Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta

Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale

Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).

I possibili scenari

Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Conte non ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).

Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Le condizioni per non tornare al voto nel 2029

Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

«Mi faranno prima beato, poi santo»: così disse Carlo Acutis alla mamma, cui era apparso in sogno dopo la sua morte. Lo ha raccontato lei stessa nel salotto de La volta buona, mentre la conduttrice Caterina Balivo annuiva devotamente. Non è blasfemia pensare che la signora Acutis avrebbe preferito per suo figlio successi più secolari e terreni a una carriera post-mortem, pur brillante. E comunque, un figlio morto nel 2006 per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel cuore dei suoi genitori è già un angelo, senza bisogno di macchinosi processi di canonizzazione per assurgere agli status meno prestigiosi di beato e santo.

Domenica sfiorati i 4,3 milioni di spettatori

Ci piace immaginare che Carlo, che anche in Paradiso rimaneva un ragazzino, per di più piemontese, in quel sogno parlasse dei futuri onori degli altari con un filo di subalpino e autoironico understatement. Lo stesso che deve averlo spinto a non rivelare a sua madre un’altra e ben più strabiliante predizione: «Realizzeranno un film su di me che verrà trasmesso da Canale 5 e sbancherà l’audience». Sì, sbancata: malgrado il titolo pedestre Il mio nome è Carlo (scelto forse perché Vita da Carlo era già stato preso da Verdone), il biopic diretto da Giacomo Campiotti ha sfiorato domenica i 4,3 milioni di spettatori, accaparrandosi un terzo della platea televisiva.

Non si tratta soltanto di vetusti “telemorenti“, come li chiama Dagospia: la storia di san Carlo Acutis, a base di preghiere, sacrifici, morte prematura e miracoli, ha conquistato il segmento più ghiotto e imprendibile del pubblico, quello che apprezza tutti gli schermi tranne il televisore di casa: i giovani e giovanissimi (37 per cento) e addirittura i bambini (41 per cento).

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Sbaragliata la Rai nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose

Un vero colpaccio per Mediaset. Non contenta di aver scippato a mamma Rai il predominio sui giochi della fascia pre-serale (La ruota della fortuna supera regolarmente Affari tuoi) e di aver portato il Tg5 testa a testa col Tg1 (più per demeriti di Saxa Rubra che per altro), con Il mio nome è Carlo il Biscione sbaraglia l’emittente pubblica anche nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Una vittoria che sa di rivincita, pensando a quella che negli annali televisivi è ricordata come la “guerra dei santi” fra il Padre Pio Rai e l’omologo Mediaset, nel lontano 2000. In termini di ascolti, il Pio di Stato (Michele Placido) superò di poco il Pio del Cav (Sergio Castellitto), che però fu più acclamato dalla critica e replicato a raffica con successo, tanto da meritare, una volta tanto appropriatamente, il titolo di “cult“.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Michele Placido ha interpretato Padre Pio nel film di Giulio Base sulla vita del frate di Pietrelcina (foto Ansa).
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Sergio Castellitto nello sceneggiato su Padre Pio (foto Ansa).

Carlo in realtà era un baby-nerd alla Young Sheldon

Chissà se il piccolo Carlo Acutis ha visto almeno uno dei due Pio, all’epoca. Viene da dubitarne, visto che già a sei anni si era appassionato all’informatica, a nove programmava in Java e C++ e nelle pause suonava il sax. Insomma, era un baby-nerd alla Young Sheldon, distante dal cliché del santo giovinetto alla Luigi Gonzaga o alla san Domenico Savio.

Non sorprende troppo, quindi, che il pubblico giovane abbia apprezzato il biopic su un ragazzo “strano“, interpretato, peraltro, da Samuele Carrino, protagonista di un altro film di grande successo nella Generazione Alfa, Il ragazzo dai pantaloni rosa, anch’esso storia vera di un adolescente non conforme con un finale tragico, ma senza aureola postuma.

Uno smanettone modello per i giovani: non ditelo al governo…

Più sorprendente che uno smanettone per la maggior gloria di Dio venga proposto come modello agli adolescenti, proprio mentre i nostri governanti discutono su come tenerli lontani da pc, telefoni e tablet, considerati strumenti di perdizione e infiacchimento. Ma non è detto che, come protezione per i minori, un santino di san Carlo Acutis funzioni meglio del parental control.