Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo

Una fase di stallo. Il primo passaggio del negoziato tra la National basketball association (Nba) e l’Eurolega si è concluso con un mancato accordo. Ma le parti riprenderanno il dialogo: devono farlo per forza, se vogliono evitare un conflitto che avrebbe conseguenze dannose per entrambe le parti. Soprattutto per l’Eurolega, che nei fatti è un esperimento europeo di Nba e che rischierebbe di pagare il confronto in casa propria con l’originale. Ma ciò che più inquieta la lega d’élite del basket continentale è la prospettata saldatura d’intenti e interessi tra la Nba (e la Fiba, la federazione internazionale del basket) e i colossi del calcio europeo: un’alleanza che aprirebbe una fase inedita del turbocapitalismo sportivo, nel segno di un superleghismo al cui confronto lo sgangherato tentativo di Superlega calcistica europea di aprile 2021 è roba da tornei aziendali.

A Cernobbio rigettata la proposta avanzata dalla Nba

Il primo tentativo di giungere a un’intesa è dunque andato a vuoto. È stato il 5 ottobre, quando i rappresentanti di Eurolega si sono ritrovati a Cernobbio, sul lago di Como. Un luogo quanto mai appropriato, vista la lunga consuetudine di ospitare l’annuale Forum Ambrosetti e di misurarsi con gli scenari della finanza globale. Ma il contesto non è bastato a favorire la coincidenza d’interessi. Sicché i 13 soci permanenti dell’Eurolega (Anadolu Efes Istanbul, Baskonia Vitoria-Gasteiz, Cska Mosca che però è attualmente sospeso per la guerra in Ucraina, Olimpia Milano, Barcellona, Bayern Monaco, Fenerbahçe Istanbul, Asvel Villeurbanne, Maccabi Tel Aviv, Olympiacos Pireo, Real Madrid, Panathinaikos Atene e Žalgiris Kaunas) hanno rigettato la proposta avanzata dalla Nba. Nella quale, fra le altre cose, è stata espressa la richiesta di fermare l’espansione dell’Eurolega ad altri membri permanenti.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Una partita di Eurolega tra Real Madrid e EA7 Emporio Armani (foto Ansa).

È questo uno degli aspetti che maggiormente hanno provocato malumori tra i partecipanti al meeting di Cernobbio, poiché proprio il progetto di allargare i ranghi dei soci permanenti (fino a 24) è quello sul quale si è maggiormente speso di recente Chus Bueno, che da gennaio 2026 è l’amministratore delegato di Eurolega.

Retrogusto colonialista e quella sorta di superiority complex

In linea generale, l’offerta della Nba è stata giudicata colonialista, cioè segnata da una sorta di superiority complex alimentato dalla lega del big business rispetto alla sua versione europea (ed europeizzata). E tuttavia, al di là delle posizioni unitarie di facciata, emerge che non tutti i 13 soci di Eurolega sono stati d’accordo nel respingere la proposta proveniente dagli Usa. Anzi, c’è stato parecchio malumore cui ha dato voce il proprietario del Panathinaikos Atene, Dimitris Giannakopoulos, che ha accusato la maggioranza sfavorevole di non avere interesse verso lo sviluppo del basket.

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Il proprietario del Panathinaikos Dimitris Giannakopoulos (foto Ansa).

Inoltre, club come il Real Madrid dell’eterno Florentino Pérez potrebbero dare una sgradita sorpresa mollando l’organizzazione europea per trasferirsi in Nba Europe.

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Florentino Perez, presidente del Real Madrid (Ansa).

Patto sempre più solido coi grandi del calcio europeo

Dal canto suo, la Nba continua a manifestare un atteggiamento flemmatico. Il commissioner Adam Silver insiste a dire che le trattative proseguono. Può contare sul fatto che un accordo fra le due parti dovrà per forza essere trovato, oltreché sull’appoggio della Fiba, che non vede l’ora di chiudere definitivamente i conti con la lega europea degli scissionisti. Ma la vera carta vincente nelle mani della Nba è un’altra. E riguarda il patto sempre più solido che si sta costruendo coi grandi del calcio europeo.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Adam Silver (foto Ansa).

Il potere di Nasser Al-Khelaïfi arriva fin qui

L’evoluzione dei fatti è stata ben raccontata da alcuni articoli apparsi su The Athletic e The Guardian che mettono in evidenza il gran lavoro diplomatico che sul versante europeo viene svolto dal vice commissioner della Nba, Mark Tatum. Che il 30 settembre è stato ospite a Copenaghen di un meeting di altro genere: la 33esima assemblea generale dell’European Football Club (Efc, l’ex Eca).

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Mark Tatum (foto Ansa).

Ospite di Nasser Al-Khelaïfi (presidente Efc), che nell’occasione ha lanciato un progetto di riforma mondiale del calcio di club che è una sua Opa personale sul potere calcistico globale. In questo quadro si consumano gli abboccamenti con la Nba: che sta guardando ai grandi club europei come possibili titolari di franchigie Nba Europe, in un mix tra calcio e basket che è una mossa quantomeno audace e sottrarrebbe ai club del grande basket europeo ampio margine di manovra.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Nasser Al-Khelaifi (foto Ansa).

I club recalcitranti dell’Eurolega si troverebbero improvvisamente nell’angolo, a rischio di essere sostituiti da altri club allocati nella loro stessa città o area metropolitana. È proprio il motivo del patto tra grande calcio europeo e grande basket nordamericano, che ha possibilità di essere stretto a scapito del basket d’élite europeo, a dare il senso dell’operazione: a contare sono innanzitutto gli affari, l’ortodossia di disciplina sportiva passa in secondo piano. Si sta preparando la Superlega del big business. E nessuno le sbarrerà la strada.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree

La chiamano Zona demilitarizzata (Dmz) ma in realtà è una delle frontiere più armate del mondo. Nella penisola coreana, a ridosso del 38esimo parallelo, corre il confine invalicabile e fortificato che separa la Corea del Nord di Kim Jong-un dalla Corea del Sud. Questa striscia di terra, larga 4 chilometri e lunga 248, piena di torri di guardia e fortificazioni, divide due Paesi tecnicamente in guerra dal 1953. Nel corso degli anni la Dmz ha ospitato saltuari incontri diplomatici tra Pyongyang e Seul, ed è stata scossa anche da diversi incidenti, tra cui diserzioni di soldati nordcoreani, scontri a fuoco e, soprattutto, esplosioni di ordigni.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Kim Jong-un (Ansa).

Le mine della discordia (circa 2 milioni) sul confine coreano

All’interno della Zona demilitarizzata ci sono circa 2 milioni di mine. Sono sepolte nell’area per scongiurare eventuali incursioni nemiche e spesso feriscono i militari che pattugliano il confine. L’ultimo episodio risale al 21 settembre, quando tre ufficiali sudcoreani in servizio nei pressi di Paju sono rimasti contusi a causa della deflagrazione di una mina. Per Seul sarebbe stata piazzata dai soldati di Pyongyang a Sud della cosiddetta linea di demarcazione militare, la vera separazione tra Nord e Sud, nel settore della Dmz situato nella parte sudcoreana.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Ricerca di mine nella Dmz (foto Ansa).

Il retaggio più evidente di un conflitto congelato

Il ministro della Difesa della Corea del Sud, Kang Shin-chul, al termine delle indagini preliminari sull’accaduto, ha detto che «si tratta di una chiara violazione dell’accordo di armistizio. Adotteremo le misure conseguenti». La Corea del Nord ha invece respinto le accuse descrivendo l’incidente come una «farsa meschina» orchestrata da Seul. La frontiera coreana è il retaggio più evidente di un conflitto congelato. Sui due lati i soldati sono infatti pronti a entrare in guerra in qualsiasi momento.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Soldati sudcoreani presidiano i confini con la Zona demilitarizzata (foto Ansa).

Tra propaganda e provocazioni

È questa tensione asfissiante che nel 1993 spinse l’allora presidente statunitense Bill Clinton a definire la Dmz come «il luogo più spaventoso della Terra». Ma cosa succede sul confine? Le truppe di Pyongyang e Seul si osservano a vicenda. Fino al 2025 enormi altoparlanti disposti su entrambi i lati del confine trasmettevano a tutto volume: dalla Corea del Sud risuonavano musica K-pop ed elogi alla democrazia, dalla Corea del Nord propaganda pro-Kim e attacchi contro il governo sudcoreano. La guerra psicologica è stata alimentata anche da particolari palloni aerostatici usati dagli attivisti sudcoreani per trasportare oltre frontiera volantini e materiale anti-regime.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Soldati nordcoreani (foto Ansa).

Un Luna park turistico

In Corea del Sud alcune aree della Zona demilitarizzata sono diventate gettonate mete turistiche. I visitatori, oltre 1,2 milioni all’anno, possono osservare da vicino la frontiera, visitare i tunnel scavati dalla Corea del Nord per attaccare Seul, acquistare t-shirt, spille e souvenir marchiati Dmz, e scattare foto ricordo da punti panoramici. Anche Pyongyang, prima della pandemia e della chiusura del Paese ai viaggiatori stranieri, effettuava tour organizzati lungo il confine.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
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Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree

Ma anche culla della biodiversità

Nei 73 anni trascorsi dalla fine della guerra la Dmz si è trasformata per puro caso anche in un paradiso ecologico. Il vasto territorio comprende habitat distinti. Le zone umide del settore occidentale, per esempio, offrono rifugio alle gru migratrici, mentre le montagne orientali ospitano il cervo muschiato siberiano e l’orso nero asiatico. L’Istituto nazionale di ecologia sudcoreano ha documentato nell’area la presenza di quasi 6 mila specie, tra cui oltre 100 considerate a rischio estinzione. Tra queste figurano l’orso della Luna, la gru coronata di rosso, la spatola dalla maschera nera, il leopardo dell’Amur e la lince eurasiatica.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?

Il rischio è la carambola. Nel Pd, mentre i più si arrovellano sul tema primarie, su come, dove e quando farle, alcuni più lungimiranti guardano già al dopo, anzi al dopo-dopo. Il discorso è di lungo respiro ma molto semplice. Se, e il se è grande come una casa, Elly Schlein vincesse le primarie e se, e qui il se è alto come un grattacielo, il campo largo vincesse le elezioni, la leader Pd diventerebbe premier. Fin qui tutto bene: brava, hai resistito, hai portato a casa il risultato, te lo meriti dunque governa. Al netto dei litigi che già tutti mettono in conto con il M5s sulle politiche di governo, qualcuno guarda a uno scenario biennale. Se cioè Schlein andasse a Palazzo Chigi, come si farebbe a dire di no a una candidatura M5s per il Quirinale, per cui si dovrebbe votare a gennaio 2029? Giuseppe Conte ha già messo le mani avanti, mettendo in guardia il Pd dalla tentazione di fare il pigliatutto.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Elly Schlein alla Camera (Imagoeconomica).

Di leader spendibili per il Colle il M5s ne ha pochi

Pochi tra i dem osano dirlo a voce alta, anzi nessuno, ma davanti ai taccuini chiusi il malumore si concretizza. «Non potremmo dire di no ai grillini, e in effetti se loro ci proponessero Giuseppe Conte come faremmo a dire: “Ma noi vogliamo sia Chigi sia il Colle?”». I dilemmi sono molti. Il M5s infatti potrebbe a buon diritto aspirare alla prima carica istituzionale: è in Parlamento dal 2013, ha raggiunto in passato il 30 per cento dei voti, ha espresso due volte un premier (anche se era sempre lo stesso), una volta un presidente della Camera, diversi sindaci e due presidenti di Regione. Il problema è che in realtà se nel Pd ci sono più candidati al Quirinale che iscritti, il M5s di leader spendibili ne ha pochi, forse il solo Conte.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I nomi di mediazione: da Bersani a Boldrini

L’altro problema è che per eleggere un capo dello Stato non bastano numeri risicati. Se anche il Pd ufficialmente votasse per un candidato grillino, molti sarebbero i franchi tiratori. Qualcuno spera che Conte sarebbe disposto a un bagno di realtà per aprire la strada a un nome di mediazione (si va da Pierluigi Bersani a Laura Boldrini) ma è chiaro che il passo indietro avrebbe ripercussioni sui rapporti all’interno della maggioranza di governo. Ripercussioni che sarebbero mortali per l’esecutivo in caso di accordo, magari sottobanco, tra il Pd e aree dell’opposizione.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Pierluigi Bersani (Imagoeconomica).

La soluzione migliore sarebbe un nome super partes, un profilo altissimo, ma è difficile che tutti facciano un passo indietro davanti a un bottino che fa gola a ognuno e che è la vera posta in gioco della prossima legislatura. Dunque mentre si decide se quando e come andare a primarie, nel campo largo già tutti pensano non solo a Palazzo Chigi ma anche al Quirinale. E la partita a scacchi del gran gioco del Colle prosegue.