Slitta l’approdo alla Camera della legge elettorale

Il seguito dell’esame della nuova legge elettorale alla Camera è slittato al 14 luglio. È quanto viene riferito al termine della conferenza dei capigruppo a Montecitorio. La riunione era stata convocata proprio sul timing del testo, approdato il 26 giugno in Aula per la discussione generale: in base al calendario della Camera era stato ipotizzato che le votazioni potessero nel vivo dalla prossima settimana. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale è fissato per lunedì 6 luglio.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile

Dalla tradizione agricola all’innovazione tecnologica, passando per il benessere animale e l’economia circolare. È questa la visione che anima Fagianeria, il nuovo progetto di Cirio Agricola, realtà che con quasi un secolo di storia rappresenta oggi la più grande stalla d’Italia e un punto di riferimento nella produzione lattiero-casearia nazionale. Il nome Fagianeria richiama un luogo ricco di storia, vale a dire il territorio in cui, nel 1753, l’architetto Luigi Vanvitelli progettò un casino di caccia destinato all’allevamento dei fagiani. Oggi quel nome diventa il simbolo di una nuova iniziativa imprenditoriale che guarda al futuro dell’agricoltura, con l’obiettivo di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.

Filiera Bianca, il cuore del modello produttivo integrato

Al centro del progetto c’è Filiera Bianca, il modello produttivo sviluppato da Cirio Agricola che integra tutte le fasi della produzione in un sistema chiuso e completamente controllato. Dalla coltivazione dei terreni alla produzione dei foraggi, dall’allevamento delle bovine di razza Frisona alla trasformazione del latte in prodotti lattiero-caseari, ogni passaggio è gestito internamente, assicurando tracciabilità, sicurezza e qualità lungo tutta la filiera. L’obiettivo è proporre al mercato una gamma di prodotti premium che valorizzano il Made in Italy attraverso un approccio produttivo fondato sulla responsabilità ambientale e sulla valorizzazione delle risorse. La filiera chiusa consente infatti di mantenere il controllo completo dei processi, garantendo al consumatore un prodotto autentico e trasparente.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dalla campagna all’energia, i sette pilasti del sistema

Il modello Filiera Bianca si fonda su sette pilastri che rappresentano le diverse fasi del ciclo produttivo. Si parte dalla campagna, dove vengono coltivati i terreni destinati alla produzione dei foraggi che alimentano le bovine. Segue l’alimentazione, studiata attraverso razioni bilanciate e controllate, elemento fondamentale per garantire la qualità del latte. Un ruolo centrale è riservato alle Frisone, allevate in ambienti progettati per assicurare il massimo benessere animale. Le stalle robotizzate sono dotate di sistemi di ventilazione e illuminazione, ampie aree di riposo e tecnologie dedicate al monitoraggio costante della salute degli animali. Tutte le bovine sono iscritte all’albo genealogico nazionale e l’allevamento è certificato secondo il protocollo CreNBA, che attesta elevati standard di benessere e biosicurezza.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dal benessere degli animali nasce un latte di categoria superiore, che viene trasformato direttamente nel caseificio aziendale in una gamma di prodotti lattiero-caseari. In questo modo il valore costruito lungo tutta la filiera viene preservato fino al prodotto finale, mantenendo saldo il legame tra tradizione casearia e innovazione produttiva. A completare il modello è la produzione di energia da fonti rinnovabili, che permette di chiudere il ciclo secondo i principi dell’economia circolare. Il recupero delle risorse e la riduzione dell’impatto ambientale rappresentano infatti un elemento strategico del progetto, confermando come sostenibilità economica e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Un nuovo modello di agricoltura per il futuro del Made in Italy

Con Fagianeria e il modello Filiera Bianca, Cirio Agricola propone così una nuova interpretazione dell’agricoltura contemporanea, un sistema integrato in cui innovazione tecnologica, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente diventano parte di un’unica visione imprenditoriale. Un progetto che guarda al futuro del settore agroalimentare, dimostrando come la competitività possa nascere da una filiera completamente controllata, capace di trasformare ogni fase della produzione in un valore aggiunto per il territorio e per il consumatore.

Belgio, incendio in un palazzo di Anversa: ci sono vittime

Almeno sei persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite – alcune in modo molto grave – in un incendio scoppiato all’ottavo piano di un condominio ad Anversa, in Belgio. L’edificio, che si trova nel quartiere di Linkeroever e dove vivono circa 200 persone, è stato completamente evacuato. Da accertare le cause del rogo, che si è poi esteso anche al nono e al decimo piano. Alcuni residenti hanno cercato di mettersi in salvo uscendo sui balconi o spostandosi verso appartamenti vicini, mentre altri sono stati soccorsi dai vigili del fuoco. A causa dell’intensa colonna di fumo, le autorità belghe hanno inviato un messaggio di allerta ai residenti della zona invitandoli a rimanere in casa, tenere chiuse porte e finestre e, se necessario, spegnere gli impianti di ventilazione.

Fotovoltaico, Acea avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.

Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente

Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Nel caldo africano romano già girano i nomi di una squadra di Giorgia Meloni nell’ipotesi (per adesso ancora remota, ma presto chissà) di un’ascesa al Quirinale. Il posto più ambito è quello ora nelle mani di Giovanni Grasso, cioè la comunicazione: tutti scommettono su un nome, quello di Nicola Porro, dato che è lui ad aver fornito l’assist della dichiarazione meloniana sul tabù del presidente di centrodestra al Colle. Anche se, spifferano i soliti bene informati, «vuoi che un incarico del genere possa sfuggire a uno come Gennaro Sangiuliano? È capace di fare fuoco e fiamme pur di tornare a Roma con un ruolo quirinalizio». Altri puntano su Tommaso Cerno e Daniele Capezzone. La carica di consigliere culturale era perfetta per Pietrangelo Buttafuoco, ma dopo quello che è successo a Venezia con il padiglione della Russia la questione si è fatta più complicata. E anche qui, allora, riappare il nome di Sangiuliano. Consigliere del presidente, dove ora c’è Ugo Zampetti? Alfredo Mantovano. Ma l’elenco è lungo e rimane nell’ambito della fantapolitica. Per ora.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Di Pietro sindaco a Milano? E alla Consob…

Antonio Di Pietro candidato a sindaco di Milano? Se a Matteo Salvini piacerebbe vedere Giuseppe Cruciani al posto di Beppe Sala (anche perché farebbe contento il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, visto che il fratello “Champagne” è uno dei protagonisti della trasmissione radiofonica La zanzara), ecco che nel capoluogo lombardo “tendenza Santanchè” scatta l’operazione Di Pietro. Tonino si era speso tanto nella battaglia referendaria, miseramente persa, e ora qualcuno vuole rimetterlo in campo.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Antonio Di Pietro (Ansa).

Ma la candidatura “vera” in quota Ignazio La Russa è quella per la presidenza della Consob, con Marco Osnato in pole position. Osnato ha sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio. E, come si dice a Roma, «la Consob vale più di tre ministeri».

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).

Donnarumma non c’è, presenzia Inchingolo

Stefano Antonio Donnarumma nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario di Fs ha lasciato il suo posto: e allora chi va a presenziare gli eventi? Giuseppe Inchingolo per Fs (dato in ascesa) e Simone Gorini per Trenitalia sono stati chiamati a partecipare da protagonisti, nella mattinata del primo luglio, alla presentazione del nuovo treno Frecciarossa Napoli-Lecce alla FrecciaLounge della stazione di Napoli Centrale. L’evento non finisce a Napoli: altro appuntamento è fissato nel primo pomeriggio al binario 10 della stazione di Bari Centrale, dove è previsto l’arrivo del primo convoglio della nuova tratta. Alla cerimonia presenti sempre Inchingolo in qualità di chief corporate affairs, communication & sustainability officer del Gruppo Fs, e Gorini come direttore Operations Alta Velocità di Trenitalia, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali. Da segnalare, per la gioia del pentastellato Giuseppe Conte e dei pugliesi “del Nord”, la fermata in quel di Foggia.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Sal Da Vinci si laurea con Mastella

Sal Da Vinci ora è laureato. Si farà chiamare “dottore” prima di andare in scena, nelle serate estive in giro per l’Italia? In quel di Benevento, alla presenza di Clemente Mastella, al cantante napoletano è stata conferita la laurea honoris causa dal Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. «Un diploma accademico in canto pop rock», ricevuto davanti alla moglie Paola Pugliese, la sua musa ispiratrice, anche della canzone Per sempre sì che ha permesso a Sal da Vinci di vincere il Festival di Sanremo 2026. Il sindaco di Benevento, Mastella, è stato protagonista dell’evento.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Sal Da Vinci (Ansa).

Suor Smerilli fa carriera anche con papa Leone

Papa Leone XIV ha nominato prefetta del dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale suor Alessandra Smerilli, finora segretaria dello stesso dicastero. La nomina avrà effetto dal primo settembre. Suor Alessandra ha subito ringraziato il cardinale Michael Czerny, attuale prefetto del dicastero, «per la sua visione e dedizione, e per il cammino percorso insieme negli ultimi anni»: la suora abruzzese, nata a Vasto, nel marzo 2021 era stata nominata sottosegretaria da papa Francesco e da agosto 2021 segretaria ad interim dello stesso dicastero e delegata per la Commissione vaticana Covid-19. Ad aprile 2022 Francesco l’aveva nominata segretaria. Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale è stato istituito da Bergoglio il primo gennaio 2017 fondendo insieme quattro precedenti pontifici consigli con il Motu Proprio Humanam Progressionem: insomma, un maxi ministero. Papa Leone XIV ha inoltre nominato pro-prefetto del dicastero il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario, con l’incarico speciale del Centro di Alta Formazione “Laudato si’”, e ha nominato segretario del medesimo dicastero Mons. Jozef Barlaš, finora sotto-segretario.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Suor Alessandra Smerilli (foto Imagoeconomica).

Universitas Mercatorum presenta il Rapporto Gem Italia 2025-2026

L’Italia si conferma al 30° posto nel ranking globale del Global entrepreneurship monitor (Gem) per propensione all’imprenditorialità. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026, presentato a Roma da Universitas Mercatorum nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese. L’indagine ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100 mila interviste a cittadini e circa 2 mila a testimoni privilegiati. Nonostante il recupero registrato dopo la pandemia, l’Italia continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Le nuove iscrizioni di imprese si sono stabilizzate dopo la ripresa del biennio 2024-2025, attestandosi intorno alle 325 mila, un dato inferiore rispetto alle oltre 400 mila registrate nel 2010. Il calo interessa soprattutto il comparto manifatturiero, mentre i settori ad alta tecnologia, in particolare quelli dei servizi, mostrano una maggiore vitalità.

I principali ostacoli all’apertura di una nuova attività

Nel 2025 il Tea (Total early-stage entrepreneurial activity), che misura il livello di imprenditorialità nelle fasi iniziali, raggiunge circa l’11 per cento, il valore più alto del periodo osservato, trainato principalmente dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però marcato il divario tra chi desidera avviare un’impresa e chi riesce effettivamente a farlo. Quasi un italiano su cinque vorrebbe infatti mettersi in proprio, ma solo una parte riesce a trasformare l’intenzione in un’attività. Tra i principali ostacoli emergono la limitata percezione delle opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito, la complessità normativa e la persistente paura del fallimento. Continua inoltre a pesare il divario di genere. Il Tea femminile supera di poco l’8 per cento, contro circa il 13 per cento degli uomini, anche a causa di una minore fiducia nelle proprie capacità e di una maggiore percezione del rischio.

Cannata: «Promuoviamo innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano»

«Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo», ha dichiarato Giovanni Cannata, magnifico rettore dell’Universitas Mercatorum. «La nostra università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano». «Le università e, in generale, il sistema dell’istruzione possono contribuire al rafforzamento delle competenze imprenditoriali attraverso la formazione», ha aggiunto Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del Gem Italia.

Elezioni presidenziali ucraine, Zaluzhny lancia la sfida a Zelensky

Valeriy Zaluzhny, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e attuale ambasciatore ucraino nel Regno Unito, ha comunicato a Volodymyr Zelensky l’intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, che potrebbero tenersi in autunno. Lo scrive Ukrayinska Pravda, riportando anche alcuni particolari dell’incontro tra i due, andato in scena a Kyiv.

Elezioni presidenziali ucraine, Zaluzhny lancia la sfida a Zelensky
Volodymyr Zelensky (Ansa).

L’incontro Zelensky-Zaluzhny a Kyiv

Secondo le fonti di Ukrayinska Pravda, Zelensky ha parlato con Zaluzhny della situazione al fronte, illustrando i recenti progressi sul campo di battaglia. Quanto alle elezioni, il capo della Bankova ha evidenziato l’importanza di gestire il voto in modo da evitare divisioni all’interno del Paese, spiegando che si è aperta l’opportunità di tenere le Presidenziali nel corso dell’autunno. Poi Zelensky ha chiesto direttamente a Zaluzhny se avesse intenzione di candidarsi, ottenendo una risposta positiva.

Elezioni presidenziali ucraine, Zaluzhny lancia la sfida a Zelensky
Kyrylo Budanov (Ansa).

Presidenziali ucraine: cosa dicono i sondaggi

Ukrayinska Pravda scrive che Zelensky era disposto a offrire a Zaluzhny praticamente qualsiasi incarico governativo, in caso di “no”. Ma, vista la risposta ottenuta, ha desistito. Secondo i media ucraini, il gradimento di Zaluzhny resta elevato, anche se da parte dei cittadini non sembra più esserci l’entusiasmo registrato subito dopo le sue dimissioni da comandante in capo delle Forze armate ucraine, arrivate a febbraio del 2024. Sono invece in aumento i consensi per un altro probabile candidato: il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Secondo gli ultimi sondaggi, Zelensky non dovrebbe avere problemi a superare il primo turno delle Presidenziali: al ballottaggio con Budanov è dato ampiamente come vincente, mentre contro Zaluzhny si prospetterebbe una sfida più tirata.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi

Banca Generali ha presentato, nella cornice di Palazzo Mezzanotte di Borsa Italiana, l’innovativo progetto PMI2Change, che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese quotate nazionali, riconosciute come elemento portante del sistema produttivo italiano. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il 3 per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico.

L’iniziativa nasce per valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori

PMI2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle pmi quotate, contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, così da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende. Queste pmi, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto, in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini. Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte, primario operatore italiano del settore con oltre 30 anni di esperienza nei mercati finanziari e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025.

Previsto il lancio di un indice Intermonte Valore Italia con 100 società quotate

L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice Intermonte Valore Italia che include 100 società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al Ftse Mib. Le società sono selezionate attraverso criteri rigorosi di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso. L’indice rappresenta un vero e proprio spaccato dei migliori expertise dell’economia italiana, con un’esposizione a settori chiave come beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, contribuendo ad ampliare e diversificare le opportunità di investimento rispetto agli indici tradizionali per investitori sia domestici, sia internazionali. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (Cagr) del 16 per cento negli ultimi due anni – e impiegavano quasi 120 mila persone, a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Federica Brignone, l’ad di Banca Generali Gian Maria Mossa e l’ad di Intermonte Guglielmo Manetti (Ansa).

Presentato un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant

Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant, che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European savings and investments union (Siu). Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il 5 per cento del flottante dell’indice. Oltre allo strumento finanziario a supporto delle piccole e medie imprese quotate, PMI2Change ha l’ambizione di accompagnare verso le migliori opportunità del mercato dei capitali non solo le potenziali nuove società quotate, ma anche l’ampia sfera di aziende non ancora presenti sul listino che desiderano intraprendere un percorso virtuoso per entrare nel radar degli investitori. Per far questo, il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana e PwC Italia, daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese.

L’ad Mossa: «Contribuiamo a rafforzare il legame tra capitale e imprese»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Banca Generali Gian Maria Mossa: «Crediamo fortemente nel valore delle imprese italiane e dei loro imprenditori. Hanno talento, capacità e ambizione, ma operano in un contesto sempre più complesso, in cui l’accesso al capitale e il confronto con il mercato non sono sempre all’altezza del loro potenziale. PMI2Change nasce proprio da qui, con l’obiettivo di contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane. L’iniziativa intende agire su due leve concrete, ovvero una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate — attraverso l’indice Intermonte Valore Italia — e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo Etf attivo Pir compliant».

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Gian Maria Mossa (Ansa).

Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi

Si è consumato lo scisma tra la Chiesa cattolica e i lefebvriani, da decenni in rotta con la Santa Sede per il rifiuto delle riforme del Concilio Vaticano II. Nel corso di una cerimonia nella cittadina svizzera di Écône, presieduta da Alfonso de Galarreta – assistito da Bernard Fellay – sono stati infatti consacrati i primi quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X: don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier (Francia). La cerimonia è stata trasmessa in diretta streaming. Papa Leone XIV aveva provato fino all’ultimo a evitare lo scisma, lanciando anche un accorato appello.

L’appello di papa Leone XIV, caduto nel vuoto

«Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione», aveva detto Leone XIV in una lettera a don Davide Pagliarani, Superiore Generale dei lefebvriani. Il 28 giugno il gruppo tradizionalista aveva ordinato cinque sacerdoti e quattro diaconi.

Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi
Lefebvriani, è scisma: consacrati i quattro vescovi

Chi sono i lefebvriani e i motivi della rottura col Vaticano

Con 800 chiese sparse in tutto il mondo la Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre con l’obiettivo dichiarato di preservare la liturgia tradizionale, è (o meglio era) la più grande realtà del cattolicesimo tradizionalista non pienamente regolarizzata dal Vaticano. Nel 1988, nonostante un accordo con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, Lefebvre ritenne insufficienti le garanzie ricevute per la sopravvivenza della Fraternità e, sempre a Écône, agì unilateralmente consacrando come oggi quattro nuovi vescovi. La Santa Sede a quel punto dichiarò la scomunica automatica dei protagonisti dell’ordinazione. Diventato papa come Benedetto XVI, Ratzinger nel 2009 revocò la scomunica di Giovanni Paolo II ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, senza però riconoscere automaticamente alla Fraternità San Pio X una piena posizione canonica nella Chiesa.

Egitto, Nessy Guerra portata in caserma e poi rilasciata: cosa è successo

Dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia Agostino Palese ha ottenuto il rilascio di Nessy Guerra, che è rientrata nella sua abitazione: la donna, costretta in Egitto con la figlia Aisha perché coinvolta in un caso giudiziario con l’ex marito egiziano, era stata prelevata nella notte dalle autorità del Paese africano e condotta in una stazione di polizia.

L’ex marito di guerra vuole vedere la figlia

Le autorità egiziane, senza fornire ulteriori elementi, hanno spiegato che la ragione del fermo di Guerra sarebbe stata un ordine esecutivo, in base al quale il padre di Aisha, Tamer Hamouda – a sua volta coinvolto anche in un altro caso giudiziario – avrebbe diritto di vedere la figlia. Questo nonostante il procedimento di affido sia in pieno corso e in primo grado sia stato deciso di lasciare la piccola alla 27enne di Sanremo, che vive in una località segreta insieme con i familiari cercando di nascondersi dal suo ex. «L’ordine della procura non può essere eseguito perché non c’è una sentenza che dispone l’affido o la custodia, né il diritto di visita. Quello che noi temiamo è che sia un escamotage per arrestare Nessy e mandarla in carcere», aveva detto a Sky TG24 l’avvocata Agata Armanetti, legale di Guerra, esprimendo apprensione per il pericolo che la sua assistita potesse essere trasferita in prigione.

Guerra, la condanna per adulterio e il ricorso

Come sottolinea una nota della Farnesina, l’affidamento della minore è il punto centrale di una lunga contesa di Guerra con Hamouda, che a sua volta è stato condannato in Italia per maltrattamenti nei confronti di un’altra donna e di recente è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione per le minacce al console italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Guerra era stata denunciata in Egitto per adulterio dall’ex marito, querela che ha portato a una condanna a sei mesi in primo e secondo grado: arrestata, la donna aveva passato tre giorni in cella. Proprio nei giorni scorsi è stato depositato il ricorso in Cassazione.

È morto Victor Willis, fondatore e frontman dei Village People

Victor Willis, fondatore dei Village People, è morto all’età di 74 anni. L’ha reso noto la band sui social: «Siamo profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa di Victor Willis, il cantante dei Village People. Victor è venuto a mancare lunedì 30 giugno 2026 a causa di una breve ma aggressiva malattia. Si richiede rispetto per la sua privacy». Willis è stato il cantante e coautore dei più grandi successi del gruppo, tra cui YMCA, Go West e In the Navy.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta

Alla fine della giornata, il conto di Leonardo Maria Del Vecchio è impietoso. Trasferimento delle sue quote nel veicolo personale: due voti su otto. Il suo uomo Marco Talarico, candidato a sorvegliare i conti della cassaforte: bocciato. La diffida per tenere il fratellastro Rocco Basilico fuori dall’assemblea: respinta dal board. Il dividendo che gli serviva per fare cassa: bloccato. Nessuna delle sue partite è passata, e i colpi sono arrivati da ogni lato del tavolo.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Rocco Basilico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Ansa).

Il muro dell’unanimità ha respinto il trasferimento delle quote

Ogni meccanismo dentro l’assemblea dei soci di Delfin ha finito per ritorcersi contro di lui. I fratelli che frenano la successione, Luca, Clemente e Paola, lo hanno fermato sui dividendi, con Clemente nel ruolo di ago della bilancia che avevamo segnalato come l’incognita vera. Il muro dell’unanimità, costruito dal padre proprio contro le ambizioni di un singolo erede, ha respinto il trasferimento delle quote. E qui c’è il dato che pesa più di tutti: la sua richiesta personale ha raccolto due voti, meno dei cinque di Clemente e dei quattro di Rocco. Anche tra i soci a lui più vicini, quasi nessuno lo ha seguito su quella mossa.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Marco Talarico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Anche il mercato ha emesso la sua sentenza: titolo giù

Il fronte della prudenza ha tenuto il punto sul nome di Talarico. E il board presieduto dal suo presunto alleato Francesco Milleri ha difeso l’ingresso di Rocco contro la sua volontà esplicita. Perfino il mercato ha emesso la sua sentenza. Il titolo EssilorLuxottica ha scavato il minimo di giornata a 160,60 euro nelle ore dell’assemblea e ha ripreso fiato fino a 164 quando si è capito che il disegno di Leonardo non sarebbe passato.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Quando l’azienda di cui tu sei chief strategy officer rimbalza nel momento in cui perdi la conta, il messaggio è nitido. La griglia poneva una domanda di fondo: Leonardo gioca la conquista o la sopravvivenza. La giornata ha risposto con una terza opzione, la più rischiosa di tutte. Niente cassa per sopravvivere, niente numeri per conquistare. Ha lasciato la sala agli avversari, ha mandato una lettera che accusa il board di inerzia, e ha spostato la guerra davanti a un giudice del Granducato.

Da minoranza sconfitta LMDV diventa minoranza di blocco

Qui sta il punto da non perdere di vista. Un uomo battuto su ogni fronte e con un’esposizione che, sommate le penali da un miliardo, può viaggiare verso i 2,3 miliardi, resta pericoloso proprio perché conserva un’arma. Il suo 12,5 per cento pesa sull’unanimità richiesta per lo statuto, per i manager, per le operazioni straordinarie. Lo stesso meccanismo che oggi lo ha bloccato domani lavora per lui: da minoranza sconfitta diventa minoranza di blocco.

La partita davanti al tribunale lussemburghese

E i cinque soci su otto che hanno portato la richiesta di trasferimento davanti al tribunale lussemburghese, lui compreso, hanno aperto il fronte dove le maggioranze non contano e i tempi si misurano in mesi. La sedia vuota e la causa raccontano allora una strategia precisa. Chi perde la conta in assemblea e conserva il potere di inceppare ha una via d’uscita: spostare il tavolo. Da qui in avanti la partita corre su due binari per tutta l’estate.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Romolo Bardin (foto Imagoeconomica).

Il board di Milleri e Romolo Bardin è chiamato a disegnare un buyback che a sua volta apre nodi statutari su prezzo e azioni proprie. E i ricorsi possono tenere in stallo la cassaforte mese dopo mese. Leonardo ha perso il controllo dell’agenda, e gli resta il potere di rallentarla. In una holding che produce utili e non li distribuisce, il tempo è una valuta. Il padre aveva blindato la fortezza contro le liti tra figli, immaginando che l’unanimità costringesse tutti a decidere insieme. Quella stessa regola oggi consegna all’erede più indebitato il potere di non far decidere nessuno. Lo schiaffo del 30 giugno ha chiuso un atto. La guerra di logoramento ne apre un altro.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’

Dopo una lunga riflessione, nel fine settimana Stefano Coletta ha declinato la proposta dei vertici Rai, che lo avrebbero voluto alla conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli, che ha lasciato il programma dopo 22 anni. Il passaggio di testimone sembrava cosa fatta, ma l’attuale capo della Direzione distribuzione e coordinamento generi, che peraltro nel 2008 come responsabile del “nucleo produttivo di programmi di servizio sociale” aveva contribuito a innovare il format di Chi l’ha visto?, ha poi deciso di dire no.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’
Federica Sciarelli (Imagoeconomica).

Chi torna in corsa dopo il no di Coletta

Il no è arrivato quando manca peraltro pochissimo alla presentazione dei palinsesti autunnali Rai, che si terrà ad Ancona il 3 luglio. Davvero difficile che il nome del nuovo conduttore di Chi l’ha visto? possa essere annunciato nel capoluogo marchigiano. Accantonato Coletta, tornano così in corsa Veronica Briganti o Chiara Cazzaniga, storiche inviate del programma e già indicate in passato da Sciarelli come possibili eredi. E resta in lizza anche Luisella Costamagna, che avrebbe buone chance. Sembra invece tramontata l’ipotesi Eleonora Daniele, mentre non è mai davvero decollata quella di Massimo Giletti.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’
Luisella Costamagna (Imagoeconomica).

Le novità in arrivo nei palinsesti autunnali

A proposito dei già citati palinsesti, le novità non interesseranno solo Chi l’ha visto?. Sempre a Rai 3, Annalisa Bruchi prenderà il posto di Roberto Inciocchi al timone di Agorà. Antonino Monteleone, invece, erediterà il nuovo programma di informazione del martedì sera (non si chiamerà più FarWest) da Salvo Sottile, che traslocherà su Rai 2 per prendere il posto di Milo Infante – passato a Mediaset – a Ore 14.

Trump ha incassato oltre 1 miliardo dalle criptovalute nel 2025

Nel 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha guadagnato oltre un miliardo di dollari da investimenti nelle criptovalute. Lo si legge nella dichiarazione patrimoniale presentata all’Ufficio per l’etica governativa relativa alla sua situazione finanziaria. Nel primo anno del secondo mandato, i guadagni personali del tycoon hanno avuto un aumento senza precedenti per un presidente, a cui hanno contribuito anche accordi per sfruttare il marchio Trump, guadagni nel settore immobiliare e pagamenti ricevuti per accordi extragiudiziali.

Tutti i guadagni di Trump

La parte più importante dei guadagni di Trump arriva dal settore delle cripto, cosa che ha riacceso il dibattito sui conflitti di interesse dato che queste dipendono fortemente dalle regolamentazioni decise dalla sua amministrazione. In dettaglio, il presidente Usa ha guadagnato 635 milioni di dollari di royalties legate alla criptovaluta che ha creato e che porta il suo nome (un meme coin), mentre altri 500 milioni di dollari provengono dalla vendita di criptovalute e token attraverso la società World Liberty Financial, fondata espressamente per operare nel settore. Trump ha poi incassato 86,5 milioni di dollari da accordi extragiudiziali per chiudere processi – tra cui 24,5 milioni da Meta, 16 da Paramount e 16 da Disney. Ha inoltre avuto profitti da investimenti sul mercato finanziario, soprattutto con le azioni di Amazon, Meta, Nvidia e Tesla. Sono aumentate le entrate anche dalle proprietà immobiliari e soprattutto dai club di golf. Il resort di Mar-a-Lago in Florida ha incassato 77 milioni di dollari (contro 50 del 2024) e quello di National Doral, sempre in Florida, 122 (contro 110). Fra le altre entrate si segnalano accordi multimilionari per lo sfruttamento del marchio Trump in investimenti immobiliari in Romania, India e Medio Oriente, 4,7 milioni di dollari di ricavi dagli orologi a marchio Trump e quasi 2 milioni di royalties per il libro Save America.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile

Non bastavano le critiche per la simulazione contro la Juventus e l’espulsione contro la Bosnia, con conseguente Mondiale svanito. Continua l’annus horribilis del difensore interista Alessandro Bastoni, indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta sulle escort. Il calciatore della Nazionale ha ricevuto ieri l’avviso di garanzia e verrà interrogato a breve. Cosa sappiamo.

Di cosa è accusato Bastoni

L’ipotesi di reato contestata a Bastoni riguarda un presunto incontro avvenuto a luglio del 2020 con una ragazza che, all’epoca dei fatti, aveva 17 anni e 8 mesi. Il calciatore è indagato in concorso con Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, i titolari dell’agenzia (da aprile ai domiciliari), e con Alessio Salomone, factotum dell’agenzia Ma.De che organizzava pacchetti “all inclusive” per la Milano dei vip.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile
Alessandro Bastoni (Ansa).

La ricostruzione dei fatti

Secondo le ricostruzioni, la minorenne avrebbe trascorso a casa di Bastoni una notte di sesso a pagamento, organizzata appunto da Salomone. Stando a quanto emerso da una chat tra il calciatore e il tuttofare dell’agenzia delle escort, prima ci sarebbe stata una cena con altre persone a Cinisello Balsamo (dove aveva sede la Ma.De). Poi la serata sarebbe terminata nell’appartamento del calciatore. Il giorno successivo, Salamone avrebbe poi contattato Bastoni per chiedere come fosse andata. La risposta: «Tutto ok leone». In precedenza, sempre in chat, Salomone avrebbe comunicato al giocatore la disponibilità della ragazza a fare sesso, purché la riportasse a casa la mattina dopo. In un’altra conversazione, invece, i due parlando di una cena a base di sushi.

Chi ha già testimoniato e chi lo farà

Presto verranno sentiti – solo come testimoni – altri calciatori: Daniel Maldini, Riccardo Calafiori e Kevin Bonifazi. I nomi dei tre compaiono in numerose conversazioni, di cui bisognerà chiarire la natura. La ragazza coinvolta sarebbe già sentita come testimone e avrebbe ridimensionato i fatti, confermando di essere stata a casa di Bastoni, ma negando di aver avuto un rapporto sessuale con lui. Altre donne del giro hanno messo a verbale di essere andate con dei giocatori, ma non per soldi.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile
Alessandro Bastoni (Ansa).

Quando sarà sentito Bastoni

Bastoni sarà sentito dagli inquirenti venerdì 3 luglio. «Non so se parleremo, è una convocazione al buio. Il mio assistito è molto scosso. Posso escludere che abbia mai avuto rapporti a pagamento, tantomeno con minorenni», ha dichiarato il legale del calciatore. Dal punto di vista sportivo Bastoni non rischia nulla, visto che i presunti fatti sarebbero stati compiuti in un contesto lontano dal calcio. Il procuratore federale Giuseppe Chinè chiederà comunque gli atti alla Procura di Milano.

Calenda: «Di Battista mi chiede 25 mila euro per non querelarmi»

«L’associazione di Di Battista mi chiede 25 mila euro per non querelarmi. Rispondo con una controproposta più equa: te li do nella tua valuta nazionale ovvero 25 mila rubli (che corrispondono a 270€). Un prezzo equo per levarsi dalle scatole un essere inutile». L’ha scritto Carlo Calenda sui social. La querelle tra i due riguarda le insinuazioni del leader di Azione sui presunti finanziamenti russi ricevuti dal collega. «Credo che occorra chiarire se Alessandro Di Battista – il cui ‘libro’ riprende il nome della campagna di propaganda del Cremlino in Occidente – sia legato in qualche modo a società di propaganda russe e aziende che fanno business in Russia. Considerato anche il fatto che è ospite fisso di numerose trasmissioni televisive e che in passato, come Salvini, ha firmato un accordo di collaborazione formale con Russia Unita a nome dei 5S. Ci sono, io credo, gli estremi per una verifica approfondita degli organi preposti alla sicurezza dello Stato», aveva scritto Calenda a dicembre 2025. Pronta la risposta: «Carletto quindi stai chiedendo agli organi preposti alla sicurezza dello Stato di verificare i miei legami con la Russia perché non ti piace il titolo del mio libro? Fantastico».

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle

«Chi entra Papa esce cardinale». Sarà che il Quirinale è stato per secoli il palazzo dei Papi, sarà la scaramanzia tipica italiana, ma il detto che si bisbiglia alla vigilia di ogni conclave vale anche per l’elezione del presidente della Repubblica. Lo sanno tanti illustri giubilati, da Giulio Andreotti a Mario Draghi passando per Romano Prodi. E dunque quando dai microfoni di Rete 4 Giorgia Meloni ha avanzato la candidatura (senza nome, per carità) di un esponente della sua parte politica, al Colle la notizia ha fatto rumore. Ma qualche vecchio volpone non si è scosso più di tanto.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni intervistata da Nicola Porro su Rete 4 (Ansa).

La destra in cerca di legittimazione

Di certo non si è mossa foglia al Quirinale. Un po’ per inclinazione personale, un po’ per rigore istituzionale, non sarà Sergio Mattarella a emettere un fiato su chi potrà essere il suo successore. A lui basta consegnargli un ruolo non menomato in questi anni, cosa non scontata, dunque con gli stessi poteri che erano previsti da Costituzione e prassi 12 anni fa, al momento della sua prima elezione. E allora i ragionamenti che si fanno in queste ore tra Camera e Senato, tra Palazzo Chigi e le diverse segreterie dei partiti si dividono sostanzialmente in due grandi titoli.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Sergio Mattarella (foto Ansa).

Il primo è che l’aspirazione di un leader politico di candidare un esponente del suo partito o della sua coalizione al Quirinale è del tutto legittima. Qualcuno nota però che ascrivere al centrosinistra personalità del calibro di Luigi Einaudi, Antonio Segni, Francesco Cossiga è quantomai azzardato. Ma far salire al “sacro soglio” un esponente della destra è una legittimazione che manca nella storia repubblicana come mancava alla sinistra fino a che non fu eletto Giorgio Napolitano.

Il senso e i destinatari dell’appello lanciato da Meloni

Il secondo titolo è che esiste una lettura politica di medio respiro per le parole di Giorgia Meloni. Il suo a molti è sembrato un appello rivolto alla sua maggioranza, e anche al pirotecnico Roberto Vannacci, a serrare i ranghi per un obiettivo che va oltre le prossime elezioni e guarda al Colle più alto considerato, spesso giustamente, il crocevia di una influenza politica che travalica i concreti poteri previsti dalla Carta. Come a dire: non mi date problemi e andiamo compatti alle prossime elezioni, perché la posta in gioco è storica.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Il vero arbitro della corsa al Colle? Il franco tiratore

Le opposizioni ovviamente notano la concomitanza con il voto sulla riforma elettorale: l’accusa alla premier è di volersi fare una legge che le garantisca una maggioranza tanto solida da poter eleggere nel 2029 il successore di Mattarella. Ma i più smaliziati notano che spesso nemmeno una solida maggioranza è bastata a eleggersi un presidente “su misura”. Il franco tiratore, durante le elezioni più complicate della politica, è spesso stato il vero arbitro della corsa al Colle. Perché quel numeretto, 2029, ha in sé un pizzico di veleno. Il centrodestra ha spesso saputo fare fronte comune, anche superando divergenze che avrebbero spaccato in due il centrosinistra, ma tre anni sono parecchi. E le scorie che si possono accumulare in così tanto tempo sono un dato imponderabile anche per i leader più solidi.

Usa e Iran verso colloqui indiretti in Qatar

Saltato l’incontro tra le rispettive delegazioni annunciato da Donald Trump (e smentito da Teheran), gli Stati Uniti e l’Iran terranno colloqui indiretti in Qatar domani, mercoledì primo luglio, alla presenza dei mediatori. Lo riporta Al Arabiya, citando fonti secondo cui i negoziati si concentreranno sullo stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. Durante un briefing con i media Majed Al Ansari, portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, ha confermato che gli alti inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner non terranno un incontro di alto livello con l’Iran, aggiungendo che questa settimana si terranno invece colloqui tecnici su questioni quali la sicurezza regionale, che potrebbero successivamente essere elevati a un livello superiore.

L’Iran dovrebbe ricevere presto tre miliardi di dollari di fondi congelati

Le stesse fonti di Al Arabiya affermano che l’Iran, nell’ambito del memorandum d’intesa siglato con gli Usa, dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa tre miliardi di dollari di fondi congelati. È inoltre previsto che entrambe le delegazioni incontrino a Doha il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e mediatori pakistani. Quanto a Hormuz, il New York Times riporta che l’Iran e l’Oman vogliono riscuotere il pagamento per il transito nello stretto.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma

Dal rimpianto per l’età perduta in cui Pio IX si opponeva alle istanze risorgimentali della Repubblica romana all’odio per il ‘68, annus horribilis che ha sconvolto l’ordine costituito. Dalla rievocazione nostalgica dell’imperatore Costantino che sconfisse il paganesimo e unì il trono all’altare alla Rivoluzione francese – considerata l’origine di tutti i mali moderni – e all’esaltazione di quella Vandea che vi si oppose nel nome del sacro cuore di Gesù. Così, su e giù per li rami della storia, si potrebbe proseguire per individuare facilmente ciò che più è amato e detestato dagli ultra-tradizionalisti della Fraternità di San Pio X, ovvero i lefebvriani.

La Fraternità di San Pio X a caccia di massima visibilità mediatica

Il primo luglio, il gruppo scismatico più noto della Chiesa cattolica si appresta a ordinare quattro nuovi vescovi senza l’autorizzazione del Papa, cosa che porterà alla scomunica immediata sia di chi effettua l’ordinazione sia dei nuovi vescovi: lo svizzero don Pascal Schreiber, 53 anni, ordinato sacerdote nel 1998; l’americano Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto a St. Marys, in Kansas; e i due francesi, don Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e don Marc Happier, di appena 36. È noto che Roma non gradisce questi colpi di teatro, né tantomeno dover produrre pubblicamente un nuovo atto di scomunica, o rendere nota la distanza – ormai abissale – con gruppi come i lefebvriani. Tuttavia, la Fraternità che ha sede in Svizzera, a Econe, ha impostato la propria strategia per giocare di sponda con i “niet” del Vaticano fin dall’inizio dello scorso febbraio, quando era stata annunciata la nomina dei quattro nuovi vescovi, per arrivare all’appuntamento del primo luglio con il massimo di attenzione mediatica. D’altro canto, come dichiarato lo scorso 13 maggio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, visto che le ordinazioni non hanno il corrispondente mandato pontificio, il «gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa». Parole che suonano come un ultimo avvertimento.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
Il cardinale Victor Manuel Fernandez e don Davide Pagliarani, inviato della Fraternità sacerdotale San Pio X (Ansa).

La ricostruzione della gerarchia interna

Parlando con i giornalisti il 16 giugno scorso, Papa Leone si è soffermato proprio sul possibile scisma dei lefebvriani spiegando che le divisioni nella Chiesa portano «dolore». Si è poi appellato alla Fraternità affinché si fermasse in tempo per scongiurare una nuova scomunica anche se la Chiesa, aveva concluso, «deve andare avanti». L’ultimo appello dei lefebvriani a Prevost, invece, è datato 24 giugno: con una lettera aperta inviata al Pontefice e ai «cardinali della santa Chiesa» alla vigilia del concistoro straordinario tenutosi venerdì e sabato scorsi in Vaticano, avevano formulato «una professione integrale di fede cattolica». Resta tuttavia esclusa l’adesione al Concilio Vaticano II. «La scelta e la consacrazione di questi eletti», ha messo in chiaro il superiore della Fraternità, l’italiano don Davide Pagliarani, «non procedono da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa. Esse non costituiscono in alcun modo una negazione, un rifiuto o una sfida lanciata al potere di giurisdizione supremo, plenario e immediato del Vicario di Cristo sulla Chiesa universale». Sarà, eppure sembra esattamente il contrario. Dietro l’azione dei lefebvriani, va detto, c’è anche la necessità di ricostruire una propria gerarchia, dopo che due dei quattro vescovi ordinati da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988 (atto che comportò la prima scomunica comminata da Giovanni Paolo II) sono morti: si tratta dell’inglese Richard Williamson, scomparso lo scorso anno ed espulso dalla stessa Fraternità per le sue reiterate affermazioni negazioniste della Shoah, e del francese Bernard Tissier de Mallerais deceduto nel 2024. Restano lo svizzero Bernard Fellay, a lungo superiore generale dell’organizzazione, e lo spagnolo Alfonso de Galarreta.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
Don Davide Pagliarani nel 2009 (Ansa).

Gli attriti tra Vaticano e lefebvriani

I punti di attrito fra il Vaticano e il gruppo che si riconosce nella tradizione dura e pura erano e sono noti: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso (a cominciare da ebraismo e islam), la concezione di una Chiesa più sinodale e meno rigidamente piramidale, quindi il tema dell’autorità, del ruolo dei laici e delle donne nella vita ecclesiale, della rinuncia al clericalismo come funzione principale dell’organizzazione del potere nella Chiesa, senza contare il sorgere all’interno del cattolicesimo contemporaneo di quelle correnti come la teologia della liberazione, che denunciano le ingiustizie sociali in nome del Vangelo. Non solo. Tra i temi divisivi ci sono quello della libertà religiosa, oltre ad alcuni aspetti rilevanti della riforma liturgica. Quest’ultima, peraltro, non può essere considerata l’unico ostacolo, dal momento che la celebrazione della messa secondo il rito antico continua a essere possibile in determinate forme e a determinate condizioni previste dalla Chiesa.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
L’istituto S. Pio X della confraternita dei padri lefebvriani (Ansa).

Pochi giorni fa, Leone XIV aveva già fatto intendere che la piena accettazione del Concilio Vaticano II è una delle condizioni per risolvere la situazione. Resta dunque da capire – a meno di colpi di scena dell’ultimo momento – se le consacrazioni del prossimo primo luglio in contrasto con le indicazioni di Leone XIV segneranno una nuova fase di irrigidimento nelle relazioni fra Santa Sede e i lefebvriani, oppure rappresenteranno l’ennesimo capitolo di una frattura che continua da 40 anni e che va ben oltre la messa in latino, diventando a tutti gli effetti una dissidenza politica e culturale, nonché interpretativa sul ruolo della Chiesa in questo tempo.  

Pizzaiolo ucciso: la Lega chiede la remigrazione del killer, ma è italiano

Dopo l’omicidio di Raffaele Stipa per una pizza gratis negata, alcuni esponenti emiliani della Lega si sono scagliati contro il presunto killer, indicato come straniero dalle prime informazioni raccolte, invocandone la remigrazione. Per poi fare retromarcia quando si è invece scoperto che la persona arrestata è al 100 per cento italiana, chiedendo di annullare i comunicati inviati.

L’attacco allo straniero di due esponenti del Carroccio

Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna, aveva scritto di una tragedia «che impone una riflessione seria, senza ipocrisie», sottolineando che «non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all’ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere». Aggiungendo poi che «la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza». Così la deputata del Carroccio Laura Cavandoli, eletta nel collegio uninominale Emilia-Romagna – 02 (Parma): «Basta a persone che portano la violenza, efferata e ingiustificabile come in questo caso, nel nostro Paese».

L’identità dell’omicida e la richiesta dei due leghisti

Successivamente è giunta la notizia dell’arresto dell’autore del delitto: Andrea Pellati, 43enne pluripregiudicato con diversi precedenti per droga, nato a Reggio Emilia e italianissimo. E così Fiazza e Cavandoli si sono affrettai a inviare una successiva comunicazione, chiedendo di annullare le precedenti note «alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale».