Il governo abolisce il bollo, ma non per tutte le auto: le cose da sapere

Ne aveva parlato Antonio Tajani e alla fine è arrivata: in Consiglio dei ministri è approdata l’abolizione del bollo auto, almeno per quelle di piccola e media potenza, in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani. La misura, che verrà applicata «ai versamenti della tassa automobilistica il cui termine ordinario di pagamento cade nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2027», riguarderà il 70 per cento di tutte le automobili e tutti i motocicli, per un totale di circa 14 milioni e mezzo di veicoli. Ogni cittadino avrà diritto a una sola agevolazione. «Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», ha commentato Giorgia Meloni. La misura comporterà un minor gettito per 2,29 miliardi.

Tajani: «Le esenzioni dal bollo auto sono solo l’inizio»

«Oggi aboliamo il bollo auto, una tassa ingiusta e insopportabile, a cominciare dalle automobili e dai motorini con cui si muovono ogni giorno le famiglie. Era una ferma e pressante richiesta di Forza Italia che l’esecutivo ha accolto e fatto propria». Lo ha scritto sui social Antonio Tajani, vicepremier e segretario azzurro: «Una misura coerente con la nostra visione liberale fin dalla fondazione del movimento azzurro e dalle battaglie di Silvio Berlusconi “meno tasse per tutti”, quelle che hanno portato fra l’altro all’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Le esenzioni dal bollo auto sono solo l’inizio».

Ex Ilva, l’indotto sospende i licenziamenti fino alla sentenza della Cassazione

Aigi e Aepi intendono sospendere i 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto almeno fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso presentato dai commissari straordinari contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo. L’udienza sul ricorso è stata fissata per il 20 ottobre, decisione che ha portato governo e sindacati a riaggiornare il tavolo.

I sindacati: «Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo»

«Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell’indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione», ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi, ovvero l’associazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva. Mino Dinoi, presidente della Confederazione Aepi (sindacato datoriale per imprese, professioni e terzo settore) ha detto: «Ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che la situazione è difficile».

La data dell’udienza è stata resa nota durante l’incontro a Palazzo Chigi

La notizia dell’udienza fissata per il 20 ottobre è arrivata durante l’incontro sindacati-governo a Palazzo Chigi. Di conseguenza, il governo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare il tavolo. Il decreto legge con le misure a tutela dei lavoratori – che il governo avrebbe approvato oggi nel Consiglio dei ministri – sarà discusso «quando il quadro generale sarà più chiaro», hanno spiegato fonti dell’esecutivo.

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa

«Sulla Vigilanza Rai, oggi ho comunicato che sono scaduti i termini. Tuttavia ho dato altri 6-7 giorni fino a martedì. Mercoledì provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti, partendo dal dato apicale e scendendo per i rami». Lo ha detto Ignazio La Russa, al termine della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. «Se per caso si dimettessero anche quelli e se nel frattempo gli altri gruppi mi daranno i nomi, la commissione può funzionare fino a nuova fase. Può funzionare lo stesso», ha aggiunto il presidente del Senato: «Adesso non sono rimasti in carica perché si sono dimessi tutti. Invece se poi rimane in carica una parte, si va avanti ovviamente se c’è il numero legale».

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa
Francesco Boccia (Imagoeconomica).

La replica delle opposizioni a La Russa

Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ha dichiarato che le opposizioni non accetterebbero i nomi eventualmente indicati da La Russa: «Quello che ci preoccupa di più è il tentativo di forzatura sulle nomine legate alla commissione di Vigilanza Rai. È vero che sono scaduti i termini, ma è bene che restino scaduti perché, come abbiamo detto nella conferenza dei capigruppo, quelle dimissioni in blocco dell’opposizione sono arrivate perché la maggioranza per due anni ha preso in ostaggio la commissione non consentendole di operare». Boccia ha poi inviato il ministro Giancarlo Giorgetti a «smettere di tenere in ostaggio il Media Freedom Act forse per paura di non continuare a lottizzare a Rai, come ha fatto in compagnia di Palazzo Chigi in questi tre anni».

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Le dimissioni in blocco del 2 luglio

La commissione parlamentare bicamerale è stata azzerata il 2 luglio. Nella stessa giornata erano arrivate prima le dimissioni della presidente Barbara Floridia, che aveva denunciato un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa», e di tutti i membri dell’opposizione. A stretto giro era poi arrivato il passo indietro dei rappresentanti delle forze di governo, ma con motivazioni opposte: deputati e senatori della maggioranza avevano infatti parlato di una commissione di Vigilanza Rai «occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra». Successivamente, le opposizioni avevano annunciato il rifiuto di indicare i nuovi componenti, così come invece esplicitamente richiesto con una lettera da La Russa e Lorenzo Fontana, presidenti di Senato e Camera, inviata rispettivamente ai capigruppo di Palazzo Madama e Montecitorio.

Lettera di contestazione della Rai a Ranucci: «Violate norme interne»

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di contestazione per la vicenda dei rapporti con Valter Lavitola, che può portare all’apertura di procedimento disciplinare. Il giornalista ha cinque giorni per rispondere. L’invio della missiva sarebbe avvenuto a seguito della relazione del Comitato Etico, dalla quale, secondo l’azienda, emergerebbero profili rilevanti dal punto di vista disciplinare relativi alla condotta personale del giornalista, che avrebbe violato norme interne. Il procedimento potrebbe portare a un richiamo, una sospensione e in extremis al licenziamento. A confermare la ricezione della lettera è stato Roberto De Vita, legale di Ranucci: «Ieri mattina alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una pec della Rai con contestazioni disciplinari. Nemmeno il tempo di consentire al giudice del lavoro di valutare, in via d’urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro. Un tempismo irrequieto».

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra

Hashim Thaçi, ex comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo e successivamente presidente del Paese balcanico, è stato condannato in primo grado a 25 anni di carcere dalla Corte penale internazionale dell’Aia, che lo ha ritenuto penalmente responsabile di crimini di guerra commessi durante la violenta separazione dalla Serbia, avvenuta tra il 1998 e il 1999, che in cui ci furono eccidi compiuti da entrambe le parti.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Hashim Thaçi nel 1999 (Ansa).

Thaçi si era consegnato il 5 novembre 2020

Secondo i giudici dell’Aia, Thaçi «era a conoscenza» dei crimini commessi dai miliziani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), resosi responsabili di arresti arbitrari, maltrattamenti, torture e omicidi e violenza contro coloro che erano considerati avversari. Thaçi, direttore politico dell’Uck dal 1994 al 1999 e presidente del Kosovo dal 7 aprile 2016 al 5 novembre 2020, giorno in cui si dimise per essere arrestato e processato, avrebbe anche partecipato ad alcuni dei crimini commessi contro gli oppositori interni e gli albanesi collaborazionisti dei serbi.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Sostenitori degli ex leader dell’Uck a processo all’Aia (Ansa).

I pubblici ministeri avevano chiesto 45 anni

Alla sbarra c’erano anche altri tre ex capi dell’Uck, appoggiato dalla Nato durante il conflitto: Jakup Krasniqi, condannato come Thaçi a 25 anni, Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni). I pubblici ministeri avevano chiesto per ciascuno una pena di 45 anni di reclusione. I quattro imputati, che si erano dichiarati non colpevoli, si vedranno scalare gli anni di detenzione già scontati in carcere all’Aia a partire dal 2020. «La nostra è stata una guerra giusta, una guerra di liberazione», ha commentato il primo ministro kosovaro Albin Kurti prima del verdetto.

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento

Nel mese di agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5 per cento su base mensile e del +3,3 per cento su base annua (da +2,9 per cento di luglio). Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Il tasso di inflazione è ai massimi da quasi tre anni: per avere un dato più elevato bisogna tornare a settembre del 2023, quando aveva toccato il 5,3 per cento.

Balzo a doppia cifra per energia e carburanti

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8 a +18,6 per cento) e, soprattutto, non regolamentati come i carburanti (da +11,4 a +17 per cento), dei Beni durevoli (da +0,7 a +1,3 per cento) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6 a +3,8 per cento).

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento
Carrello della spesa (Imagoeconomica).

Rallenta però il carrello della spesa

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa“, si riduce (da +1 a +0,9 per cento), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3 per cento). Decelera anche la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0 a +2,6 per cento) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6 a +0,8 per cento).

Von der Leyen, il discorso sullo stato dell’Unione: «Canada primo membro associato, social vietati sotto i 13 anni»

Nel suo sesto discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha indicato le linee programmatiche dell’Ue per i prossimi 12 mesi. «Solo l’Europa può fornire agli europei la vera sovranità di cui hanno bisogno nella fredda fragilità del mondo di oggi», ha evidenziato la politica tedesca. «In questo mondo, l’Europa ha scelto di tracciare la propria strada. E sta emergendo «un’Europa più forte e indipendente» che sta «garantendo la propria prosperità», si sta «liberando dalla sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi», è «diventata la più grande potenza commerciale del pianeta» e sta «trasformando la propria politica industriale nel rispetto del nostro modello sociale unico».

«Ultranazionalisti e russi vogliono spezzare la nostra unità»

«Vogliamo unirci intorno alla nostra idea europea secondo cui insieme possiamo decidere il nostro destino, o lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai tirapiedi e dai burattini degli autoritari?», ha chiesto Von Der Leyen. «Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell’interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a contrastare tutto ciò, combattiamo insieme per la nostra idea europea».

«Canada primo membro associato dell’Unione»

La presidente si è poi rivolta direttamente al primo ministro canadese Mark Carney, ospite d’onore al Parlamento Europeo: «Caro Mark, ho detto che dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Per questo, vorrei lavorare con voi per aprire la strada affinché il Canada diventi il primo membro associato dell’Ue. Condividiamo un oceano, un insieme di valori e una visione del mondo. E ora costruiremo insieme anche il nostro futuro».

«Nessun utilizzo dei social media sotto i 13 anni»

Poi il passaggio sull’Eu kids act: «Ogni fascia d’età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni. Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo».

Zuckerberg contrario all’idea di un rallentamento dell’intelligenza artificiale

Mark Zuckerberg ha respinto al mittente l’appello a sospendere o rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che gli incentivi di mercato e la responsabilità legale rappresentino le migliori garanzie contro i rischi di questa tecnologia. In un post su X, ha spiegato che «ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo a procedere al ritmo necessario per addestrare i suoi modelli in modo sicuro, e la capacità di intraprendere le proprie azioni per garantire che ciò accada». «Le persone non vorranno usare agenti che non sono allineati con loro e che non fanno ciò che chiedono, quindi i laboratori hanno un forte incentivo naturale a rendere i loro modelli più allineati. C’è molto dibattito sul rallentare i progressi sulle capacità fino a quando l’allineamento non raggiunge lo stesso livello. La mia opinione è che fiducia e allineamento stanno diventando rapidamente le capacità più importanti che differenzieranno agenti e modelli. Qualsiasi laboratorio che non si concentri sull’allineamento rimarrà indietro», ha evidenziato. Il suo intervento ha trovato il sostegno di esponenti della Silicon Valley vicini alla Casa Bianca che si oppongono all’ondata di allarmi sui potenziali rischi dell’IA per l’umanità e agli appelli a rallentarne lo sviluppo.

L’allarme dagli Usa: «La Russia pianifica omicidi mirati negli Stati Uniti e in Europa»

I servizi di intelligence di Mosca stanno pianificando «omicidi mirati» negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina. È l’allarme lanciato dal Dipartimento di Giustizia Usa in un atto di accusa reso presso il tribunale federale di Manhattan, contestualmente all’annuncio dell’incriminazione di cinque persone attualmente latitanti. James C. Barnacle Jr., responsabile dell’ufficio dell’Fbi di New York, ha spiegato che l’agenzia è riuscita a sventare i piani «grazie a un lavoro incessante».

La pianificazione dura «almeno dal 2024»

Secondo l’accusa la “Rete Ris”, come è stato denominato il braccio dei servizi di Mosca preposto all’esecuzione di attacchi all’estero, aveva pagato o tentato di pagare persone negli Stati Uniti e in altri Paesi per sorvegliare obiettivi da eliminare, con l’intenzione di ucciderli successivamente. Inoltre aveva «incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari». La rete, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia, ha agito «almeno a partire dal 2024», «concentrandosi su dissidenti e disertori russi e, più di recente, su nazioni percepite come alleate» di Kyiv.

Chi sono le cinque persone incriminate

Tre delle persone incriminate sono membri di alto livello della Rete Ris: Yuri Kharameev, Kirill Khrameev e Oemis Romagoz Durruthy. Gli altri due sono Yaidel Delgado Suarez ed Eduardo Castro: avrebbero lavorato assieme al reclutamento di persone residenti negli Stati Uniti incaricate di sorvegliare e tentare di uccidere un importante dissidente russo residente negli Stati Uniti. «Hanno operato nell’ambito di una rete globale di omicidi che si estendeva fino agli Stati Uniti», ha dichiarato il viceministro della Giustizia John A. Eisenberg.

Crolla un palazzo a Gaza, almeno 11 morti

Un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City è crollato, causando un bilancio di almeno 11 morti. Tra le vittime ci sono anche cinque bambini, mentre decine di persone risultano ancora disperse. La struttura, che ospitava oltre 100 persone, aveva già subito danni a causa dei bombardamenti israeliani. Filmati verificati da Al-Jazeera mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando insieme ai residenti. L’edificio, stando a testimoni locali, era a più piani. Secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, ci sarebbero ancora 50 bambini intrappolati. «Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli, ma l’occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza», ha detto un portavoce.

Accise, in arrivo un’altra proroga dello sconto sul diesel

Il governo si appresta a inserire nel nuovo decreto carburanti, atteso per domani pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri, un’altra proroga del taglio delle accise sul gasolio, in scadenza alla mezzanotte di giovedì 17 settembre. L’intervento, che si tradurrà in uno sconto sul diesel di 17,1 centesimi al litro, avrà una validità di 7-10 giorni.

Nuovo rinvio per gli aiuti selettivi annunciati da Meloni

L’ulteriore proroga della riduzione delle accise sul gasolio si è resa «necessaria», filtra da Palazzo Chigi, perché non sono ancora pronti gli aiuti selettivi, cioè i sostegni mirati annunciati a fine agosto da Giorgia Meloni. Con il provvedimento in arrivo domani saliranno a 16 i decreti varati dal governo per provare a contenere l’impennata dei prezzi alla pompa.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi

Otto anni e quattro mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, così come per il dirigente Umberto Lebruto. Sette anni e 10 mesi invece per l’altro ex manager Vincenzo Macello: sono state queste le richieste del pubblico ministero di Milano Maura Ripamonti, con il sostituto pg Olimpia Bossi nell’udienza del processo d’appello per il disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018, quando un treno regionale deragliò nell’area metropolitana di Milano provocando la morte di tre persone e il ferimento di oltre cento. I tre imputati erano stati tutti assolti nel processo di primo grado.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi
Il treno deragliato a Pioltello (Ansa).

La procura ha poi chiesto il riconoscimento della responsabilità amministrativa per Rfi, con sanzione pecuniaria di 900 mila euro. L’unico condannato in primo grado è stato Marco Albanesi, all’epoca dei fatti responsabile della sezione manutentrice Rfi a Brescia, ritenuto colpevole di inerzia e omissione: dopo aver aveva ricevuto in una pena di cinque anni e tre mesi, ha scelto il concordato in appello, che ha portato a una riduzione a tre anni e quattro mesi.

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prorogato di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, allungando così ulteriormente la sospensione temporanea del trattato di Schengen, decisa il primo agosto a seguito della crisi migratoria di Ceuta. La proroga è stata comunicata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Ue. Lo rende noto il Viminale, spiegando che «il provvedimento è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata», in quanto «permangono elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche».

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna
Passeggeri in partenza per la Spagna (Ansa).

La replica della Spagna: proroga fino al 7 ottobre

Poco dopo è arrivata la replica della Spagna, che ha notificato all’Unione europea la decisione di prorogare di altri 15 giorni i controlli alle frontiere, negli aeroporti e nei porti marittimi, per i collegamenti diretti con l’Italia. Visto che la sospensione finora in vigore sarebbe terminata il 23 settembre, la proroga durerà fino al 7 ottobre. Madrid ha adottato il blocco di Schengen con l’Italia l’8 agosto.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma

Con 527 voti a favore, 52 contrari e 86 astenuti, la plenaria del Parlamento europeo ha confermato in via definitiva la nomina dell’italiano Carlo Comporti alla presidenza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), che ha sede a Parigi. «Una competenza italiana al vertice della vigilanza sui mercati finanziari europei, una dei più importanti organismi dell’Ue. L’Italia torna protagonista dove si decide, per merito. Buon lavoro, presidente», ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social. Comporti entrerà in carica il primo novembre, subentrando alla tedesca Verena Ross. Il suo mandato durerà cinque anni e sarà rinnovabile una sola volta.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Manca solo la decisione del Consiglio Ue

La nomina era stata già approvata – con 43 voti a favore, uno contrario e tre astensioni – dalla commissione Affari economici e monetari (Econ) dell’Eurocamera il 2 settembre, dopo che Comporti era stato indicato il 22 luglio dai 27 ambasciatori dei Paesi membri: in quel caso – con 17 voti a favore e 10 contrari – aveva avuto la meglio sulla danese Karen Dortea Abelskov, come lui membro del board dell’Esma, la “Consob europea”. La nomina di Comporti ha superato quasi tutte le fasi previste: manca solo la pronuncia finale del Consiglio Ue, che però è una formalità.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Dalla Bce alla ‘Consob europea’: chi è Carlo Comporti

Nato a Siena nel 1966, Comporti ha iniziato la sua carriera all’autorità di vigilanza dei mercati finanziari come funzionario. Nel 2001 è stato distaccato presso la Bce a Francoforte e nel 2002 presso la Commissione europea a Bruxelles. Dal 2003 al 2010 ha lavorato al Comitato europeo dei regolatori degli strumenti finanziari (Cesr), predecessore dell’Esma: di entrambi ha ricoperto a lungo la carica di segretario generale. Comporti, che dal 2022 è inoltre commissario Consob, dal 1999 al 2007 è stato docente a contratto per il corso annuale di diritto commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di Siena.

Microsoft pubblica un codice di condotta per l’intelligenza artificiale

La divisione IA di Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che disciplina il comportamento dei propri modelli di intelligenza artificiale, in un clima di crescente preoccupazione per i rischi legati a questa tecnologia. Il documento si fonda sul concetto di Humanist AI, sistemi progettati per rimanere saldamente sotto il controllo umano anziché agire in autonomia. Il principio guida, ha dichiarato l’azienda, è che «le persone contano più dell’IA». Microsoft ha collegato questa iniziativa anche a timori per la sicurezza, citando recenti campagne di hacking coordinate e su larga scala – condotte con l’ausilio di agenti IA – come segnale che il settore non può permettersi ritardi. L’azienda non ha fatto riferimento esplicito a un episodio molto discusso avvenuto a luglio, in cui due modelli di OpenAI erano riusciti a uscire dall’ambiente di test protetto (sandbox), accedendo a Internet e violando la piattaforma Hugging Face – utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice – al fine di aggirare una valutazione di sicurezza informatica.

La pubblicazione dopo l’appello di Amodei

Il codice di Microsoft è stato pubblicato pochi giorni dopo l’appello di Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha esortato le aziende del settore a rallentare deliberatamente il ritmo di potenziamento delle capacità dei modelli. Un appello subito sostenuto sui social media da Sam Altman (ceo di OpenAI) ed Elon Musk.

Ok del Senato alla legge elettorale: dal 28 settembre torna alla Camera

Il Senato ha approvato con voto palese la nuova legge elettorale targata centrodestra: il via libera è arrivato con 113 sì, 71 no e 2 astensioni. Le opposizioni hanno protestato protestano prima del voto: «No alla legge truffa». La riforma tornerà alla Camera dei deputati il 28 settembre, per la terza e ultima lettura: il voto finale di Montecitorio è atteso non più tardi di metà ottobre.

Le principali novità introdotte dalla riforma

Le principali novità introdotte dalla riforma della legge elettorale (ribattezzata “Melonellum” dalle opposizioni, mentre per la maggioranza è “Stabilicum”) sono il proporzionale con premio di maggioranza alla lista o coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti e l’addio ai collegi uninominali previsti dal “Rosatellum”, oltre all’introduzione delle preferenze, sebbene non pure. Il premio di maggioranza, pari a 70 deputati e 35 senatori, è previsto solo se la quota del 42 per cento viene toccata in entrambi i due rami del Parlamento: altrimenti la ripartizione dei seggi avviene col proporzionale puro. Per quanto riguarda le preferenze, l’elettore si troverà sulla scheda un capolista bloccato e sotto una lista di sei nomi prestampati stabiliti dai partiti: ne potrà indicare tre. Non ci sarà obbligo di parità di genere per i capilista: l’alternanza uomo/donna è infatti prevista solo dal secondo candidato in poi.

Le altre novità della legge elettorale

Tra le alte novità c’è l’obbligo per le forze politiche di indicare il candidato presidente del Consiglio che intendono proporre, che comunque non comparirà sulla scheda elettorale. Le liste che si presenteranno in coalizione dovranno esprimere lo stesso nome. Sempre durante l’esame al Senato, è stata aumentato il numero delle firme da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento: il numero di sottoscrizioni sale da 1.500 a 6 mila per collegio, per un totale di 300 mila. Aumentata anche la soglia di sbarramento: per entrare in Parlamento servirà almeno il 3 per cento. Ma c’è la clausola del “miglior perdente”: in ogni coalizione che supera il 10 per cento verrà ammessa al riparto dei seggi anche la lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia. Ridotte poi le circoscrizioni Estero, che finora erano quattro sia alla Camera che al Senato: a Montecitorio diventano due (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide), mentre a Palazzo Madama ne resta solo una. Istituito inoltre l’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel Comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per il Parlamento europeo e per i referendum. Durante l’esame al Senato il voto per i fuori sede è stato esteso anche ai caregiver familiari.

Ranucci ha fatto ricorso contro la rimozione dalla conduzione di Report

Sigfrido Ranucci ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro di Roma contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di Report. La tutela, si legge in una nota firmata dall’avvocato Roberto De Vita, «è stata richiesta in via d’urgenza anche in considerazione di due scadenze ormai imminenti»: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report.

La tesi sostenuta da Ranucci nel ricorso contro la Rai

La difesa di Ranucci contesta radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione. Espressioni quali «obiettiva situazione di incompatibilità» e «continue pressioni», oppure «percezioni di opacità, commistione e interferenze», spiega la nota, «non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto e riferibile al giornalista, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione». Il ricorso, che richiama i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio RAI e dal Codice Etico aziendale, nonché le garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act, ricostruisce il contesto nel quale è maturata la decisione della Rai. Le «numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report», assieme alla «genericità» delle motivazioni fornite dalla Rai, spiega De Vita, «delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante».

Ranucci ha fatto ricorso contro la rimozione dalla conduzione di Report
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

La rimozione da Report e le tre soluzioni proposte dalla Rai

Ranucci, che conduceva Report dal 2017, è stato rimosso a fine agosto dalla conduzione di Report: al suo posto Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale (dopo la rinuncia di Giulia Presutti https://www.lettera43.it/report-giulia-presutti-rinuncia-alla-conduzione-rai-cerca-compromesso/). Tre le diverse soluzioni per la ricollocazione proposte dall’azienda: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).

Sondaggi Swg 14 settembre 2026, Vannacci vicino all’8 per cento

Futuro nazionale di Roberto Vannacci sembra essersi consolidato come quarta forza politica d’Italia. È quanto emerge dai sondaggi Swg del 14 settembre 2026. L’ex generale raccoglie il 7,9 per cento dei voti, con una crescita dello 0,2 per cento rispetto alla settimana precedente. Al vertice resta sempre Fratelli d’Italia, che ottiene il 27 per cento dei consensi (+0,2) seguito dal Partito democratico al 20,9 (+0,3) e dal Movimento 5 stelle stabile al 12,6 per cento. Forza Italia continua a rimanere sotto il 7 per cento (6,9) senza variazioni mentre la Lega di Matteo Salvini segna un -0,2 per cento e raggiunge il 5,5 per cento.

Al centrodestra serve Vannacci in coalizione per vincere con lo Stabilicum

Una simulazione realizzata da Youtrend per Sky Tg24 mostra che, con percentuali simili, l’esito delle elezioni dipenderebbe dalla collocazione di Futuro nazionale (se alleato con il centrodestra o in corsa autonoma). Con Vannacci in coalizione, il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205, superando le soglie della maggioranza assoluta (rispettivamente 201 e 103). Il campo largo, composto da Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa, si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori. Se invece Futuro nazionale corresse da solo, al contrario, sarebbe il campo largo ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69. Vannacci conquisterebbe 25 seggi a Montecitorio e 12 a Palazzo Madama. In entrambi gli scenari Azione, che nella simulazione corre fuori dalle due coalizioni, resterebbe determinante solo sulla carta: 14 deputati e 6 senatori nel primo caso, 12 e 6 nel secondo.

Chi è Ugo Rossi, il vannacciano chiamato per le elezioni in Russia

Roberto Vannacci non sarà il cavallo di Troia della Russia, ma un legame tra Futuro Nazionale e il Cremlino c’è, ed è innegabile: tra gli italiani chiamati a far parte del pool di esperti stranieri che dovrà certificare la legittimità del voto per il rinnovo della Duma (la camera bassa russa del parlamento russo) c’è infatti anche consigliere comunale triestino Ugo Rossi, esponente appunto di FN e grande ammiratore di Vladimir Putin.

A presidere il pool c’è un altro italiano: Vito Grittani

Per smentire le accuse di brogli e censura, in vista del voto per il rinnovo della Duma di Stato, che si terrà dal 18 al 20 settembre, la Russia ha annunciato la costituzione di una «associazione internazionale di esperti politici ed elettorali», che avrà l’appoggio del ministero degli Esteri, dell’Amministrazione presidenziale e della Commissione elettorale centrale. A presiedere il pool di esperti è un altro italiano: Vito Grittani, conosciuto come ambasciatore della Repubblica di Abkhazia (territorio della Georgia riconosciuto come indipendente da Mosca) e per aver accompagnato nel 2022 nell’Ucraina occupata una delegazione di 13 connazionali, chiamata a certificare – la storia si ripete – la correttezza dei referendum farsa per l’annessione alla Russia.

No vax, ex M5s e filoputiniano: chi è Ugo Rossi

Ma torniamo a Rossi. Nato nel 1991 e di professione ingegnere, ha aderito a Futuro Nazionale a marzo nella speranza – ha spiegato – che Vannacci possa «fare per l’Italia quello che Putin ha fatto per la Russia: risollevarla dalle ceneri». Il suo esordio in politica era avvenuto col Movimento 5 stelle, da cui è poi fuoriuscito in tempo di pandemia per aderire al Movimento 3V, che aveva posizioni no-vax: con questo partito si era candidato a sindaco di Trieste nel 2021, senza raggiungere l’obiettivo ma ottenendo abbastanza voti per un seggio in consiglio comunale, dove siede ancora. In tempo di Covid è stato arrestato e condannato a 5 mesi per aver aggredito due carabinieri che lo avevano trovato in un ufficio postale triestino dove difendeva una no vax che non voleva indossare la mascherina. E in un’altra occasione è stato portato via dalla polizia locale quando, dopo essere entrato in uno stabile del Comune senza green pass, aveva provato a barricarsi al suo interno. Prima di aderire a FN si era dimostrato piuttosto critico nei confronti di Vannacci, che ha però abbracciato dopo un passaggio in Insieme Liberi. Come detto è decisamente filorusso: «Putin è un grande leader, forse il migliore al mondo», ha dichiarato. Rossi è in Russia dal 10 settembre per partecipare al Festival dei Giovani a Ekaterinburg, dove – ha spiegato – sta anche «facendo un corso di aggiornamento come esperto elettorale».

Elezioni di midterm, la Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta

Sconfitta per Donald Trump in tribunale: la Corte suprema Usa ha bocciato le restrizioni che il presidente americano voleva imporre al voto per corrispondenza in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La Casa Bianca voleva imporre agli Stati di compilare un elenco di tutti gli elettori che devono ricevere la scheda per posta: una misura, era stato spiegato, che aveva l’obiettivo di rafforzare i controlli e prevenire possibili frodi. Stati, gruppi per i diritti di voto e amministratori elettorali avevano però denunciato il rischio di gravi disservizi e di una possibile privazione del diritto di voto su larga scala.

Perché la Corte Suprema Usa ha bocciato la proposta

La proposta dell’Amministrazione Trump avrebbe attribuito al servizio postale statunitense nuovi poteri nella gestione delle schede elettorali inviate per il voto per corrispondenza, compresa la possibilità di trattenere interi lotti di corrispondenza in presenza di irregolarità nei dati o nei codici di tracciamento. «Applicare questa norma alle elezioni del 2026 sarebbe arbitrario», ha sottolineato il giudice conservatore Brett Kavanaugh, in quanto «i funzionari elettorali statali e locali non dispongono di tempo sufficiente per attuarla». Solo due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, hanno espresso parere contrario.

Elezioni di midterm, la Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta
Donald Trump (Imagoeconomica).

Stop anche alla norma per limitare la durata di alcuni visti

Trump ha poi ricevuto un altro schiaffo in tribunale, per un’altra questione: un giudice federale di Boston ha infatti bloccato una nuova norma introdotta dalla Casa Bianca che avrebbe limitato la durata della permanenza negli Stati Uniti per studenti e giornalisti stranieri. In base alla norma introdotta a giugno da Trump, i visti F per studenti internazionali e i visti J – che permettono ai partecipanti a programmi di scambio culturale di lavorare negli States – avrebbero dovuto avere una durata massima di quattro anni, mentre i visti I per giornalisti sarebbero stati limitati a 240 giorni, in pratica otto mesi.