Poste italiane, superate le 300 mila richieste di passaporto negli uffici postali

Superate le 300 mila richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentate presso gli uffici postali italiani. Il mese di agosto 2026 ha fatto registrare il record di 16.947 passaporti erogati. Il precedente massimo era stato raggiunto nel mese di febbraio dello stesso anno con 15.940 passaporti rilasciati, segnando quindi un aumento delle richieste dallo scorso primato del 6 per cento. Il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto è disponibile in 6.932 uffici postali Polis (situati in Comuni con meno di 15 mila abitanti) e in 431 uffici postali di grandi città come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Firenze, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

I dati in dettaglio

Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. A oggi sono state presentate 300.154 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 236.531 presso gli uffici Polis attivi nei Comuni con meno di 15 mila abitanti, e 63.623 negli altri uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i Comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Bergamo (18.555), Verona (18.418), Vicenza (16.712) e Monza (11.833).

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente

E se qualcuno dei miei figli tornasse a casa da una manifestazione con una bicicletta da 3 mila euro, sneakers ultimo modello e giubbotti firmati? Gli direi: «Accidenti, qualcosina per la mamma, no?». E mentre lo scrivo, mi chiedo se la battuta è solo un attacco scanzonato per questo pezzo o se, sotto sotto, lo penserei veramente, mentre copro il figlio o la figlia di improperi e tremo all’idea che la polizia venga a prenderlo. Proprio io, che restavo impietrita quando, alla fine del giro in centro il sabato pomeriggio, qualche mia amica esibiva il lucidalabbra sgraffignato nel giro al supermercato dove io mi ero limitata a guardare sospirando.

L’unico diritto ancora sacro è quello di proprietà

Così, prima di domandarmi cos’hanno in testa i ragazzi che hanno devastato il centro di Milano saccheggiando i negozi in sprezzo all’unico diritto considerato ancora sacro, quello di proprietà, mi interrogo su cosa passa per la testa a me, adulto e genitore. E a quelli – non pochi, credetemi, anche italianissimi e non diseredati – che pur fra lo sdegno, la rabbia, i timori e il dispiacere, non schiumano di rancore contro i ragazzini e non invocano manganelli e prigione. Magari vanno a riprenderseli e li riportano a casa per un orecchio, come hanno fatto alcuni genitori a Milano, ma sentono che, al di là dei metodi, i pargoli hanno maledettamente ragione. Le stesse forze sovrastanti che hanno stritolato il nostro potere, non solo d’acquisto, hanno distrutto le loro opportunità di costruirsi un avvenire. Non migliore di quello dei loro padri, semplicemente un futuro. Finiti i tempi in cui «anche l’operaio vuole il figlio dottore», come lamentava la Contessa di Paolo Pietrangeli, l’operaio di oggi è in cassa integrazione perché l’industria di Aldo vuole delocalizzare, e spera che il figlio si tenga stretto il lavoro precario da rider.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente

Dall’esproprio proletario all’esproprio giovanile

Quando apocalisse climatica e fine del mondo a causa dell’IA sono diventati argomenti di conversazione quotidiana, c’è da stupirsi che alcuni giovanissimi, derubati del futuro, cerchino di sgraffignare almeno qualche spicciolo di presente, sotto forma di oggetti costosi che non potrebbero permettersi né ora né mai? Negli Anni 70 rubare nei supermercati (e mica pane e stracchino, ma caviale e champagne) era chiamato esproprio proletario; oggi impossessarsi di bici e scarpe di lusso potrebbe definirsi esproprio giovanile, perché la classe che si sente oppressa, sfruttata, condannata più di altre dalle ineguaglianze provocate da decenni di non-redistribuzione della ricchezza è quella degli under-20.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Scontri tra polizia e casseur a Milano (Ansa).

Un movimento tutto social e challenge ma senza strutture

Poi, certo, il web, le challenge, i video sui social, dove a darti diritto di cittadinanza basta uno smartphone, e non il “sangue” o una burocrazia insensata e più aderente all’agenda sovranista che alla realtà. La tragica ironia è che il traffico generato sui social dalle proteste dei giovani consolida il potere dei tecnomiliardari globali che hanno ridotto i governi in stato di vassallaggio. Anche perché le chiamate via social che in poche ore radunano in piazza migliaia di ragazzi creano sì masse imponenti in grado di paralizzare e devastare le città, ma politicamente inconsistenti. I giovani pagano facilità e rapidità nel riempire le piazze con la difficoltà di dare al loro movimento una struttura durevole e dei portavoce in grado di sostenere un dialogo con la politica, se questa avesse davvero voglia di ascoltarli.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Scontri a Milano (Ansa).

Alla politica interessa solo l’effetto della rivolta sul voto

Disgraziatamente, siamo alla vigilia di un anno elettorale (non solo in Italia), e ciò che interessa ai partiti è l’effetto delle proteste sulle intenzioni di voto. Dialogare con quella che i media generalisti presentano invariabilmente come un’orda di «maranza» e «teppisti» fa perdere consensi, e non solo nell‘elettorato di destra, che vorrebbe una gioventù irreggimentata, umile e disposta a dare presto figli (bianchi) alla patria. Nemmeno la sinistra vuole inorridire le sue contesse della Ztl, appoggiando quelli che gli incendiano la macchina sotto casa. Ma i giovani aspettano che qualcuno dal campo largo risponda alla domanda: «State dalla parte di chi ruba nei supermercati, o di chi li ha costruiti rubando?». Sono versi di una vecchia canzone di De Gregori, ma starebbero bene anche nel brano di un trapper contemporaneo.

Paura di nuovi disordini a Milano, molti negozi restano chiusi

Dopo le scene di guerriglia urbana e i saccheggi del fine settimana, diversi negozi del centro di Milano – soprattutto del lusso – oggi hanno tenuto le serrande abbassate per il timore di nuovi disordini. Anche alcuni supermercati non hanno riaperto. Intanto si sono intensificati i controlli nella zona di piazza del Duomo da parte di poliziotti in borghese e carabinieri. Oggi inoltre a Roma si è tenuto un vertice sull’ordine pubblico, convocato dalla premier Giorgia Meloni.

Il bilancio degli scontri del 18 ottobre

Sono state 271 le persone accompagnate in questura a Milano per i disordini del 18 ottobre, di cui 60 stranieri e 220 minori. In totale sono 32 gli arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minori. La Procura di Milano ha chiesto il carcere nei confronti di cinque maggiorenni arrestati per devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, che «hanno dato prova di una assoluta disinvoltura ad improvvisare azioni distruttive di rara violenza». Deciderà il gip sulla convalida. Le persone denunciate sono state 28, di cui 15 stranieri e 23 minori. Dei 271 accompagnati in questura per 174 è scattato il fermo di prevenzione di polizia introdotto dall’ultimo decreto sicurezza. Negli scontri sono rimasti feriti 14 operatori delle forze dell’ordine.

La stretta del governo contro i violenti

Per quanto riguarda il vertice sull’ordine pubblico, il governo è al lavoro per una stretta: alcune misure sono già previste nel ddl sicurezza all’esame del Senato. Ma si ragiona anche a eventuali blocchi stradali i vista della manifestazioni già annunciate per i prossimi sabati dal “Movimento 17 ottobre“. Inoltre, spiegano fonti di Palazzo Chigi, c’è la concreta possibilità che in tempi brevi – forse già domani – venga varato un decreto legge da esaminare in Consiglio dei ministri. Gli uffici legislativi, inoltre, stanno approfondendo anche misure proposte delle forze di polizia per individuare altri interventi per rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto.

Israele, perché Gantz ha ritirato la candidatura a pochi giorni dalle elezioni

A otto giorni dalle elezioni in programma il 27 ottobre in Israele l’ex capo dell’IDF ed ex ministro della Difesa Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco, ha annunciato il ritiro della sua candidatura. La notizia arriva dopo mesi di sondaggi secondo cui la formazione politica nata nel 2019 (che attualmente ha otto seggi alla Knesset) non sarebbe riuscita a superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Nonostante la decisione di Gantz di non candidarsi alle elezioni, il suo partito (in israeliano Kahol Lavan) rimarrà sulla scheda elettorale. Verrà tuttavia rimosso qualora tutti i candidati decidessero di non partecipare alla competizione.

Gantz: «Continuerò a lottare per l’unità»

«Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma continuerò a lottare per l’unità», ha dichiarato Gantz, che si è fatto da parte a seguito delle pressioni dei principali partiti di opposizione, i quali temevano la dispersione di voti preziosi. L’ex ministro della Difesa ha definito il passo indietro «l’unica soluzione in grado di prevenire un altro disastro e proteggere Israele da tutte le sfide, sia interne che esterne». Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha ringraziato Gantz per essersi ritirato dalla competizione elettorale, scrivendo su X che si è trattato di una decisione «corretta e responsabile». Anche il leader dei Democratici, Yair Golan, che quello dell’opposizione, Yair Lapid, hanno lodato la scelta di Gantz.

Il governo accoglie la proposta di un Consiglio Ue a Roma a 70 anni dai Trattati

Il governo italiano ha accolto la proposta del presidente Antonio Costa di tenere a Roma il Consiglio europeo di marzo 2027 in occasione del 70esimo anniversario dei Trattati di Roma, iniziativa che consentirebbe di riportare i leader per un vertice europeo nel luogo dove nel 1957 fa vennero firmati i Trattati istitutivi. Si tratterebbe della prima volta dal 2003 di un Consiglio Ue fuori dall’usuale sede di Bruxelles, come stabilito dal Trattato di Nizza. La decisione dovrebbe essere adottata formalmente a Bruxelles nelle prossime settimane.

Stadio della Roma a Tor di Valle, assolto in appello Marcello De Vito

I giudici della terza sezione di Appello di Roma hanno sostanzialmente ribaltato la sentenza di primo grado nel procedimento legato allo stadio della Roma che doveva sorgere a Tor di Valle (il nuovo impianto del club giallorosso verrà costruito a Pietralata): assolti l’ex presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (era stato condannato a 8 anni e 8 mesi), ex presidente del consiglio comunale di Roma, l’avvocato Camillo Mezzacapo (9 anni) e Luca Lanzalone (3 anni), ex presidente dell’azienda pubblica Acea. Assolti anche Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto. Per Giulio Centemero – ex tesoriere della Lega – e Andrea Manzoni è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Rideterminata a 8 mesi la pena per Andriano Palozzi, che era stato condannato a 1 anno e 10 mesi. Nei confronti dell’imprenditore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui avrebbe dovuto essere costruito lo stadio, la condanna è scesa a 3 mesi dai 2 anni inflitti in primo grado.

De Vito: «Finalmente è stata fatta giustizia»

«Finalmente è stata fatta giustizia. Sono stati sette anni durissimi che hanno distrutto la vita politica e professionale, dopo otto mesi di detenzione mentre facevo il presidente dell’assemblea capitolina a Roma come cittadino più votato», ha dichiarato l’ex M5s De Vito. In primo grado erano stati assolti, Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti, Davide Bordoni e l’ex assessore regionale Michele Civita. Il progetto dello stadio a Tor di Valle, risalente al periodo in cui a Roma governa il Movimento 5 stelle, era stato al centro di indagini che avevano portato l’accusa – secondo cui 400 mila euro erano finiti nelle casse di fondazioni vicine ad alcuni partiti – a chiedere complessivamente 22 condanne per i reati di corruzione, traffico di influenze e finanziamento illecito a carico di professionisti e politici di vari schieramenti.

È morta Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2

È morta a 57 anni Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2. Nata a Roma e laureata in Lettere moderne all’Università La Sapienza, aveva iniziato l’attività professionale negli Anni 90 collaborando con diverse emittenti radiofoniche e televisive della Capitale. Nel 2000 era approdata al Tg2, dove ha svolto gran parte della sua carriera. Nel corso degli anni è stata impegnata nella redazione Esteri, seguendo temi internazionali e realizzando numerosi reportage. Oltre all’attività giornalistica, Ruggeri si era dedicata alla scrittura e alla fotografia, senza mai far mancare una costante attenzione al sociale e all’ambiente. Per 20 anni aveva presieduto, dopo averla fondata, la onlus Il rifugio delle code felici, impegnata nella lotta al randagismo, ed era vicepresidente di Greenaccord, associazione di giornalisti attiva sui temi ambientali.

Il cordoglio della Rai

La Rai ha espresso profondo cordoglio per la sua scomparsa, elencando i suoi molteplici impegni – caporedattrice della redazione Scienze del Tg2, giornalista, scrittrice e autrice di reportage e approfondimenti che hanno saputo raccontare con sensibilità e competenza temi di grande rilevanza. «Nel corso della sua lunga attività professionale, prima nella redazione Esteri e poi alla guida della redazione Scienze, ha contribuito con passione e professionalità al lavoro del Tg2, distinguendosi anche per l’attenzione ai temi sociali, alla tutela degli animali e alla valorizzazione dei territori», si legge in una nota. «La Rai si stringe con commossa partecipazione alla redazione del Tg2, ai colleghi che hanno condiviso con lei il percorso professionale e ai suoi familiari, ai quali rivolge le più sentite condoglianze, con un pensiero particolare alla figlia».

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?

Ci siamo: Francesco Kamel, portavoce e capo segreteria del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il primo novembre se ne va dal Viminale. L’approdo è di quelli sontuosi, a Leonardo, come direttore degli Affari istituzionali: così ora, visto che persino l’uomo della comunicazione di Palazzo Chigi Fabrizio Alfano viene dato in uscita verso Eni, sono sempre meno quelli che resistono da inizio legislatura.

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?

Ma la vera domanda è: adesso cosa farà Piantedosi? Pare che, al termine di una lunga riflessione, abbia deciso di non prendere nessuno al posto di Kamel: fino al termine del mandato (a seconda di quando ci saranno le elezioni, si parla di sei mesi o al massimo un anno) il ministro resterà da solo a gestire la comunicazione. Secondo le indiscrezioni che girano, significa che tutto finirà sotto il controllo della regia mediatica di Fratelli d’Italia, dato che Piantedosi viene indicato ormai da tutti come candidato alle Politiche 2027 proprio con il partito di Giorgia Meloni.

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Matteo Piantedosi (Ansa).

Certo, bisognerà tenere a bada qualche esuberanza comunicativa di Piantedosi. Dalle supercazzole sullo scudo penale per i poliziotti fino all’ultima uscita contro Beppe Sala a proposito degli scontri in piazza, e cioè questa: «Il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti». Se è riuscito a fare certe dichiarazioni quando ancora era seguito da un portavoce, figuriamoci senza…

La Commissione Ue contesta a Kkr informazioni fuorvianti su operazione Tim

La Commissione europea ha informato Kkr in merito alla sua valutazione preliminare secondo cui la società avrebbe fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti durante l’indagine condotta nel 2024 dalla Commissione stessa sull’acquisizione di NetCo. Il 19 aprile 2024, Kkr aveva notificato all’ente europeo un’operazione che prevedeva l’acquisizione del controllo esclusivo sulla società, che comprende le attività relative alla rete fissa primaria e dorsale di Tim – ovvero l’infrastruttura a banda larga che collega la centrale agli armadi stradali – nonché FiberCop. Prima dell’operazione, FiberCop era una joint venture tra Tim e Kkr che includeva la rete fissa secondaria di Tim, ossia l’infrastruttura a banda larga che collega gli armadi stradali alle sedi degli utenti finali. L’operazione ha riunito le reti primaria e secondaria di Tim all’interno di FiberCop, conferendo a KKR il controllo esclusivo su quest’ultima.

I dubbi di operatori terzi e della stessa Commissione

Nel corso dell’indagine, la Commissione ha approfondito i timori espressi da diversi operatori terzi secondo i quali, in seguito all’operazione, FiberCop avrebbe potuto limitare l’accesso ai servizi passivi (ovvero all’infrastruttura). Alla luce di tali rischi, la Commissione ha sollevato seri dubbi in merito all’operazione e chiesto informazioni a Kkr. Il fondo americano ha spiegato che gli accordi a lungo termine già in essere – attraverso i quali FiberCop forniva servizi all’ingrosso a operatori terzi – sarebbero rimasti in vigore, garantendo che Kkr non potesse né peggiorare le condizioni di accesso all’ingrosso né porre fine a tale accesso. Il 30 maggio 2024, la Commissione ha autorizzato l’operazione senza condizioni.

La contestazione di aver fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti

Nella comunicazione degli addebiti del 19 ottobre 2026, la Commissione esprime l’avviso preliminare che Kkr, quantomeno per negligenza, abbia fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti in merito alle condizioni dei suoi accordi a lungo termine già in essere per l’accesso all’ingrosso. Tra queste, l’indicazione che le condizioni esistenti avrebbero continuato a trovare applicazione, dato che avrebbero potuto essere modificate solo previo accordo reciproco con gli operatori terzi. Tali informazioni, fondamentali ai fini della valutazione dell’operazione da parte della Commissione, sono state fornite in risposta a richieste di informazioni avanzate dalla Commissione stessa.

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili

Il deputato di FdI Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi, ha affermato che «in base agli elementi acquisiti» nel corso delle indagini, nel presunto omicidio del capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuto il 6 marzo 2013, «sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione» che inizialmente non avrebbe dovuto portare all’uccisione, «e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone», al momento non ancora individuate, «da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni». L’Ufficio di presidenza, ha spiegato Vinci, «ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti», in particolare con Saverio Giampà, già incarcerato per altri motivi. Mussari e Ceccherelli non sono indagati da nessuna Procura.

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili
Giuseppe Mussari (Ansa).

Chi sono Mussari e Ceccherelli

Mussari è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi dal 2001 al 2006: ieri Massimo Giletti aveva anticipato via social le conclusioni della Commissione d’inchiesta, indicandolo come presunto mandante: il banchiere ha annunciato una querela nei confronti del giornalista: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali». Ceccherelli, detto Lo Zena, è invece un calciante del calcio storico fiorentino.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, durante una telefonata con Donald Trump avvenuta il 9 ottobre, Vladimir Putin ha proposto al presidente statunitense un vertice trilaterale con l’omologo cinese Xi Jinping per discutere della fine della guerra in Ucraina senza Volodymyr Zelensky, in modo da negoziare a condizioni favorevoli per Mosca.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi
Vladimir Putin e Xi Jinping (Imagoeconomica).

Il Cremlino avrebbe proposto di tenere l’incontro trilaterale a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) che si svolgerà il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina. L’idea sarebbe stata comunicata attraverso i canali diplomatici a Pechino, che avrebbe dato disponibilità in caso di semaforo verde da parte di Washington. Secondo il Wsj, che cita un funzionario vicino alla Casa Bianca, Trump non avrebbe ancora dato il suo consenso, ma potrebbe essere «favorevolmente propenso» all’idea, dato il suo desiderio di mantenere la promessa elettorale di risolvere il conflitto in Ucraina.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi
Vladimir Putin e Donald Trump (Imagoeconomica).

Scontri a Milano, 32 arrestati e 14 agenti feriti

È di 14 operatori delle forze dell’ordine feriti e di 271 persone accompagnate in questura il bilancio degli scontri di domenica 18 ottobre 2025 a Milano, secondo fonti di polizia. Di questi, 220 sono minori, 60 stranieri, 32 sono stati arrestati (13 stranieri, 23 minori) e 28 denunciati (15 stranieri, 23 minori). In 174 sono stati trattenuti ai sensi del fermo di prevenzione. Intanto la procura di Milano ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per i cinque maggiorenni, ragazzi tra i 18 e i 20 anni, arrestati sabato per la guerriglia urbana in centro. Sono accusati, a vario titolo, di resistenza pluriaggravata e devastazione e saccheggio. La richiesta, firmata dalla pm Giovanna Cavalleri, che segue le indagini della Polizia con il procuratore Marcello Viola, è salita all’ufficio gip e il giudice dovrà fissare gli interrogatori.

Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti

Il World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite ha annunciato che, a causa della carenza di fondi, è stato costretto a ridurre di circa un terzo l’assistenza alimentare nella Striscia di Gaza: mezzo milione di persone perderà dunque l’accesso a un sostegno fondamentale, peraltro all’avvicinarsi dell’inverno.

L’annuncio del World Food Programme

Negli ultimi tre anni, l’assistenza alimentare del Wfp ha rappresentato un’ancora di salvezza per una quota che arriva fino al 90 per cento delle famiglie a Gaza. Dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, l’agenzia dell’Onu ha raggiunto circa 1,6 milioni di gazawi ogni mese, fornendo pacchi alimentari, farina di frumento, pane, pasti caldi, supporto nutrizionale, spuntini scolastici e assistenza in denaro. Il Programma alimentare mondiale, adesso, non dispone però più di fondi sufficienti per mantenere tale livello di sostegno, che resterà appannaggio di 1,1 milioni di persone. A causa di «carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti», ha dichiarato con rammarico l’agenzia dell’Onu in un comunicato firmato da Shaun Hughes, direttore del Programma alimentare mondiale nei territori palestinesi: «Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile». Nella nota, il Wfp ha inoltre esortato la comunità internazionale a «non distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo a Gaza».

Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti
Camion di aiuti a Gaza (Ansa).

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Colombo di Genova. Una protesta decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo Paese, se le questioni non esplodono, non si arriva a capo di nulla», ha detto Armando Palombo della Fiom denunciando lo strappo dei commissari. «Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città. Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare 10 anni per il green mentre il mercato tira. I rotoli devono arrivare subito», ha aggiunto. La cassa integrazione, ha evidenziato Nicola Appice di Fim Cisl, rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. «Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito, siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro».

Vertice sull’ordine pubblico convocato da Meloni: le proposte sul tavolo

Dopo quanto accaduto nel fine settimana non solo a Milano, ma anche in diverse altre città come Torino e Bologna, Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico per fare il punto sui cortei di protesta e sugli incidenti e prendere subito misure urgenti. Oltre ai leader dei partiti di governo e al responsabile dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbero essere presenti anche i vertici dell’Intelligence e delle Forze dell’ordine: ecco le proposte sul tavolo.

«Ho convocato a Palazzo Chigi una riunione sull’ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos. Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti», ha scritto Meloni sui social.

Le opzioni sul tavolo

L’opzione più accreditata è quella di agire attraverso emendamenti al dl giustizia alla Camera (i termini scadono oggi alle 12:30). Meno percorribile quella che prevederebbe modifiche al ddl sulla sicurezza in discussione al Senato. In alternativa, dal vertice potrebbe uscire un provvedimento ad hoc da portare in Consiglio dei ministri. In ogni caso, l’intenzione nel governo è quella di procedere con immediatezza come reazione agli incidenti di questo weekend, a partire dal rafforzamento dell’operazione Strade sicure, con una maggiore presenza dell’esercito e delle Forze dell’ordine.

La Lega, da parte sua, sta spingendo per trasformare in decreto legge alcune delle norme contenute nel disegno di legge in discussione al Senato: tra le proposte il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo, l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con possibilità di ricorrere all’arresto differito. Ma a chiedere una stretta sui minorenni è anche Forza Italia, che ha proposto di «dotare le forze dell’ordine degli strumenti regolamentari e normativi per procedere all’arresto dei minorenni, specie nei casi di devastazione e saccheggio, e accelerare l’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni».

Proteste Francia, il ministro dell’Interno presenta le dimissioni ma Macron le respinge

Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha presentato le proprie dimissioni dopo aver ammesso che la polizia ha «perso il controllo» in alcune città durante le violente proteste scoppiate nel fine settimana, parlando di una «mancanza di previsione» nei preparativi e ammettendo di sentirsi «responsabile di tutto ciò che è accaduto». Il presidente Emmanuel Macron, pur criticando duramente le carenze, le ha però respinte per «garantire la continuità nella guida delle forze dell’ordine». Ha dunque chiesto a Nunez di «adottare tutte le misure necessarie per assicurare trasparenza riguardo alle lacune nella pianificazione e nell’intelligence che hanno condotto alle violenze» e di «introdurre nuovi metodi operativi per le forze di sicurezza al fine di gestire la crisi». Durante le manifestazioni sono stati disposti 2.331 fermi di polizia, di cui 350 solo a Parigi. Il 70 per cento riguarda persone maggiorenni, molto spesso già note alle forze dell’ordine. Ci sono già decine di casi di custodia cautelare, tra cui 13 a Marsiglia.

La favola degli extraprofitti: il fisco ha bisogno di regole, non di bersagli

C’è una parola che andrebbe bandita dal vocabolario economico, ma che la politica maneggia con troppa disinvoltura: extraprofitti. Un’invenzione lessicale che serve a rendere presentabile ciò che altrimenti apparirebbe per quello che è, un prelievo arbitrario sui guadagni di qualcuno. Perché i profitti esistono, gli extra no: servono soltanto a giustificare lo Stato quando decide di mettere le mani nelle tasche dei privati. 

La favola degli extraprofitti: il fisco ha bisogno di regole, non di bersagli
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La favola del guadagno eccessivo e la “confisca morale”

Il governo Meloni vuole cinque miliardi da banche e assicurazioni per far quadrare la manovra. Ormai è un rito d’autunno. Nel 2023 la tassa annunciata a sorpresa in pieno agosto, con la Borsa in picchiata, fu poi annacquata fino a fruttare quasi nulla. L’anno scorso fu la volta del contributo «concordato», con Forza Italia a escludere gli extraprofitti come roba da Unione Sovietica. Quest’anno il bis. Cambiano le etichette, resta la favola dei guadagni eccessivi, quasi esistesse una misura giusta del profitto oltre la quale scatta una sorta di confisca morale. Un po’ come il calmiere che il gran cancelliere Antonio Ferrer impose al pane nella Milano dei Promessi sposi: il giusto prezzo stabilito per decreto, con i risultati che Manzoni ci ha raccontato. Ma chi decide quanto un’impresa abbia diritto di guadagnare, il mercato o il Consiglio dei ministri? 

La favola degli extraprofitti: il fisco ha bisogno di regole, non di bersagli
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

La discrezionalità dello Stato nei salvataggi

Le banche hanno beneficiato di una congiuntura favorevole, soprattutto grazie all’aumento dei tassi d’interesse. Come in altre stagioni è andata bene alle aziende farmaceutiche, alle maison del lusso, ai produttori di semiconduttori e via discorrendo. Quando il Covid fece sparire l’Amuchina dagli scaffali, spingendone il prezzo alle stelle, a qualcuno venne forse in mente di chiedere un obolo al suo produttore? Del resto, il mercato non garantisce a nessuno una rendita perpetua. Talvolta premia, altre volte punisce. E quando le cose vanno male lo Stato non si precipita a ripianare le perdite di nessuno. O meglio, di quasi nessuno: qualcuno ha avuto la fortuna di vedersi togliere le castagne dal fuoco a spese dei contribuenti, e chi ha contato le resurrezioni di Alitalia o i prestiti ponte all’ex Ilva sa bene di che cosa si parla. Anche lì, evidentemente, la discrezionalità non manca. Con una costante: a decidere chi merita di essere salvato e chi invece deve pagare è sempre la politica. 

La favola degli extraprofitti: il fisco ha bisogno di regole, non di bersagli
Uno stabilimento Angelini (Imagoeconomica).

Se i profitti altrui sono considerati una risorsa pubblica

La questione non è difendere i banchieri, esercizio peraltro assai poco remunerativo in termini di consenso, ma il principio che in un sistema liberale le tasse si pagano secondo regole generali, fondate sulla capacità contributiva e sulla progressività dell’imposta. Non sulla base delle simpatie del governo o della sua valutazione su quanto una categoria abbia guadagnato. Una volta introdotto questo criterio, il confine diventa mobile e si entra in una terra di nessuno nella quale il successo economico, anziché essere premiato, diventa un’aggravante. C’è poi un aspetto che i fautori di queste operazioni fingono di ignorare. Le imprese non sono enti di beneficenza: se aumentano i loro costi, cercano di trasferirli sui clienti. Le banche possono farlo attraverso commissioni e condizioni meno favorevoli, le assicurazioni aumentando i premi. Non sempre e non integralmente, perché esiste la concorrenza, ma abbastanza da rendere probabile che una parte del conto finisca sulle spalle proprio di chi dovrebbe beneficiare dell’operazione. Il paradosso è che tutto questo venga da un governo che si proclama liberale, amico degli imprenditori e del mercato, salvo poi considerare i profitti altrui una risorsa pubblica alla quale attingere quando i conti non tornano. Un metodo certamente più comodo che tagliare la spesa improduttiva o mettere mano alle inefficienze dello Stato. Anche perché le banche non votano, e i loro clienti se ne accorgono solo spulciando l’estratto conto. 

La favola degli extraprofitti: il fisco ha bisogno di regole, non di bersagli
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il fisco dovrebbe avere regole, non bersagli

Un profitto può essere grande o piccolo, ma non eccessivo per definizione. A meno di voler stabilire per legge quanto sia lecito guadagnare. Nel qual caso, più che di economia di mercato, converrebbe cominciare a parlare d’altro. Insomma, il problema non è che le banche abbiano realizzato extraprofitti. È che il governo, non sapendo dove trovare i soldi, abbia deciso di inventarseli. E se proprio vogliamo usare il prefisso extra, riserviamolo all’operazione che Palazzo Chigi ha in animo. Forse non extra legem, di sicuro extra rationem, perché il fisco dovrebbe avere regole, non bersagli.