Pd, Franceschini ha rivelato di avere il Parkinson

Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, ha rivelato in un’intervista al Corriere di avere il morbo di Parkinson. «Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. La diagnosi è stata una botta tremenda», ha raccontato. «Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre».

«Fondamentale non scoraggiarsi e riempire le giornate»

Franceschini ha spiegato che inizialmente la sua reazione è stata quella di tentare di nasconderla: «Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Ma è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi. Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci». Per questo ha deciso di rendere pubblica la diagnosi: «Parlare pubblicamente della mia malattia è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere». La malattia ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Nonostante ciò, Franceschini continua comunque la sua attività: «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi

Sigfrido Ranucci saluta, suo malgrado, la conduzione di Report. La Rai ha infatti reso noto che nella prossima stagione televisiva alla guida della trasmissione ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «entrambi risultati vincitori della selezione per giornalisti professionisti». Una scelta, precisa il comunicato, «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Chi sono i due nuovi conduttori di Report

Presutti è da anni giornalista e inviata di Report, mentre Piervincenzi, è stato inviato e conduttore di programmi Rai quali Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano: nel 2017 fu colpito con una violenta testata da Roberto Spada, che aveva avvicinato per alcune domande sui presunti rapporti con CasaPound a Ostia.

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

Per Ranucci tre «opzioni di ricollocazione professionale»

«Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali», si legge nel comunicato, sono state sottoposte a Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Tra i passaggi del comunicato anche questo: «La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra

Le parole pronunciate qualche giorno fa da Stefano Bonaccini durante un evento ad Albenga hanno innescato un botta e risposta tra il presidente del Partito democratico e Giorgia Meloni: al centro il grado di istruzione degli elettori di destra.

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Le parole di Bonaccini sull’elettorato di destra

Bonaccini aveva affermato che, negli ultimi anni, in cui si è visto il «voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci» la destra ha raccolto maggior consenso della sinistra grazie al consenso «di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree esterne delle città e di chi sta peggio economicamente».

Meloni: «Hanno studiato i danni della sinistra»

«In una illuminata lezione, Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni sui social, condividendo il video dell’intervento del presidente dem che, suggerisce la premier, «forse dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», tra «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La precisazione di Bonaccini a Coffee Break

Successivamente, ospite di Coffee Break su La7, Bonaccini nel tentativo di riprendersi dallo scivolone ha spiegato che la sua riflessione faceva parte di ragionamento più complesso sui cambiamenti dell’elettorato occidentale nell’ultimo decennio e, soprattutto, sulle difficoltà della sinistra nel rappresentare le fasce sociali più fragili. «Ma secondo voi io mi permetto di dire che solo quelli che studiano? Ho fatto un’analisi di quella che è la realtà se si va a vedere scorporando il voto», ha detto Bonaccini in tv. E poi: «Capisco che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente col sottoscritto, ieri è partito Bignami e in parte la Lega, piuttosto che rispondere sul perché paghiamo le bollette, la benzina tra le più care al mondo o perché ci sono troppi precari soprattutto giovani, perché la sanità pubblica sta crollando o perché il Paese non cresce e sarà il peggiore nei Ventisette dell’Ue per crescita».

Vienna, rubato il collier della regina d’Egitto: caccia ai ladri

Due uomini hanno rubato un prezioso collier dal Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, 10 anni era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, secondo la banca dati della casa d’aste Sotheby’s. I due ladri sono entrati nel museo fingendosi normali visitatori, per poi infrangere una vetrina, impossessarsi del collier e scappare. Sono ancora in fuga e la polizia ha avviato una vasta operazione per rintracciarli. Il gioiello è composto da oltre 600 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera. La regina Nazli lo aveva commissionato, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia.

Alluvione in Nepal: salgono i morti, ancora dispersi i tre italiani

L’Autorità nazionale del Nepal per la riduzione del rischio e la gestione dei disastri (Ndrrma) ha aggiornato a 538 il numero dei corpi recuperati dalla devastante alluvione nel bacino del Bhote Koshi. La maggior parte dei corpi è stata ritrovata nelle zone meridionali, a circa 150 chilometri dalla sorgente dell’inondazione: la forza della corrente ha trascinato fango, detriti e le vittime lungo il pendio montuoso fino a rallentare. Oltre alle vittime accertate ci sono poi 937 persone che risultano ancora disperse: tra essi 517 stranieri, di cui tre italiani. Intanto, mentre permane il rischio di ulteriori inondazioni nelle aree al confine tra Nepal e Cina, è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina.

Spagna, arrestato un italiano accusato di femminicidio

Un italiano di 60 anni è stato arrestato dalla Guardia Civil spagnola a Isla Cristina, in Andalusia a pochi chilometri dal confine con Portogallo: è accusato di aver ucciso con numerose coltellate (almeno 20) la compagna, una donna tedesca di 47 anni, ritrovata senza vita in strada nei pressi della spiaggia di Punta del Caiman. Secondo le prime informazioni, la coppia si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper. L’uomo è stato portato in caserma e sarà trasferito davanti all’autorità giudiziaria per l’eventuale convalida del fermo. Secondo i dati del Ministero dell’Uguaglianza, quello avvenuto a Isla Cristina è il 37esimo femmicidio registrato in Spagna dall’inizio dell’anno.

Deliveroo, accordo con i giudici: aumenti e sicurezza per i rider

Deliveroo Italia ha formalizzato una serie di impegni verso la procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta per caporalato, ottenendo il parere positivo all’implementazione da parte del pm Paolo Storari. Questi impegni delineano una serie di misure concrete che la società implementerà e che, una volta verificate, «auspica possano rappresentare un importante passo verso la revoca del controllo giudiziario e all’archiviazione dell’indagine penale», si legge in una nota.

Cosa prevedono gli impegni

In dettaglio, Deliveroo si impegna ad aumentare la tariffa oraria minima di base dei rider da 10 a 14 euro l’ora sul tempo attivo stimato. Inoltre, ogni proposta sarà pagata oltre gli standard dell’industria, ovvero un minimo di 3,77 euro per ordine. L’azienda migliorerà ulteriormente gli strumenti per aiutare i rider a massimizzare i propri compensi, compreso quando sono dai commercianti, e introducendo nuovi bonus destinati ai rider che fanno più consegne. In tema di sicurezza, l’azienda offrirà un insieme più ampio di dispositivi di protezione che include guanti, protezioni da moto e maschere anti-smog, oltre all’equipaggiamento ad alta visibilità e ai caschi da bicicletta già forniti. La società introdurrà poi un limite sulla quantità di tempo che i rider possono trascorrere consegnando. Si impegnerà infine a continuare il lavoro con AssoDelivery, Confcommercio e le organizzazioni sindacali, per definire un ampio contratto collettivo che possa regolare il settore del delivery.

Un altro addio a Moneta: quale sarà il destino del settimanale economico?

Dopo l’addio di Osvaldo De Paolini, che da settembre prenderà le redini de Il Gazzettino, e che al Giornale era stato l’artefice del settimanale economico Moneta, un’altra firma di peso, Camilla Conti, ha lasciato la testata degli Angelucci (e di Leonardino Del Vecchio, socio di minoranza) per approdare a Class Editori. A questo punto ci si interroga sul destino di Moneta che, nato con grandi ambizioni e una distribuzione che oltre al Giornale, veniva veicolato anche da Libero e Il Tempo, e ora si limita a uscire solo in abbinata con il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Dopo la pausa estiva, sabato Moneta riprenderà le pubblicazioni. Ma ai piani alti del gruppo è in corso una riflessione se mantenere il prodotto autonomo oppure inglobarlo come inserto settimanale nelle pagine del quotidiano, soluzione che comporterebbe notevoli risparmi. Intanto, come annunciato prima dell’estate, si pensa a rinforzare la squadra di vertice. Così ad affiancare Tommaso Cerno stanno per arrivare come vice Lirio Abbate da Repubblica e Fabrizio Massaro da Milano Finanza.

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Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida

Nelle calde notti del litorale romano si fa un gran parlare del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ma questa “Lollo” non è al centro dell’attenzione per aver fatto fermare un treno o per aver ricordato che il vino non può essere un veleno, perché altrimenti «avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato». Il tema è il Festival di Sanremo, l’appuntamento televisivo più seguito dagli italiani, con ascolti da record.

Le novità del ministero dell’Agricoltura per il comparto florovivaistico

Cosa ha fatto Lollobrigida? Il 30 luglio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo numero 151 dedicato al florovivaismo, settore che sarà valorizzato dal ministero dell’Agricoltura per dare una nuova governance al sistema economico legato alle coltivazioni, con tanto di un ufficio dedicato alla filiera del settore, un tavolo tecnico e un piano nazionale quinquennale. Sono attesi anche i decreti ministeriali per armonizzare le figure professionali del settore, compresi gli addetti al verde urbano, ai parchi e ai giardini storici. Non solo: il primo gennaio 2027, l’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) gestirà il sistema nazionale di rilevazione annuale dei dati statistici relativi alla produzione, ai prezzi, agli scambi con l’estero. Per non parlare dell’istituzione di un marchio unico nazionale finalizzato a garantire l’origine, la qualità e la tracciabilità dei nostri prodotti. Insomma, al Masaf ci sarà tanto lavoro da fare per comunicare le nuove attività.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La vetrina di Sanremo non desterebbe sospetti

Dato l’argomento, si spiffera a Roma, quale tribuna mediatica migliore di Sanremo per parlare di fiori, con Lollobrigida protagonista? Tra l’altro, la prossima edizione sarà condotta da Stefano De Martino, l’unico punto di forza della Rai meloniana e indicato dai maligni “in quota Arianna”, anche se la capa della segreteria politica di Fratelli d’Italia ha sempre smentito ogni contatto con lo showman, negando alla radice sia l’amicizia sia presunte “spintarelle”.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Non c’è che dire, una mossa astuta: anno elettorale, piano florovivaistico. Sanremo del resto è nota in tutto il mondo come la “città dei fiori”. Inutile dire che i rapporti tra Lollobrigida e l’ad della Rai Giampaolo Rossi sono ben radicati. E una forma di “patrocinio istituzionale” del ministero, con la scusa del florovivaismo, passerebbe sotto traccia senza alimentare particolari polemiche. In fondo i fiori sono un simbolo del territorio e quale cornice migliore di quella sanremese per diffondere le novità ministeriali. Per Fratelli d’Italia si tratterebbe di un colpo mediatico incredibile, soprattutto se si votasse in primavera. Insomma, «grazie dei fior…»…

Mercantile affonda nel Mar Nero in acque romene: Bucarest denuncia un attacco

Una nave mercantile con bandiera della Repubblica dominicana, salpata dal porto rumeno di Sulina (al confine con l’Ucraina) e diretta verso quello turco di Tekirdag, è affondata nel Mar Nero nella zona economica esclusiva della Romania, oltre le acque territoriali di Bucarest, dopo lo sviluppo di un incendio a bordo. Tutti e 12 i membri dell’equipaggio della nave “Progress IV” sono stati tratti in salvo. «È stata colpita. Al momento non sappiamo da chi, né perché. Verrà avviata un’indagine, non è opportuno fare speculazioni», ha denunciato il presidente romeno Nicusor Dan, che proprio ieri a Chisinau ha incontrato, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’ex repubblica sovietica la presidente Maia Sandu e l’omologo ucraino Volodymir Zelensky.

Futuro nazionale, esposto in procura da parte del sindacato dei militari

L’associazione Sindacato dei militari ha presentato un esposto in procura a Roma contro Futuro nazionale, il partito presieduto dal generale Roberto Vannacci, accusandolo di riprodurre «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta» del fascismo. Nel mirino sono finiti i principi indicati dal movimento come “non negoziabili”: famiglia naturale, identità cristiana e tutela della vita dal concepimento alla morte naturale. Per il sindacato, trasformare questi principi in verità sottratte alla mediazione politica restringerebbe lo spazio del pluralismo democratico.

Dalla Remigrazione alla famiglia naturale, i punti contestati

Un capitolo è poi dedicato al piano di Remigrazione, con misure che, secondo l’esposto, riguarderebbero anche gli immigrati regolari. Per i denuncianti, un’applicazione collettiva potrebbe configurare un’espulsione di massa vietata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel mirino anche la proposta di zone rosse senza limiti temporali, con militari impiegati stabilmente nei controlli, e di reparti dell’Esercito dotati del potere di arrestare i criminali, oltre che di moduli di educazione alla difesa e campi di «educazione militare con valenza civica» alle scuole superiori. L’esposto contesta infine l’idea di “famiglia naturale” sostenuta dal movimento e le limitazioni prospettate sulle altre forme di convivenza e sulla procreazione assistita. Secondo i denuncianti, ne deriverebbe una gerarchia tra cittadini e formazioni sociali incompatibile con la Costituzione.

Spetta alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale

Dall’insieme di questi elementi, il sindacato chiede alla magistratura di verificare se Futuro nazionale abbia oltrepassato il confine della legittima battaglia politica prospettando diverse ipotesi di reato, dalla violazione della legge Scelba alla propaganda e istigazione all’odio, fino all’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi. Spetta ora alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale.

Per Mladic funerali in Serbia «con tutti gli onori militari e di Stato»

Il “boia di Srebrenica” Ratko Mladic, morto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia mentre stava scontando l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità, avrà i funerali «con tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.

I crimini di guerra di Mladic

Ex comandante dei serbi di Bosnia, assieme a Slobodan Milosevic (all’epoca presidente della Serbia) e Radovan Karadzic (presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) era ritenuto il terzo artefice della pulizia etnica durante la guerra di Bosnia: a suo carico il massacro di oltre 8 mila bosgnacchi a Srebrenica, compiuto nel 1995 assieme alle forze paramilitari di Arkan, e l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, nonché la presa in ostaggio di personale delle Nazioni Unite. Era stato arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aia: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Mladic, morto a 84 anni, durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

Caro carburanti, nella maggioranza si riaccende il dibattito sugli extraprofitti

L’impennata dei prezzi dei carburanti preoccupa il governo in vista dell’autunno-inverno, con la maggioranza che si divide sul modo in cui affrontare la questione. «Speriamo che si riapra lo stretto di Hormuz, è chiaro che gli interventi sulle accise che abbiamo prorogato fino al 5 settembre erano interventi straordinari su un fenomeno che doveva durare poche settimane», ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Picchetto Fratin. «Purtroppo dura da mesi e chiaramente ci sono anche equilibri di bilancio dello Stato». Su questo fronte, la Lega ha proposto la richiesta di un contributo alle aziende energetiche e petrolifere oppure la tassazione degli extra-profitti. «Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale», ha detto Matteo Salvini.

Tajani: «Neanche a parlarne, sa di Unione sovietica»

A stretto giro è arrivato il no di Forza Italia. «No, neanche a parlarne. Non voglio sentire la parola extra-profitto, che mi sa molto di Unione sovietica. Un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Ma deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore», ha detto Antonio Tajani. E ancora: «Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Non esiste il diritto all’extra-profitto. È una parolaccia, l’extra-profitto».

Borghi: «Dica se ha altre priorità»

«Leggo da notizie di stampa che il ministro Tajani è contrario alla tassa sulle banche, proposta dalla Lega per ridurre le accise in modo consistente perché “sentire la parola tasse mi dà l’orticarià”», ha controbattuto il senatore leghista Claudio Borghi. «Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso. La scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni. L’alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula Von der Leyen, e fare più deficit. Anche questo ci va bene». E ancora: «La scelta è semplice: o si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole di quella Ue che Tajani così tanto ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche. Per la Lega l’unica cosa che non va è tassare i cittadini, le altre due possibilità vanno bene. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza».

Gli Stati Uniti annunciano di aver completato lo sminamento di Hormuz

Le forze armate degli Stati Uniti «hanno rimosso con successo le mine navali presenti nelle rotte di navigazione internazionali» dello stretto di Hormuz, «posizionate mesi fa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Lo ha annunciato l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando militare centrale Usa, in un video diffuso su X. Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale «sono ora libere da mine iraniane, grazie allo straordinario lavoro dei militari statunitensi», ha aggiunto Cooper.

Traffico marittimo quasi azzerato prima dell’annuncio

L’annuncio di Cooper arriva al termine di una giornata che ha visto solo cinque mercantili attraversare Hormuz: tra essi due petroliere di medio raggio e una nave metaniera di grandi dimensioni. Mercoledì erano stati 17 e nell’ultima decina di giorni in media avevano passato lo stretto 15 navi.

Trump insiste con Hormuz «territorio degli Stati Uniti»

Donald Trump intanto continua a insistere su Hormuz come «territorio Usa». In un post pubblicato su Truth, il tycoon ha diffuso un collage di bandiere che raffigura alcuni possedimenti statunitensi, tra cui Guam, le Isole Vergini Americane, Portorico e le Samoa Americane (e altri che non lo sono, come le Isole Marshall e gli Stati Federati di Micronesia), affiancate da un’immagine stilizzata dello stretto mediorientale.

Morto re Harald V di Norvegia

È morto a 89 anni Harald V di Norvegia. Primo monarca nato nel Paese scandinavo dai tempi di Olaf IV (XIV secolo), era salito al trono nel 1991 ed era il sovrano più longevo d’Europa. Soffriva di anemia emolitica, malattia del sangue che provoca la distruzione anormalmente rapida dei globuli rossi: da metà agosto era ricoverato al Rikshospitalet, l’ospedale nazionale ad Oslo. Gli succederà il principe Haakon.

L’infanzia tra Svezia e Stati Uniti, poi il ritorno in patria

Nato nel 1937 nella residenza di Skaugum, aveva tre anni quando l’intera famiglia reale dovette fuggire da Oslo a causa dell’invasione nazista della Norvegia. La madre Marta di Svezia scappò portando con sé i figli prima in Svezia e poi negli Stati Uniti su invito del presidente Franklin D. Roosevelt. Suo padre, il futuro Olav V, invece restò a Londra assieme all’allora re Haakon VII e al governo norvegese in esilio. Tornato in patria alla fine della guerra, completò gli studi e servizio militare obbligatorio, diventando principe ereditario nel 1957 alla morte del nonno.

Morto re Harald V di Norvegia
Harald V di Norvegia (Ansa).

Nel 1968 sposò una borghese, rompendo con la tradizione

Figura popolare e riformatrice che ha modernizzato la monarchia, ruppe con la tradizione sposando nel 1968 una donna di origini non nobili, la borghese Sonja Haraldsen. La relazione tra i due era iniziata già nel 1959 ed era rimasta a lungo segreta: poi l’allora principe ereditario minacciò di rinunciare a tutti i diritti regali per sposarsi e così Olav V acconsentì alle nozze. Due i figli nati dall’unione: Marta Luisa e il già citato Haakon. All’epoca della nascita di quest’ultimo, la successione al trono era riservata soltanto ai figli maschi (la Costituzione norvegese è stata poi modificata con l’introduzione della primogenitura assoluta), pertanto sarà lui a succedere sul trono al padre.

Alluvione in Nepal, 2.300 dispersi e 475 morti

Sono oltre 2.300 le persone che risultano ancora disperse dopo la devastante alluvione che ha colpito il distretto di Rasuwa, in Nepal. Il numero dei morti è salito a 475. Proseguono intanto le operazioni di soccorso. Secondo quanto riferito dal portavoce della polizia, finora sono state tratte in salvo 1.545 persone – 644 a Rasuwa, 898 a Nuwakot e tre a Dhading. Tra i dispersi figurano 644 cittadini stranieri. Il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 178 persone ancora non rintracciate, seguito da 65 statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi.

Oltre 100 lavoratori intrappolati nel tunnel di una centrale idroelettrica

L’esercito nepalese ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project. Oltre 100 persone sono ancora bloccate all’interno del tunnel. L’operazione è particolarmente complessa per le condizioni meteorologiche avverse e l’elevata portata del fiume.

L’Uefa è pronta a un’azione penale contro Infantino

L’Uefa, dopo aver revocato il sostegno precedentemente accordato a Gianni Infantino per nuovo mandato, ha intenzione di presentare una denuncia penale contro il presidente della Fifa presso i tribunali della Svizzera per cattiva gestione, ai sensi dell’articolo 158 del Codice penale elvetico. Per sostenere la denuncia, la confederazione calcistica europea ha chiesto alla Corte distrettuale della Florida di emettere un’ordinanza per l’accesso a documenti Fifa ritenuti probatori: di recente il Congresso Usa ha avviato un’indagine su presunti rapporti economici illeciti tra Infantino e Donald Trump. La battaglia tra l’organo di governo del calcio europeo e il presidente della Fifa, iniziata a causa del progetto – poi ritirato – di vendere quote della Coppa del Mondo a investitori privati, si arricchisce così di un nuovo capitolo.

Il caso del raduno di gruppi neonazi di tutta Europa nel Nord Italia

Dal 3 al 6 settembre, in un luogo imprecisato nel Nord Italia, si terrà il raduno neonazi “Ritorno a Camelot 2026”, organizzato da Veneto Fronte Skinheads, che vedrà non solo esibirsi numerosi gruppi musicali, ma anche la partecipazione di militanti dell’ultradestra suprematista provenienti da tutta Europa. Tra essi pure membri di Blood & Honour, sanzionato dal governo britannico nell’ambito della locale normativa antiterrorismo.

Interrogazione di Bonelli a Piantedosi

Come detto, non si sa dove si terrà l’evento. Ma a giudicare dalle distanze dagli aeroporti fornite dagli organizzatori e dalla loro provenienza geografica, l’area prescelta potrebbe trovarsi a nord del Lago di Garda, a cavallo tra Veneto e Trentino. Il fatto che sia proprio l’Italia a ospitare un evento di questo tenore ha portato Angelo Bonelli ad annunciare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Non si tratta di un evento folkloristico né di libera espressione», ha detto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: «È la messa in scena organizzata di ideologie che la nostra Costituzione ripudia esplicitamente».

Intesa Sanpaolo supporta il piano di transizione energetica del Gruppo Arena

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking guidata da Mauro Micillo, ha perfezionato un finanziamento in favore di Energy power 1, controllata di Arena energy power, realtà del Gruppo Arena dedicata allo sviluppo degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. L’operazione si inserisce nella più ampia strategia di transizione energetica del Gruppo Arena.

Il Gruppo Arena potrà proseguire nel proprio percorso di decarbonizzazione

Il finanziamento, del valore complessivo di 8,8 milioni di euro, include un Green Loan di 6,8 milioni di euro destinato alla realizzazione di un impianto fotovoltaico Full Merchant della potenza complessiva di circa 9,9 MWp nel Comune di Assoro (Enna). Il progetto consentirà al Gruppo Arena di incrementare la produzione di energia elettrica da fonte solare, ridurre progressivamente la dipendenza dall’approvvigionamento energetico esterno e proseguire il proprio percorso di decarbonizzazione, generando benefici ambientali ed economici nel lungo periodo. L’operazione conferma l’approccio della divisione IMI CIB nel mettere a disposizione delle imprese soluzioni finanziarie sempre più evolute, capaci di integrare innovazione, sostenibilità e supporto ai piani di sviluppo industriale. La struttura del Green Loan, conforme ai Green Loan Principles della Loan Market Association (LMA) e integralmente allineata alla Tassonomia UE, risponde ai più avanzati standard della finanza sostenibile e alle crescenti esigenze delle imprese impegnate nella transizione energetica.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica

È morto Ratko Mladic, leader militare condannato per genocidio per i crimini commessi durante la guerra nell’ex Jugoslavia come comandante dei serbo-bosniaci, su tutti il massacro di Srebrenica del 1995. Aveva 84 anni. Il decesso è avvenuto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica
Ratko Mladic nel 1993 (Ansa).

I crimini di guerra, la latitanza e l’arresto

Nato a Božanovići, oggi Bosnia ma all’epoca Croazia, Mladic era figlio di un partigiano comunista, che sarebbe stato poi ucciso dagli Ustasha. Dopo aver scalato i ranghi dell’Armata Popolare Jugoslava, ricoprì la carica di capo di stato maggiore delle forze armate dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina durante la guerra in Bosnia, rendendosi responsabile dell’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, e anche del massacro di Srebrenica, compiuto assieme alle forze paramilitari di Arkan. Accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, Mladic fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aja: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Poche ore prima della morte era stata respinta l’ultima richiesa di scarcerazione per Mladic, che durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica
Murale dedicato a Ratko Mladic a Belgrado (Ansa).