Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV

Una strana coppia si aggira per l’Europa: è quella costituita dal premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, e da Papa Leone XIV. I due sulla carta non potrebbero apparire più lontani ma nella realtà stravolta della politica internazionale di questa stagione storica sembrano avere bisogno l’uno del sostegno dell’altro. In tal senso la visita di Leone in Spagna è densa di significati.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Pedro Sanchez accoglie Papa Leone XXIV (Ansa).

Sanchez e il Psoe nella bufera giudiziaria

Per Sanchez non è esattamente un periodo sereno. Il suo partito, il suo entourage, per non parlare di qualche vecchio leader come José Luis Rodriguez Zapatero, sono finiti al centro di una tempesta giudiziaria che rischia di portare alla caduta dell’esecutivo. Sanchez nel giro di pochi mesi è così passato dal ruolo di possibile leader della sinistra globale (come dimostra la convention progressista tenutasi a Barcellona lo scorso aprile) a elemento scomodo nel panorama politico europeo. Almeno finché le inchieste dei giudici proseguiranno. Sanchez vede nella visita in Spagna di Papa Leone la possibilità di spostare l’attenzione mediatica dalla questione giudiziaria ai temi che hanno, in parte, segnato la sua azione politica. D’altro canto, il pontefice aveva e ha un disperato bisogno di leader con i quali giocare di sponda per tentare di ridare fiato alla diplomazia negli scenari di guerra e di rimettere al centro del dibattito il tema della povertà, delle crescenti diseguaglianze economiche, del cambiamento climatico che sta facendo aumentare i flussi migratori.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Il faccia a faccia tra Sanchez e Prevost (Imagoeconomica).

L’avvicinamento cominciato da Francesco e continuato da Leone

Certo è che quello che sta andando in scena in Spagna, tra il Psoe – uno dei partiti europei tradizionalmente più anticlericali – e la Santa Sede – è un film inedito. Il franchismo ha infatti lasciato dietro di sé gli strascichi di un conflitto tra chi combatteva la dittatura da posizioni laiche e un cattolicesimo tradizionalista che si identificava con la destra reazionaria spagnola. C’è voluto il pontificato di Francesco per cominciare a cambiare il clima, con le nomine di diversi vescovi – fra i quali quelli di Madrid e Barcellona – di area più progressista, e comunque più aperti al cambiamento. E, per quanto non siano finiti del tutto gli scontri fra settori anticlericali della sinistra iberica e la Chiesa, la situazione sta rapidamente mutando. Inutile dire che il Papa americano ha avuto un’accoglienza trionfale in Spagna, proprio perché rappresenta la continuità con Francesco.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Leone XIV in visita al Parlamento spagnolo (Ansa).

Al centro dell’incontro migranti, rifugiati e polarizzazione politica

Per queste ragioni, il 27 maggio scorso, Sanchez è stato ricevuto in Vaticano, e l’8 giugno, nella nunziatura apostolica di Madrid, ha avuto un faccia a faccia con Prevost, subito prima dello storico discorso del pontefice il parlamento (le Cortes). Un discorso che ha avuto al centro il tema delle migrazioni, l’accoglienza dei rifugiati e la difesa dei diritti umani dei più vulnerabili. Un lungo passaggio è stato dedicato alla necessità di superare l’eccessiva polarizzazione politica, sia in Spagna sia a livello internazionale. Certo, il Papa ha ribadito le posizioni classiche della Chiesa contro aborto ed eutanasia, ma il cuore del suo intervento è stata l’affermazione della tutela della dignità umana in tutte le sue declinazioni, sfuggendo così a interpretazioni ideologiche e riproponendo per intero l’insegnamento del Vangelo.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Papa Leone al Congresso spagnolo (Ansa).

Sanchez, da parte sua, in un comunicato diffuso dalla Moncloa, ha sottolineato come «la visita papale consolida le relazioni bilaterali e consente di compiere progressi su due priorità condivise da entrambe le parti: la cooperazione in materia di migrazione e l’impegno per la pace e la stabilità internazionale». Secondo il governo, questo nuovo incontro tra il capo dell’esecutivo e Leone XIV rappresenta il culmine dell’agenda di accordi siglati negli ultimi anni con la Chiesa cattolica, tra cui l’esumazione di Francisco Franco dal mausoleo di Cuelgamuros e il trasferimento delle spoglie nella tomba di famiglia nel cimitero di Mingorrubio-El Pardo, il patto sulla registrazione degli immobili, l’eliminazione di alcune esenzioni fiscali e, infine, l’accordo per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Felipe VI e Letizia di Spagna con Papa Leone e Pedro Sanchez (Imagoeconomica).

I punti di contatto tra governo spagnolo e Santa sede

A seguito del discorso del Papa al Congresso, il ministro della Presidenza, della giustizia e dei Rapporti con le Cortes, Félix Bolaños, responsabile anche dei rapporti del governo con la Chiesa cattolica, ha sottolineato che l’impegno di Prevost «per la pace, il multilateralismo, la dignità di tutte le persone, compresi i migranti, e il modo in cui dovrebbero essere accolti, è stato molto chiaro». «È stato un discorso molto coraggioso che ci interpella tutti, sia nel governo che in Parlamento», ha ribadito. Il ministro ha poi confermato che «il governo è assolutamente in linea» con lo «storico» discorso del Papa. E ha celebrato «l’inequivocabile successo della visita». L’aborto e l’eutanasia restano punti di disaccordo, vero. Ma Bolaños ha mostrato rispetto per la posizione della Chiesa cattolica – una novità – e si è concentrato sugli accordi firmati negli ultimi cinque anni. «Ci sono divergenze, ma le affrontiamo con rispetto, ascoltando e cercando di comprenderci a vicenda», ha tenuto a sottolineare. Preferendo evidenziare l’accordo «assolutamente senza precedenti» sulle riparazioni per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa.

Ponte sullo Stretto, la procura di Roma indaga per corruzione

La procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Disposte perquisizioni a carico di tre persone tra cui un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti, un avvocato già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore. Il fascicolo, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, ruota intorno al sospetto che gli indagati abbiano tentato di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto del Ponte. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

L’ipotesi della procura

Come riporta una nota diffusa dall’ufficio giudiziario, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento in cambio del condizionamento del citato esame della Corte. I due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa. Inoltre, il magistrato contabile avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.

Chiuse le indagini sulla tesi di laurea, Maria Rosaria Boccia verso il processo

Maria Rosaria Boccia ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla sua tesi di laurea, che secondo la procura di Napoli è stata ripresa al 91 per cento da altre fonti. Adesso sarà suo diritto essere interrogata dal pm entro 20 giorni. Successivamente la procura partenopea (che contesta a Boccia due capi d’accusa per falso) potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

L’Università Pegaso si costituirà parte civile

In base alle indagini della Guardia di Finanza di Napoli, per la tesi di laurea in Economia e Management intitolata “Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica”, Boccia avrebbe usato – per il 70 per cento – materiale prodotto da una studentessa della Luiss che aveva terminato gli studi nel 2018. Ma, considerando altre fonti, gli inquirenti ipotizzano una percentuale complessiva di plagio pari al 91 per cento. Boccia, peraltro, avrebbe commesso un doppio falso con la firma della “Dichiarazione di originalità dell’elaborato”, in cui assicurava che l’eaborato era autentico, frutto del proprio lavoro e non trascritto o copiato da altre sorgenti, salvo eventuali parti esplicitamente citate. L’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dall’Università Telematica Pegaso, che ritenendosi parte lesa si costituirà parte civile.

Le parole dei legali di Maria Rosaria Boccia

«Riteniamo doveroso ricordare che l’avviso di conclusione delle indagini non equivale in alcun modo a un’affermazione di responsabilità, né anticipa le determinazioni future dell’autorità giudiziaria, ed ogni valutazione nel merito non è assolutamente possibile senza aver visionato gli atti», hanno dichiarato gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Boccia. «Esprimiamo inoltre preoccupazione per la reiterata diffusione di informazioni relative a procedimenti giudiziari prima che gli atti vengano formalmente portati a conoscenza della persona interessata e dei suoi difensori». Attraverso i suoi legali, Boccia sostiene che sulla sua persona si sia concentrata un’attenzione sproporzionata, mentre altre vicende giudiziarie nelle quali figura come parte offesa starebbero ricevendo, a suo dire, minore considerazione.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico

Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha annunciato le dimissioni dal comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi a seguito delle nomine per il nuovo cda del museo fiorentino decise dal ministro Alessandro Giuli, denunciando una «lottizzazione del patrimonio culturale» da parte dell’attuale governo, vista la presenza nel board di figure legate al centrodestra.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Montanari: «Si stanno prendendo tutto»

«Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di FI alla Regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato Montanari, sollevando poi dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di Carmen Bambach, «curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi».

I nuovi consiglieri d’amministrazione degli Uffizi

Oltre alla già citata Bambach, del nuovo cda degli Uffici fanno parte Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; l’ex deputato azzurro Stefano Mugnai e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Alessandro Campi (Imagoeconomica).

Il nuovo consiglio d’amministrazione comprende poi di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Carlo Deodato (Imagoeconomica).

La replica di Giuli: «Motivazioni pretestuose»

«Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato». Così, parafrasando una frase di Palmiro Togliatti (che l’aveva usata nel 1951 per l’addio di Elio Vittorini al Partito comunista italiano), Giuli ha deciso di commentare il passo indietro dello storico dell’arte. E poi: «Le motivazioni addotte, ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale».

La Cpi sospende il procuratore capo Karim Khan, accusato di abusi sessuali

La Corte penale internazionale dell’Aia ha sospeso il procuratore capo Karim Khan al termine di un procedimento disciplinare avviato a seguito di accuse di abusi sessuali a suo carico. Khan si era già autosospeso dalla guida della divisione della Cpi che indaga e persegue gli individui accusati di atrocità.

Il procedimento è stato deferito a una sessione speciale degli Stati membri

Il comitato esecutivo della Cpi ha votato a maggioranza qualificata per stabilire che Khan si è reso responsabile di gravi illeciti in relazione alle accuse di abusi sessuali, deferendo il procedimento contro il procuratore capo a una sessione speciale degli Stati membri della Corte, affinché ne valutino il futuro. La decisione di sospendere Khan, precisa l’organo direttivo, «non è indicativa dell’esito finale».

Khan, denunciato da una ex assistente, si era autosospeso a maggio del 2025

Khan, che si è autosospeso a maggio del 2025, era finito sotto inchiesta a novembre del 2024 dopo la denuncia di una sua ex assistente, che aveva raccontato di palpeggiamenti non consensuali, comportamenti coercitivi e abuso di autorità per un periodo prolungato. La donna aveva inoltre denunciato di aver subito pressioni per ritirare le accuse. Khan da parte sua ha negato ogni addebito, parlando di una campagna di disinformazione orchestrata contro di lui. Lo scandalo è emerso nello stesso periodo in cui il procuratore aveva chiesto mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e tre leader di Hamas, accusati di crimini di guerra.

Ucraina, Crosetto: «Minaccia atomica torna attuale, pensavamo fosse storia»

A causa della guerra in Ucraina conviviamo «con un conflitto che non mostra rallentamenti facendo diventare la narrazione di guerra parte del nostro quotidiano purtroppo. Torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia». L’ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni sulle missioni internazionali dell’Italia davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «Sul piano strettamente militare, ha aggiunto», «il conflitto appare oggi caratterizzato da una sostanziale situazione di stallo. Gli analisti sembrano concordare sul fatto che, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni perché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino».

Trasformazione tecnologica, quando l’innovazione si misura nella vita quotidiana

Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.

Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi

Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.

Mobilità intelligente e gestione del territorio

La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.

Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni

Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.

Il contributo di Zenita Group

In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.

Sondaggi Swg 8 giugno 2026: Vannacci sfiora il 5 per cento, cala il Pd

Secondo i sondaggi Swg illustrati durante il Tg La7 di lunedì 8 giugno 2026, Futuro nazionale di Roberto Vannacci prosegue con la sua crescita e si attesta quasi al 5 per cento (4,8 per cento). Tra i partiti maggiori, invece, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle sono in leggera risalita dello +0,1 per cento (rispettivamente al 28,3 e al 13,1), mentre il Partito democratico perde lo 0,3 per cento e si ferma al 22. Frenano anche Forza Italia (7 per cento) Avs (6,5 per cento) e Lega (5,6 per cento), con una perdita dello 0,2 per cento. Tra i partiti minori, Azione cresce dello 0,2 per cento a arriva al 3,6, mentre Italia viva rimane stabile al 2,4. Segno positivo anche per +Europa all’1,5 per cento (+0,1) mentre non si registra alcuna variazione per Noi moderati (1,2).

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»

Dopo 48 ore di intensi raid che avevano interrotto la tregua in vigore da due mesi, Iran e Israele hanno interrotto gli attacchi reciproci. A favorire la de-escalation è stato anche l’intervento di Donald Trump, che ha invitato pubblicamente le due parti a interrompere «immediatamente» le operazioni militari, anche durante una chiamata con Benjamin Netanyahu. La tregua continua però a essere fragile: Teheran ha minacciato di riprendere gli attacchi in caso di nuovi bombardamenti israeliani in Libano e Tel Aviv ha fatto sapere di non aver intenzione di cessare le operazioni contro Hezbollah.

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»
Benjamin Netanyahu (Ansa).

«Attualmente il fuoco è cessato, perché dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, esso ha smesso di attaccarci. Israele ha il pieno diritto all’autodifesa e lo eserciterà ogni volta che sarà necessario», ha dichiarato Netanyahu.

L’IDF va avanti con le operazioni militari in Libano

La tregua resta però fragile. Israele sta infatti proseguendo le operazioni militari in Libano contro Hezbollah. Nelle ultime ore l’IDF ha invitato gli abitanti della città di Tiro e delle aree circostanti a evacuare in previsione di nuovi attacchi: «Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di evacuare immediatamente le vostre abitazioni e di spostarvi a nord del fiume Zahrani».

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»
Convoglio militare israeliano nel sud del Libano (Ansa).

Trump: «Usa vicini all’accordo con Teheran»

«È stato colpito e ha risposto per le rime. Non posso biasimarlo per questo. Ora hanno deciso di chiudere la questione», ha detto Trump riferendosi a Netanyahu. Poi il presidente Usa ha affermato che l’intesa tra Stati Uniti e Iran potrebbe arrivare «entro due o tre giorni», precisando che «sarà un ottimo accordo». E poi: «Stiamo andando verso la privazione totale dell’Iran delle armi nucleari. L’assedio economico sull’Iran è meglio dell’opzione militare».

Elicottero Usa precipita vicino allo stretto di Hormuz

Intanto, però, un elicottero Apache dell’esercito americano è precipitato vicino allo stretto di Hormuz: i due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Non è chiaro se l’Apache sia stato abbattuto dal fuoco iraniano, se abbia subito un guasto meccanico oppure abbia riscontrato qualche altro problema. L’incidente è oggetto di indagine.

Ben-Gvir indagato a Roma per il caso Flotilla, lui: «Siete il Paese delle infradito»

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir per i reati di tortura e sequestro di persona nell’ambito della vicenda della Global Sumud Flotilla. In particolare, il politico aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della missione mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod, riprendendo la scena in un video condiviso sui suoi social. Questa la sua reazione all’apertura del fascicolo: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

Tajani: «Parole indegne»

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario

C’è una lettera d’amore e c’è un assegno. Quando Banco Bpm ha proposto a Monte dei Paschi una fusione «tra pari» – nessun premio, nessun contante, solo la promessa di un polo da 50 miliardi – Carlo Messina ha rovesciato il tavolo in 24 ore. Intesa ha lanciato un’Opas da 30,6 miliardi, con premio e un euro cash a titolo.

«La loro è una lettera d’amore, la nostra è un’offerta vera», ha detto l’ad. Brutale, ma vero: una fusione tra pari non mette un euro nelle tasche dell’azionista oggi, un’Opas con premio sì.

Lo schema ormai è noto: Intesa si tiene Mediobanca e il 13,2 per cento di Generali (di cui ha approvato in chiave difensiva anche l’acquisto del 3 per cento), gira a Unipol e Bper il retail di Siena, 635 sportelli che diventano il terzo polo italiano. Bene, ma non è finita. Perché lo spezzatino di Mps è solo il trailer: il film vero comincia dopo.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio.

Scenario uno: Intesa si prende Generali davvero

Col 13 per cento non si governa nulla, e Messina lo sa: per questo ripete che la sua è «solo una partecipazione». Ma è il primo passo di una scommessa molto più grande. Oggi su Generali pesano due azionisti che valgono quanto e più di Mediobanca: Delfin, la holding dei Del Vecchio, al 10,15 per cento, e Caltagirone al 6,32 per cento. Anche se non comandano, insieme possiedono una partecipazione imprescindibile per chiunque puntasse a prendersi il Leone. Se Intesa, oltre che la quota in Mediobanca, rilevasse quelle di Delfin e Caltagirone, allora smetterebbe di essere un socio, diventando il padrone. A quel punto governerebbe Generali, e l’asse banca-assicurazione-risparmio gestito non sarebbe più uno slogan, ma un colosso mondiale vero, l’unico campione globale che l’Italia avrebbe la forza di esprimere. È costoso, servono altri miliardi sul tavolo.

Ma è qui – non nello spezzatino di Siena – che si decide se Intesa gioca per il primato europeo o resta una grande banca nazionale. E Delfin e Caltagirone? Monetizzano una posizione che, una volta arrivata Intesa, in termini di potere conterebbe di meno. Vendono in alto, incassano, e liberano capitale per le loro partite. Tutti, in questa mossa, troverebbero un tornaconto. È il classico nodo che si scioglie quando arriva qualcuno con i contanti e la visione.

E cosa sblocca, davvero, governare Generali? Un gruppo che mette insieme una grande banca commerciale, il primo assicuratore italiano con presenze pesanti in Francia, Germania e Mitteleuropa, e una macchina del risparmio gestito da centinaia di miliardi. Non un campione «anche all’estero», ma un campione che all’estero ci vive già, con i piedi dentro tre o quattro mercati continentali. È l’unico schema con cui l’Italia può sedersi al tavolo dei grandi senza chiedere permesso. Tutto il resto – gli sportelli, i premi, le filiali contese – è tattica. Questa è strategia. E si gioca su un orizzonte di anni, non di mesi: prima Mps-Mediobanca, poi la lenta scalata al capitale di Trieste, un mattone alla volta, finché il 13 per cento di oggi non diventa la maggioranza relativa che comanda.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Carlo Messina, ceo Intesa Sanpaolo (Imagoeconomica).

Scenario due: il terzo polo deve correre, e i francesi fanno la posta

Dall’altra parte del tavolo, il polo Bper-Mps nasce con 2.600 sportelli e 170 miliardi di impieghi. Numeri da terzo gruppo italiano, ma con un mandato chiaro dagli azionisti di Unipol: non un trofeo che brucia cassa e taglia dividendi, bensì massa, solidità, crescita rapida. Il retail di Siena è solo il carburante. Il regista che tutti indicano, tra smentite e mezze ammissioni, è Alberto Nagel, l’uomo con il peso per far crescere ancora la creatura.

E qui entra Banco Bpm, il quarto incomodo. Castagna ha mosso d’anticipo e si è ritrovato scavalcato. La sua proposta senza contanti non regge un assegno con premio. Se Siena sceglie Intesa, a Bpm resterebbe solo il rilancio: con quali soldi, però?

Da sola non ha la potenza di fuoco. L’unico portafogli capace è quello di Crédit Agricole, già al 23 per cento e autorizzata a salire fino al 29,9. Ma attenzione: i francesi sono attentissimi al bilancio. Più che combattere una guerra cash, preferirebbero monetizzare, cedere il controllo di Bpm, prendersi un blocco pregiato di sportelli e diventare di fatto il quarto gruppo italiano senza dissanguarsi. E un terzo polo Bper-Mps in piena corsa sarebbe il compratore naturale di quel che resta. I francesi sarebbero interessati a vendere, Nagel a comprare. Ecco come, in un paio d’anni, la mappa si chiuderebbe su tre poli – Intesa, UniCredit, Bper-Mps – con la Francia che incasserebbe togliendosi così dal campo italiano alle sue condizioni.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Alberto Nagel (Ansa).

Scenario tre: Castagna o paga o diventa preda

Diciamolo senza giri di parole. La sorte di Banco Bpm è segnata: non oggi, ma a breve.

Castagna ha due sole strade: o si muove subito e tira fuori i soldi per comprare qualcuno – un’acquisizione che lo rimetta al centro come regista e non come oggetto. Oppure resta fermo, e diventa la preda che chiude il risiko: assorbito dal terzo polo o consegnato del tutto ai francesi.

Ha ceduto leve strategiche ad Agricole per restare indipendente, e rischia di ritrovarsi senza preda e senza autonomia. Il tempo gioca contro di lui.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna, ceo Banco Bpm (Imagoeconomica).

La cornice: o l’Europa o niente

Ma alziamo un attimo lo sguardo dall’Italia. Mentre a Siena si combatte, UniCredit ha già superato il 34 per cento di Commerzbank: Orcel non gioca in casa, gioca in Europa. E ha capito prima di tutti dove sta il futuro.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

C’è un dato che dovrebbe toglierci il sonno: nella classifica mondiale delle banche per capitalizzazione comandano americani e cinesi. JPMorgan da sola vale oltre 800 miliardi di dollari.

Nessuna banca dell’Eurozona – nemmeno Santander, la più grande del continente – è ai vertici. Nessuna. È la sindrome della Serie A: un tempo il campionato più bello del mondo, oggi scivolato dietro tutti. Stessa parabola, se non si cambia passo. E il consolidamento, da solo, non basta. Il nemico è la frammentazione: 27 mercati, 27 diritti, 27 pozze di capitale.

Se compro casa in Spagna non posso chiedere un mutuo in Finlandia, perché la banca non saprebbe come recuperare su un immobile spagnolo. La startup europea pesca in una pozza, quella americana nuota in un oceano. Così i nostri risparmi finanziano la crescita di Wall Street invece della nostra. Serve l’unione bancaria – ferma da anni sulla garanzia comune dei depositi che i tedeschi non vogliono – e quella dei capitali. E poiché armonizzare 27 codici è impresa secolare, la via realistica è un “ventottesimo regime”: una corsia europea opzionale che scavalchi i sistemi nazionali. Non si tratta di smontare i recinti, ma di costruirci sopra un’autostrada. Ecco perché la partita di Messina su Generali non è un dettaglio italiano. È il tentativo di costruire l’unico colosso mondiale che possiamo permetterci. Riesca o no, la domanda resta una sola: l’Europa avrà il coraggio di costruire il campo da gioco su cui i suoi campioni possano finalmente crescere? O continueremo a fonderci tra di noi – banche un po’ più grandi ma prigioniere di mercati troppo piccoli – finché qualcuno da fuori non verrà a comprarci tutti?

Minetti e Cipriani, chiesti 220 milioni di danni a Fatto Quotidiano e Rai

Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ha chiesto 250 milioni di dollari(oltre 216 milioni di euro) di risarcimento danni al Fatto Quotidiano e alla Rai per gli articoli e le puntate di Report relative alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda. Lo scrive Repubblica, che ha visionato il documento di 34 pagine. Non solo: la coppia ha anche avviato una procedura di mediazione nei confronti del giornale, avanzando una richiesta risarcitoria da 5 milioni di euro. In tutto, dunque, Cipriani e Minetti chiedono 220 milioni di danni.

I legali: «Campagna diffamatoria deliberata»

La richiesta di risarcimento danni negli Stati Uniti è stata presentata dalla società Cipriani Usa Inc. alla Corte Distrettuale di New York. Nel documento i legali parlano di «danno sostanziale arrecato all’attività» a causa di una «campagna diffamatoria deliberata, coordinata e/o negligentemente indifferente» diretta contro Giuseppe Cipriani, il Gruppo Cipriani e, soprattutto, la ricorrente Cipriani Usa, di cui il compagno di Minetti e l’azionista di maggioranza: «Sebbene le notizie false fossero presentate come riferite a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, anche quella con sede a New York». Tra i danni lamentati, «uno degli istituti di credito del ricorrente ha ritardato la conclusione di un’importante operazione di prestito, ha imposto nuovi termini e condizioni e ha richiesto al ricorrente di incaricare una società investigativa esterna indipendente, a costi esorbitanti, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate in primo luogo».

Minetti e Cipriani, chiesti 220 milioni di danni a Fatto Quotidiano e Rai
Nicole Minetti (Imagoeconomica).

Nella richiesta di risarcimenti, gli avvocati della società di Cipriani si concentrano su quattro punti, riportati dai media ma evidentemente falsi. Primo: l’imprenditore non è stato socio di Jeffrey Epstein e non ha ricevuto 800 mila sterline dal finanziere. Secondo: il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si è incontrato con Cipriani e Minetti nel ranch di Punta del Este, per discutere o agevolare la richiesta di grazia. Terzo: la coppia non ha mai organizzato festini a base di sesso e droga in Uruguay. Quarto: la Cipriani e Minetti non hanno corrotto funzionari pubblici nel Paese sudamericano per ottenere l’adozione del bambino. Secondo i legali, queste accuse «erano palesemente false», e sono state «formulate in modo da massimizzare lo scandalo, l’indignazione e la viralità».

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?

Matteo Salvini «sta perdendo il partito». «Ormai è finito». Sono tra i messaggi più ricorrenti che girano ai piani alti dei palazzi di governo occupati dagli alleati di centrodestra.

La mina Vannacci sulla leadership leghista

Dato al capolinea più di una volta, dal Papeete al sorpasso di Forza Italia, il segretario leghista ha sempre mostrato una tenacia incredibile, ed è stato capace di mantenersi al timone della Lega anche quando le acque erano veramente in tempesta. Ma, davanti al rischio di esser sorpassato da colui che ha fatto entrare dalla porta principale nel partito, il generale Roberto Vannacci, Salvini sembra aver esaurito tutte le ruote di scorta e anche i mezzi a pedali. E la domanda che tutti si pongono nel centrodestra è: riuscirà ad arrivare in sella alle elezioni politiche del prossimo anno?

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Per la prima volta su Salvini tira aria di ramazze

Non che l’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, sia messo molto meglio, commissariato dai figli di Silvio Berlusconi e oscurato in politica estera dalla premier Giorgia Meloni. Ma sembra ormai chiaro che Marina B. prediliga la stabilità e non voglia grandi scombussolamenti al vertice di FI prima delle elezioni. Invece, nel partito che fu di Umberto Bossi, attorno all’ex capitano per la prima volta tira davvero aria di ‘ramazze’. Le uscite di parlamentari a cadenza quasi settimanale verso Futuro Nazionale, la discesa lenta e inesorabile come una goccia cinese nei sondaggi e il caos strategico, oltre che comunicativo, lo rendono debole come non mai. Non consolano neanche gli amati social, dove i commenti ai post sono spesso una sequela di insulti. E non può sempre intervenire la fidanzata Francesca Verdini a difenderlo, come fatto sul prato di Pontida dopo il funerale di Bossi, quando gridò «cafoni» ai militanti che chiedevano al capo di riavere la Lega. I commenti restano lì, lividi, spesso impietosi. Così come il numero dei presenti ai comizi e alle feste al Nord (sempre meno ne riesce a organizzare il partito).

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La trattativa in salita per nominare Zaia vicesegretario

Ed è impietoso soprattutto il confronto con gli afflussi oceanici agli eventi organizzati dal generale. Persino i quotidiani del gruppo del leghista Angelucci riportano sondaggi sull’apporto in consensi che arriverebbe da un maggior coinvolgimento di Luca Zaia nella Lega. Alcuni parlano di un documento pronto con la richiesta di congresso da presentare al ritiro di partito che si dovrebbe tenere il primo fine settimana di luglio. La trattativa per nominare Zaia vice è complicatissima, perché quest’ultimo vuole garanzie su tutto: fondazione di un partito ‘nordista’ nel partito, autonomia sulle liste e sulla gestione della campagna elettorale. E poi il doge è abituato a comandare. «E allora, Matteo, cosa aspetti?», è il ragionamento di molti. «Indebolito dall’animale politico che tu stesso hai creato, davvero pensi di portare la Lega a fondo con te? Stai lì a raccontarci che sei tu che stai lavorando al lancio della nuova fase, con Zaia, Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti. Ma la verità è che si tratta di una proposta allo stato vuota», almeno per come è stata illustrata mercoledì nel ‘vertice’ segreto a Roma con gli interessati. Non molto di più di una foto di gruppo. È tutto qua il progetto per ‘salvare’ la Lega?

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Bossi e la parabola di Re Salomone

Ed ecco che per la prima volta si torna a sentir aria di scope, come nell’aprile 2012. Allora, alla Fiera di Bergamo, le scope per umiliare il fondatore le aveva portate proprio Salvini. Le lacrime di Bossi, travolto dalle indagini sui rimborsi elettorali irregolari e umiliato sul palco, furono catartiche per un partito che si doveva salvare dallo scandalo. Bossi che era Bossi – il capo per tutti, fondatore, anima e cuore della Lega – non si rassegnò. Costretto alle dimissioni, non si diede pace fino al minuto prima dell’elezione di Roberto Maroni, il primo luglio 2012, al Forum di Assago. In una saletta aveva parlato a lungo con Roberto Castelli e l’allora moglie, Sara Fumagalli, fervente cattolica. Salito sul podio, in camicia verde, il Senatur prese parola per raccontare la parabola di Re Salomone. Due madri si contendevano lo stesso neonato, narra la Bibbia. E per scoprire la verità, il re ordinò di dividere il bambino in due. La vera madre preferì cederlo pur di salvarlo, svelando così il suo amore. «Così ho dovuto fare io», scoppiò a piangere Bossi, lasciando in lacrime il palazzetto. «Il nuovo segretario della Lega è Roberto Maroni», proclamò, dopo il voto, il presidente dell’assemblea che – sembra un segno del destino – era proprio Zaia.

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Roberto maroni e Umberto Bossi nel 2012 (Imagoeconomica).

Il senatore Silvestro indagato per violenza sessuale

Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Lo scrive Repubblica dopo aver raccontato la vicenda, sostenendo che il fascicolo «approda in queste ore alla procura di Roma». Sotto inchiesta anche il carabiniere Antonio P., colui che ha fatto da intermediario tra i due, con l’accusa di tentata violenza privata. L’iscrizione del senatore e del militare «sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna, anche a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati».

Elezioni comunali, i risultati dei ballottaggi nei capoluoghi

Seggi chiusi per il secondo turno delle elezioni comunali. Gli aventi diritto sono andati al voto per il ballottaggio nei centri sopra i 15 mila abitanti, 42 in tutto, tra cui sei capoluoghi di provincia. Guardando ai risultati del primo turno, i candidati espressione del centrodestra partivano in vantaggio a Lecco (con Filippo Boscagli), Macerata (con Sandro Parcaroli) e Arezzo (con Marcello Comanducci). Il centrosinistra era invece avanti ad Agrigento (con Michele Sodano), Trani (con Marco Galiano) e Chieti (con Giovanni Legnini). L’affluenza ai ballottaggi si è attestata attorno al 54 per cento, con un calo di otto punti rispetto al primo turno. Ecco i risultati.

Agrigento

Sodano, candidato del centrosinistra, è eletto sindaco di Agrigento: niente da fare per il rivale di centrodestra Dino Alonge.

Arezzo

Ad Arezzo ha vinto Comanducci, candidato del centrodestra, che ha staccato di circa nove punti il rivale Vincenzo Ceccarelli.

Chieti

A Chieti è stato eletto sindaco Legnini del centrosinistra, che ha superato Cristiano Sicari di circa cinque punti.

Lecco

A Lecco Boscagli, candidato del centrodestra, ha sopravanzato Mauro Gattinoni di circa quattro punti.

Macerata

A Macerata ha vinto Sandro Parcaroli: il candidato del centrodestra ha staccato Gianluca Tittarelli del centrosinistra di quasi otto punti.

Trani

A Trani Galiano ha battuto Angelo Guarriello, staccandolo di oltre due punti. Sono stati dunque confermate tutte le indicazioni del primo turno.

Non solo capoluoghi: il ballottaggio a Vigevano

I fari erano poi puntati anche su Vigevano (Pavia), il Comune più popoloso chiamato al voto in Lombardia: Furio Suvilla, appoggiato da Roberto Vannacci e capace al primo turno di raggiungere il 14,21 per cento (5 punti in più della Lega) aveva invitato i concittadini a votare scheda bianca o nulla al ballottaggio, che non l’ha visto protagonista. Ebbene, dopo un ribaltamento rispetto al primo turno Vigevano resta al centrodestra: il candidato di Forza Italia Paolo Previde Massara ha infatti prevalso su Rossella Buratti, sostenuta dall’intero campo largo, che l’aveva staccato di una decina di punti nel voto del 24-25 maggio.

Israele e Iran sospendono per il momento gli attacchi reciproci

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la sospensione delle operazioni militari contro Israele, minacciando però «attacchi più duri e devastanti» qualora lo Stato ebraico riprendesse i bombardamenti sul Libano. Poco dopo, anche Tel Aviv ha comunicato la sospensione dei raid sulla Repubblica Islamica, avvertendo però che l’IDF continuerà a colpire la roccaforte di Hezbollah a Beirut, Dahiyeh, se gli attacchi contro il nord di Israele dovessero proseguire. La tregua, durata 60 giorni e interrotta dagli ultimi raid reciproci, rischia insomma di essere davvero finita.

Netanyahu ha deciso di fermare gli attacchi dopo una telefonata con Trump

Tel Aviv ha deciso di fermare gli attacchi sull’Iran e dunque dopo una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu: i raid avrebbero dovuto avere una portata ben maggiore di quelli che si sono verificati durante l’interruzione della tregua, arrivata dopo 60 giorni di cessate il fuoco. Resta però la questione del Libano: l’emittente Al Araby riporta di nuovi raid aerei vicino alla città costiera di Tiro, nella parte meridionale del Paese dei cedri.

«Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia», ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, spiegando che Teheran non ha abbandonato né il campo di battaglia, né il tavolo dei negoziati.

Israele e Iran sospendono per il momento gli attacchi reciproci
Donald Trump (Ansa).

Trump: «Iran e Israele al lavoro per un cessate il fuoco immediato»

Secondo quanto scritto da Trump su Truth, l’Iran e Israele «stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato». Il presidente Usa ha aggiunto che «i negoziati finali sulla pace stanno procedendo, salvo interferenze dovute a ignoranza o stupidità». Il blocco navale statunitense dei porti navali iraniani resterà in vigore fino al raggiungimento di un’intesa definitiva, ha precisato Trump.

Il caso di Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia denunciato per violenza sessuale

Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare per le questioni regionali, è stato denunciato da una donna di 52 anni per violenza sessuale. Secondo il racconto di lei, riportato da Repubblica, i fatti si sarebbero verificati il 25 febbraio 2025 nell’ufficio di Silvestro in piazza a Roma, a pochi passi dal Senato. I due si erano incontrati lì per parlare di un possibile acquisto di vini (ndr lei è un agente di commercio di vini). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Silvestro: «Magari mi vuole estorcere qualcosa»

In un primo momento, il diretto interessato ha dichiarato a Repubblica di non ricordare «nulla del genere», insinuando che la donna possa averlo accusato per ottenere qualcosa e sminuendo anche il suo aspetto fisico: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… Uno può dire quello che vuole. Poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa. La signora so che va anche da altri senatori, per vendere il vino». Poi si è scusato: «Chiedo scusa per le parole che ho pronunciato nel corso di un colloquio telefonico con una giornalista di Repubblica. Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità. Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità». Ha detto comunque di non avere ricevuto nessun atto d’indagine e anche il suo avvocato, Roberto Guida, ha dichiarato che non gli risulta nessun procedimento penale aperto nei confronti del senatore.

La presunta vittima: «Dopo la violenza, anche il dileggio»

«Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo. Non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità», ha replicato la denunciante.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Francesco Gaetano Caltagirone, dopo la sconfitta della battaglia su Monte dei Paschi di Siena, si appresta a contare i soldi della plusvalenza grazie all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo d’accordo con Carlo Cimbri, Unipol e Bper, in risposta alla mossa di Bpm. E intanto che fa il costruttore-editore? Nel pomeriggio di martedì 9 giugno è in programma nella romana Villa Miani, a Monte Mario, la solita kermesse aziendale del suo gruppo, con l’Ingegnere in pole position pronto a dettare la linea ai suoi “scudieri” e a chi «deve ascoltare le sue parole». L’incontro è intitolato “Futuro Capitale – La Nuova Italia: Roma motore strategico del Sistema Paese”. Con Calta, «presidente de Il Messaggero» ci saranno, tra gli altri, Flavio Cattaneo, ad di Enel, Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri, Claudio Descalzi, ad di Eni, Fabrizio Palermo, ad e dg di Acea, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Certo, quel titolo “Futuro Capitale” suona molto simile al vannacciano Futuro Nazionale, ma almeno qui lasciamo stare il generalissimo…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cairo ringrazia Gualtieri e Onorato: cosa c’è dietro?

A destra è allarme rosso: i meloniani sfogliano le pagine capitoline del Corriere della Sera e trovano solo articoli elogiativi della giunta “de sinistra”. Perché accade? I maligni hanno subito la risposta pronta. Roma ormai è diventata la sede del gran finale del Giro d’Italia, che una volta si svolgeva a Milano. Dal 2023 la Capitale si è garantita la vetrina fissa dell’ultima tappa (in precedenza era successo, in via eccezionale, solo nel 1911, 1950, 2009 e 2018), versando nelle casse di Urbano Cairo 1,2 milioni di euro a stagione. Soldi che nel 2023 erano stati presi addirittura dal Pnrr, poi invece si è attinto a fondi ordinari del Comune, comunque pubblici. Il sindaco Roberto Gualtieri gongola, e pure l’assessore ai Grandi eventi Alessandro Onorato, che nelle pagine romane viene sempre lodato: anche nell’edizione di domenica 7 giugno, con tanto di foto. E poi c’è la marcia di avvicinamento all’evento del 12 giugno, quando Onorato riunirà tutti i suoi amici in vista del passaggio alla politica nazionale (la famosa quarta gamba centrista del campo largo, o anche “partito degli amministratori”).

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
L’intervista a Onorato sul Corriere.

Comunque le pagine del Corriere della Sera sono davvero da incorniciare, per merito del Giro d’Italia: «Il Giro come se fosse il concertone del Primo Maggio», si legge, «una marea rosa che aveva voglia solo di divertirsi e fare festa», «il trionfo del Giro si celebra a Roma per il quarto anno consecutivo mentre il quinto è già nel mirino», fino all’apoteosi, «i Campi Elisi parigini al confronto sono una strada di periferia». Il traffico diventa «un festoso ingorgo» (chiedetelo ai romani in coda), e poi «ha vinto il Giro, ha vinto Roma. Il binomio funziona», «il presidente di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, si è goduto una giornata da ricordare», «il sindaco non può che condividere le parole di Cairo», dato che la corsa «costruisce un rapporto di amore e passione con i romani», e il patron di Rcs sottolinea come «il Giro sia la più grande festa popolare italiana» che «coinvolge tutta Roma, dal centro storico a Ostia». Sì, proprio nel quartier generale di Onorato. Fino al dato “spannometrico”, che serve sempre a riempire gli articoli, sul fatto che il Giro fa «cascare sulla città 175 milioni». Evviva. «Che passione, aumenta ogni anno», dice Cairo, che ha sempre un occhio di riguardo al fatturato, quando registra un segno positivo.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cento anni di Tortorella con una (quasi) centenaria

Due giornate, lunedì 8 e martedì 9 giugno a Roma, per ricordare Aldo Tortorella nel centenario della nascita e anche la storia del comunismo italiano. Tortorella fu partigiano, dirigente nazionale del Pci, direttore de l’Unità e protagonista del dibattito politico e culturale italiano del secondo Novecento: il convegno si intitola “Passione politica e libertà – Aldo Tortorella a 100 anni dalla nascita” ed è promosso dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Enrico Berlinguer, dall’Associazione per il rinnovamento della sinistra e dalla rivista Critica Marxista. Sessioni dedicate alla sua esperienza nel Pci, alla direzione del giornale fondato da Gramsci, al rapporto con Berlinguer, alla crisi e alla trasformazione della sinistra italiana dopo il 1989 e ai principali nuclei della sua riflessione teorica, dall’idea di libertà al socialismo, dal razionalismo critico al rapporto tra politica, cultura e femminismo. Ci sarà anche Luciana Castellina, classe 1929, in un momento che si annuncia anche spiritoso, dato che il titolo è “Sei una pivla!…”, cioè come Tortorella definiva, con la sua “evve” moscia, la Castellina. E nei due giorni non mancheranno pause e buffet. Per ricordare che i comunisti si cibano come tutti gli altri, mica mangiano i bambini…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Scontro in Commissione Covid, le opposizioni abbandonano i lavori

È scontro, nella commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, sulle audizioni, a giudizio delle opposizioni «illegittime, se non addirittura illecite», svolte da soggetti estranei al Parlamento «attraverso discutibili deleghe». Nel mirino gli interrogatori di alcuni cittadini in un commissariato di polizia. Le accuse sono contenute in una lettera inviata dai capigruppo della minoranza ai presidenti di Camera e Senato e sono state respinte dal presidente della commissione Marco Lisei (Fratelli d’Italia), secondo cui «non è stato violato nulla».

Le opposizioni abbandonano i lavori

In una nota congiunta, i capigruppo di Pd, M5S, AVS e Italia Viva hanno scritto: «Siamo stati costretti ad abbandonare i lavori odierni della commissione d’inchiesta sul Covid, perché Fratelli d’Italia ha superato una linea rossa. Il presidente della commissione Lisei, senatore del partito della premier Meloni, ha delegato consulenti della commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia. Per questo motivo, ieri abbiamo inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo la sconvocazione dell’audizione di oggi, senza però ottenere risposta».

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros

Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano per accertamenti programmati dopo il malore che lo ha colpito al Roland Garros, con conseguente eliminazione al secondo turno dello Slam francese: l’intenzione del tennista numero uno al mondo è capire bene cosa gli è successo a Parigi nel match contro Juanma Cerundolo, dove era avanti due set e 5-1 nel terzo, prima del tracollo.

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros
Jannik Sinner (Ansa).

Fino al malore Sinner aveva giocato (e vinto) ininterrottamente da marzo

L’eliminazione al Roland Garros è avvenuta il 28 giugno: fino al colpo di calore che lo ha steso a Parigi, Sinner aveva giocando ininterrottamente da marzo, collezionando vittorie a Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid e Roma. Mercoledì 10 marzo riprenderà gli allenamenti a Monte Carlo e, come già annunciato, non giocherà nessun torneo sull’erba prima di Wimbledon.

Il cambio di programma di Sinner, che era atteso per i test al JMedical di Torino

Il fuoriclasse azzurro era atteso inizialmente a Torino al JMedical, il centro medico della Juventus a cui già in passato si era rivolto in altre occasioni. Poi il cambio di programma: relax al mare in Sardegna con la compagna Laila Hasanovic, in attesa degli accertamenti clinici riprogrammati a Milano.