Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast

La Juventus ha trovato un’immagine che riassume gli ultimi sei anni meglio di qualsiasi relazione finanziaria. Un toast. Pane bianco, prosciutto, formaggio, quattro triangolini su un piatto a fiori. Didascalia: “Il Toast”. Lo ha pubblicato su Instagram Ginevra Elkann il 17 settembre. Dopo 12 giorni, il giornalista di calciomercato Matteo Moretto ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui proprio lei, la sorella di John, potrebbe diventare presidente della Juventus. E i tifosi sono tornati sotto quella foto. «GRAZIE PRESIDENTE!», ha scritto uno. Un altro è passato già alla lista della spesa: «Buonissimo toast pres però a centrocampo siamo contati e non abbiamo terzini sinistri». Mentre un account satirico su X ha fotografato l’umore generale: «Il Toast. Presidente della Juventus. Sono sinceramente stanchissimo».

Cosa c’entra il cinema col calcio professionistico?

L’indiscrezione resta un’indiscrezione. Da ambienti vicini alla famiglia sono arrivate smentite, con una motivazione asciutta: Ginevra si occupa di cinema. Il curriculum lo conferma: regista di Magari, candidato ai David di Donatello, presidente della Pinacoteca Agnelli, consigliera di Exor. Di calcio professionistico non c’è traccia. Da Bertolucci a Bremer ci sono parecchie fermate. Il toast ha colpito nel segno per un motivo semplice. Qualunque cosa ci metti dentro, il conto arriva sempre agli stessi: gli azionisti.

Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
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Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast

Bilancio al 30 giugno 2026 chiuso con 66 milioni di perdita

Martedì 29 settembre il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio al 30 giugno 2026 con 66 milioni di perdita, il nono esercizio consecutivo in rosso. Nella stessa seduta ha proposto un aumento di capitale fino a 250 milioni. Exor, che controlla il 65,4 per cento, ne versa subito 60. Traduciamo. Nel 2019 la Juve ha chiesto ai soci 300 milioni. Nel 2021 altri 400. Tra il 2023 e il 2024 altri 200. Nel novembre 2025 altri 97,8. Totale: 997,8 milioni. In pratica un miliardo. Adesso se ne aggiungono 250.

Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
John Elkann e Gianluca Ferrero (foto Ansa).

Dall’altra parte del tavolo c’è una cifra gemella: dal 2017/18 al 2025/26 le perdite cumulate superano il miliardo. Un miliardo entrato. Un miliardo sparito. È una simmetria da festival del cinema, e a questo punto una produttrice alla presidenza avrebbe perfino una sua logica. Il comunicato ammette anche che il fabbisogno reale per quest’anno e il prossimo vale il 45-50 per cento della delega. Chiedono 250 milioni, ne servono 110-125. Il resto, par di capire, serve a non dover tornare a chiedere tra un anno. Se ne riparla tra due.

Meno male che nuovi aumenti di capitale non erano necessari

Nel dicembre 2022 John Elkann spiegò agli analisti di Exor che nuovi aumenti di capitale non erano necessari. Dopo 11 mesi è arrivato quello da 200 milioni. Il 7 novembre 2024 il presidente-commercialista Gianluca Ferrero ha spiegato agli azionisti che il piano non prevedeva ulteriori rafforzamenti del capitale. Da allora gli aumenti sono stati due. Il debito, intanto, fa il suo mestiere. Nonostante i versamenti dei soci, l’indebitamento finanziario netto è salito da 280 a 331 milioni. Nel 2017 era 162. Il patrimonio netto consolidato si ferma a 11,5 milioni, meno dello stipendio netto annuo che la Juve pagava fino a pochi mesi fa a Dusan Vlahovic.

Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
Dusan Vlahovic dopo il gol segnato ma poi annullato contro la Fiorentina (foto Ansa).

Un miliardo dopo, l’ultimo scudetto è sempre quello del 2020

L’ultimo scudetto è quello del 2019/20, il nono di fila. Epoca Covid, allenatore Maurizio Sarri, un’era geologica fa. Da allora sono arrivate una Supercoppa nel 2021 e due Coppe Italia, l’ultima nel maggio 2024. Poi più niente: da due anni e mezzo nemmeno la Coppa del Nonno è passata da Torino. In Champions league due eliminazioni di fila ai playoff, con i non irreprensibili Psv e Galatasaray. Quest’anno si gioca l’Europa League. Sul mercato, intanto, i milioni volavano.

Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
Cristiano Ronaldo con Maurizio Sarri. (Ansa)

Cristiano Ronaldo è costato 117 milioni di solo cartellino. Matthijs de Ligt 85,5. Arthur 76. Il già citato Vlahovic 83,5, record italiano per un acquisto di gennaio: quest’estate è andato al Besiktas, in Turchia, a parametro zero. Per Teun Koopmeiners sono stati buttati 54,7 milioni. Per Douglas Luiz 51,5. Torino ha finanziato con rara generosità l’intera economia europea del pallone.

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Teun Koopmeiners passato dall’Atalanta alla Juventus per una cifra vicina ai 60 milioni (foto Ansa).

In panchina è stata una giostra: Sarri, Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri, Thiago Motta, Igor Tudor, Luciano Spalletti (che sta già facendo dannare i tifosi). Per mandare via Motta dopo appena 10 mesi sono serviti una ventina di milioni. Tudor è costato 8,3 milioni di buonuscita. Una classifica, almeno, la Juve l’ha vinta. Con circa 149 milioni lordi, il monte ingaggi 2026/27 è il più alto della Serie A (l’Inter è seconda a quota 143).

Il presidente a occhi chiusi che forse medita sull’indebitamento

Il 9 marzo 2025 si è giocata Juventus-Atalanta, finita 0-4. Le telecamere hanno inquadrato Ferrero in tribuna con gli occhi chiusi. I social lo hanno ribattezzato il presidente dormiente, lo Stadium fischiava. Non sappiamo se dormisse davvero. Magari meditava sull’indebitamento finanziario netto. Oppure sognava il pareggio di bilancio, che alla Juve resta appunto un sogno.

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Un Ferrero che sembra appisolato allo stadio.

Tether, l’azionista stoppato dalla famiglia

Alla Juventus c’è una colletta ricorrente che si chiama aumento di capitale in opzione. Exor mette la sua quota. Gli altri soci devono mettere la loro, altrimenti si diluiscono. Tra loro c’è Tether, secondo azionista con l’11,5 per cento. A dicembre 2025 aveva offerto circa 1,1 miliardi per la quota di Exor, più un altro miliardo di investimenti nel club. Exor ha detto no all’unanimità. John Elkann ha spiegato in un video che la Juventus e i suoi valori non sono in vendita, e che la Juve fa parte della sua famiglia da 102 anni. L’epoca di Giampiero Boniperti e dell’Avvocato, di Giovanni Trapattoni e di Marcello Lippi, dei nove scudetti consecutivi.

Juventus, un miliardo di perdite e la disperazione sportiva racchiusa in un toast
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).

Ora Tether deve scegliere se versare la sua parte dei 250 milioni o farsi annacquare. Paga il biglietto di uno spettacolo che avrebbe voluto dirigere. Non sapremo mai se sarebbe riuscito a rilanciare la Juve. Sappiamo però che fare peggio era complicato. Con Tether pagano i piccoli azionisti, quelli che hanno comprato le azioni per amore e lo rinnovano pro-quota ogni due anni. La famiglia ha tutto il diritto di tenersi il club, e ne ha i mezzi: dal 2019 Exor ci ha messo oltre 690 milioni. Resta una domanda che un secolo di storia rende inevitabile: per quanti anni ancora il ricordo di Boniperti e dell’Avvocato dovrà coprire i conti di oggi?

Una proprietà lontanissima dalla disperazione sportiva dei tifosi

Probabilmente Ginevra Elkann non diventerà presidente. Il toast ha già fatto il suo lavoro: ha dato forma alla sensazione di una proprietà lontanissima dal linguaggio, dalle passioni e perfino dalla disperazione sportiva dei tifosi. Un miliardo di aumenti, un miliardo di perdite, altri 250 milioni in arrivo, ultimo scudetto nel 2020. Il tifoso juventino apre Instagram e trova il toast. Almeno quello, va riconosciuto, è costato meno di 80 milioni.

Cosa prevede la bozza del bando del Mit per i balneari

La bozza del bando-tipo nazionale per i balneari, presentata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Conferenza unificata e ancora passibile di aggiustamenti, prevede concessioni che avranno durata da 5 fino a 20 anni, indennizzi per i concessionari uscenti e limiti alla concentrazione delle licenze.

I bandi dovranno essere pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza

Il bando-tipo nazionale è un modello di gara destinato alle stazioni appaltanti, cioè agli enti pubblici che organizzano e pubblicano le procedure per assegnare le concessioni: l’obiettivo è ridurre le differenze tra i territori. Nel testo, previsto dal decreto legge dell’11 marzo per «promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali», si legge che i Comuni titolari della gestione del demanio marittimo dovranno pubblicare i bandi con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza, e in ogni caso entro il 30 giugno 2027. Le procedure competitive dovranno essere aperte a tutti gli operatori e verranno aggiudicate secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa, valutata sul miglior rapporto qualità/prezzo. Tra i requisiti minimi obbligatori figurano standard di accessibilità per i disabili, inclusi bagni, docce e passerelle larghe almeno 1,20 metri per l’accesso diretto alla battigia.

La gestione della fase di transizione e i limiti alla concentrazione delle licenze

Un punto rilevante riguarda la gestione della fase di transizione: andrà infatti garantita la continuità dei servizi durante le gare e i titoli in essere continueranno ad avere efficacia fino al subentro effettivo del nuovo concessionario. Al fine di tutelare la concorrenza e la massima partecipazione, verranno poi introdotti tetti massimi al numero di lotti che un singolo operatore o gruppi collegati potranno aggiudicarsi per ciascuna tipologia di bene (stabilimenti, ristoranti, spiagge libere attrezzate, aree sportive e punti di ormeggio). Previsti poi indennizzi per i gestori uscenti, che saranno a carico del subentrante.

Poste italiane, via all’integrazione con Tim

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.

Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi

L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino

Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.

Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).

Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».

Il caos in Campidoglio su Wanna Marchi, la furia di Gualtieri e il consigliere nel mirino
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).

Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.

E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.

Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano

Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).

Piantedosi annuncia l’avvio delle procedure per sei nuovi Cpr

Intervenuto in question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato l’avvio delle procedure per sei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio: uno in Campania, uno in Calabria, uno in Toscana, uno in Emilia-Romagna e due in Trentino-Alto Adige. Il governo, ha aggiunto, continuerà inoltre a «lavorare all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio».

Piantedosi: «Cpr indispensabili per la sicurezza dei cittadini»

«Riteniamo che una rete adeguata di Cpr sia indispensabile non solo per una gestione sostenibile della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini, tenuto conto che la quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti in queste strutture risulta denunciata per gravi reati sia contro il patrimonio sia contro la persona», ha affermato Piantedosi, sottolineando che il governo ha «sempre respinto con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento» di strutture di questo tipo. L’obiettivo, ha aggiunto il titolare del Viminale, è «consolidare ulteriormente i risultati ottenuti in tema di espulsioni, affermando il principio che, in un sistema migratorio serio e credibile, chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica va rimpatriato».

Trenord, Roberto Cattaneo alla guida di comunicazione e relazioni territoriali

Trenord ha ufficializzato l’ingresso nell’azienda di Roberto Cattaneo, con il ruolo di direttore comunicazione e relazioni territoriali. Nel suo nuovo incarico coordinerà media, brand, digitale e social e riporterà direttamente ad Andrea Severini, amministratore delegato dell’azienda di trasporti, che svolge ogni giorno il proprio servizio per quasi 800 mila e che ha circa 5 mila dipendenti.

Chi è Roberto Cattaneo

Cattaneo ha iniziato la carriera nel giornalismo tecnologico. Successivamente è passato alla comunicazione d’impresa, con incarichi in NRG Italia (Ricoh Italia), IBM Italia e Gruppo Bracco. Nel 2019 è entrato in Brembo, di cui due anni dopo è diventato Chief Communication Officer. Nel 2021 l’approdo a Prometeon Tyre Group, dove ha assunto la guida di Comunicazione e Relazioni istituzionali

Villa Certosa vs Napoli: Forza Italia divisa anche nel ricordo di Berlusconi

Del ricordo del Cav non si butta via niente. Tanto più in campagna elettorale e con un partito, Forza Italia, in difficoltà nei sondaggi e sempre più balcanizzato al suo interno. Anche le celebrazioni per il 90esimo compleanno di Silvio Berlusconi hanno restituito la distanza ormai incolmabile tra Milano-Arcore e Roma. Mentre in Sardegna, a Villa Certosa, si sono ritrovati gli amici più stretti del Cav e una parte della famiglia, a Napoli il partito guidato da Antonio Tajani ha organizzato un party simil convention, che però è stato disertato dai big, più in linea con gli eredi.

L’ultimo pranzo a Villa Certosa prima del passaggio di proprietà

Alla messa e al pranzo organizzato nella villa affacciata sul golfo di Marinella erano presenti i figli Eleonora e Luigi – mentre non sarebbero pervenuti Barbara, Marina e Pier Silvio – oltre a Veronica Lario, Marta Fascina, Paolo Berlusconi. E ancora: Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri. Da uno dei van scuri che hanno prelevato alcuni ospiti dall’aeroporto di Olbia è spuntato pure Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, amico di Luigi e soprattutto papabile candidato sindaco per il centrodestra a Milano. La rimpatriata nella tenuta tanto amata dal Cav è servita anche per congedarsi prima di lasciare la proprietà alla famiglia reale del Qatar che l’ha acquistata tramite un fondo lussemburghese per 350 milioni di euro. 

Villa Certosa vs Napoli: Forza Italia divisa anche nel ricordo di Berlusconi
Villa Certosa vs Napoli: Forza Italia divisa anche nel ricordo di Berlusconi
Villa Certosa vs Napoli: Forza Italia divisa anche nel ricordo di Berlusconi
Villa Certosa vs Napoli: Forza Italia divisa anche nel ricordo di Berlusconi

La festa-convention alla Mostra d’Oltremare con cartonati e torta

Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, invece, è andata in scena la festa del partito organizzata da Maurizio Gasparri e dal segretario campano Fulvio Martusciello. In altre parole dal cerchio magico di Tajani. Un evento con tanto di mega torta decorata con l’immagine di Silvio che pulisce la sedia usata da Marco Travaglio a Servizio Pubblico, cartonati a grandezza naturale, gadget, fazzoletti con la scritta “siete solo poveri comunisti”. Tra gli ospiti, come raccontato dal Foglio, anche Cristina D’Avena, Maurizio Belpietro e il convalescente Bruno Vespa. Gran cerimoniere, il conduttore Giuseppe Brindisi.

Dalle parti del Vesuvio, però, non si sarebbe visto nessuno dei big azzurri dati più in sintonia con la family: da Giorgio Mulé a Paolo Zangrillo, da Alessandro Cattaneo a Deborah Bergamini, da Licia Ronzulli a Roberto Occhiuto, fresco della vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Tajani, impegnato a blindare la sua leadership con la stagione congressuale, sarebbe arrivato solo al taglio della torta, di ritorno da Bruxelles dove aveva partecipato all’evento “Silvio Berlusconi. 90 anni: una storia italiana”.

Trevi, l’offerta di Webuild punta su valore certo e crescita industriale

Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.

Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…

L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.

… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi

Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.

Da Icop un’ops basata sul concambio azionario

L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza

Altro che frenata. Di fronte allo spauracchio del sorpasso cinese nel campo dell’intelligenza artificiale, Donald Trump a stretto giro dal bilaterale con Xi Jinping ha impresso due svolte non da poco alla politica Usa in materia tech. Il presidente ha infatti firmato sia un accordo con i big del settore per l’autoregolamentazione dell’IA sia un ordine esecutivo per inaugurare la nuova “era della super intelligenza”. Inoltre sta cercando il profilo giusto per la posizione di “zar dell’IA”, in precedenza occupata di fatto dal venture capitalist David Sacks, che però ha lasciato l’incarico a marzo, alla scadenza del suo status di dipendente pubblico speciale. Gli Stati Uniti secondo Trump hanno un forte bisogno di una figura con ampi poteri che supervisioni le politiche IA della sua amministrazione. E in pole per l’incarico ci sarebbe Jay Clayton, attuale direttore dell’intelligence nazionale.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Jay Clayton (Ansa).

Il vertice alla Casa Bianca con i big del settore

Alla domanda dei cronisti su chi volesse scegliere per l’incarico, Trump ha risposto di avere «qualcuno in mente». Sollecitato sul nome di Clayton, il presidente Usa ha detto: «È un bravo uomo. È proprio qui. È una buona idea». Trump ha quindi riferito di voler nominare il nuovo responsabile dell’IA entro pochi giorni. La mezza ammissione su Clayton è arrivata al termine del pranzo alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende del settore, a cui hanno partecipato Jensen Huang (Nvidia), Elon Musk (xAI), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Google), Satya Nadella (Microsoft), Greg Brockman (OpenAI), Lisa Su (Advanced Micro Devices) e Dario Amodei (Anthropic), con cui di recente Trump era entrato in rotta di collisione.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
David Sacks e Mark Zuckerberg (Ansa).

Tra gli esponenti dell’amministrazione erano presenti anche il presidente della Camera Mike Johnson, il segretario al Tesoro Scott Bessent e anche Sacks, ex dirigente di PayPal e amico di Musk, scelto come consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute all’inizio del secondo mandato di Trump e oggi consulente esterno. In mattinata Trump aveva presentato inoltre America.gov, portale di accesso ai servizi federali basato – appunto – sull’intelligenza artificiale.

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La firma dell’accordo «moralmente vincolante» sull’IA

Il vertice, perché di questo si è trattato, ha portato alla firma di un accordo «moralmente vincolante» che delinea un impegno comune delle aziende per la sicurezza dei modelli più avanzati di IA, con quattro livelli di garanzia previsti: controlli interni, squadre dedicate alla verifica, valutazioni esterne indipendenti e supervisione dei consigli di amministrazione. Trump, che considera sempre più la supremazia americana nell’IA come un elemento centrale della propria eredità politica, ha presentato l’accordo come la prova che un settore diviso sulla questione della sicurezza è comunque in grado di autoregolamentarsi. Sposando di fatto il tecno-ottimismo di figure come Huang e Zuckerberg e prendendo ancora le distanze dalla cautela di Sam Altman, ceo di OpenAI, che difatti non era alla Casa Bianca (al suo posto Brockman, il presidente): l’azienda ha appena stoppato il lancio dell’ultimo modello di intelligenza artificiale per problemi legati alla sicurezza.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Donald Trump e Elon Musk, dietro si riconosce Mark Zuckerberg (Ansa).

The Donald ha pomposamente paragonato il documento a «una costituzione», evidenziando i numerosi punti in comune tra le visioni dei leader del settore tecnologico. Trump, dopo l’incontro alla Casa Bianca – tenutosi mentre in realtà in buona parte della Silicon Valley aumentano le preoccupazioni – ha poi spiegato che la sua Amministrazione sta valutando la creazione di un comitato composto da 10 funzionari ed esperti incaricato di supervisionare l’industria dell’intelligenza artificiale. O forse sarebbe meglio dire della super intelligenza.

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L’ordine esecutivo che inaugura l’era della super intelligenza

Trump ha infatti anche apposto la firma su un ordine esecutivo che impone alla macchina federale Usa di sostituire la dicitura “artificial intelligence” con “super intelligence” e che richiede entro 60 giorni una proposta per la nuova definizione giuridica. Da capire quali conseguenze deriveranno dalla nuova categoria, dalla sicurezza nazionale agli appalti pubblici, fino ai controlli sulle esportazioni e ai rapporti con le aziende che sviluppano i modelli. «Il moderno campo dell’IA è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo» e «l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica», si legge nel provvedimento reso pubblico su Truth: la misura si inserisce nella strategia della Casa Bianca per accelerare l’impiego di sistemi avanzati nella ricerca scientifica, nella medicina, nell’energia e nell’industria. Per quanto riguarda il cambio di terminologia, con il passaggio da “artificiale” a “super” è evidente una connotazione maggiormente positiva, ma non è solo un imbellettamento. Nel dibattito scientifico, infatti, l’espressione “super intelligenza” indica sistemi capaci di superare le prestazioni umane in un insieme estremamente ampio di attività cognitive.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Donald Trump (Ansa).

Clayton verso la nomina di zar dell’IA (anzi, dalla SI)

Insomma, la nuova era prospettata (o paventata) da Trump rappresenta qualcosa di molto serio. E per questo c’è bisogno di uno zar dell’IA (o, per meglio dire, della SI), individuato in Clayton. Il diretto interessato, che guida la comunità di intelligence statunitense composta da 18 agenzie, a luglio durante l’audizione di conferma aveva detto – sulla falsariga di Bessent – che l’IA rappresenta per il settore «non solo un’opportunità, ma anche una minaccia» e che dunque «è meglio prenderne il controllo». Clayton avrebbe potuto concludere la frase con «prima che lo faccia la Cina», ma non ce n’è stato bisogno. La posizione di Trump sull’IA è molto chiara: gli Stati Uniti devono rimanere la superpotenza mondiale in questo settore e, nonostante le segnalazioni di svariati esperti, la pericolosità delle intelligenze artificiali è «un inganno». Il principale timore di The Donald è che, rallentando sull’IA, gli Usa possano perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina (poco interessata a frenare): «Siamo avanti di circa un anno, forse un anno e mezzo, stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo», aveva detto Trump a Fox News nei giorni in cui ha anche annunciato la creazione dell’AI Force, nuova agenzia governativa per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli States.

Autostrade, Amplia si rafforza con il ramo Ingegneria di Tecne

Autostrade per l’Italia avvia una nuova fase con la riorganizzazione dei due pilastri del Gruppo nei settori dell’ingegneria e delle costruzioni, Amplia Infrastructures e Tecne, in vista delle prossime fasi dell’imponente piano di rigenerazione della rete autostradale in gestione. L’operazione punta a rafforzare la filiera, integrando e valorizzando al meglio le competenze e l’expertise delle due società.
Al termine del processo, il ramo di Tecne dedicato alla progettazione ingegneristica confluirà in Amplia, rafforzandone ulteriormente la struttura. Alle oltre 1.500 persone di Amplia si aggiungeranno 500 tecnici e ingegneri di Tecne. Quest’ultima manterrà, con oltre 500 risorse, le attività di direzione lavori e di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Si concretizza così un passaggio strategico della visione dell’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, finalizzato a rafforzare il Gruppo e ad accelerare la realizzazione del piano di investimenti in corso.

Giana: «Operazione che valorizza nostro know-how per realizzazione piano investimenti»

«L’integrazione tra culture, professionalità ed esperienze diverse», ha affermato l’ad, «è la principale leva di valore del nuovo assetto. Maggiore sinergia tra competenze di ingegneria e costruzione, maggiore rapidità nella gestione delle decisioni e snellimento dei processi, soprattutto nella fase tra progettazione e realizzazione, sono presupposti fondamentali per l’avanzamento del grande piano di rigenerazione della rete autostradale. Un’operazione volta a valorizzare le nostre persone e il know-how di una grande azienda come Autostrade per l’Italia».

Strage di Ustica, la Procura Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione

La Procura Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. La decisione è stata presa a seguito della mossa della Francia, che ha annunciato l’intenzione di collaborare alle indagini dopo 46 anni di sostanziale silenzio e reticenza.

Lo Voi: «Nuovo filone con nuove prospettive»

«Si apre un nuovo filone con nuove prospettive», ha spiegato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel motivare il ritiro della richiesta di archiviazione durante l’udienza che davanti al gip Livio Sabatini: «Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso». La nuova inchiesta sulla strage di Ustica è stata avviata nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia che, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò invece nel Mar Tirreno.

L’annuncio di Parigi a 46 anni dalla strage

Parigi ha annunciato la disponibilità al trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage del 27 giugno 1980, costata la vita alle 81 persone a bordo del DC9 Itavia. Nel corso dei decenni, la magistratura italiana ha inviato numerose rogatorie internazionali a diverse nazioni (tra cui appunto la Francia) per ottenere i tracciati radar e i registri di volo di quella notte. Finora, i tentativi di ottenere piena collaborazione si erano scontrati con forti reticenze. Il governo italiano si era formalmente opposto alla richiesta di archiviazione presentata originariamente dai pubblici ministeri, unendosi alla storica battaglia dell’Associazione Parenti delle Vittime.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk

Beppe Grillo, in guerra con Giuseppe Conte per il nome e il simbolo del Movimento 5 stelle, di recente ai microfoni di Pulp Podcast ha escluso la possibilità di fondare un nuovo partito. Ma qualcosa, al di là delle smentite, forse bolle davvero in pentola. Il cofondatore del M5s, a Roma per il ricevimento in onore della nuova ambasciatrice cinese, ha incontrato nella Capitale Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia: c’è chi ipotizza che sul tavolo ci sia la creazione di una nuova formazione politica, che verrebbe sostenuta finanziariamente dal magnate.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk
Andrea Stroppa (Imagoeconomica).

Come riporta il Fatto Quotidiano, Grillo si è poi visto con i due ex parlamentari pentastellati Elio Lannutti e Marco Bella. Inoltre la sua assistente, Nina Monti, avrebbe telefonato nei giorni scorsi ad alcuni ex esponenti del M5s per tastare il terreno.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk
Elon Musk (Imagoeconomica).

Il messaggio criptico di Stroppa alla festa de Il Tempo

Intercettato da un giornalista di LaPresse che gli ha chiesto di cosa avesse parlato con Stroppa, Grillo ha risposto con una battuta: «Andremo su Marte». Ma, oltre all’incontro, c’è un altro indizio a sostegno della tesi un nuovo partito targato Grillo-Musk. Stroppa, che andrà alla Leopolda di Matteo Renzi, il 24 settembre è intervenuto come ospite alla prima edizione della Festa del quotidiano Il Tempo a Roma. E dal palco ha detto: «L’intelligenza artificiale non è senza rischi, ma dobbiamo smetterla di vivere nella paura. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola. Se ci affacciamo, si vedono ancora le stelle, ma sta a noi». Che siano proprio le stelle che Grillo ha detto di non vedere più nel Movimento guidato da Conte?

Burnham apre alla riadesione del Regno Unito all’Ue: «Tutte le opzioni sul tavolo»

Il premier britannico Andy Burnham ha dichiarato che «tutte le opzioni» sono sul tavolo per le future relazioni del Regno Unito con l’Unione europea, da «restare come siamo» fino ad «andare fino in fondo», con la riadesione all’Ue. Lo ha affermato alla trasmissione Today di Bbc Radio 4, dopo che nel suo discorso al congresso Labour aveva fortemente criticato la Brexit, sostenendo che «ha fatto più male che bene al Paese», e annunciato di voler rafforzare i legami con Bruxelles in vista del prossimo summit coi rappresentanti Ue.

Le parole del premier britannico

Queste le sue parole: «Potremmo restare come siamo. È certamente un’ipotesi, se le persone pensano sia il posto giusto dove stare. Potremmo guardare a quanto George Osborne (ndr l’ex ministro delle Finanze dei Conservatori) ha detto su un’unione doganale, o quello che i Liberaldemocratici hanno detto alla loro convention sul mercato unico, oppure potremmo andare fino in fondo». Con «andare fino in fondo» intende, appunto, rientrare nell’Unione europea. Alla convention annuale del Partito Laburista, Burnham aveva fatto capire di voler scartare la prima ipotesi (rimanere nella situazione attuale) a favore delle altre, e cioè tornare nell’unione doganale, nel mercato unico europeo o addirittura nell’Unione europea.

Botta e risposta tra Cazzullo e Vannacci: cosa è successo

«Argomenti, faccia valere le sue posizioni. L’ho imparato alle elementari: chi mi attacca per il mio cognome di solito non ha argomenti. Lo so, è buffo, ma è il nome di mio padre, che è pure morto, e non potrò mai averne un altro. Lei invece ha ancora tempo a cambiare idea sul duce», così Aldo Cazzullo ha replicato su Instagram a Roberto Vannacci, che aveva storpiato il suo cognome dopo l’invito del giornalista guardare la puntata di Una giornata particolare dedicata all’armistizio dell’8 settembre 1943.

Cazzullo: «Vannacci dice un sacco di inesattezze storiche»

Cazzullo, nella conferenza stampa di presentazione della quinta stagione del suo programma su La7, aveva invitato Vannacci a seguire la prima puntata. «Non mi dispiacerebbe che la guardasse, perché si renderebbe conto che sta dicendo un sacco di inesattezze storiche. La Decima Mas dopo l’8 settembre in gran parte resta fedele al re e quindi combatte contro Hitler, contro Mussolini. Tranne un gruppo di criminali che sì tracciavano la X di Decima Mas sul petto dei partigiani torturati», aveva detto Cazzullo citando la formazione inquadrata nell’esercito della Repubblica sociale italiana sotto gli ordini del Duce e autrice di diversi crimini di guerra tra il 1943 e 1945, tornata ciclicamente nella simbologia dell’estrema destra in Italia e ben presente in quella di Futuro Nazionale: «Uccisero, bruciarono villaggi, massacrarono sacerdoti, nell’entroterra di La Spezia (dove è nato Vannacci, ndr) la Decima Mas fece delle cose terribili».

L’infelice battuta di Vannacci sul cognome del giornalista

Interpellato sull’invito, Vannacci aveva replicato: «Cazzullo continua a fare il cazzullo, non mi interessa quello che scrive, quello che fa». Poi il fondatore di Futuro Nazionale aveva aggiunto di non avere il tempo per guardare la puntata.

Ft, Trump valuta uno stop all’export di gasolio

Donald Trump ha tenuto colloqui d’emergenza con i suoi consiglieri per valutare se imporre un divieto di esportazione del gasolio o altre misure per contenere la crisi dei carburanti che minaccia di compromettere la campagna elettorale di midterm del suo Partito repubblicano. Lo riporta il Financial times. Secondo fonti vicine alla vicenda, aggiunge, i collaboratori del presidente Usa hanno presentato diverse opzioni, tra cui la limitazione delle vendite internazionali di gasolio, e i funzionari dell’amministrazione hanno informato gli alleati stranieri, incluso il Regno Unito, di possibili interruzioni nelle forniture. Londra è la prima destinazione del gasolio americano in Europa – dipende dagli Stati Uniti per un terzo delle sue importazioni di gasolio. Il bando potrebbe avere gravi conseguenze sulle forniture e sui prezzi dei carburanti in Europa che già viaggiano su livelli record. Dall’inizio della guerra in Iran, le esportazioni di diesel americano verso l’Europa sono aumentate del 50 per cento, raggiungendo i 506 mila barili al giorno. Oggi circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano via mare dagli Stati Uniti.

Di Battista: «Ho avuto un edema cerebrale dovuto a un tumore»

Alessandro Di Battista ha raccontato, in collegamento con DiMartedì, su La7, i dettagli del suo ricovero a Cuba in seguito a un malore, spiegando di aver avuto un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. I medici cubani «hanno azzeccato immediatamente le cure che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi» e «mi hanno asportato quasi tutto il tumore». «Adesso farò le cure sperando che funzionino». All’ospedale Hermanos Ameijeiras a L’Avana, ha spiegato, «mi hanno fatto un’operazione raffinatissima con tecnologie che qua si usavano 30 anni fa, eppure il neurochirurgo mi ha salvato la vita». Ha quindi puntato i riflettori sulla difficile situazione di Cuba: «Non hanno la possibilità di sterilizzare per l’assenza di corrente. Sono stato operato in un ospedale senza acqua. La popolazione
subisce un assedio medievale e Trump, come nel caso dell’Iran,
spera si possa rivoltare contro il governo. Cuba però non vuole
fare la fine di paesi come Honduras, Haiti, Repubblica Dominicana
e Guatemala. Trump spera di vincere le elezioni con lo scalpo, ma
i cubani sono abituati purtroppo a soffrire».

Sulle politiche: «Candidarmi? Devo pensare ad altro»

Alla domanda del conduttore Giovanni Floris se si candiderà alle elezioni politiche ha risposto: «Dovrò iniziare presto le terapie, la priorità per me è curarmi. Noi, con l’associazione Schierarsi, avevamo fatto i passi giusti per arrivarci, almeno con la possibilità di decidere. Poi la vita è imponderabile… Ma quello che dobbiamo fare è continuare a far crescere Schierarsi, per quando ci saranno altre tornate in futuro. Quanto a me, devo iniziare presto le terapie. E ora devo pensare ad altro. A curarmi».

Emergenza su un volo da Dubai a Tel Aviv, decollati jet israeliani

Un aereo di linea della Flydubai (FZ 1073), in volo da Dubai a Tel Aviv, ha segnalato un’emergenza trasmettendo per breve tempo un codice indicante un dirottamento, poi è sceso a una quota sospetta e ha deviato la rotta verso l’Arabia Saudita. Lo riportano diversi media dello Stato ebraico: due caccia dell’Aeronautica militare israeliana sono stati fatti decollare d’urgenza. A bordo del velivolo ci sono 150 passeggeri.

L’invio del segnale di dirottamento

Secondo i dati di tracciamento del volo, segnalati da FlightRadar, il volo FZ 1073 ha trasmesso inizialmente il codice transponder 7700, segnale internazionale di emergenza generica. Poco dopo però, ha inviato il codice 7500, che indica invece un dirottamento o un atto di interferenza illecita. Una fonte della sicurezza ha sottolineato a Ynet che «non ci sono informazioni confermate su un dirottamento». Sempre secondo la testata israeliana, il volo dovrebbe atterrare in Arabia Saudita.