo quotidianamente».

Palazzo Chigi: «L’Italia rispetta le norme Ue»

«Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria», hanno dichiarato fonti di Palazzo Chigi, aggiungendo che «l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale». Le stesse fonti hanno poi affermato: «Siamo stati i primi in Europa ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione. Il Governo continuerà a lavorare in questa direzione, nel rispetto della visione che porta avanti fin dall’inizio, per uno sviluppo e un’applicazione dell’IA centrata sull’uomo e governata dall’uomo». Dopo il via libera della commissione Politiche Ue del Senato, arrivato ieri, il provvedimento è approdato oggi anche all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri. In tali sedi al momento l’iter prosegue senza rinvii.

Il richiamo di Mattarella: «Tensioni elettorali non tolgano attenzione ai problemi»

In occasione della cerimonia del Ventaglio con i giornalisti, iI presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il mondo politico a portare «reciproco rispetto, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e, a mio avviso, anche controproducente». Un appello ad abbassare i toni e a lasciare da parte le tensioni elettorali che, con le urne lontane mesi e mesi, gli sembrano «per la verità piuttosto intempestive» e tolgono attenzione «ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini». Un monito che arriva dopo lo scontro sul caso Roggero, sulla morte di Fakir e sulle violenze in Val di Susa.

Mattarella: «Inaccettabile esitazione nel condannare le violenze in Val di Susa»

Su quest’ultimo punto, il capo dello Stato è stato netto: «La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica». Per questo ha chiesto alle forze politiche «maggiore responsabile attenzione» per fermare un fenomeno allarmante, «una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui». «Non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza». Gli scontri in Val di Susa da chi contesta la Tav sono per Mattarella un fatto grave e «inammissibile». Per questo, velato richiamo alla sinistra, «non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi».

Delmastro, rinviato il voto alla Camera sull’uso delle chat con Caroccia

Il voto sull’utilizzabilità delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore prestanome del clan Senese Mauro Caroccia, che era atteso oggi a Montecitorio, è stato rinviato nella giunta per le autorizzazioni della Camera, che si riunirà quanto prima. Tale decisione è stata presa perché i membri devono analizzare una lettera inviata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi, che chiede di autorizzare anche per il diritto alla difesa la visione delle chat.

Il rinvio dopo la lettera del procuratore Lo Voi

Lo voi ha inviato una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana dopo che il legale di Caroccia, l’avvocato Fabrizio Gallo, ha depositato in procura una memoria con le chat tra Delmastro e il suo assistito, indagato per il caso della Bisteccheria d’Italia, che sta già scontando una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, chiedendone l’acquisizione. Nella lettera, anticipata ieri sera da alcune testate, Lo Voi ha spiegato che l’accesso al contenuto del dispositivo non risponderebbe soltanto a esigenze investigative, ma anche a finalità di garanzia, in quanto permetterebbe di verificare integralmente il materiale presente nel telefono e di confrontarlo con quanto già prodotto dalla difesa.

Assieme alle opposizioni protesta anche Forza Italia

Il rinvio del voto è stato criticato dalle opposizioni: dal Pd al M5s, fino a Avs. Ma anche da Forza Italia. «Il presidente della Camera ha detto di aver ricevuto un’ora prima della riunione dei capigruppo la lettera del procuratore di Roma, peraltro annunciata dalle agenzie già ieri sera. È una procedura anomala, non è possibile riaprire l’istruttoria solo perché la Procura pensa di mandare ulteriori documenti», ha dichiarato il capogruppo azzurro Enrico Costa: «Se noi apriamo un precedente che un’ora prima della votazione, si manda un documento e si blocca l’Aula…».

Un missile da crociera russo è caduto in Polonia

Un missile russo è penetrato nei cieli polacchi durante il massiccio attacco compiuto da Mosca contro l’Ucraina, schiantandosi poi a terra nei pressi di Lublino, in quella che di fatto rappresenta una grave violazione dello spazio aereo della Nato.

La violazione dello spazio aereo e lo schianto

Come ha spiegato il premier Donald Tusk su X, alle 3:40 di notte il Comando operativo delle forze armate polacche ha rilevato «un oggetto non identificato diretto a ovest». A quel punto Varsavia ha fatto decollare un F-16. Il contatto radar è stato però perso pochi minuti dopo, facendo scattare le ricerche nel voivodato di Lublino.

Successivamente un elicottero Mi-24, recatosi nell’ultima posizione dell’oggetto, ha individuato il luogo dello schianto in un’area rurale vicino ai villaggi di Tarnawa-Kolonia e Tokary, a circa 95 chilometri dal confine con la Russia: un cratere dal diametro di circa 10 metri, circondato da detriti. Dato che la Russia ha lanciato missili da crociera Kh-101 durante la notte contro l’Ucraina (facendo almeno 13 morti), è altamente probabile – come sostiene Kyiv – che quello entrato nello spazio aereo della Polonia fosse proprio un razzo di questo tipo.

Il Fienile di Zaia in trattativa per la messa in onda su Mediaset

Luca Zaia è pronto a portare il suo podcast Il Fienile — che in rete conta 110 milioni di utenti unici al mese sui vari social — in televisione, a Mediaset. Lo riporta Repubblica, spiegando che il format potrebbe andare in onda su Rete 4 o su Italia 1. Non c’è ancora nulla di scritto, ma le trattative sarebbero in corso. Se l’ipotesi andasse in porto, la trasmissione verrà impostata stile Maurizio Costanzo show, sostituendo alle balle di fieno dell’ambientazione attuale salotto e poltrone. Lo studio resterà comunque lo stesso, ovvero un capannone della “H Farm” all’interno del campus di Roncade che si allunga per 50 ettari tra l’hinterland di Venezia e il Trevigiano.

Grillo attacca ancora Conte: il video del “sì” a Draghi

Continua l’offensiva social mediatica di Beppe Grillo contro Giuseppe Conte. Dopo il post al vetriolo di mercoledì con cui il co-fondatore del M5s ha accusato la sua creatura di aver «perso la sua identità e la sua diversità» e la replica del presidente pentastellato («Il Movimento ha perso identità? Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi»), il comico è tornato alla carica contro l’ex premier. Lo ha fatto rispolverando un filmato del 2022 (con la formula “sblocchiamo un ricordo”), in cui si vede Conte affermare: «Nessuno si permetta di dire che il Movimento 5 Stelle dice no Draghi. Il M5s dice sì a Draghi e rafforza il suo sì», difendendo strenuamente la permanenza dell’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi.

Le affermazioni di Grillo rievocate da Conte

Replicando all’ex garante del M5s, Conte aveva fatto riferimento a quanto affermato da Grillo il 9 febbraio 2021 dopo un incontro con Mario Draghi, che era stato incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un nuovo esecutivo a seguito della caduta del governo Conte II. «Mi aspettavo il banchiere di Dio invece è un grillino. Mi ha dato ragione su tutto, era d’accordo su tutti i temi, però aspettiamo un attimo a votare su queste cose. Aspettiamo che pubblicamente dica cosa vuol fare, non ha ancora le idee chiare, poi sarete voi a decidere se mandare a fanculo questo o quell’altro», disse il cofondatore del M5s ai cronisti, sancendo di fatto un avvicinamento tra quella che era nata come una forza anti-sistema e uno dei maggiori simboli viventi dell’establishment europeo. In pratica, secondo Conte, il M5s aveva cambiato la sua identità quando sullo sfondo c’era ancora Grillo.

Webuild lancia un’opa su Trevi da 295 milioni di euro

Il cda di Webuild ha approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto volontaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Trevi Finanziaria Industriale, quotate su Euronext Milan. L’opa si qualificherà come offerta concorrente rispetto all’offerta pubblica di scambio sulle azioni Trevi annunciata da Icop il 28 giugno 2026. Webuild riconoscerà un corrispettivo interamente in contanti di euro 4,50 per ciascuna azione di Trevi portata in adesione all’offerta, corrispondente a una valorizzazione complessiva di Trevi pari a circa 295 milioni di euro, superiore a quella sottesa all’offerta Icop. Il corrispettivo, infatti, incorpora un premio pari al +29,8 per cento rispetto al prezzo di Trevi rilevato alla chiusura del 26 giugno 2026 (ultimo giorno di Borsa aperta anteriore alla data di annuncio al mercato dell’offerta Icop) pari a 3,5 euro.

Le motivazioni dell’offerta

Il successo dell’offerta consentirà al Gruppo Webuild di:

  • valorizzare Trevi come soggetto specializzato capace di accrescere la propria presenza sul mercato nei settori della progettazione e realizzazione di fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo, che rivestono un ruolo critico per i grandi progetti infrastrutturali, core business di Webuild;
  • garantire un maggiore controllo dell’esecuzione — in termini di processo, qualità e rischi di consegna — sul portafoglio ordini del Gruppo, pari a circa 54 miliardi di euro;
  • rafforzare il posizionamento competitivo nelle gare per i grandi progetti complessi e ad alto contenuto geotecnico, differenziandosi attraverso una soluzione integrata end-to-end, più efficiente e competitiva anche in termini di pricing;
  • generare rilevanti sinergie industriali e commerciali, articolate su più direttrici, sia di ricavo sia di costo.

Per Trevi, si legge in un comunicato di Webuild, l’ingresso nel Gruppo aprirebbe un nuovo percorso di crescita per la società, per le sue persone e per il suo know-how. L’azienda manterrebbe la propria identità italiana, con il centro direzionale saldamente radicato in Italia, e conserverebbe il patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali al servizio sia dei progetti del Gruppo, sia del mercato terzo. L’appartenenza a uno dei principali operatori mondiali delle grandi infrastrutture, continua la nota, ne amplierebbe il perimetro commerciale e l’accesso a nuove geografie, clienti e gare di maggiore dimensione e complessità, valorizzando l’eccellenza italiana nei mercati internazionali. Complessivamente, Webuild ha identificato un potenziale di sinergie pari a circa 80-90 milioni di euro di Ebitda all’anno a regime, tale da rendere l’operazione accrescitiva sull’Ebitda di Webuild per 150-170 milioni (incluse le sinergie).

Tempistiche e condizioni di efficacia dell’offerta

L’offerta è subordinata al verificarsi di condizioni di efficacia secondo la prassi di mercato, tra cui:

  • l’ottenimento delle autorizzazioni di natura regolamentare da parte delle autorità competenti;
  • il conseguimento da parte di Webuild di una partecipazione almeno pari al 66,7 per cento dei diritti di voto;
  • l’assenza di eventi straordinari che comportino mutamenti significativamente negativi nella situazione di Webuild, di Trevi o del mercato.

L’obiettivo dell’offerta è acquisire l’intero capitale dell’emittente e, ove ricorrano le condizioni, conseguire la revoca delle azioni di Trevi dalla quotazione su Euronext Milan nell’ottica di favorire gli obiettivi di creazione di sinergie tra Webuild e Trevi e di crescita dei due Gruppi. Il periodo di adesione all’offerta – che sarà concordato con Borsa Italiana e avrà una durata compresa tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di Borsa aperta, salvo proroga – sarà avviato successivamente alla data di pubblicazione del documento d’offerta. Il perfezionamento dell’opa è previsto nel corso del secondo semestre 2026, subordinatamente all’avveramento delle predette condizioni di efficacia.

Altra notte di duri raid Usa sull’Iran

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver completato una «serie di duri attacchi» contro l’Iran, che hanno colpito «decine di obiettivi del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, tra cui centri di comando militari, installazioni missilistiche e per droni, siti di sorveglianza e difesa costiera e capacità marittime». I raid delle forze Usa, ha sottolineato il Centcom, «sono stati progettati per ridurre ulteriormente le minacce che l’Iran e i suoi alleati rappresentano per le forze statunitensi, la navigazione commerciale e gli Stati vicini del Golfo». Le operazioni militari, iniziate attorno le 2 italiane, sono terminate poco prima delle 5.

I media statali iraniani hanno dato notizia di attacchi sull’isola di Qeshm e sulla città meridionale di Abadan. «Un raid statunitense contro un’abitazione nel quartiere di Chah Tangu a Qeshm ha ucciso tre membri di una famiglia: il padre, la madre e il loro figlio di due anni», ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Fars.

L’Iran ha attaccato in Giordania: intercettati cinque missili

Come già accaduto in precedenza, Teheran ha indirizzato missili contro una base americana in Giordania. Il portavoce ufficiale dell’esercito di Amman ha dichiarato che «le difese aeree hanno intercettato cinque missili lanciati dall’Iran e diretti verso il territorio del Regno nelle prime ore di questa mattina», aggiungendo che non ci sono state vittime.

Kuwait, missile iraniano su un’azienda cinese: un morto

Un attacco iraniano ha colpito un edificio di una società cinese nel nord del Kuwait e un lavoratore è rimasto ucciso. Lo ha riferito l’esercito kuwaitiano.

Altra notte di duri raid Usa sull’Iran
Donald Trump (Ansa).

Il piano sottoposto a Trump per due settimane di raid

Secondo il Wall Street Journal l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom americano, ha presentato a Donald Trump un piano per 10-14 giorni di intensi attacchi all’Iran per ridurre le sue capacità missilistiche. Axios scrive che il presidente americano, il quale ha dichiarato di voler «finire l’Iran molto presto», ha incontrato il 29 luglio il ministro della Difesa dell’Arabia Saudita – ormai entrata in guerra – che gli ha consegnato un messaggio del principe alla corona Mohammed bin Salman sulla guerra in Iran e l’escalation nella regione.

Altra notte di duri raid Usa sull’Iran
Brad Cooper (Ansa).

Incendi in Grecia, 8 mila persone evacuate a Creta

Circa 8 mila persone sono state evacuate a causa degli incendi che minacciavano una località turistica sull’isola greca di Creta e che continuano a imperversare, alimentati da forti venti. L’evacuazione è stata condotta via terra dalla località turistica di Agia Galini, affacciata sul mare libico, nella costa meridionale dell’isola. Buona parte dei turisti e dei residenti evacuati è stata trasferita al palazzetto dello sport del Comune di Festo, a Mires, mentre altre centinaia di persone sono state temporaneamente ospitate in un edificio scolastico della zona. I venti, con raffiche che raggiungono i 10-11 gradi Beaufort, non consentono l’impiego di mezzi aerei e l’onere di spegnere l’incendio è quindi ricaduto sulle forze di terra, con circa 190 vigili del fuoco e tutti i mezzi disponibili della Regione. Durante le operazioni di spegnimento, un vigile del fuoco è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale con ustioni, ma le sue condizioni non sono gravi. Due veicoli dei pompieri sono anche stati distrutti dalle fiamme.