Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra

L’imprenditore Paolo Zampolli, amico di vecchia data di Donald Trump che lo ha nominato rappresentante speciale degli Usa per le partnership globali, ha querelato per diffamazione aggravata Fedez e Mr Marra, che nel corso di una puntata di Pulp Podcast lo hanno accostato a Jeffrey Epstein: il suo legale ha anticipato che chiederà un risarcimento di almeno 5 milioni di euro. Ecco cosa è successo e chi è Zampolli.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Fedez (Imagoeconomica).

La querela depositata da Zampolli alla Procura di Milano

Nella querela, depositata il 30 gennaio alla Procura di Milano, Zampolli ha sottolineato di essere stato definito da Fedez «quello che in teoria portava, a detta di Fabrizio Corona, le signorine a Trump e ha fatto conoscere Melania a Trump». L’imprenditore inoltre ha evidenziato altre parole pronunciate dal rapper: «Sarebbe interessante andare ad approfondire che cosa c’è all’interno degli Epstein files riguardo Zampolli». Un post su Instagram di Pulp Podcast recitava inoltre: «Definito “killer” negli Epstein Files, ora accusato di aver fatto deportare la ex, eppure resta intoccabile – Ma quanto potere ha Paolo Zampolli?».

«Mi si accosta, altresì, in maniera subdolamente insinuante al caso Epstein, alludendo al mondo della moda di cui ho fatto a lungo parte, avendo fondato, negli Anni 90, un’importante agenzia denominata ID Models», ha scritto Zampolli nella querela, spiegando nelle sei pagine di essere un «impegnato imprenditore nei vari settori del business» e di avere un «rapporto pluriennale di solida e fraterna amicizia» con Trump, che lo ha nominato rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. Un incarico, questo, che si è aggiunto a quello di rappresentante all’Onu dell’isola caraibica di Dominica. Insomma, i suoi rapporti con alte cariche politiche, governative e imprenditoriali a livello mondiale sono più che motivati. Sostanzialmente, l’imprenditore contesta il ruolo di procacciatore di ragazze per Trump che gli è stato attribuito da Corona, citato dai conduttori del podcast, che però non sarebbe attendibile. Contestate poi anche le allusioni secondo cui gli incarichi che gli sono stati affidati siano il frutto di un rapporto poco limpido con Trump.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Paolo Zampolli (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli, John Elkann verso il rinvio a giudizio per truffa ed evasione fiscale

Entro la metà di aprile, la procura di Torino potrebbe chiedere il rinvio a giudizio di John Elkann nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli e sulla presunta residenza fittizia in Svizzera della vedova di Gianni Agnelli, Marella Caracciolo. Lo riporta il Fatto Quotidiano, aggiungendo che un analogo provvedimento potrebbe arrivare anche al commercialista di famiglia Gianluca Ferrero, attuale presidente della Juventus, e al notaio Remo Maria Morone. Intanto è stato notificato agli indagati l’avviso di chiusura delle indagini. I reati contestati a suo tempo a Elkann e Ferrero erano indicati nel decreto di sequestro per 73,8 milioni del 20 settembre 2024, ovvero truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale per dichiarazioni dei redditi fraudolente.

L’ex legale di Andrea Sempio lascia l’avvocatura e si candida a sindaco di Vigevano

Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, ha deciso di lasciare l’avvocatura e di candidarsi come sindaco di Vigevano. Lo ha annunciato a Mattino Cinque il suo avvocato, Fabrizio Gallo. Nuovo colpo di scena, dunque, nell’intricato caso del delitto di Garlasco. «Vuole chiudere col passato, vuole rilasciare la toga. Questo è un danno per l’avvocatura, credetemi, perché ha aiutato tante e tante persone e ha l’avvocatura nel sangue. Amava questo lavoro ma al momento è costretto a fare un passo indietro. Le minacce, le varie cose in tv… Vuole occuparsi di altro. Vuole dedicarsi alla sua città e vuole fare il sindaco della sua città», ha detto Gallo, spiegando di non sapere «neanche il partito» con cui correrà Lovati. A supportare l’ex legale di Sempio sarà Democrazia Sovrana Popolare, il partito di Marco Rizzo.

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Lovati avrebbe ricevuto telefonate con minacce di morte

Secondo quanto affermato da Gallo nella puntata di Mattino Cinque del 30 gennaio, Lovati dopo aver pubblicamente parlato «delle ferite sulle palpebre di Chiara Poggi, che lui disse potevano essere per il fatto che non dovesse vedere qualcosa», ha ricevuto «una serie di telefonate da un numero anonimo» in cui veniva minacciato di fare «la fine di David Rossi», ovvero il capo della comunicazione di Mps trovato morto lungo la strada di Siena su cui si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni.

Sempio ha revocato l’incarico a Lovati a ottobre 2025

Sempio, indagato per l’omicidio di Poggi, ha revocato l’incarico a Lovati a metà ottobre del 2025, dopo le numerose apparizioni dell’avvocato in televisione e dell’episodio di Falsissimo di Fabrizio Corona in cui aveva definito il suo assistito «un comunista, un disadattato», affermando di non averci mai parlato da solo. Dopo aver salutato Lovati, Sempio ha scelto come nuovo legale Liborio Cataliotti, cioè lo storico avvocato di Wanna Marchi, che ancora oggi assiste la figlia di lei, Stefania Nobile e l’ex compagno Davide Lacerenza.

Iran, il Parlamento approva l’introduzione di un pedaggio per le navi a Hormuz

Il Parlamento dell’Iran ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. Nel testo si afferma il «ruolo sovrano» del Paese e delle sue forze armate nello stretto, la cooperazione con l’Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran. Da Hormuz normalmente transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl e, dall’inizio della guerra, l’Iran ha già imposto un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Secondo Nbc, alcuni avrebbero pagato anche milioni per transitare.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

L’inchiesta sulla vendita dello stadio “Giuseppe Meazza”, affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, ipotizza la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto di ufficio. Sono in corso perquisizioni in Comune a Milano, alla M-I Stadio di Milan e Inter e nelle abitazioni degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del dg di Palazzo Marino, Christian Malangone, tutti e tre indagati. Ma sono nove nel complesso le persone iscritte nel fascicolo: tra esse anche Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan, e Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e responsabile unica del procedimento su San Siro. Assieme a loro ci sono poi Mark Van Huukslot, già manager dell’Inter, Alessandro Antonello, ex ceo corporate del club nerazzurro, e Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City, controllata del Milan.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

Tancredi, Malangone e De Cesaris sono già indagati nell’inchiesta sull’urbanistica

Le perquisizioni (anche presso terzi) e i sequestri dei telefoni cellulari in corso oggi 31 marzo si sono resi necessari in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nell’indagine sull’urbanistica a Milano, che nell’estate del 2025 aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Tancredi, Malangone e De Cesaris, peraltro, sono già indagati proprio nella maxi-inchiesta sull’urbanistica.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Lo stadio “Giuseppe Meazza” (Imagoeconomica).

Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni dalla vendita di San Siro

Il fronte giudiziario sul Meazza è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni di euro dalla vendita di San Siro a Inter e Milan: il sospetto è che la legge sugli stadi sia stata usata per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici, favorendo interessi privati a scapito di quello pubblico.

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. Lo riporta il Corriere della sera, spiegando che l’episodio è accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata. Secondo le ricostruzioni del quotidiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato informato dal capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano che alcuni bombardieri Usa avevano previsto di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno, però, aveva chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani, il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Non trattandosi di voli normali o logistici compresi nel trattato con il nostro Paese, Crosetto ha vietato l’utilizzo della base. È stato Portolano a informare il Comando Usa della decisione presa, dicendo che gli aerei non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi

Complici l’agenda fitta di impegni della presidente di Mediaset e le festività pasquali, ma anche l’infuocato clima geopolitico, si allontana l’atteso faccia a faccia tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, che dovrebbe avere come obiettivo quello di abbassare i toni in casa azzurra dopo la batosta del referendum. L’incontro non è in programma nelle prossime due settimane, come minimo. Intanto il clima resta teso.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Stefania Craxi e Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Dopo Gasparri potrebbe saltare anche l’altro capogruppo Barelli

La sconfitta referendaria ha portato a degli scossoni nel partito. Disarcionato Maurizio Gasparri, sfiduciato dai senatori azzurri e sostituito da Stefania Craxi alla guida del gruppo parlamentare a Palazzo Madama: un avvicendamento, questo, benedetto da Marina Berlusconi. Congelata, invece, la raccolta firme a Montecitorio per sfiduciare il capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani, che potrebbe comunque saltare dopo Pasqua. In pole per sostituirlo c’è Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera. Ma circola anche il nome di Deborah Bergamini. In Forza Italia non si va però “solo” verso il cambio di entrambi i capigruppo parlamentari: ci sarebbe anche l’idea di sostituire Raffaele Nevi come portavoce del partito.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Raffaele Nevi, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Capitolo congressi: Tajani vuole andare avanti, ma c’è chi frena

E poi c’è la questione dei congressi, su cui Tajani vorrebbe andare avanti spedito. Ma non tutti ritengono siano una priorità. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, ha dichiarato: «Dobbiamo avere meno ansia per tesseramento e congressi e, forse, un po’ di ansia in più per le idee che dobbiamo fornire al centrodestra». E poi: «Abbiamo 250 mila tesserati, quanti ne ha Fratelli d’Italia, ma un po’ di voti in meno. Dovremmo tentare di avere qualche voto in più con una attenzione minore a tesseramento e congressi». Il dossier sui congressi, assicurano dentro FI, sarà certamente uno degli argomenti di discussione tra Tajani e Marina Berlusconi, quando finalmente ci sarà l’incontro. Nel frattempo i due continua a sentirsi, anche tramite Gianni Letta.

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini

Un’altra giornata di dimissioni sulla scia dell’inchiesta che ha coinvolto la società Le 5 forchette – che controllava il ristorante Bisteccheria d’Italia di Roma -, all’attenzione della magistratura perché sospettata di riciclare soldi della criminalità organizzata. Lunedì 30 marzo 2026 si sono dimessi Elena Chiorino (che aveva già lasciato nei giorni precedenti la vicepresidenza della Regione Piemonte e ha ora lasciato anche il ruolo di assessora regionale) e Cristiano Franceschini, che ha abbandonato l’incarico di assessore di Biella. I due erano soci, insieme al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, de Le 5 forchette.

Chiorino: «Continuerò a difendere la mia onorabilità sociale e onestà personale»

«Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia», ha scritto Chiorino. «Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee». E ancora: «L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni. Continuerò a difendere le mie idee dal gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi».

Franceschini: «Ho commesso una leggerezza, mi scuso con i cittadini

Queste invece le parole di Franceschini: «Ho comunicato al sindaco Marzio Olivero la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili da assessore. È una scelta che assumo con responsabilità, mettendo al primo posto il Comune di Biella, la serenità dell’azione amministrativa e il rispetto verso il mio partito, Fratelli d’Italia». «Nelle ultime settimane», ha sottolineato in una nota, «si è assistito a una polemica che ha oltrepassato ogni limite, trasformando una vicenda personale, affrontata con trasparenza e senza alcuna malizia, in un attacco mediatico costruito su insinuazioni e accuse prive di qualsiasi fondamento. Sono state usate parole gravi e inaccettabili, senza riscontro nei fatti, con l’unico obiettivo di delegittimare la mia persona e il lavoro svolto. Rivendico con fermezza la correttezza del mio operato, non vi è stato nulla di irregolare o opaco. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza di elementi che prima ignoravo, ho agito subito, senza esitazioni, prendendo le distanze e assumendo le decisioni necessarie».

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini
Cristiano Franceschini con Giorgia Meloni (Facebook).

Infine: «Ho commesso una leggerezza, e me ne assumo la responsabilità. Per questo rivolgo le mie scuse ai cittadini. Non accetto però che si tenti di trasformare questa vicenda in uno strumento per infangare me e le istituzioni attraverso ricostruzioni distorte. Per questo mi tutelerò in tutte le sedi opportune, affinché la verità venga ristabilita. Lascio il mio incarico a testa alta, consapevole dell’impegno garantito in questi anni e del fatto che sono una persona perbene. Continuerò a difendermi con determinazione, contrastando ogni forma di strumentalizzazione».

Libano, uccisi altri due caschi blu della missione Unifil

Altri due soldati della missione Unifil sono morti nel sud del Libano: si tratta di caschi blu indonesiani, come il militare rimasto ucciso nella notte da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. In questo caso, ha spiegato la portavoce della missione Kandice Ardiel, «un’esplosione ha gravemente danneggiato un veicolo dell’Unifil», causando anche il ferimento di «diversi peacekeeper». Ancora da chiarire le cause dell’incidente, forse dovuto a un raid israeliano contro un posto di blocco. Nella zona sono impegnati anche i militari italiani della Brigata Sassari.

Giro di nomine in Vaticano: scelti sostituto, prefetto della Casa Pontificia e nunzio in Italia

Giro di nomine all’interno della Santa Sede. Leone XIV ha scelto il nuovo sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – una sorta di “ministro degli Interni” del Vaticano – affidando l’incarico all’arcivescovo Paolo Rudelli, 55 anni, sacerdote dal 1995 e incardinato a Bergamo. Laureato in teologia morale, dal 2023 era nunzio apostolico in Colombia su nomina di Papa Francesco, che lo aveva ordinato arcivescovo nel 2019. Nel 2020 era stato inviato nello Zimbabwe, dopo un’esperienza a Strasburgo da osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.

Peña Parra nunzio in Italia, Rajič prefetto della Casa Pontificia

Il pontefice ha poi provveduto alla nomina di Edgar Peña Parra come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Dal 2015 guidava la nunziatura apostolica in Mozambico, partecipando anche al gruppo di mediazione per ristabilire la pace tra governo nazionale e partito politico di opposizione. Nato nel 1960, diplomatico di lungo corso con esperienze anche in Kenya, Jugoslavia, Honduras e Messico, Peña Parra è stato anche sostituto, secondo latino-americano a ricoprire l’incarico dopo l’argentino Leonardo Sandri. Il ruolo di nunzio in Italia era stato, dal 2024, ricoperto dall’arcivescovo Petar Rajič, che ora diventa nuovo prefetto della Casa Pontificia. Un incarico rimasto vacante dal 2023, quando l’arcivescovo Georg Gänswein aveva concluso il suo mandato per poi essere nominato nunzio nei Paesi del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania).

Altro che «accordo vicino», Trump ci ripensa e torna a minacciare l’Iran

Donald Trump aveva detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran e di una guerra in grado di produrre di fatto un «cambio di regime» nella Repubblica Islamica. Una volta smentito da Teheran, che ha negato l’esistenza di negoziati, il tycoon è tornato alla carica. Trump ha infatti avvertito su Truth che gli Usa potrebbero «concludere il piacevole soggiorno» in Iran «distruggendo completamente tutte le sue centrali elettriche, i pozzi di petrolio e l’isola di Kharg», finora «volutamente lasciato intatti», nel caso in cui non venisse immediatamente riaperto lo Stretto di Hormuz. Nel mirino dell’esercito statunitense, ha aggiunto, potrebbe finire «anche tutti gli impianti di desalinizzazione». Il capo della Casa Bianca ha inoltre scritto: «Questa sarà una rappresaglia per i nostri numerosi soldati, e non solo, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di “Regno del Terrore” del vecchio regime».

Delmastro, nell’indagine sulla società dei Caroccia emerso utilizzo di soldi del clan Senese

Dagli atti dell’indagine della Dda di Roma sulla società Le 5 Forchette (che gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia a Roma), di cui è stato azionista anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è emerso che sono stati «trasferiti e reinvestiti» proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono quelli di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni. Un’attività illecita aggravata dal fatto di averla «commessa al fine di agevolare» i Senese. Secondo l’impianto accusatorio, infatti, a dicembre 2024 Mauro e Miriam Caroccia (quest’ultima azionista della società) avrebbero “investito” nella Srl al fine di «permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche» e «di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni».

Bankitalia manda due commissari nel board di Bff per un «rapido risanamento»

Bankitalia ha nominato due commissari nel board di Bff Bank, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, per «coadiuvarlo nel rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile» e «nella gestione delle azioni rimediali nel comparto creditizio afferente al business del factoring e del sistema di controlli interni, già avviate dalla banca». Il cda e il collegio sindacale dell’istituto continuano a mantenere i pieni poteri e le proprie facoltà decisionali invariate.

Il titolo di Bff crolla in Borsa

Dopo la notizia, il titolo Bff Bank è crollato in Borsa facendo segnare una perdita di oltre il 50 per cento sui valori precedenti.

Pianificava una strage a scuola, 17enne arrestato a Perugia: cosa sappiamo

Un ragazzo di 17 anni, originario di Pescara e domiciliato in provincia di Perugia, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo: secondo le indagini a suo carico stava progettando una strage in una scuola, ispirata a quella del 20 aprile 1999 alla Columbine High School. Cosa sappiamo.

Stava lavorando alla fabbricazione di armi e ordigni chimici

L’arresto è stato effettuato nelle prime ore di lunedì 30 marzo. Il 17enne stava lavorando alla fabbricazione di armi da fuoco e di ordigni chimici e a tale scopo aveva reperito manuali contenenti istruzioni in merito. Sono stati sequestrati documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, ma anche vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Secondo quanto emerso dalle indagini, il minorenne aveva anche cercato informazioni sulla costruzione di armi in 3D e sulla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi.

Era iscritto al gruppo Telegram “Werwolf Division”

L’attività investigativa ha poi rilevato contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram “Werwolf Division”, di stampo neonazista e incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della “razza ariana”, così come sulla glorificazione di figure come Anders Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya nel 2011, e Brenton Tarrant, che sparò in due moschee a Christchurch nel 2019.

Il massacro della Columbine come fonte di ispirazione

Dall’analisi delle conversazioni su Telegram è emerso l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata quella della Columbine High School, seguita dal proprio suicidio. Nel massacro scolastico del 20 aprile 1999 morirono 13 studenti più i due assalitori, che si tolsero la vita.

Pianificava una strage a scuola, 17enne arrestato a Perugia: cosa sappiamo
Alcune pagine dei manuali sequestrati (Ansa/US Carabinieri).

Le perquisizioni nei confronti di altri sette minori

Nelle provincie di Perugia, Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo sono state inoltre effettuate perquisizioni nei confronti di sette minorenni, che risultano inseriti «in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista» e appaiono «particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo».

L’accusa: detenzione di materiale con finalità di terrorismo

Tutti i minorenni sono sono indagati in relazione all’articolo 604 del codice penale, che fa riferimento a propaganda, istigazione e violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il 17enne arrestato a Perugia, come detto, è anche accusato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Mario Adinolfi si candida a sindaco di Prato

Mario Adinolfi ha annunciato che si candiderà come sindaco di Prato alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026. «L’assemblea nazionale del Popolo della famiglia me lo ha chiesto e io ho accettato», ha detto in un video messaggio. «Siamo reduci da una battaglia politica difficilissima combattuta in Veneto proprio dove scorre il Piave (ndr il filmato inizia con un verso della Canzone del Piave), chiusa portando il Popolo della famiglia oltre il 5 per cento alle suppletive per la Camera dei Deputati», ha continuato. «Il 24 maggio si vota per le amministrative. 12 delle 18 principali città italiane sono governate dal Pd, di queste l’unica che va alle urne è Prato. Ci va perché il sindaco del Pd Ilaria Bugetti si è dovuta dimettere in quanto indagata in una pesantissima inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze, accusata di essere stata corrotta da un importante imprenditore massone».

«Prato città corrotta e con pulsioni mafiose, proporremo un percorso di rinascita morale»

Quindi l’annuncio: «Il Popolo della famiglia si candida a Prato per chiedere in particolare ai cattolici di uscire dalle catacombe e venire in battaglia con noi per dare con il voto l’occasione di una catarsi per una città corrotta, attraversata da pulsioni mafiose che non sono quelle solo della vicenda Bugetti ma intersecano l’intero tessuto sociale. Proporremo alla città un percorso di rinascita morale contro ogni consorteria e massoneria a partire dalle 70 parrocchie della città, con un programma preciso che illustreremo ai pratesi l’11 aprile prossimo all’Art Museum alle ore 11». E ancora: «Obiettivo politico del Popolo della famiglia è raccogliere una percentuale determinante dei voti e togliere l’amministrazione di Prato a una sinistra che dopo questo fatti deve stare ferma almeno un giro e rendere caso nazionale il più importante capoluogo toscano che va al voto. Un laboratorio politico che evidenzi (come è già accaduto in Veneto) la fine della diaspora dei cattolici e il rafforzarsi di un soggetto politico di ispirazione cristiana determinante per la costruzione di un’area di governo alternativa al Pd».

Crosetto frena Meloni: il ministro della Difesa dice no al voto anticipato

Dopo la batosta del referendum Giorgia Meloni spinge per il voto anticipato, ma i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini sono contrari. E non solo loro: a fare muro è anche Guido Crosetto. Durante un’intervista a Repubblica incentrata sulla sconfitta del Sì, a una domanda in merito il ministro della Difesa ha infatti risposto: «Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri».

Crosetto frena Meloni: il ministro della Difesa dice no al voto anticipato
Giorgia Meloni e Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Crosetto: «Il voto anticipato spaventa più il campo largo che noi»

Crosetto ha poi aggiunto, sempre a proposito di un ritorno alle urne prima della fine della legislatura: «Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro, ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto».

Crosetto frena Meloni: il ministro della Difesa dice no al voto anticipato
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

L’analisi della sconfitta del Sì da parte del ministro della Difesa

Il cofondatore di Fratelli d’Italia ha inoltre escluso che alla vittoria del No abbia contributo il feeling tra Meloni e Donald Trump: «Questa storia, usata per delegittimare il governo, non so se sia più ridicola o più pretestuosa al limite dell’offesa». Piuttosto, ha evidenziato, la sconfitta della maggioranza nasce dal fatto che «il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai No». Pur sottolineando che l’esito del referendum «deve far riflettere», il ministro della Difesa ha infine aggiunto che «il fronte del No ha unito tante cose diverse, tra loro spesso incompatibili o, addirittura, antitetiche».

Iran, la Spagna chiude lo spazio aereo ai velivoli che partecipano alla guerra

La Spagna ha deciso di chiudere il suo spazio aereo ai voli dei mezzi che partecipano alla guerra in Iran. Lo riporta El País, spiegando che il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo. Il provvedimento coinvolge non solo i decolli dal territorio nazionale, ma anche il sorvolo di aerei militari provenienti da basi nel Regno Unito o in Francia.

Convocata a Madrid l’incaricata di affari in Israele

La Spagna ha inoltre convocato a Madrid l’incaricato di affari di Israele (il più alto grado della rappresentanza diplomatica attualmente presente nel Paese, dopo il ritiro dell’ambasciatore) per protestare contro il divieto di accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pierbattista Pizzaballa. «Questa mattina abbiamo convocato l’incaricato di affari di Israele al ministero degli Esteri per trasmettergli la nostra protesta e chiarire che non può accadere di nuovo», ha annunciato il ministro degli Esteri José Manuel Albares.

Ucciso un casco blu indonesiano nel sud del Libano

Nella notte un casco blu della missione Unifil nel sud del Libano è stato colpito e ucciso da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. Il soldato morto era indonesiano. Un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Nella zona sono impegnati anche i militari della Brigata Sassari, nessuno dei quali è stato coinvolto nell’attacco.

Avviata un’indagine per chiarire le circostanze dell’accaduto

«Siamo profondamente addolorati per questa perdita. La sicurezza dei caschi blu delle Nazioni Unite deve essere sempre rispettata in conformità al diritto internazionale. Qualsiasi attacco contro i peacekeeper è inaccettabile e compromette gli sforzi collettivi per la pace e la stabilità», ha dichiarato il ministero degli Esteri dell’Indonesia. L’Agenzia nazionale del Libano sostiene che il quartier generale dei caschi blu indonesiani nel Paese sia stato bersagliato dal fuoco d’artiglieria dell’IDF. Unifil ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto.

Partecipate, parte il risiko delle nomine: oltre 100 le poltrone da assegnare

Tra aprile e giugno 2026, il governo dovrà occuparsi dei rinnovi dei vertici delle partecipate, assegnando complessivamente 112 posti da consigliere distribuiti in 79 società. Gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo, oggi guidata da Roberto Cingolani, la cui posizione di amministratore delegato è ora meno salda rispetto a qualche tempo fa. Tra i possibili sostituti, secondo le voci che rimbalzano in ambienti politici e industriali, quello con più chance è considerato Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri che ha appena chiuso il 2025 con un bilancio da “record” e l’utile netto “più alto di sempre”. Ma si parla anche di Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall Italia. Per la presidenza, ora affidata a Stefano Pontecorvo, circolano i nomi di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.

Da Terna a Eni ed Enel, le principali partite

Tra le partecipate di primo livello c’è anche Terna, dove potrebbe essere confermata come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia. Anche in Eni non dovrebbe cambiare l’ad Claudio Descalzi, mentre alla presidenza potrebbe essere scelto il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro al posto di Giuseppe Zafarana. Stesso discorso per Enel, dove l’ad Flavio Cattaneo dovrebbe essere confermato mentre è meno stabile la posizione del presidente Paolo Scaroni. Tra i vertici da rinnovare anche quelli di Poste italiane – circola l’ipotesi di confermare l’ad Matteo Del Fante e la presidente Silvia Rovere.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp

Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

Sinner è ora molto vicino a Alcaraz

Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

A Montecarlo può tornare numero 1

Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.