Regno Unito, Farage si dimette da deputato e annuncia subito la ricandidatura

Mossa a sorpresa di Nigel Farage, leader del partito britannico di destra Reform UK. Dopo essere finito al centro di un’inchiesta su donazioni milionarie e redditi privati non pienamente dichiarati, il volto della Brexit ha annunciato sui social le dimissioni da deputato e, contestualmente, la ricandidatura alle elezioni suppletive (nel seggio di Clacton), chiedendo «un verdetto popolare» sulle accuse finanziarie che lo riguardano.

Le accuse a Farage e la difesa del leader di Reform UK

Al centro delle indagini da parte dell’organismo parlamentare che vigila sugli standard di comportamento dei deputati c’è una donazione da 5 milioni di sterline attribuita al miliardario investitore nel settore crypto Christopher Harborne, che secondo i media britannici non sarebbe stato registrato come beneficio economico. I parlamentari dell’opposizione, inoltre, hanno chiesto l’apertura di un’altra inchiesta su altre donazioni provenienti da George Cottrell, imprenditore attivo nei settori delle criptovalute e del gioco d’azzardo, che negli Stati Uniti ha scontato una pena detentiva per frode. «Non ho fatto nulla di sbagliato. Non ho infranto la legge in alcun modo. Non ho fatto un uso improprio del denaro pubblico», ha dichiarato Farage, sostenendo di essere vittima di un complotto da parte dell’establishment, incapace di batterlo alle urne. Il leader di Reform UK ha inoltre denunciato violazioni della privacy da parte dei media: in particolare ha accusato il Sunday Times di aver pubblicato la foto della casa in cui vive sua figlia, cosa che avrebbe provocato episodi di molestie.

Marine Le Pen dichiarata colpevole ma può candidarsi alle presidenziali del 2027

La Corte d’appello di Parigi ha confermato la colpevolezza per “fatti gravi” di Marine Le Pen, riducendo la sua pena in prima istanza da quattro a tre anni di carcere, di cui uno con il braccialetto elettronico. La leader del Rn potrà però candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027 perché l’ineleggibilità, in prima istanza di cinque anni, è stata ridotta a 15 mesi, già scontati visto che ha cominciato a decorrere dal marzo 2025. Sarà lei stessa, alle 20 di martedì 7 luglio 2026, ad annunciare se si candiderà oppure no (ndr in passato aveva dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con l’obbligo del braccialetto elettronico). Un’ipotesi che si sta già facendo strada è quella, per Le Pen, di chiedere una riduzione o adattamento della pena, anche se il braccialetto elettronico – fanno notare gli esperti – è già in sP un adattamento di pena. Se l’obbligo di un anno venisse ridotto a sei mesi, Le Pen potrebbe fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio

Esplosione a Damasco dove è in corso la visita di Macron

Un’esplosione è stata udita a Damasco, dove da lunedì 6 luglio è in visita il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha constatato un giornalista dell’agenzia Afp sul posto. Il capo dell’Eliseo si trova a colloquio con il presidente siriano, Ahmed al Sharaa, e ha lasciato nella mattinata del 7 luglio l’hotel Four Season di Damasco prima che si udissero le esplosioni nella zona. Fonti dell’Eliseo, intanto, hanno confermato che «il presidente è al sicuro» e che «il programma della visita continua». Le strade sono state bloccate e sono state attuate misure di sicurezza in seguito all’esplosione.

Trovata uccisa a Kyiv l’attentatrice di Monaco

Trovato in una zona periferica di Kyiv il cadavere di Anastasiia Berezovska, la donna braccata dall’Interpol in quanto esecutrice materiale dell’attentato avvenuto nel Principato di Monaco contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev. Lo riporta Ukrainska Pravda. Berezovska, che fuggendo dopo aver piazzato l’ordigno era anche passata in auto dall’Italia dirigendosi poi verso la Svizzera, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco: già fermate due persone, un ufficiale in servizio della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Gur) e un ex membro delle forze dell’ordine. Cittadina ucraina residente in Germania, Berezovska era ricercata con l’accusa di tentato omicidio, collocazione di un ordigno esplosivo in luogo pubblico e associazione a delinquere. Gli inquirenti ritengono che non abbia agito da sola. Nell’attentato, avvenuto il 29 giugno, sono rimasti feriti Ermolaev, la compagna e il figlio.

Prossimo round negoziati Israele-Libano a Roma il 15-16 luglio

L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha annunciato durante un incontro con il Council on Foreign Relations a Washington che il prossimo round di colloqui tra Israele e Libano si terrà la prossima settimana, il 15 e 16 luglio, a Roma. L’incontro si svolgerà ancora a livello di ambasciatori. Leiter ha inoltre affermato che il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà il presidente Donald Trump il 21 luglio.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)

Ha pubblicato un altro libro di successo, ha contribuito a mediare un accordo di pace provvisorio con l’Iran, ha intrapreso un’intensa campagna mediatica ed è in costante ascesa nei sondaggi. Cosa ancor più importante, sembra aver ormai fatto definitivamente colpo su Donald Trump, che nel 2024 lo aveva pescato come vice per la sua corsa alla Casa Bianca e che nel 2028 potrebbe tirargli la volata. L’estate sembra aver consacrato J.D. Vance come indiscusso erede politico di The Donald, qualora dovesse candidarsi alle primarie repubblicane e dunque alle prossime Presidenziali. Con buona pace di Marco Rubio, dato in vantaggio fino a pochi mesi fa.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance (Ansa).

Vance era stato superato da Rubio, che poi è inciampato

Indicato già all’inizio del secondo mandato di Trump come suo possibile successore, Vance era stato superato (almeno per gli analisti) da Rubio, più lontano dalla retorica identitaria di altri esponenti MAGA. L’ascesa del segretario di Stato era stata sancita in Baviera alla Conferenza di Monaco, dove aveva ricevuto una standing ovation. Tutto questo mentre il presidente li metteva a confronto – arrivando quasi a contrapporli – nei suoi incontri coi consiglieri nello Studio Ovale, in vista di un ipotetico ticket elettorale per il 2028. I diretti interessati, senza mai dichiarare apertamente l’ambizione di raccogliere il testimone del capo, nel frattempo affermavano di non aver intenzione di mettersi i bastoni tra le ruote, assicurandosi reciproco sostegno. A metà aprile, però, Rubio si è imbarcato in due infruttuose missioni diplomatiche: in Ungheria il suo sostegno non ha impedito la sconfitta elettorale di Viktor Orban e in Pakistan dove i primi colloqui con l’Iran non hanno prodotto risultati. Da quel momento in poi è iniziata la rimonta di Vance, fino al contro-sorpasso.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance; Donald Trump e Marco Rubio (Ansa).

Il punto di svolta per Vance è arrivato con l’Iran

Funzionari di Washington, citati da Axios, raccontano di un Trump con sempre meno dubbi riguardo al nome del suo erede politico. «Se l’è guadagnato», ha affermato una fonte della testata, aggiungendo che Rubio, il quale «non aveva comunque intenzione di candidarsi, ora è ancora meno propenso a farlo». Al di là delle “disavventure” del segretario di Stato, il punto di svolta per Vance è arrivato a metà giugno, quando assieme agli inviati presidenziali Jared Kushner e Steve Witkoff ha contribuito a negoziare il memorandum d’intesa con l’Iran, siglato il 17 del mese. Il giorno precedente, con eccezionale tempismo, aveva pubblicato il suo nuovo libro Communion: Finding My Way Back to Faith. Vance, che aveva già in programma un tour di presentazione del volume sulla sua ritrovata fede, ha tratto vantaggio dall’attenzione mediatica suscitata dal suo ruolo nei colloqui di pace, ottenendo un boom di vendite. Ben 33 le interviste rilasciate nel corso di un mese, spaziando da podcast MAGA e briefing stampa alla Casa Bianca a brevi scambi informali con i giornalisti, fino a partecipazioni a programmi come lo show di Bill Maher su HBO e il talk show di orientamento progressista The View, su ABC. Intervento, quest’ultimo, pare molto apprezzato da Trump, certo non un fan del programma, che ha avuto tempo di seguire l’ospitata del suo vice tra una telefonata a Gianni Infantino e la pubblicazione di un meme su Giorgia Meloni. Di recente, Vance si è concentrato anche sulla raccolta fondi per il Republican National Committee, contribuendo a incassare circa 70 milioni di dollari: risorse che potrebbero risultare fondamentali qualora decidesse di candidarsi alla presidenza.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance e Donald Trump (Ansa).

Il numero due di Trump è in costante ascesa nei sondaggi

Vero, l’indice di gradimento di Vance tra tutti gli americani resta in territorio negativo, sostanzialmente pari a quello di Trump. Ma tra i repubblicani è salito al 62 per cento, appena al di sotto del 65 per cento di Trump (che non si potrà ricandidare) e ben al di sopra del 51 per cento di Rubio. Questo almeno secondo Navigator Research, istituto vicino ai Democratici. Inoltre, Vance è in vantaggio su altri potenziali rivali repubblicani nei sondaggi nazionali e in quelli degli Stati che votano per primi: Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina. L’ultimo sondaggio di Big Data Poll lo vede ampiamente in testa tra i potenziali candidati repubblicani con il 35,4 per cento dei consensi, più del doppio rispetto a Rubio.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance (Ansa).

Resta il nodo Carlson

Il ruolo di Vance nella firma dell’accordo sul nucleare iraniano e le sue critiche al governo di Benjamin Netanyahu hanno irritato i conservatori filo-israeliani. Ma questo, secondo gli analisti, non dovrebbe spostare molto. Idem per le opinioni riguardo al ruolo dell’esecutivo nelle attività d’impresa, criticate di recente al vertice dell’organizzazione conservatrice Club for Growth, in quanto non sufficientemente favorevoli al libero mercato. Il vero (ma relativo) inghippo in ottica Casa Bianca è rappresentato da Tucker Carlson. Sebbene Trump sia entusiasta di Vance, non vede infatti di buon occhio un suo importante alleato: il noto podcaster MAGA, appunto, che gli ha voltato le spalle arrivando ad assumersi con tono affranto la responsabilità del ritorno al potere di The Donald. «Finora non rappresenta un problema. Ma potrebbe diventarlo se Trump chiedesse a J.D. di prendere le distanze da lui», ha spiegato a Axios un consigliere del presidente Usa. Vedremo. Per ora, Vance non è solo in vantaggio su Rubio nei favori del presidente, ma anche per la squadra di consulenti politici e addetti ai lavori che ha già assoldato dietro le quinte, una “infrastruttura” di cui il segretario di Stato non dispone. Il sorpasso è cosa fatta: al momento non ci sono dubbi che sia Vance il grande favorito in casa Grand Old Party per le Presidenziali del 2028, anno in cui alla Casa Bianca potrebbe approdare un hillbilly.

Trump provoca Meloni con un meme: «Serve un ordine restrittivo»

Dopo la querelle della foto «implorata» al G7, Donald Trump torna ad attaccare (e prendere in giro) Giorgia Meloni, sempre a modo suo. Il presidente degli Stati Uniti infatti ha pubblicato su Truth una sua foto con la premier italiana, accompagnata dalla scritta: «Serve un ordine restrittivo». Si tratta di un meme molto diffuso sui social, dove la formula viene usata in chiave ironica per raccontare cotte e fissazioni. Strumento cautelare che impone a una persona di mantenere una distanza minima da un’altra e di astenersi dal contattarla, il “restraining order” viene richiesto tipicamente dalle vittime di stalking. E Trump, appunto, aveva raccontato di essere stato “perseguitato” da Meloni a Evian (dove è stata scattata la foto in questione).

Trump provoca Meloni con un meme: «Serve un ordine restrittivo»
Il meme pubblicato da Donald Trump (Ansa).

Nessun commento da Palazzo Chigi

L’ultima provocazione di Trump nei confronti di Meloni, tra l’altro non fondata su una ragione specifica, è arrivata alla vigilia del vertice Nato in programma a Ankara il 7 e 8 luglio, dove i due dovrebbero incrociarsi di nuovo. Da Palazzo Chigi, dopo la massiccia presenza del governo alla festa per l’Independence Day a Villa Taverna, filtra un certo sconcerto. Ma nessun commento. E dovrebbe essere questa la linea che Roma manterrà.

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Calenda: «Trump bullo da quattro soldi»

C’è però chi, dall’opposizione, ha già risposto all’ennesima provocazione del tycoon. «Trump è un ignobile bullo da quattro soldi. Piena solidarietà alla presidente del Consiglio», ha scritto su X Carlo Calenda, leader di Azione.

Ancora missili e droni su Kyiv, almeno 11 morti

Ondate di missili e droni russi su Kyiv e la regione circostante nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio 2026. Nella capitale ucraina il bilancio delle vittime è salito a 11, come annunciato dal sindaco Vitali Klitschko su Telegram: «Secondo i medici, al momento ci sono 11 vittime dell’attacco notturno nemico a Kyiv. Di queste, un uomo ferito è deceduto in ospedale stamattina. 46 persone sono rimaste ferite. 27 di loro sono state ricoverate in ospedale. Tra cui tre bambini». Registrati danni e distruzioni in quattro quartieri della città. Sotto la supervisione procedurale della procura della città di Kyiv, è stata avviata un‘indagine preliminare sul fatto che l’esercito russo abbia commesso un altro crimine di guerra che ha causato la morte di persone. La procura generale ha rilevato che l’epicentro degli impatti e della caduta di frammenti di armi russe si trovava nei distretti di Darnytskyi e Podilskyi di Kyiv, e che danni sono stati registrati anche nei distretti di Holosiivskyi e Obolonskyi. Nel quartiere di Podilskyi, gli appartamenti dal quinto al nono piano di uno degli edifici sono stati distrutti.

Corea del Nord, il boom delle auto private che sfida le sanzioni Onu

Una Lexus LX 570 del 2020 costa 250 mila dollari. Per una Mercedes-Benz S450L e una Toyota Land Cruiser 300 del 2023 ne servono rispettivamente 190 e 145 mila. I prezzi dell’Amisan Automobile Technology Service Center sono salati. Non potrebbe essere altrimenti per il più importante concessionario di auto straniere di lusso in Corea del Nord. La risoluzione 2397 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vieta infatti la vendita e il trasferimento di qualsiasi veicolo nel Paese governato da Kim Jong-un. Eppure nelle strade di Pyongyang è ormai comune imbattersi in macchine tedesche, giapponesi e cinesi. Il traffico, fino a qualche anno fa assente, è cresciuto fino a diventare un problema quotidiano. E trovare parcheggio è sempre più complicato.

Il boom delle auto in Corea del Nord

In Corea del Nord si è registrata un’impennata del numero di vetture in circolazione. Le immagini satellitari hanno immortalato ingorghi stradali, aree di sosta strapiene e infrastrutture di ricarica ai bordi delle strade. Il fiorente commercio nordcoreano delle auto è difficile da quantificare. Dal 2017 esportare auto oltre il 38esimo parallelo è (teoricamente) proibito dalle sanzioni dell’Onu e per questo non ci sono informazioni ufficiali disponibili. I dati doganali cinesi confermano tuttavia il boom dell’automotive del Regno Eremita. Nel 2025 Pechino ha inviato in Corea del Nord appena due veicoli, ma le esportazioni di prodotti per auto sono aumentate notevolmente rispetto ai livelli pre-pandemia: 193 mila pneumatici (+88 per cento), 136 mila specchietti retrovisori (+290 per cento), oltre a oli e grassi lubrificanti (+150 per cento).

Corea del Nord, il boom delle auto private che sfida le sanzioni Onu
Una vigilessa a Pyongyang (Ansa).

La rivoluzione a quattro ruote di Kim

L’anno zero dell’automotive nordcoreano coincide con il 2017. Decisiva una modifica legislativa voluta da Kim per consentire ai cittadini di possedere vetture private, ancorando l’immatricolazione dei mezzi ad aziende o istituzioni. La seconda e ultima svolta è arrivata nel 2024, quando il governo ha ulteriormente rivisto le norme permettendo la registrazione dei veicoli direttamente a nome del proprietario, seppur con rigidi controlli sui redditi e forti limitazioni alla circolazione.

Corea del Nord, il boom delle auto private che sfida le sanzioni Onu
Kim Jong-un (Ansa).

Quanto costano le auto e da dove arrivano

Gli intermediari cinesi acquistano le auto dai concessionari del Dragone, ne trasferiscono più volte la proprietà per rendere meno tracciabile la filiera e le fanno arrivare al confine, dove una rete di contrabbandieri provvede alla consegna finale in Corea del Nord. I prezzi delle vetture “normali” variano da 5 mila a 30 mila dollari. Quelle di lusso, che seguono triangolazioni più sofisticate, superano facilmente il tetto dei 100 mila dollari. Secondo Jung Chang-hyun, direttore del think tank Korean Peace and Economy Institute di Seul, il numero totale di auto private nel Paese potrebbe superare le 20 mila unità nel corso del prossimo anno.

Corea del Nord, il boom delle auto private che sfida le sanzioni Onu
Kim Jong-un e la moglie Ri Sol-ju con Xi Jinping e ,la moglie Peng Liyuan (Ansa).

Showroom, noleggi e controlli

L’automotive plasmato da Kim continua a prendere forma. Dal 19 al 28 giugno le autorità nordcoreane hanno organizzato a Pyongyang una grande esposizione di automobili, mostrando le nuovissime Zeekr 7X cinesi, oltre a diverse altre vetture di lusso di seconda mano. Gli addetti hanno accettato i preordini in attesa dell’imminente inizio delle vendite. I veicoli sarebbero già stati trasportati oltre confine da società commerciali legate all’Agenzia nazionale di intelligence, mentre il ministero della Sicurezza è stato incaricato di verificare la situazione finanziaria dei potenziali acquirenti. Sempre nella capitale è stato avviato un progetto pilota per noleggiare le auto. Il car sharing in Corea del Nord costa circa 100 dollari per 24 ore. Con eventuali costi aggiuntivi per chi voglia guidare nel resto del Paese.  

La rivelazione dagli Usa: Israele voleva uccidere i negoziatori iraniani

Per mesi Israele ha pianificato di uccidere il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ovvero i due principali negoziatori di Teheran: a evitare che ciò accadesse sono stati gli Stati Uniti, che hanno avvertito la Repubblica Islamica del pericolo tramite altri Paesi della regione. Lo riportano il New York Times e il Washington Post, citando funzionari statunitensi. Secondo le due prestigiose testate americane, in una circostanza un jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d’emergenza per il timore concreto di un raid da parte dell’IDF.

Israele non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi Usa-Iran

Il New York Times e il Washington Post scrivono che la possibilità di raid mirati contro Araghchi e Ghalibaf, almeno secondo l’intelligence Usa, è aumentata durante i vari round di negoziati ospitati dal Pakistan a partire da aprile. Tel Aviv non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi tra Washington e Teheran: lo Stato ebraico continua a essere preoccupato per il programma missilistico dell’Iran e per il sostegno fornito dai pasdaran ai proxy come Hezbollah.

L’atterraggio d’emergenza del jet che stava riportando Ghalibaf in Iran

I due giornali americani hanno poi ricostruito quanto successo a Ghalibaf durante un volo di ritorno da Islamabad, scortato all’aviazione pachistana fino al confine. A un certo punto, due caccia israeliani sono entrati nello spazio aereo iraniano, facendo scattare l’allarme: da qui la decisione di procedere con un atterraggio d’emergenza a Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan. Da lì i negoziatori hanno poi viaggiato via terra per oltre otto ore fino a Teheran.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027

Intervistata dal quotidiano Les Echos, la presidente della Bce Christine Lagarde non ha escluso la possibilità di lasciare Francoforte prima della scadenza del suo mandato, che terminerà a ottobre del 2027, facendo intendere di volersi candidare alle Presidenziali francesi, in programma nella primavera dello stesso anno.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Emmanuel Macron e Christine Lagarde (Imagoeconomica).

Ha ammesso che un addio anticipato «è possibile»

«È possibile. Penso che nel dibattito presidenziale francese debba essere ascoltata una voce europea», ha detto Lagarde nel corso dell’intervista concessa al principale quotidiano economico-finanziario transalpino. «Se il dibattito dovesse presentare una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbero necessarie spiegazioni», ha aggiunto la presidente della Bce, spiegando che c’è il rischio di un «percorso doloroso» per Paese e i suoi cittadini.

Lagarde finora aveva escluso di lasciare prima del 2027

A parlare per primo del possibile passo indietro di Lagarde era stato il Financial Times a febbraio: la diretta interessata aveva smentito, affermando che «il capitano della barca della Bce deve rimanere a bordo in questo periodo turbolento», caratterizzato da un’accelerazione dell’inflazione e dall’impennata del prezzo dell’energia a causa della crisi in Medio Oriente.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Christine Lagarde (Imagoeconomica).

È in sella dal 2019: prese il posto di Draghi

Già alla guida del Fondo Monetario Internazionale e prima ancora ministra in Francia sotto Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, Lagarde è al timone della Banca Centrale Europea dal 2019, quando fu designata per succedere a Mario Draghi. La carica di presidente della Bce ha una durata di otto anni non rinnovabile.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia

L’attentatrice che ha piazzato una bomba nell’abitazione dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco è stata identificata: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti si tratta di Anastasia Berezovska, ucraina di 39 anni, nota «per i suoi legami con la criminalità organizzata». L’Interpol spiega che ha i capelli castani ed è riconoscibile anche per un tatuaggio, «probabilmente raffigurante un serpente», sul braccio destro, che si estende dalla spalla fino al gomito. Nei suoi confronti è stato emesso un mandato di arresto internazionale. In base alle indagini, inoltre, dopo l’azione compiuta a Monaco la donna (che si era camuffata in modo da sembrare un uomo) è fuggita in Italia. Come stabilito dagli inquirenti monegaschi e francesi, l’attentatrice ha raggiunto la Francia a piedi e, una volta varcato il confine, ha recuperato un’automobile a Beausoleil: al volante della vettura, immatricolata e noleggiata in Germania (dove risiede), si è successivamente diretta verso l’Italia. Si sospetta il coinvolgimento dei servizi segreti di Kyiv.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia
L’edificio dove è scoppiato l’ordigno nel Principato di Monaco (Ansa).

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran

In vista dei funerali, che si terranno il 4 luglio, le bare contenenti i corpi della Guida Suprema Ali Khamenei – ucciso nelle fasi iniziali della guerra contro Stati Uniti e Israele – e di diversi membri della sua famiglia sono state esposte nella Grande Moschea di Teheran: quelle del genero Mesbah-ol-Hoda Bagheri, della figlia maggiore Seyyedeh Boshra Hosseini Khamenei, della nuora Zahra Haddad Adel e della nipote di appena 14 mesi, Zahra Mohammadi Golpaygani.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Un enorme ritratto di Ali Khamenei all’esterno della Grande Moschea di Teheran (Ansa).

Prevista la partecipazione di almeno 15 milioni di persone

Le autorità prevedono la partecipazione di almeno 15 milioni di persone di persone nella capitale iraniana per la tre giorni di tributo nazionale, che inizierà appunto domani. Il complesso della Grande Moschea rimarrà aperto giorno e notte fino a lunedì 6 luglio. Poi una processione con la salma di Khamenei sfilerà per le strade di Teheran, prima di raggiungere la città santa di Qom il 7 luglio.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Le bare di Ali Khamenei e dei suoi familiari (Ansa).

Le delegazioni straniere: per la Russia ci sarà Medvedev

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «quasi 100 Paesi, tra delegazioni ufficiali e personalità di rilievo» parteciperanno ai funerali di Khamenei, tra cui alcuni dell’Europa orientale. Tra le personalità attese ci sono l’ex presidente russo Dmitry Medvedev e il primo ministro pakistano Shebaz Sharif. La Cina sarà rappresentata dall’alto funzionario parlamentare He Wei. La Turchia dal vicepresidente Cevdet Yilmaz. Irib, la tv pubblica iraniana, riporta che tra i primi a recarsi alla Grande Moschea figuravano personalità religiose provenienti dall’Afghanistan e dall’Indonesia. L’agenzia Isna racconta di «intellettuali provenienti da Malesia, Libano, Afghanistan, Norvegia, Pakistan, Russia, Tunisia, Senegal, India, alcuni paesi dell’America Latina, Argentina e Messico che stanno rendendo omaggio al leader martire della rivoluzione».

Il capo dei pasdaran alla cerimonia funebre in forma ridotta

Tra le persone che hanno già reso omaggio a Khamenei c’è Ahmad Vahidi, ovvero il capo dei Guardiani della rivoluzione, che ha partecipato a una cerimonia funebre in forma ridotta per l’ayatollah, celebrata ieri sera vicino all’ex residenza della Guida Suprema. Si tratta della sua prima apparizione pubblica dall’inizio della guerra a febbraio: da allora, probabilmente per evitare di essere assassinato come il suo predecessore, non si era più fatto vedere, mantenendo un basso profilo.

Usa-Iran, quando riprenderanno i colloqui indiretti

Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio. Lo riferisce l’emittente saudita Al-Hadath, citando una fonte di alto livello. Al momento non è stato indicato dove si terranno i nuovi colloqui. Ma è altamente probabile che la sede sia ancora Doha, in Qatar. In alternativa c’è il Pakistan, l’altro Paese mediatore. Come riferito dal portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed al-Ansari, le discussioni indirette tra Usa e Iran, che proseguiranno dopo i funerali di Ali Khamenei, hanno permesso alle due parti di avanzare su alcune questioni relative al memorandum d’intesa di Islamabad, basandosi sui risultati del vertice del Lago di Lucerna.

Trump torna ad attaccare la Nato: «Usa spendono più di tutti»

Donald Trump torna ad attaccare la Nato. «Gli Stati Uniti spendono più di qualsiasi altro Paese, e con un ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio», ha affermato il presidente sul suo social Truth elencano le spese per gli Stati Uniti e alcuni altri Paesi, fra cui l’Italia. «Stati Uniti 999 miliardi di dollari, Regno Unito 90,5 miliardi, Francia 66,5 miliardi, Italia 48,8 miliardi, Polonia 44,3 miliardi. Le cifre degli altri Paesi, inclusa la Germania, sono molte più basse», ha evidenziato.

Come la Russia ha sorvegliato con droni i siti nucleari e militari europei

Utilizzando droni lanciati da navi della cosiddetta flotta ombra, negli ultimi 18 mesi la Russia ha condotto una campagna di sorveglianza dei siti nucleari e militari di diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito e Francia. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’International Institute for Strategic Studies, che ha rilevato 144 episodi verificatisi a partire dalla fine del 2024.

La Russia ha agito con «sostanziale impunità»

Secondo i ricercatori del think tank, Mosca ha agito con «sostanziale impunità», cogliendo alla sprovvista e disorientando le autorità di tutta Europa. Droni russi sono stati ripetutamente avvistati droni sopra numerose basi militari del Vecchio Continente, tuttavia nessun velivolo a pilotaggio remoto è stato catturato o abbattuto dalle forze armate occidentali, rivelando una falla strategica nelle difese aeree della Nato.

Regno Unito, Francia e non solo: i principali episodi

Tra i siti che sono stati sorvegliati dai droni russi figurano la base britannica della Raf a Lakenheath, nel Suffolk (che si stava predisponendo per ospitare armi nucleari statunitensi), e la base francese per sottomarini nucleari di Île Longue, in Bretagna. Incursioni di droni si sono verificate poi nei mesi di novembre e dicembre 2025 sopra le basi aeree di Kleine-Brogel, in Belgio, e di Volkel, nei Paesi Bassi, dove sono stoccate armi nucleari Usa aviolanciabili. Altri incidenti includono una serie di avvistamenti di droni avvenuta in Danimarca nel settembre 2025, che hanno costretto alla chiusura dell’aeroporto di Copenaghen e di altri scali del Paese. A dicembre del 2025 quattro droni sono stati avvistati mentre sorvolavano una nave della Marina irlandese in direzione della costa del Paese, la sera successiva alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Numerosi gli incidenti registrati in Germania. Come sottolinea l’International Institute for Strategic Studies, gli avvistamenti sono diminuiti da quando, nel corso di quest’anno, le marine europee hanno iniziato a sequestrare le navi della flotta ombra di Mosca.

La Corte Ue respinge il ricorso e conferma la maxi multa da 4,1 miliardi a Google

La Corte di giustizia dell’Ue (Curia) ha respinto l’impugnazione proposta da Google e dalla sua società madre Alphabet contro la maxi multa di circa 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.

Perché Google è stata multata

Nel 2018, la Commissione aveva adottato una decisione in cui aveva concluso che la società aveva imposto, segnatamente con accordi di preinstallazione e condizioni di licenza di talune applicazioni, la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android, anch’esso proposto da Google. La società aveva quindi presentato ricorso, che ora la Curia ha respinto stabilendo che il tribunale che ha comminato l’ammenda non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti concorrenziali delle condizioni di preinstallazione previste dagli accordi Android.

Notte di attacchi russi su Kyiv, almeno 13 morti

Almeno 13 persone sono morte e 86 sono rimaste ferite in una serie di attacchi russi su Kyiv nella notte tra l’1 e il 2 luglio 2026. Lo ha comunicato il servizio statale di emergenza dell’Ucraina e lo riporta Ukrainska Pravda. Degli 86 feriti, 70 sono ricoverati in ospedale. La Russia ha lanciato decine di missili da crociera e balistici sulla capitale durante l’attacco, che ha visto anche massicci attacchi di droni in diverse regioni. Sono stati distrutti edifici residenziali e incendiati palazzi multipiano. È stato anche danneggiato un hotel nel centro della città.

Trump: «Ottimo incontro a Doha. La denuclearizzazione dell’Iran procede bene»

Donald Trump ha dichiarato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran, ripresi – seppur in modo indiretto – in Qatar, «sono stati ottimi», aggiungendo poi che la denuclearizzazione della Repubblica Islamica «sta procedendo bene». Il presidente Usa ha anche dichiarato che l’Iran è stato «corretto» nel rispettare i termini del memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. «Credo che abbiano fatto molta strada. Li abbiamo colpiti molto duramente la scorsa settimana. Penso che stiano facendo bene», ha detto il tycoon ai giornalisti, prima di partire per il North Dakota. Trump ha anche sottolineato che il prezzo del petrolio è più basso oggi rispetto all’inizio dell’operazione Epic Fury.

La versione di Teheran

Non è però chiaro a quali incontri si riferisca Trump. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Garibabadi, in Qatar per negoziati tecnici indiretti con la delegazione Usa, ha dichiarato che Teheran e Washington hanno istituito gruppi di lavoro affrontare nel dettaglio i punti del memorandum d’intesa, sottolineando però che il lavoro degli esperti non è ancora iniziato. «Le consultazioni per fissare la data e il luogo delle trattative nell’ambito di questi gruppi di lavoro proseguono tramite i mediatori e, una volta soddisfatte le condizioni necessarie, i negoziati inizieranno formalmente», ha affermato Garibabadi.

Belgio, incendio in un palazzo di Anversa: ci sono vittime

Almeno sei persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite – alcune in modo molto grave – in un incendio scoppiato all’ottavo piano di un condominio ad Anversa, in Belgio. L’edificio, che si trova nel quartiere di Linkeroever e dove vivono circa 200 persone, è stato completamente evacuato. Da accertare le cause del rogo, che si è poi esteso anche al nono e al decimo piano. Alcuni residenti hanno cercato di mettersi in salvo uscendo sui balconi o spostandosi verso appartamenti vicini, mentre altri sono stati soccorsi dai vigili del fuoco. A causa dell’intensa colonna di fumo, le autorità belghe hanno inviato un messaggio di allerta ai residenti della zona invitandoli a rimanere in casa, tenere chiuse porte e finestre e, se necessario, spegnere gli impianti di ventilazione.