Il trasloco era nell’aria da settimane e adesso è ufficiale: Milo Infante lascia la Rai per passare a Mediaset. Ad annunciare il divorzio è stata l’emittente pubblica, con un comunicato in cui ha reso noto di aver ricevuto la lettera di dimissioni. A stretto giro è arrivata la nota del Biscione: «Giornalista, autore e conduttore tra i professionisti più autorevoli e apprezzati della televisione italiana, Infante sarà da subito al lavoro con il vertice aziendale per sviluppare nuovi progetti editoriali e televisivi. Il giornalista avrà inoltre un ruolo di vertice nell’area dell’informazione del Gruppo, contribuendo alla definizione delle strategie e allo sviluppo dell’offerta news di Mediaset».
Infante era vicedirettore dell’Approfondimento Rai
Infante, che ha condotto con buoni ascolti il programma Ore 14, era vicedirettore dell’Approfondimento Rai. Ad attenderlo in Mediaset una striscia quotidiana oppure una prima serata d’approfondimento. Forse entrambe le cose. Potrebbe pure co-dirigere Videonews, affiancando Siria Magri. Ancora non ci sono certezze al riguardo. Queste le sue parole dopo l’ufficialità del cambio di casacca: «Ringrazio Pier Silvio Berlusconi per la fiducia e per l’opportunità di entrare a far parte di una rearà che rappresenta da sempre un punto di riferimento per la televisione italiana. Affronto questa sfida con entusiasmo, curiosità e con la voglia di mettere la mia esperienza al servizio di nuovi progetti e nuove idee».
Trump è vicino all’ordinare nuovi attacchi contro l’Iran. Lo ha detto lui stesso a Fox poche ore dopo che gli Stati Uniti hanno colpito basi militari e navali iraniane in risposta all’abbattimento, da parte di Teheran, di un elicottero Apache americano. Su Truth ha inoltre aggiunto che l’Iran sta impiegando «troppo tempo per negoziare un accordo» e «ora dovrà pagarne il prezzo». «L’esercito iraniano è un disastro totale e completo. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più, sono stati completamente sconfitti. L’Iran è tutto chiacchiere e niente fatti», ha aggiunto Trump.
L’uscita di Milo Infante dalla Rai era nell’aria, così come l’approdo a Mediaset. Mercoledì 10 giugno è arrivata l’ufficialità. L’azienda ha comunicato che si è conclusa la collaborazione professionale del 57enne conduttore di Ore 14, in seguito «alla sua lettera di dimissioni formalizzata questa mattina al capo del personale». «Nel ringraziarlo per l’attività svolta nel corso degli anni nelle strutture editoriali e produttive della Rai», prosegue il comunicato, «l’azienda gli rivolge i migliori auguri per il prosieguo del proprio percorso professionale». Alla base dello strappo ci sarebbero promesse non mantenute e il venire meno del rapporto di fiducia, nonostante i buoni ascolti del programma su Rai 2 in fascia pomeridiana e anche in prima serata. Dal canto suo la Rai avrebbe provato a giocarsi un’ultima carta economica per trattenere Infante (una volta esclusa la promozione a direttore a cui, si mormora, l’interessato mirava): portare il suo compenso a 240 mila euro con la possibile aggiunta di una quota variabile. L’offerta non è però bastata. Anche se qualcuno in Rai, si dice, tutto sommato ha tirato un sospiro di sollievo. Dunque Infante traslocherà a Cologno Monzese. Resta da capire dove e chi pagherà il prezzo del passaggio.
Gualtieri con Calta non guarda l’orologio
Roberto Gualtieri come sindaco di Roma ha tanto da fare. Ma quando c’è Francesco Gaetano Caltagirone non guarda l’orologio: nel pomeriggio di martedì 9 giugno è arrivato a Villa Miani per restarci fino a tarda sera, dopo la cena organizzata in occasione della kermesse del Messaggero. Risolvendo così anche il piccolo giallo sulla sua presenza, che inizialmente non era annunciata: Gualtieri voleva esserci. Seduto accanto ad Azzurra Caltagirone, la figlia che amministra i quotidiani del gruppo, a cominciare proprio dal Messaggero, il primo cittadino ha ascoltato il lungo pistolotto dell’Ingegnere, che ha sottolineato come lui, «da proprietario di cinque palazzi su via Barberini», solo di Imu paga «due milioni di euro sui sette che versa l’intera strada», e che vuole un ritorno di quell’importo in sicurezza, pulizia, decoro. «E pensare che non ha citato via del Tritone», dove c’è la sede del Messaggero, si è sentito dire in sala. Quando poi Calta ha chiesto più tasse sul turismo il sindaco ha annuito, tanto che poi nel suo discorso se ne è uscito ricordandosi del suo passato nel Pci, affermando, con una frase che non faceva parte dell’intervento, che «non è possibile che al Bulgari Hotel con la suite da 30 mila euro si paghino 10 euro di tassa di soggiorno come tutti gli altri». Gualtieri poi ha elogiato senza sosta Calta, per quello che fa, che pensa, che predice. In sala c’erano Raffaele Ranucci, Mauro Masi e Claudio Lotito (i due erano vicini, e tutti a spifferare: «Stanno parlando della Lazio»), poi è arrivato anche Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Presenti anche tutti i manager attesi, con protagonisti i big dell’energia, a cominciare da Flavio Cattaneo, numero uno di Enel, contentissimo anche perché nel giornale distribuito ai partecipanti c’era una pagina e mezza dedicata a Sabrina Ferilli, la sua dolce metà…
Le battute su De Mita alla riunione dei Ccd
Renzo Lusetti che racconta aneddoti su Ciriaco De Mita, tra Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci, Alfredo Antoniozzi e Roberto Sergio. Un amarcord targato Ccd, Centro cristiano democratico, al Circolo Canottieri Aniene, con protagonista Maurizio Talarico, il “re delle cravatte”, tra i fondatori del Ccd in Calabria. E tra chi proviene dalla regione calabrese ecco Pino Galati. Per Sergio qualcuno scommette un futuro in politica, dopo una vita passata alla Rai. Giampiero D’Alia ricorda la nomina a ministro nel governo di Enrico Letta, arrivando a Roma da Palermo, dove ricevette la telefonata, con la moglie che gli portò un vestito di flanella, caldissimo, tanto che «il sudore arrivò alle stelle». Alla fine, brindisi con torta dedicata al Ccd.
Del Fante cavaliere del calcio storico
Flavio Cobolli, il tennista, sarà il “Magnifico Messere” della finale del calcio storico del 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, patrono di Firenze. Ma la notizia che fa più gola in città è questa: per la semifinale del 13 giugno il “Magnifico Messere” sarà Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane. Il calcio storico, si dice a Firenze, «è una vecchia passione per Del Fante, coltivata per anni insieme a un suo amico di gioventù, Matteo Renzi».
Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane (foto Imagoeconomica).
Tutti alla corte di Massimo Caputi
Massimo Caputi, fedelissimo di Francesco Gaetano Caltagirone, si appresta “all’intronizzazione” a presidente di Federturismo Confindustria. Dopo aver partecipato alla kermesse aziendale di “Calta” a Villa Miani, Caputi sarà protagonista nella giornata di giovedì 11 giugno con l’assemblea pubblica 2026 di Federturismo in programma al Maxxi di Roma con l’evento “Nuovi turismi verso il 2030: Economia stellare per occupazione stabile, sostenibilità, sviluppo”. Presentissimo il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Quindi, un focus sulla “trasformazione del comparto” a industria in proiezione verso il 2030, con l’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e le riflessioni di Marina Lalli, presidente uscente di Federturismo. Via a un dibattito politico su “La partita politica della crescita”, con Antonio Misiani per il Pd, Gianluca Caramanna per Fratelli d’Italia, Deborah Bergamini per Forza Italia, Stefano Patuanelli per M5s, affiancati da Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti e il Turismo (che terrà banco anche la mattina nella sede confederale in viale dell’Astronomia). Interverrà poi il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sulla proiezione internazionale e l’attrattività del brand Italia. E i sindaci? Eccoli: da Napoli arriverà Gaetano Manfredi, anche nella veste di presidente Anci, da Catania giungerà Enrico Trantino, da L’Aquila ecco Pierluigi Biondi, da Firenze il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Imperdibile lo «sguardo globale» fornito da Manfredi Lefebvre d’Ovidio, presidente del World Travel & Tourism Council, e da Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea. Il percorso di Federturismo per lo sviluppo del sistema sarà quindi tracciato da Caputi, con la carica di nuovo presidente, mentre il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi illustrerà il quadro della futura azione governativa, e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini chiuderà l’assemblea.
L’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria lanciata da Intesa San Paolo sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena, com’era prevedibile, viene osservata con attenzione dalla stampa economico-finanziaria internazionale. Non solo perché viene visto come un passaggio destinato a incidere sugli equilibri del credito italiano, ma anche per le possibili implicazioni a livello europeo.
Il Financial Times scrive di «ultimo colpo di scena»
Il Financial Times definisce la mossa di Intesa Sanpaolo su Mps «l’ultimo colpo di scena» della lunga stagione di consolidamento del credito italiano, accogliendola favorevolmente. Il quotidiano britannico, che evidenzia anche il valore strategico delle partecipazioni detenute da Siena attraverso Mediobanca e Generali, sottolinea inoltre che il gruppo guidato da Carlo Messina diventerebbe il secondo istituto dell’Eurozona per capitalizzazione di mercato. Dell’offerta da oltre 30 miliardi di euro di Ca’ de Sass si è occupato anche The Banker, testata di proprietà del Ft.
Reuters: «Mossa che ridisegna la mappa finanziaria italiana»
L’agenzia di stampa britannica Reuters presenta l’opas come una mossa destinata a «ridisegnare la mappa finanziaria italiana», soffermandosi anche sulla dimensione europea dell’operazione e sul consolidamento del sistema bancario italiano, ormai entrato in una fase molto competitiva. Reuters rimarca poi l’intreccio di finanza, politica e potere industriale dietro il deal che coinvolge Mps, la banca più antica del mondo.
Frankfurter Allgemeine Zeitung cita le parole dell’ad Messina
Il tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung richiama la prospettiva della nascita della seconda maggiore banca dell’Eurozona riportando le parole di Messina, ceo di Intesa Sanpaolo: «Vogliamo diventare la UBS d’Italia».
Lo spagnolo El País si sofferma sul ruolo del governo Meloni
In Spagna, El País scrive di un’operazione che «scuote lo scacchiere bancario italiano», spiegando che la partita per Mps va ben oltre il perimetro bancario. Il controllo dell’istituto senese, infatti, offre un accesso indiretto a partecipazioni considerate strategiche. A corredo del pezzo una foto di Giorgia Meloni: El País evidenzia la volontà del governo italiano di mantenere una posizione neutrale.
Una sede di Mps (Imagoconomica).
Le Monde: «La nuova stagione del settore bancario italiano parte in tromba»
«La nuova stagione di consolidamento del settore bancario italiano è partita in tromba», scrive Le Monde. Secondo il quotidiano francese il risiko bancario ripropone anche il tema del ruolo dello Stato e degli interessi nazionali nell’assetto del sistema finanziario d’Italia.
Anche il Wsj inserisce l’opas nel più ampio processo di consolidamento bancario
Come le altre testate straniere, anche il Wall Street Journal inserisce l’opas nel più ampio processo di consolidamento bancario in Italia e in Europa, ricordando che l’offerta di Intesa Sanpaolo è stata una replica alla proposta di aggregazione avanzata da Bpm.
La Tangenziale di Napoli è ufficialmente la prima smart road del Paese, avendo ottenuto la certificazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018. Un riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente.
La definizione di smart road
Queste le tre caratteristiche che definiscono una smart road secondo la normativa:
monitoraggio del traffico, con sensori lungo tutta la rete che raccolgono dati sulla viabilità, utili all’operatore del centro di controllo per supportarlo nei processi decisionali relativi alla gestione attiva della mobilità;
monitoraggio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano dati meteorologici, condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, con l’obiettivo di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni che potrebbero causare a breve fenomeni come alluvioni, frane, etc. e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite;
comunicazioni ai viaggiatori e mobilità connessa.
Così vengono migliorate sicurezza e qualità del viaggio
L’infrastruttura smart road si basa su una rete diffusa di telecamere intelligenti, sensori e antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su flussi di traffico, velocità, eventi critici e condizioni di esercizio. Lungo i 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere, insieme a 15 portali di rilevamento, otto centraline metereologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuiti sull’intero percorso. Dispositivi che permettono di raccogliere i dati di traffico e di inviarli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra con ulteriori dati provenienti da fonti esterne e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. I sistemi rilevano infatti informazioni come posizione, direzione e velocità dei veicoli, restituendo agli automobilisti indicazioni aggiornate sulle condizioni della viabilità e contribuendo a migliorare sicurezza e qualità del viaggio.
Un salto verso la mobilità del futuro
Lungo la Tangenziale di Napoli sono operativi i servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Viene inoltre suggerita la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Uno dei risultati più significativi sulla rete è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la sua velocità in funzione delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un salto verso la mobilità del futuro, in cui infrastruttura e veicoli diventano insieme un sistema connesso. La certificazione come smart road non solo migliora la sicurezza e la gestione del traffico urbano ma, facendo della Tangenziale di Napoli la prima infrastruttura in Italia ufficialmente riconosciuta come tale, apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa.
È morto Stefano Addeo, il docente che a giugno del 2025 aveva augurato in un post social alla figlia di Giorgia Meloni di fare la stessa fine di Martina Carbonaro, uccisa pochi mesi prima ad Afragola dal fidanzato. Addeo, che insegnava in un istituto di Cicciano e aveva 66 anni, era ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale del Mare di Napoli dopo aver tentato il suicidio a maggio, lanciandosi da una finestra.
Era stato sospeso dall’insegnamento
Sospeso dall’insegnamento per il post contro Meloni e la figlia Ginevra, Addeo aveva già tentato il suicidio il 2 giugno 2025 ingerendo un mix di psicofarmaci, dopo essersi scusato per quanto scritto. In quel caso era stato salvato anche per aver inviato un messaggio alla preside del suo istituto. Ricoverato in ospedale, Addeo aveva spiegato di non aver retto a «tutto l’accanimento mediatico» che c’era stato nei suoi confronti e di essersi sentito «crocifisso» dall’opinione pubblica. A maggio il nuovo tentativo di suicidio, purtroppo (a distanza di mesi) riuscito.
È morta Patrizia Caselli, volto noto della tv degli Anni 80 e 90 sia in Rai che sulle emittenti private. Aveva 66 anni ed era malata da tempo. Nel 1994 aveva lasciato la televisione per seguire Bettino Craxi ad Hammamet: i due furono legati sentimentalmente per nove anni, fino alla morte dell’ex presidente del Consiglio avvenuta nel 2000.
La carriera e l’addio alla tv per seguire Craxi
Nata a Udine, Caselli aveva iniziato la carriera giovanissima tra pubblicità e cinema, lavorando anche con Nanni Loy. Come conduttrice si era fatta strada nelle emittenti locali lombarde, da Antennatre a Telealtomilanese, dove incontrò Walter Chiari con cui ebbe, oltre che un sodalizio lavorativo, anche una lunga relazione sentimentale. Negli stessi anni si era cimentata come cantante, incidendo alcuni 45 giri, e come attrice teatrale. Il debutto in Rai nel 1987 con Bella d’estate su Rai2. Seguirono Chi tiriamo in ballo?, Master 88 e La rete. Condusse anche l’antesignano de La Vita in diretta, ovvero il programma Detto fra noi. Nel 1994 abbandonò la carriera televisiva per seguire Craxi nel suo esilio in Tunisia, restando fino all’ultimo al fianco dell’ex segretario Partito Socialista Italiano.
La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice deciso dalla Fondazione che gestisce l’ente, contestando la decisione e ribadendo la volontà di proseguire regolarmente l’attività professionale prevista dal suo contratto decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030. A riportare la notizia è l’Adnkronos, che ha preso visione della lettera che la musicista ha inviato al teatro.
Provvedimento «nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio»
Secondo quanto si legge nella missiva, Venezi sarebbe venuta a conoscenza attraverso gli organi di stampa della comunicazione rilasciata il 26 aprile 2026 dal sovrintendente Nicola Colabianchi, relativa al’interruzione del rapporto di lavoro «per presunte e apodittiche dichiarazioni» da lei rese alla «stampa internazionale» che avrebbero «leso l’immagine della Fondazione». Nella comunicazione, i legali della direttrice d’orchestra hanno definito il provvedimento «nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio». La direttrice sostiene, inoltre, che le dichiarazioni contestate non siano state specificate e che le motivazioni addotte dalla Fondazione risultino generiche. Ha quindi manifestato la propria disponibilità a rispettare gli impegni contrattuali assunti, confermando l’intenzione di mettere a disposizione della Fondazione le proprie competenze artistiche e professionali e di svolgere tutte le attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie all’esecuzione dell’incarico.
Centinaia di manifestanti a volto coperto hanno incendiato case e automobili a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, dopo il brutale accoltellamento del 40enne Stephen Ogilvie compiuto da un rifugiato sudanese, ripreso in un video-choc che ha fatto il giro dei media e dei social. Polizia e autorità avevano lanciato ripetuti appelli alla calma, invano: numerosi i lanci di molotov e alcuni residenti sono stati persino evacuati da un edificio vicino al centro, che aveva preso fuoco durante i disordini. In alcune zone della città i manifestanti hanno ingaggiato scontri con la polizia e lanciato quello che è stato definito come un “pogrom” contro gli stranieri, prendendo di mira in particolare le famiglie di origine africana. Proteste anche in altre città nordirlandesi come Londonderry, Antrim, Newtownabbey, Ballymena e Bangor, sebbene in buona parte pacifiche.
— RTI OSINT (real time intelligence) (@RTI_imtel) June 9, 2026
L’accoltellamento in strada a Belfast: la vittima non è ancora fuori pericolo
L’accoltellamento è avvenuto verso le 22:30 di lunedì 8 maggio nella zona residenziale di Kinnaird Avenue, nella parte settentrionale di Belfast. Nel filmato si vede l’assalitore immobilizzare Ogilvie a terra per poi colpirlo ripetutamente con un coltello da cucina, in quello che il Daily Telegraph ha definito come un tentativo di decapitazione. Il rifugiato sudanese, per fortuna, è stato fermato da alcuni passanti: Ogilvie ha subito ferite in faccia e sulla schiena: versa ancora in gravissime condizioni e non è fuori pericolo. La polizia ha escludendo al momento il movente terroristico.
L’aggressore era arrivato in Irlanda del Nord all’inizio del 2023
L’aggressore, di cui non sono state rivelate le generalità né diffuse foto, ha 30 anni e non era noto alla polizia. Secondo quanto ricostruito, dalla Francia è arrivato (forse in aereo) in Irlanda e da Dublino ha preso un pullman diretto a Belfast, dove era arrivato il 10 febbraio 2023: al confine, in base a un accordo di lunga data tra i due Paesi, non ci sono stati controlli di documenti. Una volta arrivato in Irlanda del Nord (e dunque nel Regno Unito) aveva chiesto asilo, ottenendo lo status di rifugiato e un permesso di soggiorno valido fino al 2028. L’aggressore è stato incriminato per tentato omicidio, possesso in luogo pubblico di un oggetto con lama o punta e minacce di morte.
ROYAUME-UNI : Des émeutes éclatent ce soir à #Belfast, en Irlande du Nord, des maisons et des véhicules sont incendiés et des voitures de la police attaquées, lors de manifestations appelées par l'extrême droite après une tentative de décapitation en pleine rue, perpétrée par… pic.twitter.com/SN8kSnFh7M
— Infos Françaises (@InfosFrancaises) June 9, 2026
Farage accusa il governo: «Permessi di soggiorno come fossero caramelle»
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito «ripugnante» l’accoltellamento di Belfast, invocando la tolleranza zero per episodi di violenza come questi. Il segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Hilary Benn ha chiesto di evitare disordini, che avrebbero ripercussioni negative sulle comunità locali. La premier nordirlandese Michelle O’Neill ha condannato di disordini, puntando il dito contro «teppisti» e «delinquenti». Ma il grave fatto di cronaca è stato cavalcato da Nigel Farage, leader del partito di destra Reform UK, che fin da subito ha invocato di rivelare l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, arrivando a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi senza distinzioni e accusando il governo di concedere permessi «come fossero caramelle».
Il Regno Unito è ancora scosso dall’omicidio del 18enne Henry Nowak
L’accoltellamento di Belfast arriva in un Regno Unito già scosso dal caso di Henry Nowak, 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre a Southampton da un cittadino britannico di radici indiane sikh, Vickrum Digwa: il ragazzo, agonizzante, era stato ammanettato dai primi due agenti intervenuti sul posto, che si erano lasciati convincere dall’assassino di essere stato vittima di un’aggressione di stampo razzista.
La Nasa ha annunciato i nomi dei quattro astronauti che parteciperanno alla missione Artemis III, che servirà a testare una serie di manovre per il ritorno degli umani sulla Luna previsto nel 2028. Tra loro c’è anche l’italiano Luca Parmitano, nel ruolo di pilota. Gli altri sono gli specialisti statunitensi Andre Douglas e Frank Rubio e il comandante Randy Bresnik. Artemis III non porterà gli astronauti sulla Luna ma sarà organizzata intorno alla Terra in vista delle missioni Artemis IV e Artemis V che eseguiranno i test per l’allunaggio. Dovrebbe partire intorno alla metà del 2027 e durare per circa due settimane.
Our astronaut Luca Parmitano is assigned as pilot of NASA’s #ArtemisIII mission.
With Europe powering Orion with the European Service Module, this mission will test the critical operations preparing for humankind's return to the Moon.
«La mia base di lancio è stata il mio paese, l’Italia, che mi ha dato l’istruzione necessaria per arrivare a questa missione. L’Esa è stata la torre di lancio, che mi ha permesso di costruire relazioni e di esprimere tutto il mio potenziale. La Nasa è stata il razzo», ha detto Parmitano. L’astronauta ha 49 anni e in tutto ha trascorso 366 giorni nello spazio. Ha iniziato la sua carriera come pilota collaudatore ed è poi diventato colonnello dell’Aeronautica militare italiana. Oggi fa parte dell’Agenzia spaziale europea (Esa).
Louis Dassilva non è colpevole di avere ucciso Pierina Paganelli. È questo il verdetto arrivato nel cuore della notte, dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini: l’unico imputato per l’assassinio, che rischiava l’ergastolo e invece è stato assolto, è stato subito liberato dal carcere, dove si trovava da due anni.
Pierina Paganelli (Facebook).
L’omicidio e l’avvio delle indagini
Paganelli è stata uccisa il 3 ottobre 2023 con 29 accoltellate nell’androne del piano interrato tra il garage e le scale che portano negli appartamenti del condominio in via del Ciclamino 31 a Rimini. Il corpo di Paganelli fu rinvenuto dalla nuora Manuela Bianchi: nell’immediatezza si pensò all’ex marito, albergatore che però si trovava da mesi in Germania, e la pista venne subito abbandonata. La scena del crimine si presentava con il corpo di Paganelli adagiato su un giocattolo, i capelli bagnati e tirati indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata: non sembrava una vittima a caso. Le indagini si concentrarono allora sui vicini di casa: il figlio Giuliano Saponi e la moglie (la già citata Bianchi), Dassilva e la moglie Valeria Bartolucci. Frequentava inoltre la casa della vittima anche Loris Bianchi, figlio di Pierina che con la madre non aveva mai avuto un buon rapporto.
La relazione tra Dassilva e la nuora della vittima
Le indagini avevano fissato alle 22:13 l’orario certo dell’omicidio e portato alla luce la relazione extraconiugale tra Dassilva e Bianchi, nuora della vittima, con incontri proprio nel garage dove Paganelli era stata uccisa. Secondo l’accusa, l’ormai ex imputato avrebbe ucciso Pierina per impedire che rivelasse la relazione di cui ere venuta accidentalmente a conoscenza. Interrogata per tre giorni, nel corso dell’inchiesta Bianchi aveva confessato tra le lacrime – è stata anche indagata per favoreggiamento – di aver incontrato Dassilva in garage prima di scoprire il corpo di Pierina, aggiungendo che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia.
Manuela Bianchi.
La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Dassilva
La Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Dassilva, contestando una serie di aggravanti tra cui la premeditazione, crudeltà e futili motivi. L’impianto accusatorio si basava prevalentemente su una serie di indizi e sulle dichiarazioni rese da Bianchi durante un incidente probatorio. La difesa aveva invece sottolineato le lacune degli accertamenti degli inquirenti, tra cui la mancanza di analisi di possibili tracce in casa Bianchi e del padre, e invece avanzato l’ipotesi di piste alternative non esplorate, arrivando a paragonare il caso di Rimini all’indagine sul delitto di Garlasco.
Gli Stati Uniti hanno condotto diverse ondate di attacchi aerei contro l’Iran in risposta all’abbattimento di un elicottero Apache americano da parte di Teheran. Gli Usa hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell’Iran. In particolare, sono state colpite basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm.
Teheran: «Distrutti caccia F-35 e comando militare Usa in Giordania»
Intanto le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver attaccato una base statunitense in Giordania, in seguito ai raid aerei americani contro obiettivi iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. L’esercito iraniano, si legge in una dichiarazione pubblicata dai media statali, «ha preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense» ad Azraq in Giordania.
La metafora è abusata, ma continua a funzionare. Quando il sole scioglie la neve, tornano visibili cose che fino al giorno prima sembravano scomparse. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Montepaschi sta producendo qualcosa di simile nel capitalismo italiano, muovendo gli equilibri e al contempo rendendo visibili relazioni, convergenze e interessi che finora erano rimasti sullo sfondo.
Bpm è nel pool di banche che finanziano LMDV
Come spesso accade, il dettaglio più interessante arriva da una notizia apparentemente laterale. Repubblica ha raccontato che Banco Bpm è entrata nel pool di banche che finanziano Leonardo Maria Del Vecchio nell’operazione con cui il giovane imprenditore, da poco approdato anche all’editoria, punta a riacquistare le quote detenute da due dei suoi fratelli in Delfin. Nel gruppo dei finanziatori siedono già Unicredit e Crédit Agricole, che del resto è anche il principale azionista della stessa Bpm. Di per sé non ci sarebbe nulla di straordinario. Le banche da sempre finanziano gli imprenditori impegnati a ridefinire l’azionariato delle proprie società. Ma è quando si allarga lo sguardo che il quadro diventa più interessante.
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).
Gli incroci tra Mps, Bpm e Delfin
Basta tornare allo scorso aprile, al rinnovo degli organi sociali della banca senese, per accorgersi che molti dei protagonisti di oggi frequentavano già lo stesso tavolo. Allora la lista presentata dall’imprenditore Pierluigi Tortora (risultata poi vincente rispetto a quella del consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni) aveva proposto alla carica di ceo Luigi Lovaglio. La Holding PLT di Tortora risultava già beneficiaria di finanziamenti da parte di Mps. Il voto finale fece emergere che a quell’intesa avevano partecipato, oltre a Lovaglio e a PLT, anche Bpm e Delfin, la stessa Bpm che oggi è coinvolta nel riassetto azionario della cassaforte dei Del Vecchio. Se questo non basta a tratteggiare un patto occulto, è comunque sufficiente a delineare un quadro nitido: da un lato Bpm, titolare di circa il 3,8 per cento di Mps, ha sostenuto la candidatura di Lovaglio già pensando di invitarlo a nozze, come poi è successo domenica scorsa con la proposta di fusione. Dall’altro Bpm e Delfin, quest’ultima titolare di circa il 17,5 per cento di Mps, hanno trovato un ulteriore punto di convergenza nella partecipazione della banca guidata da Giuseppe Castagna al riassetto della stessa Delfin.
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).
Riassumendo. Castagna dialoga con Lovaglio, il quale trova il sostegno di Delfin (socio di riferimento di Montepaschi) e Banco Bpm che a sua volta finanzia Leonardo Maria. Sullo sfondo si muovono Crédit Agricole, Unicredit e gli altri protagonisti del grande risiko bancario. Più che una sequenza di episodi separati, sembra un sistema di relazioni che tende periodicamente a ricomporsi attorno agli stessi nomi. Non risulta che i soggetti coinvolti abbiano chiesto, come prevede l’articolo 22-bis del TUB, preventiva autorizzazione della Bce per la detenzione concertata di partecipazioni capaci di esercitare una notevole influenza. Né che l’accordo sia stato comunicato al mercato, con tutte le conseguenze del caso, inclusa la possibile applicazione della disciplina sull’Opa obbligatoria qualora la somma delle partecipazioni avesse superato il 25 per cento del capitale e vi fossero stati acquisti di azioni nell’anno precedente la stipula del patto.
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).
Milleri prigioniero dei vincoli imposti da Del Vecchio?
In questa storia compare inevitabilmente anche Francesco Milleri, chiamato a gestire una fase delicata per Delfin dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio. È difficile immaginare che un manager della sua esperienza non abbia valutato tutte le implicazioni degli assetti che si stavano formando. Così come è difficile pensare che i diversi protagonisti della vicenda non abbiano ben chiaro il disegno complessivo nel quale si muovono. Milleri, da manager esperto, deve aver percepito il rischio e verosimilmente cercato interlocuzioni anche con altri istituti di credito. Ma a quanto risulta è rimasto prigioniero dei vincoli imposti da Leonardo Maria, che mantiene i propri legami con i finanziamenti di Unicredit e Bpm ottenuti dando in pegno azioni Delfin. Il risultato è un intreccio complesso, una trama che, oltre a sfidare le norme, si presta al sospetto di un evidente conflitto di interessi.
I sindacati confederali di settore ferroviario hanno sospeso lo sciopero di 8 ore(dalle 9 alle 17) previsto l’11 giugno. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Al centro dell’agitazione annunciata e poi sospesa il bando per la messa in gara del servizio Intercity, che coinvolge circa 3 mila ferrovieri e che il Mit ha deciso di dividere in tre lotti. Resta invece confermato lo sciopero dalle 3 di giovedì 11 giugno alle 2 di venerdì 12 giugno, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base) «a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri». Così il Ministero dei Trasporti: «Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati».
Il rapporto tra Inps e mondo dell’editoria, da qualche anno, vive momenti di tensione. Da un lato l’Istituto nazionale di previdenza sociale, che dal 2022 ha anche assorbito l’Inpgi (l’ente previdenziale dei giornalisti), cerca di massimizzare le entrate con ispezioni frequenti nelle aziende, provando pure a ergersi a organizzazione di tutela di una professione, quella giornalistica, sempre meno sindacalizzata, con scarso potere contrattuale e dove ormai quasi nessuno ha il coraggio di denunciare situazioni poco chiare per timore di venire espulso dal sistema.
Il business è cambiato, le regole in parallelo no
Dall’altro, tuttavia, ci sono gli editori, che operano in un comparto in crisi strutturale da quasi 20 anni, dove il business, con l’avvento del digitale e dei grandi over the top, è completamente cambiato senza che le regole si siano però in parallelo adeguate: la definizione di collaboratore, di consulente, l’applicazione di questo o quel contratto giornalistico o poligrafico, creano zone d’ombra dove per le società e gli imprenditori, anche quando intendano agire correttamente, non è sempre facile muoversi.
Le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato
Giusto per citare qualche caso di cronaca: nel 2018 ci fu la vertenza Inps contro Repubblica–Espresso, con le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver ottenuto sia cig (Cassa integrazione e guadagno) sia prepensionamenti a favore di circa 80 dei propri dipendenti senza averne diritto.
La vecchia insegna di Repubblica a Roma (foto Ansa).
Poi, in epoca pandemia, l’Inps si è costituito parte civile nel processo contro la casa editrice Visibilia per i rimborsi Covid. Non è ovviamente colpa dell’Inps, ma in entrambi i casi i destini successivi dei poli editoriali non sono poi stati fortunatissimi.
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).
La questione del contratto: Fieg-Fnsi oppure Uspi?
Più di recente, ecco altre operazioni targate Inps che hanno sollevato dibattito. A febbraio del 2026, per esempio, dopo numerose ispezioni sono state comminate sanzioni per 4,5 milioni di euro a Citynews (editore dei quotidiani online Roma Today, Milano Today, eccetera) e per 3,5 milioni a Ciaopeople (Fanpage, eccetera) per una diatriba tutta interna alle associazioni di categoria e relativa all’applicazione, per i giornalisti, di un contratto Fieg–Fnsi (con remunerazioni più alte) oppure Uspi (con remunerazioni più basse di circa il 40 per cento).
Francesco Cancellato, direttore di Fanpage (foto Imagoeconomica).
Il rischio di dimezzamento delle redazioni
Prescindendo da chi ha torto e chi ha ragione, va constatato che un intervento di queste proporzioni su realtà come Citynews e Ciaopeople, che peraltro danno spazio al giornalismo e ai giornalisti a differenza di tante altre iniziative sul digitale, potrebbe avere come effetto proprio la riduzione dei posti di lavoro che si vorrebbero tutelare: si è parlato addirittura di un dimezzamento delle redazioni, dove oggi lavorano circa 500 addetti giornalistici, per far fronte a queste multe. I due editori stanno interloquendo con l’Inps, e per il momento non ci sono novità rispetto a quanto uscito a inizio anno.
Mediaset e il faro sui “collaboratori” di Videonews
Freschissima, invece, la notizia di una multa da 21 milioni di euro inflitta dall’Inps a Mediaset e anticipata sabato 6 giugno da Il Fatto Quotidiano. La questione riguarda una cinquantina di collaboratori dei programmi di informazione del Biscione che, in base alle accuse, lavorerebbero di fatto a Videonews come fossero dipendenti, pur essendo inquadrati come partite Iva o con contratti co.co.co.
Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato del gruppo MFE – MediaForEurope (foto Imagoeconomica).
Mediaset ha subito risposto, ribadendo che «non esistono casi di lavoratori sottopagati. I professionisti coinvolti sono lavoratori autonomi, non lavoratori dipendenti. Hanno svolto la loro attività sulla base di accordi liberamente sottoscritti e con compensi coerenti con il lavoro richiesto. L’Inps contesta il ruolo di alcuni collaboratori. L’azienda non condivide questa ricostruzione e ha già presentato ricorso. Il contenzioso non riguarda il livello dei compensi e non nasce da denunce o segnalazioni dei professionisti interessati. Mediaset conferma la correttezza del proprio operato e farà valere le proprie ragioni nelle sedi previste dalla legge».
Il rapporto Inps: gap retributivo e precarietà
Consulenti, collaboratori, redattori sotto mentite spoglie: confini labili che spesso si fatica a individuare con certezza. Ricordando, peraltro, che l’ultimo report dell’Inps su “Lo stato del giornalismo italiano” mostra come su 103.581 giornalisti iscritti all’Ordine dei giornalisti, nel 2023 solo 17.179 hanno versato contributi all’Inps, mentre 25.791 all’Inpgi.
Un giornalista freelance (foto Unsplash).
La retribuzione media dei giornalisti è di circa 59 mila euro, con un divario di genere (oltre che generazionale) significativo: gli uomini guadagnano in media il 16 per cento in più rispetto alle donne. Le pensioni mostrano una disparità ancora maggiore, con una media di 71 mila euro per gli uomini e 48 mila euro per le donne. Inoltre, il 70 per cento dei lavoratori autonomi guadagna meno di 25 mila euro all’anno, evidenziando una precarietà diffusa nel settore.
L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni e i sindacati rappresentativi del comparto Funzioni centrali (con la sola esclusione di Usb) hanno firmato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 di circa 205 mila dipendenti statali di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La struttura retributiva, articolata in tre scatti progressivi con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno del triennio, prevede un incremento medio complessivo a regime – dal primo gennaio 2027 – di circa 162 euro mensili lordi per 13 mensilità, con un massimo di 221 euro per l’area delle Elevate professionalità.
Le novità introdotte dal nuovo contratto
l contratto introduce per la prima volta nella contrattazione collettiva delle Funzioni centrali, un titolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale, con alcuni paletti all’uso dell’IA. Tra le altre innovazioni ci sono la regolamentazione contrattuale della figura del social media e digital manager; la soppressione del regime differenziato delle ferie per i neoassunti, l’introduzione del “patentino delle competenze” per rafforzare il sistema della formazione; il potenziamento delle tutele per le categorie più vulnerabili nel lavoro agile e da remoto. Il nuovo contratto include anche dei permessi per gli screening oncologici previsti dal Sistema sanitario nazionale per chi ha più di 50 anni.
Graziamaria Starace, assessora al Turismo della Regione Puglia, è indagata a causa di una presunta concussione che avrebbe messo in atto col sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti (che è anche presidente della provincia di Foggia), e a Vincenzo Ragno, dirigente dell’ufficio tecnico comunale della cittadina garganica.
Giuseppe Nobiletti (Imagoeconomica).
La denuncia dell’ex marito di Starace: cosa sarebbe successo
I fatti risalirebbero al periodo in cui Starace faceva parte della giunta di Nobiletti a Vieste, prima di essere chiamata da Antonio Decaro, attuale governatore della Puglia, a far parte della sua squadra. Il reato ipotizzato dalla procura di Foggia sarebbe stato commesso nel 2025 ai danni di Alessandro Corso, ex marito dell’attuale assessora regionale, il quale ha denunciato presunte pressioni per far revocare la concessione balneare a uno stabilimento di cui era tornato in possesso dopo la messa in regola e i relativi controlli eseguiti nell’ambito di una ricognizione disposta dagli uffici comunali sugli stabilimenti balneari. A quanto sembra le pressioni sarebbero state messe in atto per ritorsione rispetto ai mancati pagamenti degli alimenti all’ex moglie.
Graziamaria Starace (Imagoeconomica).
A dare notizia dell’iscrizione nel registro è stato Nobiletti, che si è detto sereno e fiducioso riguardo all’esito delle indagini: «La vicenda trae origine da un’ordinaria attività di controllo svolta nei confronti di un operatore economico condotta con gli stessi criteri e con la medesima uniformità applicati a tutti gli altri operatori, e conclusasi con la sola richiesta di adeguamento degli impianti alla normativa comunale. Si tratta di soggetto legato da uno stretto rapporto ad un assessore della mia giunta. Da quel controllo, privo di qualsiasi intento persecutorio e anzi rispettoso della parità di trattamento, è scaturita la denuncia dalla quale è derivato il procedimento». Nobiletti ha anche spiegato di aver revocato la delega assessorile all’assessore ai grandi eventi Gaetano Paglialonga, dopo aver appreso dagli atti giudiziari che quest’ultimo ha registrato di nascosto le loro conversazioni e quelle avute con esponenti della maggioranza.
Ursula von der Leyen ha presentato a Bruxelles il 21esimo pacchetto di sanzioni Ue nei confronti della Russia per l’invasione dell’Ucraina. Nel mirino dell’Unione europea servizi finanziari, cripto, commercio e pesca, oltre alla circolazione nell’Ue dei combattenti russi sul fronte ucraino. La Commissione Ue, ha spiegato inoltre Von der Leyen, è pronta ad aprire il primo cluster negoziale per l’adesione di Kyiv.
Si allunga l’elenco delle banche sottoposte a sanzioni
Il nuovo pacchetto di sanzioni Ue aggiungerà 31 banche russe all’elenco esistente delle istituzioni finanziarie colpite: verranno soggette a tutte le misure già previste per le altre, compreso il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e di effettuare transazioni. Il nuovo pacchetto include poi restrizioni sui servizi in criptovalute.
Nel mirino anche i metalli per aerospaziale e difesa
Ulteriori misure riguarderanno i metalli e le leghe utilizzati nei settori aerospaziale e della difesa, ha aggiunto Von der Leyen. Le sanzioni interesseranno anche i droni, con nuovi divieti all’esportazione di attrezzature di supporto a terra e di sistemi di disturbo (jamming) e di lancio. L’Ue introdurrà poi divieti sulle importazioni di componenti per auto.
Ursula von der Leyen (Ansa).
Le limitazioni per i prodotti ittici (e la Bielorussia)
Il pacchetto varato da Bruxelles include anche limiti sostanziali alle importazioni di alcuni prodotti ittici dalla Russia. Il merluzzo, ad esempio, sarà del tutto vietato. L’Ue, ha spiegato Von der Leyen, allineerà le restrizioni commerciali per la Bielorussia, in modo che il Paese guidato da Alexander Lukashenko (fidato alleato di Vladimir Putin) non possa fungere da porta d’accesso alternativa per il commercio russo.
Il nuovo pacchetto amplierà anche le restrizioni marittime
Il 21esimo pacchetto amplierà anche le restrizioni marittime, aggiungendo 30 navi all’elenco delle 632 imbarcazioni già sottoposte a sanzioni. Le nuove misure prenderanno di mira in modo specifico le navi che supportano le operazioni della flotta ombra di Mosca.
Vietato l’ingresso nell’Ue a chi ha combattuto in Ucraina
Infine, l’Ue non consentirà più l’ingresso sul suo territorio a chiunque abbia prestato servizio nelle forze armate russe dall’inizio della guerra in Ucraina. «L’Europa resterà off-limits per chiunque abbia partecipato all’invasione dell’Ucraina, semplice e chiaro», ha affermato Von der Leyen.
È stato arrestato in Egitto Tamer Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, la donna italiana condannata per adulterio da un tribunale del Cairo e bloccata nel Paese con la bimba di tre anni e mezzo. L’uomo, che da mesi la minaccia e la intimidisce, è stato condannato dalla magistratura italiana per reati compiuti in Italia, ma di recente è stato denunciato alla polizia egiziana dal console onorario d’Italia ad Hurgada per minacce e tentativo di aggressione. Secondo quanto si apprende, l’arresto sarebbe legato proprio a questo gesto. «Dovete darmi i soldi e dovete smetterla di comportarvi così. Datemi i soldi sennò ti faccio sparare alle gambe, finisci su una sedie a rotelle». Sarebbero queste le parole da lui pronunciate al viceconsolato onorario d’Italia a Hurghada, dove si era presentato insieme alla madre
Nessy condannata per aver violato l’esclusività sessuale del marito
Nessy Guerra è stata condannata in primo e secondo grado a sei mesi di carcere per aver violato «il diritto del marito all’esclusività sessuale sulla moglie» e aver «commesso adulterio con un uomo estraneo, intrattenendo con lui rapporti assimilabili a quelli coniugali e rapporti sessuali con il proprio consenso, durante la sussistenza del vincolo matrimoniale». Per i giudici e la legge egiziana diventa secondario che lei abbia sempre negato ogni relazione con il presunto amante.
Le giornate di Pier Ferdinando Casini sono frenetiche. Lunedì mattina ha cominciato con un funerale: nella romana piazza Ungheria, a San Roberto Bellarmino, era in programma l’ultimo saluto a Vania Protti Traxler, protagonista del mondo del cinema nel ruolo della distribuzione e che per decenni ha segnato la vita mondana della Capitale, e non solo, nell’appartamento situato a Palazzo Carandini, a due passi dal Quirinale, dove il vicino di casa si chiamava Gianni Agnelli. Vania Protti per anni aveva avuto una boutique a Riccione, dopo la fine del matrimonio con Teddy Reno (che l’11 luglio compie 100 anni) e prima di impalmare Manfredi Traxler, morto nel 2000 a 63 anni.
Manfredi Traxler con la moglie Vania Protti (foto Imagoeconomica).
E poi incontri vari fino alla giornata di martedì, tra la kermesse aziendale di Francesco Gaetano Caltagirone nel pomeriggio a Villa Miani e in serata una cena dove proprio Casini sarà protagonista assieme a Maurizio Talarico, nel Circolo Canottieri Aniene, con una riunione che metterà insieme i vecchi amici del Ccd, il Centro cristiano democratico fondato nel 1994 da esponenti della Democrazia cristiana che non volevano la svolta a sinistra del Partito popolare e poi confluito nel 2002 nell’Udc, l’Unione di Centro: attesi Lorenzo Cesa, Mario Baccini, Renzo Lusetti, Bruno Tabacci, Roberto Sergio, Gianfranco Rotondi, Giampiero D’Alia e molti altri ancora.
Il menù è per palati fini: prosciutto di Parma e melone, mozzarella di bufala campana, tagliolini con pesce spada e pomodori pachino, spigola al forno, millefoglie di patate al rosmarino, torta di millefoglie con fragole.
Il menù visionato da L43.
Mercoledì? Si comincia di mattina nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, dove è stata organizzata la presentazione del volume Vino & Turismo. Teoria e pratica dell’enoturismo in cantina, firmato da Donatella Cinelli Colombini, direttrice del Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo), e da Dario Stefano, presidente del Ceseo e già parlamentare. L’incontro è promosso proprio su iniziativa di Casini e vedrà la partecipazione di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura. Non mancherà Riccardo Cotarella, enologo dei vip. Cin cin…
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).
Zuppi contro il gioco d’azzardo: frecciata all’ambasciatore di Trump
Il cardinale Matteo Zuppi è pronto a lanciare la sua crociata contro il gioco d’azzardo, nella mattina di mercoledì. Il luogo? La sede di Roma dell’Associazione della stampa estera in Italia, a Palazzo Grazioli. Dove ci sono i giornalisti stranieri. Zuppi, che guida la Cei, la Conferenza episcopale italiana, esprime la linea di papa Leone XIV, americano, che sottotraccia ha ingaggiato una sua battaglia contro Donald Trump. E quindi contro l’ambasciatore americano a Roma, che si chiama Tilman Fertitta, che tra le sue attività più remunerative vanta proprio… il gioco d’azzardo. L’imprenditore texano di origine siciliana è proprietario della catena di casinò Golden Nugget, parte di un “impero” che comprende anche il gruppo di ristorazione Landry’s, numerosi marchi dell’hospitality e la squadra Nba degli Houston Rockets. Il miliardario Fertitta pochi giorni fa ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Caesars Entertainment per circa 5,7 miliardi di dollari, con “Fertitta Entertainment” pronta a pagare agli azionisti di Caesars 31 dollari per azione facendosi carico di circa 11,9 miliardi di dollari di debiti residui della società. E non mancano in Italia le voci di iniziative ideate per “legalizzare” i casinò, rendendo il mercato del gioco meno rigido. Casualmente, ora arriva Zuppi alla Stampa estera per «rimettere le persone al centro delle scelte politiche». Con il cardinale ci sarà il presidente del Forum delle Associazioni familiari Adriano Bordignon, il sociologo Maurizio Fiasco, la storica firma del quotidiano AvvenireToni Mira, più una tavola rotonda alla quale parteciperanno Stefano Vaccari del Partito democratico, Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia, Paola Boscaini di Forza Italia, Laura Cavandoli della Lega e Andrea Quartini del Movimento 5 stelle.
Fendi? Sfilerà in un museo, alla Gnamc di Roma
Roma sarà il palcoscenico della prima collezione couture autunno/inverno 2026-2027 di Fendi, firmata Maria Grazia Chiuri. La location resta al momento top secret, ma c’è una data confermata: giovedì 9 luglio. Top secret per tutti, non per Lettera43: il luogo scelto è la Gnamc, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, a Valle Giulia. Il museo guidato da Renata Cristina Mazzantini sarà il palcoscenico per la sfilata con protagonista Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, incarico che ricopre da ottobre 2025.
Davanti a Fini, Monda abbraccia Bocchino
Si chiamano “Conversazioni”, sono gli incontri che si svolgono a Roma nell’Hotel de Russie, nel giardino. Nella serata di lunedì c’erano Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti, con Antonio Monda a condurre le danze. Tra chi chiedeva a Fini di alzare la voce, ma senza ottenere successo, e le visibilissime presenze di Alessia Fabiani, Camilla Morabito e Francesca Lo Schiavo, il dibattito è andato avanti con l’ex capo di Alleanza nazionale che parlava di Brigate rosse e il sub-comandante Fausto impegnato a ripetere cosa era accaduto al G8 di Genova del 2001. In tutto questo contesto, Monda ha avuto il tempo di abbracciare Italo Bocchino, che poi durante l’incontro era impegnatissimo con il telefono cellulare. Meno male che c’era un potente ventilatore per combattere il caldo, a beneficio della “sora Lella”, ossia la moglie di Bertinotti…