Corruzione: perquisizioni della Finanza al ministero della Difesa, in Terna e Rfi

Sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza presso il ministero della Difesa e nelle sedi di Rete Ferroviaria Italiana, di Terna – società che gestisce la rete elettrica nazionale – e di Polo Strategico Nazionale. Le perquisizioni stanno avvenendo nell’ambito di una indagine della Procura di Roma (sviluppo di quella su Sogei) in cui sono stati ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio, oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Al centro dell’indagine, che ha portato all’iscrizione nel registro di 26 persone, ci sono presunte irregolarità negli appalti informatici.

Gasparri si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato

Maurizio Gasparri, sfiduciato dai senatori del suo partito, si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato. Per le 16:30 è stata convocata a Palazzo Madama una riunione dei senatori di FI. Questo l’ordine del giorno, firmato dallo stesso Gasparri: “Dimissioni presidente del gruppo. Elezione nuovo presidente del gruppo”.

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Le firme raccolte (da Claudio Lotito) per far sì che Gasparri lasciare la carica sono in tutto 14, su un totale di 20 senatori azzurri. Tra esse anche quelle dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo. Non ha invece firmato Anna Maria Bernini. A spingere per l’uscita di Gasparri è stata anche la famiglia Berlusconi. A prendere il posto dell’ormai ex capogruppo dovrebbe essere Stefania Craxi.

Gasparri si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato
Maurizio Gasparri e Stefania Craxi (Imagoeconomica).

Israele annuncia l’uccisione del comandante della Marina dei Pasdaran

Fonti israeliane hanno annunciato uccisione dell’ammiraglio iraniano Alireza Tangsiri, dal 2018 comandante della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e, pertanto, tra i principali responsabili della chiusura da parte dei pasdaran del transito internazionale nello Stretto di Hormuz. L’uccisione di Tangsiri sarebbe avvenuta durante un attacco condotto dall’IDF sulla città costiera di Bandar Abbas, affacciata sul Golfo Persico. Tangsiri nel 2019 era stato sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come terrorista globale. Nel 2024 gli Usa avevano poi disposto misure secondarie nei suoi confronti a causa della presenza nel cda della Paravar Pars Company, società militare iraniana che sviluppa droni, a sua volta sanzionata dagli Stati Uniti. La morte di Tangsiri è stata poi confermata da Israel Katz. «Le nostre forze armate vi daranno la caccia e vi elimineranno uno per uno», ha detto il ministro della Difesa israeliano rivolgendosi ai pasdaran: «Continueremo a operare in Iran con tutte le nostre forze per raggiungere gli obiettivi della guerra».

Una petroliera turca è stata attaccata nel Mar Nero: cosa sappiamo

Una petroliera battente bandiera turca, che «aveva caricato petrolio greggio dalla Russia», è stata attaccata nel Mar Nero, probabilmente da «un veicolo di superficie senza equipaggio a livello dell’acqua». Lo ha reso noto Abdulkadir Uraloglu, ministro dei Trasporti turco. Segnalata un’esplosione nella sala macchine, «presa di mira specificamente». Illesi i 27 membri dell’equipaggio.

Una petroliera turca è stata attaccata nel Mar Nero: cosa sappiamo
Abdulkadir Uraloglu (Ansa).

L’attacco è avvenuto a 24 chilometri dall’entrata settentrionale del Bosforo

Secondo l’emittente turca Ntv, al momento dell’attacco la petroliera partita dalla Russia trasportava 140 mila tonnellate di petrolio e si trovava a circa 24 chilometri dall’entrata settentrionale del Bosforo: il raid è avvenuto dunque non troppo lontano da Istanbul.

La petroliera è stata sanzionata da Unione europea, Svizzera, Ucraina e Regno Unito

Il portale turco Haber Denizde scrive che la petroliera è stata sanzionata tra ottobre 2025 e febbraio 2024, nell’ordine, da Unione europea, Svizzera, Ucraina e Regno Unito. La nave, che in precedenza operava nella flotta della Besiktas Maritime con il nome di ‘Besiktas Dardanelles’, è stata acquisita a maggio del 2024 dalla Kayseri Shipping (con sede a Panama) e ribattezzata ‘Kayseri’. A novembre del 2025 la nave è stata comprata dalla Pergamon Maritime, con sede a Istanbul: da allora si chiama ‘Altura‘.

Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè

Giovanni Malagò, già presidente del Coni e patron delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, apprezzato al’estero e con agganci importanti non solo nel mondo dello sport, sarebbe perfetto come ministro del Turismo dopo l’addio di Daniela Santanchè, che si è dimessa cedendo al pressing di Giorgia Meloni. Malagò però non è l’unico candidato. E nemmeno il favorito. Ecco chi c’è il pole e gli altri nomi in lizza.

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Il favorito è il deputato meloniano Caramanna

Più che Malagò, al momento è in pole Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia, considerato una figura di riferimento del partito proprio sulle politiche turistiche e culturali. Classe 1975, nato in Germania e laureato in Economia del Turismo, Caramanna ha lavorato nel settore alberghiero ricoprendo importanti incarichi manageriali, anche nel gruppo Hotel Domus. Eletto alla Camera nel 2022, è attualmente capogruppo di FdI in Commissione X e membro della Commissione di Vigilanza Rai. Finora ha anche ricoperto il ruolo di consigliere di Santanché per i rapporti istituzionali. L’ipotesi forte è quella di interim del Turismo a Meloni, con successivo passaggio del timone del dicastero a Caramanna, nel frattempo promosso sottosegretario.

Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè

Gli altri nomi in lizza, da Nembrini a Sallemi

Come riporta Adnkronos, per il ministero del Turismo circola poi il nome di Elena Nembrini, attuale direttrice generale dell’Enit, ovvero l’Agenzia Nazionale del Turismo. Nembrini è componente di organi di controllo e organismi di vigilanza di istituti bancari e società, anche quotate, e di fondazioni. Un altro candidato -seppur con minori possibilità di investitura – è Sandro Pappalardo, che da gennaio 2025 è presidente di ITA Airways. Girano poi altri due nomi, entrambi pescati da Palazzo Madama: Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, e Salvo Sallemi.

Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo

Dopo il pressing di Giorgia Meloni, che aveva auspicato pubblicamente le sue dimissioni, la ministra del Turismo Daniela Santanché ha ceduto e si è dimessa. Nonostante avesse confermato la sua agenda di mercoledì 25 marzo per dar prova di non voler lasciare la poltrona, alla fine ha deciso di farsi da parte. Di seguito la lettera integrale che ha scritto alla premier.

La lettera integrale con cui Santanchè ha rassegnato le dimissioni

«Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del Turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto, solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio. Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

Applauso delle opposizioni in Aula

Alla notizia delle dimissioni di Santanchè, è scattato un applauso dai banchi delle opposizioni in Aula alla Camera. «Non capivo, pensavo applaudiste me…poi ho visto le agenzie e ho capito», ha detto il vicepresidente di turno Giorgio Mulè. Intanto sono arrivati anche i primi commenti da parte degli esponenti del centrosinistra. Parlando con i cronisti davanti a Montecitorio, Nicola Fratoianni di Avs ha affermato: «Finalmente si è concluso questo indegno teatrino con le dimissioni della ministra del Turismo che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo Meloni e l’intera maggioranza di destra. Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria».

L’Iran respinge la proposta di Trump e rilancia: le cinque condizioni per il cessate il fuoco

L’Iran ha respinto la proposta degli Stati Uniti in 15 punti definendola «eccessiva», rilanciando le sue cinque condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo ha riferito la televisione iraniana, citando un alto funzionario del regime di Teheran. La prima condizione è «uno stop completo ad aggressione e uccisioni» da parte di Usa e Israele. La seconda è «l’istituzione di meccanismi concreti per garantire che una guerra non sia nuovamente imposta alla Repubblica Islamica». Seguono «il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni e delle riparazioni di guerra» e «la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati». Quinta e ultima condizione il «riconoscimento internazionale e garanzie in merito al diritto sovrano dell’Iran di esercitare l’autorità sullo Stretto di Hormuz». L’Iran «porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni». Prima, fa sapere Teheran, «non si terranno negoziati».

President’s Council of Advisors on Science and Technology, chi sono i primi 13 membri annunciati da Trump

Donald Trump ha annunciato i primi 13 membri del nuovo President’s Council of Advisors on Science and Technology (PCAST), comitato consultivo composto da esperti esterni che forniscono consulenza diretta al presidente degli Stati Uniti su questioni cruciali di scienza, tecnologia, istruzione e innovazione. Deciso a spingere sull’intelligenza artificiale, Trump ha reclutato alcuni tra i nomi più influenti dell’industria tecnologica e della finanza a stelle e strisce. Nelle prossime settimane saranno annunciati altri membri del PCAST, fino a un massimo di 24, assieme alla data della prima riunione del consiglio. Da Sergey Brin a Mark Zuckerberg, fino a Jensen Huang, ecco le prime 13 figure scelte da The Donald.

President’s Council of Advisors on Science and Technology, chi sono i primi 13 membri annunciati da Trump
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Nordio: «La frase sul Csm paramafioso il rammarico più grande»

Il «rammarico più grande» di Carlo Nordio non è stata la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, ma la frase sul Csm «paramafioso». L’ha affermato lo stesso Guardasigilli durante il question time alla Camera. «Ho smentito almeno una cinquantina di volte quella frase, che non era affatto mia ma di un magistrato del Consiglio superiore della magistratura (Nino di Matteo, ndr) di cui ho citato parola per parola la dichiarazione. Quella frase è stata attribuita a me e diciamo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito», ha detto.

«Fiducia confermata dal governo e dalla premier»

Nordio ha poi affrontato il tema delle dimissioni, nel suo ministero, del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, rispondendo a chi vorrebbe anche le sue: «Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo. La fiducia è già stata confermata dal governo e in prima persona dal presidente del Consiglio. Bartolozzi ha svolto le sue funzioni con dignità e onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità. Confido che cessino definitivamente le polemiche strumentali che hanno investito la sua persona e tutto il ministero».

Santanché, la mozione di sfiducia in Aula da lunedì

La mozione di sfiducia delle opposizioni a Daniela Santanché approderà in Aula alla Camera lunedì 30 marzo 2026 per la discussione generale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Intanto da Fratelli d’Italia sono molte le voci che si uniscono a quella della premier Meloni, che ha chiesto le dimissioni della ministra del Turismo.

Donzelli: «Un ministro segue le indicazioni del premier»

«Un ministro segue le indicazioni del presidente del Consiglio», ha detto il responsabile organizzativo di Fdi Giovanni Donzelli, convinto che Santanché farà un passo indietro. «Meloni è concentrata a governare e dare le risposte agli italiani, senza alcun tipo di rallentamenti», ha aggiunto.

Procaccini: «Richiesta di Meloni legittima»

«C’è la necessità, da parte del presidente del Consiglio, all’indomani dell’esito referendario, di fare un’operazione di trasparenza nei confronti del popolo italiano», ha dichiarato l’europarlamentare di Fdi Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo. «Credo che sia legittimo da parte del presidente del Consiglio, che è persona sempre attenta ad avere un rapporto con gli italiani il più trasparente possibile, chiedere alle persone che lei ha nominato di poter garantire questa trasparenza nella maniera maggiore possibile», ha concluso.

Sisto: «Mi auguro che il caso si risolva prima della mozione»

«Questa è la stagione delle dimissioni, il tempo in politica ha la sua rilevanza», ha detto il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto (Forza Italia). «La presunzione di non colpevolezza per noi è regina. Resta il fatto che, per motivi di opportunità, la presidente del Consiglio ha tutte le facoltà per chiedere ai suoi ministri di dimettersi. Io mi auguro che il problema possa essere risolto prima della mozione di sfiducia».

L’Iran riapre lo Stretto di Hormuz, ma non per tutte le navi: quali possono passare

Teheran ha comunicato di aver stabilito un «piano amministrativo» in base al quale le «navi non ostili» ora possono attraversare lo Stretto di Hormuz: occorre però coordinare il passaggio in anticipo con le autorità iraniane e in alcuni casi il via libera prevederà un pagamento. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, tramite il comandante della Marina dei pasdaran Alireza Tangsiri, ha precisato che resta proibito il passaggio a imbarcazioni associate a Israele, agli Stati Uniti e ad altre parti legate al conflitto.

Una petroliera thailandese è passata, semaforo rosso per una portacontainer di Saint Kitts and Nevis

Una petroliera thailandese ha già attraversato senza incidenti lo Stretto di Hormuz dopo un coordinamento diplomatico tra Bangkok e Teheran. I Guardiani della rivoluzione, nella serata del 24 marzo, avevano esercitato in senso contrario l’atto amministrativo, rifiutando il passaggio alla portacontainer Selen, battente bandiera di Saint Kitts and Nevis e di proprietà dell’armatore emiratino Exceed 2 Oceanic Co, a causa del mancato rispetto dei protocolli legali e della mancanza di autorizzazione al transito. L’imbarcazione, che trasporta derrate alimentari, intendeva transitare dal Golfo Arabico al Golfo di Oman, per raggiungere Karachi, in Pakistan. Dopo essersi avvicinata alla corsia di separazione del traffico controllata dall’Iran vicino a Qeshm ha però invertito la rotta, ancorandosi al largo della costa sud-occidentale dell’isola.

Bufera in Aula su Bignami: «No a lezioni da chi si inchina alle mafie»

Polemiche alla Camera per le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. «Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia chi prende a martellate i poliziotti o da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle mentre andava da Cospito», ha detto rivolto ai banchi delle opposizioni che hanno chiesto un’informativa della premier Giorgia Meloni sulla «crisi politica evidente» dopo l’esito del referendum sulla giustizia, le conseguenti dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e la richiesta del passo indietro a Santanché.

Fornaro (Pd): «Parole da fermare e stigmarizzare»

Durante il suo intervento si sono levate urla di protesta da alcuni deputati delle opposizioni, ripresi dal presidente di turno.
Tra questi il deputato del Partito democratico Federico Fornaro. «Un conto è una dialettica dura, un conto è accusare dei colleghi di essersi inchinati a mafiosi, con riferimento ad una visita dei colleghi del Pd fatta nel diritto delle prerogative parlamentari. Deve fermare queste parole e stigmatizzarle», ha affermato rivolto al presidente di turno.

Perché OpenAI ha deciso di chiudere improvvisamente l’app Sora

OpenAI ha comunicato la chiusura della sua app di generazione di video per i social media Sora, che era diventata virale nel corso dell’autunno. Alla base della decisione la proliferazione di immagini non consensuali e deepfake realistici realizzati con l’intelligenza artificiale, che ha destato forte preoccupazione a Hollywood e non solo. «Stiamo dicendo addio a Sora. A tutti coloro che hanno creato con Sora, l’hanno condivisa e hanno costruito una community attorno ad essa: grazie. Ciò che avete realizzato con Sora è stato importante e sappiamo che questa notizia è deludente», si legge in un post pubblicato sul profilo X di Sora. Parlando con la BBC, la società guidata da Sam Altman ha spiegato di voler concentrare le proprie attività su altri settori, tra cui la robotica, in vista della quotazione in Borsa prevista per la fine del 2026.

Salta l’accordo miliardario con Disney

L’azienda a cui fa capo ChatGPT aveva lanciato Sora a settembre, nel tentativo di attirare gli introiti pubblicitari generati dalle piattaforme di video brevi su TikTok, YouTube o Instagram e Facebook. Pochi mesi fa era stato annunciato un accordo triennale da un miliardo di dollari – che avrebbe consentito a Sora di generare video a partire da oltre 200 personaggi del catalogo Disney, Marvel, Pixar e Star Wars. Dopo la decisione di OpenAI di chiudere Sora, l’intesa con The Walt Disney Company è di conseguenza saltata. Il colosso dell’animazione, in un comunicato, ha dichiarato di rispettare «la decisione di OpenAI di uscire dal business della generazione di video e di spostare le proprie priorità altrove». OpenAI ha precisato che le funzionalità di ChatGPT per la generazione di immagini non saranno interessate dalla chiusura di Sora.

Bergamo, insegnante accoltellata da uno studente di 13 anni

Uno studente di 13 anni si è presentato a scuola con una maglia recante la scritta “vendetta“, un coltello e una pistola scacciacani e ha accoltellato la sua insegnante di francese. È successo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, all’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di via Damiano Chiesa, dove ci sono elementari e medie. Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle 7.45 di mercoledì 25 marzo 2026, prima che iniziassero le lezioni, il ragazzo si è scagliato contro la prof. Chiara Mocchi, 57 anni, davanti ad altri coetanei. Un professore e due collaboratori scolastici l’hanno poi fermato in attesa dell’arrivo dei carabinieri. Avendo 13 anni, non sarà nemmeno imputabile. La donna, colpita al collo e in altre parti del corpo, è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale di Bergamo. È grave ma non in pericolo di vita. Ancora da chiarire il movente che, hanno spiegato i militari, «non è riconducibile a finalità terroristiche» ma a «un gesto isolato».

Valditara: «Gravità sconvolgente, approvare norme sui coltelli»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «Quanto accaduto presso l’Istituto comprensivo di Trescore Balneario è un fatto di una gravità sconvolgente. Esprimo innanzitutto la mia forte vicinanza alla docente, ai suoi familiari, alla scuola. Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica».

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra

In Danimarca la prima ministra Mette Frederiksen ha rassegnato le dimissioni durante l’incontro con re Federico X. La premier, però, non lascerà l’incarico: è solo la prassi dopo le elezioni parlamentari che si sono tenute nel Paese. La socialdemocratica Frederiksen, infatti, è destinata a rimanere in sella anche dopo il deludente risultato ottenuto dal blocco di sinistra, che si è fermato a 84 seggi in parlamento su 179: senza maggioranza, servirà però un governo di coalizione.

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra
Mette Frederiksen (Ansa).

I Socialdemocratici si sono fermati al 21,85 per cento

Frederiksen, che è in carica dal 2019 ed è vicina al terzo mandato consecutivo, aveva deciso di ricorrere a elezioni anticipate per capitalizzare il consenso guadagnato grazie alla decisa opposizione alle rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Non è andata come auspicato: i Socialdemocratici con il 21,85 per cento (38 seggi al Folketing) hanno infatti registrato i risultati peggiori dal 1903 e, come detto, la coalizione di sinistra non ha ottenuto la maggioranza parlamentare. «Sono sempre pronta ad assumermi le responsabilità di prima ministra della Danimarca per i prossimi quattro anni. Ci aspettavamo un calo, perché è normale quando ci si presenta per la terza volta», ha dichiarato Frederiksen.

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra
Mette Frederiksen (Ansa).

Per la maggioranza servirà un’allenza coi Moderati

Le elezioni parlamentari del 24 marzo hanno anche visto il calo dello schieramento di destra, che si è fermato a 77 seggi: i liberali di Venstre non sono andati oltre il 10,14 per cento (18 seggi). In generale, all’interno di entrambi i blocchi sono riusciti ad avanzare solo i partiti più estremi. L’ago della bilancia nella formazione di un nuovo governo di coalizione sarà rappresentato dai Moderati del ministro degli Esteri uscente nonché ex premier Lars Lokke Rasmussen, che hanno ottenuto 14 seggi.

Direttore d’orchestra citato negli Epstein Files: il Teatro Massimo di Palermo gli toglie l’Aida

Il Teatro Massimo di Palermo ha deciso di interrompere la collaborazione con il direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin, che avrebbe dovuto dirigere l’Aida a maggio. Il motivo? La presenza del suo nome negli Epstein Files. Com’è emerso dai documenti relativi alle indagini sul finanziere, nel 2013 Chaslin suggerì a Epstein la conoscente Frederika Finkelstein come traduttrice per visitare l’Opera di Parigi e la Reggia di Versailles. L’incaricò poi non si concretizzò. Ma tanto è bastato per generare malumori all’interno del Teatro Massimo, fino a rendere impossibile la collaborazione.

La notizia del contatto con Epstein ha cambiato il clima

La notizia del contatto Chaslin-Epstein, che ha cambiato il clima all’interno dell’orchestra, è arrivata a febbraio: poco prima del ritorno a Palermo del maestro francese, chiamato a dirigere un concerto su Beethoven. Ritorno, già, perché Chaslin già nel 2025 sempre al Massimo aveva diretto un Faust, facendosi apprezzare a tal punto che l’orchestra lo aveva indicato come un candidato al ruolo – tuttora vacante – di direttore musicale del teatro.

La decisione di interrompere la collaborazione con Chaslin

Percependo un clima teso, Chaslin aveva provato ad affrontare apertamente la questione durante le prove dello spettacolo su Beethoven, chiedendo all’orchestra se avesse qualche domanda da fargli. Che non era arrivata. Il disagio, emerso nelle chat sindacali ed espresso soprattutto dalle musiciste, era però rimasto. E successivamente è stato portato all’attenzione del direttore artistico Alvise Casellati, al quale gli orchestrali hanno spiegato di avere difficoltà nel portare avanti un’opera complessa come Aida in un contesto poco sereno. Da qui la decisione, senza un contratto già formalizzato, di interrompere la collaborazione con Chaslin.

Le email scambiate da Chaslin col sovrintendente Betta

Chaslin, che ha diffuso il contento di alcune email scambiate col sovrintendente Marco Betta, attraverso il suo legale ha sottolineato di non essere mai stato oggetto di indagini o denunce, spiegando che il rapporto con Epstein, nato nell’ambito del Santa Fe Opera e datato 2012, era limitato a un’ipotesi di mecenatismo, senza alcun compenso. Il maestro francese ha inoltre lamentato un danno economico: fidandosi della parola data, ha infatti anticipato di tasca propria 4.200 euro per l’alloggio a Palermo e 1.000 euro per i voli. «Ho sempre sentito dire che l’onore è un valore fondamentale in Sicilia. Confido dunque che esso possa guidare ancora le decisioni presenti», ha scritto Chaslin a Betta. Ma il passo indietro sembra davvero improbabile.

Droni russi negli spazi aerei di Lettonia ed Estonia: colpita una centrale elettrica

Un drone proveniente da territorio russo è entrato nello spazio aereo della Lettonia. A individuarlo è stata l’aeronautica militare. Un altro drone, sempre proveniente dalla Russia, è entrato in Estonia, colpendo una ciminiera della centrale elettrica di Auvere a Ida-Viru. Il governo estone ha annunciato una riunione straordinaria per discutere della sicurezza nazionale. L’azienda elettrica Enefit Power ha affermato che la centrale non ha subito danni e che l’incidente non avrà un impatto significativo sul sistema elettrico estone. «Questi sono gli effetti della guerra di aggressione su vasta scala condotta dalla Russia. Possiamo presumere che assisteremo ad altri incidenti di questo tipo», ha affermato Margo Palloson, direttore generale dell’Iss, il servizio di Sicurezza Interna dell’Estonia.

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»

«Gli Stati Uniti stanno negoziando con se stessi». Così un portavoce militare iraniano, citato dai media statali, ha commentato le parole di Donald Trump secondo cui Teheran vorrebbe raggiungere un’intesa per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Di fatto, sono stati derisi i tentativi della Casa Bianca di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco: l’Amministrazione Trump ha appena inviato all’Iran, tramite il Pakistan, un piano in 15 punti. Secondo il tycoon l’intesa sarebbe stata trovata. Ma, appunto, l’Iran smentisce.

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»
Donald Trump (Ansa).

Il messaggio del portavoce militare iraniano

«Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo», ha dichiarato il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari in un video preregistrato trasmesso dalla televisione di Stato: «I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai».

Braccio di ferro Meloni-Santanchè: pressing della premier per le dimissioni della ministra

È un pressing sempre più serrato quello che si registra ai piani alti di Palazzo Chigi su Daniela Santanchè. Dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi – rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del ministero della Giustizia – per cui la premier Meloni ha espresso apprezzamento, ora gli occhi sono puntati sulla ministra del Turismo, a cui la presidente del Consiglio ha espressamente e pubblicamente chiesto di fare un analogo passo indietro in una nota. L’obiettivo di Meloni è quello di chiudere i dossier interni che riguardano esponenti coinvolti in vicende giudiziarie.

La richiesta di dimissioni respinta dalla ministra

Secondo quanto filtra, prima della nota di Palazzo Chigi sarebbe stato recapitato un messaggio a Santanché sulla necessità di un suo passo indietro (non è chiaro se direttamente dalla premier o dai suoi emissari). Ma la risposta sarebbe stata negativa. Di qui la decisione di diffondere un comunicato di fuoco per chiedere pubblicamente di farsi da parte. Una mossa giudicata “insolita” negli stessi ambienti parlamentari.

Italia Viva presenterà una mozione di sfiducia

Qualora la ministra non si dimetterà, Italia viva presenterà una mozione di sfiducia. L’ha annunciato la presidente dei deputati del partito Maria Elena Boschi: «Daniela Santanchè ha perso la fiducia della premier. Ci pare evidente che debba dimettersi». Gli ha fatto eco il vicepresidente di Iv Enrico Borghi: Siamo davanti a un fatto politico di evidente rilevanza. La presidente del Consiglio intende disfarsi della sua ministra del Turismo, che resiste e rimanda al mittente la richiesta. Al punto tale che Meloni è costretta a chiederglielo via comunicato ufficiale. A questo punto delle due l’una: o Santanchè si dimette nelle prossime ore, o Giorgia Meloni è costretta a ricorrere alla mozione di sfiducia individuale. In ogni caso, dopo questa giornata il governo è a pezzi».

Andrea Delmastro si è dimesso

Andrea Delmastro, dopo aver incontrato il guardasigilli Carlo Nordio, ha rassegnato le sue «irrevocabili dimissioni» da sottosegretario alla Giustizia. «Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti», ha dichiarato in una nota, «e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio».