Lettera di contestazione della Rai a Ranucci: «Violate norme interne»

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di contestazione per la vicenda dei rapporti con Valter Lavitola, che può portare all’apertura di procedimento disciplinare. Il giornalista ha cinque giorni per rispondere. L’invio della missiva sarebbe avvenuto a seguito della relazione del Comitato Etico, dalla quale, secondo l’azienda, emergerebbero profili rilevanti dal punto di vista disciplinare relativi alla condotta personale del giornalista, che avrebbe violato norme interne. Il procedimento potrebbe portare a un richiamo, una sospensione e in extremis al licenziamento. A confermare la ricezione della lettera è stato Roberto De Vita, legale di Ranucci: «Ieri mattina alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una pec della Rai con contestazioni disciplinari. Nemmeno il tempo di consentire al giudice del lavoro di valutare, in via d’urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro. Un tempismo irrequieto».

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra

Hashim Thaçi, ex comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo e successivamente presidente del Paese balcanico, è stato condannato in primo grado a 25 anni di carcere dalla Corte penale internazionale dell’Aia, che lo ha ritenuto penalmente responsabile di crimini di guerra commessi durante la violenta separazione dalla Serbia, avvenuta tra il 1998 e il 1999, che in cui ci furono eccidi compiuti da entrambe le parti.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Hashim Thaçi nel 1999 (Ansa).

Thaçi si era consegnato il 5 novembre 2020

Secondo i giudici dell’Aia, Thaçi «era a conoscenza» dei crimini commessi dai miliziani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), resosi responsabili di arresti arbitrari, maltrattamenti, torture e omicidi e violenza contro coloro che erano considerati avversari. Thaçi, direttore politico dell’Uck dal 1994 al 1999 e presidente del Kosovo dal 7 aprile 2016 al 5 novembre 2020, giorno in cui si dimise per essere arrestato e processato, avrebbe anche partecipato ad alcuni dei crimini commessi contro gli oppositori interni e gli albanesi collaborazionisti dei serbi.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Sostenitori degli ex leader dell’Uck a processo all’Aia (Ansa).

I pubblici ministeri avevano chiesto 45 anni

Alla sbarra c’erano anche altri tre ex capi dell’Uck, appoggiato dalla Nato durante il conflitto: Jakup Krasniqi, condannato come Thaçi a 25 anni, Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni). I pubblici ministeri avevano chiesto per ciascuno una pena di 45 anni di reclusione. I quattro imputati, che si erano dichiarati non colpevoli, si vedranno scalare gli anni di detenzione già scontati in carcere all’Aia a partire dal 2020. «La nostra è stata una guerra giusta, una guerra di liberazione», ha commentato il primo ministro kosovaro Albin Kurti prima del verdetto.

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Sono bastate poche parole per spaccare il Partito democratico: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori». A pronunciarle dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata la 28enne Virginia Libero, da un anno segretaria dei Giovani democratici, entrata a gamba tesa su uno degli argomenti su cui il campo largo sta cercando una linea comune, che – a dire il vero – manca pure tra i frequentatori del Nazareno.

Libero, la schleiniana iscritta alla giovanile dem dai tempi di Bersani

Libero, padovana (è nata a Salvazzano Dentro) e fresca di laurea in giurisprudenza, pro Pal e con un passato scout, alle ultime elezioni regionali in Veneto ha ottenuto 5 mila voti, non sufficienti per l’approdo al Consiglio con il Pd. Dove milita ormai da 13 anni, dato che si è iscritta alla giovanile quando ne aveva 15, ai tempi addirittura della leadership di Pier Luigi Bersani. Oggi è una schleiniana di ferro. «Mi piaceva l’idea di un partito che teneva dentro tante anime della sinistra e provava a dare risposte istituzionali», aveva spiegato al Corriere dopo essere stata indicata come candidata unitaria alla guida dei Giovani democratici.

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Le critiche e gli applausi a Libero, tra riferimenti alla Resistenza e all’Ucraina

Già, le tante anime della sinistra. Le sue dichiarazioni hanno agitato in particolare i riformisti del Pd. «”Organizzeremo i disertori”, scandisce la segretaria del Giovani democratici. Non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza, o i giovani americani che vennero qui a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti – e che ogni 25 aprile giustamente celebriamo», ha scritto sui social l’eurodeputato Giorgio Gori: «Non è quello che ci chiede la Costituzione, che all’articolo 52 recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”».

Sulla stessa lunghezza la senatrice Sandra Zampa, che definendo «ripugnante» il concetto di organizzare i disertori, ha ringraziato «con il cuore chi si è battuto per liberarci da nazifascisti». Arturo Parisi, tra i fondatori del Pd, ha dichiarato: «L’Art.11 si limita al ripudio della guerra solo per i pigri che non riescono a leggere oltre la quinta parola. Quanto alla “giovanissima” dem, ben oltre il sogno, annuncia la diserzione mentre già oggi i nostri contrastano ogni aggressione sul fianco est dell’Unione Europea».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Libero, molto vicina a Elly Schlein, è stata difesa dai deputati Arturo Scotto («Di fronte a chi teorizza che in Europa dobbiamo acquisire una mentalità di guerra è una boccata di ossigeno») e Matteo Orfini («Il fatto che ci siano ragazze e ragazzi che continuano a sognare la pace è una delle poche cose che dà speranza»), così come da Laura Boldrini: «Il suo discorso è stato chiaro, radicale e inequivocabile. Ha dato voce a generazioni di giovani che ripudiano la guerra».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

I chiarimenti (per modo di dire) della segretaria dei Giovani dem

Boldrini parla di discorso «chiaro e inequivocabile», ma raggiunta da Repubblica la diretta interessata ha trovato opportuno fare – appunto – dei chiarimenti.

Per la cronaca, a Reggio-Emilia (chiamando Schlein col nome di battesimo Elena) aveva detto: «Per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Significa che nessuno nel nostro Paese deve sentirsi solo, al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo, ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere». Intervistata dal Nordest, Libero alla domanda su cosa intendesse, ha risposto: «Che non ci abitueremo mai al fatto che la guerra, le armi, il vilipendio sistematico del diritto internazionale siano la strada considerata normale, o addirittura giusta, per risolvere le controversie».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Virginia Libero con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Le critiche di FdI: «Noi preferiamo una generazione che non scappa»

Le parole di Libero, che restano piuttosto nebulose, hanno però offerto il fianco dem alle critiche di Fratelli d’Italia. «A una generazione di disertori, noi preferiamo una generazione che non scappa», ha detto al Foglio Fabio Roscani, deputato e presidente di Gioventù nazionale, la giovanile di FdI, con dichiarazioni dal sapore vannacciano. «Il Pd prova a fare l’equilibrista. Dice di voler sostenere l’Ucraina, di condannare Vladimir Putin e allo stesso tempo contesta le spese militari per la difesa». Ma, ha aggiunto, «la nostra capacità di difesa è la nostra capacità di difendere la nostra stessa libertà, fare finta di non capirlo serve soltanto ad avere uno slogan da usare in campagna elettorale».

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento

Nel mese di agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5 per cento su base mensile e del +3,3 per cento su base annua (da +2,9 per cento di luglio). Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Il tasso di inflazione è ai massimi da quasi tre anni: per avere un dato più elevato bisogna tornare a settembre del 2023, quando aveva toccato il 5,3 per cento.

Balzo a doppia cifra per energia e carburanti

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8 a +18,6 per cento) e, soprattutto, non regolamentati come i carburanti (da +11,4 a +17 per cento), dei Beni durevoli (da +0,7 a +1,3 per cento) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6 a +3,8 per cento).

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento
Carrello della spesa (Imagoeconomica).

Rallenta però il carrello della spesa

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa“, si riduce (da +1 a +0,9 per cento), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3 per cento). Decelera anche la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0 a +2,6 per cento) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6 a +0,8 per cento).

Von der Leyen, il discorso sullo stato dell’Unione: «Canada primo membro associato, social vietati sotto i 13 anni»

Nel suo sesto discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha indicato le linee programmatiche dell’Ue per i prossimi 12 mesi. «Solo l’Europa può fornire agli europei la vera sovranità di cui hanno bisogno nella fredda fragilità del mondo di oggi», ha evidenziato la politica tedesca. «In questo mondo, l’Europa ha scelto di tracciare la propria strada. E sta emergendo «un’Europa più forte e indipendente» che sta «garantendo la propria prosperità», si sta «liberando dalla sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi», è «diventata la più grande potenza commerciale del pianeta» e sta «trasformando la propria politica industriale nel rispetto del nostro modello sociale unico».

«Ultranazionalisti e russi vogliono spezzare la nostra unità»

«Vogliamo unirci intorno alla nostra idea europea secondo cui insieme possiamo decidere il nostro destino, o lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai tirapiedi e dai burattini degli autoritari?», ha chiesto Von Der Leyen. «Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell’interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a contrastare tutto ciò, combattiamo insieme per la nostra idea europea».

«Canada primo membro associato dell’Unione»

La presidente si è poi rivolta direttamente al primo ministro canadese Mark Carney, ospite d’onore al Parlamento Europeo: «Caro Mark, ho detto che dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Per questo, vorrei lavorare con voi per aprire la strada affinché il Canada diventi il primo membro associato dell’Ue. Condividiamo un oceano, un insieme di valori e una visione del mondo. E ora costruiremo insieme anche il nostro futuro».

«Nessun utilizzo dei social media sotto i 13 anni»

Poi il passaggio sull’Eu kids act: «Ogni fascia d’età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni. Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo».

Zuckerberg contrario all’idea di un rallentamento dell’intelligenza artificiale

Mark Zuckerberg ha respinto al mittente l’appello a sospendere o rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che gli incentivi di mercato e la responsabilità legale rappresentino le migliori garanzie contro i rischi di questa tecnologia. In un post su X, ha spiegato che «ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo a procedere al ritmo necessario per addestrare i suoi modelli in modo sicuro, e la capacità di intraprendere le proprie azioni per garantire che ciò accada». «Le persone non vorranno usare agenti che non sono allineati con loro e che non fanno ciò che chiedono, quindi i laboratori hanno un forte incentivo naturale a rendere i loro modelli più allineati. C’è molto dibattito sul rallentare i progressi sulle capacità fino a quando l’allineamento non raggiunge lo stesso livello. La mia opinione è che fiducia e allineamento stanno diventando rapidamente le capacità più importanti che differenzieranno agenti e modelli. Qualsiasi laboratorio che non si concentri sull’allineamento rimarrà indietro», ha evidenziato. Il suo intervento ha trovato il sostegno di esponenti della Silicon Valley vicini alla Casa Bianca che si oppongono all’ondata di allarmi sui potenziali rischi dell’IA per l’umanità e agli appelli a rallentarne lo sviluppo.

L’allarme dagli Usa: «La Russia pianifica omicidi mirati negli Stati Uniti e in Europa»

I servizi di intelligence di Mosca stanno pianificando «omicidi mirati» negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina. È l’allarme lanciato dal Dipartimento di Giustizia Usa in un atto di accusa reso presso il tribunale federale di Manhattan, contestualmente all’annuncio dell’incriminazione di cinque persone attualmente latitanti. James C. Barnacle Jr., responsabile dell’ufficio dell’Fbi di New York, ha spiegato che l’agenzia è riuscita a sventare i piani «grazie a un lavoro incessante».

La pianificazione dura «almeno dal 2024»

Secondo l’accusa la “Rete Ris”, come è stato denominato il braccio dei servizi di Mosca preposto all’esecuzione di attacchi all’estero, aveva pagato o tentato di pagare persone negli Stati Uniti e in altri Paesi per sorvegliare obiettivi da eliminare, con l’intenzione di ucciderli successivamente. Inoltre aveva «incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari». La rete, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia, ha agito «almeno a partire dal 2024», «concentrandosi su dissidenti e disertori russi e, più di recente, su nazioni percepite come alleate» di Kyiv.

Chi sono le cinque persone incriminate

Tre delle persone incriminate sono membri di alto livello della Rete Ris: Yuri Kharameev, Kirill Khrameev e Oemis Romagoz Durruthy. Gli altri due sono Yaidel Delgado Suarez ed Eduardo Castro: avrebbero lavorato assieme al reclutamento di persone residenti negli Stati Uniti incaricate di sorvegliare e tentare di uccidere un importante dissidente russo residente negli Stati Uniti. «Hanno operato nell’ambito di una rete globale di omicidi che si estendeva fino agli Stati Uniti», ha dichiarato il viceministro della Giustizia John A. Eisenberg.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?

La ‘pasionaria’ Silvia Sardone si prepara a essere una delle protagoniste del raduno di Pontida. Dopo le tensioni con i governatori, Matteo Salvini conta di accendere l’entusiasmo dei lombardi con l’annuncio di una candidatura leghista a sindaco di Milano. Intanto la macchina organizzativa della Lega, una delle più rodate tra i partiti italiani, sta lavorando a pieno ritmo per preparare un evento degno del ‘sacro prato’. Oltre al palco da montare, ci sono i pullman da organizzare e i gazebo da sistemare per riempire i vuoti.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Matteo Salvini e Silvia Sardone (Ansa).

L’imperativo è prevenire ogni tipo di contestazione

Quest’anno però c’è una preoccupazione in più ad agitare gli animi. Dopo il processo a Salvini andato in scena nel corso del direttivo lombardo del 7 agosto scorso, niente è più come prima nonostante la ‘tregua’ romana con l’asse nordista. Il segretario teme ancora possibili contestazioni sul pratone. Cori e fischi, come è accaduto al termine dei funerali di Umberto Bossi. O magari uno striscione come accadde sempre a Pontida nel 2011, quando, in cima alla collina di fronte al palco, comparve la scritta «Maroni presidente del Consiglio».

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Lo striscione “Maroni presidente del Consiglio” sulla spianata di Pontida nel 2011 (Ansa).

Molti sono poi convinti che faranno più rumore i big assenti di quelli che si alterneranno al microfono. Dai responsabili della sicurezza ai Giovani della Lega di Luca Toccalini – che, come ogni anno, si riuniscono il giorno prima del raduno (e cioè sabato 19 settembre) – l’imperativo è uno solo: prevenire le contestazioni. Ed è in questa ottica che si lascerà spazio alla vicesegretaria Sardone, tra le più applaudite dell’edizione 2025.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Luca Toccalini (Ansa).

Le mire di Sardone su Palazzo Marino

In via Bellerio si mormora che la ‘pasionaria’ qualche settimana fa sia stata addirittura tentata da Futuro Nazionale. Pare però che il primo incontro con Roberto Vannacci sia andato male. Da allora Sardone sarebbe rientrata nei ranghi, stoppando le critiche al governo di centrodestra e a Salvini mosse nei mesi precedenti per riallinearsi con il segretario, certa di poter ottenere ciò che vuole: ovvero la candidatura a Palazzo Marino.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Roberto Vannacci e Silvia Sardone a Pontida 2025 (Ansa).

Un tempo vicina al segretario lombardo, Massimiliano Romeo, contro la fazione dei salviniani ‘duri e puri’ guidata dagli ex commissari regionali Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili, l’eurodeputata avrebbe preso via via le distanze da Romeo e dal governatore lombardo Attilio Fontana, capifila dei “ribelli”. Non è dunque escluso che Sardone, vincitrice tra l’altro delle ‘primarie’ leghiste di fine giugno, possa avere la meglio sul forzista Matteo Perego di Cremnago e sul leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, sostenuto da Ignazio La Russa. Nella spartizione delle candidature, a Fratelli d’Italia dovrebbe andare la scelta di chi far correre a Roma mentre Forza Italia pare più interessata alle candidature in altre città, alla fine dei conti.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Silvia Sardone (Imagoeconomica).

Le frizioni in Regione Lombardia e il pressing di FdI su Fontana

Non se la passa meglio Fontana. A Palazzo Lombardia si sono riacutizzate le tensioni tra gli alleati e lunedì la riunione di Giunta ha assunto i contorni di uno psicodramma, con il governatore che, imbufalito, ha lasciato la sala sbattendo la porta, chiamando poi a rapporto gli assessori leghisti. La seduta dell’esecutivo lombardo è stata quindi sospesa e rinviata a giovedì. Il presidente era irritato per l’ostruzionismo degli alleati al rinnovo di Francesco Paolo Tronca a commissario al Pio Albergo Trivulzio, una protesta contro i piani dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, da sempre nel mirino dei meloniani lombardi. Indebolito dal deterioramento del rapporto con Salvini, Fontana appare meno protetto dagli attacchi degli alleati. Finora i colpi erano stati attutiti dai vertici nazionali di Fratelli d’Italia, mentre ora il pressing si è fatto incontenibile.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Attilio Fontana con Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Intanto il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte chiede il riconoscimento del peso del suo partito in Consiglio dopo che un altro leghista, Riccardo Vitari, ha traslocato da Vannacci andando a raggiungere l’ex morattiano Luca Ferrazzi e l’ex FdI Pietro Macconi. I tre hanno così formato il primo gruppo consiliare regionale di FNV in Italia.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Riccardo Vitari (Imagoeconomica).

Crolla un palazzo a Gaza, almeno 11 morti

Un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City è crollato, causando un bilancio di almeno 11 morti. Tra le vittime ci sono anche cinque bambini, mentre decine di persone risultano ancora disperse. La struttura, che ospitava oltre 100 persone, aveva già subito danni a causa dei bombardamenti israeliani. Filmati verificati da Al-Jazeera mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando insieme ai residenti. L’edificio, stando a testimoni locali, era a più piani. Secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, ci sarebbero ancora 50 bambini intrappolati. «Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli, ma l’occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza», ha detto un portavoce.

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra

Altro che le scaramucce dentro il campo largo del centrosinistra. A destra rischia di andare in scena uno scontro frontale molto più tonitruante. La bomba, giornalisticamente parlando, l’ha sganciata Lirio Abbate dalle pagine del suo nuovo datore di lavoro, il Giornale, dove si è trasferito non senza clamore dopo una carriera passata, tra gli altri, a L’Espresso e a Repubblica. Il nuovo vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie ha esordito in prima pagina il 15 settembre con un’inchiesta su Roberto Vannacci, la minaccia da destra per Giorgia Meloni.

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
L’inchiesta sulla prima pagina del Giornale il 15 settembre.

“Esclusivo. I conti che non tornano del generale super fetecchia”, è il titolo dell’articolo, che racconta «la mappa dei fondi e le zone d’ombra di Futuro Nazionale. Dagli imprenditori delle ferrovie all’edilizia fino ai lobbisti, tutti gli interessi dell’europarlamentare finiti nei dossier a Bruxelles. E torna di moda quel soprannome con cui divenne famoso all’Accademia militare». Boom. Un approfondimento, tra l’altro, pubblicato solo nella sua prima parte, con la seconda attesa per mercoledì 16 settembre.

Mentre a sinistra preparano i popcorn, l’ex generale ha risposto su Facebook: «Il titolo accusa, l’articolo insinua, i fatti non dimostrano nulla. Continuate pure a dedicarci prime pagine, inchieste e titoli scandalistici. Ogni vostro attacco vale più di mille manifesti. Noi restiamo trasparenti. Voi restate ossessionati. Ci vediamo al prossimo sondaggio». Secondo il Giornale però è solo la replica di chi si è arrampicato sugli specchi.

Per rispondere al fango, Alemanno getta fango su Abbate

A difendere Vannacci e chiedere una tregua ci ha pensato anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che si è avvicinato politicamente a Futuro Nazionale dopo l’uscita dal carcere e ora controlla i team Vannacci nella Capitale. «Mi sembra assurdo che un quotidiano di destra come il Giornale metta in prima pagina un’inchiesta di Lirio Abbate contro il generale Vannacci», ha scritto su Instagram, con tanto di video annesso. «Chi è Lirio Abbate? È un giornalista d’inchiesta modello Report che fu il principale inventore della vicenda Mafia Capitale. Dai suoi articoli e dai suoi libri è partita un’indagine che ha infangato per anni tutta Roma e che è stata un attacco durissimo contro la mia amministrazione in Campidoglio e contro tutta la destra romana».

Quindi l’appello a Tommaso Cerno: «Chiedo al direttore del Giornale, che conosco come una persona seria, un liberale autentico difensore dei diritti, se è giusto che un giornale di destra utilizzi questi metodi per tentare di infangare una persona di destra come Vannacci. Il generale risponderà del merito di questo articolo che a me sembra tutta fuffa, ma io dico a Tommaso Cerno: per favore fermiamoci prima che sia troppo tardi! Non si possono usare questi metodi, oltretutto da destra contro una persona di destra!».

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Il giornalista Lirio Abbate (foto Imagoeconomica).

Il nervosismo della premier e i sondaggi che preoccupano

Meloni in questo periodo di avvicinamento alle elezioni del 2027 viene descritta come molto nervosa, ed è chiaro che dietro l’attacco al leader di Fn ci sia il tentativo della stampa di destra, a partire proprio da il Giornale di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista, di fare scudo al governo e provare a sminare il più possibile la trappola Vannacci. Intanto, secondo il sondaggio Swg del 14 settembre per il Tg La7, l’ex generale nelle intenzioni di voto è salito ancora dello 0,2 per cento, arrivando a quota 7,9 per cento, che gli vale la seconda posizione tra le forze di destra, ormai stabilmente sopra a Forza Italia, ferma al 6,9 per cento, e alla Lega (scesa dal 5,7 per cento al 5,5 per cento).

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Vannacci in un’intervista al Giornale di Brescia ha detto che «Meloni si è persa per strada dall’inizio», non escludendo una possibile entrata in un eventuale futuro esecutivo Meloni, ma soltanto sulla base di «un accordo scritto» e senza oltrepassare le sue «linee rosse». Certo, per ora non c’è proprio aria di armistizio. In attesa della seconda puntata dell’inchiesta. Mentre lettori ed elettori di destra sembrano frastornati e affollano i commenti sotto i post di Cerno e del Giornale: «Così state facendo il gioco della sinistra».

Accise, in arrivo un’altra proroga dello sconto sul diesel

Il governo si appresta a inserire nel nuovo decreto carburanti, atteso per domani pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri, un’altra proroga del taglio delle accise sul gasolio, in scadenza alla mezzanotte di giovedì 17 settembre. L’intervento, che si tradurrà in uno sconto sul diesel di 17,1 centesimi al litro, avrà una validità di 7-10 giorni.

Nuovo rinvio per gli aiuti selettivi annunciati da Meloni

L’ulteriore proroga della riduzione delle accise sul gasolio si è resa «necessaria», filtra da Palazzo Chigi, perché non sono ancora pronti gli aiuti selettivi, cioè i sostegni mirati annunciati a fine agosto da Giorgia Meloni. Con il provvedimento in arrivo domani saliranno a 16 i decreti varati dal governo per provare a contenere l’impennata dei prezzi alla pompa.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa

Gli Houthi lo hanno sempre ripetuto: con Teheran hanno un rapporto speciale ma ordini dall’Iran non ne hanno mai presi. Vale la pena partire da qui, perché in questi giorni circola una formula di fonte israeliana secondo cui «l’Iran avrebbe perso il controllo degli Houthi». Per perdere un controllo bisogna averlo esercitato, e quel controllo la storia del movimento lo smentisce: Ansar Allah prese Sanaa nel 2014 contro il parere esplicito di Teheran, gestì in autonomia l’alleanza con Saleh e poi la sua eliminazione, e gli stessi panel di esperti dell’Onu hanno documentato per anni un flusso di armi e consiglieri, mai una catena di comando. La formula israeliana serve ad altro: tiene in vita retroattivamente il mito del burattinaio, scarica su Teheran l’escalation yemenita e prepara il terreno a chi vuole alzare il livello dello scontro contro entrambi.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Miliziani Houthi (Ansa).

Gli Houthi hanno completato il controllo di Bab el-Mandeb

Intanto il campo parla chiaro. Gli Houthi hanno ripreso l’intera costa del Mar Rosso, da Hodeidah a Mokha e Dhubab, e con la presa dell’isola di Perim hanno completato il controllo del Bab el-Mandeb, una dei due colli di bottiglia energetici dell’area. Dal 20 luglio applicano un blocco navale e aereo contro l’Arabia Saudita, speculare a quello che Riad impone da anni ai porti del nord dello Yemen. L’8 settembre hanno colpito Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, ferendo 73 persone e incendiando impianti petroliferi; il 10 e l’11 settembre droni hanno centrato le stazioni di pompaggio della East-West Pipeline, l’arteria che portava a Yanbu fino a 5 milioni di barili al giorno aggirando lo Stretto di Hormuz chiuso dalla guerra con l’Iran. La pipeline è ferma, il greggio ha superato i 100 dollari e la produzione saudita è scesa ai minimi da oltre 30 anni. Riad, colpita nella sua infrastruttura strategica, ha attribuito i droni all’Iraq annunciando che per ora non risponderà, ma un Paese che rinuncia a nominare il mandante e alla rappresaglia si comporta come un debitore in rinegoziazione.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Modelli di droni a Sanaa (Ansa).

La richiesta di aiuto di bin Salman ignorata da Trump

Mohammed bin Salman ha chiamato due volte Donald Trump chiedendo strike americani. Trump ha rifiutato, concedendo intelligence e dati di puntamento. La lettura politica è nota: Washington vuole restare concentrata su Iran e Hormuz. Quella materiale lo è meno, e pesa di più. Dopo mesi di guerra con Teheran gli Stati Uniti hanno consumato circa due terzi dei Patriot, quasi metà dei THAAD, i missili PrSM sono ridotti a una frazione e i Tomahawk assottigliati; il capo di Stato maggiore Dan Caine aveva avvertito la Casa Bianca sulle scorte prima ancora dei raid sull’Iran, e i comandanti sul terreno oggi lasciano cadere sui settori disabitati delle proprie basi i proiettili che un tempo avrebbero intercettato, per risparmiare munizioni. Un esercito che raziona le intercettazioni sulle proprie installazioni non ha nulla da prestare a Riad. I generali lo hanno spiegato al presidente: un secondo fronte, ora, l’America non lo regge. Nemmeno la flotta più moderna della regione risolve il problema, perché il problema sta nell’economia del confronto: decine di dollari in intercettori per ogni dollaro speso in droni dall’avversario.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Mohammed bin Salman e Donald Trump (Imagoeconomica).

Perché le richieste degli Houthi non sono mai state ascoltate

E qui torna la domanda che nessuno pone: che cosa vogliono gli Houthi? Vogliono la fine del blocco economico sul nord dello Yemen, l’aeroporto di Sanaa e il porto di Hodeidah aperti, gli stipendi pubblici pagati con i proventi di petrolio e gas versati alla Banca centrale, che sono il cuore della roadmap del 2023, che imposero fermando con i droni le esportazioni di greggio del governo. La battaglia in corso su Marib, dove si concentra la cassa petrolifera del Paese, è la continuazione di quella trattativa con altri mezzi. Sono richieste concrete, negoziabili, e da 10 anni restano inascoltate perché la cornice del «proxy iraniano» rende superfluo ascoltarle: se sono un braccio di Teheran, si tratta con Teheran. Sono un attore autonomo, e con gli attori autonomi ci si siede al tavolo. L’Iran può accompagnare, consigliare, fornire. Il tavolo degli Houthi è degli Houthi.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Milizie Houthi (Ansa).

L’Occidente insegue Israele e gli Usa

L’Occidente, invece, insegue due soluzioni sbagliate. Quella israeliana, che vuole alzare il confronto contro Sanaa e Teheran insieme. E quella americana, che immagina di chiudere lo Yemen dentro un accordo con l’Iran. Entrambe si schiantano sullo stesso scoglio: l’Iran può vendere agli americani solo ciò che comanda, e lo Yemen non lo comanda. Nel frattempo il conto lo pagano altri: petrolio sopra i 100 dollari, gas in salita, rotte commerciali strozzate, 85 mila sfollati che premono su Aden e sulle coste di Gibuti. La via d’uscita è sgradevole da pronunciare e semplice da descrivere: prendere i sauditi per un orecchio e gli Houthi per l’altro, e metterli allo stesso tavolo. Dire a Riad che il blocco che affama il nord dello Yemen ha prodotto questa guerra e la chiusura del Bab el-Mandeb, e dire a Sanaa che la rendita sullo stretto va convertita in garanzie, stipendi e riconoscimento. È un lavoro da europei, perché è soprattutto il Vecchio Continente a pagare i prezzi dell’energia e dei traffici. Ma la Commissione von der Leyen ha scelto la postura della deferenza verso Washington, e l’Italia ha un governo che quel patrimonio lo ignora: la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani non hanno speso una parola su un dossier che decide le nostre bollette, mentre il Paese manda generatori in Ucraina e, nel silenzio, militari in Arabia Saudita dentro il dispositivo anti-iraniano. Chi non presidia i tavoli non negozia niente per i propri cittadini.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Annuncio di attacchi degli Houthi in Arabia Saudita (Ansa).

Sia Israele sia l’Iran prendono tempo

C’è infine il calendario, che spiega perché nessuno dei protagonisti ha fretta. Israele vota il 27 ottobre, e a Benjamin Netanyahu la guerra aperta conviene fino alle urne; a Teheran conviene un Netanyahu riconfermato, perché un nemico perfetto vale più di una vittoria. Gli Stati Uniti votano le midterm il 3 novembre, e chi dovrà negoziare con Trump preferisce farlo con un Trump azzoppato dal voto. Fino ad allora, i missili sostituiranno la diplomazia. Resta l’uomo che ha acceso la miccia convinto di dominare l’incendio. Mohammed bin Salman ha immaginato per sé il ruolo di egemone del Golfo: oggi perde la costa yemenita, vede bruciare le sue pompe di greggio, si sente dire di no da Washington e osserva Abu Dhabi guardarlo da lontano, al riparo. L’egemonia comincia dal controllo di casa propria. Lui, in questo momento, fatica ad avere persino quello.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi

Otto anni e quattro mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, così come per il dirigente Umberto Lebruto. Sette anni e 10 mesi invece per l’altro ex manager Vincenzo Macello: sono state queste le richieste del pubblico ministero di Milano Maura Ripamonti, con il sostituto pg Olimpia Bossi nell’udienza del processo d’appello per il disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018, quando un treno regionale deragliò nell’area metropolitana di Milano provocando la morte di tre persone e il ferimento di oltre cento. I tre imputati erano stati tutti assolti nel processo di primo grado.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi
Il treno deragliato a Pioltello (Ansa).

La procura ha poi chiesto il riconoscimento della responsabilità amministrativa per Rfi, con sanzione pecuniaria di 900 mila euro. L’unico condannato in primo grado è stato Marco Albanesi, all’epoca dei fatti responsabile della sezione manutentrice Rfi a Brescia, ritenuto colpevole di inerzia e omissione: dopo aver aveva ricevuto in una pena di cinque anni e tre mesi, ha scelto il concordato in appello, che ha portato a una riduzione a tre anni e quattro mesi.

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prorogato di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, allungando così ulteriormente la sospensione temporanea del trattato di Schengen, decisa il primo agosto a seguito della crisi migratoria di Ceuta. La proroga è stata comunicata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Ue. Lo rende noto il Viminale, spiegando che «il provvedimento è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata», in quanto «permangono elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche».

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna
Passeggeri in partenza per la Spagna (Ansa).

La replica della Spagna: proroga fino al 7 ottobre

Poco dopo è arrivata la replica della Spagna, che ha notificato all’Unione europea la decisione di prorogare di altri 15 giorni i controlli alle frontiere, negli aeroporti e nei porti marittimi, per i collegamenti diretti con l’Italia. Visto che la sospensione finora in vigore sarebbe terminata il 23 settembre, la proroga durerà fino al 7 ottobre. Madrid ha adottato il blocco di Schengen con l’Italia l’8 agosto.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma

Con 527 voti a favore, 52 contrari e 86 astenuti, la plenaria del Parlamento europeo ha confermato in via definitiva la nomina dell’italiano Carlo Comporti alla presidenza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), che ha sede a Parigi. «Una competenza italiana al vertice della vigilanza sui mercati finanziari europei, una dei più importanti organismi dell’Ue. L’Italia torna protagonista dove si decide, per merito. Buon lavoro, presidente», ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social. Comporti entrerà in carica il primo novembre, subentrando alla tedesca Verena Ross. Il suo mandato durerà cinque anni e sarà rinnovabile una sola volta.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Manca solo la decisione del Consiglio Ue

La nomina era stata già approvata – con 43 voti a favore, uno contrario e tre astensioni – dalla commissione Affari economici e monetari (Econ) dell’Eurocamera il 2 settembre, dopo che Comporti era stato indicato il 22 luglio dai 27 ambasciatori dei Paesi membri: in quel caso – con 17 voti a favore e 10 contrari – aveva avuto la meglio sulla danese Karen Dortea Abelskov, come lui membro del board dell’Esma, la “Consob europea”. La nomina di Comporti ha superato quasi tutte le fasi previste: manca solo la pronuncia finale del Consiglio Ue, che però è una formalità.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Dalla Bce alla ‘Consob europea’: chi è Carlo Comporti

Nato a Siena nel 1966, Comporti ha iniziato la sua carriera all’autorità di vigilanza dei mercati finanziari come funzionario. Nel 2001 è stato distaccato presso la Bce a Francoforte e nel 2002 presso la Commissione europea a Bruxelles. Dal 2003 al 2010 ha lavorato al Comitato europeo dei regolatori degli strumenti finanziari (Cesr), predecessore dell’Esma: di entrambi ha ricoperto a lungo la carica di segretario generale. Comporti, che dal 2022 è inoltre commissario Consob, dal 1999 al 2007 è stato docente a contratto per il corso annuale di diritto commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di Siena.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

A Roma, nello spazio della Nuvola all’Eur, sono le 18 di un lunedì sera e improvvisamente arriva il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. D’altronde c’è il Roma Bar Show, alla prima giornata, e se la mattina il protagonista è stato il presidente dell’Ice (Italian Trade & Investment Agency) Matteo Zoppas, Lollo giunge sulla scena molto dopo: prima tappa allo stand della Regione Calabria e poi via tra degustazioni, cicchetti vari e superalcolici. Nel giro viene “scortato” da Micaela Pallini, Cavaliere del lavoro con un grande spazio nella Nuvola per i suoi prodotti: e così via tra amari, aniciati, liquori, sciroppi e altri prodotti ad alto grado alcolico. Non mancano aceti balsamici e gin, ma Lollo “tiene botta” e continua a visitare la fiera. L’angolo dell’olio (vi ricordate quando sosteneva fosse normale pagare una bottiglia di extravergine 30 euro?) diventa un momento di relax. Certo, la vita da ministro dell’Agricoltura è durissima, ci vuole un fisico bestiale.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

Zingaretti gira lontano da Lotito

Luca Zingaretti sta girando a Formello per Paramount+ la nuova serie originale Il metodo Paraldi, che lo vede protagonista. La direzione è affidata a Giuseppe Gagliardi, produzione di Simona Ercolani per Stand by Me. Un “crime drama originale” in cui il giallo si mescola al piacere del buon bere e del buon mangiare. Marco Paraldi, interpretato da Zingaretti, è un ex giornalista diventato vinaio: la serie è liberamente tratta dai romanzi del “corrierista” Fabrizio Roncone. Zingaretti custodisce un segreto: dato che deve presentarsi ogni giorno a Formello, luogo delle riprese, gli toccherebbe passare davanti al centro sportivo della Lazio di Claudio Lotito (sulla quale tra l’altro si è appena aperto un nuovo filone giudiziario). Pare invece che Zingaretti, tifosissimo della Roma e fratello di Nicola, europarlamentare del Pd, compia un lungo percorso per evitare di avere sotto gli occhi il quartier generale biancoceleste del parlamentare di Forza Italia, contestatissimo dai tifosi che disertano lo stadio Olimpico. Certo, così si aumenta di qualche chilometro la strada da fare, ma questo tour permette di arrivare alla meta, sul set, senza dover fare un pellegrinaggio quotidiano a casa dei rivali…

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
Luca Zingaretti (foto Imagoeconomica).

Microsoft pubblica un codice di condotta per l’intelligenza artificiale

La divisione IA di Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che disciplina il comportamento dei propri modelli di intelligenza artificiale, in un clima di crescente preoccupazione per i rischi legati a questa tecnologia. Il documento si fonda sul concetto di Humanist AI, sistemi progettati per rimanere saldamente sotto il controllo umano anziché agire in autonomia. Il principio guida, ha dichiarato l’azienda, è che «le persone contano più dell’IA». Microsoft ha collegato questa iniziativa anche a timori per la sicurezza, citando recenti campagne di hacking coordinate e su larga scala – condotte con l’ausilio di agenti IA – come segnale che il settore non può permettersi ritardi. L’azienda non ha fatto riferimento esplicito a un episodio molto discusso avvenuto a luglio, in cui due modelli di OpenAI erano riusciti a uscire dall’ambiente di test protetto (sandbox), accedendo a Internet e violando la piattaforma Hugging Face – utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice – al fine di aggirare una valutazione di sicurezza informatica.

La pubblicazione dopo l’appello di Amodei

Il codice di Microsoft è stato pubblicato pochi giorni dopo l’appello di Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha esortato le aziende del settore a rallentare deliberatamente il ritmo di potenziamento delle capacità dei modelli. Un appello subito sostenuto sui social media da Sam Altman (ceo di OpenAI) ed Elon Musk.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?

«Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo». Fabrizio Corona ha presentato il suo progetto politico: Movimento per la verità, evocando il Cav. Nessuna sorpresa, vista la clip di lancio in cui, con tanto di libreria alle spalle, aveva scimiottato la celebre discesa in campo del 1994.

Il Manifesto politico, se così si può definire, è un mix confuso tra liberalismo e Dio Patria e Famiglia (slogan a suo dire tradito dall’attuale governo). Ha parlato di immigrazione, di legalizzazione di tutte le droghe, di sanità, di scuola, di giovani e di over 50, di intelligenza artificiale, di Rai politicizzata. E ha dichiarato guerra alle famigerate Big Tech, il tutto dal pulpito di YouTube. Già che c’era ha pure annunciato la nascita della ‘sua’ piattaforma – King TV – e di un social dedicato (un po’ come Truth di Donald Trump) dove è convinto di poter dire e pubblicare tutto ciò che vuole. La promessa di fondo è ingenua quanto elementare: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per far fare i soldi al nostro Paese». Magari potrebbe cominciare saldando il debito che da anni ha con l’Agenzia delle Entrare e che al 2026 ammonta a oltre 15 milioni di euro. Il video si conclude con una guasconata delle sue: se i sondaggi lo daranno al 3 per cento allora «sono cazzi amari per tutti». Per ora deve “accontentarsi”, si fa per dire, di oltre 434 mila visualizzazioni in meno di 20 ore.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona (Imagoeconomica).

Il fallimentare progetto catanese

Va però ricordato che potrà pure guidare il neonato Movimento ma non candidarsi vista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Un “dettaglio” che gli impedì di entrare nella lista del Movimento Popolare catanese di Giuseppe Lipera alle Comunali del 2023. «Purtroppo non ci siamo resi conto che era ancora in piedi la limitazione della pena accessoria», spiegò l’ex re dei paparazzi a La Sicilia. «Il fatto che io non possa scendere in campo in prima persona non vuol dire non continuare a lavorare a sostegno di Peppino Lipera. Lo farò dall’esterno dando un contributo alla lista e ai candidati». L’avvocato Lipera, noto penalista, puntava molto su Corona che, in caso di vittoria, avrebbe visto bene all’assessorato ai Servizi sociali. Anche Mr Falsissimo aveva preso sul serio la faccenda. «Ho sempre detto che sarei diventato prima dei 58 anni presidente del Consiglio», disse commentando la sfida elettorale. «Ora è un po’ presto, ne ho compiuti 49. Però avrei accolto la proposta di fare qualcosa di giusto, di concreto, qualcosa che sarebbe potuto servire alla città nella quale sono nato e se posso essere d’aiuto nel sostenere una persona per bene a fare delle belle cose, sono a disposizione e ci metto impegno sacrificio e serietà». Progetti e belle intenzioni che si frantumarono anche contro l’1,95 per cento (2.529 voti) del Mpc di Lipera.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona con Giuseppe Lipera a Catania (Ansa).

La fascinazione per il Vaffa grillino

Archiviata l’avventura sicula, nel 2025 Corona tornò alla carica galvanizzato dai numeri del suo canale YouTube. Come disse a margine della presentazione del libro La grande menzogna alla Mondadori di Piazza Duomo, poteva «essere antesignano di un partito politico che, come hanno fatto i 5 stelle, vinca le elezioni». Non fu una boutade isolata. A inizio febbraio 2026, intercettato durante un tour nelle Marche, ribadì il concetto: «Sto pensando seriamente di fondare un movimento politico e di candidarmi alle elezioni del 2027. Come lo chiamerò? Falsissimo», disse tra il serio e il faceto mentre pasteggiava al ristorante Harena di San Benedetto con l’avvocato maceratese Gabriele Cofanelli. «Sono convinto che prenderò una valanga di voti», aggiunse o tra un selfie e l’altro prima di proseguire la serata al Miami Club di Monsano alla presenza del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi. Ma torniamo alla fascinazione per il Movimento 5 stelle delle origini, quello del Vaffa. Lo scorso giugno, durante una puntata del podcast Radici, beyond the name, Corona non nascose la sua ammirazione per l’Elevato. «Se dovessi fare il mio ingresso in politica, il mio modello sarebbe Beppe Grillo», ammise. Frenando però subito gli entusiasmi: per un progetto del genere servirebbe tempo ed estrema serietà.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona con la maschera di Trump ospite del podcast Radici (da YouTube).

Il logo “Prima i giovani” e l’annuncio su Falsissimo

Qualcosa da allora deve essere cambiato. A luglio Corona ha rotto gli indugi snocciolando una road map precisa: entro dicembre avrebbe fondato un nuovo partito, un movimento in grado di dar voce ai giovani, agli anti-sistema e ai delusi dalla politica. Sì, ma con chi, visto che lui non potrà candidarsi, e soprattutto con quali fondi? L’interessato aveva accennato solo a improbabili finanziamenti da parte di Trump, riportano le cronache di una serata trascorsa in discoteca a Gallipoli.

E così arriviamo a oggi e a quel logo ‘Prima i giovani’ inquadrato furbescamente in qualche video di Falsissimo e postato sui social. Seguito dalla rivelazione a orologeria: «Vannacci mi voleva». Il futurista in costante crescita nei sondaggi, secondo la ricostruzione, lo avrebbe contattato per una possibile collaborazione, ma non se ne fece nulla perché lui, Fabrizio, voleva creare qualcosa di suo, di originale. Davanti a cotanta rivelazione, l’ex generale è stato costretto a intervenire pubblicamente smentendo ogni virgola. L’unica occasione di incontro, ha messo in chiaro, risalirebbe a un anno fa quando Corona lo contattò per invitarlo come ospite a una sua trasmissione. 

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
dal profilo X di Fabrizio Corona.

La rete di contatti e finanziatori

Non sarà Vannacci, ma a quanto risulta a Lettera43.it, Corona si starebbe muovendo per creare una rete di contatti e appoggi. Alcune fonti lo hanno intercettato con un paio di membri del suo staff davanti alla sede di una società di Padova guidata da un noto imprenditore con trascorsi in politica. Non è chiara la natura del faccia a faccia. L43 ha provato a contattare il diretto interessato senza però ottenere al momento alcuna risposta. Vedremo.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi hanno presentato l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (chief economist della banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente direttore e membro del comitato direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni.

Risparmi, rischi e investimenti

Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire (6 per cento). Volatilità, scenari tariffari, inflazione inattesa e tensioni geopolitiche hanno inciso sul livello di allerta dei risparmiatori. Il ratio di avversione al rischio ha infatti raggiunto nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84,0), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori. Il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026
Presentazione dell’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026 (Intesa Sanpaolo).

Casa, previdenza e assicurazione

La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare – pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione. L’assicurazione è la «gamba più corta» della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.

Ok del Senato alla legge elettorale: dal 28 settembre torna alla Camera

Il Senato ha approvato con voto palese la nuova legge elettorale targata centrodestra: il via libera è arrivato con 113 sì, 71 no e 2 astensioni. Le opposizioni hanno protestato protestano prima del voto: «No alla legge truffa». La riforma tornerà alla Camera dei deputati il 28 settembre, per la terza e ultima lettura: il voto finale di Montecitorio è atteso non più tardi di metà ottobre.

Le principali novità introdotte dalla riforma

Le principali novità introdotte dalla riforma della legge elettorale (ribattezzata “Melonellum” dalle opposizioni, mentre per la maggioranza è “Stabilicum”) sono il proporzionale con premio di maggioranza alla lista o coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti e l’addio ai collegi uninominali previsti dal “Rosatellum”, oltre all’introduzione delle preferenze, sebbene non pure. Il premio di maggioranza, pari a 70 deputati e 35 senatori, è previsto solo se la quota del 42 per cento viene toccata in entrambi i due rami del Parlamento: altrimenti la ripartizione dei seggi avviene col proporzionale puro. Per quanto riguarda le preferenze, l’elettore si troverà sulla scheda un capolista bloccato e sotto una lista di sei nomi prestampati stabiliti dai partiti: ne potrà indicare tre. Non ci sarà obbligo di parità di genere per i capilista: l’alternanza uomo/donna è infatti prevista solo dal secondo candidato in poi.

Le altre novità della legge elettorale

Tra le alte novità c’è l’obbligo per le forze politiche di indicare il candidato presidente del Consiglio che intendono proporre, che comunque non comparirà sulla scheda elettorale. Le liste che si presenteranno in coalizione dovranno esprimere lo stesso nome. Sempre durante l’esame al Senato, è stata aumentato il numero delle firme da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento: il numero di sottoscrizioni sale da 1.500 a 6 mila per collegio, per un totale di 300 mila. Aumentata anche la soglia di sbarramento: per entrare in Parlamento servirà almeno il 3 per cento. Ma c’è la clausola del “miglior perdente”: in ogni coalizione che supera il 10 per cento verrà ammessa al riparto dei seggi anche la lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia. Ridotte poi le circoscrizioni Estero, che finora erano quattro sia alla Camera che al Senato: a Montecitorio diventano due (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide), mentre a Palazzo Madama ne resta solo una. Istituito inoltre l’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel Comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per il Parlamento europeo e per i referendum. Durante l’esame al Senato il voto per i fuori sede è stato esteso anche ai caregiver familiari.