Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni
Ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti, parlando del tema caldo del momento Giorgia Meloni ha detto che «quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe». Sono state due le circolari con cui, tra il 1989 e il 1990, l’allora ministro (del governo Andreotti VI) Sergio Mattarella indicava un numero massimo di alunni stranieri. Ecco cosa prevedevano.

La prima circolare, firmata nel 1989
Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989, che aveva come oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo“. Da ministro Mattarella scriveva che l’immigrazione, già all’epoca, rendeva necessario «da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse». In tale ottica, indicava la circolare, «ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità». Ai singoli istituti il compito di valutare «specifiche esigenze e situazioni», per trovare «le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe».

La seconda circolare, firmata nel 1990
Meno di un anno dopo, Mattarella firmò una seconda circolare sul tema: la numero 205 del 26 luglio 1990, che aveva come oggetto “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”. I concetti erano praticamente gli stessi, espressi però con termini più perentori. «L’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe», si legge nel documento. E poi: «Sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche». La circolare precisa che «rispetto ad un fenomeno così complesso, le strategie di intervento educativo richiedono una elaborazione in sede locale sulla base della conoscenza puntuale delle situazioni, dell’analisi dei bisogni e della ricognizione delle risorse disponibili», invitando a «distinguere i soggetti di recente immigrazione da quelli il cui arrivo nel nostro paese è più remoto: i primi avranno non solo problemi di integrazione linguistica, ma manifesteranno problemi di adattamento alle nuove condizioni di vita». Poi la sottolineatura, molto importante: «La necessaria specificazione non deve tuttavia far dimenticare che gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con le loro individualità e differenze, fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle variabili da prendere in considerazione, senza tuttavia escludere gli opportuni accertamenti sul piano motorio, cognitivo e socio-affettivo che sono alla base di una corretta azione programmatoria per tutti gli alunni». Il documento poi sottolinea che «l’educazione interculturale avvalora il significato di democrazia, considerato che la “diversità culturale” va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone». Pertanto «l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme: essa comporta non solo l’accettazione e il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento».






