Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.

Intesa Sanpaolo: avanti con l’offerta su Mps, pronta un’opa obbligatoria su Mediobanca

All’indomani dell’assemblea dei soci di Mps che ha bocciato la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, tramite una nota Intesa Sanpaolo ha confermato formalmente l’intenzione di proseguire con l’opas rivolta alla totalità delle azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena. La decisione di procedere è una diretta conseguenza dell’esito dei voti assembleari di Rocca Salimbeni, che hanno respinto una serie di operazioni straordinarie alternative che avrebbero mutato l’assetto della banca senese, e da cui è uscito un “no” anche alla riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria di riserve.

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Pronta un’opa obbligatoria su Piazzetta Cuccia

Il punto cruciale per il proseguimento dell’offerta di Intesa Sanpaolo riguardava la fusione per integrazione tra Mps e Mediobanca. L’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti confermato la rinuncia alla relativa ‘condizione di efficacia’ posta originariamente l’8 giugno. L’offerta, di conseguenza, resta pienamente valida e non viene annullata dal mancato accordo con Piazzetta Cuccia. La nota diffusa chiarisce infine un ulteriore passaggio: nel caso in cui l’opas su Mps dovesse perfezionarsi con successo, la banca torinese promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni ordinarie di Mediobanca che non sono attualmente detenute né da Monte dei Paschi né dalla stessa Intesa Sanpaolo.

Novaya Gazeta chiude in Russia: «Uccisi dalle autorità e dai servizi»

Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. «Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività», si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.