Delmastro verso le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, coinvolto nel caso del ristorante di Roma gestito da Miriam Caroccia, figlia di Mauro condannato in quanto prestanome del clan Senese, starebbe seriamente valutando di fare un passo indietro. È quanto trapela da via Arenula. Per giorni Fratelli d’Italia ha respinto la richiesta di dimissioni di Delmastro avanzata dalle opposizioni, ma la netta sconfitta nel referendum – imputata anche al sottosegretario – avrebbe cambiato le carte in tavola, portando al pressing per le dimissioni da parte di Palazzo Chigi e dei vertici di FdI. Delmastro, che era entrato in società con Miriam Caroccia (la quale gestiva il locale) ha ceduto le sue quote prima della condanna a 4 anni inflitta al padre, senza comunicare niente al Parlamento e al ministero, cosa che invece era tenuto a fare. Di recente sono state peraltro pubblicate alcune di foto che lo ritraggono assieme a Mauro Caroccia: difficile credere che davvero il sottosegretario (atteso in commissione Antimafia) non sapesse con chi aveva a che fare. Il 25 marzo alla Camera è in programma anche un question time al quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrà rispondere sul caso: le dimissioni sarebbero imminenti.

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Perso il referendum, il governo accelera sulla legge elettorale

Nemmeno il tempo di metabolizzare la bocciatura della riforma sulla giustizia, che il governo già accelera su un altro tema caro al centrodestra, la modifica della legge elettorale. I gruppi dei partiti di maggioranza avevano depositato la loro proposta di legge il 26 febbraio 2026, e ora l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, su proposta del presidente Nazario Pagano (Forza Italia), ha stabilito che l’esame del testo inizierà martedì 31 marzo. Quella presentata dal centrodestra sarà abbinata ad altre otto proposte di legge sulla stessa materia depositate anche dall’opposizione (che toccano argomenti diversi come, ad esempio, il voto all’estero o la raccolta digitale delle sottoscrizioni per la presentazione di liste e candidature). «In commissione sarà adottato il testo base, cioè si dovrà poi decidere il testo sul quale lavoreremo», ha detto Pagano.

Cosa prevede la proposta del centrodestra

La proposta di riforma del centrodestra ruota attorno a tre pilastri:

  • l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale per assegnare i 400 seggi della Camera e i 200 seggi del Senato, in base a cui ogni partito elegge un numero di parlamentari in proporzione al numero di voti ottenuti alle elezioni (con eccezioni previste per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, che seguono regole specifiche per garantire la rappresentanza delle minoranze linguistiche). Per eleggere rappresentanti in Parlamento bisogna superare la soglia di sbarramento a livello nazionale, fissata per le liste singole al 3 per cento dei voti. Tuttavia, nelle coalizioni che ottengono almeno il 10 per cento dei voti, ottiene seggi anche la prima lista che non ha ottenuto il 3 per cento;
  • un premio di governabilità, ossia un premio di maggioranza, per il partito o la coalizione che ottiene almeno il 40 per cento dei voti alle elezioni. Alla Camera il premio previsto è pari a 70 seggi aggiuntivi, mentre al Senato a 35 seggi in più. Il testo prevede che la lista o la coalizione che ottiene il premio di governabilità non possa avere in totale più di 230 seggi su 400 alla Camera e più di 114 seggi su 200 al Senato;
  • un ballottaggio qualora nessuna lista o coalizione ottenga almeno il 40 per cento dei voti, che serve per stabilire a chi assegnare il premio. Il secondo turno non scatta però in automatico, ma solo se entrambe le liste o coalizioni abbiano ottenuto al primo turno almeno il 35 per cento dei voti. In caso contrario, il ballottaggio non si tiene e i seggi da attribuire con il premio di maggioranza saranno ripartiti in modo proporzionale tra tutte le liste.

Guerra in Iran, il Pakistan si offre di ospitare i negoziati di pace

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che il suo Paese è disposto a ospitare colloqui tra Stati Uniti, Israele e Iran per porre fine alla guerra che dalla Repubblica Islamica si è allargata a tutto il Golfo Persico. Il Pakistan, ha spiegato Sharif su X, «accoglie con favore e sostiene pienamente gli sforzi in corso per perseguire il dialogo al fine di porre fine al conflitto in Medio Oriente».

I colloqui citati da Trump e la smentita di Teheran

Donald Trump il 23 marzo ha riferito di «colloqui produttivi» tra Washington e Teheran, con il coinvolgimento dell’inviato speciale Steve Witkoff e di suo genero Jared Kushner, annunciando poi il rinvio (di cinque giorni) degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniani, paventati in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz. Poco dopo, però, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha smentito che questi colloqui ci siano effettivamente stati.

Il Pakistan è da fine febbraio in guerra con l’Afghanistan

La proposta di Islamabad arriva in un periodo estremamente delicato per il Pakistan, che poco prima che scoppiasse la nuova guerra del Golfo ha di fatto iniziato un nuovo conflitto con l’Afghanistan. I raid aerei pakistani, che hanno interessato anche Kabul e Kandahar, hanno fatto centinaia di morti in Afghanistan. Ma sono molti anche i pakistani che hanno perso di vita negli attacchi afghani condotti lungo il confine.

Cosa prevede l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia

L’Unione europea e l’Australia hanno concluso i negoziati per un accordo di libero scambio. L’annuncio è arrivato in occasione della missione a Canberra della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha incontrato il primo ministro australiano Anthony Albanese. Lo storico accordo registra un importante risultato per l’Australia, i cui produttori potranno usare nomi come prosecco, feta e halloumi, nonostante le pressioni dell’Europa per restringere l’uso dei cosiddetti indicatori geografici. Con l’intesa commerciale si prevede che che le esportazioni dell’Ue cresceranno fino al 33 per cento nel prossimo decennio, con un valore che raggiungerà fino a 17,7 miliardi di euro all’anno. Tra i settori più coinvolti quello caseario, l’automotive e il comparto chimico. Il maggiore punto di contesa ha riguardato la libertà, per i produttori australiani, di vendere carne di manzo e agnello, zucchero e formaggi ai 450 milioni di consumatori europei senza punitive tariffe e quote. Secondo fonti citate dal Sydney Morning Herald, gli esportatori australiani potranno ora vendere all’Europa fra 30 e 35 mila tonnellate di manzo l’anno, contro la quota annuale corrente di 3.389 tonnellate.

Cosa prevede l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia
Ursula Von Der Leyen e Anthony Albanese (Ansa).

Sottoscritta anche una nuova partnership di difesa e sicurezza

Le due realtà hanno anche sottoscritto una nuova partnership di difesa e sicurezza e assicurato l’accesso di università e compagnie australiane al programma europeo di ricerca e innovazione. Tra i punti del parteneriato figurano il rafforzamento della cooperazione sulla sicurezza marittima, la sicurezza informatica, il contrasto alle minacce ibride e alla manipolazione e interferenza di informazioni straniere, riflettendo la natura in evoluzione delle sfide di sicurezza contemporanee e il rafforzamento della cooperazione nella gestione delle crisi e nelle missioni e operazioni della politica di sicurezza e difesa comune, comprese esercitazioni, formazione e istruzione. Von der Leyen e Albanese hanno anche concordato di avviare negoziati formali per l’associazione dell’Australia a Horizon Europe, il più grande programma di finanziamento al mondo per la ricerca e l’innovazione.

È morto Gino Paoli

È morto a 91 anni Gino Paoli. La notizia è stata diffusa dalla famiglia del cantautore, chiedendo «la massima riservatezza» in un momento così delicato. Nato nel 1934 e cresciuto a Genova, Paoli ha fatto la storia della musica italiana: suoi i brani Il cielo in una stanza, La gatta, Che cosa c’è, Senza fine, Sapore di sale, Una lunga storia d’amore e Quattro amici.

È morto Gino Paoli
È morto Gino Paoli
È morto Gino Paoli
È morto Gino Paoli
È morto Gino Paoli

Iran, Mohammad Zolghadr nuovo segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale

È stato scelto in Iran il nuovo segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale: il successore di Ali Larijani, ucciso in un raid israeliano il 17 marzo, è Mohammad Bagher Zolghadr. Lo ha annunciato Mehdi Tabatabaei, vice di Masoud Pezeshkian, spiegando che la nomina è stata approvata dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei e formalizzata dal presidente.

Chi è Mohammad Zolghadr

Nato nel 1954, Mohammad Bagher Zolghadr ha fatto parte dei pasdaran dal 1979 al 2010. Ex comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, da settembre del 2021 ricopre la carica di segretario del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema, assemblea che fornisce consulenza alla Guida Suprema sulle politiche generali dello Stato e su questioni di interesse nazionale, in particolare in caso di conflitti tra diverse istituzioni. Nel corso della sua carriera Zolghadr ha ricoperto ruoli politici di alto livello, tra cui quello di viceministro degli Interni per gli affari di sicurezza. Qualsiasi nuova figura di alto livello, avevano fatto sapere Tel Aviv e Washington, diventerà immediatamente un bersaglio di Israele e Stati Uniti.

Campo largo, Conte disponibile a correre per le primarie

Dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, il campo largo festeggia e torna a ragionare di primarie. Sia Elly Schlein sia Giuseppe Conte si sono detti disponibili a questo meccanismo per scegliere il leader del centrosinistra (nonché candidato premier della “coalizione” alle prossime elezioni politiche). Un’opzione proposta anche da Matteo Renzi a spoglio ancora in corso: «Spero che il centrosinistra rapidamente vada alle primarie perché da oggi è chiaramente nelle condizioni di vincere le politiche».

Boccia: «Benissimo se si faranno le primarie»

«Io sono disponibile ma non ho ancora interrogato né gli organi del Movimento né la mia base. Certamente il M5s deve avere un protagonista e certamente il M5s non parteciperebbe mai se fossero primarie con solo apparati di partito, devono essere aperte e dare uno sbocco a questa voglia di partecipazione dei cittadini», ha detto Conte. «Il campo progressista esiste già ed è stato costruito giorno dopo giorno in Parlamento, con una larghissima convergenza sui voti tra le forze di opposizione», gli ha fatto eco il presidente dei senatori dem Francesco Boccia, spiegando che per quanto riguarda la leadership «il Pd ha nel suo Dna le primarie, quindi benissimo se si sceglierà quella come strada per individuare chi guiderà la coalizione».

Avs frena e rilancia la legge sul salario minimo

Più cauto Nicola Fratoianni di Avs che, seppur considera legittimo il dibattito sulle primarie, non crede che «l’onda generazionale che ha travolto la controriforma Nordio abbia come prima esigenza quella di sapere come il centrosinistra sceglie il suo leader, ma piuttosto se siamo pronti a depositare domani una nuova legge sul salario minimo». «Direi che dobbiamo partire da qui», ha continuato, rilanciando una proposta per il salario minimo a 11 euro.

Referendum, Nordio si assume la responsabilità politica della sconfitta e punta il dito contro l’Anm

Parlando con Sky Tg24 all’indomani della netta sconfitta della maggioranza (più Azione) nel referendum sulla riforma della giustizia, il ministro Carlo Nordio si è preso la «responsabilità politica» della débâcle. «Questa è una riforma che porta il mio nome. Se ci sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei», ha dichiarato il Guardasigilli. «Colgo l’ennesima occasione per ricordare che la frase più contestata, quella sul cosiddetto sistema mafioso, io non l’ho mai detta, era la citazione della dichiarazione di un pubblico ministero», ha poi aggiunto. Intervistato dal Corriere della Sera, Nordio ha inoltre respinto l’ipotesi di dimissioni.

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Referendum, Nordio si assume la responsabilità politica della sconfitta e punta il dito contro l’Anm
Carlo Nordio e Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).

Nordio: «Bartolozzi non è in discussione»

Nordio ha inoltre chiarito che la sua posizione della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi non è in discussione: «Per quanto riguarda le osservazioni fatte sia dagli appartenenti del mio ministero, sia di altri della nostra coalizione, credo che bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte dai loro, la situazione algebrica sia equivalente». E poi: «Non credo che questo eccesso di polemica, della quale ho sempre tenuto di tenermi lontano, abbia influito più di tanto». Bartolozzi aveva definito parte della magistratura un «plotone d’esecuzione». Così su Andrea Delmastro, al centro di un nuovo caso: «Fino a ieri sono stato talmente occupato con il referendum, che la vicenda del sottosegretario mi è arrivata del tutto inattesa, non sapevo nemmeno di che cosa si parlasse. Sono certo che riuscirà a chiarire».

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Referendum, Nordio si assume la responsabilità politica della sconfitta e punta il dito contro l’Anm
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Le parole del Guardasigilli sull’Anm

Nordio ha anche affermato che a vincere, più che il No, è stata l’Associazione nazionale magistrati: «Purtroppo ora l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. Questo darà all’Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra, perché prima o poi andranno anche loro al governo». Inoltre, ha aggiunto, «nella coalizione ci sarà una controversia intestina per attribuirsi la vittoria. E dovranno fare i conti con l’Anm che diventa un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi».

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Missili di Stati Uniti e Israele contro i gasdotti iraniani

Parlando di «colloqui costruttivi» di un cambio di regime in corso in Iran (entrambi smentiti da Teheran), Donald Trump ha annunciato di aver rinviato di cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. Ma, nel corso della mattinata del 24 febbraio, due stabilimenti di gas e un gasdotto sarebbero stati presi di mira da raid statunitensi e israeliani. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars.

Missili di Stati Uniti e Israele contro i gasdotti iraniani
Donald Trump (Ansa).

«Nell’ambito dei continui attacchi perpetrati dal nemico sionista e americano, l’edificio dell’amministrazione del gas e la stazione di regolazione della pressione del gas in via Kaveh a Isfahan sono stati presi di mira», spiega Fars, aggiungendo che gli impianti nell’Iran centrale «sono stati parzialmente danneggiati». L’agenzia ha inoltre riferito di un raid contro il gasdotto della centrale elettrica di Khorramshahr, nel sud-ovest del Paese, vicino al confine con l’Iraq.

Il cambio di rotta di Trump era arrivato poche ore prima della scadenza dell’ultimatum al termine del quale aveva minacciato di attaccare le centrali elettriche iraniane in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro dell’Energia iraniano, Abbas Aliabadi, ha minimizzato le minacce del presidente Usa riguardo a possibili attacchi contro le centrali elettriche di Teheran, affermando che la Repubblica Islamica ha decentralizzato la sua produzione elettrica e che pianifica di ricostruire gli stabilimenti se verranno colpiti.

Sondaggi Swg 23 marzo 2026: salgono Lega e Fdi, giù Pd e Forza Italia

Secondo i sondaggi Swg trasmessi dal TgLa7 lunedì 23 marzo 2026, Fratelli d’Italia recupera lo 0,1 per cento e sale al 29,5 per cento, restando saldamente in testa alla classifica dei consensi, mentre il Partito democratico cede lo 0,2 e si ferma al 21,5 per cento. In calo anche il Movimento 5 stelle, con il 12,2 per cento (-0,1) e Forza Italia, di nuovo scesa sotto l’8 per cento (7,8). In una settimana, il partito di Antonio Tajani ha perso lo 0,2. Segue la Lega, che scavalla di nuovo Avs e arriva al 6,8 per cento (+0,2). L’Alleanza Verdi Sinistra rimane invece stabile al 6,6 per cento. Tra i partiti minori, Azione cala dello 0,1 fermandosi al 3,4 per cento, mentre Futuro Nazionale di Vannacci perde lo 0,2 e si stanzia al 3,3. Seguono Italia Viva al 2,5 per cento (+0,2), Più Europa all’1,4 per cento (-0,1) e Noi Moderati all’1,2 per cento (+0,1).

Sondaggi Swg 23 marzo 2026: salgono Lega e Fdi, giù Pd e Forza Italia
Sondaggio Swg (X).
Sondaggi Swg 23 marzo 2026: salgono Lega e Fdi, giù Pd e Forza Italia
Sondaggio Swg (X).

Aereo militare caduto in Colombia, sale il bilancio delle vittime

È salito ad almeno 66 morti il bilancio dello schianto di un aereo militare colombiano con a bordo 125 tra soldati e membri dell’equipaggio, precipitato il 23 marzo nella Foresta Amazzonica poco dopo il decollo da Puerto Leguizamo, vicino al confine meridionale con Ecuador e Perù. L’aereo precipitato era un Hercules C-130, velivolo utilizzato spesso in Colombia per il trasporto di militari. A febbraio, un altro incidente aveva coinvolto un aereo dello stesso tipo: il velivolo si era schiantato nella città di El Alto, causando la morte di 20 persone. Non sono ancora note le cause dell’incidente, ma è stato escluso che il disastro sia dovuto a un’azione dei tanti gruppi armati che operano nel Paese sudamericano.

Usa, Markwayne Mullin nuovo capo della Sicurezza interna

Il Senato americano ha confermato Markwayne Mullin come nuovo capo del dipartimento per la Sicurezza interna (Dhs) dopo il licenziamento di Kristi Noem avvenuto all’inizio del marzo 2026. La votazione di conferma ha visto 54 voti favorevoli e 45 contrari. 48 anni, ex wrestler e combattente di arti marziali, Mullin è stato senatore per l’Oklahoma. Durante l’audizione di conferma davanti al Senato tenutasi la settimana prima, ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi sarebbe stato quello di allontanare il Dhs e la sua controversa agenzia per l’Immigrazione e le dogane (Ice) dai riflettori: «Il mio obiettivo, tra sei mesi, è che non siamo la notizia principale ogni singolo giorno. Voglio proteggere la patria. Voglio portare tranquillità. Voglio restituire fiducia all’agenzia». Mullin ha poi aperto all’ipotesi di richiedere mandati per l’applicazione delle norme sull’immigrazione. Un potenziale cambio di passo rispetto all’attuale politica e una richiesta dei Democratici nell’ambito delle trattative in corso sui finanziamenti, scaduti il 14 febbraio.

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città

Con un’affluenza che sfiora il 60 per cento (per l’esattezza 58,93), il voto sul referendum per la giustizia sancisce la vittoria del No con il 53,74 per cento secondo i dati del Viminale (con 61.523 sezioni scrutinate su 61.533). Il Sì si è fermato al 46,26 per cento.

Il sì avanti nelle Regioni a guida Lega

Le uniche tre regioni in cui il Sì ha ottenuto la maggioranza sono quelle guidate dalla Lega. In Lombardia il Sì ha ottenuto il 53,57 per cento dei voti, mentre in Veneto ha superato il 58 per cento (58,41). In Friuli Venezia-Giulia, infine, l’appoggio al testo del governo è arrivato al 54,47 per cento. Tra le regioni del Nord, Valle d’Aosta, Piemonte e Trentino Alto-Adige sono le uniche tre in cui ha vinto il No (in Trentino con pochissimo scarto (50,59 per cento contro il 49,41 del Sì).

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città
Operazioni di voto (Ansa).

Nelle grandi città vince il No

Nelle grandi città è stato il No a vincere. Il boom è avvenuto a Torino, dove è volato al 64,76 per cento contro il 35,24 per cento del Sì. Anche a Milano ci sono molti punti di scarto, con il No al 58,33 per cento e il Sì al 41,67. Il capoluogo lombardo resta tuttavia la città che, tra le metropoli, registra il voto per il No più basso. A Roma, invece, il Sì si ferma sotto il 40 per cento mentre il No volta oltre il 60. Ancor più ampia la forbice a Genova (64,02 per cento No e 35,98 per cento sì), Firenze (66,57 per cento No e 33,43 per cento Sì) e Bologna (68,19 per cento No e 31,81 per cento Sì).

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città
Festeggiamenti per la vittoria del No a Torino (Ansa).

Boom di No a Napoli

Il dato più alto in una grande città, però, il No l’ha registrato a Napoli. A scrutinio completato, il Sì non arriva neanche al 25 per cento (per l’esattezza 24,51) mentre il No sfonda la soglia del 75 per cento (75,49). A Palermo Sì al 31,06 per cento contro il 68,94 del No. A Bari il Sì si ferma al 37,2 mentre il No vola al 62,8 per cento.

Nordio bocciato nella sua Treviso

La città natale del ministro della Giustizia Carlo Nordio “boccia” la sua riforma sull’ordinamento giudiziario. A Treviso, infatti, il No ha vinto con il 50,39 per cento, pari a oltre 21 mila voti. Il risultato del capoluogo della Marca è in controtendenza rispetto al dato provinciale, dove il Sì è al 60,40 per cento, e a quello regionale veneto.

A trainare l’affluenza le rosse Emilia Romagna e Toscana

Le regioni dove si è votato di più sono Emilia Romagna e Toscana, con percentuali di affluenza superiori al 66 per cento.

La Repubblica, accordo raggiunto per la cessione di Gedi al Gruppo Antenna

Accordo raggiunto fra Exor e il Gruppo Antenna per la cessione del 100 per cento del capitale di Gedi. Lo si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100 per cento del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo.

Iran, Trump: «Con Teheran raggiunto un accordo su 15 punti»

Un «cambio di regime» è in corso in Iran. Lo ha annunciato Donald Trump parlando con la stampa a Mar-a-Lago. Il presidente Usa ha aggiunto che sono in corso colloqui con Teheran che non coinvolgono la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei – che Trump ha detto di non riconoscere – ma con persone definite «molto ragionevoli». «Sono molto rispettate», ha continuato, «forse una di loro sarà esattamente ciò che stiamo cercando». Se però i colloqui falliranno, ha avvertito il tycoon, «continueremo a bombardare». Trump ha anche accennato a «importanti punti di accordo», dopo aver posticipato di cinque giorni la minaccia di distruggere le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non consentirà il transito dallo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha spiegato che il passaggio potrebbe essere controllato «in modo congiunto». Il presidente Usa ha precisato che l’accordo si articola in 15 punti. «Vogliamo l’uranio arricchito» della Repubblica islamica, ha aggiunto, che Teheran non riprenda il processo di arricchimento e non si doti di armi nucleari.

È morto Leonid Radvinsky, proprietario di OnlyFans

È morto a soli 43 anni a causa di un tumore Leonid Radvinsky, proprietario del sito OnlyFans, piattaforma che negli ultimi anni ha rivoluzionato il mondo dell’intrattenimento per adulti. Imprenditore ucraino-americano, nel 2018 aveva acquisito Fenix International Limited, società madre di OnlyFans (fondato nel 2016 da Tim Stokely), ricoprendo da allora il ruolo di amministratore e azionista di maggioranza. Gestiva inoltre Leo, fondo di venture capital che aveva fondato nel 2009 e concentrato principalmente su investimenti in aziende tecnologiche. A gennaio Reuters ha riportato che OnlyFans stava valutando la vendita di una quota di maggioranza alla società di investimento Architect Capital, in un’operazione che valutava l’azienda circa 5,5 miliardi di dollari, inclusi i debiti.

Referendum sulla giustizia: risultati e affluenza

Termina alle 15 la due giorni di voto per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che com’è noto non prevede il quorum: vince l’opzione che raccoglie più preferenze. Il primo giorno di voto, quello di domenica 22 marzo, si è chiuso con un’affluenza al 46,07 per cento, oltre ogni aspettativa, con le Regioni del Nord a fare da traino e la Sicilia maglia nera (attorno al 35 per cento).

Trump rinvia gli attacchi ai siti energetici iraniani

Donald Trump ha annunciato il rinvio di cinque giorni degli attacchi contro impianti e infrastrutture energetiche dell’Iran, minacciati in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz allo scadere delle 48 ore “concesse” a Teheran per agire in tal senso. Il presidente Usa su Truth ha spiegato che negli ultimi due giorni ci sono state «discussioni produttive» con l’Iran.

Il messaggio di Trump su Truth

«Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana, ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso». Il messaggio di Trump arriva a stretto giro da un altro annuncio: quello del Consiglio di Difesa iraniano, che ha minacciato di minare l’intero Golfo Persico in risposta a eventuali attacchi contro le coste o le isole della Repubblica Islamica.

L’Iran minaccia di minare tutto il Golfo Persico

Il Consiglio di Difesa iraniano ha minacciato di dispiegare mine navali in tutto il Golfo Persico in caso di attacchi contro le coste o le isole della Repubblica Islamica, spiegando che verrebbero colpite tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione marittime con diversi tipi di ordigni. Secondo la dichiarazione del Consiglio di Difesa, che è stato creato dopo la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025 e opera sotto l’autorità del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, «l’area potrebbe diventare simile allo Stretto di Hormuz, con gravi conseguenze per il traffico energetico globale». Quella di Teheran è una risposta all’ultimatum lanciato da Donald Trump, che ha “concesso” 48 ore per la riapertura di Hormuz, minacciando altrimenti di colpire le centrali nucleari iraniane. «Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente, in conformità con le consolidate prassi militari, il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e nelle aree costiere con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti dispiegabili dalla costa», si legge nella dichiarazione di Teheran.