La nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano è «molto ridicola» e degna di una favola satirica di Gianni Rodari. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. «Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera», ha affermato durante un briefing. «È simbolico che l’innovazione in Italia sarà gestita da un uomo che, in una recente intervista, ha riconosciuto l’assoluta inefficacia del suo stesso dipartimento, dichiarando di ritenere che l’efficienza del sistema statale ucraino sia all’incirca del 5 per cento», ha aggiunto. «Questo è un esempio perfetto di come gli occidentali utilizzano l’Ucraina e gli ucraini. Mentre i cittadini comuni vengono mobilitati nelle trincee in Ucraina per affrontare una morte certa, i manager del regime di Kyiv stanno convertendo le sconfitte militari in contratti internazionali personali, e non se ne vergognano».
Secondo l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto condotto da Swg per il TgLa7, Futuro Nazionale è ora virtualmente la quarta forza politica del Paese. Dopo aver superato la Lega e anche Alleanza Verdi e Sinistra, il partito di Roberto Vannacci ha infatti staccato pure Forza Italia, attestandosi al 7,5 per cento: +0,3 nel giro di quattro settimane.
Non solo Lega: FN rosicchia voti anche a FI e FdI
Fratelli d’Italia è ancora saldamente il primo partito d’Italia col 26,8 per cento. Ma ad agosto ha perso lo 0,2. Dietro c’è il Partito democratico, dato al 20,7 (+0,1). Sul gradino più basso del podio il Movimento 5 stelle col 12,7 per cento (-0,3). FI, superata da FN, si attesta al 7,1 per cento, con un calo dello 0,3: i vannacciani apparentemente hanno rosicchiato consensi anche ad altri partiti di centrodestra oltre alla Lega, che peraltro recupera qualcosa salendo al 5,7 per cento (+0,3). Sopra c’è Avs al 6,7 per cento (+0,2). Per quanto riguarda gli altri partiti, Azione è data al 3,2 per cento (-0,1), Italia Viva stabile al 2,4 per cento, +Europa all’1,3 per cento (+0,1), Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1).
Daniel P. Driscoll, segretario del dipartimento dell’Esercito Usa, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Donald Trump. La decisione sarebbe legata a divergenze con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che, negli ultimi mesi, ha rimosso diversi e importanti ufficiali dell’esercito spesso senza dare spiegazioni e bloccato la promozione di vari colonnelli solo perché legati a figure a lui sgradite. Driscoll era la massima autorità civile dell’esercito statunitense. Il suo ruolo dipende direttamente dal segretario alla Difesa. È una figura strettamente amministrativa e politica, di nomina presidenziale e sottoposta a conferma da parte del Senato. Ora l’esercito si troverà senza un leader civile, almeno fino a quando Trump non ne nominerà un nuovo. Dato che le dimissioni di Driscoll sono arrivate a ridosso delle elezioni di metà mandato, potrebbe essere difficile nominare il suo successore in tempi brevi.
«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È poco lombardo e molto gattopardesco lo spirito che si respira nell’estate più calda della Lega dai giorni del Papeete del 2019.
Il capo come Don Fabrizio è chiuso nel suo fortino
Matteo Salvini, la cui leadership è stata messa per la prima volta in discussione da alcuni big lombardi, è un Don Fabrizio Salina asserragliato nel suo fortino. La villa del segretario alla Camilluccia è la Donnafugata leghista, con Donna Francesca Verdini che controlla tutto mentre si dedica alla coltivazione dei pomodori dell’orto, e gli ultimi fedelissimi del capo che provano a tirare le fila abbozzando una strategia. Al fianco di Salvini sono rimasti il vice Claudio Durigon, i falchi Claudio Borghi e Armando Siri, gli amici “fratelli”, Alessandro Morelli ed Eugenio Zoffili.
Matteo Salvini e Alessandro Morelli (Imagoeconomica).
Durigon detta la linea della conservazione
L’affondo del duo lombardo composto da Attilio Fontana e MassimilianoRomeo è stato comunque attutito dal cuscinetto della nomenklatura leghista, poco incline ai cambiamenti perché teme di perdere, insieme al capo, le proprie posizioni. Tra i lealisti figurano i veneti Lorenzo Fontana e Alberto Stefani, i lombardi Silvia Sardone, Andrea Crippa e Luca Toccalini, la toscana Susanna Ceccardi. Assordante invece il silenzio di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Mentre in Trentino Maurizio Fugatti ha avuto il coraggio di evitare la photo opportunity a Pinzolo. Intanto Durigon detta la linea della ‘conservazione’, ovvero la confusa strategia in vista della manovra: sarà concordata con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti? A giudicare dai desiderata irrealizzabili con i vincoli di bilancio parrebbe proprio di no.
Claudio Durigon (Imagoeconomica).
I colonnelli Zoffili e Morelli
Veniamo ai colonnelli-fratelli. Zoffili era presente alla Versiliana proprio nel giorno delle contestazioni a Romeo (in tutto tre persone al grido di «il Capitano non si tocca»), come un tempo era accanto a Salvini quando il leader si aggirava per il Pilastro di Bologna suonando citofoni alla ricerca di spacciatori. Morelli è vice ministro con delega al Cipess ma nell’estate del caos si improvvisa inviato a Ceuta, come ai tempi di Radio Padania, con il microfono/gelato con il simbolo della Lega, per documentare la situazione a un mese dall’«invasione» di migranti nell’exclave spagnola in Marocco.
Torna anche il vecchio lessico a partire da «Finanziaria» (come, appunto, si chiamava 10 anni fa la legge di bilancio), e Salvini rispolvera battaglie classiche, come flat tax e pensioni, mentre festeggia il no dell’Islanda alla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Ue definendolo una scelta di «democrazia».
Eugenio Zoffili tra il pubblico della Versiliana (Lettera43).
Si rispolverano le vecchie battaglie (manca solo il ritorno del no-euro)
Il segretario riprende anche la battaglia contro l’apertura delle moschee, o quella per gli assegni a tutela dei padri separati. Insomma, ci manca solo che Borghi, oltre a chiedere un contributo extra alle banche, torni a sbandierare le sue teorie contro l’euro e siamo tornati al 2014. Intanto, l’atteso incontro di Salvini-Don Fabrizio con Tancredi-Romeo, colui che tutto vuole cambiare per ritornare alla Lega Nord, non è ancora avvenuto. Solo una stretta di mano fugace (col broncio) a Fontana-Angelica Sedara, spasmodicamente rincorso a margine del meeting di Comunione e Liberazione.
La stretta di mano tra il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana al padiglione del Mit al Meeting (Ansa).
La resa dei conti alla vigilia di Pontida?
Il conto alla rovescia per Pontida è partito e ormai il tempo stringe. Fioccano i retroscena diffusi ad arte dai ‘salvinisti’ che pensano così di dividere il fronte dei critici con ricostruzioni di offerte anche un po’ improbabili: la presidenza di una delle Camere a Zaia, un incarico al Csm per Fontana, la segreteria a Fedriga (niente per Romeo, ovviamente). Tutta fuffa – pare – per confondere le acque. Il segretario si è detto disposto ad accogliere il contributo di tutti. Ma allo stato, nulla è cambiato. Se non l’attaccamento al potere. I lombardi hanno chiesto un cambiamento prima del raduno sul sacro prato nelle valli bergamasche del 20 settembre. Se ciò non avverrà, hanno minacciato di dar vita a un‘associazione ‘nordista’. Non tutti i critici sono d’accordo: Zaia da mesi in privato placa i ‘ribelli’ e cerca di prendere tempo, non vuole ‘scope’ ma un passo indietro ‘spontaneo’ di Salvini, costretto dalla discesa dei consensi nei sondaggi. Si vedrà se avranno la meglio i più coraggiosi. O se il peccato che i lombardi non vorranno perdonare sarà il «fare», proprio come i siciliani del Gattopardo, abituati al «sonno», all’oblio e all’inerzia delle dominazioni che hanno subito.
Francesca Fagnanisarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, rivelando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti autunnali – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli e di Reportin vista del siluramento di Sigfrido Ranucci, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni. Inoltre Fagnani non avrebbe digerito il fatto che la Rai non si stia ancora parlando del piano di produzione per Belve, che andrà in onda dal 20 ottobre al primo dicembre.
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).
La Rai: «Fagnani asset fondamentale»
Dopo la notizia del possibile addio data da Adnkronos, nel corso della giornata la Rai ha diffuso un comunicato per precisare che Fagnani «Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime time ed ha un contratto di esclusiva con l’azienda». Quanto allo stallo sul piano di produzione della nuova edizione di Belve, «durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma».
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).
Mediaset o La7: il futuro di Fagnani
Al di là delle smentite, quale destinazione potrebbe esserci nel futuro di Fagnani, in caso di addio anticipato alla Rai? La più accreditata sembra essere Mediaset. Pier Silvio Berlusconi e i vertici del Biscione la stimano e la stessa giornalista è in buoni rapporti con diversi personaggi di punta di Mediaset, come Maria De Filippi. C’è poi l’ipotesi La7, dove è di casa il compagno Enrico Mentana, il quale però non è detto rimanga alla corte di Urbano Cairo oltre l’attuale scadenza del contratto a fine anno. Nel futuro dell’attuale direttore del TgLa7 potrebbe esserci infatti un trasloco a Repubblica.
Enel ha lanciato una nuova campagna istituzionale incentrata sul racconto d’autore di oltre 60 anni di trasformazioni, sogni realizzati e stili di vita che cambiano all’interno di un Paese che non ha mai smesso di crescere e migliorare. Un affresco corale che celebra i legami duraturi e quella forza invisibile che, da generazioni, muove le persone e dà carica al Paese. La campagna è on air sui principali network televisivi con formati impattanti da 60″, 30″ e 15″.
Enel come presenza costante e affidabile nel tempo
Mentre i protagonisti crescono e costruiscono il proprio futuro, il mondo attorno a loro cambia forma e colori. Gli oggetti, i negozi di quartiere, la moda e le tecnologie evocano con precisione poetica le diverse epoche attraversate dall’Italia. In questo lungo viaggio nel tempo, Enel rappresenta una presenza costante e affidabile – la forza silenziosa ma fondamentale dell’energia che sostiene i grandi e piccoli momenti della vita di ogni giorno. Questo racconto trova la sua sintesi perfetta nel claim Enel. Da generazioni, energia che, oltre a rappresentare la società, sottolinea il suo ruolo per il Paese. «Da generazioni» non indica soltanto un passato solido alle spalle, ma anche la capacità dell’azienda di rinnovarsi continuamente per essere sempre al fianco delle persone di fronte alle sfide energetiche e sociali del domani. A scandire questo affresco generazionale è A whiter shade of pale dei Procol Harum, capolavoro della musica internazionale pubblicato nel 1967. Con la sua melodia iconica ed evocativa, il brano fa da ponte tra passato e futuro, accompagnando lo scorrere degli anni e sottolineando quel senso di profonda continuità e fiducia che lega Enel alle famiglie e ai territori.
Assoutenti ha presentato un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia in merito alle ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’associazione, si legge in una nota, «non esprime alcuna valutazione preventiva sulla legittimità, sulla correttezza o sulla convenienza delle operazioni annunciate né intende prendere posizione a favore o contro alcuno dei soggetti coinvolti» ma sollecita, nell’interesse dei cittadini, dei piccoli azionisti e dei risparmiatori, «ogni verifica ritenuta opportuna dalle autorità competenti, affinché il mercato possa disporre di informazioni complete, chiare, coerenti e tempestive».
Le richieste di Assoutenti
In particolare, l’esposto chiede di verificare la tempistica e le modalità con cui informazioni potenzialmente rilevanti per il mercato sono divenute pubbliche, anche attraverso indiscrezioni di stampa, e di accertare il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di gestione delle informazioni privilegiate, riservatezza, tenuta degli elenchi delle persone aventi accesso a tali informazioni e comunicazione al pubblico». Assountenti chiede inoltre di verificare le conversazioni tra Mps e Banco Bpm prima delle operazioni successive, la comunicazione delle sinergie economiche presentate nei vari scenari industriali al mercato e i processi di governance interna di Mps. «La nostra iniziativa non è contro nessuna banca. Non supportiamo nessuna operazione in corso e non vogliamo giudicare in anticipo. Interveniamo solo per difendere i cittadini e i risparmiatori», ha commentato il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.
Le riflessioni sul ballottaggio nella legge elettorale rappresentano «la mossa della paura». Lo ha scritto sui social Roberto Vannacci, riferendosi alle interlocuzioni in corso nella maggioranza sull’introduzione del doppio turno. «Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?». Sono favorevoli all’ipotesi Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre a frenare è la Lega. Fermamente contro il ballottaggio anche l’opposizione in blocco.
«Per mesi Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto», ha scritto l’ex generale: nell’ultima rilevazione di BiDiMedia sulle intenzioni di voto, il suo partito ha superato anche Forza Italia. «Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci». Il fondatore di FN ha aggiunto: «La legge elettorale non viene pensata per gli italiani. Non viene pensata per garantire una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano». E poi: «Quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei Palazzi».
Stellantis ha annunciato la nomina di Arnaud Belloni come nuovo amministratore delegato dei marchi Fiat, Abarth e Lancia e chief marketing officer del gruppo per l’Europa. Olivier François supporterà Belloni fino a metà ottobre, per garantire una transizione ordinata e continuerà a supportare Stellantis in qualità di advisor strategico. Nei suoi nuovi incarichi Belloni riporterà a Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per l’Enlarged Europe.
Per Belloni si tratta di un ritorno
Per Belloni, che arriva dal gruppo Renault, si tratta di un ritorno: aveva infatti già trascorso 16 anni nel gruppo. Era stato direttore marketing di Fiat e Lancia per la Francia, managing director di Lancia per la Francia e vicepresidente del marketing per l’Asia Pacifico. Dal 2015 al 2020, inoltre, era stato Global Chief Marketing Officer per Comunicazione e Sport di Citroen. In Renault ha ricoperto gli incarichi di Global Chief Marketing Officer e Chief Branding Officer per tutti i marchi del gruppo.
Ultimo giorno del mese con festeggiamenti, a Roma, per una grande firma che se ne va verso Nord. In via del Tritone, nella sede del quotidiano Il Messaggero, è il momento del saluto di Guido Boffo, detto «il torinese», che è stato anche direttore del giornale del gruppo Caltagirone. A parte gli scherzi dei colleghi, che amavano lo sketch di Maurizio Crozza nei panni dell’allora governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca che alla sua spalla diceva «voi di Torino siete rugosi, vi salutate scambiandovi le condoglianze», Boffo ha buon gioco nel lasciare senza rimpianti la corazzata caltagironiana. Da direttore, spesso agli eventi nei quali era invitato quasi nessuno lo riconosceva, tanto che l’ex numero uno Massimo Martinelli, colui che poi l’ha sostituito alla direzione, doveva accompagnarlo. Declassato improvvisamente a editorialista senza tante spiegazioni, Boffo aveva grande autonomia, ma senza quello “slancio” che lo aveva portato a Roma: al brindisi spiegherà ai colleghi perché ha rinunciato al trasferimento a Venezia, dove a luglio 2026 era stato chiamato come vice di Osvaldo De Paolini che dirigerà dal primo settembre Il Gazzettino. Che poi la motivazione è semplice: non era particolarmente soddisfatto del trattamento ricevuto, e soprattutto era da sempre in contatto con un altro ex direttore del Messaggero come Mario Orfeo. Così ha subito il fascino del richiamo del vecchio amico che ha accettato la proposta di Leonardo Maria Del Vecchio al Quotidiano Nazionale, dove è finito anche l’ex direttore di HuffPost ItaliaMattia Feltri. Orfeo, da direttore editoriale, non si è dimenticato di Boffo, e allora ecco l’ingaggio anche per lui, alla corte del “miliardario erede” con il pallino dei giornali, appena uscito da EssilorLuxottica. Comunque la campagna acquisti di Lmdv pare non sia finita…
L’assemblea dei giornalisti di Report ha indetto lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero, dopo la decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione. I cronisti, si legge in una nota, «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte dell’azienda, di essere pronti ad abbandonare il programma».
La nota dei giornalisti di Report
«Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico», continua il comunicato. «Solo un più che solido vissuto professionale e l’autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani». E ancora: «I giornalisti interni di Report non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il dna del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall’azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra». Di qui la richiesta alla Rai di «correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell’identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse». I giornalisti chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, «al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico».
Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027. A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte. Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale. E ora, al termine dei giochi, si fa mettere nelle liste dei fratellini d’Italia?
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la premier Giorgia Meloni (foto Ansa).
Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica. Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo. Nella giornata di lunedì 31 agosto ecco Piantedosi a Napoli, in prefettura, per una riunione sull’emergenza bradisismo nei Campi Flegrei, tema carissimo al capogruppo di FdI alla Regione Campania Gennaro Sangiuliano. Poi ecco nel calendario una visita ufficiale in Friuli-Venezia Giulia fissata il 6 settembre per discutere della gestione dei presidi al confine con la Slovenia: frontiere e immigrazione, cioè proprio i cavalli di battaglia salviniani…
La polizia del Cantone Argovia ha annunciato che un uomo di 43 anni, cittadino elvetico, è stato arrestato per la sparatoria al rave party all’ippodromo di Aarau in cui è morta la 22enne abruzzese Maria Spinelli, da poco trasferitasi in Svizzera. «L’indagine sulla sequenza esatta degli eventi, sul contesto e sul possibile movente è attualmente in corso», spiega la polizia cantonale in una nota. Al momento le autorità ipotizzano che la sparatoria abbia un unico responsabile: da capire anche il movente, anche se gli inquirenti continuano a ritenere che le vittime (ci sono stati anche feriti) siano state colpite casualmente.
Addio a Guido De Maria, umorista, sceneggiatore e regista modenese, morto all’età di 93 anni. Raggiunse una grande notorietà negli Anni 70 quando, insieme a Giancarlo Governi, firmò le trasmissioni Gulp! e SuperGulp! di cui curò la regia, creando il linguaggio televisivo del fumetto in tv. Ha creato i personaggi di Giumbolo e, insieme a Bonvi, di Nick Carter.
Ha prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot
Nato nel 1932 a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, De Maria ha iniziato come vignettista umoristico disegnando per testate nazionali e internazionali come la rivista settimanale Epoca, diretta da Enzo Biagi. Agli inizi degli Anni 60 passò alla pubblicità e diede vita alla Vimder film, una casa di produzione per le pubblicità di carosello. Dopo aver prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot pubblicitari (oltre 1.200), tra cui I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, Salomone pirata pacioccone per Amarena Fabbri, la “camicia coi baffi” (con Maurizio Costanzo), Nelsen Piatti e i nanetti di Loacker, venne il tempo di Gulp! e Supergulp!. Per quest’ultimo, insieme al musicista Franco Godi, ha composto le sigle della trasmissione. Il 45 giri di Giumbolo vendette oltre 100 mila copie.
Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, raccontando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? e Report, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni.
Il governo ha deciso di prorogare di 15 giorni i controlli alla frontiera aerea e navale con la Spagna. Tutti i passeggeri di Paesi terzi in arrivo con voli e navi da scali spagnoli dovranno continuare ad esibire i documenti. La decisione è stata presa dopo una valutazione secondo cui la situazione nell’exclave spagnola di Ceuta non è ancora sotto controllo, con almeno 5 mila persone arrivate irregolarmente di cui la gran parte non è stata identificata e tra cui potrebbero celarsi terroristi di matrice jihadista. La Spagna potrebbe ora decidere di prorogare i controlli dei viaggiatori provenienti dall’Italia. Il provvedimento emesso dal governo spagnolo scade il 7 settembre, ma nei giorno scorsi Madrid aveva fatto sapere di attendere la decisione di Roma per stabilire se proseguire o meno con i controlli alla frontiera.
Dietro alla disinformazione che ha innescato l’assalto di decine di migliaia di migranti all’enclave spagnola di Ceuta c’è stata la mano di Russia e Israele e, certamente, non quella del Marocco. Lo ha affermato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nel corso di un’intervista concessa al programma Hoy por Hoy dell’emittente radiofonica Cadena Ser.
Migranti a Ceuta (Ansa).
Il ruolo delle «reti russe e israeliane»
Secondo Sanchez, a diffondere la fake news sull’impossibilità di respingere i migranti giunti a nuoto a Ceuta (o Melilla), sancita da una supposta sentenza del Tribunale Supremo, è stata «un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla», guidata in particolare da «reti russe e israeliane». In disaccordo con la Spagna per la sua posizione riguardo alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i due Paesi hanno poi approfittato della crisi migratoria per criticare il governo di Madrid.
Migranti a Ceuta (Ansa).
Scagionato «senza dubbio» il Marocco
Nel corso dell’intervista, Sanchez ha inoltre sottolineato che le informazioni raccolte dal Centro Nacional de Inteligencia scagionano «senza dubbio» il Marocco, che peraltro ha offerto una cooperazione «istantanea, immediata» fin dall’inizio della crisi. Le relazioni bilaterali Madrid-Rabat sono «positive», ha assicurato, e presentano «molte sfaccettature e aspetti» rilevanti nell’ambito della migrazione. Sanchez ha poi precisato che il governo non dispone ancora di una spiegazione completa di quanto accaduto e che l’indagine resta aperta.
È stato rilasciato l’italiano di 60 anni che era stato arrestato in Spagna in quanto accusato di aver ucciso la compagna, cittadina tedesca: la perizia forense ha indicato il suicidio come causa del decesso, escludendo la possibilità di un omicidio. I media spagnoli spiegano che, in realtà, la Guardia Civil aveva lavorato su questa ipotesi fin dall’inizio. Il caso è stato provvisoriamente archiviato.
Le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte
I fatti risalgono al 28 agosto, quando il corpo della donna – cittadina tedesca di 47 anni – era stato rinvenuto attorno alle 9 di mattina nella zona della spiaggia di Punta del Caimán a Isla Cristina, località balneare dell’Andalusia. Sul corpo della donna sono state rilevate numerose coltellate: le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte. La coppia, residente in Germania, si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper.
La compagna di Alessandro Di Battista, Sahra Lahouasnia è arrivata all’Avana dove l’ex deputato M5s è ricoverato nell’ospedale Hermanos Ameijeiras dopo un malore accusato venerdì sera. Nella capitale cubana è giunta anche un’equipe sanitaria del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, pronta a fornire assistenza medica. Si tratta di due medici che affiancheranno il team cubano e valuteranno le condizioni del politico per capire quando possa fare rientro in Italia, dal momento che finora è stato considerato “non trasferibile”.
Il ritorno sui social e la telefonata con Tajani
Intanto, nella giornata di domenica, Di Battista si è fatto sentire sui social rassicurando sulle sue condizioni di salute. Dopo aver commentato un post del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, sottolineando la sua volontà di vederlo presto dopo aver ricevuto il suo invito a Napoli, in serata ha anche condiviso una storia su Instagram contro il genocidio a Gaza. Ha anche parlato al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha trovato «combattivo nel tono» e che gli ha garantito che il governo farà tutto il necessario.
Dopo un mese di stop sono ripresi i bombardamenti statunitensi in Iran. Nel mirino lanciarazzi dei pasdaran sulla piccola isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha spiegato di aver attaccato «forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali» verso lo stretto. Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno annunciato di aver completato la bonifica del tratto di mare. L’ultimo attacco Usa contro l’Iran risaliva al 29 luglio.
CLAIM: Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) claimed in a recent statement that strikes by U.S. forces to prevent the IRGC from placing mines in the Strait of Hormuz were an “act of aggression.” This claim is absolutely FALSE.
In risposta al raid statunitense, l’Iran ha risposto con attacchi su obiettivi Usa in Giordania: secondo i pasdaran i missili balistici lanciati hanno causato gravi danni, mentre per gli statunitensi sono stati tutti intercettati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver «affrontato una minaccia con droni» proveniente dall’Iran sulle sue acque territoriali dopo che Teheran aveva detto di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone statunitense sullo stretto di Hormuz. La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha inoltre dichiarato che «una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine».