Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

Nel panorama mediatico italiano, la posizione di “nepo baby sciroccato con storie di tossicodipendenza, casini giudiziari e beghe ereditarie, che fa incazzare/ridere/spettegolare a ogni apparizione pubblica” è stata creata da Lapo Elkann nel primo decennio degli Anni Duemila. E da lui gloriosamente occupata, finché le traversie e il tempo che fugge irreparabilmente anche per i rampolli delle grandi famiglie hanno fatto del nipote prediletto di Gianni Agnelli un tranquillo quasi cinquantenne con residenza sul lago di Lucerna, dove vive con la moglie e un cane San Bernardo da un quintale e spende le giornate nei supermercati Coop e Migros, meno insidiosi dei locali del jet-set internazionale che frequentava una volta.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

«Ma dove sono le nevi dell’anno passato?», si chiedeva il poeta antico, che intendeva la neve solo come precipitazione atmosferica. Dissolte, così come la disarmante grazia pasticciona che Lapo conservava anche quando andava a cacciarsi nei guai a ripetizione. E di cui sentiamo acutamente la mancanza, dacché la posizione “nepo baby sciroccato eccetera eccetera” è stata occupata da Leonardo Maria Del Vecchio, classe 1995, figlio quasi omonimo del fondatore di Luxottica, morto nel 2022.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann

Ce la sta mettendo tutta per costruirsi un’immagine affidabile e, nei limiti del possibile, simpatica, smentendo i due pesanti cliché che gravano su di lui, quello del figlio di papà ultra-privilegiato e quello del cattivo soggetto. (C’è poi un altro handicap: l’aspetto un po’ sinistro, a metà fra Cesare Borgia e Charles Manson, molto diverso dal soma di Lapo, un Tadzio di Morte a Venezia un po’ cresciuto e con un guardaroba decisamente più originale).

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio, Charles Manson e Cesare Borgia.
Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Tadzio di Morte a Venezia e Lapo Elkann.

Del primo cliché, essere un figlio di papà, il giovane Del Vecchio non ha colpa; uno il padre mica se lo sceglie (e se potesse, voglio vedere se preferirebbe il povero-ma-onesto al super miliardario). Quanto alla nomea di cattivo soggetto, beh, Leonardo ci ha messo parecchio del suo, dallo scontro senza esclusione di colpi con l’ex fidanzata Sara Soldati per l’affidamento della figlia Bianca, all’affaire Equalize, la società investigativa indagata per cyberspionaggio di cui Del Vecchio è sospettato di avere chiesto i servigi per raccogliere informazioni sui propri familiari, con i quali è in lite riguardo all’eredità paterna. Tanta roba, insomma.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati escono dal tribunale dove dovevano ridefinire le condizioni di affidamento della figlia (foto Ansa).

Purtroppo, l’apology tour per riposizionarsi come “bravo ragazzo” è partito col piede che più sbagliato non si può nel gennaio del 2026, dal salotto di Lilli Gruber, con un’intervista così impacciata che le pause interminabili hanno fatto più notizia delle banalità da brochure aziendale che snocciolava.

Ospite del Porta a porta della Terza Repubblica

«Ero pieno di morfina», ha spiegato Del Vecchio (ma questa scusa l’aveva già usata un’altra volta) nell’ultima tappa dell’operazione-simpatia, il Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra, che si sta affermando come il Porta a porta della Terza Repubblica. A giudicare dalle reazioni, più che una tappa, è stata una toppa peggiore del buco.

Non tanto per la storia della morfina, assunta non a scopo ricreativo, ma somministrata da un dentista dopo l’estrazione di svariati denti del giudizio, quanto per le dichiarazioni, sollecitate da due host, il cui principale obiettivo era l’hype intorno al loro podcast, non certo la reputation dell’ospite.

Il dongiovanni vanitoso fa ridere dai tempi di Lorenzo Da Ponte

Ma pure il rampollo Luxottica non se n’è molto preoccupato, anzi, ha collaborato con entusiasmo a risultare sgradevole. Tant’è che la prima rivelazione a rimbalzare sui media, social e no, è stata «ho avuto più di 2 mila donne» – e va bene che il woke ormai è una parolaccia, ma il dongiovanni vanitoso con il catalogo delle conquiste fa ridere dai tempi di Lorenzo Da Ponte, anche se qui siamo più dalle parti del Gastone di Petrolini. Pure Gastone, come Del Vecchio a Pulp Podcast, ammetteva di far uso di droghe («Rina, sei per me la cocaina»), ma perlomeno non giustificava i suoi eccessi con il poco affetto ricevuto da papà.

Leonardo Maria Del Vecchio, il nepo baby sciroccato che fa rimpiangere Lapo Elkann
Rocco Basilico, Leonardo Del Vecchio e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Tra una sviolinata a Giorgia Meloni («fantastica e molto sexy») e una lacrimuccia sulle gioie della paternità, l’uscita più notevole è il calcione ai fessi che studiano alla Bocconi, «una laurea che ormai non vale un cazzo». Il fatto che da un anno l’edificio centrale del campus milanese sia intitolato a Del Vecchio padre dà alla frase un inequivocabile (e inquietante) sottinteso edipico. Ma possibile che per Leonardo Maria l’unico modo di “uccidere il padre” sia collezionare brutte figure?

Di Rubba commissario reggente della Lega fino al congresso straordinario

Matteo Salvini ha lasciato l’incarico di segretario della Lega. Ma quello del vicepremier non è un vero passo indietro, bensì una mossa propedeutica a una nuova investitura, prevista dallo statuto del Carroccio: Salvini ha infatti rassegnato le dimissioni solo per potersi ricandidare al congresso straordinario in programma il 24 e 25 ottobre a Milano. A gestire la Lega in questa fase transitoria sarà Alberto Di Rubba, nominato commissario con funzioni di reggente fino alla conclusione del congresso.

Di Rubba è il tesoriere della Lega

Di Rubba, nato a Gazzaniga (Bergamo) nel 1979 e cresciuto a Casnigo, è deputato alla Camera della Lega dal 26 marzo 2026: è approdato a Montecitorio dopo le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Rovigo, resosi necessarie dopo le dimissioni del collega di partito Alberto Stefani, eletto presidente del Veneto. Iscritto all’albo dei commercialisti, dal 2012 è titolare di un proprio studio professionale a Clusone e da aprile del 2023 ricopre anche l’incarico di tesoriere della Lega.

Di Rubba commissario reggente della Lega fino al congresso straordinario
Alberto Di Rubba (Imagoeconomica).

Le condanne per peculato

Fedelissimo di Salvini e già direttore amministrativo del Carroccio al Senato, nonché amministratore federale della Lega, Di Rubba è stato condannato due volte per peculato, in entrambi i casi per fatti avvenuti nel periodo in cui ricopriva la carica di presidente della Lombardia Film Commission. A luglio del 2024 è stato condannato a due anni e 10 mesi con interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di 38 mila euro per la vicenda di peculato relativa alla società Areapergolesi, studio e location per eventi di Milano. A inizio del 2026 è stato poi condannato per la distrazione di fondi pubblici (800 mila euro) legata all’acquisto di un capannone a Cormano (Milano) da parte della Lombardia Film Commission, avvenuto dopo la creazione di un bando ad hoc.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia

Nel suo primo briefing con la stampa, la nuova portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia ha annunciato la rimozione dell’ambasciatrice degli Stati Uniti ad Atene, Kimberly Guilfoyle, dopo una serie di accuse di condotta impropria che hanno investito la diplomatica, peraltro ex compagna del figlio maggiore del presidente, Donald Trump Jr. «Abbiamo chiesto a Guilfoyle di dimettersi. Le auguriamo ogni bene», ha detto Zacharia ai cronisti.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia
Kimberly Guilfoyle e Marco Rubio (Ansa).

Lo scandalo che ha travolto la diplomatica Guilfoyle

Da indagini del Dipartimento di Stato, scattate dopo un’inchesta del Wall Street Journal, è emerso che Guilfoyle avrebbe agevolato gli affari di imprenditori greci e statunitensi in cambio di viaggi di lusso. La diplomatica, inoltre, a luglio del 2025 – pochi giorni prima dell’audizione al Senato per la conferma della nomina ad ambasciatrice – avrebbe chiesto 100 mila dollari all’imprenditore e un donatore repubblicano Eric Deters, in cambio della promessa (non mantenuta) di ottenere accesso a esponenti dell’Amministrazione Trump e assistenza per alcune questioni personali, tra cui problemi fiscali e giudiziari.

Perché la Casa Bianca ha rimosso l’ambasciatrice in Grecia
Kimberly Guilfoyle e Donald Trump Jr (Ansa).

Chi è Guilfoyle, ormai ex ambasciatrice Usa in Grecia

Guilfoyle, 57 anni, era ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Grecia dal 29 settembre 2025. Ex procuratrice a Los Angeles e San Francisco, dal 2001 al 2006 è stata sposata con Gavin Newsom, attuale governatore democratico della California, che durante il matrimonio fu eletto sindaco di San Francisco. Nel 2006 ha avviato una collaborazione con Fox News, dove è rimasta una dozzina di anni conducendo vari programmi televisivi. In seguito si è avvicinata all’Amministrazione Trump: come detto (fino alla fine del 2024) è stata persino fidanzata col figlio maggiore del presidente Usa.

Mondiale 2030, Netflix acquisisce i diritti per trasmettere le partite in Spagna e Andorra

Netflix ha acquistato i diritti esclusivi per trasmettere in Spagna e Andorra tutte le 104 partite dei Mondiali del 2030. La competizione si giocherà tra Spagna, Portogallo e Marocco, con alcuni match celebrativi anche in Sud America (Argentina, Uruguay e Paraguay) per il centenario del torneo. La prima Coppa del mondo venne infatti disputata in Uruguay nel 1930. La piattaforma streaming non è nuova al mondo del calcio. Ha già acquisito i diritti dei Mondiali femminili del 2027 e del 2031 negli Stati Uniti e in Canada, ma l’accordo per il 2030 rappresenta un ulteriore passo nella sua strategia sportiva, con l’ingresso in una delle competizioni più seguite al mondo.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno

Tregua armata tra Antonio Tajani e Renato Schifani. Martedì a Roma c’è stato un incontro interlocutorio tra i due, con Tajani che, come si legge in una nota di Forza Italia, «ha confermato la fiducia (nel presidente della Regione Siciliana) e l’apprezzamento per il lavoro svolto, in particolare per il risanamento dei conti pubblici siciliani». Il leader azzurro ha poi invitato il governatore «a portare avanti il programma e l’attività di governo».

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Renato Schifani (Imagoeconomica).

A Schifani, la cui ricandidatura a Palazzo d’Orleans è assai improbabile, era stato promesso come via d’uscita un posto al Csm, ma l’ipotesi è tramontata. Lui, su tutte le furie, aveva minacciato di dimettersi, anticipando le Regionali e facendo saltare il timing di Giorgia Meloni, che vorrebbe la Sicilia al voto insieme alle Politiche. Ma chi sarà il sostituto di Schifani per il centrodestra? In FI scalpita Giorgio Mulè, esponente però dei ribelli anti-Tajani. In agguato Cateno De Luca: il leader di Sud chiama Nord ha appena stretto un accordo nazionale con Meloni, e potrebbe spuntarla al fotofinish (Tajani non si strapperebbe le vesti: meglio Cateno di un avversario interno…).

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Cateno De Luca (Ansa).

Ruffini, Befera e le Torri dell’Eur

Dicono che Ernesto Maria Ruffini, nel giorno della presentazione all’Eur di Più Uno con Franco Gabrielli, abbia fatto un salto al vicino laghetto per dare un’occhiata alle torri delle Finanze, realizzate dall’architetto Cesare Ligini e di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, finalmente restaurate (con un investimento di 250 milioni di euro) dopo due decenni di abbandono. I palazzi dal 2027 ospiteranno l’Agenzia delle Entrate, come ha sottolineato il direttore Vincenzo Carbone all’evento inaugurale. Inevitabile per i presenti pensare ai suoi predecessori alla guida dell’Agenzia. Ruffini, innanzitutto, ma anche Attilio Befera, che ha partecipato al ricordo di Roberto Gervaso a Palazzo Madama con l’anteprima del film di Giovanni Filippetto dedicato al giornalista.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno

Papa Leone, prima la Curia poi la cura

Spifferi vaticani. Quando Papa Leone a inizio ottobre ha nominato il cardinale Mauro Gambetti arcivescovo di Chieti-Vasto, esautorandolo dal ruolo di arciprete della Basilica di San Pietro e di Vicario generale per la Città del Vaticano, forse già era a conoscenza del nodulo al polmone e dell’imminente intervento. Così, sibilano i maligni, avrebbe deciso di giocare d’anticipo. Il francescano, già custode del Sacro Convento di Assisi e chiamato in Vaticano da Papa Francesco, aveva fatto discutere per una gestione troppo business oriented della basilica e della Fabbrica di San Pietro. L’ultima polemica, come scriveva il Corriere, era stata innescata dalla decisione di aggiungere sedie e tavoli sotto la cupola di Michelangelo per ampliare l’offerta del piccolo bar. Almeno, dal Gemelli, Prevost non dovrà preoccuparsi anche dei malumori cardinalizi.

Le manovre del centrodestra per le Regionali in Sicilia e le altre pillole del giorno
Il cardinale Mauro Gambetti (Imagoeconomica).

Sondaggi politici: continua il calo di Futuro Nazionale, salgono Lega e Forza Italia

Secondo il sondaggio Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto in caso di elezioni, Futuro Nazionale continua a perdere consensi: il partito creato da Roberto Vannacci cede lo 0,2 per cento e ora vale il 7,6. Stabile al 27,7 per cento, Fratelli d’Italia si conferma ampiamente il primo partito del Paese. Aumenta peraltro il vantaggio dei meloniani sul Pd: i dem frenano (-0,3) e scendono al 20,4 per cento. Piccolo passo avanti del Movimento 5 Stelle, che passa dal 12,6 al 12,7 per cento. Forza Italia, che guadagna lo 0,2 per cento, arriva al 7,3 e si avvicina ai vannacciani. Segue Alleanza Verdi e Sinistra, stabile al 6,6 per cento. La Lega, in crescita dello 0,2 per cento, si attesta al 5,4. Più staccate Azione al 3,2 per cento (+0,1), Italia Viva al 2,3 per cento, +Europa all’1,7 per cento (+0,1), Noi Moderati all’1 per cento e Sud chiama Nord, sempre all’1 per cento (+0,1).

Ok della Camera alla risoluzione sullo scostamento, ma è polemica per l’Aula semivuota

L’Aula della Camera ha approvato, con 219 voti a favore e 210 contrari, la risoluzione della maggioranza sullo scostamento di bilancio che chiede di «attuare quanto indicato dalla relazione al Parlamento 2026 annessa al documento programmatico di finanza pubblica, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti». Tra gli obiettivi, quello di porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche. Precluse le altre risoluzioni presentate dalle opposizioni.

Aula semivuota, Giorgetti: «Non hanno tanta voglia di lavorare»

In apertura del suo intervento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva, in modo indispettito, costatato che l’Aula era semivuota. «Buongiorno onorevoli colleghi presenti. Molti di voi hanno partecipato alle riunioni delle commissioni». «Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia», ha poi detto parlando con i giornalisti.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue

L’Unione europea ha approvato fino a oggi 22 pacchetti di sanzioni contro la Russia. Nell’ultimo, annunciato lunedì, sono state inserite circa 1.600 nuove voci (tra individui ed entità) con particolare attenzione alla filiera dell’industria militare russa e alla produzione di missili balistici. Per Bruxelles si è trattato del più grande ampliamento della lista sanzionatoria dall’inizio della guerra e il provvedimento è arrivato dopo l’allentamento delle sanzioni energetiche contro Mosca annunciato da Donald Trump e all’accordo per l’importazione immediata di 300 mila tonnellate di diesel.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Donald Trump (Ansa).

Giochi e promesse sulle spalle degli ucraini

La linea dell’Occidente nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina non potrebbe essere in questo momento più confusa. L’Ue, sulla scia soprattutto della Germania guidata da Friedrich Merz, resta su posizioni intransigenti nei confronti di Mosca, con diversi distinguo tra i Paesi membri. Washington continua a non brillare per coerenza e di fatto ha azzerato gli aiuti militari diretti a Kyiv. Nel mezzo stanno non solo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, costretto a fare buon viso a cattivo gioco, ma l’intera popolazione ucraina, che si appresta ad affrontare il prossimo inverno nelle peggiori condizioni.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Friedrich Merz con Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

I conti dell’Istituto di Kiel sugli aiuti tedeschi

Sul fronte europeo però, al di là delle dichiarazioni roboanti sia dei vertici dell’Ue sia in particolare della Germania, è evidente quanto la forbice tra propaganda e realtà si stia sempre più allargando: a dimostrarlo, per l’ennesima volta, sono i numeri, sfornati la settimana scorsa dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, che ha messo nero su bianco proprio come Berlino abbia sovrastimato il volume del sostegno a Kyiv. Dei 100 miliardi di euro che il governo federale tedesco ha indicato come «aiuti bilaterali all’Ucraina», di fatto solo circa 41,7 miliardi possano essere classificati come effettivo appoggio. Quasi 36 miliardi di euro sono stati infatti spesi in Germania, in gran parte per i rifugiati ucraini, mentre 22 miliardi rappresentano impegni futuri per aiuti militari, la cui attuazione rimane incerta. Su queste cifre si addensano inoltre diverse incognite visto che da giugno 2025 il governo non pubblica più informazioni dettagliate, limitandosi a diffondere dati aggregati. A conti fatti, secondo i calcoli dell’Istituto tedesco, degli sbandierati 100 miliardi, solo 7,4 miliardi di euro sono effettivamente giunti in Ucraina: 6,3 miliardi per aiuti umanitari, sostegno energetico d’emergenza e ricostruzione delle istituzioni governative ucraine; un miliardo di euro sotto forma di sovvenzione a un conto gestito dal Fondo Monetario Internazionale a favore dello Stato ucraino; e 0,1 miliardi di euro in sgravi del debito tramite una moratoria temporanea. Il caso tedesco solleva una questione più ampia sulla contabilizzazione degli aiuti occidentali.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Il cancelliere Friedrich Merz (foto Ansa).

Già lo scorso agosto l’Istituto di Kiel, che attraverso l’Ukraine Support Tracker monitora il flusso di aiuti occidentali dall’inizio del conflitto, aveva evidenziato come il supporto militare occidentale, dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, sia ormai rimasto a carico dell’Ue e dei cosiddetti volenterosi, Germania in primis. Il supporto è sì cresciuto, ma è rimasto in buona parte sulla carta, con oltre 390 miliardi di euro stanziati complessivamente dall’inizio del conflitto e 160 ancora da allocare effettivamente. Mentre gli aiuti militari nel primo semestre del 2026 sono rimasti all’incirca al livello dello scorso anno, quelli finanziari e umanitari sono scesi del 41 per cento.

I numeri dell’accordo tra Putin e Trump

Anche l’ira dell’Unione europea e della Germania contro i deal russo-americani merita di essere inquadrata. Il volume dell’affare sul diesel si aggira sui 400 milioni di dollari, che diventeranno 6-7 miliardi nei prossimi mesi se davvero si arriverà a 5 milioni di tonnellate esportate da Mosca. Cifra comunque lontana dai 33 miliardi di euro che i Paesi Ue hanno ricavato dalle esportazioni in Russia nel 2025, a cui vanno sommati nello stesso anno i 30 finiti nelle casse del Cremlino per le importazioni. Dal 2022, l’Europa ha in gran parte ridotto ogni tipo di commercio con la Russia, ma ciò nonostante negli ultimi quattro anni si sono registrati scambi per circa 475 miliardi di euro: le importazioni – in gran parte combustibili fossili e derivati, ma anche acciaio, terre rare e fertilizzanti – sono state pari a 196 miliardi di euro nel 2022 (maggiori addirittura dei 176 miliardi del 2021), 48 miliardi nel 2023, 36 nel 2024, 30 appunto nel 2025. I Paesi Ue hanno esportato verso la Russia prodotti farmaceutici, apparecchiature mediche, generi alimentari per 57 miliardi nel 2022, 41 nel 2023, 34 nel 2024, 33 nel 2025. Dal 2022 al 2025, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco, la Germania ha esportato verso la Russia beni per circa 38 miliardi di euro e ne ha importati per oltre 42 miliardi. Solo lo scorso anno, quindi sotto la cancelleria Merz, l’export ha toccato i 7 miliardi mentre l’import 1,2.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Insomma, a fare affari con la Russia non sono soltanto gli Usa, che nel 2025 hanno importato beni per 4,5 miliardi (meno di 30 miliardi dal 2022) ed esportato per 590 milioni (nemmeno 4 miliardi dal 2022), ma soprattutto l’Europa, al contrario della narrazione che proviene proprio da Bruxelles e Berlino. I numeri dell’Ukraine Support Tracker dicono che gli aiuti effettivi dei Paesi e delle istituzioni Ue all’Ucraina dal 2022 sino ad oggi sono stati di 200 miliardi di euro. Il volume degli scambi con la Russia (a fine 2025), con tutti i distinguo del caso, sono valsi oltre il doppio.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare

Oggi è il giorno del ricovero di Leone XIV al Policlinico Gemelli di Roma, struttura ospedaliera dove il papa subirà un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo al polmone, scoperto durante esame di routine. Prevost verrà operato già oggi pomeriggio: l’intervento durerà un’ora e mezza.

Non trascorrerà il ricovero nell’appartamento papale

Prevost non trascorrerà il ricovero nell’appartamento papale allestito al decimo piano del Gemelli, diventato negli anni tra i luoghi più noti collegati ai pontefici: in questo momento è infatti in ristrutturazione. Avverrà allo stesso piano, ma nel reparto solventi, dedicato all’attività privata e in solvenza (da cui il nome), riservata a pazienti che pagano autonomamente le prestazioni, si affidano ad assicurazioni sanitarie o fondi integrativi.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare
Il Policlinico Gemelli di Roma (Ansa).

Chi è il chirurgo che guiderà l’intervento

Sarà Stefano Margaritora a guidare l’intervento. Ha 66 anni e da 10 dirige la chirurgia toracica del Policlinico Gemelli. La sua carriera si è sviluppata quasi tutta a Roma, tranne una parentesi di un paio d’anni in una struttura privata di Firenze.

Udienze sospese fino al 20 ottobre

Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha spiegato che «il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». Le udienze di Leone XIV sono state sospese fino al 20 ottobre, ha fatto sapere la Prefettura della Casa Pontificia.

Leone XIV al Gemelli: oggi la rimozione del nodulo polmonare
Papa Leone XIV (Ansa).

Cosa prevede il diritto canonico in questi casi

Secondo il diritto canonico, il papa conserva pieni poteri anche durante un intervento chirurgico: non sono infatti previste supplenze o altre reggenze in casi come quello che affronterà Leone XIV. In attesa che il pontefice riprenda l’attività, il governo della Chiesa cattolica viene gestito per gli affari correnti dalla Segreteria di Stato e dalla Curia romana

Ue, via libera a fondi Safe per l’Italia: 8 miliardi per la difesa

La Commissione europea ha approvato il piano Safe aggiornato dell’Italia, che prevede prestiti per circa 8 miliardi di euro per la difesa. Safe è lo strumento dell’Ue che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni. Come si legge sul sito del Consiglio europeo, il programma è finanziato dall’Unione europea attraverso la sua capacità di prestito, in particolare mediante l’emissione di obbligazioni dell’Ue nell’ambito dell’approccio unificato esistente in materia di finanziamenti. Si tratta di un prestito conveniente, con tassi di interesse bassissimi, che permette a Roma di rinnovare l’apparato militare indebitandosi senza pagare alti rendimenti.

Del Vecchio da Fedez e quei commenti spietati: «Spot per la patrimoniale! Sono diventato marxista-leninista»

Se doveva essere un’operazione-simpatia dopo il flop comunicativo e reputazionale della famigerata apparizione televisiva nel salotto di Lilli Gruber a Otto e mezzo, non pare proprio riuscitissima. Almeno a giudicare dagli spietati commenti sotto il video caricato su YouTube, che suonano più o meno come un pernacchione gigante al rampollo in vena di confidenze mal recitate a cuore aperto davanti all’amico rapper. Com’è andata dunque la tanto chiacchierata ospitata di Leonardo Maria Del Vecchio da Fedez e Mr. Marra a Pulp Podcast? Sembrava benone, limitandosi a guardare il trailer ideato per il lancio della puntata, con quelle due-tre frasi a effetto che infatti hanno riempito i titoli dei giornali: «Ho fatto l’amore con più di 2 mila donne» (anche se i conti non tornano), «ho colmato il mio buio con la droga», «la maggior parte dei miliardari sono dei coglioni». Nel corso di un’ora e 25 minuti di intervista con domande non certo scomode però c’è anche dell’altro, compresi gli ormai tipici silenzi di LMDV che suonano come pause teatrali tra una frase e l’altra, tanto da far sospettare spesso all’ascoltatore che si sia impallata la connessione.

Per farsi un’idea di com’è stata accolta davvero la chiacchierata, leggere i giudizi sferzanti degli utenti (oltre 2.500 in meno di 24 ore, del resto il canale di Fedez ha più di 400 mila iscritti) è un ottimo termometro, oltre che un esercizio assai divertente. Del resto, come ha scritto uno dei commentatori, «la sezione commenti è il vero senso del video!». Ecco dunque i migliori, ottimi per un efficace riassunto dell’esibizione.

  • «Sono al minuto 10 e sono diventato marxista–leninista».
  • «Bellissimo questo spot per la patrimoniale!».
  • «I pregiudizi sono stati tutti confermati».
  • «Più che un’intervista sembra un montaggio sconnesso di clip a caso con frasi fatte, del livello dei baci Perugina».
  • «Ci mancava solo la domanda sulle coccole ed era una puntata di One More Time».
  • «Un miliardario con le capacità comunicative di un pastore del Caucaso, bello».
  • «Sono al minuto 10: Simba la Rue aveva più proprietà di linguaggio e complessità espressiva».
  • «Raga dopo un po’ gli scende la botta e diventa più interessante».
  • «Questo parla con pause e manierismi di un personaggio teatrale ma con il lessico di un tredicenne».
  • «Sono al sesto minuto e mi sembra di rivedere la scena di Tony Effe che da Gianluca Gazzoli diceva con un tono strappalacrime che quando andava al liceo il papi gli dava solo 150 euro a settimana».
  • «Bella sta puntata di The Office».
  • «Ma solo io ho l’impressione che risponda dicendo cose a caso?».
  • «Sembra Filippo Champagne quando è in gaina. Stessa lucidità, stessa profondità di pensiero».
  • «Fede sei sicuro che siate ancora amici? Io un amico non l’avrei mostrato in ste condizioni».
  • «La classica voce di chi si è fatto 8 gin tonic e sono ancora le 23.00».
  • «Questo tizio non è fortunato, questo tizio è un miracolato. Ho visto benzinai più svegli, senza nulla togliere ai benzinai».
  • «Sembra la conferenza di Totti dopo essersi dimesso da dirigente della Roma».
  • «Puntata che se ascolti in 2x sembra a velocità normale».
  • «Le risate di Fedez tra l’isterico e l’imbarazzato».
  • «Un saluto alle 2 mila donne di Leo che stanno vedendo la puntata insieme a noiiii, ciaooo amiche».
  • «Alla faccia dell’amico, Fedez ha imparato il metodo Corona».
  • «Mentre mangio il mio tacchino sotto vuoto della Coop nel mio monolocale da 22 mq, nell’attesa di andare a fare 8 ore di lavoro in un ristorante con la mia Yaris, mi è scesa una lacrimuccia per i dolori di questo poverino».
  • «Le pause teatrali di Corona, i congiuntivi di Lapo, il lessico di Spalletti… Signori, Leonardo Del Vecchio è l’essere perfetto…».
Del Vecchio da Fedez e quei commenti spietati: «Spot per la patrimoniale! Sono diventato marxista-leninista»
Del Vecchio da Fedez e quei commenti spietati: «Spot per la patrimoniale! Sono diventato marxista-leninista»
Del Vecchio da Fedez e quei commenti spietati: «Spot per la patrimoniale! Sono diventato marxista-leninista»
Del Vecchio da Fedez e quei commenti spietati: «Spot per la patrimoniale! Sono diventato marxista-leninista»
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Quanti denti del giudizio si è fatto togliere LMDV?

Bonus track finale: per giustificare la non irreprensibile (eufemismo) performance dalla Gruber, Leonardino ha provato a spiegare che poco prima di andare in onda gli era stata somministrata una «siringa di morfina» per i postumi dell’estrazione di quattro denti del giudizio. Aneddoto curioso, soprattutto perché non inedito, a quanto pare. La stessa scusa era già stata utilizzata in un’altra occasione, come ha ricordato Luciana Maci, giornalista di EconomyUp: «Piccolo scoop su Leonardo Maria Del Vecchio, che, oltre ad apparire – diciamo così – un po’ lento nei ragionamenti, è anche un bugiardo. Giugno 2025: con altri giornalisti vengo invitata in un centro innovativo nel bergamasco dove il nostro eroe è atteso per presentare una startup sulla quale sta investendo e che si occupa di grafene. Il nostro tarda ad arrivare e, quando arriva, sembra smarrito, imbambolato, fatica a parlare e a mettere insieme due concetti. Tra colleghi ci scambiamo sguardi esterrefatti. Il braccio destro di Del Vecchio, che conosco, si affretta a spiegarci: “È così perché oggi gli hanno levato tutti i denti del giudizio, capirete, sta malissimo, poverino”. Gennaio 2026: il ricco imprenditore va dalla Gruber e fa la pessima figura che sappiamo (anche in quel caso occhiate imbarazzate tra giornalisti). Ottobre 2026: Del Vecchio va da Fedez e, tra le altre cose, dice testualmente: “Dalla Gruber ero in quel modo perché un luminare mi aveva tolto i denti del giudizio e da un mese stavo male”. Ma non se li era tolti 7 mesi prima, quei denti? Possibile che il disagio fosse ancora così evidente? E allora – si ipotizza – quella non era altro che una fantastica scusa ideata dal suo braccio destro, top manager intelligentissimo e brillante, per giustificare un comportamento dovuto ad altro. Cosa questo “altro” sia, decidetelo voi. Tutto ciò è preoccupante se si pensa che quest’uomo, oltre a essere ricchissimo e potente, ha fatto incetta di testate giornalistiche, dunque è potenzialmente in grado di influenzare l’informazione. Mi viene il mal di denti…».

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Annullata la condanna a Ilaria Salis nella causa con gli ex collaboratori

Accogliendo la richiesta degli avvocati di Ilaria Salis, la Sezione lavoro della Corte d’Appello di Milano ha dichiarato la nullità del provvedimento di primo grado con cui l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra era stata condannata a versare i compensi residui (per un importo di circa 300 mila euro) ai due ex collaboratori Valentina Dadda e François Gelmetti, che sostengono di essere stati licenziati in modo ingiustificato. Il procedimento ritorna quindi davanti al Tribunale.

Annullata la condanna a Ilaria Salis nella causa con gli ex collaboratori
Ilaria Salis (Imagoeconomica).

Salis non ha ricevuto l’avviso di svolgimento del processo

La Corte d’Appello di Milano ha preso tale decisione a causa di un difetto di instaurazione del contraddittorio. I legali di Salis si erano richiamati alla giurisprudenza italiana ed europea, secondo cui la notifica di un atto giuridico «deve raggiungere il destinatario in modo che possa conoscere il procedimento». L’eurodeputata avrebbe dovuto dimostrare in udienza le ragioni del recesso del rapporto professionale con Dadda e Gelmetti, ma non era a conoscenza della causa perché – ha sempre sostenuto – non ha mai ricevuto alcun avviso dello svolgimento del processo. Salis, peraltro, ha anche affermato di aver ricevuto minacce dai due ex collaboratori: non è escluso che l’europarlamentare possa presentare una denuncia.

Nuove ombre su Infantino: secondo stipendio non dichiarato dalla Fifa?

Un’inchiesta del Times sta sollevando forti interrogativi sulla trasparenza delle retribuzioni di Gianni Infantino e sul rispetto delle regole della Fifa, di cui è presidente dal 2016. Secondo il quotidiano britannico il dirigente svizzero, in aggiunta ai 4,57 milioni di euro dichiarati dall’organismo di governo del calcio mondiale nel rapporto annuale, nel 2024 avrebbe ricevuto oltre 1,6 milioni di euro aggiuntivi dalla società statunitense (FWC2026 US Inc) costituita per organizzare i Mondiali di calcio che si sono svolti quest’anno tra Usa, Canada e Messico.

Nuove ombre su Infantino: secondo stipendio non dichiarato dalla Fifa?
Gianni Infantino (Imagoeconomica).

Infantino ancora nella bufera: le rivelazioni del Times

La somma ricevuta da Infantino in aggiunta allo stipendio base e ai bonus previsti dal suo contratto, stando all’inchiesta del Times, non sarebbe stata resa pubblica nel rendiconto della Fifa. Inoltre Infantino avrebbe ricevuto pagamenti analoghi (se non superiori) anche nel 2025 e nel 2026. L’articolo 43 dello statuto Fifa prevede che siano resi pubblici i compensi individuali del presidente, dei membri del Consiglio e del segretario generale: la vicenda pone dunque una questione di trasparenza. Una parte dei compensi aggiuntivi sarebbe stata destinata a coprire l’affitto di una villa sul lungomare in una delle zone più ambite di Miami Beach, nelle ultraesclusive Sunset Islands. Una circostanza, questa, confermata dal portavoce del proprietario di un immobile a cui Infantino avrebbe pagato l’affitto per tre anni. La Fifa, senza chiarire perché gli importi aggiuntivi non compaiano nel rapporto annuale, ha spiegato che benefici e retribuzioni sono gestiti dal sottocomitato competente e comunicati alle autorità Usa secondo gli obblighi previsti. Le rivelazioni arrivano mentre Infantino, che ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi alla presidenza Fifa (la scadenza per presentare le candidature è fissata al 18 novembre), è già sotto pressione per altre questioni, su tutte il progetto – poi accantonato – di cedere a investitori privati quote della Coppa del Mondo.

Il FMI rivede al rialzo il Pil italiano nel 2026

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo il Pil italiano nel 2026 portandolo dal +0,5 per cento dell’aggiornamento di luglio al +0,8 per cento. È quanto si legge nel World Economic Outlook presentato durante le riunioni del FMI a Bangkok, in Thailandia. Aggiunto inoltre un decimale alla stima di crescita per il 2027, portata allo 0,6 per cento. Per quanto riguarda le altre previsioni del Fondo monetario internazionale, l’inflazione dovrebbe aumentare al +3,3 per cento nel 2026 dal +1,6 per cento del 2025, per poi rallentare al +2,8 il prossimo anno. Il tasso di disoccupazione frenerà al 5,6 per cento nel 2026: l’anno scorso era stato pari al 6,1 per cento. Nel 2027 dovrebbe poi risalire di 0,2 punti percentuali al +5,8 per cento.

La Spagna vola, recupera la Germania

L’area euro crescerà dell’1,1 per cento nel 2026 (dallo 0,9 della previsione di luglio) e dell’1,2 per cento. La Spagna si conferma la “locomotiva” d’Europa: +2,5 per cento nel 2026, mentre nel 2027 il Pil crescerà dell’1,8 per cento. In ripresa la Germania, il cui Pil passa dallo 0,2 per cento del 2025 al +1,3 per cento di quest’anno, mentre nel 2027 si attesterà al +1,1 per cento. Al di fuori dell’eurozona, il Regno Unito crescerà dell’1,3 per cento quest’anno e dell’1,2 il prossimo.

Vannacci contro tutti da Corona: dalle accuse a Schlein e Marina Berlusconi al “no” a Meloni

«Se la premier Giorgia Meloni chiamasse Roberto Vannacci per fare un’alleanza, offrendogli ad esempio di fare il ministro dell’Interno, dopo le prossime politiche, l’ex generale risponderebbe: “Mi dispiace. A me con il libro sono arrivati i soldi, non tanti, ma sono arrivati. Ho visibilità ma non ho cambiato la mia vita e non ho nessuna voglia di andare a fare il ministro dell’Interno”». L’ha detto il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, intervistato da Fabrizio Corona sul suo canale YouTube. «Giorgia Meloni ha cambiato atteggiamento, io ho un approccio completamente diverso, io sono quello che sono e quello che dico. Se vi va bene bene», ha aggiunto.

Le bordate a Schlein e Marina Berlusconi

«L’idea iniziale era di cambiare la Lega e intanto cercare di capirla», ha aggiunto. «Ma la mia intenzione era di portare la Lega sulle mie posizioni, infatti avevo coniato l’espressione “vannaccizzare’ la Lega”. C’erano stati contatti con Fratelli d’Italia, ma non sono stati convincenti. Io, dopo il contatto, chiedevo un riscontro perché sono una persona pratica». Poi la bordata a Marina Berlusconi: «Si è appropriata di un ruolo che non ha, direi usurpatrice, mentre Piersilvio si è espresso pochissimo e non lo conosco». L’affermazione è arrivata nel contesto di un gioco in cui Corona gli ha chiesto di dare a politici e personaggi noti un aggettivo per descriverli. Continuando, l’ex generale ha definito Beppe Grillo un «comico che non fa ridere», Giuseppe Conte un «furbo», Elly Schlein «inadeguata», Giorgia Meloni «carismatica», Ilaria Salis «impresentabile» e Silvia Salis «una che gioca un ruolo, una che recita».

San Marino Rtv, torna Point Break: ospiti Matteo Renzi e Chiara Gamberale

Torna l’appuntamento con Point Break – il punto di rottura, il programma di approfondimento politico settimanale dedicato all’attualità e agli scenari internazionali in onda sul canale unico 550 di San Marino Rtv. La prima puntata della nuova stagione è prevista per mercoledì 14 ottobre alle 22. A condurre ci saranno Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti. Ospiti del primo appuntamento il senatore e leader di Italia viva Matteo Renzi, la scrittrice e conduttrice radiofonica Chiara Gamberale, e il professore ordinario di Diritto tributario Paolo Puri. Il programma, che è un visual podcast, offre un’analisi e un confronto sui principali fatti di politica interna ed estera. Elemento distintivo è il coinvolgimento degli Studenti della Scuola di Giornalismo della Luiss Guido Carli che, nel corso di ogni puntata, proporranno domande, osservazioni e commenti agli ospiti, arricchendo il confronto con lo sguardo delle nuove generazioni.

Morto l’attore RJ Mitte, interpretò il figlio di Walter White in Breaking Bad

È morto l’attore statunitense RJ Mitte, noto per aver interpretato Walter White Jr. (“Flynn”) nella serie televisiva Breaking Bad. Aveva 34 anni: il suo portavoce ha confermato a People che si è tolto la vita. Proprio come il suo alter ego televisivo più famoso, Mitte era affetto da paralisi cerebrale (sebbene in forma meno accentuata), diagnosticata all’età di tre anni in seguito a un danno cerebrale subito alla nascita, e ha dedicato parte della sua vita al sostegno delle persone con disabilità.

Morto l’attore RJ Mitte, interpretò il figlio di Walter White in Breaking Bad
RJ Mitte nel 2013 (Ansa).

La carriera di RJ Mitte

Nato a Jackson, in Mississippi, Mitte aveva trascorso buona parte dell’infanzia con i tutori alle gambe, di cui non ha più avuto bisogno dall’adolescenza. A 14 anni si era trasferito con la famiglia a Los Angeles, dove si era appassionato alla recitazione. La svolta era arrivata con Breaking Bad, acclamata serie tv creata da Vince Gilligan, in cui ha appunto interpretato il figlio dei personaggi di Bryan Cranston (Walter White) e Anna Gunn (la moglie Skyler). Nel 2014 la vittoria dello Screen Actors Guild Award per il miglior cast in una serie drammatica, riconoscimento ottenuto per l’ultima stagione dello show.

Dopo la fine della serie aveva continuato a lavorare con regolarità tra cinema e televisione, con ruoli ricorrenti nel teen drama Switched at Birth – Al posto tuo e nella serie Now Apocalypse, mentre sul grande schermo aveva recitato in The Horror (2017) e Triumph (2021). Mitte era attualmente impegnato nella promozione del suo ultimo film, Talking to Strangers. Come detto, Mitte si è speso a lungo i diritti delle persone con disabilità: oltre a essere ambasciatore di diverse organizzazioni, tra cui United Cerebral Palsy e Shriners Children’s, aveva inoltre creato una sua fondazione benefica, la Mitte Foundation.

Il ricordo di Bryan Cranston

Questo il commosso ricordo di Bryan Cranston, affidato a Instagram: «Nato con una paralisi cerebrale, non ha mai – mai – permesso che quella sfida fosse una scusa. Ha affrontato di petto il programma di riprese impegnativo con grande determinazione. Ascoltava sempre i consigli che i suoi genitori televisivi (Anna Gunn e io) gli davamo. Ma, da adolescente, a volte ignorava maliziosamente i consigli per imparare sulla propria pelle… Era una delle star di una serie tv di successo, ma pur sempre un ragazzino». E poi: «Era ancora piuttosto acerbo quando abbiamo iniziato a girare l’episodio pilota nel febbraio del 2007. Ma, un passo alla volta, lo abbiamo visto trasformarsi in un attore davvero eccellente. Ha sfruttato l’esperienza maturata nella serie per farsi portavoce degli artisti con disabilità e guidava un’organizzazione filantropica dedicata proprio a sostenere la comunità dei disabili. Vedere andare perdute tutte quelle promesse e quel potenziale è una perdita enorme. È davvero straziante sapere che si è tolto la vita».

Salvini blinda il congresso e divide la fronda nordista

Se c’è un risultato che la “mossa del cavallo” del congresso straordinario ha portato a Matteo Salvini è l’apertura di una crepa interna alla fronda nordista. Luca Zaia è contrario alla presentazione di una mozione centrata sulla questione settentrionale. Non perché non ne condivida l’urgenza ma perché è sicuro che il segretario uscente, in corsa per la riconferma, si farà promotore di un’istanza simile e che, quindi, con il voto palese, la mozione presentata dai cosiddetti ribelli nordisti potrebbe non passare. Il presidente del Consiglio regionale veneto, invece, non sarebbe contrario a un’eventuale candidatura di Massimiliano Romeo. Con il voto segreto, riservato ai candidati alla segreteria – è il ragionamento -, il segretario della Lega lombarda potrebbe ottenere una buona percentuale, forse anche «intorno al 20 per cento» (l’ultimo sfidante di Salvini, Gianni Fava, nel 2017 ottenne il 17,30 per cento e fu considerata una bruciante sconfitta; lo stesso, prima di lui, accadde a Umberto Bossi che, nel 2013, ottenne il 18,34 per cento).

Salvini blinda il congresso e divide la fronda nordista
Luca Zaia (Imagoeconomica).

I governatori contro il voto palese

Di avviso opposto a Zaia sono gli altri “frondisti”. Da Romeo ad Attilio Fontana, da Massimiliano Fedriga a Maurizio Fugatti, i governatori da settimane speravano che il regolamento del congresso estendesse il voto segreto anche alle mozioni congressuali e agli emendamenti allo statuto. E invece la commissione statuto e regolamento del congresso, guidata da Roberto Calderoli, ha deliberato il voto palese per questi due passaggi. Insomma, per usare le parole di Romeo, sarebbe stato architettato un bel «trappolone» per i nordisti che avrebbero voluto far sentire la loro voce almeno sui contenuti della assise.

Salvini blinda il congresso e divide la fronda nordista
Maurizio Fugatti, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga (Ansa).

La riunione del federale tra assenze e videocollegamenti

Come ammesso dallo stesso Romeo, i frondisti infatti non credono nella possibilità di vittoria di un loro eventuale candidato in un congresso ‘blindato’ dalla riproposizione degli stessi 700 delegati convocati a Firenze un anno e mezzo fa. Per correre, il lombardo dovrebbe presentare 80 firme di delegati (la quota è diminuita) raccolte in almeno quattro Regioni. Le regole del congresso sono state presentate da Salvini durante una breve – e poco partecipata – riunione del consiglio federale. Convocato nella sede della Lega in via Bellerio a Milano, l’incontro è durato circa un’ora. E ha parlato solo il segretario. Tra i dirigenti, solo una decina era presente, la maggior parte era collegata. Dal Veneto è arrivato solo il presidente della Camera Lorenzo Fontana, tra i lombardi erano presenti la vicesegretaria Silvia Sardone e il capo dei Giovani Luca Toccalini. Gli altri big, tra cui Romeo, partecipavano da remoto e non sono intervenuti. Insomma, un federale all’insegna del laissez faire. Un anticipo dell’atteggiamento che i critici di Salvini si apprestano a tenere anche nei confronti del congresso, che sarà presieduto da Lorenzo Fontana; vicepresidente Sardone.

Salvini blinda il congresso e divide la fronda nordista
Silvia Sardone e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Torna la segreteria politica: ci saranno anche i ribelli?

E anche qui il fronte si divide. Fedriga sarà trattenuto in Friuli-Venezia Giulia dalla cresima del figlio, mentre Zaia ha assicurato che non mancherà. «Vado e dico quello che penso», avrebbe confidato l’ex doge ai suoi, «dirò che il sovranismo è liberticida». Salvini ha anticipato anche che chiederà alla commissione statuto di proporre un emendamento per la modifica del simbolo del partito ma non ha fornito ulteriori dettagli. Da tempo, il segretario usa la dicitura Lega sulla sua pagina social, senza “Salvini premier” sopra la sagoma del guerriero Alberto da Giussano (la modifica intercetterebbe anche la richiesta di indicare il candidato premier, ovvero Giorgia Meloni per il centrodestra, introdotta dalla nuova legge elettorale). Per potersi ricandidare Salvini si è dovuto dimettere. Ha preteso le dimissioni anche dei suoi vice e nominato vicesegretario vicario il tesoriere Alberto Di Rubba, che avrà il compito di traghettare il partito verso il congresso del 24 e 25 ottobre.

Salvini blinda il congresso e divide la fronda nordista
Alberto Di Rubba (Imagoeconomica).

Il fu capitano ha anche fatto sapere che nominerà una segreteria politica con la quale condividere «onori e oneri» del partito. La segreteria, organo apparso in passato poi rinnegato e trasformato in tavolo dei territori, dovrebbe essere più snella del consiglio federale e prevedere la partecipazione di una decina di dirigenti del territorio. Si vedrà se coinvolgerà anche i riottosi. Per ora, il segretario leghista avrebbe – secondo quanto si apprende – chiesto a tutti governatori di partecipare in prima persona alle prossime elezioni politiche, offrendo loro il posto di capolista in cinque collegi ciascuno.