Un decreto interministeriale Mef-Mase, pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha reintrodotto per il periodo dal 28 ottobre al 7 novembre un nuovo taglio delle accise sul gasolio: sconto di 4 centesimi al litro, che diventano circa 4,9, iva compresa. L’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio, usato come carburante «è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri». La misura verrà finanziata con 38,7 milioni derivanti dall’extragettito Iva di settembre.
Incidente ferroviario in Spagna, dove due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Toledo. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El País, secondo le prime stime del governo ci sarebbero almeno 10 morti, ma la cifra è destinata a salire. Due carrozze sarebbero uscite dai binari e precipitate lungo una scarpata. L’incidente è avvenuto poco dopo le 9 di mercoledì 28 ottobre 2026, tra le località di Los Yébenes e Urda. Nello scontro sono rimasti coinvolti un treno AVE, partito da Madrid e diretto a Siviglia, e un convoglio della compagnia Iryo che viaggiava nella direzione opposta. La circolazione è stata sospesa sulla linea ad alta velocità che collega Madrid all’Andalusia.
Indagini in corso sulla dinamica
La dinamica dei fatti non è ancora chiara. Secondo le prime analisi, il treno ad alta velocità di Iryo era fermo a un segnale nei pressi di Toledo, su indicazione del gestore dell’infrastruttura ferroviaria Adif. Per questo motivo, Adif stava impartendo ai treni in circolazione sulla linea l’obbligo di procedere con la cosiddetta «marcia a vista», a una velocità di 40 chilometri orari. In quel momento, un treno ad alta velocità di Renfe avrebbe urtato a velocità elevata il convoglio fermo, provocando il deragliamento di alcune carrozze di entrambi i treni. «Sono costernato per il grave incidente ferroviario a Toledo. Il mio affetto, solidarietà e sostegno a tutte le vittime e alle loro famiglie» ha scritto su X il premier Pedro Sanchez.
UniCredit ha annunciato che Pier Carlo Padoan lascerà l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione al termine del suo mandato. La notizia arriva con circa sei mesi di anticipo sul rinnovo del consiglio e apre il percorso per individuare il successore.
Pier Carlo Padoan (Ansa).
Padoan lascia per motivi personali
Padoan, ministro dell’Economia dal 22 febbraio 2014 al primo giugno 2018 nei governi Renzi e Gentiloni, lascia per motivi personali: la transizione è stata concordata tra le parti e Padoan collaborerà strettamente con Jeffrey Edberg, in qualità di responsabile del Comitato Nomine della banca, per individuare un successore adeguato, assicurando un passaggio di consegne ordinato e senza discontinuità. «Desidero ringraziare personalmente Pier Carlo per la sua leadership e il suo supporto sin dall’inizio del mio mandato. È stato per me una fonte costante di saggi consigli e di grande esperienza, e ho molto apprezzato la nostra collaborazione», ha dichiarato il ceo Andrea Orcel.
«Non rinuncerò al mio Brasile», aveva assicurato dal quartier generale di Brasilia nella notte elettorale in cui era uscito sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva nel ballottaggio presidenziale. Come non detto: braccato dai giudici e vicino alla scadenza dell’immunità parlamentare, Flavio Bolsonaro è invece subito scappato negli Stati Uniti del suo amico Donald Trump, pronto a concedergli asilo politico. Una fuga rocambolesca, quella di Bolsonaro, che (in teoria) aveva il divieto di espatrio.
Flavio Bolsonaro e Lula (Ansa).
Bolsonaro adesso si trova in Florida
Bolsonaro è giunto negli Stati Uniti assieme alla moglie e alle due figlie: si trova per la precisione in Florida, dove poco ha già incontrato il fratello Eduardo, ex deputato, e la sua famiglia. Avrebbe intenzione di tenere una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua partenza dal Brasile.
Indagato per riciclaggio di denaro e corruzione, dopo la visita al padre (ed ex presidente) Jair, agli arresti domiciliari, Bolsonaro ha fatto sapere che un giudice della Corte Suprema gli aveva sospeso il passaporto, intimandogli di consegnare il documento alla polizia federale entro le 11 di martedì mattina e di non uscire dal Paese. Temendo di essere arrestato, il senatore brasiliano (a gennaio decadrà l’immunità parlamentare) non ha però rispettato la scadenza e si è dato alla fuga.
Flavio Bolsonaro (Ansa).
La rocambolesca fuga dal Brasile
Bolsonaro non è arrivato negli Usa direttamente dal Brasile: prima è passato dall’Argentina e poi dall’Ecuador. Dopo le indiscrezioni dei media locali, le autorità argentine hanno confermato il rapido transito nel Paese di una parte della famiglia Bolsonaro, documentandone l’ingresso via terra e l’immediata ripartenza aerea verso l’Ecuador. «Alle ore 22:50 del 27/10 sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi», ha scritto su X la Direzione Nazionale delle Migrazioni argentina. Successivamente, dall’aeroporto di Puerto Iguazú il gruppo «si è imbarcato su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil»: ha utilizzato un Gulfstream G400 con matricola argentina LV-JQW, arrivato a lunedì sera da Buenos Aires. Vista la sospensione del passaporto brasiliano, Bolsonaro potrebbe aver varcato la frontiera con l’Argentina grazie a quello italiano: gode infatti della doppia cittadinanza (la famiglia ha origini venete). Dall’Ecuador ha poi preso un volo per Fort Lauderdale, in Florida.
Donald Trump (Ansa).
Il ruolo dell’Amministrazione Trump
Secondo Simón Levy, imprenditore messicano vicino al mondo MAGA, la fuga di Bolsonaro sarebbe stata organizzata dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Washington, al momento, non ha confermato. Dopo la vittoria di Lula, Trump aveva subito mostrato il suo sostegno a Bolsonaro, parlando di «elezioni truccate»: ora è pronto a concedergli asilo politico.
Murale dedicato a Flavio Bolsonaro (Ansa).
Tale padre, tali figli: le fughe dei Bolsonaro negli Usa
Come detto, Flavio Bolsonaro si è già riunito in Florida col fratello Eduardo, latitante, che vive negli Stati Uniti grazie a un permesso rilasciato dalla Casa Bianca. Anche il padre Jair era fuggito negli Usa dopo essersi rifiutato di riconoscere la sconfitta contro Lula nel 2022. Tornato poi in Brasile, è stato successivamente condannato a 27 anni per aver pianificato un colpo di Stato. «Poteva rimanere per provare la propria innocenza. Fuggire dal Brasile è una vergogna. Ma d’altronde la famiglia Bolsonaro è così. Il Brasile è la loro seconda patria. La prima sono gli Stati Uniti», ha scritto Lula su X.
Per i risultati definitivi potrebbero occorrere giorni, ma gli exit poll sembrano assegnare la vittoria a Benjamin Netanyahu. Con oltre la metà delle schede scrutinate, il blocco del premier israeliano è in vantaggio rispetto a quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot, ex generale con un figlio caduto a Gaza, che nei sondaggi era riuscito a portare il suo Yashar (Diritto!) in testa. Al conteggio mancano ancora i voti di diplomatici e militari all’estero, il cui scrutinio comincerà martedì notte e potrebbe concludersi nella giornata di giovedì. Si stimano oltre mezzo milione di voti.
Benjamin Netanyahu (Ansa).
Trump si intesta la rimonta di Netanyahu
Per una volta dunque l’endorsement di Donald Trump sembra non aver affossato il candidato. Anzi, il presidente americano mette il cappello sulla rimonta dell’amico e alleato. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu», ha scritto nella notte su Truth. «Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America». Al netto dei soliti toni trumpiani, con molta probabilità il presidente Isaac Herzog affiderà a Netanyahu l’incarico di formare il nuovo governo. E da abile negoziatore, il premier cercherà di strappare pezzi dell’opposizione. Anche se il Likud si confermerà primo partito, difficilmente otterrà i 61 seggi (su 120) necessari per assicurarsi la maggioranza. Se Netanyahu non riuscisse nell’impresa entro sei settimane, il compito passerebbe a Eisenkot Per riuscirci, tuttavia, il blocco del «cambiamento» dovrebbe sedersi al tavolo con le formazioni arabe-palestinesi: la Lista comune e Ra’am.
Un manifesto con Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Tel Aviv (Ansa).
Il flop di Ben-Gvir e il boom dei partiti arabo-palestinesi
Oltre alla rimonta di Netanyahu, infatti ci sono altri due dati che emergono dalle urne. Il primo è il flop del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir: Otzma Yehudit (Potere ebraico) al momento è fermo a sei seggi. Il secondo è il boom dei partiti arabo-palestinesi che alla Knesset potrebbero ottenere 16-18 seggi rispetto ai 10 attuali. E con cui Eisenkot potrebbe essere costretto a trattare per arrivare a una maggioranza.
Itamar Ben-Gvir (Ansa).
Trattative in salita per Eisenkot
Ra’am guidato da Mansour Abbas è già stato al governo con il conservatore di Naftali Bennet, oggi alleato di Eisenkot. Il vice di Abbas è un ebreo sionista e si è già detto disposto ad accettare un compromesso per «far cadere Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir». I seggi portati in dote da Ra’am (dai cinque ai sette) però potrebbero non essere sufficienti. Eisenkot dovrebbe allora trattare con Lista Comune (10-11 seggi). Tutt’altro che una passeggiata.
Gadi Eisenkot (Ansa).
Le condizioni poste dal leader di Yashar – riconoscere Israele come Stato ebraico e democratico; accettare i valori espressi nella dichiarazione d’indipendenza; accettare la coscrizione obbligatoria per i cittadini palestinesi di Israele, attualmente esentati; e condannare Hamas come organizzazione terroristica – difficilmente saranno accettate a scatola chiusa dalla lista. Amjad Shbita, leader di Hadash, il partito socialista che costituisce la componente più consistente della Lista comune, ha infatti dichiarato che Eisenkot non è nella posizione di imporre condizioni per l’avvio dei negoziati sulla coalizione. «Tratteremo da pari a pari, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri». Dall’altra parte, molti parlamentari del blocco di opposizione hanno assicurato che non accetteranno mai di sedersi in un governo con i partiti arabi. Senza un accordo con le formazioni palestinesi, l’ex generale potrebbe tentare allora di formare un governo di minoranza. A quel punto, però, Israele rischierebbe di andare nuovamente al voto. Un assist per Bibi. «Ulteriori elezioni sarebbero un regalo a Netanyahu. La palla è nel campo del blocco del cambiamento», ha dichiarato alla Radio dell’esercito israeliano un esponente della Lista comune.
Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che un incontro tra Putin e Zelensky sarà organizzato «molto presto» e «penso che potranno essere fatti molti progressi». Intanto, l’amministrazione Trump sta valutando la revoca delle sanzioni contro il principale fondo d’investimento della Russia, il Russian Direct Investment Fund, considerato da tempo dai funzionari americani come uno dei più potenti strumenti di influenza internazionale di Mosca. Lo riporta il New York Times. ll fondo, guidato da Kirill Dmitriev, era stato sanzionato dall’amministrazione Biden poco dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.