È entrata in vigore alle ore 2 italiane (le 3 locali) la tregua tra Ucraina e Russia volta a consentire l’accesso degli aiuti umanitari alla città di Oleshky, cittadina sulla riva meridionale del fiume Dnipro nella regione di Kherson occupata dalle forze di Mosca. L’annuncio del cessate il fuoco temporaneo era stato dato dalla Casa Bianca, che aveva attribuito il merito alla first lady Melania Trump.
Ghost town: Footage reveals the devastation in Russian-occupied Oleshky
Burned-out vehicles along the roads, destroyed buildings, and deserted streets. This is what Oleshky, a Ukrainian town in the Kherson region under Russian occupation since 2022, looks like today.
Archive drone footage released by Ukraine’s 34th Separate Marine Brigade "Borysfen" in September reveals the scale of the destruction.
A temporary ceasefire is set to begin here on October 29, following an agreement between Ukraine and Russia brokered by Melania Trump. The pause is intended to allow humanitarian aid deliveries and the evacuation of civilians.
According to estimates, between 1,700 and 2,000 people remain in the town, most of them elderly.
Non si fermano però gli attacchi russi nel resto del Paese. Missili balistici russi hanno colpito il complesso universitario di Kyiv e l’area circostante: un morto e otto feriti. Le bombe di Mosca, ha spiegato il sindaco Vitaliy Klitschko, hanno danneggiato «edifici residenziali pluripiano e privati, strutture sanitarie, una stazione della metropolitana, un dormitorio universitario, un centro commerciale, un edificio amministrativo, tram e automobili», così come il ponte Pivdennyi sul fiume Dnipro. La Russia ha inoltre lanciato attacchi nella notte su Kharkiv, uccidendo due persone.
Se il campo largo piange, pure il centro non ride. Per lo meno quello che guarda a sinistra, dove le sigle aumentano, ma sarà dura per ognuna di loro arrivare all’agognato 3 per cento, ovvero la soglia di sbarramento della legge elettorale targata Meloni. E così qualcuno propone di federarsi in una lista unitaria, non solo per le elezioni, ma anche in vista delle primarie, con un unico candidato di centro a sfidare Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma è un percorso niente affatto facile.
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).
Tabacci tende la mano a +Europa e a Più Uno
Innanzitutto, molti di questi centrini avranno il grosso problema di raccogliere le firme: per presentare una nuova lista se ne devono racimolare 450 mila in tutta Italia e 6 mila in ogni collegio. Per aggirare lo scoglio, molti stanno cercando di agganciarsi a mini-gruppi già presenti in Parlamento, per fare scendere l’asticella a 1500 firme a collegio. L’abbiamo visto in queste ore con +Europa (di Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino) che ha prenotato il “taxi” di Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro per formare il gruppo +Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa.
Bruno Tabacci (Ansa).
Tabacci è pronto ad aiutare anche Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli. I due giovedì scorso hanno presentato il loro programma nella sede della stampa estera: 43 proposte per il governo del Paese, ognuna corredata dal corrispettivo di spesa. Per Ruffini e Gabrielli le primarie dovrebbero essere aperte a più candidati (e non limitate una corsa a due) e a doppio turno. Ma se si riuscissero ad evitare, sarebbe pure meglio. E qui si spera nella Consulta e nella possibilità che venga bocciata la parte dello Stabilicum che prevede l’indicazione del premier. Se così fosse, le primarie non sarebbero più così necessarie. Più Uno, che si rifà nei valori all’Ulivo di Romano Prodi, è fermamente nel centrosinistra. E Ruffini ha lanciato l’appello ai centristi per presentarsi con una lista unica alle elezioni.
Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Bruno Tabacci (Imagoeconomica).
La rete di Alessandro Onorato e di Enzo Maraio
Matteo Renzi e la sua Casa riformista è pronto a raccogliere l’invito e a fare da collante per le varie anime centriste. Chi invece sembra svicolare è Alessandro Onorato col suo Progetto Civico che non solo vorrebbe candidarsi alle primarie, ma non sembra esaltato dall’idea di correre tutti insieme sotto un unico simbolo. «No alle ammucchiate», ha detto l’assessore romano nella kermesse di Progetto Civico all’Eur nello scorso fine settimana. E del resto perché mai Progetto Civico, nato su input di Goffredo Bettini con la benedizione di Giuseppe Conte, che ha accolto al suo interno anche ControCorrente di Ismaele La Vardera e ha stretto un accordo con i socialisti di Enzo Maraio (sfumato il passaggio di Tabacci, a dare manforte è arrivato il senatore del M5s Luigi Nave che ha traslocato nel Misto) dovrebbe mai mescolarsi con l’acerrimo nemico Renzi o con Ruffini e Gabrielli? In politica mai dire mai, e se la legge elettorale poi obbligherà all’unione tutto potrà succedere, ma al momento le posizioni e le ambizioni sembrano distinte e distanti. Anche perché Progetto Civico sta trovando sempre più la sua identità come movimento dei sindaci, cosa assai diversa dalla creatura di Gabrielli e Ruffini, «lo sbirro e l’esattore», come li ha ribattezzati Salvatore Merlo sul Foglio.
Alessandro Onorato (Imagoeconomica).
Gli appelli all’unità di Spadafora
Completa il quadro Primavera, l’associazione del redivivo Vincenzo Spadafora, ex pentastellato ed ex ministro delle Politiche giovanili, che decise di seguire Luigi Di Maio nella sfortunata scissione dal M5s. Spadafora da tempo invita i centristi a unirsi: «Concretamente ci vuole un bel bagno di realtà», ha ricordato in una recente intervista al Corriere della sera. «Noi realtà del centro nate di recente abbiamo percentuali simboliche dello zero virgola. A stento si arriva all’1 per cento. Nessuna ha scaldato i cuori a tal punto da pensare che da sola può farcela. Non c’è stato a sinistra “l’effetto Vannacci”. Non si può continuare ad andare ognuno per la sua strada, se vogliamo bene al Paese». L’aiuto di Schlein a Rifondazione comunista.
Vincenzo Spadafora (Imagoeconomica).
Tra i “piccoli”, anche se lontanissimo dal centro, c’è anche Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo, a cui Elly Schlein ha di recente “prestato” il senatore dem Andrea Crisanti, passato al Misto in modo da consentire al partito di raccogliere “solo” 1500 firme per collegio. Insomma, gruppi, listini e movimenti che da soli hanno percentuali da prefisso telefonico, ma insieme possono fare numero insieme alle forze principali del campo largo (Pd, M5S e Avs) per raggiungere l’agognato 42 per cento che farebbe scattare il premio di maggioranza.
Andrea Crisanti (Imagoeconomica).
Le mosse interne al centrodestra
Dall’altra parte, nel centrodestra, il centrino è meno affollato. C’è Noi Moderati di Maurizio Lupi, che nacque su ispirazione di Ignazio La Russa per “svuotare” Forza Italia, fallendo l’obiettivo (è inchiodato da anni all’1 per cento). Ora subirà pure la concorrenza di Sud chiama Nord di Cateno De Luca e dell’ex viceministra conque stelle all’Economia Laura Castelli, che punta al 2 per cento su scala nazionale e in Parlamento ha avuto l’aiutino di Giorgia Meloni, che gli ha prestato un suo deputato, Luca Sbardella, sempre in chiave anti-firme. Cateno De Luca sarà a Roma col suo movimento nei prossimi tre giorni per una kermesse dove si alterneranno ministri e giovedì ci sarà pure la premier. Meloni è stata generosa anche nei confronti di Marco Rizzo, prestandogli il senatore di Fdi Antonio Guidi, che ha fondato a Palazzo Madama la componente del nuovo partitino Italia Domani, nato dalle ceneri di Democrazia Sovrana Popolare. «Escludo di candidarmi col centrosinistra», ha assicurato l’ormai rossobruno Rizzo, ormai sempre più bruno e sempre meno rosso. E per la Meloni tutto fa brodo.