Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato

La Consob sta studiando da tempo il caso della governance del Monte dei Paschi di Siena. Lo riporta Il Sole 24 Ore Radiocor citando fonti della Commissione nazionale per le società e la borsa, organo di controllo del mercato finanziario italiano. Un’attività, questa, che prosegue mentre sul mercato i fari restano puntati sulle attività del board di Rocca Salimbeni, in vista di una possibile proposta di fusione con Banco Bpm, e – vista l’opas lanciata da Intesa Sanpaolo – sui possibili riflessi della “passivity rule” che limita le iniziative delle società destinatarie di un’offerta pubblica. E proprio a tal proposito, scrive Adnkronos, la Consob starebbe valutando una potenziale manipolazione del mercato: ogni azione difensiva o negoziazione che possa frustrare un’offerta in corso deve obbligatoriamente passare al vaglio preventivo dell’assemblea dei soci e pertanto le trattative portate avanti in solitaria dai vertici di Siena potrebbero configurare una serie di potenziali illeciti. Come se non bastasse, sono anche previsti vincoli ulteriori per le operazioni che riguardano le parti correlate, proprio come sono Mps e Bpm.

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Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato
Logo di Banco Bpm (Imagoeconomica).

La lettera dei quattro consiglieri di minoranza sull’operato di Lavaglio

Non finisce qui. Quattro dei cinque consiglieri di minoranza del cda di Monte dei Paschi di Siena (tutti tranne Corrado Passera) tramite una lettera hanno chiesto conto per punti di una serie di inadempienze attribuite alla gestione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Al centro delle contestazioni le operazioni straordinarie prospettate con Banco Bpm per un’integrazione, la mancata convocazione di una riunione del cda per la nomina dei consiglieri mancanti, le tempistiche di consegna dei documenti al consiglio e la composizione dei comitati endoconsiliari. Da inizio maggio, dopo la decadenza di Carlo Vivaldi e le dimissioni di Fabrizio Palermo, il boad di Mps è composto da 13 membri: la mancata sostituzione dei due consiglieri viene attribuita alla lentezza nella comunicazione da parte del cda alla Banca centrale europea. Tutto fermo sul piano della governance, denunciano i consiglieri di minoranza, mentre di contro è stato incessante il lavoro di Lovaglio per la fusione con Banco Bpm, operazione alternativa all’ops lanciata da Intesa Sanpaolo.

Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato
Luigi Lovaglio e Carlo Messina (Imagoeconomica).

Messina sull’ops su Mps: «Siamo fortemente determinati ad andare avanti»

Intanto, in una call con gli analisti sui risultati del primo semestre 2026, il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha parlato dell’opas lanciata su Mps: «Siamo fortemente determinati ad andare avanti e siamo convinti che sia la migliore opzione per Monte dei Paschi, per gli azionisti e per Intesa Sanpaolo. L’operazione creerà valore senza rischi di integrazione». E poi: «Possiamo creare una situazione normale in termini di governance dell’azienda. È incredibile che l’impresa si trovi in questa situazione, anche in base a quello che è successo negli ultimi mesi. C’è qualcosa che deve esser valutato da parte delle controparti con una solida reputazione che dà agli azionisti di Siena una base solida e un porto sicuro».

Dodici indagati per gli scontri a Bologna dopo la morte di Fakir

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine scoppiati la sera del 20 luglio davanti alla Prefettura, durante la manifestazione organizzata dopo la morte di Abderrahim Fakir, deceduto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia. Ipotizzati a vario titolo i reati di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento e lesioni. Tra gli indagati anche un 20enne arrestato la sera dei disordini: il giovane era stato fermato in flagranza, poi il giudice ne aveva disposto la scarcerazione applicando il divieto di dimora nell’intera città metropolitana di Bologna. Andrà a processo il 9 settembre.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano

Tutta colpa di Vannacci. E questa volta non si parla di Lega. L’ex generale ha combinato guai anche in Democrazia Sovrana Popolare, il partito da uno-virgola di Marco Rizzo e Francesco Toscano. La scissione dell’atomo si è consumata pubblicamente domenica scorsa: al congresso romano, l’ex comunista non si è nemmeno presentato. La “mozione” Toscano – classe 79, giornalista e già candidato con DSP alla presidenza della Regione Calabria (dove ha ottenuto l’1,01 per cento) – è passata quasi all’unanimità: niente alleanze di sorta, né con il centrodestra né tantomeno con Futuro Nazionale.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Marco Rizzo (Imagoeconomica).

Rizzo assente è finito in minoranza

«All’indomani dello strepitoso successo del Congresso di Democrazia Sovrana Popolare del 26 luglio che ha visto riunirsi a Roma oltre 500 persone provenienti da ogni angolo d’Italia per ribadire una linea politica che conferma le nostre intenzioni iniziali, impreziosito dalla presenza di illustrissimi ospiti italiani e stranieri, arriva la fuga di Marco Rizzo», ha commentato sui social con una certa enfasi Toscano.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Francesco Toscano (Imagoeconomica).

«Paventando fantomatici possibili scontri, che sicuramente non fanno parte del nostro ethos, Rizzo riconosce di fatto di non essere in sintonia con il popolo di Democrazia Sovrana Popolare che in questi anni lo ha sostenuto con grandissima generosità e intensità. L’agibilità politica di Rizzo in questi ultimi anni è stata il risultato dell’impegno di una comunità che il 26 luglio ha chiesto di vedere rispettata una linea politica che non cede di fronte all’opportunismo di tipo elettoralistico». Rizzo, che forte del suo “patrimonio mediatico” ha indetto un proprio congresso il 3 e il 4 ottobre, è accusato di aver abbandonato la “comunità” perché finito in minoranza. «Anziché accettare il risultato di un Congresso libero e democratico, che ha volutamente e irresponsabilmente disertato, decide di andare via, una volta resosi conto che non era possibile soffocare la passione e il sentimento della base attraverso un tentativo di colpo di mano partorito e realizzato insieme a quattro amici nel buio di una stanza», continua Toscano. Rizzo dal canto suo ha risposto a distanza pubblicando un nuovo manifesto politico, il suo «programma per l’Italia». Un video istituzionale, quasi quirinalizio, in giacca e cravatta, con stampante e pianta sullo sfondo.

Le accuse reciproche e la tentazione Vannacci

Alla base della rottura, come detto, la figura del generalissimo. Toscano da settimane accusava Rizzo di voler entrare in Futuro Nazionale in modo da garantirsi un seggio alle prossime Politiche, mentre Rizzo denunciava le simpatie del presidente del partito per Alessandro Di Battista e per il movimento Agorà lanciato dal professor Angelo D’Orsi. Insomma un duumviro era più tendente al bruno e l’altro al rosso. Resta da capire chi alla fine di questa tarantella fatta di congressi e veleni la spunterà. Intanto va registrato il passaggio da DSP a FN di Nicolas Gabrielli. Quello che Rizzo definiva «la meglio gioventù» e che da qualche tempo posa orgoglioso con il generalissimo.







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Calenda a Salvini: «Inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile»

«Mi scuso a nome di Azione con Salvini per l’uso di questo termine. È una cosa grave, moralmente sbagliata e anche inutile quando, per descrivere Matteo, si possono usare parole come: inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile.. E questi sono solo gli aggettivi che iniziano con la I». Lo ha scritto su X Carlo Calenda, cogliendo la “palla al balzo” di un brutto post di un iscritto ad Azione contro Matteo Salvini per attaccare duramente il segretario della Lega.

Un responsabile provinciale di Azione aveva definito Salvini «handicappato»

«C’è poco da fare, Salvini è un handicappato con l’aggravante di essere un populista e la recidiva di professare il sovranismo. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Lasciamo stare l’operato come ministro». È quanto aveva scritto su X tale Maurizio Bufi, responsabile provinciale organizzazione del di Azione a Terni, commentando un post che criticava il plauso di Salvini al disegno di legge “anti-maranza” («Dalle parole ai fatti. Grazie Lega!»). Il leader del Carroccio aveva a quel punto ripreso il post, commentando: «Comprendo che ci possa essere chi la pensa diversamente da me, chi mi critica anche aspramente, persino chi mi odia. Ma c’è un limite che non dovrebbe essere superato: usare la disabilità come insulto. Quella di questo esponente di Azione non è una caduta di stile, ma una mancanza di rispetto verso milioni di persone. Non chieda scusa a me: chieda scusa a loro e alle loro famiglie».

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali

Non bastavano i recenti scandali, dalla revoca della squalifica di Folarin Balogun al discutibile premio per la pace assegnato a Donald Trump. Ora Gianni Infantino se n’è inventata un’altra: il presidente della Fifa ha infatti messo a punto un progetto per cedere una parte del valore delle Coppe del Mondo (4,2 miliardi di dollari – circa il 20 per cento) a investitori privati, tra cui il fondo Thrive Eternal di Joshua Kushner, fratello di quel Jared genero di Trump.

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali
Gianni Infantino e Donald Trump con la Coppa del Mondo (Ansa).

Fifa Forward Enterprise: il piano di Infantino

A rivelare il progetto di Infantino è stato il Times e poco dopo la Fifa ha confermato l’anticipazione: tutto vero. Il dirigente elvetico intende creare una holding commerciale valutata 20 miliardi di dollari, denominata Fifa Forward Enterprise (Ffe), destinata a gestire in esclusiva i diritti e la macchina organizzativa di Coppa del Mondo e Mondiale per Club: diritti televisivi, sponsorizzazioni, licensing, biglietteria, hospitality ed eventi. Gli investitori privati, di fatto, saranno comproprietari dei grandi eventi Fifa e per massimizzare i dividendi sarà indispensabile aumentare ulteriormente il numero della Nazionali partecipanti alla fase finale dei Mondiali e rendere più frequenti i tornei (organizzandoli magari ogni due anni). Secondo il Financial Times, l’operazione è seguita da JP Morgan e da Greg Maffei, ovvero l’ex ceo di Liberty Media che ha trasformato la Formula 1 in uno dei prodotti sportivi più redditizi al mondo. Il Times scrive che Infantino, destinato al ruolo di amministratore delegato di Ffe al termine dell’incarico da presidente Fifa, si “auto-elargirebbe” uno stipendio da oltre 60 milioni di dollari. Da parte sua, la Fifa ha spiegato che si tratta di un progetto «per liberare il potenziale commerciale del calcio».

L’Uefa minaccia di boicottare i Mondiali del 2030

Secondo il giornalista investigativo Romain Molina, Infantino ha inviato una lettera ai presidenti delle 211 federazioni affiliate alla Fifa, chiedendo di esprimere entro il 19 settembre il proprio sostegno al suo progetto, che è già stato bocciato dall’Uefa. «L’anima e la governance del calcio non sono beni da mettere sul mercato, tanto più in assenza totale di trasparenza su chi ne trarrebbe vantaggi economici»., ha dichiarato in una nota l’organo di governo del pallone europeo, secondo cui il piano di Infantino «oltrepassa un limite che le istituzioni di governo del calcio non dovrebbero mai superare». L’Uefa sta accelerando i tempi per convocare una riunione d’emergenza delle sue 55 federazioni affiliate: tra le ipotesi sul tavolo pure il potenziale boicottaggio dei Mondiali 2030, secondo quanto riporta Espn. Come l’Uefa, ha espresso preoccupazione anche la Concacaf, ossia l’organo di controllo del calcio del Nordamerica, Centroamerica e dei Caraibi.

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali
Gianni Infantino (Ansa).

Il caso ha agitato anche Bruxelles. «Giù le mani dal nostro sport», ha dichiarato Glenn Micaleff, commissario allo Sport dell’Ue: «Nei limiti dei poteri conferitile dai Trattati, la Commissione europea esaminerà queste proposte con la massima attenzione per valutare il rispetto delle norme sulla concorrenza». Micaleff ha poi affermato che «diventa particolarmente preoccupante il caso in cui i poteri regolamentari della Fifa si allineano con gli interessi finanziari di entità private, quando il valore degli investimenti dipende dalle decisioni prese dalla Fifa. Questo solleva profondi interrogativi in merito a governance, indipendenza e conflitti di interesse». Anche la federcalcio francese ha già espresso forti perplessità sull’iniziativa. Unendosi alle critiche di Fifa e Ue, il nuovo premier britannico Andy Burnham ha dichiarato: «Il calcio non appartiene agli investitori. Appartiene alle persone che riempiono gli spalti e che stanno a bordo campo settimana dopo settimana, con la pioggia o con il sole».

Grillo rompe il silenzio e attacca il M5s

Nel giorno in cui si tiene a Roma la prima udienza per la causa civile per la titolarità del nome e del simbolo, con un lungo post sul suo blog intitolato «Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni», Beppe Grillo è tornato dopo un lungo silenzio ad occuparsi del Movimento 5 stelle, lanciando una serie di frecciate alla formazione politica che aveva fondato nel 2009 assieme a Gianroberto Casaleggio. Queste le parole con cui ha presentato il post sui social: «Il M5s ha perso la sua identità e, soprattutto, quella “diversità” che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il MoVimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone».

Grillo: «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse»

«Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo», scrive Grillo. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», prosegue poi il comico ricordando la nascita del M5s: «Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet».

I passaggi sull’intelligenza artificiale e il rapporto tra “rete” e democrazia

Grillo passa quindi ad un’analisi della crisi del modello occidentale: «Se pensiamo che debba essere difeso dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo». L’ex garante pentastellato continua: «Il programma dovrebbe partire da qui, dall’ascolto. Le domande riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio». Infine nel post trovano spazio anche una riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite e un passaggio che lega la “rete” alla democrazia: «La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni».

L’Iran attacca una base Usa in Giordania e tre petroliere a Hormuz

Dopo l’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca sono ripresi gli attacchi di Iran e Stati Uniti. Teheran ha bersagliato una base americana in Giordania ed ha anche colpito tre petroliere nello stretto di Hormuz. Poco dopo, l’esercito Usa ha condotto attacchi in Iraq contro un’alleanza paramilitare legata ai Guardiani della Rivoluzione.

I missili israeliani contro la base in Giordania e le petroliere

Poco prima di mezzanotte l’Iran ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. L’attacco è stato confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che parla di «raid a sorpresa contro le forze Usa di stanza in Medio Oriente». Tutti i missili iraniani, ha assicurato il Centcom in un post su X, «sono stati intercettati con successo». Nessuna indicazione specifica, invece, sulla base messa nel mirino da Teheran. Da parte sua, l’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto cinque razzi iraniani. Per quanto riguarda Hormuz, i pasdaran hanno annunciato di aver attaccato tre petroliere che tentavano di attraversare lo stretto. «Hanno ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi», hanno dichiarato le forze navali dei Guardiani della Rivoluzione, citate dall’agenzia Tasnim.

I raid Usa in Iraq contro le Forze di Mobilitazione Popolare

Il Centcom e le Forze Armate dell’Arabia Saudita hanno reso noto di aver condotto «attacchi di precisione in Iraq contro terroristi legati all’Iran che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica aveva incaricato di colpire le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite». In una nota si legge che «caccia Usa e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e depositi di armi dei terroristi nell’Iraq orientale, in una decisa risposta a oltre 30 attacchi con droni aerei orchestrati dai pasdaran nelle ultime 72 ore». I raid di Washington e Riad hanno colpito posizioni appartenenti alle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) in diverse province: l’attacco più letale si è verificato nella provincia di Ninive, dove sono stati uccisi almeno 20 miliziani.

La Russia ha emesso un mandato di cattura per il capo di Telegram

La Russia ha annunciato di aver emesso un mandato di cattura internazionale per Pavel Durov, fondatore e ceo di Telegram, con l’accusa di complicità nel terrorismo. In un comunicato diffuso dai servizi di sicurezza russi (Fsb) si specifica che Durov, nato in Russia e in possesso di passaporto francese ed emiratino, si trova attualmente in Francia. Vive all’estero dal 2016, quando iniziò ad avere problemi con il governo di Mosca per essersi rifiutato di condividere informazioni sugli utenti registrati su VKontakte, il più popolare social network in Russia fondato sempre da lui. A febbraio le autorità russe avevano aperto un’indagine su di lui accusandolo di non aver rimosso da Telegram canali, chat e bot a loro dire usati dai servizi segreti ucraini e da gruppi terroristici per organizzare atti di sabotaggio e terrorismo, omicidi di massa e frodi informatiche in Russia.

Israele, via all’occupazione di un altro campo profughi in Cisgiordania

Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz, durante una riunione con i vertici dell’IDF, ha dato ordine di «intensificare le attività offensive contro il terrorismo palestinese e prepararsi all’occupazione di un altro campo profughi, seguendo il modello adottato con quelli di Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams». Lo riportano i media dello Stato ebraico. I tre campi profughi citati sono stati oggetto nel recente passato di devastanti operazioni delle forze di Tel Aviv. Nella stessa riunione Katz ha inoltre disposto di non rinnovare l’ordine di detenzione amministrativa nei confronti di Tal Yinon Dardik, colono israeliano residente nell’avamposto illegale Tarfon Farm in Cisgiordania: era arrestato a luglio perché sospettato del coinvolgimento in un attacco nel villaggio palestinese Khirbet Humsa, avvenuto a marzo. Tra le accuse rivolte a Darkik, anche quella di abusi sessuali su un palestinese, di cui avrebbe legato i genitali con una fascetta di plastica. È in sciopero della fame da 20 giorni ed è stato visitato da Katz in carcere a Gerusalemme alcuni giorni fa.

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

«Non mi sembra ci siano le possibilità giuridiche. Se ci fossero, starebbe alla sensibilità dei partiti valutare, ma non credo ci siano». Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana, rispondendo – durante la cerimonia del Ventaglio – a una domanda dei cronisti su un’eventuale candidatura di Mario Roggero https://www.lettera43.it/roggero-procura-sequestra-50-mila-euro-conto-tunisia/ , il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori. Fontana è un esponente della Lega, che ha reso noto di stare valutando «ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge» per sostenere Roggero, tra cui «l’eventuale candidatura, qualora ne ricorrano i presupposti normativi». Il ministro e vicepremier Matteo Salvini, leader del Carroccio, aveva inoltre dichiarato: «Se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare». Lo stesso Salvini ha peraltro visitato più volte Roggero in carcere a Bollate, invocando fin dalla sentenza della Cassazione la grazia per il gioielliere. Quanto al provvedimento di clemenza, Fontana ha detto: «Legittimo che forze politiche facciano richieste, ma è una prerogativa del Presidente della Repubblica, per cui nutro grande rispetto. Spetta al Capo dello Stato verificare i margini che ci possono essere».

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

Perché la candidatura di Roggero è impossibile

In effetti, la candidatura di Rogger è pressoché impossibile. Innanzitutto, l’articolo 29 del Codice penale stabilisce che la condanna ad almeno cinque anni di reclusione comporta «l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici»: al gioielliere piemontese è stata inflitta una pena (ormai definitiva) di quasi 15 anni. Per fare chiarezza, cosa si intende per interdizione dai pubblici uffici? Lo spiega l’articolo precedente, il numero 28: tale misura priva il condannato «del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale», cioè in qualsiasi votazione, e di ogni altro diritto politico. In pratica, Roggero non può più né votare né essere eletto. Come se non bastasse, c’è anche il decreto legislativo del 2012, noto come “legge Severino” dal nome dell’allora ministra della Giustizia Paola Severino, che fu adottato dal governo Monti grazie a una legge delega approvata anche con i voti della Lega. In base alla “legge Severino” per le elezioni della Camera e del Senato, così come del Parlamento europeo, non possono essere candidati coloro che sono stati condannati in via definitiva a più di due anni di reclusione per un delitto non colposo per il quale sia prevista una pena massima di almeno quattro anni.

Riforma Rai, relatori: «Ad nominato dal cda, membri in carica quattro anni»

Gli emendamenti presentati dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato prevedono un aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del cda, che l’amministratore delegato venga nominato dal cda e nessuna riduzione del canone del 5 per cento ogni anno in casi eccezionali (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) come previsto inizialmente. La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom media act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda

«Portiamo il mandato dei componenti del cda a quattro anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali»,ha spiegato Rosso. Trovata la quadra anche sui componenti la cui nomina spetta al ministero dell’Economia: «Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda ma non l’amministratore delegato, che viene nominato dal cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta». Quanto alla norma voluta da Giorgetti sulla riduzione del canone, Rosso ha chiarito: «Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa (ndr la riduzione in casi eccezionali) capita per cinque anni, si è ridotto di un quarto il canone». E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

No Tav, chiesta la custodia cautelare in carcere per due fermati

La procura di Torino ha chiesto al gip la custodia cautelare in carcere per i due 25enni tedeschi arrestati dalla Digos in flagranza differita il 26 agosto, in quanto ritenuti responsabili – in concorso con altri soggetti in corso di identificazione – dei reati di devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in occasione degli scontri con le forze di polizia avvenuti il giorno precedente nel cantiere dell’Alta-Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. La richiesta del carcere per i due No Tav, che sono stati trovati con occhiali, guanti e impermeabili neri, probabilmente utilizzati per travisarsi prima di assaltare il cantiere, è basata su «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione».

Il Tribunale dichiara il fallimento del Brescia calcio

Il tribunale di Brescia ha dichiarato il fallimento del Brescia calcio, rigettando la richiesta del club che aveva chiesto un concordato in bianco per evitarlo. La decisione è arrivata nel giorno del 70esimo compleanno del presidente Massimo Cellino in seguito all’esclusione della società dai campionati professionistici per il mancato rispetto delle scadenze economiche e il successivo avvio della procedura concorsuale. «È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione», ha commentato Cellino. Il provvedimento dei giudici fallimentari ha dato atto dell’esposizione complessiva della società per 20 milioni di euro, 10 milioni di finanziamenti e 10 milioni verso creditori privilegiati e altri.

Scelta la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?

La Rai ha annunciato che, a partire dalla prossima stagione televisiva, sarà Raffaella Griggi la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?.
Giornalista Rai, da anni volto e inviata della trasmissione, Griggi raccoglie il testimone di Federica Sciarelli, che ha condotto il format per 22 anni. «La scelta nasce nella piena continuità con la storia e i valori di Chi l’ha visto?. La sua esperienza maturata all’interno della redazione e come inviata della trasmissione, unita alla sua riconosciuta professionalità di giornalista Rai, rappresentano la migliore garanzia per accompagnare il programma in una nuova fase», ha dichiarato Paolo Corsini, direttore Approfondimento Rai. «L’obiettivo è coniugare continuità e innovazione, rafforzando ulteriormente l’identità di un programma che ha saputo trasformare il giornalismo di servizio in un patrimonio del Paese. In questa prospettiva, sarà valorizzato ancora di più il lavoro corale della redazione e degli inviati, che rappresentano da sempre una delle principali ricchezze di Chi l’ha visto?», ha aggiunto. Questo verrà fatto con il loro coinvolgimento in studio nella conduzione di spazi tematici legati al loro lavoro sul campo.

L’annuncio di Malagò: Mancini nuovo ct della Nazionale

Fine della telenovela: Roberto Mancini è il ct della Nazionale. Lo ha annunciato il presidente della Figc Giovanni Malagò al Consiglio Federale in corso a Roma, spiegando che in pratica manca solo la firma. Attesa anche l’ufficialità di Claudio Ranieri come direttore tecnico azzurro in sostituzione di Paolo Maldini, il quale ha lasciato l’incarico (assieme al consulente Leonardo) dopo la bocciatura di Andrea Pirlo.

L’annuncio di Malagò: Mancini nuovo ct della Nazionale
Roberto Mancini (Imagoeconomica).

Mancini era stato già ct dal 2018 al 2023

Per Mancini si tratta di un ritorno sulla panchina azzurra: era stato infatti commissario tecnico dal 2018 al 2023, guidando l’Italia per 61 partite e portandola a vincere il Campionato europeo nel 2021. Aveva poi lasciato l’incarico (con una pec inviata da Mykonos) dopo la mancata qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo del 2022 e una successiva Nations League senza squilli, venendo sostituito da Luciano Spalletti. Mancini aveva motivato il passo indietro con l’eccessiva stanchezza, salvo poi dire sì – poco dopo – a un ricco contratto offerto dalla federcalcio saudita. La sua esperienza come commissario tecnico dall’Arabia Saudita si era conclusa dopo poco più di un anno. A novembre del 2025, ingaggiato dall’Al-Sadd di Doha (Qatar), era poi tornato ad allenare una squadra di club. Adesso il ritorno sulla panchina dell’Italia.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine

Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Gianni Infantino, richiedendo documenti in grado di fare luce sui legami tra la Fifa e Donald Trump. Raskin, spiega il Guardian, ha chiesto al dirigente svizzero di fornire tutti i documenti e le comunicazioni relativi a regali, pagamenti o vantaggi concessi a Trump e ai suoi collaboratori, nonché i registri degli accessi agli uffici di rappresentanza che l’organo di governo del calcio mondiale ha aperto nella Trump Tower di New York a luglio del 2025. Fissando il 9 agosto come termine per la consegna dei documenti, ha inoltre sollecitato un’audizione di Infantino davanti al Congresso. Dato che i Democratici non hanno la maggioranza alla Camera, Raskin non ha il potere di imporre a Infantino di presentarsi: servirebbe il sostegno dei Repubblicani.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine
GIANNI INFANTINO PRESIDENTE FIFA DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

L’affondo di Raskin, che in una lettera a Infantino ha scritto di «vantaggi inquietanti e inspiegabili concessi alla Fifa apparentemente in cambio di favori a Trump», si inserisce in un quadro già complicato per la federazione calcistica mondiale. Il rapporto Infantino-Trump è finito sotto esame a partire da dicembre, quando in occasione del sorteggio dei gironi della fase finale dei Mondiali a Washington il dirigente elvetico ha conferito al tycoon il “Premio Fifa per la pace” di nuova istituzione. Poi, durante la Coppa del Mondo, ha fatto molto discutere la revoca della squalifica inflitta all’attaccante statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il “pressing” di Trump su Infantino. La lettera di Raskin fa inoltre riferimento alla decisione del Dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse contro gli imputati coinvolti nelle indagini del governo statunitense sulla corruzione nel calcio mondiale, inclusa l’azione legale avviata nel 2015 nei confronti di oltre 20 alti funzionari Fifa e dirigenti del marketing sportivo. «La sua elezione a presidente della Fifa avrebbe dovuto segnare una netta rottura – come un cartellino rosso – con una cultura di corruzione e scandali durata decenni, che aveva infangato la reputazione del calcio mondiale. Invece, all’inizio del suo mandato, ha smantellato i presidi etici della Fifa e neutralizzato il comitato etico dell’organizzazione, allontanandone la maggior parte dei membri. Tale mancanza di trasparenza e di controlli le ha poi spianato la strada per ingraziarsi l’Amministrazione Trump attraverso tattiche che un docente di diritto della New York University e un suo ex membro del comitato etico hanno definito “corruzione legale”», si legge nella lettera, che affronta anche la politica sulla vendita dei biglietti per la Coppa del Mondo, su cui stanno conducendo indagini i procuratori generali di New York, New Jersey, Texas e California.

Zinedine Zidane è il nuovo ct della Francia

Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo ct della Francia. Lo ha confermato il presidente della Federazione francese, Philippe Diallo, specificando che il contratto è valido per quattro anni. «La nazionale francese è l’unica cosa che volevo fare», ha dichiarato Zidane dopo l’ufficializzazione. «È una continuità, in un certo senso un sogno. Ho avuto proposte in questi quattro, cinque anni per riprendere un club e le ho rifiutate tutte per la nazionale francese». L’ex trequartista, campione del mondo nel 1998 con i Bleus, succede al suo ex compagno di squadra Didier Deschamps, ct dal 2012. Zidane, 54 anni, era senza incarico dal 2021, quando concluse la sua seconda esperienza sulla panchina del Real Madrid.

Talco cancerogen: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari di risarcimenti

Si avvicina la fine di una dura battaglia legale durata circa un decennio: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari (circa 4,84 miliardi di euro) di risarcimenti per chiudere 76 mila cause legali intentate contro il suo talco per bambini e altri prodotti sospettati di aver causato casi di cancro alle ovaie. Affinché diventi effettivo, l’accordo dovrà essere accettato dal 95 per cento delle persone che hanno presentato richieste di risarcimento.

L’azienda continua a parlare di accuse «prive di fondamento»

La multinazionale statunitense, che nel 2023 ha messo di vendere suo talco per bambini in tutto il mondo, sostituendolo con amido di mais, aveva già provato in passato a raggiungere un’intesa nella maggior parte delle cause che l’avevano portata in tribunale con l’accusa che il suo talco contenesse amianto, causa principale di mesotelioma in migliaia di clienti, senza però riuscirci. Inoltre tra il 2018 e il 2025 era stata più volte condannata a pagare risarcimenti milionari. Erik Haas, vicepresidente di Johnson & Johnson, ha ribadito che le accuse sono «prive di fondamento» e che l’azienda ha deciso di raggiungere un accordo solo per chiudere la questione.

La proposta dell’Oman all’Iran per la gestione congiunta di Hormuz

L’Oman ha presentato all’Iran una proposta per un meccanismo congiunto per la gestione dello stretto di Hormuz con tariffe volontarie. Lo scrive Reuters, spiegando che la soluzione avanzata da Muscat, in base alla quale Teheran non eserciterebbe il controllo esclusivo sulla via navigabile, gode del sostegno degli altri Paesi della regione. Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno improvvisamente sospeso la massiccia campagna di attacchi aerei contro l’Iran, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica che consenta la ripresa del traffico marittimo a Hormuz. La proposta omanita, sottolinea Reuters, ricalca il meccanismo già utilizzato per la gestione dello stretto di Malacca, via d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese: coloro che utilizzano questo passaggio marittimo contribuiscono volontariamente al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e delle operazioni di ricerca e salvataggio. Intanto è saltato il maxi-vertice tra la coalizione dei Volenterosi e gli Stati Uniti su Hormuz, che si sarebbe dovuto tenere a Londra.

Tajani: «Abbiamo deciso di chiedere il Safe per 14,9 miliardi»

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che «abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno». «Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha spiegato nel dibattito seguito all’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara resa col ministro della Difesa Guido Crosetto alle commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Il Safe è lo strumento dell’Unione europea che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa. «Quanti ne useremo (dei 14,9 miliardi, ndr) lo decideremo a fine anno», ha precisato Tajani. «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno. Sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno».