Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero

Andrea Antonelli, detto Kimi, ha compiuto 20 anni il 25 agosto 2026. E diventerà presto campione del mondo di Formula 1 (solo una questione di tempo, primo match point già nel Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, a fine ottobre), un risultato che a un italiano aveva ottenuto per l’ultima volta con Alberto Ascari nel 1953. Antonelli è nato a Bologna. Però dal 2024, guarda caso l’anno in cui la scuderia Mercedes ha ufficializzato che nel 2025 sarebbe diventato un pilota del Mondiale di Formula, ha trasferito la sua residenza nella Repubblica di San Marino.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Antonelli festeggia il terzo posto al Gran premio di Formula 1 di Singapore (foto Ansa).

Eppure, mentre la residenza di Jannik Sinner a Montecarlo ha fatto sollevare tante sopracciglia all’intellighenzia dei commentatori nazionali, nessuno ha invece eccepito nulla sull’Antonelli sammarinese. Questioni di pregiudizio: il tennista è italiano quando vince, ma diventa subito un insopportabile tirolese–austriaco quando i suoi comportamenti piacciono poco. E anche di percepito: Montecarlo è un paradiso fiscale pieno di ricchi evasori, San Marino un simpatico paesello romagnolo dove al massimo comprare una balestra.

I montepremi vinti dai tennisti sono tassati alla fonte nei Paesi dei tornei

Il Principato di Monaco assicura la tassazione a zero per i redditi delle persone fisiche. Ma i montepremi vinti da un tennista come Sinner, in giro per il mondo, sono tassati alla fonte nei vari Paesi in cui si giocano i tornei. Sinner risiede a Monaco dove ha le sue società che seguono i suoi diritti d’immagine (il campione italiano è testimonial di tantissimi brand, da Allianz a Rolex, da Gucci a De Cecco, da Enervit a Fastweb, da Lavazza a La Roche-Posay fino a Nike e Head, per citarne solo alcuni), ma nel Principato le società vengono tassate.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Jannik Sinner col presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Perciò Sinner lo possiamo considerare certamente residente monegasco, ma contribuente del mondo. Paga tanto. E di sicuro più di molti altri. Peraltro l’Italia, con la flat tax per i super ricchi, sarebbe attraente più o meno come il Principato di Monaco dal punto di vista fiscale. E allora perché i tennisti non vengono a risiedere a Genova o a Milano?

Vicino a Monaco ci sono numerosi centri di allenamento

Il motivo, in realtà, è piuttosto semplice: perché manca un ambiente ideale per i tennisti, lo sport, gli sportivi e le loro famiglie. Anche nel Regno Unito esiste un regime fiscale simile, con la possibilità di non pagare le tasse per quattro anni sui redditi prodotti all’estero. Ma nessun tennista si trasferisce in Inghilterra. Perché? Perché a Monaco ci sono numerose strutture di allenamento nel giro di pochi chilometri, tra Francia e Italia.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Jannik Sinner e Kimi Antonelli in un selfie pubblicato sulla pagina Instagram del pilota.

A Monaco, 39 mila abitanti di cui il 20 per cento è di nazionalità italiana, c’è una sicurezza assoluta nella vita di tutti i giorni, c’è la tutela della privacy, non ci sono tifosi o giornalisti assillanti. A Monaco ci sono le scuole internazionali per i figli. E ai tennisti l’ambiente internazionale piace, perché sono abituati a stare in giro per il mondo 11 mesi all’anno.

San Marino non ha certo infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1

Tutto questo non si può certo dire di San Marino: non ha infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1, non si percepisce un’atmosfera internazionale, è semplicemente un paesello di 34 mila abitanti, di cui circa il 10 per cento è di nazionalità italiana, a pochi chilometri dal mare romagnolo.

Sinner, Antonelli e la doppia morale sulle residenze fiscali all’estero
Kimi Antonelli (foto Ansa).

E allora per quale motivo Antonelli ha lasciato i portici di Bologna per risiedere sul Monte Titano nella Repubblica di San Marino? Beh, intanto il papà, Marco Antonelli, ha una scuderia automobilistica, la Antonelli Motorsport, che ha sede a San Marino dal 2019. Inoltre, grazie alle norme di San Marino, un ragazzo giovane come Kimi può comunque guidare su strada automobili molto potenti, mentre non potrebbe farlo con la patente italiana.

Il bottino del prossimo campione del mondo si moltiplicherà presto

Ma, alla fin fine, si arriva sempre alle agevolazioni fiscali che San Marino assicura rispetto all’Italia. Tenendo conto che nel 2025 Antonelli ha guidato la Mercedes di Formula 1 con uno stipendio al minimo (1 milione di euro), che nel 2026 il tutto è salito a circa 3 milioni di euro di fisso, 10 di bonus e 3 milioni dagli sponsor (per un totale di 15 milioni) e che, da campione del mondo, il bottino si moltiplicherà per due o tre volte. Giusto per dare un’idea, Max Verstappen ha attualmente incassi complessivi annui per 100 milioni di euro, Lewis Hamilton per 70, Charles Leclerc per 50, il campione del mondo in carica Lando Norris per 40 milioni, il compagno di scuderia di Antonelli, George Russell, per 34 milioni.

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Il pilota italiano della Mercedes Andrea Kimi Antonelli (foto Ansa).

Risiedendo a San Marino il buon Kimi Antonelli potrà godere di una tassazione ordinaria sulle persone fisiche con aliquote progressive dal 9 al 35 per cento; nessuna imposta patrimoniale, su successioni o donazioni; aliquota del 3 per cento su dividendi di fonte estera percepiti da persone fisiche, e del 10 per cento su interessi su titoli e capital gain.

Le imposte sammarinesi sono molto attraenti per le aziende

Ma San Marino risulta particolarmente attraente per chi unisce la residenza personale a quella della propria azienda: l’imposta sulle società è infatti al 17 per cento, e per i primi cinque anni di profitto si riduce all’8,5 per cento o al 5 per cento in caso di start up innovative; i dividendi distribuiti da una società sammarinese a un socio residente a San Marino sono tassati al 5 per cento. Insomma, ci sono tanti buoni motivi per respirare l’aria buona di San Marino pur sfrecciando su una Mercedes di Formula 1. E quando poi ti riesci a comprare anche una balestra o uno spadone medievale, beh, che dire, la vita ti sorride.

Via libera del cda Rai: Sergio resta alla guida di San Marino RTV

Roberto Sergio resterà direttore generale di San Marino RTV fino al termine dell’attuale consiliatura Rai, dunque potenzialmente fino a ottobre 2027. Lo ha deciso a maggioranza il consiglio di amministrazione della televisione pubblica italiana, riunitosi oggi a Roma. Hanno votato contro i consiglieri di maggioranza Antonio Marano, presidente facente funzioni della Rai, e Simona Agnes. Sergio svolgerà l’incarico a titolo gratuito, non ricevendo emolumenti né dalla Rai né da RTV.

L’addio alla Rai e la volontà di rimanere alla guida di San Marino RTV

Ufficializzando l’addio anticipato dopo 22 anni alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, Sergio aveva espresso la volontà di rimanere alla guida dell’emittente sammarinese, precisando inoltre che la decisione era stata presa per scelta personale e che non coincideva col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. San Marino RTV è partecipata al 50 per cento dalla Rai: secondo Sergio, l’incarico di direttore generale non era in scadenza in quanto arrivato dal cda dell’emittente del Titano e non dai vertici Rai. La decisione, appunto, era stata affidata a una delibera del cda della tv italiana.

Ex Ilva, gli operai occupano la Prefettura di Genova

Nel terzo giorno di mobilitazione degli operai dell’ex Ilva di Cornigliano, un gruppo di tute blu ha fatto irruzione nell’edificio della Prefettura di Genova dal presidio fisso allestito, con tende, in Largo Eros Lanfranco, occupando l’atrio e parte del secondo piano. Gli operai in sciopero attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano, che finora non sono arrivate: perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale a Acciaierie d’Italia e al governo. L’idea dei manifestanti (una cinquantina) è di trascorrere la notte in Prefettura.

Gli operai chiedono garanzie sulla continuità produttiva

Al question time alla Camera il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha accennato alla possibilità di avviare un confronto con Acciaierie d’Italia per scongiurare lo stop agli impianti di Genova e Novi, tramite l’acquisto di coils per rifornire gli stabilimenti. Ma gli operai chiedono garanzie scritte: «Vogliamo tutto nero su bianco». Questa mattina i lavoratori avevano marciato in corteo coi mezzi della fabbrica lungo le vie del centro di Genova.

Leone XIV, decorso post-operatorio regolare dopo l’intervento al polmone

Papa Leone XIV «ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento» per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, dove era stato individuato un adecarcinoma, ossia un tumore maligno. «Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito». È quanto si legge nel bollettino medico diffuso dalla Santa Sede dopo l’operazione subita dal pontefice al Policlinico Gemelli di Roma, che cita il dottor Luigi Carbone, direttore della Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e il professor Stefano Margaritora, che ha guidato l’equipe medica di chirurgia toracica. Il papa, dopo una notte tranquilla, «ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza». Inoltre «ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. Il decorso procede secondo quanto previsto».

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni

Il governo della Groenlandia ha smentito Donald Trump, che su Truth aveva annunciato l’avvio di una «massiccia esplorazione di petrolio, gas e minerali» nel territorio artico facente parte del Regno di Danimarca, senza fornire dettagli sul coinvolgimento americano. Jørgen Hammeken-Holm, viceministro groenlandese per le Attività minerarie, pur riconoscendo l’esistenza di «attività di esplorazione da parte di aziende statunitensi», ha infatti spiegato alla Cnn che al momento «si stanno svolgendo su scala ridotta» e che ci vorranno anni prima di una loro espansione.

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni
La bandiera della Groenlandia (Ansa).

La sparata di Trump sui giacimenti groenlandesi

Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha più volte minacciato di prendere il controllo della Groenlandia e delle sue risorse naturali, suscitando l’ira dei partner europei e della Nato. «Ci sono esperti che affermano che la quantità di petrolio facilmente accessibile è di gran lunga superiore a quella di quasi qualsiasi altro territorio, in qualsiasi parte del mondo», ha scritto Trump su Truth, dando notizia delle presunte maxi trivellazioni. Vero, la Groenlandia è ricca di giacimenti petroliferi, ma la maggior parte di essi si trovano in aree remote a nord del Circolo Polare Artico, caratterizzate da una calotta glaciale spessa 1,5 chilometri e da scarse infrastrutture. A metà agosto, peraltro, le autorità di Nuuk hanno costretto Greenland Energy Company, società petrolifera legata a Trump, a rinviare le trivellazioni, smentendo di fatto quanto affermato dall’inviato del presidente Usa Jeff Landry, secondo cui la compagnia (con sede in Texas) avrebbe potuto cominciare a estrarre greggio già da marzo del 2027.

Il governo della Groenlandia smentisce Trump sulle maxi esplorazioni
Donald Trump, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen (Ansa).

L’accordo a tre siglato il 22 settembre a New York

Il 22 settembre Trump, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen hanno firmato un accordo volto a contribuire a risolvere le tensioni scaturite dalle minacce di The Donald di annettere l’isola. L’intesa, che apporta lievi modifiche a un trattato del 1951, non menziona esplicitamente petrolio o gas, ma riconosce la «cooperazione in ambito minerario» e prevede la possibilità per gli Stati Uniti di realizzare due nuove installazioni militari a Narsarsuaq e Mestersvig, oltre a rafforzare la Pituffik Space Base, già utilizzata per attività di sorveglianza spaziale e allerta antimissile. Al tempo stesso ribadisce il riconoscimento della sovranità danese e del diritto all’autodeterminazione della popolazione groenlandese: le nuove disposizioni, insomma, riguardano essenzialmente la sicurezza e la cooperazione militare.

Lufthansa si aggiudica il 44,9 per cento di Tap

La compagnia aerea tedesca Lufthansa è la vincitrice del concorso pubblico per la privatizzazione parziale della portoghese Tap, un’operazione da 1 miliardo e 200 milioni di euro. Lufthansa avrà la responsabilità della gestione esecutiva e operativa. Lo Stato portoghese, detentore dell’intero capitale di Tap dal 2022, aveva avviato il processo di parziale privatizzazione della compagnia nazionale a settembre del 2025. Il 30 settembre scorso 2026, a un anno di distanza e dopo la decisione del governo di Lisbona di prolungare la fase dei negoziati per chiarire meglio le differenze fra le proposte sul tavolo, le due compagnie rimaste in gara, Lufthansa e il gruppo Air France-Klm, avevano presentato l’ultima versione delle loro offerte vincolanti. La proposta tedesca ha prevalso. Con questa privatizzazione, il 44,9 per cento del capitale spetta al nuovo partner privato, mentre un 5 per cento dovrebbe essere riservato ai dipendenti del gruppo Tap. Lo Stato portoghese mantiene il controllo di maggioranza con almeno il 50,1 per cento delle azioni della società.

L’Ue propone il rinvio di un anno della stretta sul metano

La Commissione europea ha adottato una proposta per posticipare di un anno – dal 2027 al 2028 – l’entrata in vigore dei vincoli sulle importazioni di gas, petrolio e carbone previsti dal regolamento sulle emissioni di metano. Il rinvio, che dovrà essere formalmente approvato dall’Eurocamera e dai Ventisette, è stato pensato per «evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento» di energia «nell’attuale contesto geopolitico» e lascia agli importatori più tempo per conformarsi. Non intacca dunque «l’ambizione, l’integrità e la portata» del regolamento che, adottato nel 2024, è la prima normativa al mondo a disciplinare anche le emissioni di metano legate alle importazioni di combustibili fossili.

Bruxelles chiede un accordo tempestivo

La modifica posticipata al 2028 riguarda – appunto – gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone, oltre alle norme sulla comunicazione dei requisiti di intensità di metano per importatori e produttori europei. La proposta, come detto, passa ora a Parlamento europeo e Consiglio. Bruxelles chiede un accordo tempestivo «per mantenere la certezza normativa» e continuerà a lavorare con Stati e settore sull’attuazione, incluse le raccomandazioni di luglio su soluzioni di conformità e sanzioni.

Autostrade celebra il primo prestito obbligazionario quotato sul Mot

Mercoledì 14 ottobre 2026 Autostrade per l’Italia ha celebrato, alla presenza dei rappresentanti di Consob e Borsa italiana, la sua prima emissione obbligazionaria quotata sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato) con la tradizionale cerimonia del “ring the bell”. L’emissione per 750 milioni di euro, conclusa a settembre 2026, ha registrato una forte domanda da parte della comunità finanziaria. Gli ordini hanno raggiunto un picco di 2,6 miliardi di euro, pari a circa 3,5 volte l’offerta. I proventi rafforzano la liquidità disponibile e sostengono il piano di investimenti di Aspi per rendere la rete autostradale sempre più sicura e moderna.

Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese

La quotazione delle emissioni sul Mot di Borsa Italiana rappresenta un ulteriore passo nel percorso avviato con il reshoring del Programma Emtn di Aspi. Autostrade conferma così il proprio sostegno all’iniziativa di Borsa italiana e Consob volta a rafforzare il mercato obbligazionario nazionale e la competitività del Paese. Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese poiché rende possibili gli investimenti che favoriscono la mobilità di persone e merci, accrescono produttività e sicurezza, rafforzano la competitività del sistema nazionale e generano occupazione. In questa prospettiva, Autostrade continuerà a far riferimento al mercato dei capitali con nuovi prestiti obbligazionari che, insieme alle linee di finanziamento messe a disposizione da Cdp e Bei, sosterranno l’importante piano di Aspi per la manutenzione, l’ammodernamento e il potenziamento della rete autostradale italiana.

Generali nomina Emanuele Moneghini Group chief Audit officer

Generali ha nominato Emanuele Moneghini Group chief Audit officer, con effetto dal 1° ottobre 2026. Nel suo ruolo sarà responsabile della funzione Group Audit e del coordinamento delle funzioni di Internal audit del Gruppo, con l’obiettivo di valutare l’adeguatezza e l’efficienza del sistema di controllo interno e degli altri elementi del sistema di governance. Moneghini è entrato in Generali nel 2005, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità. Nel 2015 è stato nominato Head of Internal audit Austria, Central Eastern Europe & Russia e nel 2021 ha assunto il ruolo di Group head of GHO & Thematic audit, con la responsabilità delle attività di assurance sulle aree business, finance e governance del Group head office.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo

Prima la mossa sul terzo nome, poi il «lavoro sulla risoluzione unitaria» sull’Ucraina. Due uscite furbette quelle di Giuseppe Conte a sentire gli alleati. Fughe in avanti che non piacciono al Partito Democratico, ma nemmeno ad Avs che comincia a manifestare, nei discorsi fatti lontani dai taccuini, una certa insofferenza per il gioco delle tre carte del capo M5s.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Terzo nome e Ucraina: le fughe in avanti del leader M5s

Andando con ordine. All’inizio del mese, Conte, in una conversazione con i cronisti in Transatlantico, si fa “sfuggire” di avere avuto un colloquio con Elly Schlein durante il quale le avrebbe proposto di virare su un «terzo nome» per il candidato premier. Una proposta che da più parti, non solo nel Pd, smentiscono: «Non è mai successo», dice una fonte del centrosinistra. Perché inventarselo? Ma per ritagliarsi l’immagine dell’uomo del dialogo e affibbiare a Schlein quella della leader che chiude per imporre la sua linea. Avanti veloce: martedì 13 ottobre le opposizioni trovano la tanto agognata quadra sulla risoluzione comune sul documento programmatico di finanza pubblica, lo scheletro della legge di bilancio. Un successo. Di più: la bozza del programma, come l’hanno definita un po’ tutti, da Nicola Fratoianni a Schlein. Si festeggia, ma poco dopo è Conte a spiazzare quando, in piazza Montecitorio, dice che lo stesso lavoro si può fare sulla risoluzione sul Consiglio europeo. E sull’Ucraina. «Ma quando mai?», sbotta uno dei leader della coalizione intercettato dalle parti di Montecitorio quando ormai è sera. «Quel lavoro non c’è mai stato, nemmeno si è tentato di arrivare a un documento comune» su politica estera europea e Ucraina.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Riformisti Pd sulle barricate

Ma perché Conte avrebbe dovuto inventarselo? Per qualcuno, nell’inner circle del leader cinquestelle, si sarebbe trattato di un modo per sottolineare lo standing del mediatore all’interno del campo largo. In realtà, Conte sa bene che Schlein ha un problema nel suo partito. I riformisti, infatti, poche ore prima dell’avvio dei lavori sulla risoluzione Dpfp hanno mandato un messaggio alla segretaria: sull’Ucraina non trattare con Conte perché per noi è una linea invalicabile.

Conte fa il mediatore, Schlein paga il conto: cresce l’insofferenza nel campo largo
Elly Schlein (Imagoeconomica).

L’assemblea anticipata ha spiazzato tutti

A pochi giorni dall’assemblea che le dovrebbe prorogare il mandato al Nazareno – consentendole di compilare le prossime liste elettorali – Schlein tutto vuole tranne che ingaggiare una battaglia con la minoranza interna. La strada verso la proroga dovrebbe, d’altra parte, essere spianata. Le aree interne sono in fermento, come dimostrato nel corso dell’assemblea riformista a Prato, ma la maggioranza del partito si va organizzando per fare in modo che il passaggio sia molto ben preparato e senza sorprese. A questo fine, il correntone di Montepulciano aveva preparato l’annuale adunanza nella cittadina toscana convinto che l’assemblea sarebbe arrivata a novembre. L’anticipo al 18 ottobre ha spiazzato tutti, riformisti compresi. Da qui l’idea di organizzare un nuovo appuntamento, quello del gruppo della Camera, nei pressi di Arezzo, il 15 e 16 ottobre.

Sanchez a Littizzetto: «Grazie, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella»

«Grazie per le gentili parole, Luciana, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella per almeno altri quattro anni». Così l’account ufficiale di Pedro Sanchez ha commentato (in italiano) il video pubblicato sulla pagina Instagram di Che tempo che fa, in cui si vede Luciana Littizzetto invitare il primo ministro spagnolo a venire in Italia a guidare il campo largo, tramite una lettera in castigliano maccheronico.

«Pedro, vieni in Italia. Qui Schlein e Conte litigano come cane e gatto», ha detto Littizzetto a Sanchez, che di recente ha indetto elezioni anticipate. Dopo il “no” all’invito della comica, visti i quattro anni che Sanchez si aspetta di trascorrere ancora alla Moncloa con la vittoria (non scontata) alle urne, dall’account del premier iberico è poi arrivato l’endorsement alla segretaria del Pd: «Non riesco a immaginare una persona migliore di Elly Schlein per l’Italia».

Sanchez a Littizzetto: «Grazie, ma devo rimanere in Spagna a cucinare paella»
La risposta dell’account di Pedro Sanchez.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi

Movimenti pre-elettorali nella comunicazione di Palazzo Chigi. Secondo fonti attendibili, il capo ufficio stampa Fabrizio Alfano starebbe per lasciare Giorgia Meloni per tornare in casa Eni. Già capo del Politico dell’Agi, l’agenzia di stampa del Cane a sei zampe, Alfano aveva chiesto l’aspettativa per passare alla comunicazione della Presidenza del Consiglio e, nel settembre 2023, era stato promosso a capo ufficio stampa in sostituzione di Mario Sechi.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi
Fabrizio Alfano (Imagoeconomica).

Ora sarebbe pronto a “tornare” in Eni. Classe 1969, Alfano è stato per cinque anni portavoce di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera dei deputati. Il passaggio di Alfano, se confermato, rinfocolerebbe le voci sull’arrivo di Gian Marco Chiocci alla guida della comunicazione di Chigi.

Fabrizio Alfano pronto a lasciare la comunicazione di Palazzo Chigi
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).


Altro che tregua energetica: ondata di attacchi russi sulle centrali termoelettriche ucraine

Nonostante l’annuncio di Donald Trump su una presunta tregua energetica tra Mosca e Kyiv, l’esercito russo nella notte ha condotto un’ondata di attacchi contro numerosi impianti ucraini. Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto di aver bombardato sei centrali termoelettriche, quattro nella regione di Kyiv e due in quella di Kharkiv. Volodymyr Zelensky, puntando il dito contro il Cremlino e parlando di «mancanza di rispetto mai vista prima» nei confronti di Trump, ha spiegato che gli impianti messi nel mirino dalla Russia sono stati molti di più.

La Russia ha lanciato 39 missili balistici e oltre 120 droni armati

«Stanotte i russi hanno impiegato 39 missili balistici e oltre 120 droni per un attacco mirato proprio al settore energetico, riguardo al quale il presidente degli Usa ha definito un cessate il fuoco», ha scritto Zelensky sui social: «Una tale mancanza di rispetto da parte della Russia verso gli Stati Uniti non si era mai vista prima». Il capo della Bankova ha poi spiegato che almeno 600 mila persone sono rimaste senza elettricità e che potrebbero verificarsi interruzioni ancora più estese. Oltre che nelle due regioni già citate, la società elettrica ucraina Ukrenergo riporta di blackout in quelle di Chernihiv, Sumy, Donetsk, Dnipropetrovsk, Khmelnytskyi e Zaporizhia. «Purtroppo, ci sono danni significativi in 26 elementi del nostro complesso energetico elettrico e in quattro siti del complesso petrolifero e del gas», ha aggiunto Zelensky, spiegando che gli ultimi raid hanno fatto morti e feriti, ha aggiunto. E poi: «Chiediamo al presidente Trump di imporre severe sanzioni alla Russia. Chiediamo all’America e a chiunque nel mondo di non chiudere un occhio sulla realtà di rispondere con forza».

Cnn, Politico e Ms Now tornano alla Casa Bianca

Cnn, Politico e Ms Now sono state riammesse, a tempo indeterminato, alla Casa Bianca. Lo ha deciso il giudice federale Timothy Kelly con un’ordinanza che impedisce al presidente americano Donald Trump di bandire i media dalla Casa Bianca, in attesa dell’esito della causa intentata dalle emittenti in merito al diritto di accesso. «Non c’è praticamente nulla di attinente alla sicurezza nazionale negli atti relativi alla decisione del presidente di revocare i permessi di accesso ai ricorrenti, a cui la Corte possa fare riferimento», ha scritto Kelly nella sua sentenza. Trump aveva usato motivi legati alla sicurezza nazionale come pretesto per revocare l’accredito ai giornalisti. In seguito all’ordinanza, le testate potranno accedere alla Casa Bianca fino a quando non sarà risolta la causa legale che contesta il divieto. Non è invece previsto che l’amministrazione Trump debba consentire ai giornalisti di queste testate di accedere allo Studio Ovale o all’Air Force One, luoghi dai quali sono stati esclusi i reporter di Cnn e Politico.

Banda della minicar a Roma, fermati i responsabili delle aggressioni

Identificati e fermati i responsabili delle sei aggressioni messe in atto tra il 4 e 5 ottobre contro passanti a piedi, in bici o in monopattino nel quartiere Monteverde a Roma dalla “banda della minicar“. Si tratta di due minorenni, un 16enne e di un 17enne che vivono nella zona: hanno confessato. Il più grande, che sarebbe stato alla guida, è figlio di un carabiniere.

Come sono stati identificati i due minorenni

I carabinieri della compagnia di Roma San Pietro e gli agenti della polizia locale di Roma Capitale, coordinati dalla procura di Roma, anche grazie alle analisi dei filmati delle telecamere di vigilanza sono risaliti al veicolo utilizzato nelle sei aggressioni, compresa quella ha provocato il grave ferimento dell’attore Davide Iacopini, spinto mentre si stava spostando in monopattino e ancora ricoverato in prognosi riservata. I due sono stati individuati anche grazie alla testimonianza di un meccanico, il quale ha riferito di aver installato su una minicar alcuni led, una luce rossa sulla targa, e adesivi, di cui uno con un serpente, che corrispondevano alle caratteristiche dell’auto ricercata. I loro movimenti sono stati poi ricostruiti tramite l’app installata sullo smartphone di uno dei due che permette di localizzare da remoto i dispositivi. Il veicolo è stato rintracciato dai carabinieri durante un controllo a Testaccio ed è stato sequestrato. Dal mezzo sono poi risaliti ai due minorenni, successivamente fermati.

Nuovo Codice della strada approvato dal Cdm, cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice della strada che riscrive numerose disposizioni sulla circolazione, introducendo sanzioni proporzionate alla gravità delle violazioni e maggiori strumenti digitali per controlli e notifiche. Le nuove regole non sono ancora in vigore. Il decreto dovrà infatti completare l’iter previsto dalla legge delega, che prevede i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata e un passaggio alle commissioni parlamentari competenti. In caso di mancato recepimento dei pareri, è previsto un ulteriore passaggio alle Camere. La delega concessa al governo dura 22 mesi e prevede, in determinate condizioni, ulteriori 150 giorni. Un meccanismo che potrebbe spostare il termine per l’approvazione definitiva fino a marzo 2027.

Multe in base alla gravità delle violazioni

Una delle novità più significative riguarda le multe per eccesso di velocità, che saranno calcolate in base ai chilometri orari di superamento del limite. La bozza prevede, in linea generale, 10 euro per ogni chilometro eccedente, che diventano cinque euro nei contesti urbani con limiti più bassi, come quelli di 30 e 50 km/h. Uu una strada urbana con limite di 50 km/h, per esempio, viaggiare a 61 km/h comporterebbe una sanzione di 55 euro, mentre procedere a 90 km/h costerebbe 200 euro.

Cade l’obbligo di avere con sè patente e libretto cartacei

Altra novità riguarda la decadenza dell’obbligo di avere con sé patente e carta di circolazione in formato fisico. Le informazioni contenute nei documenti saranno consultabili direttamente dalle forze di polizia attraverso le banche dati nazionali. La riforma prevede anche la digitalizzazione dei verbali, che potranno essere redatti dagli agenti e resi disponibili su piattaforme telematiche. Le notifiche avverranno prioritariamente attraverso il Servizio notifiche digitali (Send), mentre quelle tradizionali saranno utilizzate in assenza di un domicilio digitale. Per le violazioni accertate a distanza, il termine ordinario di notificazione passerà da 90 a 45 giorni. Sempre sul tema patente, si allunga la durata del documento per milioni di automobilisti. Secondo la bozza, il rinnovo ordinario decennale delle patenti del gruppo 1, che comprendono quelle per automobili e motocicli, sarà previsto fino ai 65 anni, rispetto agli attuali 50.

Casco e contrassegno adesivo obbligatori per i cicli a propulsione

Per i motociclisti viene contemplata la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza autostradale in caso di scontri o rallentamenti, oltre a un programma di installazione di barriere stradali salva-motociclisti. Per i monopattini, invece, i Comuni potranno individuare con ordinanza aree di sosta riservate anche sui marciapiedi, purché rimanga uno spazio sufficiente a garantire il passaggio sicuro dei pedoni e delle persone con disabilità. Restano al centro del confronto anche le norme per i ciclisti, dalla distanza laterale di sicurezza durante i sorpassi alle modalità di circolazione sul margine destro della carreggiata. Casco e contrassegno adesivo saranno obbligatori per i «cicli a propulsione», distinti dalle comuni bici a pedalata assistita, usati anche dai rider. Il governo ha chiarito che è prevista «l’estensione ai cicli a propulsione dell’obbligo del casco e del contrassegno già previsto per i monopattini elettrici e, per questi ultimi, il divieto di manovre improvvise e a zig-zag e l’obbligo di documentare con una fotografia, al termine di ogni noleggio, il corretto posizionamento del mezzo».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente

Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, Giorgia Meloni ha ribadito il sostegno all’Ucraina, spiegando che la posizione del suo governo non è cambiata. Per quanto riguarda il Medio Oriente, la premier si è detta preoccupata per Gaza, sottolineando però che «la sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione». E poi ha “bocciato” Donald Trump per l’accordo sul gasolio russo annunciato pochi giorni fa. Ecco le dichiarazioni di Meloni a Palazzo Madama.

In Ucraina «solo una pace giusta può durare»

«Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque la posizione del governo non cambia», ha detto Meloni: «Sostegno a Kyiv, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione». Poi ha illustrato la risoluzione che la maggioranza ha predisposto in Senato: «Garantire la continuità del sostegno multidimensionale alla popolazione ucraina, anche in vista dell’inverno, e sostenere ogni iniziativa diplomatica volta a una pace giusta e duratura, nel pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente
Le comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato (Ansa).

La sicurezza di Israele «non può essere in discussione»

Tra i temi all’ordine del giorno del Consiglio europeo ci sarà anche il Medio Oriente: «La sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione. E continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo. Dopodiché, però, ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile». Il governo, ha sottolineato Meloni, si oppone «con forza all’annessione e allo spostamento forzato dei palestinesi».

Meloni: «Rischiosa l’intesa di Trump sul gasolio russo»

«L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso da Trump è una scelta che considero molto rischiosa», ha detto inoltre Meloni, spiegando che «l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina». Dunque, «il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non si possono ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Usa compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Le comunicazioni di Meloni al Senato: cosa ha detto su energia, Ucraina e Medio Oriente
Giorgia Meloni in Senato (Ansa).

Meloni: «Energia meno cara per salvare la competitività»

«Il Consiglio Europeo farà il punto sull’attuazione dell’agenda “One Europe, One Market” e sui progressi compiuti per approfondire il mercato unico, semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi e velocizzare le procedure di pianificazione e autorizzazione», ha detto Meloni parlando di energia: «Sono obiettivi sui quali l’Italia insiste da tempo. Però, la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è un’altra: il costo dell’energia. Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico».

PizzaGirls, quasi 16 milioni di contatti in un anno: il futuro si scrive (anche) online

Si è chiuso il periodo di messa in onda della quinta stagione di PizzaGirls su Rai 2, con fruizione permanente on-demand su RaiPlay, e con esso arriva il primo, ampio report di risultati dell’intero ecosistema. Nell’arco di un anno il progetto ha totalizzato circa 15,8 milioni di contatti complessivi tra televisione e web. La televisione ha rappresentato la radice e il trampolino di questo racconto. Le otto puntate su Rai 2 hanno raccolto in media 158.625 spettatori a serata, con uno share medio del 3,25 per cento e punte fino al 3,7 per cento, mentre RaiPlay ne ha custodito la visione con oltre 1.250 ore on-demand. Un patrimonio di autorevolezza e di pubblico che ha dato al marchio riconoscibilità nazionale e una credibilità difficilmente replicabile altrove. È però nell’universo digitale che PizzaGirls ha espresso la propria dimensione più ampia. I contenuti nativi del piano web hanno generato circa 14,5 milioni di contatti, oltre 10 volte l’ascolto televisivo distribuiti tra YouTube (486.454 visualizzazioni e una crescita degli iscritti del +3.029 per cento in 11 mesi), Facebook e Instagram (rispettivamente 9,13 e 4,59 milioni di visualizzazioni), TikTok e il podcast su Spotify. Numeri che non necessariamente raccontano un’alternativa alla televisione, ma la sua naturale prosecuzione nei luoghi in cui il pubblico, sempre più ampio e giovane, già vive e sceglie ogni giorno.

Nei prossimi due anni si punterà solo sul digitale

Da qui prende forma la rotta dei prossimi due anni. Il piano editoriale 2027-2028, sviluppato insieme al partner strategico Evolution Group, concentrerà le energie del progetto sulla dimensione digitale, valorizzando ciò che il web consente e che la sola misurazione televisiva non può restituire – una profilazione dettagliata e puntuale del pubblico e una lettura granulare di ascolti, visualizzazioni e interazioni. È la stessa direzione indicata, del resto, da un numero crescente di brand, sempre più orientati alla promozione online proprio per la precisione dei dati e la trasparenza dei risultati, rispetto anche al costo dei branded e alle richieste dei broadcast. «La scelta ha anche un valore, per così dire, democratico. Il digitale abbatte le distanze, apre il racconto a nuovi pubblici e trasforma gli spettatori in una community partecipe, misurabile e scalabile», ha spiegato Carlo Fumo, ideatore, regista e produttore di PizzaGirls. «È il terreno ideale per un progetto editorialmente libero e autogestito, capace di rinnovarsi ogni settimana e di stimolare il processo creativo verso l’innovazione, dai contenuti educational sui “segreti della pizza” fino al franchising in dirittura d’arrivo e a un primo luogo fisico offline».

Una strategia mirata di sviluppo dei contenuti, distribuzione e coinvolgimento del pubblico

«PizzaGirls è un progetto che ha già dimostrato il proprio valore e la propria forza editoriale attraverso il percorso televisivo. I risultati raggiunti sul digitale confermano però che esistono margini di crescita ancora molto importanti, che intendiamo valorizzare attraverso una strategia mirata di sviluppo dei contenuti, distribuzione e coinvolgimento del pubblico», ha aggiunto Francesco Califano, head of Partnership di Evolution Group. «Questa partnership rappresenta perfettamente la visione di Evolution Group, quella di essere un partner strategico non soltanto per i progetti nativi digitali, ma anche per quei prodotti editoriali che nascono su altri media e scelgono il web per ampliare il proprio pubblico, sviluppare nuove opportunità di monetizzazione ed esprimere pienamente il proprio potenziale. PizzaGirls è un esempio concreto di come televisione e digitale possano valorizzarsi reciprocamente, dando vita a progetti capaci di crescere e consolidarsi nel tempo».

Ranucci dice addio a Report: il giornalista fa gli scatoloni

«Finisce una storia durata 20 anni. Raccolgo i ricordi che mi hanno accompagnato in circa 500 puntate di Report». Lo ha scritto su Facebook Sigfrido Ranucci postando un video che in cui lo si vede mentre racconta l’addio alla redazione del programma di Rai Tre, mostrando ai follower una serie di oggetti tra regali, portafortuna, statue, documenti, premi, e ricordi vari, tutti da riporre negli scatoloni per il trasloco (forzato): «L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata. Mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose. Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto». Pochi giorni fa il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Ranucci contro la Rai per il suo reintegro alla conduzione di Report.

«A volte scegliere serve a spiazzare, a trasformarsi in pastori maremmani per indicare la strada agli altri. L’amore per la libera informazione, l’amore per lo spirito del servizio pubblico, per la Rai», si legge nel post di Ranucci. Che spiega inoltre così la scelta del brano di accompagnamento al video: «Durante i funerali di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo di Saint-Jean-de-Luz uccisa con una coltellata al cuore da un 16enne, il suo compagno, Stéphane Voirin, ha deciso di renderle omaggio ballando da solo davanti alla bara sulle note di L-O-V-E di Nat King Cole, la loro canzone. All’improvviso tutti i presenti hanno cominciato a danzare, trasformando la commozione in condivisione». E poi: «Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi».

Papa Leone, il bollettino del Gemelli: «Notte tranquilla dopo la rimozione del tumore»

Papa Leone ha passato una notte «tranquilla» al Policlinico Gemelli dopo l’intervento per la rimozione di un «adenocarcinoma polmonare». Lo fa sapere la Sala stampa della Santa sede, specificando che in giornata saranno fornite ulteriori informazioni sullo stato di salute del pontefice. Nella giornata di martedì 13 ottobre, Prevost ha subìto «l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro». Un intervento che, come ha spiegato il Gemelli in un bollettino, «è riuscito e non ci sono state complicanze». È rimasto in sala operatoria per tre ore e l’operazione è durata 90 minuti. Oltre all’equipe medica e al suo dottore, Luigi Carbone, era presente anche il capo della gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti. Sul pontefice saranno ora effettuati gli esami post operatori.