Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa

Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.

La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa

Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.

Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa
Luciano Tancredi e Alessandro De Angelis (Imagoeconomica)

Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno

Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.

Nominato il nuova cda delle Gallerie degli Uffizi

Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Tra i componenti figurano nomi considerati vicini all’attuale maggioranza di governo tra cui Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia candidato presidente della Toscana nel 2015. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell’arte è invece Carmen Bambach, tra le maggiori esperte di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio questo ruolo ha generato alcune discussioni, con l’ombra di interferenze con un museo che spesso chiede prestiti alle Gallerie. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa

Il partito filoeuropeo Contratto Civile, già al governo in Armenia, ha vinto le elezioni parlamentari che si sono tenute nello Stato caucasico. Il risultato conferma Nikol Pashinyan come primo ministro (è in carica dal 2018) e consolida l’allontanamento del Paese dalla Russia dopo decenni in cui l’Armenia, ex repubblica sovietica, era rimasta nella sfera di influenza di Mosca.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Nikol Pashinyan (Ansa).

Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento all’Europa

Contratto Civile ha ottenuto il 49,81 per cento circa dei voti: Pashinyan ha dichiarato che il suo partito governerà da solo, senza alleanze. La principale formazione dell’opposizione, Armenia Forte del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan (che ha denunciato violazioni e repressione), ha ottenuto il 23 per cento. In parlamento entreranno anche altre due forze di opposizione: l’alleanza Armenia dell’ex presidente Robert Kocharyan e il partito Armenia Prospera. Subito dopo la certezza della vittoria, Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento con l’Occidente, sviluppando allo stesso tempo relazioni amichevoli con la Russia.

«Caro Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale. Lo spirito della Rivoluzione di velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e vegeto», ha scritto Ursula von der Leyen su X: «Valutiamo profondamente la nostra partnership con un’Armenia democratica che si sta avvicinando sempre di più all’Europa. L’Armenia può contare su di noi».

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Voto in Armenia (Ansa).

Il primo ministro confermato vuole porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian

Questa tornata elettorale era di fatto un referendum su Pashinyan e e sulle due decisioni fondamentali prese come premier: quella di avvicinarsi all’Ue (mentre la Russia rimane il più importante partner commerciale) e quella di porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian – iniziato con la dissoluzione dell’Urss – che vede al centro il Nagorno-Karabakh, regione formalmente azera ma abitata da persone di etnia armena. Sostanzialmente perso nel 2023 il territorio (che controllava dal 1993), Erevan dovrà affrontare con Baku la questione dell’exclave azera del Nakhchivan. «Il popolo armeno ha votato per la pace, la prosperità regionale e la cooperazione regionale, e spero che questo venga accolto positivamente da Turchia e Azerbaigian», ha dichiarato Pashinyan. Nel conflitto per il Nagorno-Karabakh l’Armenia è stata sostenuta dalla Russia (che impegnata in Ucraina non ha fatto molto), mentre l’Azerbaigian ha potuto contare sull’appoggio della Turchia.

Nuovi attacchi tra Israele e Iran, Houthi vietano la navigazione a Tel Aviv nel Mar Rosso

Sono ripresi gli attacchi incrociati tra Israele e Iran dopo i rinnovati attacchi missilistici di Teheran nel Nord dello Stato ebraico. In risposta, l’Idf ha colpito obiettivi militari sul territorio iraniano, con diverse esplosioni avvertite a Teheran, Tabriz e Isfahan. Azione confermata dalle Guardie Rivoluzionarie in una dichiarazione: «Il regime sionista ha preso di mira alcune zone dell’Iran questa mattina presto, utilizzando missili balistici lanciati dall’aria». Donald Trump aveva chiesto a Benjamin Netanyahu di non reagire all’attacco iraniano e di concedere più tempo alla diplomazia.

Teheran minaccia di bloccare anche lo stretto Bab al-Mandab

«La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione», ha dichiarato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali. «I circoli della resistenza hanno la capacità di bloccare entrambi gli stretti, Hormuz e Bab al-Mandab. La scelta è vostra, fermare questa follia o instaurare un equilibrio di controllo sulle due vie navigabili». Intanto gli Houthi, il gruppo yemenita sostenuto dall’Iran, hanno annunciato che vieteranno la navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso, prendendo di mira ancora una volta le imbarcazioni affiliate a Israele.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. L’opas avrà a oggetto un massimo di 3.036.151.673 azioni dell’emittente. Come si legge in una nota, l’operazione valorizza le azioni della banca senese 10,091 euro l’una ed è strutturata con un corrispettivo in azioni di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione di Mps, con un premio del 12,5 per cento rispetto al prezzo ufficiale in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro.

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Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Rocca Salimbeni (Imagoeconomica).

La proposta di Bpm a Mps: fusione alla pari

La mossa di Intesa Sanpaolo è di fatto una risposta a Bpm, che ha sottoposto a Mps un’offerta di fusione alla pari. L’aggregazione dei due istituti bancari – con Siena che sta completando l’integrazione di Mediobanca – porterebbe alla creazione del secondo operatore nazionale, dietro proprio a Intesa Sanpaolo. Il primo azionista della nuova entità sarebbe la francese Crédit Agricole, (che detiene quasi il 23 per cento di Bpm), poi ci sarebbero Delfin e il gruppo Caltagirone.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
La sede di Banco Bpm (Imagoeconomica).

Nel risiko bancario entra anche Unipol

Nel riassetto del settore bancario italiano legato all’operazione su Monte dei Paschi di Siena entra anche Unipol, che ha sottoscritto un accordo con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di un ramo bancario composto da 635 filiali Mps una volta completata l’opas promossa dall’istituto guidato da Carlo Messina. Unipol, si legge in una nota, proporrà a Bper – di cui è azionista di riferimento – una combinazione tra l’istituto modenese e la banca ceduta da Intesa, con il gruppo post-fusione che prenderà il nome Banca Monte dei Paschi. A supporto dell’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. Il perimetro interessato comprende una rete con circa 55 miliardi di raccolta diretta e 42 miliardi di finanziamenti alla clientela, oltre a una base di circa 2 milioni di clienti. Il corrispettivo massimo dell’acquisizione sarà pari a circa 3,5 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Logo Unipol (Imagoeconomica).

New York, sei persone accoltellate alla Penn Station

Sei persone sono state accoltellate alla Penn Station di New York, importante snodo del trasporto della città. Tutti i feriti, di cui uno in condizioni gravi, sono stati trasportati in ospedale e l’aggressore è stato arrestato. I fatti si sono verificati a pochi metri dal Madison Square Garden dove Donald Trump assisterà alla finale dell’Nba tra i Knicks a i San Antonio Spurs. La presenza del presidente al match ha già comportato un rafforzamento delle misure di sicurezza attorno all’arena e negli isolati circostanti, e per tutta la giornata è prevista una massiccia presenza di agenti del Secret Service, del dipartimento di Polizia di New York e di altre agenzie.

Ancora ignoto il movente dell’aggressione

«Il mio pensiero va a tutti i feriti, ai loro cari e a tutti coloro che sono rimasti sconvolti da questa inaccettabile violenza», ha scritto il sindaco di New York Zohran Mamdani in un post su X.

La polizia non ha ancora reso noti i motivi dell’attentatore, ma è possibile che soffrisse di gravi problemi di salute mentale. «Molti interrogativi importanti sorgono sul fatto che questo sospetto sia sfuggito alle cure di un sistema di salute mentale fin troppo permeabile», ha scritto il revisore dei conti della città, Mark Levine, su X.

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato

I matrimoni che non s’hanno da fare sono i più ostinati. Quello tra Milano e Siena, dato per morto almeno un paio di volte, ha scelto una domenica per risorgere, contendendo allo sport il suo giorno di gloria. Giuseppe Castagna, ad di Bpm, ha infatti mandato a Luigi Lovaglio, il suo omologo del Montepaschi, una proposta di nozze. Alla pari, per prevenire la suscettibilità di due galli la cui convivenza nello stesso pollaio sulla carta non promette bene specie quando, apprendiamo dalla missiva inviata a Siena, in palio c’è la costruzione del secondo polo bancario italiano. Non più il terzo, come lo si era sin qui battezzato per distinguerlo dai giganti Intesa e Unicredit. Ma bisogna pur sempre ricordare che se Lovaglio all’ultima assemblea dei soci è tornato clamorosamente alla guida della banca di Rocca Salimbeni lo deve proprio a Castagna, che lo ha sostenuto in un’impresa che sembrava persa in partenza. Eguali sì, ma con qualche debito di riconoscenza del Napoleone senese verso l’ex campione di nuoto olimpico. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Lega e Mef tornano a spingere sull’acceleratore

Passano i mesi, ma il disegno è sempre lo stesso, quello teorizzato a suo tempo da un governo in maggior spolvero di adesso, e ostinatamente difeso quando Unicredit, che aveva messo occhi e mani su Bpm, voleva rovinargli la festa: unire Milano e Siena, costruire un’alternativa ai poteri forti bancari ammantandola da crociata in difesa dell’italico risparmio. Sullo sfondo Generali, la preda più ambita, l’oggetto del desiderio di chiunque voglia cementare la propria egemonia. A spingere sull’acceleratore, allora come oggi, la Lega e il Mef, per mano di un Giancarlo Giorgetti che a suo tempo, pur di frenare le mire di Andrea Orcel e della sua Unicredit su Piazza Meda, non aveva esitato a maneggiare il golden power con incredibile disinvoltura facendo alzare più di un sopracciglio in Europa. Un esecutivo che da arbitro si era trasformato in giocatore. Uno strumento nato per difendere gli asset strategici dagli appetiti stranieri, impiegato invece per orientare il risiko domestico, cui quella di Orcel non poteva partecipare in quanto «banca tedesca» (copyright Matteo Salvini). 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Niente golden power per Crédit Agricole?

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Lovaglio è stato fatto fuori e poi subitamente reintegrato dagli azionisti, si è preso Mediobanca e due settimane fa ha sentenziato che «tutte le strade portano a Siena». Profezia o presagio, dipende dai punti di vista. Ma sotto i ponti della politica l’acqua invece non sembra scorrere, e quel progetto Roma continua a coltivarlo con la tenacia di chi non si rassegna. C’è però un particolare che meriterebbe un soprassalto di coerenza. Se le nozze si celebrassero, il primo azionista del nuovo soggetto sarebbe il Crédit Agricole, socio di riferimento di Bpm. Vale a dire una banca francese. Per gli amanti delle simmetrie, esattamente il medesimo contesto (ammessa e non concessa l’inverosimile etichetta tedesca appiccicata dall’esecutivo a Unicredit) contro cui il golden power era stato sfoderato. A rigore, il governo dovrebbe dunque rispolverarlo all’istante. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Il logo di Crédit Agricole (Imagoeconomica).

La contromossa di Messina in tandem con Bper

Ma le cose non finiscono qui perché, in serata, ecco arrivare la contromossa dell’ad di Intesa Carlo Messina, pronto a mettersi di traverso in tandem con Bper e, sullo sfondo, l’ombra della Unipol di Cimbri. Dal terzo polo al terzo incomodo. Ed è qui che la faccenda comincia a popolarsi di interrogativi. A partire da quello sulla natura e il senso della lettera di Castagna, non l’annuncio di un’Opa con tanto di concambi ma una richiesta affinché Siena convenisse sulla bontà del matrimonio. Il che è curioso, per non dire incomprensibile. Le offerte, di norma, si fanno, non si annunciano. Le si lascia parlare con i numeri, non con i comunicati. A meno che lo scopo non fosse l’offerta in sé, ma il presidio del territorio: piantare una bandierina su Mps prima che pretendenti più ingombranti si presentassero al portone. Tipo, appunto, Messina. Se così fosse, la mossa avrebbe già mancato il suo obiettivo. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Carlo Messina (Imagoeconomica).

Occhi puntati sulle mosse del governo

Resta la domanda delle domande: cosa farà ora il governo. Non fosse altro perché il Mef siede ancora, con il suo 5 per cento, al tavolo di Mps, tra Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio i quali, comunque vada, ne usciranno ricchissimi. Almeno a parole, Giorgia Meloni aveva detto che di Mps non voleva più sentir parlare, specie dopo che la Procura di Milano era entrata a piedi uniti nel dossier. Vedremo se manterrà il proposito. Difficile, comunque, immaginare una regia ferma da parte di un esecutivo reduce da una sconfitta referendaria che ne ha incrinato l’aura. E con la Lega di Salvini, il partito più innamorato delle nozze tra Milano e Siena, alle prese con l’emorragia dei suoi uomini che sfollano numerosi in direzione Vannacci

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un governo indebolito, un partito che perde pezzi, una banca francese in cima alla catena di comando e un terzo incomodo che bussa perentoriamente alla porta. L’offerta di matrimonio arriva lunedì mattina sul tavolo del cda di Siena, dove però la dote l’aveva messa anni fa il contribuente. Resta da capire chi si siederà a capotavola. Tradizione vuole infatti che nei matrimoni combinati gli sposi siano gli ultimi a saperlo. 

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?

Qui ci sarebbe anche un Mondiale in programma. Il calcio d’inizio della 23esima edizione della Coppa del Mondo di calcio è fissato per l’11 giugno, ma fra i Paesi ospitanti non pare esservi uguale attenzione. Per esempio, provate a farvi un giro per i siti delle principali testate canadesi. Le homepage sono dominate da tutt’altri temi, a partire dalla strategia che il governo del premier liberal Mark Carney intende adottare sul tema dell’intelligenza artificiale. Per trovare contenuti sul Mondiale “di casa” bisogna andare parecchio in giù o cercare nelle sezioni laterali.

Il ricordo fresco del disastro finanziario delle Olimpiadi 1976 a Montreal

Si scopre così che la massima kermesse globale del pallone non è in cima ai pensieri dei canadesi. E che anzi, se proprio li incrocia, trova quelli cattivi. Per esempio, quelli di chi si interroga sui costi in aumento, che ai contribuenti canadesi toccherà pagare. Un tema che risveglia una sensibilità particolare. Qui il disastro finanziario delle Olimpiadi estive 1976 a Montreal non è stato mai dimenticato. Ai contribuenti locali rimase l’eredità di un debito per la cui estinzione fu necessario un trentennio.

In Canada solo 13 partite su 104

Stavolta il rischio finanziario viene affrontato avendo come contropartita la possibilità di ospitare soltanto 13 partite. Che su un totale di 104 match previsti in calendario fa il 12,5 per cento della manifestazione. Inoltre, è anche una forzatura dire che il Canada sia un Paese ospitante; perché in realtà le sedi delle gare sono soltanto due: Toronto (stadio BMO Field) e Vancouver (stadio BC Place).

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
Lo stadio di Toronto che ospiterà il Mondiale 2026 (foto Ansa).

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Mondiale a tre, ma solo per modo di dire

L’elemento dello squilibrio organizzativo di questa manifestazione è uno dei meno dibattuti. Si parla di Canada-Messico-Usa 2026, ma in realtà sarebbe il caso di inventarsi un’altra formula. Per esempio: “Usa 2026 al 75 per cento”. Che è la quota di gare programmate in territorio statunitense. Infatti, detto della molto relativa incidenza del Canada in questa manifestazione, stessa valutazione va fatta nel caso del Messico. Anche sul versante Sud di questo Mondiale del continente nordamericano il numero di gare sarà 13. Dunque un altro risicato 12,5 per cento, con la differenza che le piazze interessate sono tre: Città del Messico (stadio Azteca, dove si giocherà la partita inaugurale tra la nazionale di casa e il Sudafrica), Guadalajara (stadio Akron) e Monterrey (stadio BBVA Bancomer).

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani in visita allo stadio Azteca, in Messico, nel 2025, quando forse sperava nella partecipazione dell’Italia (foto Ansa).

A rafforzare l’idea della perifericità di Canada e Messico nel torneo provvede un altro dato: col turno degli ottavi di finale (una gara a testa) il Mondiale dei due Paesi si chiude. Dai quarti in poi si gioca soltanto negli Usa. Una sproporzione sconcertante. Ed è ancor più assurdo che Canada e Messico lo abbiano accettato.

Allargamento a 48 squadre, con la novità dei sedicesimi di finale

Fossero soltanto queste le stranezze, in un Mondiale bizzarro a partire dalla taglia: 48 squadre, in conseguenza del più spettacolare allargamento nella storia della manifestazione. Fin qui si era proceduto con aumenti da 8 nazionali per volta (da 16 a 24 in occasione di Spagna 1982, da 24 a 32 per Francia 1998). Stavolta sono state ammesse 16 nuove finaliste in un colpo solo. Con l’effetto che, per la prima volta nella storia, la fase a eliminazione diretta partirà coi sedicesimi di finale anziché gli ottavi di finale.

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
I giocatori dell’Italia in bianco e nero, senza colori come questa Nazionale (foto Ansa).

Una maratona ridicola, che avrà il solo effetto di abbassare drasticamente il livello tecnico e spettacolare. Ovvio che tutte queste considerazioni suonano ancora più urticanti se si pensa che la nazionale azzurra non è stata capace di qualificarsi nemmeno a un’edizione così larga (anche se le europee sono aumentate soltanto da 13 a 16, calando a livello percentuale sul numero dei partecipanti): ciò che è l’indicatore più spietato della povertà che segna il nostro movimento.

A Zurigo hanno pensato anche all’ipotesi di torneo biennale…

Ma al di là d’ogni italica miseria e malinconia, resta la realtà di una manifestazione ipertrofica. Che per di più potrebbe non aver terminato di espandersi. Di tanto in tanto fa capolino l’ipotesi di un’ulteriore dilatazione, così come era stata in ponte l’ipotesi del Mondiale biennale. Evidentemente a Zurigo, nelle stanze della Fifa, il rischio di “inflazione” della manifestazione non viene contemplato. Men che meno questo timore sfiora il presidente.

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
La nazionale iraniana (foto Ansa).

Una Fifa tutta sua (ma non dei tifosi)

Già, il presidente. Gianni Infantino, che nel 2016 si è trovato, in modo del tutto fortuito, la strada spianata verso la presidenza del calcio mondiale. E che da quel momento in poi ha ridisegnato l’organizzazione a misura della sua figura. Potremmo chiamarla Fifantino. Sotto la sua presidenza la Fifa è diventata una macchina da soldi, ciò che è il suo principale vanto. Peccato che, in ultima analisi, quei soldi vengano sborsati soprattutto dalla “gente”, gli appassionati di calcio: che remunera i main sponsor coi propri comportamenti di consumo, paga le pay tivù e, soprattutto, acquista i biglietti delle partite. Sempre che ciò sia possibile e che i prezzi siano alla portata.

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E proprio qui sta uno degli aspetti più critici, ossia il costo dei ticket, andato fuori controllo a causa del meccanismo di vendita via web costruito per generare l’asta. I biglietti sono inaccessibili, ma altrettanto lo è il costo di ogni altro bene o servizio che i supporter dovranno comprare per seguire la propria nazionale: trasporti, sistemazione alberghiera, eventuale noleggio auto e parcheggi. Per non dire della novità di non poter portare cibo e acqua all’interno dello stadio: ogni cosa dovrà essere acquistata in loco, a costi esorbitanti. Un salasso. Ma Infantino sorride sempre.

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
Un tifoso mostra i biglietti originali del 1994 (foto Ansa).

La ridicola ipotesi di ripescaggio e la guerra sullo sfondo

Sorrideva anche quando, con sommo sprezzo del ridicolo, consegnava a Donald Trump un improbabile Premio Fifa per la Pace. L’atteggiamento scodinzolante era quello di sempre. Ha continuato a esserlo durante tutte queste settimane in cui c’è stata da gestire la grana della nazionale iraniana, di cui per lungo tempo si è ipotizzato il ritiro. Ci si è dovuti pure sorbire il Paolo Zampolli di turno che faceva pressioni per un impossibile ripescaggio dell’Italia.

L’ipertrofico Mondiale di Infantino sarà il peggiore di sempre?
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Alla fine è stata trovata la soluzione di compromesso: l’Iran giocherà negli Usa le gare del girone eliminatorio, ma farà base in Messico. Tutto ciò lascia scivolare sullo sfondo una verità che nessuno vuol dire: il Mondiale si gioca sul suolo di un Paese in guerra. Secondo Infantino il calcio unisce il mondo. Di sicuro trova il favore degli autocrati. Come lui.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti

Non si sono ancora placate le polemiche per gli incidenti politico-mondani occorsi durante la parata del 2 giugno e la successiva festa al Quirinale: l’assenza malamente giustificata dei leader del campo largo, Giorgia Meloni non citata nel monologo di Paola Cortellesi sulle donne della Repubblica, il forfait del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, impegnato a vegliare sulle grandi opere e a scongiurare il prossimo sciopero dei treni (lui è l’unico che lavora quando gli altri fanno festa, e viceversa. Devono avergli dato un calendario fallato, con i giorni neri al posto dei rossi).

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
La premier Giorgia durante la parata del 2 giugno (foto Ansa).

Ma più clamorosa e dolorosa è stata la freddezza sugli episodi che prendono a calci tutte le belle parole spese per celebrare gli 80 anni della Repubblica democratica fondata sul lavoro: la strage dei braccianti a Cosenza, l’inchiesta milanese sullo schiavismo (eufemisticamente chiamato caporalato) nel maxi-cantiere per la costruzione del Consolato americano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
I braccianti afghani Ullah Ismat Qiemi, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara (foto Ansa).

Lavorano solo i maschi over 50: donne e giovani restano a casa o emigrano

E sono solo le ultime aggiunte a un cahier de doléances che va dai quasi 200 morti sul lavoro solo nel primo trimestre di quest’anno ai licenziamenti negli stabilimenti italiani Electrolux, dalle 117 aziende che nel 2026 hanno chiuso i battenti agli illusori record di occupazione, riguardanti solo i maschi over 50, mentre donne e giovani restano a casa o, se possono, emigrano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Operai al lavoro nel cantiere del nuovo consolato Usa a Milano (foto Ansa).

A dire il vero, è scorretto tirare in ballo i cahiers de doléances, i rapporti scritti sulle sofferenze del popolo nella Francia prerivoluzionaria: anche durante l’Ancien Régime, ogni tanto il sovrano li prendeva in considerazione. Delle sofferenze dei lavoratori italiani, invece, al governo non sembra importare granché.

Il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo

Per Meloni “lavoro” è un concetto fine a se stesso, come “stabilità”: buono per le dichiarazioni trionfali, ma vuoto di significato, alla luce dell’articolo 36 della Costituzione, che prevede retribuzione sufficiente per garantire un’esistenza libera e dignitosa, limiti di orario, riposo settimanale e ferie pagate. E lo è anche alla luce della semplice logica: se in Italia gli occupati aumentano, ma il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo, dev’esserci qualcosa che non funziona.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Un’immagine di Giorgia Meloni (foto Ansa).

Il lavoro riguarda più che altro il mantenimento dell’ordine pubblico

Deve tenere impegnato l’individuo, distrarlo da progetti delinquenziali e fargli guadagnare qualche soldo, abbastanza per le piccole spese, ma non per i vizi. L’occupazione, insomma, è prima di tutto qualcosa che tiene occupati. Una questione che riguarda più il mantenimento dell’ordine pubblico che lo sviluppo e la modernizzazione del Paese, la felicità e la dignità dei cittadini o il futuro dei giovani.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Laureati (che poi scappano dall’Italia).

Questo pensiero spiegherebbe anche il totale disinteresse per la fuga all’estero dei laureati (146 mila negli ultimi 10 anni): non è conveniente tenersi fra i piedi gente giovane e istruita che non si accontenta del lavoretto precario e non puoi bollare come “maranza”.

Disoccupazione e inattività femminile: l’Italia è prima in Europa

Dalla concezione profilattica del lavoro deriva anche la disattenzione verso la disoccupazione e l’inattività femminile, dove l’Italia è prima in Europa: far lavorare le donne è meno urgente, perché, a differenza dei maschi, quando non hanno un impiego è più difficile che stiano con le mani in mano o, peggio ancora, che le usino per fare più danni che vendere foto dei piedi su OnlyFans.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Slogan per i salari durante lo sciopero nazionale USB a Napoli (foto Ansa).

In questo panorama che sta scivolando sempre più verso scenari dickensiani (dopo il Covid, in Italia si registra un costante aumento del lavoro minorile, strano che Meloni non rivendichi anche questo), l’obbligo imposto dalla legge Ue di indicare la retribuzione annua lorda nelle offerte di lavoro, che scatta dal 7 giugno, è un pallido raggio di sole.

Trasparenza sulla “paga”, un’altra deriva woke di Bruxelles…

I candidati potranno scartare i salari più inadeguati, e i datori di lavoro non potranno più avere il coltello dalla parte del manico per giocare al ribasso quando nei colloqui si affronta l’argomento “paga”. Scommettiamo che qualcuno nella maggioranza brontolerà sull’ennesima deriva woke imposta da Bruxelles?

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Morto Peppo Sacchi, con Telebiella inventò la televisione privata in Italia

È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.

Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale

Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.

Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»

Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».

Nato, Usa presentano un piano per il disimpegno in Europa

Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo

Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.

Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta

Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).

Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni

Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Mercoledì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.

«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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Fratoianni a Milano per Tax the rich

Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Addio a Ettore Torri

Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.

Cinque azeri sono rimasti uccisi in un attacco con droni nel mar d’Azov

L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.

Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian

La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.

Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni

Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.