Il caro carburanti non si arresta: diesel self service a 2,34 euro al litro

Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti. Secondo quanto rende noto il ministero delle Imprese e del Made in Italy in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,156 euro a litro per la benzina (ieri 2,155) e 2,340 euro per il gasolio (ieri 2,335). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,248 euro a litro per la verde (ieri 2,245) e 2,422 euro per il diesel (ieri 2,414).

La Casa Bianca lancia Trump TV, dedicata ai «successi da record» di The Donald

Dopo il botta e risposta innescato dalla decisione di revocare a Politico, Cnn e MS Now il pass di accesso, la Casa Bianca ha lanciato Trump TV, piattaforma streaming attiva 24 ore su 24 dedicata agli eventi dell’Amministrazione Usa. Primo filmato trasmesso un vecchio discorso del tycoon, pronunciato a Mount Rushmore il 3 luglio di quest’anno durante gli eventi per il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Il lancio di Trump TV è stato annunciato con post su X da Kaelan Dorr, vice assistente di The Donald, spiegando che «la stampa, in alcuni casi, ha riportato in modo inaccurato o non ha riportato affatto i numerosi successi da record dell’Amministrazione a beneficio di tutti gli americani». Il canale, ha aggiunto, prevede «diretta streaming 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza filtri». Trump TV è visibile «sul canale YouTube della Casa Bianca e sull’app ufficiale». L’annuncio dell’avvio dello streaming ha prodotto un incremento di circa 40 mila nuovi iscritti al canale YouTube della White House.

L’esclusione delle tre testate e il boicottaggio del pool tv

Nei giorni scorsi Trump ha escluso i giornalisti di Cnn, Politico e MS Now dalla copertura delle conferenze stampa presidenziali, accusando le testate di «scrivere solo cose negative» su di lui, riportando solo fake news e minacciando la «sicurezza nazionale». In risposta, Cnn, Politico e MS Now hanno annunciato una causa immediata contro la revoca dell’accredito. Successivamente Cbs, Abc, Nbc e Fox, ovvero le quattro emittenti che con la Cnn si alternano nella copertura delle attività di Trump – distribuendo poi il segnale in diretta al resto delle televisioni e degli altri media – hanno deciso di sospendere le attività in segno di solidarietà alle testate colpite dal ban.

Concessa la semilibertà a Chico Forti, potrà continuare ad uscire dal carcere

Chico Forti, condannato all’ergastolo negli Stati Uniti per la morte di Dale Pike avvenuta nel febbraio 1998 ed estradato in Italia nel 2024, ha ottenuto la semilibertà. In realtà, la decisione del tribunale non cambierà di molto la sua giornata rispetto agli ultimi mesi. Dal dicembre 2025 svolge infatti 40 ore settimanali di volontariato presso un’azienda agricola veronese, uscendo al mattino dal carcere di Montorio per rientrare la sera, cose che continuerà a fare in regime di semilibertà. Adesso dipenderà dal programma che verrà stabilito dalla direzione del carcere. Oltre a proseguire il lavoro, Forti auspica di poter andare a trovare l’anziana madre più spesso. Dal punto di vista giudiziario, si attende la decisione sulla libertà condizionale, che era stata richiesta lo scorso anno. L’udienza potrebbe svolgersi già nei primissimi mesi del 2027.

L’arrivo in Italia e l’inchiesta della procura di Verona

Forti, che si è sempre dichiarato innocente, era arrivato in Italia con un aereo messo a disposizione dal governo che era atterrato all’aeroporto di Pratica di Mare, dove ad attenderlo c’era la presidente Giorgia Meloni. La procura di Verona aveva anche aperto un fascicolo su Forti in seguito alle dichiarazioni di un detenuto, condannato per reati legati alla ‘ndrangheta, che aveva riferito di aver sentito una conversazione tra un altro carcerato e Forti nella quale quest’ultimo avrebbe chiesto di riferire alla criminalità calabrese di «mettere a tacere» Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria. Le indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema

Sigfrido Ranucci rischia di diventare un grosso problema per Report. Il programma ripartirà infatti con una spada di Damocle sulla testa: quella del ritorno del conduttore. Venerdì prossimo il tribunale del lavoro deciderà sul reintegro d’urgenza chiesto dagli avvocati del giornalista. Al momento nessuno azzarda previsioni, ma se Ranucci dovesse spuntarla per Report non sarebbe esattamente una bella notizia. Ormai la trasmissione di Rai3 sta andando avanti senza di lui preparandosi all’esordio di domenica 8 novembre.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Redazione e autori al lavoro «con serenità»

Piccolo ma significativo indizio: nei post di settembre della pagina X di Report, il nome di Sigfrido Ranucci non compare mai, né si fa mai cenno al caso Lavitola. Il lavoro in redazione è ripreso da almeno due settimane, si stanno portando avanti le inchieste già programmate prima dell’estate e anche nuovi servizi, sotto la supervisione dei due capiautori Giulio Valesini e Bernardo Iovene. Con il coinvolgimento della conduttrice, Claudia Di Pasquale. E nella lunga informativa che giovedì scorso il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini ha tenuto davanti al consiglio di amministrazione dell’azienda, un passaggio corrisponde alla realtà: «In redazione ora si è tornati a lavorare con serenità».

Salvare Report o immolarsi per Ranucci?

Dopo un’estate passata nella tempesta, infatti, ora con i ruoli definiti il lavoro è ripreso, senza il “peso” del caso Ranucci. Anche Daniele Piervincenzi alla fine è stato accolto e si è messo a disposizione della redazione. Ancora non si sa se condurrà solo Report Lab o anche un pezzo di trasmissione, ma comunque è stato accettato. Intendiamoci, tra i 60 giornalisti tra interni e inviati sottotraccia un filo di tensione resta. Una piccolissima parte, per esempio – Giulia Innocenzi ma non solo – è ancora molto legata a Ranucci e spera in un suo ritorno.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema
Giulia Innocenzi (Imagoeconomica).

Mentre altri, tra cui Giorgio Mottola, preferiscono non sentirne più parlare. «Noi dovevamo fare una scelta: salvare il programma o immolarci per Sigfrido. Alla fine è prevalso il buon senso e abbiamo scelto di combattere solo per Report…», racconta a L43 una fonte dalla redazione. «Se Sigfrido dovesse essere reintegrato, per noi ora sarebbe un problema, perché la notizia continuerebbe a essere lui e non le nostre inchieste. A questo punto sarebbe meglio andare avanti senza di lui…», sussurra un’altra voce da Via Teulada. A luglio e agosto la battaglia anche interna alla redazione è stata durissima, con gruppi contrapposti, ma ora c’è una gran voglia di lasciarsi tutto alle spalle e dedicarsi totalmente al lavoro. Insomma, per la stragrande maggioranza dei giornalisti di Report, e al netto della riconoscenza nei confronti di Ranucci, l’ex conduttore ormai rappresenta il passato, mentre ora si vuole solo guardare avanti. «Sembra paradossale, ma Report è una macchina che ha sempre funzionato da sola, può andare avanti anche cambiando conduttore, come del resto è già accaduto e magari in futuro succederà ancora…», aggiunge un’altra voce da Teulada.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema
Giorgio Mottola (da Youtube).

Nessuna inchiesta sul caso Lavitola

Resta però da chiarire un nodo non secondario: quando ci saranno da prendere decisioni importanti su un servizio o un’inchiesta, chi avrà l’ultima parola? Prima a decidere era sempre Ranucci, che intorno a Report aveva costruito un’autonomia gestionale e finanziaria che non sarebbe ammessa in nessun canale televisivo al mondo. Ma ora, dopo l’uomo solo al comando, chi deciderà? I capi autori? Il capostruttura? O il direttore dell’approfondimento (e qualcuno fa notare che Corsini tecnicamente non è un direttore di testata)? Staremo a vedere. Viene esclusa, invece, la voce circolata negli ultimi giorni: non si sta lavorando a un’inchiesta sul caso Ranucci-Lavitola.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema
Valter Lavitola (Ansa).

Il rischio licenziamento e l’ultima vera exit strategy

Dunque, non resta che aspettare venerdì la decisione del giudice per il lavoro. Ma dal possibile reintegro si potrebbe arrivare addirittura al licenziamento. A Ranucci, infatti, sono state fatte tre proposte e il mese di tempo per decidere è quasi scaduto. Tutte le opzioni, secondo gli esperti, sono da considerare consone al suo ruolo: vicedirettore del Tg3, stesso incarico a RaiNews o corrispondente da Il Cairo. Se non dovesse accettarne nessuna, secondo il regolamento aziendale, il giornalista rischierebbe il licenziamento. E su questo fronte pesano anche le accuse che la Rai ha formulato al conduttore, specialmente la rivelazione a terzi di mail interne e gli attacchi che più volte l’ex conduttore ha rivolto alla sua stessa azienda e ai suoi dirigenti. Insomma, tutto potrebbe pesare in un possibile provvedimento disciplinare. Dal vertice aziendale si fa sapere che non si vuole arrivare a misure estreme, ma al momento non si esclude nulla. «Se non lavorerà in Rai, nel panorama televisivo italiano non c’è nessuno disposto ad accoglierlo. A meno che non si butti in politica…», ragiona un dirigente della tv pubblica. E quella potrebbe essere davvero la sua exit strategy, anche perché nelle presentazioni del suo ultimo libro in giro per l’Italia l’ex conduttore sembra già in campagna elettorale. Anche se la stessa Di Pasquale, nell’unica intervista fin qui rilasciata, glielo ha caldamente sconsigliato.

Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema
Sigfrido Ranucci, Barbara Floridia e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).