Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti

Il World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite ha annunciato che, a causa della carenza di fondi, è stato costretto a ridurre di circa un terzo l’assistenza alimentare nella Striscia di Gaza: mezzo milione di persone perderà dunque l’accesso a un sostegno fondamentale, peraltro all’avvicinarsi dell’inverno.

L’annuncio del World Food Programme

Negli ultimi tre anni, l’assistenza alimentare del Wfp ha rappresentato un’ancora di salvezza per una quota che arriva fino al 90 per cento delle famiglie a Gaza. Dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, l’agenzia dell’Onu ha raggiunto circa 1,6 milioni di gazawi ogni mese, fornendo pacchi alimentari, farina di frumento, pane, pasti caldi, supporto nutrizionale, spuntini scolastici e assistenza in denaro. Il Programma alimentare mondiale, adesso, non dispone però più di fondi sufficienti per mantenere tale livello di sostegno, che resterà appannaggio di 1,1 milioni di persone. A causa di «carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti», ha dichiarato con rammarico l’agenzia dell’Onu in un comunicato firmato da Shaun Hughes, direttore del Programma alimentare mondiale nei territori palestinesi: «Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile». Nella nota, il Wfp ha inoltre esortato la comunità internazionale a «non distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo a Gaza».

Pochi fondi per il Wfp, 500 mila gazawi restano senza aiuti
Camion di aiuti a Gaza (Ansa).

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova

I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Colombo di Genova. Una protesta decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo Paese, se le questioni non esplodono, non si arriva a capo di nulla», ha detto Armando Palombo della Fiom denunciando lo strappo dei commissari. «Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città. Chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare 10 anni per il green mentre il mercato tira. I rotoli devono arrivare subito», ha aggiunto. La cassa integrazione, ha evidenziato Nicola Appice di Fim Cisl, rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. «Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito, siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro».

Vertice sull’ordine pubblico convocato da Meloni: le proposte sul tavolo

Dopo quanto accaduto nel fine settimana non solo a Milano, ma anche in diverse altre città come Torino e Bologna, Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico per fare il punto sui cortei di protesta e sugli incidenti e prendere subito misure urgenti. Oltre ai leader dei partiti di governo e al responsabile dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbero essere presenti anche i vertici dell’Intelligence e delle Forze dell’ordine: ecco le proposte sul tavolo.

«Ho convocato a Palazzo Chigi una riunione sull’ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos. Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti», ha scritto Meloni sui social.

Le opzioni sul tavolo

L’opzione più accreditata è quella di agire attraverso emendamenti al dl giustizia alla Camera (i termini scadono oggi alle 12:30). Meno percorribile quella che prevederebbe modifiche al ddl sulla sicurezza in discussione al Senato. In alternativa, dal vertice potrebbe uscire un provvedimento ad hoc da portare in Consiglio dei ministri. In ogni caso, l’intenzione nel governo è quella di procedere con immediatezza come reazione agli incidenti di questo weekend, a partire dal rafforzamento dell’operazione Strade sicure, con una maggiore presenza dell’esercito e delle Forze dell’ordine.

La Lega, da parte sua, sta spingendo per trasformare in decreto legge alcune delle norme contenute nel disegno di legge in discussione al Senato: tra le proposte il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo, l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con possibilità di ricorrere all’arresto differito. Ma a chiedere una stretta sui minorenni è anche Forza Italia, che ha proposto di «dotare le forze dell’ordine degli strumenti regolamentari e normativi per procedere all’arresto dei minorenni, specie nei casi di devastazione e saccheggio, e accelerare l’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni».

Proteste Francia, il ministro dell’Interno presenta le dimissioni ma Macron le respinge

Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha presentato le proprie dimissioni dopo aver ammesso che la polizia ha «perso il controllo» in alcune città durante le violente proteste scoppiate nel fine settimana, parlando di una «mancanza di previsione» nei preparativi e ammettendo di sentirsi «responsabile di tutto ciò che è accaduto». Il presidente Emmanuel Macron, pur criticando duramente le carenze, le ha però respinte per «garantire la continuità nella guida delle forze dell’ordine». Ha dunque chiesto a Nunez di «adottare tutte le misure necessarie per assicurare trasparenza riguardo alle lacune nella pianificazione e nell’intelligence che hanno condotto alle violenze» e di «introdurre nuovi metodi operativi per le forze di sicurezza al fine di gestire la crisi». Durante le manifestazioni sono stati disposti 2.331 fermi di polizia, di cui 350 solo a Parigi. Il 70 per cento riguarda persone maggiorenni, molto spesso già note alle forze dell’ordine. Ci sono già decine di casi di custodia cautelare, tra cui 13 a Marsiglia.

Caro carburanti, da Enel buoni benzina da 40 euro e sconti sulle colonnine

Le tensioni geopolitiche internazionali mettono sotto pressione i prezzi dei carburanti, mentre il settore elettrico si dimostra molto più stabile. Enel, in questo contesto, arriva in soccorso dei consumatori: per i clienti partono nuovi sconti sulle ricariche elettriche pubbliche e sull’acquisto delle Waybox (colonnine domestiche per la ricarica da casa), ma anche un aiuto concreto sul fronte delle spese per gasolio e benzina. Per chi ancora non è passato all’elettrico c’è un buono carburante da 40 euro. La nuova offerta abbraccia la mobilità privata nel suo insieme, guardando sia ai possessori di auto elettriche, sia a chi ancora si muove con un veicolo endotermico.

Sconti per la ricarica pubblica e Waybox scontate del 50 per cento

Nel settore della mobilità, l’auto elettrica permette di dimezzare le spese di rifornimento. Si può calcolare che per percorrere 100 km si spendono circa 7,8 euro in elettrico (che scendono a 6,3 ricaricando a casa), contro i 15,5 euro della benzina e i 12,9 euro del diesel. Considerato un tragitto di 500 km, il risparmio può arrivare a 38 euro a viaggio. Su una percorrenza annua di 10 mila km, una famiglia può così risparmiare tra i 750 e gli 800 euro all’anno, quota che sale a ben 920 euro se si ricarica esclusivamente tra le mura domestiche. La convenienza, inoltre, non riguarda solo il carburante. I prezzi d’acquisto dei modelli elettrici sono ormai vicini a quelli tradizionali (-4 per cento per le auto grandi) e i costi di manutenzione risultano inferiori di circa il 10 per cento nell’arco di otto anni. In questo contesto si inserisce l’offerta di Enel. Dal 16 ottobre all’11 novembre il Gruppo ridurrà fino al 20 per cento il costo della ricarica pubblica elettrica e offrirà la Waybox (colonnina domestica per la ricarica da casa) al prezzo promozionale di 199 euro, con una riduzione dal valore iniziale del 50 per cento.

Buoni benzina per i nuovi clienti

Alle iniziative dedicate alla e-mobility si aggiunge un’offerta che coinvolge anche chi ha una macchina a motore termico e sceglie Enel per la propria fornitura energetica a casa. Dal 16 ottobre al 4 novembre, tutti i nuovi clienti luce e gas che aderiranno alle offerte dedicate potranno ricevere un buono da 40 euro (corrisponde a 57 KWh calcolato sul costo medio della ricarica pubblica) da utilizzare per ricarica pubblica dei veicoli elettrici tramite l’app Enel on your way oppure, in alternativa, per il rifornimento di benzina o diesel presso le stazioni Q8.

Partiti gli avvisi di cassa integrazione a zero ore per i dipendenti ex Ilva

Gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sta comunicando a un numero crescente di dipendenti la sospensione dal lavoro, con collocamento in cassa integrazione a zero ore. Lo riferiscono fonti sindacali: le prime comunicazioni hanno riguardato la sede di Milano, a seguire poi quelle per il personale di Taranto. Dove il personale del centro ricerche di AdI è in ferie forzate da una settimana.

L’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti

La misura potrebbe essere il preludio a un nuovo ricorso alla cassa integrazione straordinaria: l’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti del gruppo, 3.800 dei quali a Taranto. Ma giorni fa Acciaierie d’Italia ha trasmesso ai sindacati una nuova procedura di cassa per 38 dei 40 dipendenti del sito di Salerno. Sul piano industriale, l’altoforno 2 di Taranto è stato portato al regime minimo, mentre l’acciaieria 2 risulta ferma: da qualche giorno di fatto non c’è più produzione. Tutta l’area a caldo, parte centrale del siderurgico, è bloccata: l’azienda si è preparata al decreto di fermata della Corte d’Appello di Milano, oltre a non avere più materie prime e risorse economiche. Le prospettive occupazionali restano limitate anche con l’arrivo di 350 mila tonnellate di bramme acquistate, in parte già arrivate.

Rientrato il caos voli nei cieli italiani

È rientrato il caos voli nei cieli italiani causato da un’avaria al sistema di controllo dell’Enav, necessario per governare il traffico degli aeromobili in Italia. Lo ha reso noto la stressa azienda pubblica, che opera come fornitore di servizi alla navigazione aerea civile in Italia, spiegando che l’operatività è stata ripristinata al 100 per cento. In tarda mattinata Enav aveva fatto sapere di aver fatto ricorso alla rete secondaria satellitare per supplire a quella fisica in avaria e di aver avviato «un lavoro approfondito e costante con i fornitori esterni, a partire da Tim», chiamata in causa per il guasto alla rete fisica.

Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati

I problemi erano stati già registrati nella notte, ma Enav era riuscita a garantire il normale servizio fino alle 6 del mattino. Poi nel corso della mattina, di fronte all’aumentare dei decolli e degli atterraggi previsti, di fronte «al persistere delle anomalie, per continuare a garantire la massima sicurezza delle operazioni», la società aveva ridotto la capacità di gestione del traffico aereo di circa il 50 per cento. Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati in vari scali del Paese: Enav ha fin da subito escluso che si sia trattato di un attacco hacker o di un sabotaggio.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo

«L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica. E vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere a bada la Russia». Lo ha detto Volodymyr Zelensky nel discorso rivolto al Consiglio europeo a Bruxelles.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo
Antonio Costa, Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky: «L’Ue ha i Patriot per farci superare l’inverno»

«La Russia non smetterà di essere pericolosa», ha spiegato Zelensky: «Ed è proprio la nostra forza, quella ucraina, il nostro esercito e le nostre tecnologie a contribuire a garantire anche la sicurezza europea, la vostra sicurezza. Queste garanzie non trovano ancora riscontro, a nostro avviso, nel vostro bilancio a partire dal 2028». E poi: «Prendiamo la questione sul serio. Cerchiamo di definire esattamente in che modo le capacità di difesa dell’Ucraina debbano essere incluse in quel bilancio». Zelensky ha inoltre affrontato il tema specifico degli intercettori Patriot, spiegando che l’Europa, ha detto, ha il numero di missili «necessario per permettere all’Ucraina di superare l’inverno». Tuttavia, ha aggiunto, Kyiv andrà avanti con il progetto Freja per arrivare a una propria difesa missilistica.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Zelensky: «Se cadiamo ci saranno 20 milioni di profughi»

Nel suo discorso, Zelensky ha insistito sul fatto che a Vladimir Putin non basterà il Donbass. «Allora perché l’invasione è iniziata con l’attacco a Kyiv? Un Paese non esiste senza capitale. Ci vuole annichilire, ci vuole distruggere, non rispetta la nostra sovranità né la nostra integrità territoriale», ha affermato il capo della Bankova spiegando che, in caso di sconfitta, «20 milioni di ucraini verranno in Europa».

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

Le aree della maggioranza Pd a Montepulciano. Prima ancora i riformisti a Prato. E il gruppo dem della Camera che si dà appuntamento nei pressi di Arezzo. Un attivismo che, come insegna la storia del Partito democratico, spesso anticipa un tornante insidioso, un «momento di chiarimento politico».

Il rischio assenteismo

In questo caso si tratta dell’assemblea nazionale chiamata a prorogare il mandato di Elly Schlein da segretaria. Un passaggio che nel Pd, tanto nella maggioranza quanto nella minoranza, viene dato per acquisito. Al punto che in Transatlantico, alla Camera dei deputati, tra una chiacchiera e l’altra sui divanetti rossi c’è chi manifesta il timore del flop di partecipazione. La formula ibrida, in presenza e da remoto, introdotta nel periodo della pandemia, ha decimato di volta in volta i partecipanti all’assise che si tiene, o si dovrebbe tenere, due volte l’anno. Domenica 18 ottobre l’appuntamento è alla Nuvola dell’Eur, una sala da oltre 1.700 posti, per un organismo che conta circa 1.200 delegati. Il rischio di lasciare larghi spazi vuoti è concreto. Non a caso la convocazione ufficiale è stata preceduta da una mail di pre-convocazione per allertare i componenti del parlamentino dem.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
La Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).

Schlein e il correntone di sicurezza

Nessuno, comunque, si aspetta eventi traumatici, considerando i numeri di cui gode la segretaria. Dal suo insediamento, Schlein ha visto la maggioranza interna allargarsi ai lettiani e a un pezzo di riformisti che hanno seguito Stefano Bonaccini. Ma soprattutto ha visto la nascita del “correntone” di Montepulciano, creato alla fine del 2025 per rafforzare la posizione di Schlein alla testa del partito. Almeno sulla carta.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

In molti hanno guardato con sospetto la scelta dei capi area, da Andrea Orlando a Dario Franceschini per arrivare fino a Roberto Speranza. L’idea dei maligni è che si trattasse di un modo per formare un cordone sanitario attorno a una leader che agiva troppo in autonomia. E forse anche per influenzarne le scelte in vista della scrittura delle liste elettorali.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

Al di là dei sospetti, i membri del correntone si rivedranno nella stessa cittadina toscana dal 23 al 25 ottobre. L’idea era quella di incontrarsi prima dell’assemblea, che era inizialmente attesa per novembre. La convocazione ottobrina ha quindi spiazzato gli organizzatori. Niente paura, però: l’assemblea non si svolgerà “al buio”.

L’incontro a Rondine per serrare le fila

Prima di essa si vedranno vicino ad Arezzo i deputati e le deputate del Pd per una due giorni a Rondine, «luogo simbolico dove si lavora per promuovere la pace, il dialogo e la trasformazione dei conflitti attraverso il ruolo dei giovani», spiegano i dem alla Camera. L’obiettivo della due giorni, ufficialmente, è serrare le fila in vista della stesura del programma e della legge di bilancio.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Ma sembra evidente che, alla vigilia dell’assemblea, ci sia anche la necessità di compattare la maggioranza pro-Schlein per evitare che l’appuntamento si trasformi in uno sfogatoio, come avvenuto l’ultima volta, all’inizio del 2026. In quel caso riformisti e maggioranza se ne dissero di ogni sul disegno di legge contro l’antisemitismo presentato dal senatore Graziano Delrio.

Migliorano le condizioni del Papa, ha celebrato la messa

Nella mattinata di venerdì 16 ottobre, Papa Leone XIV ha eseguito esami del sangue e radiografia del torace, che hanno confermato il costante miglioramento delle sue condizioni generali. Ha proseguito le sedute di fisioterapia respiratoria e il recupero post operatorio gli permette di svolgere le normali attività quotidiane in completa autonomia. Lo si legge nel bollettino medico diffuso dal vaticano. Alle 12 ha anche celebrato la messa nella sala allestita al decimo piano del Policlinico Gemelli. Erano presenti personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del Corpo della gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Nella sua omelia, il Papa ha ringraziato il personale dell’ospedale, medici, infermieri, inservienti, «per il lavoro che svolgono ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui». Ai cronisti che chiedevano se domenica l’Angelus ci sarà, la sala stampa vaticana ha detto di sì, non precisando però dove e in quale forma.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno

Mostre dedicate alla fotografia di scena, mostre su Jacques Perrin e su Luchino Visconti. E poi iniziative di ogni tipo tra una proiezione e l’altra, con degustazioni di caffè e pacchi di pasta. «Ma la Festa del Cinema non ricorda un protagonista dell’immagine come Umberto Pizzi che nella sua carriera ha immortalato tante star», lamentano i professionisti che lavorano all’Auditorium Parco della Musica. Alla kermesse, però, si parla eccome di Pizzi. Che poi il patron dell’Auditorium, Raffaele Ranucci, aveva più volte detto allo stesso Pizzi, scomparso lo scorso 29 settembre, che gli sarebbe piaciuto allestire una sua mostra fotografica, con gli scatti del mondo del cinema e non solo, celebrandolo con un grande evento. Fatto sta che senza Pizzi la Festa del Cinema è molto più povera.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Raffaele Ranucci con Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Nella serata della quarta giornata, quella di venerdì, calcherà il red carpet Jovanotti per la presentazione del documentario Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti di Dario Zonta e Carlo Zoratti, in Sala Sinopoli alle 21.30. Tocca accontentarsi, perché un’ora prima, presso il Teatro Studio Gianni Borgna, è in programma Un jeu dangereux di Karine Silla. L’ennesimo film con protagonista Valeria Bruni Tedeschi e gli immancabili francesi plaudenti.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Jovanotti in concerto (Ansa).

L’incrocio delle Marie Rosarie

Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, ha lasciato la guida del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute (affidato ad anterim a Sergio Iavicoli) per dirigere l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. Negli stessi giorni un’altra Maria Rosaria, che di cognome fa Boccia, è stata avvistata in zona Lungotevere Ripa, sede del ministero della Salute, dove regna il sottosegretario Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni e presente in passato a iniziative con l’imprenditrice-scrittrice di Pompei sulla dieta mediterranea e a Sanremo. Si mormora che le due Marie Rosarie si sarebbero incrociate lo scorso giugno sulla partita delle nomine all’ospedale Ruggi di Salerno: per l’incarico di direttore generale, Campitiello avrebbe sostenuto Giuseppe Gambale, ma alla fine l’ha spuntata Nicola Cantone, molto vicino a Boccia.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

Sosta per i rider in biblioteca

I rider, a furia di pedalare tutto il giorno, spesso non hanno tempo nemmeno per un caffè. Così a Roma il Campidoglio ha pensato di promuovere il progetto Sos Rider, con l’apertura di 10 spazi di sosta e ristoro dedicati ai lavoratori del delivery per offrire riparo dal maltempo, ricarica dei dispositivi e servizi essenziali. Ma dove si trovano i primi quattro punti attivati? Nelle biblioteche: per ora sono stati attivati a Villa Leopardi, presso la Laurentina, all’Arcipelago e alla Vaccheria Nardi. Insomma, oltre agli zaini degli studenti in biblioteca si vedranno anche quelli termici brandizzati. Ma obbligare questi colossi planetari a tirare finalmente fuori qualche spicciolo, obbligandoli ad affittare locali per i propri fattorini, non si può?

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Riders Glovo (Imagoeconomica).

 

Le parole di Salvini sulla non ricandidatura di Giorgetti

«Faccio fatica a commentare le fantasie, le bugie e le falsità». Lo ha detto Matteo Salvini da Sala Comacina, sul lago di Como, rispondendo a una domanda dei giornalisti sull’indiscrezione secondo cui Giancarlo Giorgetti rischierebbe l’esclusione dalle liste della Lega alle elezioni politiche del 2027.

Come sono nate le voci sull’esclusione di Giorgetti

La voce sulla non ricandidatura di Giorgetti nasce dal “grande freddo” che ormai caratterizza il rapporto con Salvini: il capo di via Bellerio sarebbe convinto – a torto o a ragione – che ministro dell’Economia e delle Finanze abbia avuto un ruolo nella fronda nordista assieme al governatore lombardo Attilio Fontana e al segretario regionale Massimiliano Romeo, che gli hanno chiesto di farsi da parte. Alla base dell’indiscrezione c’è, soprattutto, una lista di possibili candidature che sta girando sulle chat leghiste, riferita da una persona molto vicina a Salvini, in cui appunto non compare il nome di Giorgetti. Il quale, peraltro, non presiederà il congresso straordinario della Lega del 24 e 25 aprile, come invece aveva fatto un anno e mezzo fa a Firenze: Salvini ha infatti incaricato Lorenzo Fontana, presidente della Camera.

Flotilla, indagato a Roma anche il ministro della difesa israeliano Katz

Sono una dozzina gli indagati dalla procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla, la flotta di attivisti bloccata e arrestata dalle forze israeliane. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e quello della Difesa Israel Katz. L’indagine parla di abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione e trattamenti degradanti e il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa. La procura ha evidenziato che «sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo, privazioni primarie e la mancata assistenza medica». Emerso inoltre il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi’ot, la mancanza del rispetto dei diritti basilari e di difesa, la totale assenza di adeguata assistenza legale e l’impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l’intero periodo di fermo.

Inflazione al 4,2 per cento a settembre, ai massimi da tre anni

Vola l’inflazione a settembre, ai massimi da tre anni. Nel mese scorso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,7 per cento sul mese e a +4,2 per cento sull’anno (da +3,3 di agosto). Lo ha reso noto l’Istat, confermando la stima preliminare.

Pesano soprattutto i rincari sull’energia

L’accelerazione dell’inflazione è dovuta perlopiù alla crescita dei prezzi dei Beni energetici, sia regolamentati (da +18,6 per cento a +25,8) che non (da +17 per cento a +22,5), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8 per cento a +5,5). Crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6 per cento a +2,9) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8 per cento a +1,6).

Carrello della spesa: +1,5 per cento

A settembre il carrello della spesa (che comprende i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona) è aumentato dell’1,5 per cento su base annua (da +0,9 di agosto). Si accentua anche la crescita tendenziale dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3 per cento a +5,2). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1 per cento per l’indice generale e a +1,9 per la componente di fondo.

No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia

Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per il No Meloni day, una protesta per chiedere più soldi alla scuola e non alla guerra, meno armi e più diritti. Da Roma a Genova, da Venezia a Cagliari fino a Torino e Firenze, i ragazzi hanno intonato cori contro il governo, la presidente del Consiglio Meloni, il ministro dell’Istruzione Valditara e il leader di Futuro nazionale Vannacci.

A Roma bruciate bandiere di Usa e Palestina

A Roma, lungo il percorso del corteo, alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi e fatto rotolare i cassonetti in mezzo alla strada per bloccarla. Una volta raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, hanno poi lanciato petardi contro l’edificio. Bruciate poi una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele, sullo sfondo di cori che invitavano a boicottare lo Stato ebraico. Nel corteo sono state notate decine di bandiere palestinesi.

Tensioni a Bologna tra studenti e polizia

Momenti di tensione in stazione a Bologna. Qui il corteo è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie, poi c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti della questura con gli scudi. Il corteo è poi ripartito in direzione di via Irnerio.

Sospensione di Schengen, Italia e Spagna al lavoro per una soluzione

A seguito di un confronto tra Roma e Madrid, l’Italia ha scelto di prorogare di sette giorni i controlli temporanei sui collegamenti con la Spagna, in modo da allinearli alla scadenza della sospensione di Schengen adottata dal Paese iberico. Si tratta di un passo importante verso la fine del braccio di ferro iniziato dopo la crisi migratoria di Ceuta. Come filtra da Palazzo Chigi, infatti, nel corso della prossima settimana i rispettivi ministri dell’Interno lavoreranno assieme per valutare misure di cooperazione. A confermare che i due Paesi «lavoreranno nei prossimi giorni per procedere all’eliminazione dei controlli» istituiti reciprocamente è stata anche la delegazione spagnola a Bruxelles.

A2A cede la partecipazione in Retragas a Dolomiti Energia

A2A, attraverso la capogruppo e la controllata Unareti, ha sottoscritto un accordo con Dolomiti Energia per la cessione della partecipazione complessiva del 91,6 per cento detenuta in Retragas, società attiva nel trasporto regionale di gas naturale. La partecipazione oggetto dell’accordo comprende la quota dell’87,27 per cento detenuta da A2A e quella del 4,33 per cento detenuta da Unareti. Retragas gestisce una rete di trasporto regionale di gas naturale di circa 394 chilometri, di cui circa 350 in Lombardia nell’area bresciana e 44 in Trentino-Alto Adige, attraverso la quale vengono movimentati annualmente oltre 390 milioni di metri cubi di gas.

A2A punta a rafforzare le attività di distribuzione elettrica

L’operazione si inserisce nel percorso delineato dal Gruppo – guidato dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini – orientato a una progressiva riduzione della presenza nelle reti gas e al rafforzamento delle attività di distribuzione elettrica, in linea con gli obiettivi del piano industriale. La cessione consentirà ad A2A di focalizzare ulteriormente le proprie risorse sulle reti elettriche, il cui potenziamento costituisce una leva fondamentale per accompagnare la transizione ecologica del Paese. L’elettrificazione dei consumi, insieme alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, richiede infatti reti sempre più moderne, bilanciate e flessibili, capaci di sostenere l’evoluzione del sistema energetico. L’enterprise value di Retragas si attesta a circa 64,4 milioni di euro. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026, subordinatamente all’avveramento delle condizioni sospensive previste dall’accordo, tra cui gli adempimenti relativi alla normativa Golden power.

Fine dello sciopero all’ex Ilva di Taranto, rimosso il blocco della raffineria Eni

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, con tanto di blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, hanno causato una vera e propria emergenza-carburanti in Puglia, ma anche in Basilicata e Calabria. Che però è destinata ad attenuarsi: al termine dell’assemblea con i lavoratori, i sindacati metalmeccanici hanno deciso di liberare con effetto immediato la statale 106 davanti all’impianto Eni e di terminare alle 23 lo sciopero all’ex Ilva di Taranto. Stop subito anche al presidio e blocco stradale sulla statale 7, nei pressi dello stabilimento siderurgico ex Ilva. La decisione è stata presa dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto: ieri la protesta era arrivata anche a Bari, con un presidio davanti alla Regione e un incontro con il governatore Antonio Decaro.

Poste, inizia la presa di possesso di Tim: cade un uomo di Labriola

Dopo l’avvio dell’integrazione e l’incontro tra gli amministratori delegati, è partita la presa di possesso di Tim da parte di Poste. Matteo Del Fante avrebbe voluto cambiare subito il consiglio di amministrazione, ma ha incontrato resistenze. Intanto però cominciano a cadere gli uomini di Pietro Labriola.

Poste, inizia la presa di possesso di Tim: cade un uomo di Labriola
Elio Schiavo (foto Imagoeconomica).

A uscire è il suo braccio destro, Elio Schiavo, che era Chief Enterprise & Innovative Solutions Officer di Tim. Aveva iniziato la sua esperienza nel gruppo nel 2022. Al suo posto arriva Mirko Mischiatti, responsabile Digital, Technology & Operations di Poste dal 2020 (ma era in azienda dal 2012). Nato ad Asti nel 1974, è sposato e ha tre figli. La rivoluzione è iniziata?

Poste, inizia la presa di possesso di Tim: cade un uomo di Labriola
Mirko Mischiatti (foto Imagoeconomica).

Perché Trump ha rimosso Zampolli dall’incarico di inviato per le partnership globali

Donald Trump ha sollevato Paolo Zampolli dall’incarico di inviato speciale per le partnership globali. Il presidente Usa ha silurato il suo amico personale (e della moglie Melania, che aveva introdotto nel mondo della moda), ponendo fine a una faida interna al Dipartimento di Stato tra lo stesso Zampolli e il vicesegretario Christopher Landau: i due, come è emerso in un articolo di Politico, per mesi si sono scambiati dure email in seguito a disaccordi sulle rispettive competenze e sulla catena di comando.

Perché Trump ha rimosso Zampolli dall’incarico di inviato per le partnership globali
Donald Trump (Ansa).

Cosa è successo tra Zampolli e Landau

Landau, in una email del 14 novembre 2025, si era lamentato con Zampolli – che avrebbe dovuto rappresentare gli Stati Uniti agli eventi culturali internazionali – per le sue “invasioni di campo”: «Le ordino, ancora una volta, di cessare immediatamente qualsiasi attività su questioni che non siano direttamente legate alla diplomazia culturale». Secondo quanto ha ricostruito Politico, Zampolli si sarebbe spinto ben oltre i limiti del suo mandato, incontrando funzionari stranieri per discutere questioni estranee alla cultura. Landau lo aveva accusato di «insubordinazione» e lui aveva risposto, sempre tramite email, di «voler distruggere» tutto quello che lui faceva.

Perché Trump ha rimosso Zampolli dall’incarico di inviato per le partnership globali
Christopher Landau (Ansa).

Il commento di Zampolli dopo la decisione di Trump

Dopo l’allontanamento è arrivato il commento dello stesso Zampolli, che – senza citare l’articolo di Politico – ha minimizzato l’accaduto. «Gli incarichi di inviato speciale hanno una durata di un anno. Trump l’ha prorogata per oltre sei mesi», ha spiegato l’imprenditore italoamericano ringraziando The Donald per avergli consentito di servire gli Stati Uniti. «Ha sempre ragione», ha aggiunto poi riferendosi al fatto che negli anni il tycoon gli ha sempre dato i consigli giusti.