Trump: «A breve possibile accordo con Iran»

Donald Trump ha detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran, sostenendo che la guerra avviata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto di fatto un «cambio di regime» a Teheran. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora «persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza», definite da Trump «molto più ragionevoli» dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa «forse presto».Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici

Stati Uniti-Costa Rica, accordo sui migranti: cosa prevede

La Costa Rica si unisce a un numero crescente di Paesi in Africa e nelle Americhe che hanno firmato accordi controversi (e spesso segreti) con gli Stati Uniti di Donald Trump sul tema migranti. Il governo di San José ha infatti reso noto di aver accettato di ricevere ogni settimana 25 persone espulse dagli Usa.

Cosa prevede l’intesa siglata da Washington e San Josè

In base all’accordo, la Costa Rica potrà accettare o rifiutare i trasferimenti proposti. Una volta arrivati nel Paese, i migranti espulsi dagli Stati Uniti riceveranno un permesso di soggiorno temporaneo: il loro status sarà poi stabilito secondo le leggi che regolano l’immigrazione. San José ha assicurato che eviterà di rimpatriare i migranti che rischiano di essere perseguitati nei Paesi d’origine. Per quanto riguarda i costi, Washington si farà carico delle spese di trasferimento, mentre vitto e alloggio in Costa Rica saranno coperti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ovvero l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata a promuovere la giustizia sociale e i diritti lavorativi internazionalmente riconosciuti.

Stati Uniti-Costa Rica, accordo sui migranti: cosa prevede
Rodrigo Chaves Robles, presidente della Costa Rica (Ansa).

I Paesi che hanno già stretto accordi simili con gli Usa

Come detto, la Costa Rica si aggiunge a una serie di Stati che hanno firmato accordi simili con gli Usa, nel tentativo di rafforzare i rapporti diplomatici con l’Amministrazione Trump, a seguito di forti pressioni della Casa Bianca. Tra essi il Sud Sudan, l’Honduras, il Ruanda, la Guyana e diversi Stati insulari caraibici, come la Dominica e Saint Kitts e Nevis.

Calenda contro Conte che attacca Meloni: «Tu scodinzolavi dietro a Trump»

Mentre Elly Schlein cerca di ricompattare le opposizioni, queste si dividono sulla spesa militare. Tutto è partito da un post di Giuseppe Conte che ha attaccato il governo di Giorgia Meloni per aver aumentato gli investimenti nella difesa. «Dopo giorni difficili per il governo», scrive il leader del M5s, «un riconoscimento per la premier: quello di Rutte della Nato per aver superato in un solo anno il 2 per cento del pil sulle spese militari». Conte specifica che si tratta di «45 miliardi» e di un aumento di «12 miliardi in un anno», e poi affonda: «E ora si corre verso il 5 per cento firmato da Meloni su spinta di Trump».

Calenda: «Dimostri di essere inadatto a fare il premier»

In risposta a queste sue dichiarazioni è arrivato un post di Carlo Calenda: «Magari. Avremmo bisogno di una difesa più forte e moderna. In realtà è una cosmesi contabile. Ti ricordo poi che l’obiettivo del 2 per cento è stato da te confermato quando eri Presidente del Consiglio e scodinzolavi dietro Trump. Questo post mostra chiaramente perché sei del tutto inadatto a ridiventarlo».

La Russia ha designato come agente straniero il co-regista di ‘Mr Nobody Against Putin’

Il ministero della Giustizia di Mosca ha designato come agente straniero il russo Pavel Talankin, co-regista assieme all’americano David Borenstein del documentario Mr Nobody Against Putin, di recente vincitore del premio Oscar. La pellicola racconta di come lo Stato russo indottrini gli scolari in tempo di guerra, tra assemblee, riunioni, serate di gala e lezioni. La pellicola è basata su filmati girati da Talankin in una scuola elementare della città uralica di Karabash (dalla quale proviene) dopo l’invasione dell’Ucraina. Nel 2024 Talankin, che insegnava proprio in quell’istituto, ha lasciato la Russia, portando con sé il materiale video. Da allora vive in Repubblica Ceca. Il 26 marzo un tribunale russo ha vietato la distribuzione del film in tutto il Paese.

Gli Stati Uniti sono certi di aver distrutto solo un terzo dell’arsenale missilistico iraniano

Secondo cinque fonti vicine all’intelligence americana, citate da Reuters gli Stati Uniti possono affermare con certezza di aver distrutto solo circa un terzo del vasto arsenale missilistico iraniano, in un mese di attacchi contro la Repubblica Islamica. Lo stato di circa un altro terzo dei missili è meno chiaro, ma è probabile che i bombardamenti statunitensi e israeliani abbiano danneggiato, distrutto o seppellito in tunnel e bunker sotterranei altrettanti missili.

Gli Stati Uniti sono certi di aver distrutto solo un terzo dell’arsenale missilistico iraniano
Donald Trump (Ansa).

L’Iran ha ancora una scorta significativa di missili e droni

Una delle fonti ha affermato che le informazioni di intelligence sono simili anche per quanto riguarda i droni. Tale stima dimostra che, nonostante i proclami di Donald Trump, l’Iran possiede ancora una scorta significativa di missili e droni da utilizzare subito. E che potrebbe essere in grado di recuperarne altrettanti, una volta cessati i combattimenti.

Gli Stati Uniti sono certi di aver distrutto solo un terzo dell’arsenale missilistico iraniano
Il Pentagono (Imagoeconomica).

Gli attacchi Usa avrebbero colpito 10 mila obiettivi militari

L’Amministrazione Trump ha dichiarato di voler indebolire l’esercito iraniano affondando le navi della Marina, distruggendo le sue capacità missilistiche e di droni e assicurandosi che la Repubblica Islamica non possieda mai un’arma nucleare. Gli attacchi statunitensi, secondo il Comando Centrale, hanno colpito oltre 10 mila obiettivi militari iraniani e hanno affondato il 92 per cento delle grandi navi militari di Teheran. Tuttavia, il Pentagono si è rifiutato di specificare con precisione quanta parte delle capacità missilistiche o di droni dell’Iran sia stata effettivamente distrutta.

Il tribunale di Milano ordina a Corona di rimuovere i video su Signorini

Il tribunale di Milano ha ritenuto i contenuti diffusi da Fabrizio Corona su Alfonso Signorini «lesivi dell’onore, della reputazione e della riservatezza», non «giustificati dal diritto di cronaca o di critica, in assenza dei requisiti di verità, pertinenza e continenza». Pertanto, ha confermato l’ordine all’ex re dei paparazzi di rimuovere dagli hosting provider e dai social media i messaggi audio e video da lui pubblicati durante la sua trasmissione Falsissimo. Dovrà poi pagare 750 euro per ciascuna violazione delle misure indicate e per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione. Il tribunale ha inoltre affermato che non vi è alcun elemento concreto che consenta di ritenere sussistente l’ipotesi di estorsioni sessuali attribuite a Signorini, rilevando come tali accuse siano state diffuse come fatti certi senza adeguata verifica e senza riscontri oggettivi.

Sondaggi politici, chi vincerebbe le primarie del centrosinistra?

Mentre nel centrosinistra si discute delle modalità per designare il leader della coalizione – con le primarie che sembrano essere la via più accreditata -, un sondaggio effettuato dall‘istituto Izi e pubblicato sul quotidiano Domani indica le preferenze degli italiani in merito. In base alla rilevazione, Giuseppe Conte è risultato favorito alle eventuali primarie del campo largo, ottenendo la preferenza del 36,1 per cento degli elettori dell’ala progressista interpellati. Agli intervistati è stato chiesto chi preferissero tra Giuseppe Conte, Silvia Salis, Elly Schlein e Nicola Fratoianni /Angelo Bonelli (questi ultimi due in alternativa). Se poi la rosa dei candidati viene ristretta a tre nomi (Conte, Salis, Schlein), i sostenitori dell’ex premier del M5s salgono addirittura al 42,6 per cento. A sorpresa, in entrambi i casi al secondo posto si piazza la sindaca di Genova Silvia Salis, che batte l’attuale segretaria dem Elly Schlein.

L’Iran minaccia di colpire gli hotel dei Paesi del Golfo dove alloggiano soldati Usa

L’Iran ha minacciato di colpire gli hotel dei Paesi del Golfo che stanno ospitando personale militare degli Stati Uniti. Lo ha detto Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate di Teheran, parlando sulla tv statale: «Quando gli americani vanno in un albergo, allora dal nostro punto di vista quell’albergo diventa americano». Molti soldati americani sono stati trasferiti in hotel e altre strutture edifici dei Paesi del Golfo, dopo che le basi militari in cui erano di stanza sono state attaccate dalla Repubblica Islamica. Secondo i media, il Pentagono si prepara a inviare in zona altri 10 mila soldati, cosa che garantirebbe a Donald Trump ulteriore flessibilità nei negoziati con l’Iran. Secondo Axios, una decisione definitiva sarà presa la prossima settimana. Intanto il presidente Usa ha posticipato ancora i paventati raid contro il settore energetico iraniano.

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Gaza, cosa prevede il piano che il Board of Peace di Trump ha presentato ad Hamas

Secondo il piano che sarebbe stato presentato ad Hamas la scorsa settimana dal Board of Peace di Donald Trump, l’organizzazione islamista dovrà consentire la distruzione della sua vasta rete di tunnel nella Striscia di Gaza. E non opporsi al disarmo. Lo riporta Reuters, che ha visionato il documento e parlato con due funzionari palestinesi.

Gaza, cosa prevede il piano che il Board of Peace di Trump ha presentato ad Hamas
Donald Trump (Imagoeconomica).

La timeline di otto mesi illustrata nel documento

Il documento presentato a Hamas è sostanzialmente diviso in due parti: un testo in 12 punti intitolato “Passaggi per completare l’attuazione del piano di pace globale di Trump per Gaza” e l’indicazione di una timeline di otto mesi, che dovrebbe iniziare con l’assunzione del controllo della sicurezza nella Striscia da parte di un comitato di tecnocrati palestinesi sostenuto dagli Stati Uniti, e concludersi con il ritiro completo delle forze israeliane una volta «verificata l’assenza di armi a Gaza».

Il disarmo di Hamas è un punto cruciale del piano di Trump

Il disarmo di Hamas è un punto critico nei negoziati per attuare il piano di Trump per Gaza e consolidare il cessate il fuoco iniziato a ottobre 2025, che ha posto (più o meno) fine a due anni di operazioni militari da parte dell’IDF. Hamas è però reticente a deporre le armi, che si ritiene siano state in gran parte trasportate e immagazzinate nei tunnel sotto Gaza. Il documento sottolinea che tutte le fazioni armate della Striscia, compresa la Jihad islamica, dovranno partecipare al processo di disarmo, che sarà supervisionato dai tecnocrati palestinesi del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza.

Anthropic, giudice federale blocca le restrizioni imposte da Trump

Un tribunale federale della California ha bloccato temporaneamente le restrizioni imposte da Trump alla società di intelligenza artificiale Anthropic, nota per il chatbot Claude. Dopo aver ottenuto contratti da centinaia di migliaia di dollari con il dipartimento della Difesa statunitense, nelle ultime settimane è stata protagonista di un acceso scontro con il governo americano, dal momento che il segretario alla Difesa Pete Hegseth voleva la massima libertà nell’impiego delle sue tecnologie, minacciando di revocare i contratti, mentre Antrhopic era contraria a certi utilizzi, per esempio per la sorveglianza di massa o in guerra. Come conseguenza, Trump aveva ordinato a tutte le agenzie governative federali di smettere di usare i suoi prodotti e l’aveva esclusa dalle forniture per il dipartimento della Difesa, indicandola come rischio per la catena di approvvigionamento. La società aveva dunque presentato ricorso e la giudice Rita Lin l’ha accolto.

Congelate le decisioni dell’amministrazione Usa

In particolare, Lin si è espressa contro il provvedimento con cui l’amministrazione Usa aveva indicato Anthropic come «supply-chain risk», ovvero come un fornitore del governo che, con le sue attività, comporta possibili rischi per la sicurezza nazionale. Per la giudice, gli organi governativi non possano usare il potere dello Stato «per punire o reprimere pareri sgraditi». Con la sua decisione ha quindi sospeso la designazione di «rischio per la catena di approvvigionamento» e anche il provvedimento che vietava alle agenzie federali di usare le tecnologie dell’azienda. La decisione comunque non è definitiva e il caso può andare avanti.

Andrea Giambruno perde la causa intentata contro tre quotidiani

Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di risarcimento che Andrea Giambruno aveva presentato al Corriere della Sera, al Fatto Quotidiano e il Manifesto, condannando il giornalista ed ex compagno della premier Giorgia Meloni a pagare le spese legali ai tre quotidiani.

Andrea Giambruno perde la causa intentata contro tre quotidiani
Andrea Giambruno (Imagoeconomica).

La decisione del Tribunale di Roma

Giambruno aveva intentato causa ai tre giornali dopo una serie di articoli sulla nota vicenda dei fuori onda compromettenti diffusi a ottobre 2023 da Striscia La Notizia, che avevano portato Giambruno a lasciare la conduzione di Diario del giorno su Rete 4 e Meloni a ufficializzare (via social) la fine della loro decennale relazione. Per la giudice di Roma, i fuori onda costituiscono però un fatto di «oggettiva gravità», che è «legittimamente criticabile», sia «per il ruolo pubblico» ricoperto da Giambruno che «per il linguaggio e le allusioni utilizzate». L’articolo firmato da Alessandra Pigliaru sul manifesto, pertanto, è stato considerato un libero esercizio di critica per il suo «taglio chiaramente politico culturale, con una forte impronta femminista e simbolica».

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La guerra in Ucraina sta svuotando le casse di Mosca: Putin chiede soldi agli oligarchi

Durante un incontro a porte chiuse con alcuni oligarchi russi, Vladimir Putin ha proposto loro di contribuire al sempre più esiguo bilancio della Difesa per poter proseguire l’invasione dell’Ucraina. Lo riporta The Bell, citando fonti informate. Nel corso dell’incontro, andato in scena al Cremlino, Putin ha assicurato che Mosca intende continuare il conflitto fino a quanto l’esercito russo non prenderà il controllo delle aree della regione orientale ucraina del Donbass non ancora occupate.

La guerra in Ucraina sta svuotando le casse di Mosca: Putin chiede soldi agli oligarchi
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Kerimov ha promesso di contribuire con un miliardo di euro

Alcuni oligarchi hanno risposto alla richiesta di Putin direttamente durante l’incontro. Secondo una fonte di The Bell Suleiman Kerimov, uno degli uomini d’affari (e politici) più ricchi della Federazione Russa, ha promesso di contribuire con 100 miliardi di rubli (circa un miliardo di euro). Almeno un altro importante magnate presente all’incontro ha appoggiato l’idea, pur non rivelando l’ammontare del suo contributo. L’idea di «dare una scossa al mondo degli affari in questo momento difficile per il Paese» sarebbe partita da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, che l’avrebbe illustrata in una lettera a Putin il giorno precedente. La missiva proponeva l’emissione di obbligazioni militari come meccanismo per raccogliere fondi.

Chi è Antonio Mura, nuovo capo di gabinetto di Nordio

Sarà il magistrato in pensione Antonio Mura il nuovo capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi. Quest’ultima, com’è noto, ha fatto un passo indietro dopo le polemiche per le sue frasi sulla magistratura come «plotone d’esecuzione», una volta certificata la sconfitta del centrodestra al referendum.

Chi è Antonio Mura, nuovo capo di gabinetto di Nordio
Carlo Nordio e Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).

Chi è Antonio Mura

Il 72enne Mura, che era già consigliere giuridico di Nordio, diventa così il braccio destro operativo del Guardasigilli. Originario di Sassari, vanta una lunga esperienza nella carriera requirente. Ma ha anche esperienza come giudice. Nel corso dei decenni ha lavorato come sostituto procuratore della Repubblica a Livorno e poi come giudice in Corte d’Assise a Firenze. È stato inoltre componente del Consiglio superiore della magistratura. Successivamente ha ricoperto l’incarico di sostituto procuratore generale in Corte di Cassazione. Il via Arenula ha guidato diversi dipartimenti: giustizia minorile, organizzazione giudiziaria, affari di giustizia. La sua nomina verrà formalizzata nei prossimi giorni.

Chi è Antonio Mura, nuovo capo di gabinetto di Nordio
Antonio Mura (Imagoeconomica).

Trump prolunga fino al 6 aprile lo stop agli attacchi all’Iran

Il presidente americano Donald Trump ha esteso di 10 giorni la sospensione degli attacchi contro il settore energetico iraniano, fino alle 20.00 del 6 aprile 2026, ora di Washington. «Su richiesta del governo iraniano, la presente dichiarazione serve a comunicare che sospendo il periodo di distruzione degli impianti energetici per 10 giorni, fino a lunedì 6 aprile 2026, alle ore 20.00 (ora della Costa Orientale). I colloqui sono in corso e, nonostante le erronee dichiarazioni contrarie diffuse dai media delle Fake News e da altri soggetti, stanno procedendo molto bene», ha scritto il tycoon in un post su Truth.

Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra

La prima Supermedia Agi/Youtrend dopo il referendum costituzionale che ha visto la vittoria del No, e dunque dell’opposizione, fotografa il sorpasso del campo largo (Pd-M5s-Avs-Iv e +E) sul centrodestra. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,6 per cento, perdendo mezzo punto percentuale. Il campo largo si spinge invece al 45,4 per cento, guadagnando quasi un punto (+0,9).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto che include sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,6 per cento, scendendo al 28,2 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale all’8,9 per cento (+0,2) e di contro la Lega scende al 6,3 (-0,2). Il Partito democratico sale invece al 21,8 per cento (+0,2). Balzo del Movimento 5 stelle, che arriva al 13,2 per cento (+0,8). Stabili Alleanza Verdi e Sinistra (6,7 per cento) e Italia Viva (2,2 per cento). Azione cala al 3 per cento (-0,3) e +Europa all’1,5 per cento (-0,1). Cresce Futuro Nazionale, che sale al 3,6 per cento (+0,4). Noi Moderati si attesta all’1,2 (+0,1).

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Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein (Imagoeconomica).

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente

Nomine in dirittura d’arrivo in Mundys. Alessandro Benetton sale al vertice e diventa presidente della società attiva nel settore delle infrastrutture autostradali e aeroportuali. Andrea Mangoni verrà invece riconfermato amministratore delegato. È quanto filtra da fonti vicine all’azienda (precedentemente Atlantia e già Autostrade) in vista dell’assemblea del 30 marzo. Il presidente uscente Giampiero Massolo “scalerà” a vicepresidente, restando dunque nel team di Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Andrea Mangoni (Imagoeconomica).

Finora era vicepresidente

Benetton, che nel board uscente ha ricoperto il ruolo di vicepresidente, sarà presidente di Mundys per il prossimo triennio nell’ambito di una riorganizzazione complessiva del gruppo «allo scopo di accelerarne la realizzazione dei piani di crescita e sviluppo», come riporta Ansa. Il nuovo incarico sarà affiancato a quello di numero uno di Edizione, la holding di famiglia che controlla appunto Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Giampiero Massolo e Alessandro Benetton (Imagoeconomica).

I nomi indicati per il nuovo cda

Sempre sulla base delle designazioni di Edizione, il cda che guiderà Mundys sarà composto da Enrico Laghi (ceo), Ermanno Boffa (membro del board), Christian Coco (chief investment officer), Stefania Dotto (investment director). Blackstone ha indicato i nomi di Peter Joseph Guarraia (senior managing director), Adam Neil Kuhnley (senior managing director) e Scott Schultz (managing director). Fondazione Crt ha indicato l’economista Carlo Cottarelli.

Zelensky in Arabia Saudita: il motivo della visita a sorpresa

Visita a sorpresa di Volodymyr Zelensky a Riad. «Arrivati in Arabia Saudita. In programma importanti incontri. Apprezziamo il supporto e sosteniamo coloro che sono disposti a collaborare con noi per la sicurezza», ha scritto il presidente ucraino sui social.

Il motivo del viaggio di Zelensky in Arabia Saudita

Nei giorni scorsi, Zelensky ha annunciato l’invio da parte dell’Ucraina di specialisti militari in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, per condividere l’esperienza maturata in quattro anni di guerra con la Russia e aiutare le forze armate locali a intercettare i droni iraniani Shaed. Secondo Zelensky, Mosca avrebbe iniziato a fornire velivoli a pilotaggio remoto a Teheran e ne starebbe potenziando le difese aeree. Proprio oggi, giovedì 26 marzo, Zelensky ha confermato l’invio di 200 specialisti anti-drone in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Kuwait.

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche a marzo 2025

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche un anno fa, in quell’occasione non a Riad ma a Gedda, in occasione dei colloqui tra funzionari ucraini e statunitensi su un’eventuale tregua nella guerra con la Russia. Il capo della Bankova non aveva preso parte ai colloqui, ma aveva incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

L’idea del Pentagono: dirottare in Medio Oriente le armi destinate all’Ucraina

Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di dirottare verso il Medio Oriente armamenti destinati all’Ucraina. Lo scrive il Washington Post, citando tre fonti vicine al Pentagono secondo cui la guerra in Iran sta riducendo le scorte di munizioni più cruciali delle forze armate americane.

Quali armi potrebbero finire in Medio Oriente

Tra le munizioni più richieste nel conflitto in Medio Oriente ci sono gli intercettori ad alta tecnologia per la difesa aerea, compresi i sistemi Patriot e Thaad, ordinati da Kyiv tramite un programma Nato avviato nel 2025, in base al quale sono i Paesi partner a pagare le armi Usa per l’esercito ucraino. Separatamente, il Pentagono ha notificato al Congresso l’intenzione di dirottare circa 750 milioni di dollari di fondi forniti dai Paesi Nato attraverso il programma Purl (Prioritized Ukraine requirements list) per ricostituire le scorte militari nazionali, anziché destinarli a Kyiv.

Gli Usa hanno già speso più di 30 miliardi di dollari

Anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva, il solo fatto che gli Usa stiano valutando una mossa del genere non fa che mettere in luce i crescenti compromessi necessari per sostenere la guerra contro l’Iran, dove il Comando Centrale degli Stati Uniti ha colpito oltre 9 mila obiettivi in poco meno di quattro settimane di combattimenti, con un enorme esborso economico, già superiore (secondo le stime) a 30 miliardi di dollari. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, Washington sta lavorando a opzioni militari contro Teheran che potrebbero includere l’uso delle forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro

Il Parlamento europeo, con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti, ha dato semaforo verde alla direttiva che stabilisce a livello comunitario le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai Paesi Ue. Tra esse, oltre alla corruzione nel settore pubblico e in quello privato, figurano l’appropriazione indebita, l’ostruzione della giustizia, il traffico di influenze. Presente nella lista anche un articolo dedicato all’abuso d’ufficio, definito «esercizio illecito di funzioni pubbliche», reato che dunque l’Italia dovrà reintrodurre.

L’obiettivo della direttiva anticorruzione

Il nuovo quadro adottato dall’Ue mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro
Bandiere dell’Ue all’esterno di Palazzo Berlaymont (Ansa).

Tra gli italiani solo Vannacci ha votato contro

La direttiva anticorruzione approvata dal Parlamento di Strasburgo ha ottenuto il voto favorevole di tutti gli eurodeputati italiani, tranne uno: Roberto Vannacci. In generale, gli unici a schierarsi contro sono state alcune delegazioni del gruppo dei Patrioti e in particolare quelle spagnole, belghe, portoghesi e polacche.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi

Via libera dell’Eurocamera all’accordo Ue-Usa sui dazi, ma con delle condizioni. I deputati di Strasburgo, riuniti in sessione plenaria, hanno adottato a larga maggioranza la loro posizione su due proposte legislative che attuano gli aspetti tariffari dell’accordo commerciale Ue-Usa stretto nell’estate del 2025 al golf resort di Turnberry, in Scozia, da Ursula von der Leyen e Donald Trump. In vista delle trattative con i Paesi Ue sono stati introdotti tre paletti: una clausola di sospensione in caso di introduzione da parte degli Stati Uniti di nuove tariffe; una clausola “sunrise” che ne subordina l’entrata in vigore al rispetto degli impegni da parte di Washington; una clausola “sunset” che fissa le scadenze al 31 marzo 2028, salvo rinnovo.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi
Ursula von der Leyen e Donald Trump (Ansa).

Cosa cambierà con l’adozione dei due atti legislativi

I due atti legislativi sono stati adottati con 417 voti a favore e 154 contrari, con 71 astensioni (adeguamento dei dazi doganali e apertura di contingenti tariffari per l’importazione di alcuni beni originari degli Stati Uniti); e con 437 voti a favore e 144 contrari, con 60 astensioni (non applicazione dei dazi doganali sulle importazioni di alcuni beni). Se concordati con i governi dell’Ue, i due testi elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali Usa e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. La missione diplomatica degli Stati Uniti presso l’Ue, si legge in una nota, ha accolto «con favore il voto odierno del Parlamento europeo», che «garantisce la stabilità e la prevedibilità richieste dalle parti interessate americane ed europee, favorendo la crescita economica e la competitività» di entrambe le economie.