Vance si smarca da Trump e non appoggia apertamente Netanyahu

Probabilmente con un occhio già alle Presidenziali Usa del 2028, JD Vance ha scelto di non appoggiare ufficialmente la rielezione del premier Benjamin Netanyahu in vista del voto in Israele del 27 ottobre, smarcandosi così dalla linea di Donald Trump. Nel corso di un’intervista con il giornalista Mark Halperin, pur ricordando che «ha ottenuto il sostegno più influente nella storia politica americana e internazionale», ha affermato di non essere «né contro né a favore» della sua permanenza al potere di Netanyahu: «Appoggio i candidati americani ed è su questo che mi concentrerò in vista delle elezioni di midterm. Non mi intrometterò in quelle israeliane».

Vance è il principale critico di Israele all’interno dell’Amministrazione Usa

Le elezioni di metà mandato per il rinnovo di Camera e parte del Senato si terranno negli Stati Uniti a inizio novembre. Vance, isolazionista e principale critico di Israele all’interno dell’Amministrazione Trump, a giugno aveva puntato il dito contro alcuni membri del governo di Tel Aviv che, aveva sottolineato, si erano opposti agli sforzi di Trump per porre fine alla guerra con l’Iran. Il mese successivo il vicepresidente Usa ha sostenuto che membri dell’esecutivo israeliano abbiano cercato di influenzare l’opinione pubblica americana per far fallire i negoziati. Le dichiarazioni di Vance arrivano all’indomani della visita a sorpresa in Israele del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth: il capo del Pentagono ha incontrato Netanyahu presso la base aerea di Ovda, nel contesto dei colloqui tra i due Paesi sulla possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran.

Vance si smarca da Trump e non appoggia apertamente Netanyahu
JD Vance e Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Picierno inizia uno sciopero della fame per i civili ucraini di Oleshky

Pina Picierno ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere una tregua e la protezione dei civili ucraini di Oleshky, cittadina ucraina sulla sponda sinistra del Dnipro occupata dall’esercito russo nel primo giorno dell’invasione, il 24 febbraio 2022, dove è in corso una grave crisi umanitaria. Anche se è formalmente occupata, di fatto i russi hanno abbandonato Oleshky, oggi una terra di nessuno costantemente bombardata.

Picierno: «Tragedia umanitaria di proporzioni enormi»

«A Oleshky migliaia di persone sono intrappolate in un territorio occupato dall’esercito russo, senza accesso regolare a cibo e medicine. Le aree minate rendono estremamente pericolosa la fuga: chi resta rischia di morire di fame, chi tenta di andarsene rischia la vita», ha scritto sui social Picierno, annunciando lo sciopero della fame e chiedendo di aderire «a questa grande azione nonviolenta». La vicepresidente del Parlamento europeo e leader di Spazio Pubblico ha poi aggiunto: «Con questa mobilitazione vogliamo sostenere l’azione di papa Leone XIV e di quanti, in queste ore, stanno facendo tutto il possibile per evitare una tragedia umanitaria di proporzioni enormi». A Oleshky, che contava oltre 20 mila abitanti prima della guerra, sono rimasti ancora tra i 1.500 e i 2 mila civili.

Picierno inizia uno sciopero della fame per i civili ucraini di Oleshky
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Su Oleshky il papa ha sentito Putin e Zelensky

Picierno ha citato Leone XIV. Ancora convalescente dopo l’operazione al polmone destro, il pontefice è tornato a occuparsi di Ucraina, e in particolare di Oleshky, chiamando prima Vladimir Putin – al quale ha chiesto di consentire la consegna di cibo e medicine e concedere una via di fuga sicura alle persone rimaste intrappolate nella cittadina – e poi Volodymyr Zelensky. In quanto forza occupante, secondo il diritto internazionale, spetterebbe alla Russia garantire evacuazioni e i rifornimenti: Mosca sostiene che sia Kyiv a impedirli, mentre Zelensky continua a denunciare un blocco imposto dai russi.

Picierno inizia uno sciopero della fame per i civili ucraini di Oleshky
Volodymyr Zelensky e papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti

Secondo i sondaggi Swg per il TgLa7 del 19 ottobre 2026, Futuro nazionale registra un ingente calo scendendo al 5,6 per cento, dopo essere stato tra il 7 e l’8 per settimane. Una discesa importante che va a favore di Fratelli d’Italia, che sale al 29,7. L’istituto ha realizzato due rilevazioni, una ipotizzando Elly Schlein come leader del campo largo e una con a capo Giuseppe Conte. Nella prima simulazione, l’alleanza di centrosinistra raccoglie il 44,6 per cento delle intenzioni di voto (escluso Azione), contro il 44 per cento del centrodestra (escluso Futuro nazionale). Il Partito democratico registra il 21,2 per cento, il Movimento 5 stelle l’11,8, Verdi e sinistra il 6,4, Italia viva il 2,4 e Più Europa l’1,3. Dall’altra parte, Fdi è seguita da Forza Italia al 7,2 per cento, dalla Lega al 5,1, da Noi moderati all’1,0 e da Sud chiama Nord all’1 per cento. Azione viene data al 3,1.

Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti
Sondaggio Swg.
Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti
Sondaggio Swg.

Ipotizzando invece Conte come leader del campo largo, il centrosinistra rimane comunque in vantaggio con il 44,5 per cento contro il 44,1 del centrodestra. Il Partito democratico viene dato al 20,5 per cento, il Movimento 5 stelle al 13,1, Verdi e sinistra al 6,5, Italia viva all’1,9 e Più Europa all’1,1. Dall’altra parte, Fdi registrerebbe il 29,8 per cento, seguita da Forza Italia al 7,1 per cento, dalla Lega al 5,1, da Noi moderati all’1,1 e da Sud chiama Nord all’1 per cento. Azione viene data al 3,2 e Futuro nazionale al 5,4.

Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti
Sondaggio Swg.
Sondaggi Swg 19 ottobre 2026, Vannacci perde due punti
Sondaggio Swg.

L’Alberta ha respinto la proposta di secessione dal Canada

Gli abitanti dell’Alberta hanno detto no alla proposta di avviare l’iter legale che potuto portare la provincia canadese all’indipendenza: respinto nettamente il referendum preliminare sostenuto dai separatisti. Il 77 per cento circa degli elettori andati al voto (puramente consultivo) ha indicato di voler rimanere parte del Canada, mentre solo il 23 per cento si è detto favorevole alla secessione.

Il motivi della spinta indipendentista

La spinta a separarsi dal Canada era essenzialmente economica. La provincia centroccidentale dell’Alberta è ricchissima di risorse, soprattutto di petrolio (ospita la maggior parte delle riserve accertate del Paese): i separatisti sostengono di dare più di quanto ricevano indietro, inoltre ritengono che il governo federale interferisca eccessivamente nella politica provinciale.

L’Alberta ha respinto la proposta di secessione dal Canada
Il premier canadese Mark Carney (Ansa).

L’esito del voto rafforza il premier Carney

L’esito del voto rappresenta una vittoria importante per il primo ministro Mark Carney, nativo dei Territori del Nord-Ovest ma cresciuto proprio nell’Alberta, impegnato a compattare il Paese nel mezzo della guerra commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, che sogna di trasformare il Canada nel 51esimo Stato Usa, circostanza che ha alimentato un certo sentimento patriottico negli abitanti della provincia centroccidentale. Carney ha accolto con soddisfazione la «chiara scelta di unità» manifestata dagli elettori. E lo stesso ha fatto la premier dell’Alberta, Danielle Smith, che pur essendo contraria alla secessione aveva indetto la consultazione cedendo alle forti pressioni degli attivisti separatisti dello United Conservative Party, il partito conservatore al governo, che avevano contribuito a portarla al potere.

Rai, la scelta di Ranucci dopo l’addio forzato a Report

«Ho scelto di tornare a Rai News, il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report». Lo ha scritto Sigfrido Ranucci sui social, ufficializzando il passo successivo della sua carriera in Rai dopo l’addio forzato alla trasmissione che lo ha visto alla conduzione dal 2017 al 2026. La tv di Stato, ha ricordato, gli aveva proposto tre possibilità: la sede del Cairo in qualità di corrispondente, l’assegnazione al Tg3 oppure Rai News 24 con delega agli approfondimenti. Ed è stata quest’ultima, appunto, la sua scelta: avrà il ruolo di vicedirettore del canale all-news.

Ranucci: «Torno con il sorriso, che nessuna ingiustizia riuscirà a togliermi»

Per Ranucci si tratta di un ritorno, avendo già lavorato a Rai News dal 1999 al 2006, venendo nominato nel 2001 inviato speciale. «All’epoca il mio direttore era Roberto Morrione, il mio maestro. Insieme realizzammo molte inchieste: sull’uso dei proiettili all’uranio impoverito, sulla vera natura della missione militare a Nassiriya e, soprattutto, quella che nel 2000 portò al ritrovamento dell’intervista perduta al giudice Paolo Borsellino», ricorda Ranucci. E poi: «Oggi il direttore è Federico Zurzolo, che ringrazio per la fiducia. Torno da dove sono partito con la certezza di aver fatto tutto ciò che dovevo e di aver contribuito per 20 lunghi anni al successo di una trasmissione come Report. Torno con il sorriso, che nessuna ingiustizia riuscirà a togliermi». Ranucci aveva presentato ricorso d’urgenza chiedendo il reintegro alla conduzione di Report, ma il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto l’istanza, sostenendo che la Rai aveva deciso la rimozione per risolvere le tensioni interne sorte dal clamore mediatico intorno all’inchiesta sull’attentato.

Zelensky accusa gli Usa: «Ritarda la consegna di missili già pagati dall’Europa»

Volodymyr Zelensky ha accusato gli Stati Uniti di ritardare deliberatamente la consegna di missili intercettori, già pagati, destinati al suo Paese. «Il Pentagono sta ritardando la consegna di missili già pagati dagli europei», ha attaccato, sostenendo che «manchi la firma di Pete Hegseth». In un colloquio con i senatori americani, il leader ucraino ha inoltre dichiarato che alcuni Paesi europei sarebbero pronti a fornire, attingendo dai propri arsenali, missili intercettori Patriot, ma restano in attesa dell’autorizzazione americana. «I missili sono pronti. Potrebbero già trovarsi in Ucraina. Purtroppo, però, l’autorizzazione non è ancora arrivata. Tutto ciò lascia pensare che sia stata presa una decisione politica per rallentare il sostegno che ci viene fornito», ha aggiunto.

Witkoff a Oslo da Zelensky, poi andrà in Russia

Intanto l’inviato speciale Usa Steve Witkoff incontrerà Zelensky a Oslo insieme a rappresentanti europei per concordare una proposta complessiva di pace da sottoporre alla Russia. Successivamente, Witkoff prevede di recarsi a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin e presentargli le proposte.

Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo

Dopo i saccheggi e i disordini di questi giorni, “arrivano i nostri”. Tra le misure anti-devastazioni che verranno approvate martedì in Consiglio dei ministri, una è destinata ad avere un impatto immediato. Il ministro della Difesa Guido Crosetto infatti ha dato il via libera all’invio immediato di 500 militari a Milano, che andranno ad aggiungersi ai contingenti già impegnati nell’operazione Strade sicure. Ma la novità più importante è il cambio delle regole di ingaggio: finora, i soldati che vediamo nei pressi delle stazioni o nei centri storici, servivano per lo più come “deterrente” e non potevano infatti intervenire con le funzioni di pubblica sicurezza. Ora cambia tutto: i militari impegnati a Milano potranno infatti procedere a identificazioni, fermi e anche arresti, in caso di necessità. L’esperimento di Milano naturalmente potrà anche essere ripetuto in altre città.

Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo
Dopo i saccheggi a Milano arrivano i militari: la stretta del governo

Le altre misure sul tavolo

«Abbiamo necessità che il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè 3 mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito», ha spiegato su X Crosetto.

Esulta Matteo Salvini che mette il cappello sulla stretta definendola una «Vittoria della Lega».

Sempre dalla Lega, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni e quello alla Giustizia Andrea Ostellari hanno anticipato alcuni contenuti del decreto come l’estensione del fermo preventivo fino a 24 ore, il rafforzamento delle misure di prevenzione, a partire dall’avviso orale di competenza del questore, l’introduzione del reato di danneggiamento aggravato e l’arresto obbligatorio per i reati di devastazione durante le manifestazioni, con la possibilità di arresto differito entro 48 ore. Misure in parte già contenute nel ddl sicurezza approvato lo scorso luglio e ora all’esame in Senato.

Poste italiane, superate le 300 mila richieste di passaporto negli uffici postali

Superate le 300 mila richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentate presso gli uffici postali italiani. Il mese di agosto 2026 ha fatto registrare il record di 16.947 passaporti erogati. Il precedente massimo era stato raggiunto nel mese di febbraio dello stesso anno con 15.940 passaporti rilasciati, segnando quindi un aumento delle richieste dallo scorso primato del 6 per cento. Il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto è disponibile in 6.932 uffici postali Polis (situati in Comuni con meno di 15 mila abitanti) e in 431 uffici postali di grandi città come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Firenze, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

I dati in dettaglio

Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. A oggi sono state presentate 300.154 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 236.531 presso gli uffici Polis attivi nei Comuni con meno di 15 mila abitanti, e 63.623 negli altri uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i Comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Bergamo (18.555), Verona (18.418), Vicenza (16.712) e Monza (11.833).

Paura di nuovi disordini a Milano, molti negozi restano chiusi

Dopo le scene di guerriglia urbana e i saccheggi del fine settimana, diversi negozi del centro di Milano – soprattutto del lusso – oggi hanno tenuto le serrande abbassate per il timore di nuovi disordini. Anche alcuni supermercati non hanno riaperto. Intanto si sono intensificati i controlli nella zona di piazza del Duomo da parte di poliziotti in borghese e carabinieri. Oggi inoltre a Roma si è tenuto un vertice sull’ordine pubblico, convocato dalla premier Giorgia Meloni.

Il bilancio degli scontri del 18 ottobre

Sono state 271 le persone accompagnate in questura a Milano per i disordini del 18 ottobre, di cui 60 stranieri e 220 minori. In totale sono 32 gli arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minori. La Procura di Milano ha chiesto il carcere nei confronti di cinque maggiorenni arrestati per devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, che «hanno dato prova di una assoluta disinvoltura ad improvvisare azioni distruttive di rara violenza». Deciderà il gip sulla convalida. Le persone denunciate sono state 28, di cui 15 stranieri e 23 minori. Dei 271 accompagnati in questura per 174 è scattato il fermo di prevenzione di polizia introdotto dall’ultimo decreto sicurezza. Negli scontri sono rimasti feriti 14 operatori delle forze dell’ordine.

La stretta del governo contro i violenti

Per quanto riguarda il vertice sull’ordine pubblico, il governo è al lavoro per una stretta: alcune misure sono già previste nel ddl sicurezza all’esame del Senato. Ma si ragiona anche a eventuali blocchi stradali i vista della manifestazioni già annunciate per i prossimi sabati dal “Movimento 17 ottobre“. Inoltre, spiegano fonti di Palazzo Chigi, c’è la concreta possibilità che in tempi brevi – forse già domani – venga varato un decreto legge da esaminare in Consiglio dei ministri. Gli uffici legislativi, inoltre, stanno approfondendo anche misure proposte delle forze di polizia per individuare altri interventi per rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto.

Israele, perché Gantz ha ritirato la candidatura a pochi giorni dalle elezioni

A otto giorni dalle elezioni in programma il 27 ottobre in Israele l’ex capo dell’IDF ed ex ministro della Difesa Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco, ha annunciato il ritiro della sua candidatura. La notizia arriva dopo mesi di sondaggi secondo cui la formazione politica nata nel 2019 (che attualmente ha otto seggi alla Knesset) non sarebbe riuscita a superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Nonostante la decisione di Gantz di non candidarsi alle elezioni, il suo partito (in israeliano Kahol Lavan) rimarrà sulla scheda elettorale. Verrà tuttavia rimosso qualora tutti i candidati decidessero di non partecipare alla competizione.

Gantz: «Continuerò a lottare per l’unità»

«Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma continuerò a lottare per l’unità», ha dichiarato Gantz, che si è fatto da parte a seguito delle pressioni dei principali partiti di opposizione, i quali temevano la dispersione di voti preziosi. L’ex ministro della Difesa ha definito il passo indietro «l’unica soluzione in grado di prevenire un altro disastro e proteggere Israele da tutte le sfide, sia interne che esterne». Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha ringraziato Gantz per essersi ritirato dalla competizione elettorale, scrivendo su X che si è trattato di una decisione «corretta e responsabile». Anche il leader dei Democratici, Yair Golan, che quello dell’opposizione, Yair Lapid, hanno lodato la scelta di Gantz.

Il governo accoglie la proposta di un Consiglio Ue a Roma a 70 anni dai Trattati

Il governo italiano ha accolto la proposta del presidente Antonio Costa di tenere a Roma il Consiglio europeo di marzo 2027 in occasione del 70esimo anniversario dei Trattati di Roma, iniziativa che consentirebbe di riportare i leader per un vertice europeo nel luogo dove nel 1957 fa vennero firmati i Trattati istitutivi. Si tratterebbe della prima volta dal 2003 di un Consiglio Ue fuori dall’usuale sede di Bruxelles, come stabilito dal Trattato di Nizza. La decisione dovrebbe essere adottata formalmente a Bruxelles nelle prossime settimane.

Stadio della Roma a Tor di Valle, assolto in appello Marcello De Vito

I giudici della terza sezione di Appello di Roma hanno sostanzialmente ribaltato la sentenza di primo grado nel procedimento legato allo stadio della Roma che doveva sorgere a Tor di Valle (il nuovo impianto del club giallorosso verrà costruito a Pietralata): assolti l’ex presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (era stato condannato a 8 anni e 8 mesi), ex presidente del consiglio comunale di Roma, l’avvocato Camillo Mezzacapo (9 anni) e Luca Lanzalone (3 anni), ex presidente dell’azienda pubblica Acea. Assolti anche Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto. Per Giulio Centemero – ex tesoriere della Lega – e Andrea Manzoni è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Rideterminata a 8 mesi la pena per Andriano Palozzi, che era stato condannato a 1 anno e 10 mesi. Nei confronti dell’imprenditore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui avrebbe dovuto essere costruito lo stadio, la condanna è scesa a 3 mesi dai 2 anni inflitti in primo grado.

De Vito: «Finalmente è stata fatta giustizia»

«Finalmente è stata fatta giustizia. Sono stati sette anni durissimi che hanno distrutto la vita politica e professionale, dopo otto mesi di detenzione mentre facevo il presidente dell’assemblea capitolina a Roma come cittadino più votato», ha dichiarato l’ex M5s De Vito. In primo grado erano stati assolti, Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti, Davide Bordoni e l’ex assessore regionale Michele Civita. Il progetto dello stadio a Tor di Valle, risalente al periodo in cui a Roma governa il Movimento 5 stelle, era stato al centro di indagini che avevano portato l’accusa – secondo cui 400 mila euro erano finiti nelle casse di fondazioni vicine ad alcuni partiti – a chiedere complessivamente 22 condanne per i reati di corruzione, traffico di influenze e finanziamento illecito a carico di professionisti e politici di vari schieramenti.

È morta Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2

È morta a 57 anni Christiana Ruggeri, giornalista del Tg2. Nata a Roma e laureata in Lettere moderne all’Università La Sapienza, aveva iniziato l’attività professionale negli Anni 90 collaborando con diverse emittenti radiofoniche e televisive della Capitale. Nel 2000 era approdata al Tg2, dove ha svolto gran parte della sua carriera. Nel corso degli anni è stata impegnata nella redazione Esteri, seguendo temi internazionali e realizzando numerosi reportage. Oltre all’attività giornalistica, Ruggeri si era dedicata alla scrittura e alla fotografia, senza mai far mancare una costante attenzione al sociale e all’ambiente. Per 20 anni aveva presieduto, dopo averla fondata, la onlus Il rifugio delle code felici, impegnata nella lotta al randagismo, ed era vicepresidente di Greenaccord, associazione di giornalisti attiva sui temi ambientali.

Il cordoglio della Rai

La Rai ha espresso profondo cordoglio per la sua scomparsa, elencando i suoi molteplici impegni – caporedattrice della redazione Scienze del Tg2, giornalista, scrittrice e autrice di reportage e approfondimenti che hanno saputo raccontare con sensibilità e competenza temi di grande rilevanza. «Nel corso della sua lunga attività professionale, prima nella redazione Esteri e poi alla guida della redazione Scienze, ha contribuito con passione e professionalità al lavoro del Tg2, distinguendosi anche per l’attenzione ai temi sociali, alla tutela degli animali e alla valorizzazione dei territori», si legge in una nota. «La Rai si stringe con commossa partecipazione alla redazione del Tg2, ai colleghi che hanno condiviso con lei il percorso professionale e ai suoi familiari, ai quali rivolge le più sentite condoglianze, con un pensiero particolare alla figlia».

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?

Ci siamo: Francesco Kamel, portavoce e capo segreteria del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il primo novembre se ne va dal Viminale. L’approdo è di quelli sontuosi, a Leonardo, come direttore degli Affari istituzionali: così ora, visto che persino l’uomo della comunicazione di Palazzo Chigi Fabrizio Alfano viene dato in uscita verso Eni, sono sempre meno quelli che resistono da inizio legislatura.

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?

Ma la vera domanda è: adesso cosa farà Piantedosi? Pare che, al termine di una lunga riflessione, abbia deciso di non prendere nessuno al posto di Kamel: fino al termine del mandato (a seconda di quando ci saranno le elezioni, si parla di sei mesi o al massimo un anno) il ministro resterà da solo a gestire la comunicazione. Secondo le indiscrezioni che girano, significa che tutto finirà sotto il controllo della regia mediatica di Fratelli d’Italia, dato che Piantedosi viene indicato ormai da tutti come candidato alle Politiche 2027 proprio con il partito di Giorgia Meloni.

Via Kamel, Piantedosi senza portavoce: ora farà tutto da solo?
Matteo Piantedosi (Ansa).

Certo, bisognerà tenere a bada qualche esuberanza comunicativa di Piantedosi. Dalle supercazzole sullo scudo penale per i poliziotti fino all’ultima uscita contro Beppe Sala a proposito degli scontri in piazza, e cioè questa: «Il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti». Se è riuscito a fare certe dichiarazioni quando ancora era seguito da un portavoce, figuriamoci senza…

La Commissione Ue contesta a Kkr informazioni fuorvianti su operazione Tim

La Commissione europea ha informato Kkr in merito alla sua valutazione preliminare secondo cui la società avrebbe fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti durante l’indagine condotta nel 2024 dalla Commissione stessa sull’acquisizione di NetCo. Il 19 aprile 2024, Kkr aveva notificato all’ente europeo un’operazione che prevedeva l’acquisizione del controllo esclusivo sulla società, che comprende le attività relative alla rete fissa primaria e dorsale di Tim – ovvero l’infrastruttura a banda larga che collega la centrale agli armadi stradali – nonché FiberCop. Prima dell’operazione, FiberCop era una joint venture tra Tim e Kkr che includeva la rete fissa secondaria di Tim, ossia l’infrastruttura a banda larga che collega gli armadi stradali alle sedi degli utenti finali. L’operazione ha riunito le reti primaria e secondaria di Tim all’interno di FiberCop, conferendo a KKR il controllo esclusivo su quest’ultima.

I dubbi di operatori terzi e della stessa Commissione

Nel corso dell’indagine, la Commissione ha approfondito i timori espressi da diversi operatori terzi secondo i quali, in seguito all’operazione, FiberCop avrebbe potuto limitare l’accesso ai servizi passivi (ovvero all’infrastruttura). Alla luce di tali rischi, la Commissione ha sollevato seri dubbi in merito all’operazione e chiesto informazioni a Kkr. Il fondo americano ha spiegato che gli accordi a lungo termine già in essere – attraverso i quali FiberCop forniva servizi all’ingrosso a operatori terzi – sarebbero rimasti in vigore, garantendo che Kkr non potesse né peggiorare le condizioni di accesso all’ingrosso né porre fine a tale accesso. Il 30 maggio 2024, la Commissione ha autorizzato l’operazione senza condizioni.

La contestazione di aver fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti

Nella comunicazione degli addebiti del 19 ottobre 2026, la Commissione esprime l’avviso preliminare che Kkr, quantomeno per negligenza, abbia fornito informazioni inesatte e/o fuorvianti in merito alle condizioni dei suoi accordi a lungo termine già in essere per l’accesso all’ingrosso. Tra queste, l’indicazione che le condizioni esistenti avrebbero continuato a trovare applicazione, dato che avrebbero potuto essere modificate solo previo accordo reciproco con gli operatori terzi. Tali informazioni, fondamentali ai fini della valutazione dell’operazione da parte della Commissione, sono state fornite in risposta a richieste di informazioni avanzate dalla Commissione stessa.

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili

Il deputato di FdI Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi, ha affermato che «in base agli elementi acquisiti» nel corso delle indagini, nel presunto omicidio del capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuto il 6 marzo 2013, «sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione» che inizialmente non avrebbe dovuto portare all’uccisione, «e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone», al momento non ancora individuate, «da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni». L’Ufficio di presidenza, ha spiegato Vinci, «ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti», in particolare con Saverio Giampà, già incarcerato per altri motivi. Mussari e Ceccherelli non sono indagati da nessuna Procura.

Morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta fa i nomi dei due presunti responsabili
Giuseppe Mussari (Ansa).

Chi sono Mussari e Ceccherelli

Mussari è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi dal 2001 al 2006: ieri Massimo Giletti aveva anticipato via social le conclusioni della Commissione d’inchiesta, indicandolo come presunto mandante: il banchiere ha annunciato una querela nei confronti del giornalista: «Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali». Ceccherelli, detto Lo Zena, è invece un calciante del calcio storico fiorentino.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, durante una telefonata con Donald Trump avvenuta il 9 ottobre, Vladimir Putin ha proposto al presidente statunitense un vertice trilaterale con l’omologo cinese Xi Jinping per discutere della fine della guerra in Ucraina senza Volodymyr Zelensky, in modo da negoziare a condizioni favorevoli per Mosca.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi
Vladimir Putin e Xi Jinping (Imagoeconomica).

Il Cremlino avrebbe proposto di tenere l’incontro trilaterale a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) che si svolgerà il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina. L’idea sarebbe stata comunicata attraverso i canali diplomatici a Pechino, che avrebbe dato disponibilità in caso di semaforo verde da parte di Washington. Secondo il Wsj, che cita un funzionario vicino alla Casa Bianca, Trump non avrebbe ancora dato il suo consenso, ma potrebbe essere «favorevolmente propenso» all’idea, dato il suo desiderio di mantenere la promessa elettorale di risolvere il conflitto in Ucraina.

Ucraina, la proposta di Putin: trilaterale con Trump e Xi
Vladimir Putin e Donald Trump (Imagoeconomica).

Scontri a Milano, 32 arrestati e 14 agenti feriti

È di 14 operatori delle forze dell’ordine feriti e di 271 persone accompagnate in questura il bilancio degli scontri di domenica 18 ottobre 2025 a Milano, secondo fonti di polizia. Di questi, 220 sono minori, 60 stranieri, 32 sono stati arrestati (13 stranieri, 23 minori) e 28 denunciati (15 stranieri, 23 minori). In 174 sono stati trattenuti ai sensi del fermo di prevenzione. Intanto la procura di Milano ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per i cinque maggiorenni, ragazzi tra i 18 e i 20 anni, arrestati sabato per la guerriglia urbana in centro. Sono accusati, a vario titolo, di resistenza pluriaggravata e devastazione e saccheggio. La richiesta, firmata dalla pm Giovanna Cavalleri, che segue le indagini della Polizia con il procuratore Marcello Viola, è salita all’ufficio gip e il giudice dovrà fissare gli interrogatori.

Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti

Il World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite ha annunciato che, a causa della carenza di fondi, è stato costretto a ridurre di circa un terzo l’assistenza alimentare nella Striscia di Gaza: mezzo milione di persone perderà dunque l’accesso a un sostegno fondamentale, peraltro all’avvicinarsi dell’inverno.

L’annuncio del World Food Programme

Negli ultimi tre anni, l’assistenza alimentare del Wfp ha rappresentato un’ancora di salvezza per una quota che arriva fino al 90 per cento delle famiglie a Gaza. Dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, l’agenzia dell’Onu ha raggiunto circa 1,6 milioni di gazawi ogni mese, fornendo pacchi alimentari, farina di frumento, pane, pasti caldi, supporto nutrizionale, spuntini scolastici e assistenza in denaro. Il Programma alimentare mondiale, adesso, non dispone però più di fondi sufficienti per mantenere tale livello di sostegno, che resterà appannaggio di 1,1 milioni di persone. A causa di «carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti», ha dichiarato con rammarico l’agenzia dell’Onu in un comunicato firmato da Shaun Hughes, direttore del Programma alimentare mondiale nei territori palestinesi: «Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile». Nella nota, il Wfp ha inoltre esortato la comunità internazionale a «non distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo a Gaza».

Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti
Camion di aiuti a Gaza (Ansa).

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Colombo di Genova. Una protesta decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo Paese, se le questioni non esplodono, non si arriva a capo di nulla», ha detto Armando Palombo della Fiom denunciando lo strappo dei commissari. «Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città. Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare 10 anni per il green mentre il mercato tira. I rotoli devono arrivare subito», ha aggiunto. La cassa integrazione, ha evidenziato Nicola Appice di Fim Cisl, rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. «Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito, siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro».