Valeriy Zaluzhny, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e attuale ambasciatore ucraino nel Regno Unito, ha comunicato a Volodymyr Zelensky l’intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, che potrebbero tenersi in autunno. Lo scrive Ukrayinska Pravda, riportando anche alcuni particolari dell’incontro tra i due, andato in scena a Kyiv.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
L’incontro Zelensky-Zaluzhny a Kyiv
Secondo le fonti di Ukrayinska Pravda, Zelensky ha parlato con Zaluzhny della situazione al fronte, illustrando i recenti progressi sul campo di battaglia. Quanto alle elezioni, il capo della Bankova ha evidenziato l’importanza di gestire il voto in modo da evitare divisioni all’interno del Paese, spiegando che si è aperta l’opportunità di tenere le Presidenziali nel corso dell’autunno. Poi Zelensky ha chiesto direttamente a Zaluzhny se avesse intenzione di candidarsi, ottenendo una risposta positiva.
Kyrylo Budanov (Ansa).
Presidenziali ucraine: cosa dicono i sondaggi
Ukrayinska Pravda scrive che Zelensky era disposto a offrire a Zaluzhny praticamente qualsiasi incarico governativo, in caso di “no”. Ma, vista la risposta ottenuta, ha desistito. Secondo i media ucraini, il gradimento di Zaluzhny resta elevato, anche se da parte dei cittadini non sembra più esserci l’entusiasmo registrato subito dopo le sue dimissioni da comandante in capo delle Forze armate ucraine, arrivate a febbraio del 2024. Sono invece in aumento i consensi per un altro probabile candidato: il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Secondo gli ultimi sondaggi, Zelensky non dovrebbe avere problemi a superare il primo turno delle Presidenziali: al ballottaggio con Budanov è dato ampiamente come vincente, mentre contro Zaluzhny si prospetterebbe una sfida più tirata.
Dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia Agostino Palese ha ottenuto il rilascio di Nessy Guerra, che è rientrata nella sua abitazione: la donna, costretta in Egitto con la figlia Aisha perché coinvolta in un caso giudiziario con l’ex marito egiziano, era stata prelevata nella notte dalle autorità del Paese africano e condotta in una stazione di polizia.
L’ex marito di guerra vuole vedere la figlia
Le autorità egiziane, senza fornire ulteriori elementi, hanno spiegato che la ragione del fermo di Guerra sarebbe stata un ordine esecutivo, in base al quale il padre di Aisha, Tamer Hamouda – a sua volta coinvolto anche in un altro caso giudiziario – avrebbe diritto di vedere la figlia. Questo nonostante il procedimento di affido sia in pieno corso e in primo grado sia stato deciso di lasciare la piccola alla 27enne di Sanremo, che vive in una località segreta insieme con i familiari cercando di nascondersi dal suo ex. «L’ordine della procura non può essere eseguito perché non c’è una sentenza che dispone l’affido o la custodia, né il diritto di visita. Quello che noi temiamo è che sia un escamotage per arrestare Nessy e mandarla in carcere», aveva detto a Sky TG24 l’avvocata Agata Armanetti, legale di Guerra, esprimendo apprensione per il pericolo che la sua assistita potesse essere trasferita in prigione.
Guerra, la condanna per adulterio e il ricorso
Come sottolinea una nota della Farnesina, l’affidamento della minore è il punto centrale di una lunga contesa di Guerra con Hamouda, che a sua volta è stato condannato in Italia per maltrattamenti nei confronti di un’altra donna e di recente è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione per le minacce al console italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Guerra era stata denunciata in Egitto per adulteriodall’ex marito, querela che ha portato a una condanna a sei mesi in primo e secondo grado: arrestata, la donna aveva passato tre giorni in cella. Proprio nei giorni scorsi è stato depositato il ricorso in Cassazione.
Nel 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha guadagnato oltre un miliardo di dollari da investimenti nelle criptovalute. Lo si legge nella dichiarazione patrimoniale presentata all’Ufficio per l’etica governativa relativa alla sua situazione finanziaria. Nel primo anno del secondo mandato, i guadagni personali del tycoon hanno avuto un aumento senza precedenti per un presidente, a cui hanno contribuito anche accordi per sfruttare il marchio Trump, guadagni nel settore immobiliare e pagamenti ricevuti per accordi extragiudiziali.
Tutti i guadagni di Trump
La parte più importante dei guadagni di Trump arriva dal settore delle cripto, cosa che ha riacceso il dibattito sui conflitti di interesse dato che queste dipendono fortemente dalle regolamentazioni decise dalla sua amministrazione. In dettaglio, il presidente Usa ha guadagnato 635 milioni di dollari di royalties legate alla criptovaluta che ha creato e che porta il suo nome (un meme coin), mentre altri 500 milioni di dollari provengono dalla vendita di criptovalute e token attraverso la società World Liberty Financial, fondata espressamente per operare nel settore. Trump ha poi incassato 86,5 milioni di dollari da accordi extragiudiziali per chiudere processi – tra cui 24,5 milioni da Meta, 16 da Paramount e 16 da Disney. Ha inoltre avuto profitti da investimenti sul mercato finanziario, soprattutto con le azioni di Amazon, Meta, Nvidia e Tesla. Sono aumentate le entrate anche dalle proprietà immobiliari e soprattutto dai club di golf. Il resort di Mar-a-Lago in Florida ha incassato 77 milioni di dollari (contro 50 del 2024) e quello di National Doral, sempre in Florida, 122 (contro 110). Fra le altre entrate si segnalano accordi multimilionari per lo sfruttamento del marchio Trump in investimenti immobiliari in Romania, India e Medio Oriente, 4,7 milioni di dollari di ricavi dagli orologi a marchio Trump e quasi 2 milioni di royalties per il libroSave America.
Saltato l’incontro tra le rispettive delegazioni annunciato da Donald Trump (e smentito da Teheran), gli Stati Uniti e l’Iran terranno colloqui indiretti in Qatar domani, mercoledì primo luglio, alla presenza dei mediatori. Lo riporta Al Arabiya, citando fonti secondo cui i negoziati si concentreranno sullo stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. Durante un briefing con i media Majed Al Ansari, portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, ha confermato che gli alti inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner non terranno un incontro di alto livello con l’Iran, aggiungendo che questa settimana si terranno invece colloqui tecnici su questioni quali la sicurezza regionale, che potrebbero successivamente essere elevati a un livello superiore.
L’Iran dovrebbe ricevere presto tre miliardi di dollari di fondi congelati
Le stesse fonti di Al Arabiya affermano che l’Iran, nell’ambito del memorandum d’intesa siglato con gli Usa, dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa tre miliardi di dollari di fondi congelati. È inoltre previsto che entrambe le delegazioni incontrino a Doha il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e mediatori pakistani. Quanto a Hormuz, il New York Times riporta che l’Iran e l’Oman vogliono riscuotere il pagamento per il transito nello stretto.
Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo, ha incontrato a Doha Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Il colloquio si inserisce nel quadro delle iniziative dell’Unione europea volte a sostenere gli sforzi di mediazione portati avanti dall’emirato tra Stati Uniti e Iran sul dossier nucleare e assume “particolare rilievo” alla luce della presenza a Doha di una delegazione Usa composta da Jared Kushner e Steve Witkoff, attesa per colloqui con Al Thani nell’ambito del medesimo sforzo diplomatico.
Luigi Di Maio e Mohammed bin Abdulrahman Al Thani nel 2021 (Imagoeconomica).
Teheran ha smentito Trump sull’incontro Usa-Iran
La “missione” di Di Maio in Qatar si svolge mentre continua ad aleggiare il mistero sull’incontro tra le delegazioni di Usa e Iran, annunciato da Donald Trump (secondo cui sarebbero stati i pasdaran a chiedere un faccia a faccia) ma di nuovo smentito da Teheran. Come detto, Kushner e Witkoff sono infatti attesi a Doha. E vedranno certamente Al Thani. Ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, pur confermando che una delegazione di esperti si recherà a Doha questa settimana, ha escluso categoricamente un incontro con gli americani.
Cinquanta membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione Etica della Fifa di indagare sul suo presidente, Gianni Infantino, in merito a presunte violazioni delle norme della stessa federazione calcistica internazionale sulla neutralità politica. Lo riporta Politico, spiegando che gli eurodeputati in una lettera hanno espresso sostegno a un esposto presentato dall’ong per i diritti umani FairSquare dopo la doppia decisione di Infantino di istituire un premio Fifa per la pace e di assegnarlo subito a Donald Trump.
Gianni Infantino assegna a Donald Trump il premio Fifa per la pace (Ansa).
La Coppa del Mondo «dovrebbe unire il mondo», ha dichiarato l’eurodeputato irlandese Barry Andrews, spiegando che, «quando il capo della Fifa favorisce un presidente rispetto a un altro, ciò scredita l’organismo calcistico e l’intero torneo». Andrews ha poi aggiunto che la denuncia di FairSquare in materia di etica «rappresenta per la Fifa un’opportunità per dimostrare il proprio impegno a favore della neutralità politica, della trasparenza e della responsabilità».
Trump ha ricevuto il premio il 5 dicembre 2025 e la denuncia iniziale di Fairsquare è stata depositata tre giorni dopo. Infantino non aveva nemmeno informato il Consiglio Fifa prima di istituirlo: i critici hanno interpretato il riconoscimento come un palese tentativo del capo del calcio mondiale di ingraziarsi il presidente statunitense. Gli eurodeputati firmatari della lettera sostengono che le dichiarazioni pubbliche di Infantino a favore del tycoon violano lo statuto della federazione, in base a cui «la Fifa rimane neutrale in materia di politica e religione».
Le autorità polacche si sono rifiutate di trasferire i caccia MiG-29 all’Ucraina perché Kyiv non intende condividere con Varsavia la tecnologia dei suoi velivoli a pilotaggio remoto. Lo ha annunciato il ministro della Difesa polacco e vicepremier Władysław Kosiniak-Kamysh, durante il programma televisivo Gość Wydarzeń. Continuano le tensioni tra i due Paesi, scaturite da una decisione di Volodymyr Zelensky fortemente contestata dalla Polonia.
Władysław Kosiniak-Kamysh (Ansa).
Kosiniak-Kamysh punta il dito contro Kyiv
La Polonia e l’Ucraina avevano un accordo in base al quale Kyiv avrebbe condiviso con Varsavia la sua esperienza nell’uso dei droni sul campo di battaglia, ha spiegato Kosiniak-Kamysh, in cambio di nove aerei da combattimento dismessi dall’esercito. «Ho proposto, credo, un approccio molto collaborativo. Gli ucraini inizialmente hanno accettato la proposta, ma non l’hanno attuata. Quindi non avranno i MiG», ha detto il ministro polacco: «A differenza del governo precedente, non ci limitiamo a dire che forniremo sussidi, ma ci aspettiamo il principio di solidarietà: tu aiuti, ma se il tuo partner si rende conto di poterti supportare, di poterti mostrare nuove soluzioni, deve condividere queste informazioni».
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Da cosa è nata la crisi diplomatica tra i due Paesi
Il no della Polonia arriva sullo sfondo della recente crisi diplomatica con l’Ucraina, nata dalla decisione di Zelensky di intitolare un’unità d’élite dell’esercito agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che durante la Seconda guerra mondiale fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera. A tal proposito, Kosiniak-Kamysz nel corso dell’intervista in tv ha anche detto: «Non dobbiamo mettere nel pantheon coloro che distruggono la cooperazione europea. L’Ucraina non entrerà nell’Ue con Bandera. Nessuno ci dirà come votare per l’adesione di un determinato Paese».
I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale
Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Come rappresaglia, migliaia di ucraini furono poi uccisi dall’Armia Krajowa, il principale movimento armato polacco dell’epoca. Accusando Zelensky di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione», il presidente polacco Karol Nawrocki ha revocato al presidente ucraino la più alta onorificenza di Stato, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dal predecessore Andrzej Duda. In aperta polemica con Varsavia, Zelensky ha poi disertato l’ultima Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, che si è tenuta a Danzica.
Tre persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave, a causa di un’esplosione in un edificio residenziale nel Principato di Monaco. Un portavoce del governo ha parlato di «atto doloso». I feriti appartengono alla stessa famiglia, quella dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev – tra gli uomini più ricchi dell’Ucraina e soggetto a sanzioni dal dicembre 2023 come deciso dal presidente Volodymyr Zelensky. I fatti si sono verificati nella serata di lunedì 29 giugno 2026 in Rue du Révérend Père Louis Frolla, lungo il confine con la Francia. «È molto probabile che si tratti di un attentato», ha dichiarato all’Afp Christophe Mirmand, capo del governo. Ermolaev e la moglie sono in pericolo di vita, mentre il loro figlio 13enne ha riportato ferite meno gravi. Secondo il procuratore generale di Monaco Stéphane Thibault, qualcuno avrebbe lasciato una borsa o un pacco nell’atrio dell’edificio, poi esploso. È stata anche diffusa una foto del sospetto autore.
Il principe Alberto: «Crimine efferato»
Sulla vicenda è intervenuto anche il principe Alberto II di Monaco, parlando di «crimine efferato» e «shock per l’intera comunità monegasca». «Il Principato di Monaco rimarrà unito e determinato di fronte alla violenza e alla criminalità. La sicurezza della nostra comunità è sempre stata una priorità. Lo rimarrà più che mai, qualunque siano le minacce», ha aggiunto.
La Corte Suprema Usa ha respinto la richiesta di Donald Trump di annullare il verdetto con cui una giuria lo aveva ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di E. Jean Carroll, che sarebbe avvenuta nel 1996 nei camerini di Bergdorf Goodman, grande magazzino newyorchese di lusso di fronte alla Trump Tower. L’attuale presidente Usa era stato anche riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti della donna.
Jean E. Carroll (Ansa).
I legali di Trump contestavano, in particolare, il fatto che nel corso del processo sia stata data la possibilità di testimoniare ad altre due donne che hanno accusato il tycoon di abusi sessuali, che sarebbero avvenuti decenni fa. Trump, da parte sua, ha sempre respinto anche tali accuse. Ma la Corte Suprema gli ha dato torto: Carroll ha dunque diritto al risarcimento di 5 milioni di dollari sancito dalla giuria.
Le due cause intentate da Carroll contro Trump
Carroll ha fatto causa a Trump nel 2019 per diffamazione e lo ha poi citato nuovamente in giudizio nel 2022 per diffamazione e violenza sessuale, dopo che lo Stato di New York aveva approvato una legge che consentiva alle vittime di abusi sessuali di intentare cause civili per episodi avvenuti in passato. Il secondo procedimento è arrivato a processo per primo e la giuria ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 è arrivata a processo successivamente e si è conclusa con una sentenza che ha condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari. Il tycoon ha impugnato la sentenza, che non è ancora arrivato davanti alla Corte Suprema. In caso di esito analogo, includendo gli interessi, Trump dovrebbe in tutto a Carroll oltre 100 milioni di dollari.
La Corte ha anche consentito a Cook di rimanere alla Fed
La Corte Suprema, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, ha anche impedito a Trump di procedere nell’immediato al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, accusata di frode sui mutui. Inoltre, con un’altra sentenza, ha riconosciuto poi al presidente degli Stati Uniti ampi poteri per rimuovere, senza dover fornire motivazioni, i vertici di altre agenzie federali indipendenti. Le due decisioni rappresentano di fatto un verdetto contrastante sul tentativo di Trump di rafforzare il controllo dell’esecutivo sulle autorità indipendenti.
Una forte scossa di assestamento di magnitudo 5.1 è stata registrata in Venezuela. Il sisma – tra i più intensi delle scosse di assestamento dal devastante terremoto del 24 giugno – ha avuto epicentro in mare vicino a La Guaira, lo Stato più colpito, dove i soccorritori hanno interrotto le operazioni per motivi di sicurezza. La scossa è stata avvertita distintamente anche nella capitale Caracas, dove sono oltre 700 gli edifici crollati completamente o parzialmente.
Ansa, un soccorritore tra le macerie (Ansa).
Più di 1.400 morti accertati, enorme il numero dei dispersi
Col passare delle ore si riduce sempre più la speranza di ritrovare persone ancora in vita e, di contro, continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime. Sono salite a 1.450 i morti accertati e ci sono più di 3 mila i feriti, mentre i dispersi superano quota 50 mila.
Edificio gravemente danneggiato dal terremoto in Venezuela (Ansa).
L’Ue fornisce subito 5 milioni di euro al Venezuela
L’Unione europea fornirà 5 milioni di euro in aiuti umanitari per fornire assistenza immediata alle comunità più colpite del Venezuela. Come spiega la Commissione Ue, questo finanziamento di emergenza si concentrerà sulla fornitura di alloggi e assistenza sanitaria alle persone colpite dal disastro. Inoltre, Bruxelles sta anche organizzando un ponte aereo umanitario per trasportare beni di prima necessità nelle zone colpite: in primo volo è previsto in partenza da Copenaghen all’inizio di questa settimana, con circa 50 tonnellate di materiale per la costruzione di alloggi, attrezzature per l’acqua e i servizi igienico-sanitari. Questo nuovo aiuto si aggiunge ai 52 milioni di euro già stanziati nel corso del 2026 per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socio-economica nel Paese.
Paura in Germania, dove cinque persone sono morte a causa di una sparatoria vicino a un centro per minori a Stade, in Bassa Sassonia. Il numero di morti, tutti adulti, è stato confermato dalla polizia che ha schierato una grande quantità di agenti nell’area e invitato la popolazione a non avvicinarsi. «Secondo lo stato attuale delle indagini, in una struttura di assistenza ai minori in Dankersstrasse si è verificato un omicidio con diverse vittime. Allo stato attuale, cinque persone sono state uccise, mentre altre hanno riportato ferite», ha riferito in un aggiornamento. «Nel corso delle operazioni di ricerca e di intervento avviate immediatamente, sono state arrestate due persone sospettate di essere coinvolte nell’accaduto, tra cui il presunto autore degli spari», ha aggiunto, specificando che «le indagini sui retroscena e sull’esatta dinamica dei fatti sono ancora in corso». Le autorità non hanno al momento fornito indicazioni sul movente o sul contesto della sparatoria.
Fünf Tote und ein festgenommener Tatverdächtiger nach Schüssen in Stade. NIUS fragte die Pressestelle der Polizei Lüneburg nach der Nationalität des mutmaßlichen Täters. Die Antwort wurde verweigert. Begründung: Die Nationalität habe nichts mit der Tat zu tun.… pic.twitter.com/047OwxhBrz
È stato arrestato in Spagna il latitante Domenico Paviglianiti, detto ‘Don Mico’, elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. L’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, è stata eseguita in stretta collaborazione con la polizia spagnola. L’uomo era latitante dal 2022, quando era stato emesso nei suoi confronti un ordine di arresto per cumulo di pene dalla procura di Bologna, che disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Per arrivare all’arresto è stato determinante il monitoraggio di alcuni soggetti che avevano rapporti con lui e dei viaggi che questi ultimi effettuavano con frequenza dall’Italia alla Spagna, dove Paviglianiti si era già stabilito dagli Anni 90. Attività di osservazione e pedinamento hanno consentito agli investigatori di individuare il ricercato in Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante. È già rientrato in Italia.
Polemica in Francia per l’ultima copertina di Charlie Hebdo dedicata al ct della Francia Didier Deschamps, che pochi giorni fa ha perso la madre Ginette. La vignetta raffigura l’allenatore della Nazionale mentre solleva un’urna funeraria con la scritta “Maman”, come se fosse un trofeo. Ad accompagnare la vignetta la frase «Didier Deschamps porta a casa la coppa», con riferimento a Ramenez la coupe à la maison, il celebre brano di Vegedream diventato simbolo del trionfo della Francia ai Mondiali del 2018. La pubblicazione ha generato un’ondata di critiche sui social, dove numerosi utenti hanno attaccato il settimanale accusandolo di aver oltrepassato il limite.
Vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps (X).
La Federcalcio francese condanna la vignetta
Condanna anche dalla Federcalcio francese. «Questa vignetta mi ha scioccato. Inappropriata nei confronti di un uomo che sta vivendo un momento di grande dolore. La federazione sostiene pienamente la libertà di espressione, ma questa copertina resta irrispettosa e indecente», ha detto il presidente Philippe Diallo. Intanto Deschamps è rientrato negli Stati Uniti dopo aver partecipato al funerale della madre in Francia e ha diretto la sua prima sessione di allenamento dal suo ritorno presso il campus della Bentley University a Waltham, Massachusetts. Dopo aver concluso al primo posto del Gruppo I, la Francia affronterà la Svezia nei 16esimi martedì 30 giugno 2026 a East Rutherford.
Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, che erano ripresi nei giorni scorsi, e di tenere un incontro martedì 30 giugno a Doha, in Qatar. Lo riporta Axios, citando un funzionario americano. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, oggi erano previsti colloqui tecnici, ma Teheran li ha annullati dopo i raid incrociati degli ultimi giorni.
Perché erano ripresi i raid reciproci
A far riprendere le ostilità tra Usa e Iran, sostanzialmente, era stata la diversa interpretazione del memorandum d’intesa firmato pochi giorni fa. Secondo Washington il testo prevede la libera circolazione nello stretto di Hormuz, mentre per Teheran lascia mano libera all’Iran per decidere con l’Oman come gestire il braccio di mare. Tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, Teheran ha tra l’altro annunciato che a Muscat c’è stato un primo incontro sulla gestione di Hormuz, a cui ha partecipato Abdulaziz Al-Hinai, ministro degli Esteri dell’Oman. Non solo. Durante i negoziati in Svizzera, la delegazione Usa – guidata dal vicepresidente JD Vance – ha concordato con la parte iraniana di stabilire una linea diretta su Hormuz: gli Stati Uniti sostengono che sia da considerare a livello militare, tra Pentagono e pasdaran, mentre per gli ayatollah è solo a livello politico tra i due governi.
Gli attacchi degli ultimi cinque giorn
Tutto è ricominciato giovedì 25 giugno, con l’attacco dei pasdaran a una nave mercantile, raid che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti. Media iraniani avevano segnalato esplosioni nelle regioni meridionali di Sirik e Qeshm, con il Comando Centrale americano (Centcom) che aveva reso noto di aver colpito «infrastrutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione, strutture di difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine». Successivamente i pasdaran avevano rivendicato attacchi contro la base aerea Usa di Ali Al Salem in Kuwait e contro la Quinta Flotta Navale americana nei pressi di Manama, capitale del Bahrein. In tutto questo sono arrivate anche le solite minacce di annientamento da parte di Donald Trump, a cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato annunciando che Teheran manterrà il controllo esclusivo di Hormuz per i prossimi 30 giorni. Resta una certezza: la fragile tregua tra Usa e Iran resta appesa a un filo.
È di almeno 235 morti e 4.300 feriti l’ultimo bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela e in particolare la zona costiera dello Stato de La Guaira, con due scosse ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5. Ma i numeri del bollettino sono inevitabilmente destinati a salire: i dispersi sono infatti circa 50 mila, come segnala la piattaforma online lanciata per rintracciare i cittadini di cui non si hanno notizie. Il Paese sudamericano è in ginocchio e, mentre si scava senza sosta tra le macerie, aumenta il timore di una catastrofe umanitaria.
Total devastation in Venezuela following a powerful earthquake. Up to 100,000 people are feared dead.
Più di 100 gli edifici crollati nello Stato costiero di La Guaira, vicino Caracas. Lo ha riferito il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, spiegando che «sono più di 70 mila» le famiglie sfollate.
Estuvimos en Macuto acompañando a nuestro pueblo en la búsqueda y rescate de todos los afectados por esta terrible tragedia. El Gobierno nacional está desplegado para atender la emergencia y en las próximas horas seguiremos recibiendo apoyo de la comunidad internacional. pic.twitter.com/XHjRbKmvNa
La Farnesina ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970 e con parenti in Italia, coinvolto nel crollo di un edificio proprio a La Guaira. Il Ministero degli Esteri stima che in Venezuela ci siano circa 170 mila titolari di passaporto italiano.
Nuestro tercer avión ya llegó a Venezuela y el cuarto ya va en camino.
La comunità internazionale si è subito attivata in sostegno del Venezuela, fornendo squadre di soccorso e aiuti umanitari. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha confermato l’arrivo di squadre di soccorso dall’estero per rafforzare le operazioni di ricerca dei superstiti. L’Italia sta inviando un team di vigili del fuoco formato da 41 unità.
team #USAR ITA-02 (giunti da Piemonte, Liguria, Veneto, Lombardia), specializzati nelle operazioni di ricerca e soccorso sotto le macerie modulo TAST (Technical Assistance and Support Team, giunti da Lombardia e Toscana),… pic.twitter.com/LY35IiAkTM
«Gli Stati Uniti sono pronti, disponibili e pienamente in grado di aiutare! Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo al fianco dei nostri nuovi e grandi amici». Lo ha scritto Donald Trump su Truth. Gli Usa hanno revocato le sanzioni al Venezuela: in particolare Washington ha autorizzato transazioni verso il Paese sudamericano, a condizione che siano legate alle «operazioni di soccorso».
Re Carlo e la regina Camilla lasceranno Buckingham Palace e vivranno stabilmente nella vicina Clarence House. Lo rivela il rapporto finanziario della monarchia britannica. L’obiettivo è di aumentare l’accesso del pubblico nel palazzo reale poiché, quando il sovrano è in sede, le misure di sicurezza limitano il numero di persone e le aree di accesso ai visitatori. Buckingham Palace, che dal 1837 funge da residenza ufficiale del sovrano del Regno Unito ed è attualmente in ristrutturazione, continuerà a essere la sede amministrativa della monarchia britannica. Il portavoce della casa reale ha specificato che i sovrani continueranno ad avere accesso ad alcune stanze private all’interno del palazzo «dove potranno ritirarsi durante la giornata lavorativa» e che potrebbero essere utilizzate come «possibile residenza in futuro».
Continua ad aggravarsi il bilancio dei due terremoti che in meno di un minuto hanno colpito il Venezuela. Le segnalazioni di persone disperse hanno superato quota 25 mila. I morti accertati sono 164 e i feriti quasi mille.
Online un sito per localizzare gli scomparsi del terremoto
Un gruppo di venezuelani ha aperto un sito internet (ww.desaparecidosterremotovenezuela.com) per aiutare le famiglie a rintracciare i propri cari dispersi dopo le violente scosse di terremoto, che hanno provocando anche gravi interruzioni delle comunicazioni. Il portale consente ai cittadini di segnalare parenti e amici con cui hanno perso i contatti e di comunicare quando una persona viene ritrovata sana e salva.
Il Fondo monetario internazionale stanzia 200 milioni
La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato che il Fondo monetario internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per «ricostruire infrastrutture, ospedali e le case di coloro che hanno perso la propria abitazione» e che sono state disposte linee di credito per coloro che a causa degli eventi sismici hanno perso la loro principale attività economica.
L’appello dell’ex presidente Maduro dagli Stati Uniti
In un messaggio diffuso sui social media da New York, dove è detenuto assieme alla moglie Cilia Flores in un carcere federale con accuse di narcotraffico e uso di armi, l’ex presidente Nicolas Maduro ha lanciato un appello all’unità nazionale, invocando anche «serenità e amore concreto» per «aiutare, proteggere, condividere, rialzare e ricostruire» dopo il terremoto: «Che nessuno resti solo, che ogni comunità si prenda cura dei propri bambini, dei propri anziani e dei propri malati e che tutti accompagnino il lavoro delle squadre di soccorso, della polizia, delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei lavoratori e dei volontari».
La Francia ha intercettato una petroliera della flotta ombra russa mentre navigava al largo delle coste della Sicilia in violazione del diritto marittimo internazionale. Lo ha reso noto il presidente transalpino Emmanuel Macron, pubblicando sui social un video che mostra le forze speciali atterrare a bordo della petroliera Deliver da un elicottero e spiegando che l’operazione fa seguito a una simile messa in atto di recente dal Regno Unito.
La Marine Nationale a arraisonné mardi le pétrolier Deliver alors qu’il transitait au large de la Sicile en infraction avec le droit de la mer.
Cette nouvelle action contre la flotte fantôme, conduite quelques jours après une opération similaire par le Royaume-Uni… pic.twitter.com/5Gjn43MhLr
Le operazioni condotte dalla Francia contro la flotta ombra russa
Dall’inizio del 2026, la Francia ha fermato diverse petroliere appartenenti alla flotta ombra russa, utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A gennaio è stata la volta della Grinch, partita da Murmansk e battente bandiera delle Isole Comore: dopo il fermo, la nave è stata ormeggiata nel porto di Marsiglia-Fos. A marzo è stata fermata la petroliera Deyna, bandiera del Mozambico e, come la Grinch salpata da Murmansk: dopo un mese è stata autorizzata a lasciare il porto di Marsiglia. Nello stesso mese, Francia e Belgio hanno condotto un’operazione congiunta che ha portato al sequestro della Boracay, poi portata nel porto belga di Zeebrugge. Il primo giugno le forze armate francesi hanno poi fermato nell’oceano Atlantico la petroliera Tagor, già sottoposta a sanzioni e sospettata di operare con documenti di bandiera irregolari. Macron ha citato il Regno Unito: le forze britanniche a metà giugno hanno intercettato la petroliera Smyrtos, battente bandiera del Camerun, mentre tentava di attraversare il Canale della Manica.
Si è aperta a Danzica la nuova Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Presenti i leader di Polonia, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Romania e Svezia, assieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Manca però il leader maggiormente interessato dai lavori, ovvero il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dato forfait a causa della crisi diplomatica aperta con Varsavia. A guidare la delegazione ucraina è la premier Yuliia Svyrydenko.
I leader presenti alla conferenza di Danzica (Ansa).
La decisione di Zelensky che ha portato allo scontro con Varsavia
La querelle sull’asse Kyiv-Varsavia, culminata nello scontro aperto tra Zelensky e l’omologo polacco Karol Nawrocki, è iniziata il 26 maggio quando il capo della Bankova ha annunciato la decisione di intitolare un’unità d’élite dell’esercito ucraino agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera.
I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale
Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica assieme alle SS Galizien. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Migliaia di ucraini furono uccisi in seguito come rappresaglia dall’Armia Krajowa, ovvero il principale movimento armato polacco dell’epoca.
Karol Nawrocki (Ansa).
La Polonia ha revocato a Zelensky la più alta onorificenza di Stato
Nawrocki ha parlato di «decisione critica» da parte di Zelensky, accusando il leader ucraino di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione». Poi il 29 giugno ha reso noto che avrebbe cercato di revocare a Zelensky la più alta onorificenza di Stato polacca, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dall’ex presidente Andrzej Duda. La revoca è poi effettivamente arrivata il 19 giugno. Il giorno successivo Zelensky ha annunciato di aver rispedito la medaglia a Varsavia per posta.
Ursula von der Leyen (Ansa).
Von der Leyen annuncia l’erogazione della prima tranche dei prestiti Ue
Nel suo intervento alla conferenza di Danzica, Von der Leyen ha annunciato l’erogazione della prima tranche del prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. «Oggi trasferiamo oltre 3 miliardi di euro in assistenza macrofinanziaria. Nei prossimi giorni inizieremo a erogare la prima tranche dei 6 miliardi di euro destinati alla produzione di droni. Questa è la solidarietà in azione. Dimostra che il sostegno dell’Europa all’Ucraina è destinato a durare».
Sembra sia la cosa più facile, e quindi perfino un po’ crudele, come sparare sulla Croce Rossa. Delle tante prerogative dell’ineffabile Mark Rutte, segretario generale della Nato, la sua fantozziana devozione a Donald Trump lascia basiti anche gli estimatori (pochi, per la verità) del personaggio. Occorre anche dire che l’ex premier olandese fa di tutto per dare quest’immagine di sé, persino troppo. Tanto che viene il dubbio: ma è l’adulazione figlia di un’indole compiacente di natura oppure dietro quei modi affettati e servili c’è del calcolo?
Quel daddy sussurrato all’Aja e i messaggini resi pubblici
Il contesto, certo, è molto imbarazzante: sms al suo idolo d’oltreoceano in maiuscolo dove gli annuncia che l’Europa pagherà in modo GIGANTESCO, e sarà una sua vittoria, quel daddy, papino, sussurrato all’Aja mentre l’inquilino della Casa Bianca liquidava la guerra tra Israele e Iran come una rissa da cortile, il messaggio chiuso con un «non vedo l’ora di vederti, tuo Mark» che Trump si è premurato di rendere pubblico col sadico intento di sputtanarlo.
Ma fermarsi al ridicolo sarebbe un errore di valutazione. Perché Fantozzi era una vittima dell’amministratore delegato. Rutte invece è l’amministratore delegato. La differenza non è da poco. Nella testa dell’olandese la Nato è una società per azioni, e in questa società c’è un socio di maggioranza che detiene un pacchetto così schiacciante da poter chiudere baracca quando vuole. Gli altri 31 sono soci di minoranza con al massimo il diritto di lamentela e nient’altro. Rutte questo lo ha capito prima e meglio di ogni suo predecessore: per conservare la poltrona di ad non deve amministrare l’azienda a vantaggio di tutti i soci, ma compiacerne uno solo.
La notizia bomba sulle basi italiane era un messaggio per il padrone
Da qui l’uscita proditoria di martedì sera su Fox News, la rete di riferimento che Trump guarda come uno specchio che riflette la sua immagine. Cinquecento aerei americani (sembra un’iperbole), ha detto Rutte, sarebbero decollati dalle basi italiane per sostenere l’operazione Epic Fury contro l’Iran. Notizia bomba, smentita a stretto giro da Roma dopo l’iniziale sconcerto di Giorgia Meloni che sin qui con l’olandese era tutta baci e abbracci. Il punto in questione però non era il dato in sé, ma il destinatario. Rutte non parlava agli italiani, né agli alleati: parlava a @realDonaldTrump per convincerlo che il Paese che ha preso di mira nelle due ultime uscite paga ancora il suo pegno di fedeltà all’Alleanza, e dunque al suo padrone.
Giorgia Meloni e Mark Rutte (foto Ansa).
È qui che il segretario generale smette di somigliare a Fantozzi e acquista un diverso profilo. Il ragionier Ugo subiva le umiliazioni senza reagire, se non nel salotto di casa sua scaricando la frustrazione sulla moglie Pina; Rutte invece le mette cinicamente a bilancio. Non lo muove la paura del megadirettore galattico, ma la sua personale convenienza a che il socio di maggioranza della Nato non sbatta la porta come oramai minaccia ogni due per tre.
Per Rutte ogni minaccia è insieme una condanna e una salvezza
Ha già ritirato 5 mila uomini dalla Germania dopo le critiche del cancelliere Friedrich Merz, ha lasciato che il suo ministro della guerra Pete Hegseth desse degli «ignobili» agli alleati riuniti a Bruxelles, ha rimesso sul tavolo un’infinità di volte la possibilità di addio all’Alleanza. Ma per Rutte ogni minaccia è insieme una condanna e una salvezza, in una sorta di tacito patto col suo padrone.
Mark Rutte nello Studio Ovale della Casa Bianca con Donald Trump (foto Ansa).
Trump tiene in pugno la Nato la quale, finché esiste, tiene Rutte lontano dall’Aja, in una sorta di equilibrio del terrore formato aziendale. Il giorno in cui il presidente americano dovesse dare seguito alle sue minacce di abbandonare l’organizzazione al suo destino, la poltrona di Rutte si svuoterebbe di senso e lui tornerebbe a casa a guardare i mulini a vento. Non però con il piglio del Don Chisciotte, che vi si scagliava contro per difendere un’idea. Esattamente l’opposto di ciò che Rutte, calcolatrice alla mano, ha scelto di essere.