Strage di Viareggio, Moretti si è costituito in carcere

Si è costituito in carcere Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Rigettando i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza dell’appello ter, nella serata del 25 giugno la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Moretti per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.

Moretti potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari

I giudici della Quarta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste della procura generale della Suprema Corte hanno inoltre confermato le condanne anche per altri 10 imputati tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto a schiena dritta, spero che non sia per troppo tempo. Per i manager è un precedente pericoloso», ha dichiarato Moretti. Vista l’età (ha 72 anni), potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri

Tramite una email inviata ai passeggeri, Trenitalia ha reso noto di aver subito un pesante attacco hacker da parte di «soggetti esterni non identificati», che sono riusciti a violare i sistemi informatici della principale compagnia ferroviaria italiana, ottenendo un accesso non autorizzato ai database legati ai titoli di viaggio. Come spiega Trenitalia, la lista delle informazioni potenzialmente finite nelle mani dei pirati informatici comprende dati anagrafici e identificativi, indirizzo e-mail e numero di telefono, dati di viaggio, estremi dei documenti d’identità. La comunicazione arriva all’indomani dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e, va detto, non è esattamente il migliore dei biglietti da visita per l’attuale ceo di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, dato favorito per prendere il suo posto.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri
Treno Frecciarossa (Imagoeconomica).

L’email inviata da Trenitalia

Questo il contenuto della email “Comunicazione di violazione dei dati personali ai sensi dell’art. 34 del Regolamento UE 679/2016”.

La informiamo che, a seguito di alcune verifiche, abbiamo rilevato un incidente di sicurezza informatica causato da soggetti esterni non identificati. Questo evento ha determinato un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali legati ai titoli di viaggio.
Per individuare con precisione i soggetti interessati potenzialmente coinvolti è stato necessario svolgere approfondite analisi tecniche e di sicurezza da parte delle nostre strutture IT. Queste verifiche hanno richiesto tempo, perché si è trattato di ricostruire nel dettaglio eventuali accessi impropri ai dati. Solo al termine di queste attività siamo stati in grado di identificare i clienti interessati e inviare questa comunicazione, come previsto dall’art. 34 del Regolamento (UE) 2016/679 e in conformità con le Linee guida EDPB n. 9/2022 versione 2.0 del 28 marzo 2023 (punti 86 e ss.).

Ci teniamo a rassicurarla su un punto importante: non sono stati coinvolti dati di accesso agli account, credenziali personali o informazioni relative ai pagamenti (come il numero della carta, la scadenza o il codice di sicurezza).
Le informazioni che La riguardano e che potrebbero essere state oggetto di accesso non autorizzato, qualora presenti sui nostri sistemi informatici in relazione al titolo di viaggio, rientrano nelle seguenti categorie di dati personali:

  • Dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero; nome e cognome dell’eventuale acquirente);
  • Dati di contatto (e-mail, numero di telefono);
  • Dati di viaggio (informazioni associate al titolo di viaggio, quali, a titolo esemplificativo, tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio);
  • Codice carta fedeltà, ove associato al titolo di viaggio;
  • Società/ Ente datore di lavoro;
  • Tipologia di offerta o servizio associata al titolo di viaggio e dati necessari a fruire di dette offerte;
  • Estremi documento d’identità;
  • Dati connessi alla generazione del titolo di viaggio.Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Abbiamo inoltre notificato l’accaduto all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali e allo CSIRT Italia, in conformità alla normativa vigente, e presentato denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Considerata la tipologia di dati coinvolti, potrebbe esserci il rischio che Lei riceva comunicazioni fraudolente o tentativi di contatto ingannevoli che fanno riferimento ai suoi viaggi. Per questo Le consigliamo di prestare particolare attenzione a eventuali messaggi sospetti, soprattutto se richiedono dati personali o finanziari o contengono link o allegati inattesi. In caso di dubbio, verifichi sempre l’affidabilità del mittente. Le ricordiamo inoltre che Trenitalia non la contatterà mai per chiederLe password o dati di pagamento. Per qualsiasi chiarimento, abbiamo attivato un servizio di assistenza dedicato: – può inviare una richiesta tramite il webform opzione “Privacy – Gestione dei dati personali”. La preghiamo di inserire nell’apposito campo il seguente codice di riferimento: C68NE#.

Amadeus lascia Warner Bros Discovery con due anni di anticipo

Amadeus dice addio a Warner Bros Discovery, dove era approdato nell’agosto del 2024 dopo aver lasciato la Rai, con due anni di anticipo. A dare la notizia è la stessa multinazionale attraverso una nota: «Warner Bros Discovery e Amadeus comunicano di aver raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del contratto che legava per altre due stagioni televisive la media company internazionale e il conduttore. Il percorso, avviato nel 2024, ha visto Amadeus impegnato nella realizzazione di diversi programmi andati in onda su Nove in prime time e nelle fascia dell’access prime time. Warner Bros. Discovery desidera ringraziare Amadeus per il lavoro svolto, per la professionalità dimostrata e per il valore profuso da lui e dalla sua squadra nella realizzazione dei progetti insieme al gruppo Warner Bros Discovery».

Amadeus: «Sono stati due anni intensi»

«Sono stati due anni intensi, ringrazio Alessandro Araimo (ndr l’amministratore delegato) per la stima, assolutamente reciproca, e faccio un grosso in bocca al lupo a tutto il gruppo Warner Bros Discovery per i progetti futuri», ha detto Amadeus.

Venezuela in ginocchio dopo il terremoto, 50 mila dispersi

È di almeno 235 morti e 4.300 feriti l’ultimo bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela e in particolare la zona costiera dello Stato de La Guaira, con due scosse ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5. Ma i numeri del bollettino sono inevitabilmente destinati a salire: i dispersi sono infatti circa 50 mila, come segnala la piattaforma online lanciata per rintracciare i cittadini di cui non si hanno notizie. Il Paese sudamericano è in ginocchio e, mentre si scava senza sosta tra le macerie, aumenta il timore di una catastrofe umanitaria.

A La Guaira crollati più di 100 edifici

Più di 100 gli edifici crollati nello Stato costiero di La Guaira, vicino Caracas. Lo ha riferito il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, spiegando che «sono più di 70 mila» le famiglie sfollate.

Tra i morti anche un italo-venezuelano

La Farnesina ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970 e con parenti in Italia, coinvolto nel crollo di un edificio proprio a La Guaira. Il Ministero degli Esteri stima che in Venezuela ci siano circa 170 mila titolari di passaporto italiano.

Aiuti e solidarietà da tutto il mondo

La comunità internazionale si è subito attivata in sostegno del Venezuela, fornendo squadre di soccorso e aiuti umanitari. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha confermato l’arrivo di squadre di soccorso dall’estero per rafforzare le operazioni di ricerca dei superstiti. L’Italia sta inviando un team di vigili del fuoco formato da 41 unità.

Trump: «Al fianco dei nostri nuovi amici»

«Gli Stati Uniti sono pronti, disponibili e pienamente in grado di aiutare! Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo al fianco dei nostri nuovi e grandi amici». Lo ha scritto Donald Trump su Truth. Gli Usa hanno revocato le sanzioni al Venezuela: in particolare Washington ha autorizzato transazioni verso il Paese sudamericano, a condizione che siano legate alle «operazioni di soccorso».

Carlo e Camilla lasciano Buckingham Palace

Re Carlo e la regina Camilla lasceranno Buckingham Palace e vivranno stabilmente nella vicina Clarence House. Lo rivela il rapporto finanziario della monarchia britannica. L’obiettivo è di aumentare l’accesso del pubblico nel palazzo reale poiché, quando il sovrano è in sede, le misure di sicurezza limitano il numero di persone e le aree di accesso ai visitatori. Buckingham Palace, che dal 1837 funge da residenza ufficiale del sovrano del Regno Unito ed è attualmente in ristrutturazione, continuerà a essere la sede amministrativa della monarchia britannica. Il portavoce della casa reale ha specificato che i sovrani continueranno ad avere accesso ad alcune stanze private all’interno del palazzo «dove potranno ritirarsi durante la giornata lavorativa» e che potrebbero essere utilizzate come «possibile residenza in futuro».

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Giorgio Gori è lì che osserva. In giro – dentro il Partito democratico, nel campo largo, tra le fila dell’opposizione – abbonda l’agitazione. Gente che se ne va, come Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Pina Picierno, sbattendo più o meno la porta. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo ha invece deciso di restare, almeno per ora. Anzi, sta persino meditando qualche passo in avanti. D’altronde prima o poi ci saranno le Primarie nel centrosinistra e il tema della candidatura riformista è ancora intatto.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Elly Schlein e, dietro di lei, un’immagine di Giorgio Gori (foto Imagoeconomica).

Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato

La quota demopopulista è già abbondantemente coperta, fra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Stefano Bonaccini è già passato armi, bagagli e occhiali a goccia nella maggioranza. Fra i riformisti superstiti si cerca dunque qualcuno che possa rappresentare l’area. Gori ci pensa. Studia il campo. Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato. Da una parte Schlein potrebbe dimostrare che così il pluralismo è rispettato: vedete?, anche Gori è libero di candidarsi, mica siamo in una caserma; dall’altra parte c’è invece Matteo Renzi che deve trovare un sostituto di Silvia Salis, visto che la sindaca di Genova si sente come Marco Palestra che ha preferito il Chelsea all’Inter, puntando direttamente al salto più in alto. Gori conosce entrambi i rischi, ma non disdegna pragmaticamente nessuno. Nemmeno il vecchio compagno di viaggio Renzi, di cui ricorda bene i limiti.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Da tempo si confronta regolarmente con le aziende

Lunedì 22 giugno è andato al convegno “L’Europa che vogliamo”, organizzato dalla delegazione del Pd al parlamento europeo per un confronto con il mondo delle imprese. Gori da tempo si confronta regolarmente con le aziende (un’attività che sembra voler scoprire per la prima volta anche la segretaria del Pd). Ora che il tema dei riformisti del Pd col malessere è finalmente entrato nell’agenda di Schlein, che ha pure fatto un mini tour tra i cattolici e si sta ponendo il problema di non far scappare Graziano Delrio, Gori sta trovando quantomeno qualcuno disposto ad ascoltarlo nella maggioranza del Pd.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Il mantra del Paese che non cresce per colpa del governo Meloni

L’ex sindaco di Bergamo ha già pronta, nel caso, la piattaforma. Sono mesi che ne parla nei convegni, a Bruxelles, con gli imprenditori. L’Italia, dice, è un Paese che non cresce, da più di tre anni – cioè da quando c’è il governo Meloni – la produzione industriale è in calo e la produttività è diminuita del 3 per cento. Senza crescita non si produce ricchezza, senza ricchezza non c’è niente da redistribuire e non si possono aumentare gli stipendi.

L’importanza di sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue

La crescita però da sola non basta, in un mondo sempre più insicuro, con guerre e autocrati pronti a sconvolgere abitudini, consumi, mercati. Per questo Gori sostiene che per l’Europa sia prezioso sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue e imprescindibile garantirsi, come europei, l’autodifesa, che peraltro non è gratis. «La risposta europea alla guerra avviata da Vladimir Putin è stata superiore alle aspettative, tanto per rapidità che per compattezza. Questo però non toglie che l’Europa si sia trovata impreparata ad affrontare un conflitto in casa propria», ha scritto qualche mese fa su Il Foglio.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori quando da sindaco di Bergamo issò la bandiera dell’Ucraina sul palazzo del Comune, il 24 febbraio 2022 (foto Ansa).

«Non solo: in un mondo in cui le relazioni internazionali sono tornate a misurarsi sul piano della forza, la capacità di deterrenza militare è una componente non rinunciabile». Dunque «è intuitivo che quanto più questa capacità di difesa e di deterrenza sarà sviluppata a livello sovranazionale, tanto più sarà efficace e tanto più si allontanerà il rischio che gli strumenti militari possano tornare ad alimentare una conflittualità interna, tra i Paesi dell’Ue».

Sperimenta altre forme di comunicazione, come i podcast

Gori ci tiene molto alla sua piattaforma e al suo stile, non esattamente da rottamatore. Uno stile che vorrebbe mantenere in caso di campagna elettorale per le Primarie. In questi mesi però ha cercato di sperimentare modalità diverse di comunicazione rispetto ai suoi standard più tradizionali, partecipando a podcast grazie ai quali agganciare un pubblico diverso. Il suo staff punterà ancora su questo tipo di format per veicolare le idee dell’ex sindaco di Bergamo.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro

Nei giorni del Mondiale di calcio 2026 si intercettano sui social molti commenti sulle telecronache della Rai. Qualcuno si lamenta di Giuseppe Galati, sconosciuto giornalista passato di botto dai match della Serie C italiana alle partite della Coppa del mondo, altri esaltano Stefano Bizzotto, voce puntuale e competente in grado di spaziare dal pallone ai tuffi dal trampolino, passando per l’hockey su ghiaccio. E allora è quasi inevitabile che si accenda una lampadina: chissà che fine ha fatto Paolo Petrecca, protagonista della sfortunata telecronaca Rai per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina di febbraio. Una performance talmente negativa da costringere il giornalista, che era anche direttore di RaiSport, alle dimissioni dall’incarico.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

La trasparenza amministrativa della Rai impone poi di segnalare pubblicamente i dipendenti con retribuzioni superiori ai 200 mila euro. Ed ecco, allora, che ci si imbatte in altri fenomeni interessanti.

L’ex vicedirettore di Rai News 24 che ora fa l’editorialista

Per esempio Diego Antonelli, ex vicedirettore di Rai News 24, che dal settembre 2023 ricopre l’incarico di «editorialista per la pagina sportiva di Rai News». Dunque dispensa le sue opinioni da una testata giornalistica che di sicuro non ha nello sport il suo piatto forte, avendone la Rai una ad hoc, RaiSport, che si occupa solo di quello impiegando 120 giornalisti. Il tutto per la modica cifra di 224.243 euro all’anno. Contributi preziosissimi.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Diego Antonelli.

La manager dell’infornata di Campo Dall’Orto sparita dai radar

Scorrendo gli elenchi pubblicati sul sito della Rai, si scovano altri dipendenti lautamente pagati per incarichi oscuri. C’è Antonella Di Lazzaro, manager dell’infornata di Antonio Campo Dall’Orto, rimasta in Rai pubblicità fino al 2025, e che dall’ottobre di quell’anno è un po’ caduta in disgrazia, essendo «alle dirette dipendenze del direttore relazioni internazionali e affari europei». Cosa farà? Boh. Ma lo fa comunque per 240 mila euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Antonella Di Lazzaro (foto Imagoeconomica).

Progetto interdirezionale di digitalizzazione… Cioè?

Roberta Enni, dopo aver diretto Rai 4, Rai Italia, Rai Premium, dal luglio 2022 è «alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato come referente per il progetto interdirezionale di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo aziendale». Avete capito? No? Comunque si mette in tasca 215.428 euro all’anno.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Roberta Enni (foto Imagoeconomica).

Un incarico alla direzione Rai per la Sostenibilità-Esg

Stefano Luppi nel maggio 2019 è stato nominato «direttore della direzione relazioni istituzionali». Però da ottobre 2021 a giugno 2022 è stato «vice direttore della direzione relazioni istituzionali», quindi è tornato indietro in modalità gambero. Poi da luglio 2022 è stato assegnato «alle dirette dipendenze della direzione Rai per la Sostenibilità-Esg, con l’incarico di seguire progetti per tecnologie sostenibili nella piattaforma satellitare Tivù, come vice direttore». Un enorme punto interrogativo che gli assicura 226.197 euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Stefano Luppi (foto Imagoeconomica).

Chi si è fatto una carriera sui vini

Ma il migliore di tutti è Rocco Tolfa, 67 anni, una vita al Tg2, dal 2018 alle dirette dipendenze del direttore del Tg2 come «curatore di rubriche», tra cui Tg2 Motori e soprattutto Tg2 Di-Vino. «Per Rai 2», scrive nel suo profilo sul sito della Rai, «è stato inoltre tra gli autori e i conduttori dei programmi Signori del Vino e In viaggio con Marcello, forte della sua competenza nel settore dell’enogastronomia. Al riguardo, ha ottenuto i diplomi di “Sommelier” con l’Ais, di “Executive Wine Master” con la Fis e di “Assaggiatore di vino” con l’Onav. Attualmente tiene seminari sui territori del vino presso la cattedra di “Enologia applicata” del corso di laurea “Tecnologie alimentari ed enologiche” dell’Università della Tuscia». Un grandissimo, questo Tolfa. Ah, dimenticavamo: 200.332 euro all’anno di stipendio Rai.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Rocco Tolfa (foto Imagoeconomica).

Doppio dito medio in diretta a Rai News 24, sospeso il conduttore Alessandro Baracchini

Alessandro Baracchini è stato sospeso dalla conduzione di Rai News 24 dopo il gesto del doppio dito medio in diretta, fatto il 19 giugno al termine dell’edizione del telegiornale delle 12. Il giornalista aveva cercato di bloccare la sigla per dare le ultime notizie, ma non aveva fatto in tempo. Così, pensando di non essere più in onda, aveva fatto il gestaccio rivolgendosi alla regia. Ma le telecamere, appunto, lo stavano ancora riprendendo. Rilanciato sui social, il video era subito diventato virale.

«Considerati anche i comunicati sindacali dei tecnici e il risalto avuto dalla vicenda su social e organi di stampa ritengo opportuno, anche a tutela dell’immagine della Testata e del collega, sospendere immediatamente dalla conduzione Alessandro Baracchini». È quanto si legge nel comunicato del direttore della testata, Federico Zurzolo, al Comitato di Redazione di Rai News 24.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Continua ad aggravarsi il bilancio dei due terremoti che in meno di un minuto hanno colpito il Venezuela. Le segnalazioni di persone disperse hanno superato quota 25 mila. I morti accertati sono 164 e i feriti quasi mille.

Online un sito per localizzare gli scomparsi del terremoto

Un gruppo di venezuelani ha aperto un sito internet (ww.desaparecidosterremotovenezuela.com) per aiutare le famiglie a rintracciare i propri cari dispersi dopo le violente scosse di terremoto, che hanno provocando anche gravi interruzioni delle comunicazioni. Il portale consente ai cittadini di segnalare parenti e amici con cui hanno perso i contatti e di comunicare quando una persona viene ritrovata sana e salva.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Il Fondo monetario internazionale stanzia 200 milioni

La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato che il Fondo monetario internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per «ricostruire infrastrutture, ospedali e le case di coloro che hanno perso la propria abitazione» e che sono state disposte linee di credito per coloro che a causa degli eventi sismici hanno perso la loro principale attività economica.

L’appello dell’ex presidente Maduro dagli Stati Uniti

In un messaggio diffuso sui social media da New York, dove è detenuto assieme alla moglie Cilia Flores in un carcere federale con accuse di narcotraffico e uso di armi, l’ex presidente Nicolas Maduro ha lanciato un appello all’unità nazionale, invocando anche «serenità e amore concreto» per «aiutare, proteggere, condividere, rialzare e ricostruire» dopo il terremoto: «Che nessuno resti solo, che ogni comunità si prenda cura dei propri bambini, dei propri anziani e dei propri malati e che tutti accompagnino il lavoro delle squadre di soccorso, della polizia, delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei lavoratori e dei volontari».

La Cassazione conferma la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi

I giudici della prima corte penale di Cassazione hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dall’avvocato difensore di Alessia Pifferi, rendendo pertanto definitiva la condanna a 24 anni inflitta nel processo di appello alla donna, che nel 2022 lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni.

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo, portando la condanna a 24 anni. Pifferi – tramite il suo legale – aveva fatto ricorso puntando a «una diversa quantificazione della pena e a una diversa qualificazione giuridica del fatto, ossia la morte in conseguenza di abbandono del minore». La procura generale di Milano chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche, sostenendo che «le condizioni psichiche dell’imputata non hanno minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere», dunque per una pena più severa.

La Francia intercetta una petroliera della flotta ombra russa al largo della Sicilia: i precedenti

La Francia ha intercettato una petroliera della flotta ombra russa mentre navigava al largo delle coste della Sicilia in violazione del diritto marittimo internazionale. Lo ha reso noto il presidente transalpino Emmanuel Macron, pubblicando sui social un video che mostra le forze speciali atterrare a bordo della petroliera Deliver da un elicottero e spiegando che l’operazione fa seguito a una simile messa in atto di recente dal Regno Unito.

Le operazioni condotte dalla Francia contro la flotta ombra russa

Dall’inizio del 2026, la Francia ha fermato diverse petroliere appartenenti alla flotta ombra russa, utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A gennaio è stata la volta della Grinch, partita da Murmansk e battente bandiera delle Isole Comore: dopo il fermo, la nave è stata ormeggiata nel porto di Marsiglia-Fos. A marzo è stata fermata la petroliera Deyna, bandiera del Mozambico e, come la Grinch salpata da Murmansk: dopo un mese è stata autorizzata a lasciare il porto di Marsiglia. Nello stesso mese, Francia e Belgio hanno condotto un’operazione congiunta che ha portato al sequestro della Boracay, poi portata nel porto belga di Zeebrugge. Il primo giugno le forze armate francesi hanno poi fermato nell’oceano Atlantico la petroliera Tagor, già sottoposta a sanzioni e sospettata di operare con documenti di bandiera irregolari. Macron ha citato il Regno Unito: le forze britanniche a metà giugno hanno intercettato la petroliera Smyrtos, battente bandiera del Camerun, mentre tentava di attraversare il Canale della Manica.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

Alla fine Stefano Antonio Donnarumma ha deragliato. Dopo un vertice col ministro dei Trasporti Matteo Salvini, si è dimesso dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Il passo indietro era concordato e, secondo fonti del Mit, l’obiettivo sarebbe far partire subito la “Fase 2”, chiusi gli obiettivi del Pnrr: la scelta del successore avverrà quindi all’interno del gruppo, e circola insistentemente il nome di Gianpiero Strisciuglio, attuale ad e direttore generale di Trenitalia. Mentre Giuseppe Inchingolo, ora a capo della comunicazione, è in ballo per la poltrona di vicedirettore generale.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

L’uscita di Donnarumma era nell’aria: al manager è mancato da sotto ai piedi il terreno dell’appoggio politico leghista, e non ha più voluto restare sulla graticola. A maggior ragione dopo le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Fs da parte di Caterina Belletti, arrivata alla presidenza di Fs International, e soprattutto di Tiziana De Luca, che era in quota Mef, vicecapa di gabinetto del ministro Giancarlo Giorgetti.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

A proposito, le frizioni tra Donnarumma e Giorgetti non erano certo mancate. C’era disaccordo sulla Rab (acronimo di Regulatory Asset Base), cioè il modello di finanziamento che deve attrarre capitali privati per sviluppare le grandi infrastrutture ferroviarie (come per esempio l’Alta Velocità): l’ad avrebbe aperto ai fondi esteri, Giorgetti assolutamente no. E ai più attenti non è sfuggito il duro intervento del ministro in conferenza stampa il 27 maggio, davanti all’ad: «Pensiamo a casa nostra! Guardo qui Donnarumma. Ma perché noi dobbiamo andare a cercare il fondo pensione canadese o australiano per le nostre infrastrutture, quando abbiamo i fondi pensione italiani? Perché nessuno parla di questo?».

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Stefano Donnarumma (Imagoeconomica).

Anche sui dossier principali non c’era intesa, per esempio sull’acquisizione del ramo ferroviario di Pizzarotti e di Firema. Con Donnarumma se ne vanno anche due big: il direttore finanziario Fabio Paris, dimissionario (lo attende Open Fiber) e il numero uno delle Risorse umane Gian Luca Orefice (futuro nella Difesa). Quale sarà la buonuscita dell’ad? Anche qui si è discusso: da contratto la cifra è intorno agli 1,5 milioni, ma il manager vorrebbe di più. Donnarumma, ex Acea e Terna, era arrivato nel gruppo nel giugno del 2024, voluto da Salvini. Le sue avventure nelle partecipate di Stato fin qui non sono state proprio fortunatissime.

Arianna sul vulcano

Arianna Meloni punta sul vulcano, l’Etna. Sarà un sabato infuocato quello in programma a Zafferana Etnea, in provincia di Catania, luoghi carissimi al presidente del Senato Ignazio La Russa: c’è la convention “Etna tricolore” promossa dai coordinamenti regionale e provinciale di Fratelli d’Italia. Ad aprire i lavori “sister Arianna”, capa della segreteria politica nazionale di FdI e ovviamente sorella della premier Giorgia. Interverranno, tra gli altri, Luca Sbardella, in qualità di commissario regionale di FdI Sicilia, ed Enrico Trantino, sindaco della Città Metropolitana di Catania ed erede di una storica dinastia della destra catanese. Sono attesi i commenti di ‘Gnazio…

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Arianna Meloni (Imagoeconomica).

Lega, una lacrima su Treviso

Altro che Una lacrima sul viso, la canzone di Bobby Solo, qui c’è una lacrima su Treviso. Niente da fare, nemmeno un appuntamento si riesce a tenere fissato tra i leghisti. Balla tutto. E così quello che doveva essere un incontro al vertice per mettere la parola fine alla guerra intestina nella Lega è saltato: il 4 e il 5 luglio nel Trevigiano era in programma una “cabina di regia”, ossia la riunione del tavolo dei territori della Lega, usando una terminologia che poteva essere cara a re Artù, ma anche ai Puffi. Tra Matteo Salvini e Luca Zaia (l’ex governatore poteva festeggiare il vertice nella sua zona, con tanto di prosecco per tutti) ormai regna l’incomunicabilità, come in un film di Michelangelo Antonioni. Intanto il partito annaspa, e Salvini si mette a chiedere l’esercito per presidiare le ferrovie: «Io militarizzerei le stazioni, altro che togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, fosse per me ci sarebbero su tutti i treni». In questo modo, dato che ha capito che il titolare del dicastero dell’Interno si chiama Matteo Piantedosi e resterà fino al termine della legislatura, Salvini vuole far arrabbiare il ministro della Difesa Guido Crosetto, punzecchiandolo sul tema della gestione dei militari italiani nelle città. Che poi Crosetto ha già i suoi problemi con il numero uno della Nato, Mark Rutte, ci manca solo il leghista a fargli aumentare il travaso di bile.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Matteo Salvini e Luca Zaia (foto Ansa).

Grafica Pride, scivolone e censura pure sul “recap”

Al ministero della Cultura a dar scandalo c’è sempre il direttore dell’Istituto centrale della grafica, cioè Fabio De Chirico. Prima ha provocato disastri politici per colpa del “Grafica Pride”, un evento dedicato ai temi dell’inclusione e dei diritti LGBTQIA+ andato in scena venerdì 19 giugno, il giorno prima del Roma Pride. La locandina dell’evento aveva i colori dell’arcobaleno sulla Fontana di Trevi (che tra l’altro non è statale, ma comunale) e in effetti doveva esserci una proiezione di quei colori sulla facciata. Che poi però non è mai avvenuta, dopo aver scatenato le proteste dei “pro-vita” di Massimo Gandolfini e aperture pesantissime (e che strizzavano l’occhio agli omofobi, tanto per gradire) in prima pagina del quotidiano La Verità.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

De Chirico poi ha messo di nuovo in seria difficoltà il suo “nume tutelare” ministeriale Massimo Osanna, che guida i musei. Ha infatti pensato bene di pubblicare, a evento avvenuto, un “recap” della serata sul sito dell’Istituto, composto dalle immagini delle attività ospitate nella sede museale, con tanto di personale dedicato alla bisogna. Inutile dire che quella specie di “bignami” è durato solo l’espace d’un matin, anzi nemmeno, ed è stato fatto sparire tutto, per non lasciare più tracce di una manifestazione tanto controversa. Anno 2026, al governo di destra fanno ancora così tanto paura i diritti LGBTQIA+

Tajani a Farmindustria. Con tanti ombrelli…

Antonio Tajani, Adolfo Urso, Anna Maria Bernini e ovviamente Orazio Schillaci: sono andati tutti all’assemblea pubblica 2026 di Farmindustria, dedicata a “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”, dove è stato messo al centro il ruolo della farmaceutica italiana nel nuovo scenario globale. Nella romana via della Conciliazione una giornata caldissima: e nessuno ha ancora capito perché a ogni assemblea di Farmindustria, in pieno giugno, con un sole che spacca le pietre e un clima da savana, all’uscita viene sempre regalato un ombrello brandizzato. Addirittura c’è chi se ne è portati via tre, andando via dall’evento…

De Martino e Gerry Scotti per Simona Agnes

La serata romana va in scena giovedì 25 giugno, ma andrà in onda sulla Rai il 3 luglio: per il premio Biagio Agnes si sono mobilitati in tanti nel servizio pubblico radiotelevisivo pur di accontentare Simona Agnes, da anni pretendente al trono di presidente della Rai ma puntualmente respinta al punto di partenza, ossia il ruolo di semplice consigliere d’amministrazione. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi parla di «una grande festa del giornalismo e della televisione»: premiati e ospiti dovrebbero anche segnare una sorta di “pax televisiva” tra Rai e Mediaset. E così via alle presenze di Stefano De Martino e Gerry Scotti, più Lino Banfi, in una kermesse che bloccherà il centro storico romano, dato che si svolgerà in piazza di Spagna.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina

Si è aperta a Danzica la nuova Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Presenti i leader di Polonia, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Romania e Svezia, assieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Manca però il leader maggiormente interessato dai lavori, ovvero il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dato forfait a causa della crisi diplomatica aperta con Varsavia. A guidare la delegazione ucraina è la premier Yuliia Svyrydenko.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
I leader presenti alla conferenza di Danzica (Ansa).

La decisione di Zelensky che ha portato allo scontro con Varsavia

La querelle sull’asse Kyiv-Varsavia, culminata nello scontro aperto tra Zelensky e l’omologo polacco Karol Nawrocki, è iniziata il 26 maggio quando il capo della Bankova ha annunciato la decisione di intitolare un’unità d’élite dell’esercito ucraino agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera.

I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale

Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica assieme alle SS Galizien. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Migliaia di ucraini furono uccisi in seguito come rappresaglia dall’Armia Krajowa, ovvero il principale movimento armato polacco dell’epoca.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Karol Nawrocki (Ansa).

La Polonia ha revocato a Zelensky la più alta onorificenza di Stato

Nawrocki ha parlato di «decisione critica» da parte di Zelensky, accusando il leader ucraino di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione». Poi il 29 giugno ha reso noto che avrebbe cercato di revocare a Zelensky la più alta onorificenza di Stato polacca, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dall’ex presidente Andrzej Duda. La revoca è poi effettivamente arrivata il 19 giugno. Il giorno successivo Zelensky ha annunciato di aver rispedito la medaglia a Varsavia per posta.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Von der Leyen annuncia l’erogazione della prima tranche dei prestiti Ue

Nel suo intervento alla conferenza di Danzica, Von der Leyen ha annunciato l’erogazione della prima tranche del prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. «Oggi trasferiamo oltre 3 miliardi di euro in assistenza macrofinanziaria. Nei prossimi giorni inizieremo a erogare la prima tranche dei 6 miliardi di euro destinati alla produzione di droni. Questa è la solidarietà in azione. Dimostra che il sostegno dell’Europa all’Ucraina è destinato a durare».

La fantozziana devozione di Rutte a Trump è figlia di un lucido cinismo?

Sembra sia la cosa più facile, e quindi perfino un po’ crudele, come sparare sulla Croce Rossa. Delle tante prerogative dell’ineffabile Mark Rutte, segretario generale della Nato, la sua fantozziana devozione a Donald Trump lascia basiti anche gli estimatori (pochi, per la verità) del personaggio. Occorre anche dire che l’ex premier olandese fa di tutto per dare quest’immagine di sé, persino troppo. Tanto che viene il dubbio: ma è l’adulazione figlia di un’indole compiacente di natura oppure dietro quei modi affettati e servili c’è del calcolo?

Quel daddy sussurrato all’Aja e i messaggini resi pubblici

Il contesto, certo, è molto imbarazzante: sms al suo idolo d’oltreoceano in maiuscolo dove gli annuncia che l’Europa pagherà in modo GIGANTESCO, e sarà una sua vittoria, quel daddy, papino, sussurrato all’Aja mentre l’inquilino della Casa Bianca liquidava la guerra tra Israele e Iran come una rissa da cortile, il messaggio chiuso con un «non vedo l’ora di vederti, tuo Mark» che Trump si è premurato di rendere pubblico col sadico intento di sputtanarlo.

Ma fermarsi al ridicolo sarebbe un errore di valutazione. Perché Fantozzi era una vittima dell’amministratore delegato. Rutte invece è l’amministratore delegato. La differenza non è da poco. Nella testa dell’olandese la Nato è una società per azioni, e in questa società c’è un socio di maggioranza che detiene un pacchetto così schiacciante da poter chiudere baracca quando vuole. Gli altri 31 sono soci di minoranza con al massimo il diritto di lamentela e nient’altro. Rutte questo lo ha capito prima e meglio di ogni suo predecessore: per conservare la poltrona di ad non deve amministrare l’azienda a vantaggio di tutti i soci, ma compiacerne uno solo.

La notizia bomba sulle basi italiane era un messaggio per il padrone

Da qui l’uscita proditoria di martedì sera su Fox News, la rete di riferimento che Trump guarda come uno specchio che riflette la sua immagine. Cinquecento aerei americani (sembra un’iperbole), ha detto Rutte, sarebbero decollati dalle basi italiane per sostenere l’operazione Epic Fury contro l’Iran. Notizia bomba, smentita a stretto giro da Roma dopo l’iniziale sconcerto di Giorgia Meloni che sin qui con l’olandese era tutta baci e abbracci. Il punto in questione però non era il dato in sé, ma il destinatario. Rutte non parlava agli italiani, né agli alleati: parlava a @realDonaldTrump per convincerlo che il Paese che ha preso di mira nelle due ultime uscite paga ancora il suo pegno di fedeltà all’Alleanza, e dunque al suo padrone.

La fantozziana devozione di Rutte a Trump è figlia di un lucido cinismo?
Giorgia Meloni e Mark Rutte (foto Ansa).

Per Rutte ogni minaccia è insieme una condanna e una salvezza

Ha già ritirato 5 mila uomini dalla Germania dopo le critiche del cancelliere Friedrich Merz, ha lasciato che il suo ministro della guerra Pete Hegseth desse degli «ignobili» agli alleati riuniti a Bruxelles, ha rimesso sul tavolo un’infinità di volte la possibilità di addio all’Alleanza. Ma per Rutte ogni minaccia è insieme una condanna e una salvezza, in una sorta di tacito patto col suo padrone.

La fantozziana devozione di Rutte a Trump è figlia di un lucido cinismo?
Mark Rutte nello Studio Ovale della Casa Bianca con Donald Trump (foto Ansa).

Trump tiene in pugno la Nato la quale, finché esiste, tiene Rutte lontano dall’Aja, in una sorta di equilibrio del terrore formato aziendale. Il giorno in cui il presidente americano dovesse dare seguito alle sue minacce di abbandonare l’organizzazione al suo destino, la poltrona di Rutte si svuoterebbe di senso e lui tornerebbe a casa a guardare i mulini a vento. Non però con il piglio del Don Chisciotte, che vi si scagliava contro per difendere un’idea. Esattamente l’opposto di ciò che Rutte, calcolatrice alla mano, ha scelto di essere.

Deputati di FnV via dalla Camera durante la cerimonia per gli 80 anni dalla Costituente

Una delegazione dei deputati di Futuro Nazionale ha lasciato la Camera, dove erano in corso le celebrazioni dell’80esimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente, per partecipare al sit-in organizzato dal partito per denunciare una presunta censura della Rai nei loro confronti.  Lo ha spiegato Edoardo Ziello, deputato che a febbraio ha lasciato la Lega per passare al partito fondato da Roberto Vannacci. Oltre a Ziello hanno lasciato Montecitorio anche Rossano Sasso e Domenico Furgiuele, mentre Emanuele Pozzolo si trova a Torino per impegni di partito.

Deputati di FnV via dalla Camera durante la cerimonia per gli 80 anni dalla Costituente
Rossano Sasso e Edoardo Ziello (Imagoeconomica).

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo

Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran

All’indomani della risoluzione approvata dal Senato che punta a limitare i poteri del presidente in materia di guerra, la Casa Bianca ha chiesto ai parlamentari di approvare lo stanziamento di 87,6 miliardi di dollari, destinati principalmente a «esigenze urgenti connesse all’operazione Epic Fury» contro l’Iran. Si tratta, nei fatti, di un gesto di sfida di Donald Trump a Capitol Hill: il tycoon aveva definito «inopportuna e inutile» la risoluzione, approvata peraltro con voto bipartisan.

Trump sfida il Congresso: chiesti 67 miliardi di dollari per la guerra all’Iran
Donald Trump (Ansa).

La maggior parte del pacchetto andrebbe al Pentagono

La maggior parte del pacchetto – 67 miliardi di dollari – andrebbe al Dipartimento della Difesa (o meglio della Guerra): in particolare, 21 miliardi verrebbero spesi per nuove munizioni, 17,3 per coprire costi operativi e 12,1 per programmi classificati, ha spiegato la Casa Bianca nella richiesta trasmessa dal direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio Russell Vought allo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson. La richiesta include poi circa 300 milioni di dollari per rafforzare la sicurezza delle ambasciate e delle sedi diplomatiche statunitensi in Medio Oriente e Asia meridionale. Le restanti risorse chieste dall’Amministrazione Trump non verrebbero destinate al Pentagono: la richiesta prevede 11 miliardi di dollari per aiutare gli agricoltori statunitensi, 1,4 per contrastare l’epidemia di Ebola nell’Africa centrale e 768 milioni di dollari per il Dipartimento dell’Energia, destinati soprattutto alla sicurezza nucleare e alle attività della National Nuclear Security Administration.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo

Si tiene oggi ad Antibes il 36esimo vertice intergovernativo tra Francia e Italia, il primo da quello di Napoli di febbraio 2020 e anche del primo vertice in questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Non solo: di fatto, in Costa Azzurra si svolgerà anche il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Sul tavolo del summit, che arriva dopo il G7 di Evian e in una fase particolarmente intensa dell’agenda internazionale, ci sono difesa, spazio, energia e infrastrutture, accordi commerciali e, ovviamente, Ucraina e Medio Oriente.

Al via il vertice intergovernativo Francia-Italia: i temi sul tavolo
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni al G7 di Borgo Egnazia nel 2024 (Ansa).

Sul tavolo progetti congiunti, commercio e crisi internazionali

Come sottolineano fonti governative, il vertice «consentirà di definire gli indirizzi politici della cooperazione bilaterale e di fare il punto sull’avanzamento dei principali progetti congiunti nei settori della difesa, dello spazio, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’energia, della ricerca, della cultura e dell’agricoltura». Tra gli obiettivi del summit di Antibes anche il potenziamento delle relazioni commerciali, che sono già eccellenti. Nel 2025, l’interscambio commerciale tra i due Stati ha raggiunto i 112,3 miliardi di euro, con la Francia che si è confermata il secondo partner dell’Italia per volume di scambi dopo la Germania. Sul piano europeo, il confronto riguarderà – tra le altre cose – il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale e il governo dei flussi migratori dell’Ue. Sul fronte internazionale, Meloni e Macron discuteranno dei principali scenari di crisi a partire dai più recenti sviluppi in Ucraina e in Medio Oriente, con particolare attenzione all’accordo tra Stati Uniti e Iran e agli scenari post-Unifil in Libano.

Il programma della giornata e i ministri che partecipano per l’Italia

Il programma della giornata prevede una visita di Meloni e Macron al Museo Picasso di Antibes. I lavori proseguiranno poi a Villa Eilenroc, dove i due leader si riuniranno con le rispettive delegazioni. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, sessioni ministeriali e una visita alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space a Cannes. Per l’Italia sono presenti i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Adofo Urso, Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Anna Maria Bernini e Alessandro Giuli, nonché il viceministro Edoardo Rixi. Al termine dell’incontro si svolgeranno dichiarazioni alla stampa e verrà adottata una Dichiarazione congiunta che individuerà le priorità condivise della cooperazione italo-francese per i prossimi anni.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti

Due violente scosse di terremoto di magnitudo 7,2 e 7,5 hanno colpito il Venezuela nella notte, a breve distanza una dall’altra, provocando il crollo di centinaia di edifici. Il primo bilancio parla di 32 vittime, ma se ne temono molti di più. Almeno 700 i feriti. Gravemente danneggiato l’aeroporto internazionale di Caracas, che ha sospeso i voli.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Macerie dopo le scosse di terremoto in Venezuela (Ansa).

Le due scosse a 40 secondi di distanza

Quello avvenuto nella notte è stato il sisma in Venezuela più violento negli ultimi 126 anni: le scosse si sono sentite fino a oltre 160 chilometri dall’epicentro nello Stato di Yaracuy, ai confini con la Colombia. La prima si è verificata nell’area di San Felipe appena passate le ore 18 locali. Dopo appena 40 secondi la seconda scossa, registrata a 23 chilometri a sudest di Yumare, in un’area che ospita nel più grandi raffinerie del Venezuela. A rendere le conseguenze di questo terremoto ancora più gravi la bassa profondità dell’epicentro, appena 10 chilometri sotto il suolo. Inoltre nel Paese sono tantissimi gli edifici costruiti senza alcuna osservanza delle norme antisismiche.

Venezuela, doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5: decine di morti
Soccorsi dopo il terremoto in Venezuela (Ansa).

Dichiarato lo stato di emergenza

«La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il primo messaggio ora è mantenere l’unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro». Lo ha detto la presidente ad interim Delcy Rodriguez, dichiarando lo stato di emergenza e ringraziando «i governi che si sono offerti per dare aiuto: Usa, Cuba, Gb, Brasile Messico, Onu». Si sono attivati anche Ecuador, Panama e El Salvador.

Tajani: «Non risultano vittime italiane»

«Gli italiani in Venezuela che sono registrati con la nostra Unità di crisi, con il sistema Viaggiare Sicuri, sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E poi: «L’Italia e l’Europa aiuteranno il Venezuela: ho detto alla presidente che il governo valuterà il tipo di sostegno immediato che si può offrire e che sosterrà con l’Unione europea la richiesta di attivare il meccanismo di Protezione civile».

Rientrato l’allarme tsunami

I centri di allerta tsunami statunitensi hanno dichiarato che non sussiste più alcuna minaccia di maremoto a seguito del sisma in Venezuela. Un precedente avviso, emesso dopo le due forti scosse, aveva messo in guardia sulla possibilità di onde per le coste entro 300 chilometri dall’epicentro, così come per Porto Rico e le Isole Vergini.

Trump insiste: «Deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia»

Il presidente americano Donald Trump insiste nel sottolineare di essere rimasto deluso da Italia, Regno Unito, Germania e Francia e da altri alleati della Nato. «Ci hanno mollato, sarebbe stato carino se avessero offerto il loro aiuto. Un altro presidente non avrebbe incontrato Rutte», ha aggiunto in un incontro allo Studio Ovale con il segretario generale della Nato. Mark Rutte aveva affermato, in un’intervista a Fox News, che almeno 500 aerei statunitensi erano decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione americana Epic Fury contro l’Iran. «Un numero enorme di voli». Parole che fanno fatto riaprire il dibattito sull’uso delle basi Usa in Italia e sulle regole bilaterali che ne governano i limiti. L’accusa del tycoon si concentra da giorni proprio sullo scarso impegno di Roma nel supportare la guerra americana contro il regime degli Ayatollah. Immediata la reazione dell’opposizione, che ha chiesto compatta che il governo riferisca in aula per spiegare cosa sia affettivamente successo.