Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II

È morto Fabio Mussi, ex ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi (2006-2008), in passato presidente di Sinistra Democratica e attualmente dirigente di Sinistra Italiana. Aveva 78 anni.

Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II

Dal PCI a Sinistra Italiana: la carriera politica

Nato a Piombino in una famiglia operaia, aveva aderito giovanissimo al Partito Comunista Italiano, diventando nel 1979 è il più giovane affiliato a fare parte del Comitato centrale: per permettere il suo inserimento venne abbassata di tre anni l’età minima. Allo scioglimento del PCI era diventato dirigente del Partito Democratico della Sinistra (1991-98), poi confluito nei Democratici di Sinistra. Deputato fin dal 1992, è stato vicepresidente della Camera dal 2001 al 2006, anno in cui era stato nominato ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi. Contrario alla fusione dei DS col nascente Partito Democratico, nel 2007 Mussi aveva partecipato alla fondazione di Sinistra Democratica, poi unitasi a Sinistra Ecologia e Libertà, partito a sua volta confluito in Sinistra Italiana, di cui era dirigente.

Il ricordo di Fratoianni: «Intellettuale raffinato»

«Fabio Mussi se n’è andato. Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente con cui mi investiva ogni volta che mi telefonava», ha scritto su Facebook Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana. «Prima del ciao o del come stai, fluivano come una raffica di mitraglia le sue parole che “sezionavano” letteralmente la questione di cui aveva premura di parlarmi. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la P maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno».

Vannacci apre a Meloni al Quirinale: «Sarebbe un ottimo capo di Stato»

Ospite di È sempre Cartabianca su Rete 4, Roberto Vannacci ha lanciato un segnale di avvicinamento al centrodestra e in particolare a Giorgia Meloni, definendo la premier una figura adatta al Quirinale. «Perché no? Penso che abbia dimostrato carisma, notevoli capacità, quindi potrebbe essere anche un ottimo Presidente della Repubblica», ha detto il fondatore di Futuro Nazionale. Sollecitato poi sul sostegno del suo partito alla candidatura di Meloni per il Colle nel 2029, l’ex generale ha risposto che si tratta di «una delle eventualità possibili». Le sue dichiarazioni di Vannacci seguono a stretto giro le recenti aperture del viceministro Edmondo Cirielli su una possibile alleanza tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale in vista delle Politiche del 2027. L’ingresso dei vannacciani nella coalizione di centrodestra, però, è al momento osteggiata da Forza Italia e soprattutto dalla Lega, rimasta scottata dal contatto ravvicinato con l’ex generale, che di fatto è stato lanciato in politica da Matteo Salvini.

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Vannacci apre a Meloni al Quirinale: «Sarebbe un ottimo capo di Stato»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La replica di Vannacci al Financl Times

Vannacci ha teso la mano alla premier anche nella risposta via social data – in inglese – al Financial Times, che (citando l’European Council on Foreign Relations) in un articolo lo aveva definito «cavallo di Troia russo che mette alla prova Meloni» sfidando direttamente la politica estera italiana, favorevole all’Ucraina, «con argomenti sorprendentemente vicini a quelli di Mosca». Nel post, che accompagna una sua immagine con colbacco e bicchierino di vodka – Vannacci ha smentito di essere un candidato manciuriano, ovvero un individuo, che viene segretamente controllato o manipolato da una forza ostile o esterna per agire come una marionetta contro gli interessi del proprio Paese.

«Onestamente, mi aspettavo di più da voi. Trovo ammirevole l’eleganza del complotto: invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o manipolare le elezioni, l’Fsb (il servizio di sicurezza interna e controspionaggio della Federazione Russ, ndr) si sarebbe accontentato di far brontolare un generale italiano per le vacanze estive rovinate dal costo del carburante, una lamentela condivisa da ogni cittadino italiano, da Palermo a Bolzano, nessuno dei quali – che io sappia – risponde alla Lubjanka», ha scritto Vannacci. «Perdonatemi, ma fatico ancora ad accettare l’idea che dissentire dall’ortodossia di Bruxelles equivalga ormai, di fatto, a una mancanza di lealtà verso l’Occidente. Attendo con interesse il suo prossimo articolo sul complotto internazionale che si celerebbe dietro le lamentele per i prezzi dei supermercati». E poi: «A proposito: da quando chiedersi perché la benzina costi tanto richiede un nulla osta di sicurezza? Vi ringrazio comunque molto per aver dato risonanza – spero gratuitamente! – alle mie posizioni».

Wsj: «Pentagono estende dispiegamento truppe Usa in Medio Oriente fino al 2027»

Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha deciso di prorogare fino al 2027 il dispiegamento di truppe Usa in Medio Oriente. Lo riporta il Wall street journal citando alcune fonti, segnalando che la guerra potrebbe protrarsi fino al prossimo anno. Nella regione sono operative 19 navi della Marina statunitense, squadroni di caccia, unità di difesa aerea e paracadutisti. Il Wsj evidenzia che il prolungato dispiegamento sta mettendo a dura prova i militari e impedisce la corretta manutenzione delle attrezzature. I problemi logistici hanno anche fatto sì che i marinai ricevano lettere e pacchi dai propri cari con molta meno frequenza, mentre i rifornimenti sono diventati più difficili. Sempre secondo il quotidiano, il presidente Donald Trump appoggia privatamente l’idea di dichiarare la fine delle ostilità contro Teheran e ritiene che esercitare pressioni economiche sulla Repubblica islamica consentirebbe a Washington di raggiungere i propri obiettivi. Ciononostante, 50 mila soldati statunitensi rimangono in Medio Oriente.

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso

Giulia Presutti fa fatto un passo indietro. La co-conduttrice designata di Report, in coppia con Daniele Piervincenzi, nella serata di mercoledì ha inviato una mail al direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini rinunciando all’incarico, «nella speranza», spiega, «di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l’onore di contribuire. Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità». La decisione è arrivata dopo l’incontro di Corsini con la redazione del programma, – riunione alla quale Presutti e Piervincenzi non hanno partecipato su consiglio del direttore degli Approfondimenti – che ha riaperto un canale di dialogo tra gli inviati e l’azienda.

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso
Danilo Procaccianti con i giornalisti di Report all’ingresso della sede Rai di via Teulada dopo l’assemblea (Ansa).

Torna in campo l’ipotesi di una conduzione a rotazione

Corsini si è preso un giorno per valutare il da farsi e per scongiurare lo slittamento della trasmissione il cui inizio è previsto l’8 novembre su Rai3. L’idea di nominare capi autore Bernardo Iovene e Giulio Valesini era stata rispedita al mittente dai diretti interessati e la squadra di Report, sia gli interni sia gli esterni, ha fatto muro. Ora la Rai spera di raggiungere un compromesso, magari su una conduzione a rotazione. Piervincenzi, in quel caso, potrebbe restare, ma alla guida di Report Lab

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso
Daniele Piervincenzi esce dalla sede Rai di via Teulada (Ansa).

L’ultima stoccata di Ranucci a Presutti

Sempre mercoledì, Sigfrido Ranucci era tornato all’attacco di Presutti commentando la notizia pubblicata da Il Domani secondi cui la giornalista sarebbe stata autrice con Alessandro Perozzi, di uno servizio fake sulla strage di Cutro andato in onda su Agorà nel 2023. «Se confermato sarebbe gravissimo», ha scritto l’ex conduttore.

Sul piano legale, l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha dichiarato che «la Rai, dopo aver dichiarato formalmente l’esistenza di “continue pressioni, opacità, commistione, interferenze, obiettiva incompatibilità'”, ha comunicato che non intende esplicitare le ragioni di quel che ha scritto con il provvedimento» di rimozione del suo assistito. L’azienda ha fatto sapere, in realtà, di aver consegnato la documentazione richiesta, che è stata ritenuta, evidentemente, insufficiente. «Si tratta della insussistenza di motivazioni fattuali ovvero di ragioni esplicitabili», ha spiegato De Vita. «Grave che lo faccia un datore di lavoro, ancor più grave che lo faccia un’azienda pubblica».

Gruppo Fs, al via le corse prova in Germania e Austria per i Frecciarossa di Trenitalia

Compie un nuovo passo avanti il progetto dei collegamenti in Frecciarossa tra Italia, Germania e Austria che il Gruppo Fs realizzerà in collaborazione con le ferrovie tedesche Deutsche Bahn e austriache Öbb. Sono infatti iniziate le corse prova dei convogli di Trenitalia – appositamente predisposti e dotati della necessaria strumentazione – in Germania e Austria, nell’ambito della fase di omologazione internazionale. Il lancio dei collegamenti fra Milano e Monaco di Baviera e Roma e Monaco di Baviera è previsto per l’estate del 2027 a seguito del completamento, con esito positivo, dell’iter di omologazione dei nuovi treni. Le corse prova si svolgono sulla rete ferroviaria tedesca Berlino-Monaco di Baviera -Kufstein. In Austria, il Frecciarossa sta circolando in prova tra Kufstein e il Brennero e tra Salisburgo e Vienna.

Dal 2028 i collegamenti saranno estesi a Napoli e Berlino

L’intesa tra Trenitalia e Deutsche Bahn permetterà anche di condividere le competenze tecniche affinché i treni siano in grado di adattarsi a differenti sistemi di alimentazione elettrica e segnalamento, accelerando il necessario processo tecnico e contenendo i relativi costi. Contestualmente alla realizzazione dei prototipi, sono stati avviati anche percorsi di formazione rivolti al personale di guida tedesco e austriaco. L’offerta commerciale prevede quattro collegamenti sulle rotte Milano – Monaco di Baviera e Roma – Monaco di Baviera. Per il Milano – Monaco di Baviera, con un tempo di viaggio di circa sei ore e mezza, le principali fermate intermedie saranno a Brescia, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. Per quanto riguarda Roma – Monaco di Baviera, con un tempo di viaggio di circa otto ore e mezza, le principali fermate saranno a Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. L’apertura del Tunnel di Base del Brennero ridurrà i tempi di viaggio di circa un’ora. Da dicembre 2028 l’offerta completa consisterà in 10 collegamenti tra l’Italia e la Germania che copriranno le tratte tra Milano, Roma e Monaco di Baviera e saranno estesi a Napoli e Berlino.

Un nuovo passo verso l’obiettivo della “Metropolitana d’Europa” ad alta velocità

Il nuovo servizio sarà operato con il Frecciarossa, il treno ad alta velocità di Trenitalia, che è conforme alle specifiche tecniche europee di interoperabilità. È stato inoltre progettato e realizzato per viaggiare in Italia e sulle reti ferroviarie europee di Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio, essendo in grado di superare le differenze di alimentazione elettrica e segnalamento dei vari Paesi. Con i collegamenti Roma/Milano – Monaco di Baviera – Berlino, Frecciarossa, dopo Francia e Spagna, arriverà anche in Germania, continuando a perseguire l’obiettivo della “Metropolitana d’Europa” ad alta velocità, collegando le città più nevralgiche del Vecchio continente. Il nuovo collegamento avrà un impatto anche sulle connessioni ferroviarie con altri Paesi, poiché intercetterà la domanda di trasporto per altre destinazioni, come ad esempio Francoforte e Cracovia.

L’ad Strisciuglio: «Vogliamo rendere il treno mezzo di riferimento per la mobilità europea»

Queste le dichiarazioni di Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Fs: «L’avvio delle corse prova in Germania e Austria è un passaggio verso la realizzazione di un progetto che conferma la nostra ambizione di rendere il treno il mezzo di riferimento per la mobilità europea. Grazie alla collaborazione con Deutsche Bahn e Öbb, andiamo verso la realizzazione della “Metropolitana d’Europa” ad alta velocità, mettendo a disposizione dei passeggeri un servizio capace di avvicinare territori, persone ed economie. Il Frecciarossa continua così il suo percorso di crescita internazionale, portando all’estero l’eccellenza tecnologica e industriale del Gruppo Fs e contribuendo allo sviluppo di una rete ferroviaria europea sempre più integrata».

Clooney a Venezia attacca Trump: «Usa guidati da persone incapaci»

George Clooney attacca Trump (pur senza mai citarlo) e il governo americano dal Lido di Venezia, dov’è arrivato per ricevere il Leone d’oro alla carriera in occasione della serata inaugurale della Mostra del cinema. «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo. A novembre ci sono le elezioni di midterm che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e, se va tutto bene, torneremo ad una situazione di maggiore normalità», ha detto l’attore. «L’idea poi che la crudeltà sia alla base e faccia parte del divertimento del mondo, e che un segretario alla Difesa, Pete Heghset, abbia twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi ridendoci su, è davvero una cosa assurda. Questa è kakistocrazia (il governo dei peggiori, ndr)», ha aggiunto. «Dov’è finito il senso della decenza? Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori», ha chiosato.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo

Gli investigatori tedeschi hanno identificato due persone sospettate di aver partecipato al tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle, per cui la Germania ha ufficialmente accusato la Russia, innescando un botta e risposta che ha coinvolto anche l’Ue e la Nato. Come riportano i media tedeschi, una delle persone identificate è un bielorusso con passaporto russo: il suo Dna è stato rinvenuto sul luogo dell’incidente del drone. L’altro, di origine russa con passaporto lettone, è sospettato di aver contribuito all’organizzazione dell’attacco. Uno dei sospettati, è emerso, aveva il visto turistico italiano. Secondo le autorità, i due hanno agito per conto di agenzie statali russe.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Johann Wadephul e Alexander Dobrindt (Ansa).

L’annuncio delle autorità tedesche e la replica di Mosca

Dopo settimane di indagini, ieri la Germania ha accusato la Russia per gli attacchi con i droni-bomba avvenuti (senza conseguenze) nella zona dell’aeroporto di Lipsia. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il collega degli Esteri, Johann Wadephul, hanno parlato di un Paese «bersaglio della guerra ibrida» orchestrata da Mosca. Di seguito sono arrivate la chiusura del consolato generale a Bonn (dal 18 settembre) e la risoluzione del contratto con la Casa russa di Berlino. La Russia, da parte sua, ha minacciato di reagire «a tutte le decisioni antirusse della Germania» con «risposte devastanti». Dura la reazione dell’Ue e della Nato dopo gli ultimi sviluppi su Lipsia: «Voglio essere molto chiara, questo è stato un attacco con materiale militare portato avanti da un’operazione della Russia in territorio europeo. Non lo tolleriamo. Quest’intimidazione non funzionerà, l’Ue e la Nato sono uniti. Non solo manterremo alta la pressione sulla Russia, ma la alzeremo», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, affiancata dal segretario generale della Nato Mark Rutte, prima del loro incontro a Bruxelles. Successivamente, l’incaricato d’affari della Germania a Mosca è stato convocato al ministero degli Esteri.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Mark Rutte e Ursula con der Leyen (Ansa).

Inter-Ausilio, è addio

Piero Ausilio è vicinissimo a lasciare il ruolo di direttore sportivo dell’Inter. Il dirigente, in scadenza nel 2027 e da 29 anni in nerazzurro, non ha trovato l’accordo con Oaktree per il rinnovo (l’offerta era per un altro anno) e ha comunicato alla società che non ci sono le condizioni per proseguire. L’addio è a questo punto inevitabile e, stando a quanto filtra da Milano, potrebbe arrivare in anticipo: le parti sono infatti al lavoro per una risoluzione consensuale. Ausilio è entrato nei quadri nerazzurri nel 1997 e da segretario delle giovanili è arrivato a ricoprire l’incarico di direttore sportivo della prima squadra, assunto nel 2014: da allora l’Inter ha vinto tre campionati, tre Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane

Ex Ilva, l’8 settembre un nuovo tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi

È stato convocato un nuovo incontro a Palazzo Chigi con i sindacati sul futuro dell’ex Ilva. L’appuntamento è per martedì 8 settembre 2026, alle 17.30, nella Sala verde. L’hanno riferito fonti sindacali. Si discuterà della vendita di Acciaierie d’Italia, del destino dell’area a caldo, dell’offerta della cordata italiana, di quella di Jindal Steel International e, soprattutto, del futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. L’incontro si terrà alla vigilia dell’esame in Corte d’Appello di Milano sullo spegnimento dell’area a caldo. Il 9 settembre sarà infatti esaminata l’istanza con cui Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha chiesto di sospendere l’esecutività del decreto che dispone il fermo dell’area produttiva. Sul fronte della vendita, i commissari straordinari stanno esaminando due proposte, ovvero l’offerta vincolante presentata da Jindal e la manifestazione d’interesse della cordata italiana, che dovrà essere trasformata in un’offerta vera e propria.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

A destra è tempo di pulizie. Soprattutto nelle liste elettorali: anche se non si conosce quale sarà il sistema di voto scelto per andare alle urne, in via della Scrofa, nel quartier generale di Fratelli d’Italia, si discute animatamente. Giorgia Meloni e la sorella Arianna vogliono svecchiare anagraficamente gli eletti ed evitare scivolate con qualche nome impresentabile.

Preoccupa il travaso in Veneto verso Vannacci

Tutto questo accade mentre non smettono di uscire dal partito esponenti locali, diretti verso il generale Roberto Vannacci: in Veneto, in particolare, la situazione pare sfuggita di mano, con Futuro nazionale che ha aperto una sede a Rovigo, e i sindaci che cambiano casacca per aderire al movimento dell’ex parà non si contano. Si va da Luciano Alberti, primo cittadino di San Mauro di Saline (Verona), a Roberto Brizzi, sindaco di Bussolengo, sempre nel Veronese, senza dimenticare Massimo Campagnolo, sindaco di Cervarese Santa Croce (Padova). A civici di destra e fratellini d’Italia, poi, la posizione sul fine vita di Luca Zaia (che la considera una «legge di civiltà») non piace a tutti, e così gli animi si riscaldano.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In questo panorama, ecco la revisione delle liste, con le “Meloni sister” pronte a depennare alcuni pesi massimi: si parla innanzitutto di Marcello Pera, classe 1943, ex presidente del Senato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Marcello Pera (foto Imagoeconomica).

Quindi potrebbe toccare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nato nel 1947, che non riporta voti alti nelle pagelle governative, in un dicastero dove pure il sottosegretario Andrea Delmastro si è fatto notare per le cattive compagnie.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Anche Giulio Tremonti, altro classe 1947, già ministro dell’Economia, pare destinato al capolinea, tanto che qualcuno di Fratelli d’Italia scherza, dicendo «ma era stato eletto con noi? Non me ne ero accorto». Insomma, basta con gli ottantenni: la direttiva sembra essere questa. L’unico a continuare l’esperienza politica, ormai lunghissima, è ovviamente l’intoccabile Ignazio La Russa, il presidente del Senato, classe (tanto per cambiare) 1947.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
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Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Spazio agli emergenti: si pesca nel mondo delle imprese

Spazio agli emergenti, e in particolare ai rappresentanti del mondo delle imprese, specialmente quelli del Nord-Est: tra i papabili, destinato a diventare ministro in un futuro governo di centrodestra, gira il nome di Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, del quale tra i meloniani si parla molto bene. Prima un seggio parlamentare, poi una poltrona ministeriale: il percorso sembra essere tracciato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Matteo Zoppas (foto Imagoeconomica).

In Forza Italia c’è la grana Casellati

Un tema, quello dell’età dei candidati, che scalda anche un altro partito, Forza Italia, dove gli anni avanzano, e che ha un nome su tutti in cima ai problemi: quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nata nel 1946, è la più anziana componente del governo di Giorgia Meloni, già presidente del Senato, «asfaltatrice degli uffici stampa, tanto da cambiarne più delle borsette», ricordano a Palazzo Madama.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Lei ambirebbe a continuare la vita da parlamentare, ma all’interno della casa politica berlusconiana si dice abbia molti nemici. «E poi dove la candidiamo Casellati? In Veneto c’è già Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, eletta alle ultime politiche al Senato nel collegio di Padova, e che certo non vuole mollare la zona per tornare nella sua Emilia-Romagna», spiffera un forzista di lungo corso, che non vorrebbe vedere accapigliarsi le due esponenti, addirittura due ministre, per un seggio. E la Lega? Matteo Salvini ha già troppi problemi, gli manca solo il dramma dell’età dei candidati…

Così le università telematiche ampliano l’accesso agli studi e riducono gli abbandoni

Le università telematiche contribuiscono ad ampliare l’accesso all’istruzione universitaria, intercettando persone che avrebbero avuto una minore probabilità di iscriversi. È una delle conclusioni del paper della Banca d’Italia Who goes online? Selection and performance in Italian higher education di luglio 2026, che analizza la crescita degli atenei online e il profilo dei loro studenti. Secondo lo studio, la crescita delle università telematiche si è concentrata soprattutto nelle province dove l’accesso all’università era storicamente più basso. Per gli autori questo rappresenta un’espansione della platea degli studenti universitari e non un semplice spostamento di iscritti dagli atenei tradizionali a quelli online. L’analisi mostra inoltre che chi sceglie una laurea telematica aveva, già prima dell’immatricolazione, una probabilità inferiore di iscriversi all’università. Per questo il rapporto sostiene che gli atenei online agiscono «almeno in parte come complemento e non come sostituto» del sistema universitario tradizionale, portando nella formazione accademica persone che altrimenti avrebbero avuto minori possibilità di intraprendere tale percorso.

Più studenti che completano il percorso

Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita significativa. Gli iscritti agli 11 atenei telematici sono passati da circa 119 mila nell’anno accademico 2018/19 a quasi 308 mila nel 2024/25, arrivando a rappresentare il 15 per cento della popolazione universitaria italiana. Nello stesso periodo sono aumentati anche i laureati e l’offerta formativa, con i corsi attivi cresciuti del 40 per cento. Tra gli aspetti più rilevanti messi in evidenza dalla ricerca figurano anche gli esiti del percorso universitario. A parità di caratteristiche degli studenti, l’iscrizione a un’università telematica si associa a un tasso di abbandono tra primo e secondo anno inferiore di 9,8 punti percentuali rispetto agli atenei tradizionali e a una probabilità più elevata di conseguire la laurea nei tempi previsti. Il differenziale stimato è di 14,6 punti percentuali a favore degli studenti iscritti agli atenei online. Il rapporto individua diverse possibili spiegazioni di questi risultati. La maggiore flessibilità della didattica online può ridurre gli ostacoli per chi lavora o ha responsabilità familiari, consentendo di conciliare gli studi con altri impegni. Inoltre, chi torna a studiare dopo alcuni anni tende a essere particolarmente motivato a completare il percorso. Modalità di valutazione più modulari possono infine contribuire a limitare il rischio di interruzione degli studi. Il rapporto, tuttavia, presenta queste come ipotesi interpretative, senza indicarne una come prevalente.

Un canale complementare a quello tradizionale che intercetta una platea con esigenze diverse

Quanto al profilo degli studenti che scelgono gli atenei telematici, si tratta mediamente di persone più adulte rispetto agli iscritti alle università tradizionali, spesso lontane dal conseguimento del diploma e più frequentemente residenti nel Mezzogiorno o nelle aree interne del Paese. Secondo gli autori, gli atenei telematici sembrano quindi intercettare soprattutto persone per le quali l’accesso alla formazione terziaria può essere ostacolato dalla distanza temporale dal diploma, dalla necessità di conciliare gli studi con il lavoro o altri impegni e dalla residenza in territori caratterizzati da una partecipazione universitaria più bassa. È proprio la combinazione di questi fattori a rendere l’offerta online un canale complementare rispetto a quella tradizionale: non si limita ad attirare studenti che avrebbero comunque scelto l’università, ma rende più praticabile l’ingresso o il rientro negli studi a una popolazione che, sulla base delle proprie caratteristiche iniziali, avrebbe avuto una minore probabilità di iscriversi. 

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci

C’è chi entra, sperando magari in una ricandidatura altrove impossibile, ma anche chi lascia, nonostante il vento propizio dei sondaggi che danno Futuro Nazionale al 7,5 per cento, ormai seconda forza politica del centrodestra. Eppure anche tra i vannacciani si comincia a registrare qualche addio.

«Su Islam e immigrazione posizioni inaccettabili»

L’ultimo è quello di Luca Bellotti. Con alle spalle una lunga militanza nel centrodestra, da An a FdI passando per Pdl e Fli, e già sottosegretario al Lavoro nel Berlusconi IV, Bellotti aveva aderito a Futuro Nazionale lo scorso aprile insieme con l’ex meloniano Joe Formaggio (già consigliere regionale veneto e organizzatore dello “squadrismo summer fest” a Vedelago, giusto per inquadrare il personaggio) e l’ex leghista altoatesino Massimo Bessone. Ora però considera l’esperienza in FN conclusa. «Sono un uomo di destra, coerente e fedele alla mia storia», scrive in una lettera aperta indirizzata a Roberto Vannacci. Ma «su Islam e immigrazione» le posizioni sono «inaccettabili».

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

«Quando ho aderito», ricorda l’ormai ex futurista, «l’ho fatto con convinzione, mettendo a disposizione la mia esperienza e contribuendo, nella mia provincia, all’adesione di oltre 500 persone. Credevo di poter contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito, ma anche capace di mettere al centro umanità e rispetto verso le persone dí qualunque credo o colore. Purtroppo avevo visto male». L’ex meloniano dice di non riconoscersi più in una linea politica troppo spesso caratterizzata «dalla provocazione e dalla spregiudicatezza». «Ho chiesto più volte un confronto diretto con te, per discutere nel merito, senza mai riuscire a ottenerlo», continua la lettera. «Questo ha contribuito alla mia decisione, ma il motivo principale è politico: non mi sento più rappresentato dalla direzione intrapresa da Futuro Nazionale». Quella di Bellotti non è la prima retromarcia. Lo scorso giugno passò come una meteora in FN la consigliera comunale di Brindisi Maria Ciaccia. Giusto pochi giorni e tornò nelle fila di Forza Italia, ringraziando il segretario regionale azzurro Mauro D’Attis per la fiducia. Qualche defezione si è registrata anche in Puglia a causa della nomina di Rossano Sasso a responsabile regionale.

Salvini allontana il ritorno della Lega Nord: «Non c’è bisogno di partiti paralleli»

«Non c’è bisogno di partiti paralleli. Il nord – come il centro e il sud – non ha voglia di alchimie politiche, ha voglia di risposte concrete». Lo ha detto Matteo Salvini, in visita al comando di Stazione dei Carabinieri di Roma-Alessandrina, commentando la mossa degli ex parlamentari e segretari provinciali che hanno creato il ‘Comitato per il Congresso federale’ con l’obiettivo di riprendere il controllo della ‘vecchia’ Lega Nord, rottamata a fine 2017 e sostituita dalla Lega Salvini premier, ma tenuta in vita saldare il debito di 49 milioni di euro con lo Stato per le irregolarità commesse dal tesoriere Francesco Belsito nella rendicontazione dei rimborsi elettorali. «Di Lega ce n’è una. È forte e governa 14 Regioni su 20», ha aggiunto il segretario del Carroccio. Poi la stoccata ai promotori del comitato che chiede il congresso del partito fondato da Umberto Bossi: «Ci sono alcuni ex parlamentari che vorrebbero tornare a fare i parlamentari. Siccome la Lega sono i militanti, 500 sindaci, decine di migliaia di iscritti e volontari. Non è qualche ex parlamentare che cerca un altro posto. Mi tocca meno che zero».

L’allarme di Tajani: «Possibili tentativi di influenze russe sul voto in Italia»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani teme possibili ingerenze della Russia alle prossime elezioni italiane. «È una questione generale, è una questione che riguarda tutta l’Unione europea, ma non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota. Sono convinto che possa accadere, per questo bisogna intervenire in anticipo», ha detto parlando da Gymnich, in Irlanda. «Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione europea, interferendo sulle libere elezioni democratiche che si svolgono nei nostri Paesi, cercando di condizionare con questa attività deprecabile la volontà popolare», ha aggiunto. E ancora: «Noi continueremo a vigilare, non è un caso che ci sia stata una riforma del ministero degli Esteri. Dal primo di gennaio c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista operativo, e non è un caso che ci sia una sala operativa che opera 24 ore su 24, proprio per respingere gli attacchi cibernetici, molti dei quali arrivano da hacker russi, contro le nostre sedi diplomatiche, contro il ministero».

Salvini: «Italiani non hanno mai votato per influenze russe»

Sulle parole di Tajani è intervenuto a stretto giro il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io, ma non voglio mancare d’intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non parlo di Tajani, ma mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa. La Russia ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità, ma ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto magari per vendere altre armi. Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca».

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci

Sigfrido Ranucci candidato alle prossime Politiche per il Movimento 5 stelle? La suggestione negli ultimi giorni è girata, tanto che mercoledì Giuseppe Conte, sollecitato in materia, si è visto costretto a smentire. «È una voce trapelata forse per indebolire la sua figura, ma per quanto mi riguarda non ho mai parlato della possibile candidatura di Ranucci né col diretto interessato, né con alcun esponente del M5s», ha assicurato l’ex premier davanti alle telecamere de La7. Un paio di fonti autorevoli del partito, però, assicurano che della questione nei giorni scorsi in via di Campo Marzio si è parlato, facendo arrivare la cosa anche al conduttore, che naturalmente non ha ancora preso alcuna decisione riguardo il suo futuro.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il M5s e la carta Ranucci

A buona parte dei pentastellati, però, l’idea piacerebbe, perché consentirebbe loro di fare una parte della campagna elettorale dando battaglia contro TeleMeloni e a difesa della libertà di stampa e del giornalismo d’inchiesta, messo a dura prova dalla cacciata del giornalista dal programma; ma pure dal mancato recepimento da parte dell’Italia dell’European media freedom act (Emfa) per colpa della melina del centrodestra. Per non parlare del fatto che Ranucci porterebbe ai 5 stelle un discreto pacchetto di voti in più, addirittura il 2-3 per cento secondo i più ottimisti. Anche perché l’ex braccio destro di Milena Gabanelli è già in campagna elettorale, visto il successo del suo tour in giro per l’Italia, Diario di un trapezista, che a ogni appuntamento registra la presenza di migliaia di persone. Il giornalista uscirà in autunno con un nuovo libro, cui seguiranno altri incontri e presentazioni, che potrebbero diventare l’antipasto ideale di una candidatura.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Il partito è sceso subito in campo pro-Report

I 5 stelle, del resto, sono il partito politico che in queste settimane più si è schierato dalla parte del conduttore, con dichiarazioni a tamburo battente e interviste dei suoi maggiori esponenti, da Conte all’ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia, e poi altri, soprattutto deputati e senatori della commissione sulla tv pubblica, da cui tutta l’opposizione si è dimessa in blocco. Solidarietà a Ranucci è arrivata anche da altre forze politiche, come Pd e Avs, ma sono i 5 stelle ad averne fatto una vera battaglia politica per l’autonomia di Report. Una battaglia che, al di là di come finirà la vicenda dal punto di vista televisivo e giudiziario, da Campo Marzio assicurano che sarà uno dei temi forti della campagna elettorale pentastellata. Se poi lo si potrà fare presentandosi addirittura insieme a Ranucci, tanto meglio. 

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

La partita per Report non è ancora chiusa

Per ora il conduttore è in attesa e non ha ancora perso del tutto la speranza di tornare a Report. La redazione ha fatto sapere che un dialogo con la Rai può riprendere solo a patto che i due conduttori designati, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, facciano un passo indietro. Mercoledì nel primo pomeriggio il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini incontrerà gli inviati della squadra per discutere della ristrutturazione del programma. Si attende poi la risposta dei vertici aziendali alle richieste di chiarimenti degli avvocati di Ranucci, che esigono motivazioni dettagliate per la sua cacciata dal programma. E infine, anche alla luce della risposta della tv pubblica, bisognerà vedere se partirà un’azione legale per puntare al reintegro di Ranucci e quale ne sarà l’epilogo. Difficilmente, però, il giornalista accetterà le tre proposte che gli sono state avanzate dall’azienda: la vice direzione ad personam di Tg3 o RaiNews o l’ufficio di corrispondenza del Cairo. Com’è assai difficile che Ranucci possa passare alla concorrenza: né Mediaset, né La7 in questi anni hanno mai manifestato interesse per un programma simil-Report per gli elevati costi che comporta, di realizzazione del prodotto e di spese legali. Ma difficile è anche l’ipotesi di un Report in onda fuori dai grandi gruppi tv, sull’esempio della prima stagione di Servizio Pubblico di Michele Santoro nel 2011, trasmesso in diretta sul web e su una rete di canali locali.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

La tentazione della politica resta

Ranucci, insomma, è pronto alla pugna, mediatica e politica. Alle elezioni manca ancora tempo, Conte per ora l’ha scartata, ma tutto può ancora accadere e nulla si può escludere, come ha dichiarato lo stesso Ranucci alla domanda su una sua discesa in politica. «Non escludo nulla», ha detto il giornalista qualche giorno fa. Come extrema ratio, una candidatura potrebbe rappresentare un’arma in più per la battaglia contro chi l’ha epurato dalla sua creatura televisiva. E per Conte un Ranucci “anti-Meloni” da sbandierare in campagna elettorale sarebbe un bel colpo, anche in chiave anti-Schlein.   

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait

Dalle spiagge della Versilia alle sponde del Lago di Como: ci sarà anche Roberto Vannacci tra i relatori della prossima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in programma a Villa d’Este dal 4 al 6 settembre. Sulla presenza del fondatore di Futuro Nazionale, indiscusso protagonista dell’estate politica italiana, si è espresso il leader di Azione Carlo Calenda. Che, criticando il trattamento di favore riservato all’ex generale, ha annullato la sua partecipazione.

Calenda: «Peggiore tradizione del lobbismo italico»

«Al Forum Ambrosetti hanno invitato in pompa magna Vannacci. Il segretario di Futuro Nazionale non dovrà confrontarsi nel panel con tutte le altre opposizioni ma godrà di un trattamento preferenziale in un panel a lui dedicato», ha scritto Calenda sui social, aggiungendo che «secondo la peggiore tradizione del lobbismo italico si corre a genuflettersi davanti all’ultimo populista, in questo caso un neofascista, razzista e pro-russo». E poi: «Credo che questa dovrebbe essere una buona ragione per considerare seriamente la partecipazione al Forum da parte di imprenditori e leader politici. Per quanto mi concerne ne starò alla larga». Calenda avrebbe dovuto partecipare domenica alla sessione dell’Agenda per l’Italia dedicata alle opposizioni insieme con Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, e Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
ROBERTO VANNACCI FUTURO NAZIONALE

Chi sarà invece presente alla kermesse di Cernobbio

Se Calenda nel weekend starà alla larga da Cernobbio, in tanti hanno invece risposto presente. D’altra parte si tratta di un prestigioso incontro internazionale, che accoglie da sempre un parterre di relatori provenienti da tutto il mondo. Oltre ai già citati esponenti dell’opposizione ci sarà infatti mezzo governo Meloni, tra cui l’odiato (da Calenda) Matteo Salvini, ospite fisso del Forum Ambrosetti. Tra i relatori anche Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Sul Lago di Como arriveranno poi il primo ministro albanese Edi Rama, il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella e il sottosegretario Usa per gli Affari economici Jacob Helberg.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Valter Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia

Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere di Rebibbia, dove si trova dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Subito soccorso e visitato, «non corre pericolo» secondo quanto hanno riferito fonti della polizia penitenziaria. Il pestaggio è ora oggetto di un’indagine, i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla procura. Interrogato sulla vicenda, il suo legale Sergio Cola ha spiegato: «Al momento non ho alcuna informazione di eventuali aggressioni a Valter Lavitola, che ieri abbiamo sentito alle 17. Poi, contattato intorno alle 20 da fonti dei media, mi era stato riferito informalmente che potrebbe essere stato aggredito. In ogni caso se si fosse trattato di qualcosa di grave saremmo stati sicuramente informati».

Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici

Secondo quanto riportato dal Financial Times, nell’ambito di un programma segreto denominato C430L la Russia dal 2023 sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera con motore a statoreattore, dunque capaci di mantenere il volo a velocità di gran lunga superiori a quella del suono. Secondo gli esperti, le tecnologie in fase di sviluppo sono destinate a missili antinave e d’attacco terrestre, in vista di possibili futuri attacchi contro obiettivi statunitensi in Medio Oriente.

Il programma C430L non si è fermato con gli attacchi statunitensi e israeliani

L’inchiesta del Ft si basa su documenti russi che sarebbero dovuti rimanere top secret, dati di viaggio e analisi di brevetti militari. La testata britannica spiega che il programma C430L, andato avanti anche dopo l’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, è stato organizzato dall’ente statale russo per l’esportazione di armamenti, Rosoboronexport, in coordinamento con la NPO Mashinostroyenia, società di progettazione di razzi con sede a Reutov, soggetta a sanzioni Usa. A partire dal 2023, spiega il Financial Times, funzionari russi responsabili dell’esportazione di armamenti e ingegneri di alto livello della NPO Mashinostroyenia si sono recati più volte in Iran.

Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici
Masoud Pezeshkian e Vladimir Putin (EPA/KRISTINA SOLOVYOVA/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Il legame tra Iran e Russia è sempre più solido: le parole di Pezeshkian

Il primo settembre, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che si è tenuto in Kirghizistan, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ringraziato Vladimir Putin per la posizione assunta dalla Russia riguardo alla guerra in Medio Oriente, affermando che i due Paesi possono opporsi insieme a quello che ha definito «unilateralismo» statunitense. Proprio Putin, poco più di due anni fa, dichiarò che in risposta agli attacchi condotti da Kyiv con armi occidentali in Russia, Mosca avrebbe sostenuto militarmente i Paesi intenzionati ad attaccare gli alleati dell’Ucraina. Secondo il Wall Street Journal e Politico, nel corso della sua visita a sorpresa a Mosca il capo della Cia John Ratcliffe, oltre a mettere in guardia Putin da eventuali attacchi alla Nato, ha anche chiesto allo zar di interrompere il sostegno militare ed economico all’Iran.

Lottomatica, accordo per la fusione con la spagnola Cirsa

Lottomatica, gruppo quotato su Euronext Milan, e Cirsa Enterprises, società spagnola attiva nel settore dei giochi, hanno raggiunto un accordo sulla struttura e i principali termini di una possibile fusione interamente basata su scambio azionario. La proposed combination sarà implementata mediante fusione transfrontaliera per incorporazione di Cirsa in Lottomatica, in forza della quale Cirsa cesserà di esistere come entità giuridica distinta, e Lottomatica proseguirà quale società risultante dalla fusione. L’operazione darà vita al secondo operatore quotato in borsa a livello globale nel settore del gaming e delle scommesse sportive, con un adjusted Ebitda pro forma di circa 2 miliardi di euro. Sono previste 115 milioni di euro annui di sinergie di cassa pre-imposte, chiaramente identificabili, derivanti da risparmi sui costi operativi e sugli oneri finanziari, il cui conseguimento è atteso entro il terzo esercizio completo successivo al perfezionamento dell’operazione. Stimata una crescita complessiva e distribuzioni agli azionisti in linea rispetto allo scenario standalone di Lottomatica, con una remunerazione per gli azionisti fino a 4 miliardi di euro nei tre anni successivi al perfezionamento, oltre a un flottante pro forma più ampio e ad una maggiore liquidità del titolo.

Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta

La combined company manterrà l’attuale denominazione sociale di Lottomatica, con sede legale, sede centrale e domicilio fiscale a Roma, in Italia, e sede secondaria per Cirsa nella provincia di Barcellona, in Spagna. Le azioni Lottomatica, comprese quelle di nuova emissione che saranno assegnate agli azionisti di Cirsa nell’ambito dell’operazione, rimarranno quotate su Euronext Milan e, al perfezionamento, saranno ammesse alla negoziazione anche sulle Borse spagnole. Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta. Il perfezionamento della proposed combination è previsto per il secondo trimestre del 2027.

Prima della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario

Immediatamente prima dell’efficacia della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario pari a 262 milioni di euro (1,56 euro per azione Cirsa). Inoltre, una volta espletate tutte le formalità societarie e/o normative del caso, il cda di Lottomatica sottoporrà all’approvazione degli azionisti della combined company una distribuzione di capitale pari a 744 milioni di euro, da attuare tramite la distribuzione di un dividendo straordinario, un’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su azioni proprie, o una combinazione di entrambe le alternative, come verrà stabilito al momento opportuno. A seguito del perfezionamento dell’operazione, si prevede che gli attuali azionisti di Lottomatica detengano circa il 67,5 per cento del capitale sociale della combined company, mentre gli attuali azionisti di Cirsa deterranno la quota restante, pari a circa il 32,5 per cento. Blackstone, il maggiore azionista di Cirsa, diventerà il maggiore azionista della combined company con circa il 24 per cento del capitale sociale.

Angelozzi presidente e ad della combined company

Il cda della combined company sarà composto da 13 membri – gli attuali 11 amministratori di Lottomatica e due nuovi amministratori nominati su designazione di Blackstone. È attualmente previsto che Guglielmo Angelozzi ricopra la carica di presidente e amministratore delegato della combined company. Antonio Hostench ricoprirà invece la carica di amministratore delegato di Cirsa.

Esplosione alla stazione centrale di Augusta, due feriti

Un’esplosione si è verificata intorno alle 5 di mercoledì 2 settembre 2026 alla stazione centrale di Augusta, in Germania. Lo riporta la Bild, secondo cui un oggetto non identificato è esploso in un passaggio interno di un edificio. Due persone hanno riportato lievi ferite da shock acustico, secondo quanto riferito. Anche i vetri delle finestre sarebbero stati danneggiati dall’esplosione. La causa è ancora sconosciuta. Gli artificieri dell’Ufficio criminale regionale della Baviera sono sul posto. A causa dell’intervento in corso, le strade nella zona della stazione centrale sono state chiuse al traffico. Anche il trasporto pubblico locale di Augusta è interessato dal disservizio. Un portavoce della polizia ha riferito inoltre alla Bild che l’edificio della stazione e il binario 1 sono attualmente chiusi. Ripercussioni anche sul traffico ferroviario.