Congresso della Lega: i piani dei ‘ribelli’ che appoggiano Garavaglia
«Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò per alzata di mano». Sfuma il piano annunciato da Matteo Salvini dal palco di Pontida. Il congresso lampo, ‘cotto e mangiato’ nel giro di un mese (20 settembre l’annuncio, 24 ottobre l’apertura dell’assise), non sarà il plebiscito che immaginava per sé il segretario leghista. Massimo Garavaglia da Marcallo con Casone, ex ministro del Turismo di Mario Draghi, già potente assessore all’Economia e braccio destro di Bobo Maroni negli anni a Palazzo Lombardia, ha rovinato i piani del fu capitano.

Per Garavaglia raccolta firme a ostacoli
Garavaglia è riuscito a raccogliere le firme necessarie a candidarsi alla segreteria e correrà contro Salvini nell’assise in programma sabato e domenica al MiCo. Lo sfidante ha presentato 81 firme entro il termine fissato (mercoledì alle 13) dopo giorni di tensioni, minacce e dati forniti a singhiozzo. In via Bellerio si racconta, per esempio, che allo “Sgara”, come viene chiamato il senatore lombardo, la segreteria leghista abbia fornito una lista con i nomi dei delegati riportati rigorosamente in ordine alfabetico per cognome, senza numeri di telefono e senza la divisione per provenienza (le firme dovevano essere raccolte in almeno quattro regioni diverse). Su 706 delegati, 81 firme non sono tantissime, ma, visto il tempo limitato tra l’annuncio della candidatura e la scadenza congressuale (una settimana), lo scoglio non era facile da superare. Oltretutto si parla degli stessi delegati del congresso che ha riconfermato Salvini per alzata di mano alla guida della Lega un anno fa e mezzo fa a Firenze. E quindi tutti in un qualche modo legati all’attuale segretario.

Fontana e Romeo per lo sfidante
A differenza del voto sulle mozioni congressuali, che sarà palese, quello per il segretario è segreto. La speranza dei critici di Salvini è che il malcontento sia tenuto in considerazione dai delegati che, nel segreto dell’urna scelgano di votare Garavaglia o di esprimere le loro perplessità lasciando bianca la scheda. Data per scontata la vittoria del segretario, i ‘nordisti’ sperano che Garavaglia prenda intorno al 25-30 per cento, più dell’ultimo sfidante di Salvini, l’ex assessore lombardo Gianni Fava (che nel 2017 a Parma arrivò al 17 per cento). Allora Fava ottenne il sostegno di due pesi massimi come Maroni e Umberto Bossi. Invece, per Garavaglia, tra i dirigenti di rilievo, hanno firmato il governatore lombardo Attilio Fontana e il segretario regionale Massimiliano Romeo.

Per Salvini le firme di Valditara, Locatelli e Calderoli
I ministri – Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Roberto Calderoli – hanno tutti firmato per Salvini, tranne Giancarlo Giorgetti. Ritenuto vicino a Garavaglia, il titolare dell’Economia non ha sottoscritto alcuna candidatura. Lo stesso ha fatto Luca Zaia, che, a detta dei ‘ribelli’, ha però promesso di collaborare promuovendo la scelta di votare scheda bianca. «Ma vatti a fidare di Zaia», è però il commento dei lombardi, i cui rapporti con il veneto non sono mai stati così gelidi come ora.
Lo strappo di Gianna Gancia
Anche il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga non avrebbe contribuito granché alla raccolta di Garavaglia. Mentre tra le 50 firme lombarde ci sono anche gli assessori Massimo Sertori e Claudia Terzi, il segretario provinciale bergamasco Fabrizio Sala, e dovrebbe esserci la consigliera regionale ed ex deputata Silvana Snider. Tra i parlamentari, ha fatto outing pro Garavaglia il deputato umbro Virginio Caparvi, e sono ritenuti vicini a lui il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, la senatrice Daisy Pirovano, i deputati Simona Bordonali, Silvana Comaroli e Dimitri Coin. Dal Veneto sarebbero arrivate in tutto una decina di firme. Alcune sarebbero giunte dal Trentino e dalla Valle d’Aosta, tra cui quella della segretaria regionale Marialice Boldi. In Piemonte si è spesa la moglie di Calderoli, Gianna Gancia. Frattura in famiglia.

Il botta e risposta tra Iezzi e Fagioli
Il clima è veramente rovente. E c’è già aria di resa dei conti. Fuori dai taccuini sono diversi i ‘salviniani’ che chiedono la testa di Romeo, il lombardo che più si è esposto nell’estate delle critiche a Salvini. «Da lombardo sono orgoglioso di poter dire che la Lega Lombarda sostiene in larga maggioranza Matteo Salvini con 120 delegati su circa 170 eletti all’ultimo congresso quando Romeo è stato scelto come segretario regionale», mette nero su bianco per esempio un ultras come Igor Iezzi, compagno di ‘scorribande’ politiche milanesi che Salvini considera come un fratello. Il sottotesto di Iezzi è che Romeo ha fallito nella raccolta firme per Garavaglia. Un leghista di lungo corso come Elio Fagioli – prototipo del “militante ignoto“, neologismo inventato da Giorgetti – lo ha infatti subito rimbrottato: «Complimenti Igor, quindi i 50 delegati per te non contano niente, roba da matti». Insomma, che le danze abbiano inizio.





