Droni ucraini contro un autobus russo: sette morti e 11 feriti

Un attacco di droni ucraini contro un autobus russo in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, ha causato sette morti e 11 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. «A Yenakiyevo, un drone ha colpito un autobus che collegava Mosca a Simferopol. Secondo le prime informazioni, sette civili sono stati uccisi. Altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità e stanno ricevendo le cure necessarie», ha scritto Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia, su Telegram.

Diversi feriti in un attacco a San Pietroburgo

Droni ucraini hanno inoltre colpito nella notte Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado, causando diversi feriti. Lo hanno riferito le autorità russe, parlando di generici attacchi a «infrastrutture». Secondo i media ucraini, è stato colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo dove è scoppiato un incendio. Il canale Telegram Astra ha confermato che nel complesso di raffinazione petrolifera, la JSC Petersburg Oil Terminal, sono divampate fiamme. Kronstadt, sede di un rilevante porto, ospita invece una fabbrica di droni.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Archiviata la sbornia celebrativa del 2 giugno, la settimana politica si dovrebbe chiudere con il “botto” dei nuovi ingressi nel partito di Roberto Vannacci. La data in cui è attesa l’operazione è sabato 6 giugno. L’unica certezza è il numero: si parla di quattro new entry, sempre alla Camera, in modo da far raddoppiare i deputati vannacciani, appena costituitisi in una componente del gruppo Misto.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Da Furgiuele a Bof, le voci sui nuovi arrivi in FN

I nuovi arrivi dovrebbero essere in prevalenza leghisti. Le voci danno in entrata in Futuro Nazionale il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre è fallita la trattativa con un altro leghista veneto, Erik Pretto. Quest’ultimo, contro il quale Matteo Salvini ha avviato un provvedimento disciplinare per mancato pagamento dei contributi al partito, dovrebbe approdare a breve in Forza Italia, anche se non ci sono conferme al momento. Gli altri deputati che sarebbero in predicato di trasloco in FN sarebbero gli ex leghisti, passati con FI da poco più di quattro mesi, Davide Bergamini e Attilio Pierro. L’idea sarebbe di chiudere con questo pacchetto prima dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma a Roma il 13 e 14 giugno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Ziello e il reclutamento vannacciano

Il responsabile organizzativo del partito (anche lui un ex leghista), Edoardo Ziello, ha raccolto più richieste e curriculum di un cacciatore di teste. Il deputato pisano inoltra con cadenza regolare le domande al generale, che le vaglia una a una. Questa fase di nuovi ingressi, inaugurata con l’arrivo della leghista Laura Ravetto il 19 maggio, dovrebbe concludersi sabato. Il generale punterebbe a costituire un gruppo (servirebbero altri 12 deputati in base al regolamento della Camera) e non è detto – viene spiegato – che non ci riesca prima della fine della legislatura. Ma per ora tiene tutto fermo e si accontenta di otto ‘soldati’.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Edoardo Ziello e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini tenta il rilancio con un ritiro di partito a luglio

Intanto, dalle parti degli ex compagni di partito regna il caos totale. Salvini è sempre più assente (non solo dalle celebrazioni del 2 giugno). Il segretario leghista ha ormai trasferito tutta la gestione della strategia comunicativa a Davide Vecchi, legato agli Angelucci e alla fidanzata Francesca Verdini. Vecchi ha in mano i rapporti con i territori e, da poco, anche quelli con le tv. Mentre la comunicazione dei gruppi, a cui comunque sovrintende, langue. La stessa comunicazione del leader è da mesi ormai molto low profile.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Matteo Salvini con Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Come rilanciarsi e tentare di crescere nei sondaggi, nei quali Lega è tallonata da Vannacci? Con il tesoriere Alberto Di Rubba e il vice Claudio Durigon, Salvini ha pensato di organizzare un ‘ritiro’ di partito, sul modello di quelli organizzati nel tempo dal centrosinistra (iniziò Romano Prodi con l’Ulivo in Toscana nel 1997, seguirono, in anni più recenti, Enrico Letta con i ministri nell’Abbazia di Spineto, nel 2013, ed Elly Schlein a Gubbio nel 2024). Solo che non appena ha fatto diramare la convocazione per il 19 e 20 giugno nella chat del consiglio federale sono partite le defezioni e i distinguo, tra chi aveva un impegno familiare (Luca Zaia) e chi istituzionale (Attilio Fontana). Il raduno è stato quindi spostato al primo weekend di luglio. Tutti i big dovrebbero esserci e sono già state avanzate alcune richieste tipo quelle di una foto di gruppo con i governatori da scattare il primo giorno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

La partita di Zaia e il modello a due Leghe

Zaia ha fiutato l’aria. Teme che il ritiro serva a lanciare la sua candidatura alle Politiche, probabilmente insieme ai governatori che non possono essere ricandidati per il blocco del terzo mandato, come Fontana, Massimiliano Fedriga e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti (i quali dovrebbero però dimettersi in anticipo rispetto alla fine della legislatura). L’ex Doge non intende darla vinta a Salvini così facilmente: vuole determinate garanzie sul suo futuro e anche un po’ fargli pagare tutti gli sgambetti che pensa di aver subito (in primo luogo il mancato superamento del divieto a una sua ricandidatura in Veneto e poi gli uomini legati ad Alberto Stefani sistemati alla guida della Liga veneta). Insomma, si agita e torna a proporre il modello delle due Leghe con due leader ispirato alla Cdu-Csu di cui Salvini non vuol proprio sentire parlare. E via ancora veleni, diffidenza e fendenti. Mentre Vannacci sale nei sondaggi.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp

Per quanto possa sembrare assurdo, c’è un filo rosso che unisce il licenziamento di Mario Sechi a… Jannik Sinner. Sono finiti ko entrambi in simultanea, anche se in modi diversi. Ma il punto è un altro: il vero collegamento tra i destini del direttore di un quotidiano di destra e il racconto dell’exploit del nostro tennis e dell’altoatesino numero uno a livello mondiale passa attraverso una storia di finanziamenti federali alla stampa, irritazioni, ripicche e un apparente e tacito patto di non belligeranza fra conterranei. Ma riavvolgiamo quel filo per capire meglio la vicenda.

Quei 5 milioni di euro per acquistare il 6,7 per cento della Sae

Quando ad Angelo Binaghi, presidente della Federtennis e padel, è stato chiesto come mai la Federazione avesse investito 5 milioni di euro per acquistare il 6,7 per cento della Sae, holding che sovrintende a La Stampa e ad altri quotidiani locali, la risposta, nel corso della conferenza stampa a chiusura degli Internazionali di Roma 2026, era stata questa: «L’investimento in Sae viene fatto dalla nostra media company Sportcast. E serve per rendere il tennis più popolare anche sulla carta stampata. Già in occasione di questi Internazionali abbiamo visto come la copertura dell’evento sui giornali Sae sia stata maggiore rispetto al passato, quando, per esempio, i grandi giornali davano la notizia di Jannik Sinner numero uno del ranking mondiale solo a pagina 24, dopo le notizie sul calcio, il calcetto e il calcio femminile».

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
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Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp

Il gruppo Sae (Sapere Aude Editori) controlla, oltre a La Stampa di Torino, i quotidiani La Provincia Pavese, Il Tirreno di Livorno, La Nuova Ferrara, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio Emilia, La Nuova Sardegna di Sassari. E, quindi, in base a quanto detto da Binaghi, c’è da attendersi che queste testate, d’ora in poi, avranno un occhio di riguardo per le notizie e i business legati al tennis e al padel, essendo la Fitp uno degli azionisti.

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Alberto Leonardis davanti alla sede de La Stampa, nell’immagine elaborata da L43.

E il resto della carta stampata? La notizia dell’ingresso della Federtennis nel capitale di Sae ha mandato in fibrillazione tutti gli altri editori di quotidiani: ma come, una Federazione percepita come ente pubblico e con soldi pubblici (in realtà è ente privato e funziona con risorse al 95 per cento trovate sul mercato) inietta liquidità nelle casse di un particolare editore, Sae, e non lo fa anche con noi? Non va bene!

Il gruppo della famiglia Angelucci ha sparato contro Binaghi

Il gruppo più incattivito con Binaghi è stato fin da subito quello governato dalla famiglia Angelucci: il Giornale e Il Tempo da settimane fanno campagna contro questa anomala iniziativa (una federazione sportiva che investe soldi in una catena di quotidiani), sottolineando, a prescindere dalle spiegazioni di Binaghi, l’enormità delle cifre (cinque milioni sembrano tanti per quella quota) e continuando a non comprendere il senso reale dell’operazione.

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Un sardo di Oristanio non attacca un sardo di Cagliari…

Tra le testate degli Angelucci, tuttavia, Libero si era parzialmente sottratto alla campagna contro Binaghi. E, come scrive il Corriere della sera del 29 maggio, il licenziamento del direttore di Libero, Mario Sechi, deriverebbe anche da «un mancato affondo del quotidiano sul caso del presidente della Federtennis Angelo Binaghi, circa l’acquisto del 6,7 per cento della Sae di Alberto Leonardis, l’editore che ha comprato La Stampa». Insomma: Sechi, sardo di Oristano, non avrebbe sposato del tutto le tesi contro Binaghi, sardo di Cagliari. Tra corregionali non si fa la guerra. Però, alla fine, il giornalista ci ha rimesso la poltrona di direttore di Libero.

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
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Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
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Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp

Anche Il Fatto Quotidiano, Il Foglio e La Verità hanno usato la mano pesante contro Binaghi. E fa davvero specie che il Corriere della sera del 29 maggio abbia dedicato la notizia di apertura in prima pagina alla sconfitta di Sinner al Roland Garros di Parigi, con pagine 2-3-4 tutte ad approfondire le debolezze del tennista italiano. Quasi una sorta di ritorsione contro la grandeur rivendicata ultimamente ai quattro venti da Binaghi.

Sechi licenziato, i soldi di Binaghi alla Sae e l’ira degli altri giornali: l’autogol della Fitp
Sinner ko sulla prima pagina del Corriere.

Se pure Rcs, che significa anche La Gazzetta dello sport, si è arrabbiata, allora tira proprio una brutta aria. Per non parlare di Leonardo Maria Del Vecchio, nuovo editore di Il Giorno, il Resto del Carlino e La Nazione e interessato, si dice, ad acquistare il Corriere dello sport e Tuttosport.

Un certo mondo editorial-imprenditoriale non l’ha presa bene

Insomma, quei 5 milioni di euro nella Sae, più che migliorare l’immagine del tennis sulla carta stampata, sembrano aver irritato un certo mondo editorial-imprenditoriale. E sappiamo bene che i quotidiani, anche se ormai non li compra più nessuno, restano comunque ancora il miglior strumento di pressione e influenza sulle scrivanie che contano e negli uffici che decidono.

‘Ballando con le stelle’, Francesca Fagnani verso la giuria al posto di Selvaggia Lucarelli

Secondo quanto riporta Adnkronos, Francesca Fagnani sarebbe pronta a sostituire Selvaggia Lucarelli come giurata a Ballando con le stelle. Il programma di Milly Carlucci si prepara dunque ad accogliere la conduttrice di Belve (e dello spin-off Belve Crime) e a salutare invece Lucarelli, che dovrebbe ampliare la sua collaborazione con Mediaset. Dopo l’esperienza come opinionista al Grande Fratello VIP, le indiscrezioni la vogliono infatti al timone della nuova edizione de L’Isola dei Famosi. Già nell’estate del 2025 si era vociferato di un approdo di Fagnani al talent show di Rai 1. Contattata dall’allora direttore di Novella 2000 Roberto Alessi, la giornalista aveva ammesso: «Me lo hanno proposto diverse volte». Sempre Fagnani ha smentito le ultime voci: «Anche questa volta non è vero. Continuerò a guardare il paso doble comodamente seduta sul divano di casa mia».

‘Ballando con le stelle’, Francesca Fagnani verso la giuria al posto di Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli (Ansa).

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole

Tira aria di repulisti nel mondo dei megafoni della destra. Carta stampata o televisione, fa poca differenza: le scosse di terremoto si avvertono su tutto l’impero mediatico. Prima la defenestrazione di Mario Sechi dalla direzione di Libero, accusato dall’editore (parlamentare leghista) Angelucci di essere troppo schiacciato su posizioni meloniane, in particolare sulla linea di Giovanbattista Fazzolari (anche se il sostituto, Alessandro Sallusti, non è certamente meno sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Giorgia). Ora sembra muoversi qualcosa anche tra i conduttori tivù: Paolo Del Debbio ha infatti annunciato a sorpresa che dal primo giugno va in pensione, a 68 anni: oltre a Dritto e Rovescio, pure 4 di Sera chiude i battenti. Nella serata di giovedì 28 maggio Corrado Formigli col suo Piazzapulita (La7) l’ha superato in termini di ascolti, mentre addirittura nella fascia access prime time è stato doppiato da Otto e mezzo di Lilli Gruber. Ma in un settore in cui l’età non è certo uno scoglio per tenersi la poltrona (l’82enne Bruno Vespa sulla Rai non molla l’osso di un centimetro), l’accompagnamento forzato di Del Debbio ai parchetti assieme ai giocatori di bocce («Continuerò a lavorare», ha però giurato lui) sembra più una mossa figlia della strategia dei Berlusconi che vorrebbero una Mediaset più moderata e meno sdraiata sull’animo populista e destrorso di Meloni-Salvini. Vediamo cosa succederà anche con Mario Giordano

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole

Una mostra italiana. E il presidente arriva in… Audi

Al Maxxi una mostra celebra l’architettura italiana. Arriva il ministro della Cultura Alessandro Giuli con un’italica Alfa Romeo Stelvio. E poi ecco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con la tedeschissima Audi blindata. C’era una volta la Maserati presidenziale, ormai si è spezzato anche il tabù delle auto straniere al Quirinale

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole

Campa Cavallino: prima criticano la Ferrari e poi ne scrivono bene

Dopo aver visto la Ferrari Luce non si sente una voce a favore. Almeno nei bar e nei discorsi tra amici. Pure Fiorello ha detto la sua, da Rai Radio 2, massacrando la nuova vettura elettrica di Maranello e beccandosi gli strali di chi controlla la trasmissione dai “piani alti”. Però nessuno ne scrive male, compresi quelli che sono andati all’evento di presentazione, a Roma, alla Vela di Calatrava. Già, perché la stampa invitata a Tor Vergata, composta da quei “pochi eletti” che molti colleghi hanno invidiato, dopo aver maledetto gli organizzatori per la scelta della location sobbarcandosi il traffico del Grande raccordo anulare per arrivare in quella zona «lontana da Dio e dagli uomini» (resteranno indimenticabili le proteste della regina dei motori del Tg2, Maria Leitner, giunta con le scarpe munite di tacchi, come se fosse la prima del Teatro La Scala), guardando il modello ha sgranato gli occhi, emettendo commenti irriferibili. A bassa voce. In perfetta linea con quanto poi hanno ideato i geni dei social, con la Ferrari che evocava ogni tipo di oggetto ma non certo una supercar.

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Maria Leitner (foto Ansa).

Per non parlare di Taffo, quello delle pompe funebri, che ha immediatamente colto l’occasione per uno spot con claim spietato: «Abbiamo sentito Enzo rigirarsi nella tomba». Poi quel colore, che sembra quello dei fondali delle piscine pubbliche per dare l’effetto “acqua di mare”. Eppure, sui “giornaloni” sono apparsi articoli entusiastici, che si spiegano solo con le esigenze del “commerciale” dei gruppi editoriali, attentissimi agli incassi provenienti dalle pubblicità. Perché, se dalle bocche sono usciti giudizi negativi, le stesse persone quando hanno vergato i loro articoli hanno improvvisamente cambiato idea, trovando solo superlativi e positività: modello dottor Jekyll e mister Hyde, evidentemente. Tipici casi di sdoppiamento della personalità, ma di fronte agli investitori questo e altro…

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
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Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole

John Grisham compra casa a Cortona

Chi non conosce i gialli giudiziari di John Grisham? Il socio, The Innocent Man, Il cliente sono solamente alcuni dei più famosi successi dell’autore e politico statunitense. Che ora, forse anche per tutte le polemiche che investono la giustizia in Italia, con casi come Garlasco, ha preso una decisione immobiliare, investendo in una magione italiana, in quel di Cortona, nella provincia di Arezzo. Sì, proprio il luogo caro a Jovanotti. «Una villa sul poggio», dicono nel comune toscano. Qualcuno sostiene che Grisham si occuperà dei notissimi delitti del mostro di Firenze: non resta che attendere.

Lo strano pensionamento di Del Debbio, l’Audi di Mattarella e le altre pillole
John Grisham (foto Ansa).

Panetta come il papa, un dossier sull’IA

Fabio Panetta sulle orme di papa Leone XIV. A metà delle sue considerazioni, a Palazzo Koch, il governatore della Banca d’Italia ha annunciato che sta per uscire un dossier di Bankitalia sull’intelligenza artificiale. La mossa di Prevost di scrivere un’enciclica dedicata proprio a questo tema, con il titolo Magnifica Humanitas, ha causato un terremoto nelle istituzioni finanziarie: la rivelazione di Panetta non era prevista, ma si sa che andare sulla scia del Vaticano, nella città eterna, ha sempre il suo perché…

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Fabio Panetta (Imagoeconomica).

Bankitalia, Letta accanto a Padoan

«Hai visto come vanno d’accordo Gianni Letta e Pier Carlo Padoan», dicono a Palazzo Koch i partecipanti al tradizionale incontro della Banca d’Italia, per ascoltare le considerazioni del governatore Panetta. Padoan, ex ministro del Tesoro, attuale presidente di UniCredit, sempre impegnato nelle battaglie in terra germanica per conto dell’ad Andrea Orcel. Età media, comunque, molto alta: da notare la prima fila conquistata da Renato Brunetta, presidente del Cnel. «Organo costituzionale», come viene sempre ripetuto nella sede di Villa Lubin, dai brunettiani di ferro, e gran pernacchia al referendum costituzionale renziano che lo voleva abolire nel 2016…

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Pier Carlo Padoan (foto Imagoeconomica).

Fondi difesa Ue SAFE, perché l’Italia per ora non ha aderito

A un giorno dalla scadenza del 30 maggio, cinque Paesi dell’Unione europea hanno già firmato gli accordi SAFE con la Commissione Ue per ottenere i prestiti destinati alla difesa comune: tra essi non c’è l’Italia.

Perché l’Italia per ora non ha aderito

Nonostante abbia a disposizione – in teoria – 14,9 miliardi di euro sotto forma di prestiti, a tassi più convenienti di quelli che deve pagare per finanziarsi da sola sui mercati obbligazionari, l’Italia non ha ancora sottoscritto l’intesa. Il motivo? I prestiti andrebbero a incidere sul debito pubblico, che è già molto elevato. Come hanno fatto capire Giorgia Meloni e Antonio Tajani, chiederà solo una parte dei prestiti a cui potrebbe accedere: l’intenzione è utilizzare solo tra i 4 e i 5 miliardi, cioè lo stretto necessario per coprire i progetti per i quali sono già stati firmati contratti.

I cinque Paesi che hanno firmato gli accordi

Come ha spiegato il portavoce della Commissione europea per la Difesa Thomas Regnier, i Paesi che hanno già aderito sono Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio. Il primo Stato, principale beneficiario dei finanziamenti SAFE e il primo Stato Ue a ricevere un pagamento nell’ambito di tale strumento, ha ricevuto una prima tranche di 6,6 miliardi di euro: si tratta del 15 per cento della sua assegnazione totale (43,7 miliardi).

Cosa è il piano Security Action for Europe

Considerato da uno dei pilastri del progetto ReArm Europe, il piano SAFE (acronimo di Security Action for Europe), è il nuovo strumento europeo di prestiti da 150 miliardi di euro, creato per rafforzare la difesa comune dell’Ue e finanziato tramite emissioni di debito da parte di Bruxelles sui mercati finanziari. Il programma, che prevede il rimborso a lungo termine da parte degli Stati beneficiari, ha come obiettivi il rafforzamento dell’industria europea della difesa, l’incentivazione di programmi comuni tra Stati e la riduzione della dipendenza dagli armamenti extraeuropei, tramite acquisti condivisi di armamenti, droni, missili, cybersicurezza e tecnologie militari provenienti dall’Ue.

L’allarme di Panetta: «Con la guerra nel Golfo rischio inflazione al 6 per cento»

«Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27» nell’Eurozona, «con l’inflazione che potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori». Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta in occasione della Relazione annuale. Tanti i temi affrontati: dall’AI al lavoro, fino al debito pubblico e alle già citate ripercussioni della crisi in Medio Oriente.

L’allarme di Panetta: «Con la guerra nel Golfo rischio inflazione al 6 per cento»
Un momento del discorso di Fabio Panetta (Imagoeconomica).

Parlando della situazione in Medio Oriente, Panetta ha spiegato che «è difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà». In ogni caso, ha detto il governatore di Bankitalia, «i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture», in quanto «i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo». L’incertezza, ha aggiunto, «è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti».

Panetta: «Sull’IA la rapidità di azione è cruciale»

Tra i temi affrontati, come detto, anche l’intelligenza artificiale: «In questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione europea ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie». Lo sviluppo dell’IA, ha avvertito Panetta, «deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico». La rivoluzione dell’intelligenza artificiale «non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata».

Cosa ha detto Panetta sulla velocità delle misure Ue

Panetta nel suo discorso ha poi rilevato che l’instabilità internazionale «non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali» e che «l’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità dell’Europa di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate». Le priorità «sono state individuate» e il compito, ha osservato il governatore della Banca d’Italia, «è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti».

Le parole sul problema dell’elevato debito pubblico

Panetta si è poi soffermato sull’annoso problema dell’elevato debito pubblico italiano, che supera i 3 mila miliardi di euro, chiedendo al Paese di imboccare «con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il suo peso», in modo da «liberare risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo». Secondo Panetta «occorre facilitare il salto tecnologico delle imprese, rafforzare il capitale umano, orientare il risparmio verso investimenti produttivi, accompagnare i lavoratori nei cambiamenti che la nuova economia richiederà».

Usa-Iran: intesa preliminare, attesa per il sì di Trump

Annunci e smentite sull’accordo tra Stati Uniti e Iran continuano a rincorrersi, ma (il condizionale è d’obbligo) i negoziatori di Washington e Teheran dovrebbero aver raggiunto un memorandum d’intesa preliminare di 60 giorni che estende l’attuale cessate il fuoco e avvia colloqui sul nucleare. Mancherebbe “solo” l’approvazione finale di Donald Trump.

Vance: «Difficile dire quando o se Trump firmerà»

Secondo Axios l’accordo per porre fine al conflitto, riaprire lo stretto di Hormuz e mettere fine al programma nucleare iraniano potrebbe essere annunciato domenica 31 maggio. Frena però JD Vance, che sta svolgendo un ruolo chiave nei negoziati: «È difficile dire esattamente quando o se il presidente Donald Trump firmerà il memorandum d’intesa. Stiamo discutendo su un paio di punti relativi alla formulazione». Vance, spiegando che gli iraniani stanno negoziando, «almeno finora, in buona fede», ha sottolineato che c’è ancora disaccordo sulle sorti delle scorte di uranio arricchito di Teheran.

Trump: «Non ho fretta, devo fare ciò che è giusto»

Di fatto, Trump si è preso un paio di giorni prima di prendere ogni decisione. «C’è una finestra temporale molto ristretta per fare qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra. Ma io non guardo a quella finestra. Io guardo al fatto che devo fare ciò che è giusto», ha detto il presidente Usa in un’intervista a Fox, spiegando che l’accordo verrà raggiunto «solo se sarà buono per gli Stati Uniti». Il tycoon ha poi rivendicato i successi delle forze Usa: «Abbiamo tutte le carte perché li abbiamo sconfitti militarmente. La loro Marina è completamente scomparsa, al 100 per cento. La loro Aeronautica è completamente scomparsa, al 100 per cento».

Il razzo di Blue Origin esplode durante i test sulla rampa di lancio a Cape Canaveral

Il razzo New Glenn di Blue Origin, società di Jeff Bezos, è esploso mentre si trovava sulla piattaforma di lancio a Cape Canaveral. «Abbiamo riscontrato un’anomalia durante il test di accensione», ha spiegato l’azienda in un breve comunicato pubblicato su X, aggiungendo che «tutto il personale è presente all’appello». In un video che mostra l’incidente si vede del fumo che fuoriesce da sotto il razzo New Glenn, seguito da una palla di fuoco.

Bezos: «Ricostruiremo e torneremo a volare»

«Tutto il personale si trova in salvo. È troppo presto per conoscere la causa principale, ma stiamo già lavorando per individuarla. Giornata molto difficile, ma ricostruiremo tutto ciò che necessita di essere ricostruito e torneremo a volare. Ne vale la pena», ha scritto Bezos su X.

Blue Origin, di proprietà del fondatore di Amazon Bezos, aveva dichiarato di puntare a collocare 48 satelliti nella orbita terrestre bassa per conto del colosso dell’e-commerce, tramite l’invio nello spazio del razzo New Glenn, nel tentativo di espandere le sue capacità di banda larga.

Romania: drone russo contro un palazzo a Galati, vicino al confine con l’Ucraina

Un drone russo è precipitato su un edificio residenziale nella città di Galați, in Romania, Paese membro della Nato. L’incidente, che ha provocato un incendio in un appartamento al decimo piano e il ferimento lieve di due persone, si è verificato durante un massiccio attacco con droni sferrato da Mosca nella regione di Odessa: Galati è vicina al confine con l’Ucraina (e la Moldavia).

Le reazioni di Bucarest, Ue e Nato

«Durante la notte tra il 28 e il 29 maggio, la Federazione Russa ha ripreso gli attacchi con droni su obiettivi civili e infrastrutturali in Ucraina, vicino al confine fluviale con la Romania», ha dichiarato il ministero della Difesa di Bucarest, definendo l’incursione – e dunque la violazione dello spazio aereo nazionale – «una grave e irresponsabile escalation».

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, annunciando un 21esimo pacchetto di sanzioni ha scritto su X: «La guerra di aggressione della Russia ha oltrepassato un altro limite. Un’incursione di droni russi ha colpito un’area densamente popolata in Romania, ferendo dei civili. Su territorio dell’Ue. Siamo pienamente solidali con la Romania e il suo popolo». Così la portavoce della Nato Allison Hart: «Condanniamo l’imprudenza della Russia e continueremo a rafforzare le nostre difese contro tutte le minacce, inclusi i droni».

Successivamente il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha reso noto di aver sentito con il presidente romeno Nicusor Dan: «Gli ho assicurato la piena solidarietà della Nato ed espresso vicinanza alle persone ferite nell’incidente. Ho ribadito che la Nato è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato».

Meloni: «Atto gravissimo»

«Un atto gravissimo, che dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno, continuando a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea», ha dichiarato Giorgia Meloni: «La mia più profonda vicinanza e solidarietà va alle persone colpite, al Governo e a tutto il popolo romeno».

Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico

Buonanotte al Sechi. Dopo voci di frizioni che si rincorrevano da tempo, il direttore di Libero Mario Sechi è stato cacciato dall’editore Antonio Angelucci. Lo ha annunciato lui stesso su X, con tono ovviamente polemico: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti».

Poco prima era stato più criptico, twittando semplicemente: «Libero». Ma il gioco di parole non è stato colto, e quindi ha dovuto spiegarlo in modo meno romantico.

Il timing della defenestrazione, in effetti, non è stato il massimo: Sechi aveva appena raccontato delle minacce ricevute e del suo sentirsi come uno che «vive prigioniero da uomo libero». Ricevendo la solidarietà bipartisan dal mondo della politica: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giuseppe Conte, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Angelucci però non si è fatto intenerire. Con una battuta, si potrebbe dire che finire sotto scorta non porta granché bene, a livello lavorativo: capitò infatti praticamente la stessa cosa a Carlo Verdelli il 14 marzo 2020, messo sotto protezione per minacce di morte e intimidazioni di matrice nazifascista ma comunque sollevato dall’incarico di direttore di Repubblica neanche un mese dopo. Questa però è un’altra storia.

Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico

Tra direttore ed editore c’erano stati mesi di tensioni. Un po’ come quelli registrati con il direttore editoriale Daniele Capezzone, che infatti avevano portato all’addio dell’ex Radicale. Sechi si sentiva forte del fatto di rappresentare la linea meloniana, ma Angelucci ha tirato dritto andando allo scontro frontale: l’imprenditore, editore dei quotidiani di centrodestra e ras delle cliniche private, è anche deputato leghista “a tempo perso” (nel senso che in parlamento non ci va mai, è re degli assenteisti), a dimostrazione dunque che nella maggioranza ormai siamo davvero alla resa dei conti tutti contro tutti.

Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Per la sua successione si fa il nome di Sallusti, altro meloniano

E adesso chi al suo posto? Si fa il nome di Alessandro Sallusti, e sarebbe un cavallo di ritorno, visto che è già stato direttore di Libero in due mandati, dal 2007 al 2008 e dal 2021 al 2023, nel più classico dei rimpalli di carriera con il Giornale (stesso rimbalzo che hanno fatto Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro). Di certo Sallusti è un altro meloniano di ferro, e con la premier ha scritto anche un libro, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023).

Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Alessandro Sallusti (foto Imagoeconomica).

Sechi era stato addetto stampa “flash” di Giorgia Meloni, nel senso che durò pochissimo: tre mesi e 23 giorni, da marzo a giugno del 2023. Poi l’approdo alla guida di Libero, dove verrà ricordato per pagine memorabili di giornalismo, come l’aver incoronato la premier “uomo dell’anno”.

Lo Stabilicum e il vecchio miraggio della legge elettorale che fa vincere

Ci risiamo, è tornata la febbre della legge elettorale, cioè del tentativo spesso riuscito di cambiare le regole in corsa nella speranza di vincere e restare a Palazzo Chigi.

Tante modifiche, ma l’obiettivo della stabilità ancora non è stato raggiunto

Dopo 47 anni con lo stesso sistema (proporzionale puro, la cosiddetta legge truffa visse un anno e non fu mai usata) che ha garantito altrettanti anni di governo alla Dc, se passasse la riforma Meloni con il curioso nome di Stabilicum, dalla nascita della Seconda Repubblica a oggi sarebbe la quinta volta in 30 anni che si procede a una modifica, senza aver sempre centrato l’obiettivo sbandierato ogni volta: dare stabilità al Paese. Stabilità che, quando si è avuta – come negli ultimi tre anni e mezzo – è stata piuttosto frutto di una buona campagna elettorale e di scelte politiche ben precise, che siano poi più o meno condivise lo decideranno gli elettori al prossimo giro. Ma l’arte di cavillare sulla legge elettorale, nella speranza di moltiplicare i voti come fossero pani e pesci, finora ha piuttosto portato (insieme a una offerta politica con sempre maggiori lacune strutturali) a un calo dell’affluenza che dovrebbe, quella sì, preoccupare la politica tutta.

Lo Stabilicum e il vecchio miraggio della legge elettorale che fa vincere
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Di riforma in riforma siamo arrivati al Rosatellum

Mattarellum, la tentata svolta dopo Tangentopoli

La prima riforma, a ridosso di Tangentopoli, voleva portare appunto stabilità dopo decenni di governi brevi (sempre con la Dc al centro però) e far sparire le preferenze che erano degenerate nel clientelismo. Era il 1993 e sulla scia della nuova e tuttora usata legge per eleggere i sindaci, nacque il Mattarellum. Un mix di poco proporzionale e molto maggioritario che introduceva bipolarismo e collegi uninominali: portò prima al governo Berlusconi, poi a quello Prodi e nel 2001 di nuovo al Berlusconi 2.

Lo Stabilicum e il vecchio miraggio della legge elettorale che fa vincere
Silvio Berlusconi e Romani Prodi (Ansa).

Il Porcellum e la Consulta “legislatrice”

La nuova legge fu innanzitutto tradita da chi cambiava casacca e schieramento, poi venne abolita e rimpiazzata con quello che il suo ideatore, Roberto Calderoli, battezzò Porcellum. Era un ritorno al proporzionale ma con il premio di maggioranza e le liste dei candidati bloccate dai capi partito. La Corte costituzionale ne bocciò una parte, dando vita al mai usato Consultellum, introducendo così un precedente che è stato determinante negli anni a seguire e, di fatto, anche oggi: per la prima volta i giudici della Consulta intervennero su una legge elettorale, materia che finora era stata considerata intoccabile per garantire l’autonomia delle due Camere e, nel cassare una parte di regole, divennero di fatto essi stessi legislatori. Il Porcellum fu usato per tre legislature, dal 2005 al 2015 e il risultato furono una legislatura di due anni (governo Prodi 2), una di cinque con cambio di maggioranza e governo a metà strada (prima Berlusconi poi Monti) e una in cui il primo arrivato, Pierluigi Bersani, ammise di aver «non vinto», lasciando campo libero a tre cambi di governo e tre diverse maggioranze.

Lo Stabilicum e il vecchio miraggio della legge elettorale che fa vincere
Roberto Calderoli (Imagoeconomica).

L’Italicum renziano rottamato senza essere mai usato

Matteo Renzi nel 2015 si inventò allora l’Italicum, dialogando con Silvio Berlusconi che però alla fine si sfilò dall’accordo. L’Italicum era un proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento. Fu approvato con la fiducia, cosa mai successa, ma venne cassato dalla Corte costituzionale e quindi rottamata senza essere mai usata. Due anni dopo, a sanare le criticità indicate dalla Corte, fu approvato il Rosatellum, anch’esso un mix di proporzionale e maggioritario con cui si è votato nel 2018 (tre governi e tre maggioranze) e nel 2022 (un governo, una maggioranza).

Lo Stabilicum e il vecchio miraggio della legge elettorale che fa vincere
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Le polemiche sullo Stabilicum e il rischio di perdere un’altra occasione

La materia, come molti dicono, è assai noiosa, le regole sono difficili da capire e a volte nemmeno chi le scrive sa davvero cosa succederà al momento del voto. Ma sono importanti e di solito funzionano meglio quando sono condivise. Di certo, dopo l’abolizione del Mattarellum, l’aver lasciato ai partiti la decisione monocratica sui candidati non ha aiutato né la selezione della classe dirigente portata dai collegi uninominali, né l’attaccamento al territorio tradizionalmente legato alle preferenze. E, soprattutto, la storia delle leggi conferma che l’unica vera garanzia per vincere le elezioni e restare al governo è fare politica, auspicabilmente buona politica, scegliendo i temi giusti in campagna elettorale, dando vita a un’alleanza che duri cinque anni e indicando un programma che piaccia agli elettori, agli alleati e non sia sconfessato dall’azione di governo. In questi giorni sta ripartendo il cantiere della riforma elettorale, la polemica è già al calor bianco, in attesa che i partiti decidano come affrontare questo anno elettorale, la speranza è che non sia l’ennesima occasione sprecata. 

Netanyahu ordina all’IDF di prendere il controllo del 70 per cento di Gaza

In contrasto con quanto previsto dagli accordi di cessate il fuoco con Hamas in vigore da ottobre, Benjamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di Israele di prendere controllo del 70 per cento della Striscia di Gaza. È stato lo stesso primo ministro israeliano ad annunciarlo, nel corso di una conferenza stampa da un insediamento nella Cisgiordania occupata: «Stiamo attualmente soffocando Hamas. Ora controlliamo il 60 per cento del territorio della Striscia. Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è di arrivare al 70 per cento».

La metodologia PRAIM e UrbanMIS tracciano il futuro dei borghi irpini

Comprendere il territorio attraverso l’analisi dei dati, orientare le scelte di rigenerazione urbana e supportare il riuso strategico del patrimonio edilizio dismesso. Sono questi gli obiettivi al centro del workshop PRAIM, tenutosi il 22 maggio 2026 presso l’Ex Carcere Borbonico di Avellino, nell’ambito di un percorso di ricerca dedicato ai piccoli centri delle aree interne irpine.

L’iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Provincia di Avellino, ha rappresentato un momento di confronto istituzionale, tecnico e operativo sul tema del riuso adattivo del patrimonio costruito dismesso dei piccoli centri delle aree interne. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al professor Pierfrancesco Fiore e agli architetti Attilio Ferraro e Emanuela D’Andria, nell’ambito delle attività di ricerca condotte presso l’Ateneo salernitano.

Il workshop ha coinvolto sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato al possibile riuso di un edificio dismesso localizzato in sei comuni dell’area irpina connessi alla storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’obiettivo non è stato quello di assumere decisioni definitive, ma di costruire una base conoscitiva condivisa, raccogliere indicazioni qualificate dagli attori territoriali e far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di riuso.

Il ruolo di UrbanMIS, spin-off dell’Università di Salerno partecipato da Evolution Group

In questo quadro, UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, è stato coinvolto per fornire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Lo spin-off ha contribuito alla predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali utili a guidare i partecipanti nella comprensione dei contesti locali, con particolare riferimento agli aspetti infrastrutturali, demografici, economici e insediativi.

Durante i lavori, UrbanMIS, rappresentata dal professor Giuseppe d’Aniello e dall’ingegnere Alessandro Polverino, ha illustrato il contributo dell’analisi dei dati territoriali a supporto dei processi decisionali pubblici. Tale attività si inserisce nel più ampio ambito di sviluppo di Janus Urbanis, piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, con l’obiettivo di supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie fondate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate.

Ucraina, ucciso il contractor italiano Alex Pineschi

È morto in Ucraina il contractor italiano Alex Pineschi. Lo ha annunciato l’associazione Memorial: «Il nostro amato fratello italiano Alex Pineschi, che prestava servizio in Ucraina come volontario, ha perso la vita sul campo di battaglia. Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello». Originario di La Spezia, Pineschi ha prestato servizio nell’8° Reggimento Alpino dell’Esercito italiano e in seguito ha lavorato nel settore della sicurezza privata. Arrivato in Ucraina ad aprile, era entrato a far parte di un’unità droni chiamata “Team Green Badgers”: sarebbe stato ucciso assieme ai suoi compagni nella zona di Liman il 23 maggio 2026. Nel 2014 Pineschi si era recato nel Kurdistan iracheno di propria iniziativa, per aiutare a combattere l’Isis.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati ed ex ministra del Turismo, è tra gli indagati di un’inchiesta della procura di Milano che ipotizza il reato di false fatturazioni per la realizzazione del programma televisivo Dalla parte degli animali, in onda dal 2017 su Rete 4. Perquisizioni della Guardia di Finanza a Roma, Torino e Roma: investigatori nella sede dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) e di tre società di produzione televisiva.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla
Michela Vittoria Brambilla (Imagoeconomica).

Il reato ipotizzato dalla Procura di Milano

La Procura di Milano ipotizza che tra il 2020 e il 2026 ci sia stato un giro di false fatture per sponsorizzazioni, per un valore totale di 1,5 milioni di euro, di cui il 90 per cento sarebbe finito a Brambilla come compenso per la conduzione e il 10 per cento alla produzione. Gli indagati sono almeno sei. Oltre a Brambilla sono stati iscritti nel fascicolo, Espedito Massimo Muto, presidente dell’Enci, e gli amministratori delle società di produzione del programma, che è stato ideato dalla stessa Brambilla assieme a Silvio Berlusconi.

Il gruppo Sae completa l’acquisizione de La Stampa

Il gruppo Sapere Aude Editori (Sae), guidato da Alberto Leonardis, ha completato l’operazione di acquisizione del quotidiano La Stampa e dei rami d’azienda collegati da Gedi, gruppo da poco ceduto da Exor – società della famiglia Agnelli-Elkann – ai greci di Antenna. Per favorire l’operazione, il gruppo di Leonardis ha costituito una sub holding, Sae Piemonte – composta da Sae con il 51 per cento e Toto Holding con il 49 – finalizzata alla partecipazione di maggioranza nella società La Stampa Sae, che sarà proprietaria della testata.

LEGGI ANCHE: La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale

La Stampa Sae: Briolini ceo, Ceretti presidente

«Porteremo La Stampa ancora più al centro del panorama mediatico, innovando e valorizzando i suoi talenti, la sua tradizione e la sua identità. Questo traguardo è stato possibile soprattutto grazie all’impegno e alla professionalità dei giornalisti del nostro gruppo. Conoscendo la qualità di chi compone la redazione, non possiamo che guardare al futuro con fiducia, certi che ci attendano successi ancora più grandi», ha dichiarato Leonardis, presidente e ceo di Sae. Il ruolo di amministratore delegato di La Stampa verrà affidato a Massimo Briolini, mentre la carica di presidente sarà assunta da Paolo Ceretti (che ricopriva lo stesso incarico in Gedi). La Stampa Sae, si legge in una nota, «oltre ai rilevanti investitori del territorio, su azionisti di primo piano, fra i quali: Fondazione di Sardegna, Carimonte Holding, Sportcast, Reale Mutua e Toto Holding».

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno

La storia sembra uscita dal Codice da Vinci, ma la penna non è quella di Dan Brown. Tutto parte da Papa Leone XIV che alla presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, dedicata all’intelligenza artificiale, ha voluto seduto vicino Christopher Olah, cofondatore di Anthropic insieme a Dario Amodei.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Pope Leone XIV con Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Ansa).

Proprio in questi giorni la società di Olah sta facendo tremare la BCE. Tanto che lunedì 26 maggio Christine Lagarde ha convocato un meeting urgente con le banche dell’area euro per lanciare l’allarme su Claude Mythos, il nuovo modello di IA targato Anthropic, che sarebbe in grado di individuare le vulnerabilità dei sistemi delle banche, quelle falle finora nascoste da cui potrebbero entrare i cybercriminali: chi lo ha, può gestire il futuro del mondo finanziario. Solo alcuni privilegiati di Wall Street hanno testato Claude Mythos, a cominciare da Jp Morgan, e questo ha fatto drizzare le antenne a Francoforte che ha esortato gli statunitensi a condividere le informazioni a cui finora le controparti europee non hanno avuto accesso.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christine Lagarde (Ansa).

Ma che c’entra Papa Leone XIV in tutto questo? A sentire alcuni cardinali c’entra eccome. Non solo perché «in teologia magari non sarà ferratissimo ma è un matematico di prim’ordine che conosce la tecnologia meglio di tutti gli altri, tra i Sacri palazzi», ma anche per il suo interesse nella finanza. Prevost ha profondamente riformato lo IOR con ottimi risultati visto che il bilancio 2025 si è chiuso con un utile di 51 milioni di euro, in crescita del 55 per cento rispetto al 2024, anche grazie a una «gestione attiva e disciplinata dei portafogli». Bene, si mormora che Claude Mythos sarebbe già entrato tra le mura digitali dell’Istituto per le Opere di Religione. Se fosse confermato, la finanza vaticana avrebbe un vantaggio enorme rispetto a quella italiana ed europea. Non a caso molti porporati concordano sul fatto che «far diventare Papa uno che di numeri ci capisce davvero è stata proprio un’ottima scelta». Sotto questa luce, quel «camminare insieme» pronunciato da Olah al cospetto di Leone, assume tutto un altro significato.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christopher Olah (Ansa).

Vannacci, Alemanno e la “presa” di Roma

Gianni Alemanno uscirà dal carcere tra un mese e ad aspettarlo, politicamente si intende, ci sarà Roberto Vannacci. Il movimento Indipendenza dell’ex sindaco di Roma ha infatti stretto un’alleanza con Futuro Nazionale, il partito del generale che il 13 e il 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione celebrerà l’assemblea costituente. L’obiettivo del patto di ferro? Dare vita «a un polo sovranista, identitario e nazional popolare». Caso vuole che proprio il 13 giugno, a Roma, sia stata indetta una manifestazione nazionale per la remigrazione, promossa dal comitato Remigrazione e conquista, sotto il cui ombrello si muovono CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani. Il generale saluterà i “patrioti” in marcia sulla Capitale?

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Gianni Alemanno (Imagoeconomica).

Tra i protagonisti dell’alleanza Alemanno-Vannacci oltre a Ramona Castellino, sorella dell’ex leader di Forza Nuova Giuliano (attualmente a Rebibbia come Alemanno), ci sono anche i futuristi Riccardo Corsetto – un passato di responsabile dell’ufficio stampa del Delegato del sindaco di Roma alle Politiche agricole e di militanza prima nella Lega e poi in FdI – e Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea capitolini ai tempi di Alemanno, che è stato forzista, leghista e meloniano prima di essere folgorato dalla folgore Vannacci. A quanto pare una folgorazione ricambiata: si sussurra che Pomarici possa essere il candidato futurista per le Comunali a Roma, in caso in cui il generalissimo decida di non entrare nella coalizione di centrodestra. O non venisse invitato a farne parte.

LEGGI ANCHE: Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci

Sondaggi politici, la Supermedia: coalizioni appaiate, balzo di Futuro Nazionale

La Supermedia Agi/Youtrend del 28 maggio, basata su nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da sei diversi istituti, risulta coerente con i risultati della recente tornata elettorale delle Comunali. Stabile al 28,4 per cento Fratelli d’Italia. Sale al 22,2 per cento il Partito democratico (+0,2), mentre scende al 12,3 per cento il Movimento 5 stelle (-0,3). Ferma a 8,2 per cento Forza Italia, mentre la Lega cala al 7 per cento (-0,3). Alleanza Verdi e Sinistra è data al 6,5 per cento (+0,1). Il dato più significativo è la crescita di Futuro Nazionale, che sale al 4 per cento (+0,4). Stabili Azione al 3 per cento e Italia Viva al 2,5 per cento. +Europa scende all’1,4 per cento (-0,2). Poi Noi Moderati all1,3 per cento (+0,1).

Sondaggi politici, la Supermedia: coalizioni appaiate, balzo di Futuro Nazionale
Elly Schlein e alle sue spalle sul maxischermo Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend non vede stravolgimenti nei rapporti di forza: vede infatti ancora appaiati campo largo e centrodestra, dati rispettivamente al 44,9 e al 44,8 per cento. Leggerissimo calo per entrambe le coalizioni: -0,2 per cento.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»

«Il governo è favorevole all’adesione dell’Ucraina all’Ue. Il problema è quello dei tempi, si sta studiando a livello europeo qual è la formula migliore. Ci sono tante proposte sul tavolo, però ripeto: bene l’Ucraina, noi li aiuteremo, ma è importante non mettere in un angolo l’adesione dei Balcani, che rappresentano per noi una priorità». Lo ha detto Antonio Tajani arrivando alla riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Cipro, smorzando le tensioni nella maggioranza.

L’accelerazione dopo la sconfitta di Orban in Ungheria

Negli ultimi giorni c’è stata un’accelerazione nel percorso di adesione dell’Ucraina (e della Moldavia) all’Ue. La proposta di aprire il primo gruppo di capitoli negoziali per i due Paesi dovrebbe essere presentata dalla Commissione al Consiglio Affari generali del 16 giugno. Poi si potrà esprimere il summit dei leader in programma il 18 e 19 dello stesso mese. La svolta, almeno per Kyiv, è arrivata dopo l’uscita di scena del filorusso Viktor Orban, sostituito come primo ministro ungherese da Peter Magyar, che nei prossimi giorni potrebbe incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il duro comunicato della Lega contro l’Ucraina nell’Ue

«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kyiv nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni»: questa la posizione del Carroccio, espressa in un comunicato dai toni decisamente più duri del solito. La nota aveva provocato la reazione delle opposizioni, con il Pd che aveva esortato Giorgia Meloni: «Sconfessi immediatamente i suoi alleati della Lega che continuano a perseguire una agenda filorussa. L’Ucraina non solo può e deve, ma sarà nell’Ue».

Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani»

Dopo il comunicato della Lega, Tajani – parlando a nome di Forza Italia e in generale della maggioranza – aveva replicato che il governo italiano è favorevole «all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione europea». Il titolare della Farnesina aveva aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue». Anche per Fratelli d’Italia la linea resta quella del sostegno al percorso europeo di Kyiv, fermo restando che deve andare di pari passo con quello avviato da tempo dai Paesi balcanici.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).