Enel inaugura l’impianto eolico di Impofu in Sudafrica

Enel ha completato e attivato l’impianto eolico di Impofu (336 MW), nella provincia dell’Eastern Cape, uno dei più grandi progetti eolici privati mai realizzati in Sudafrica. Al taglio del nastro era presente l’ad del Gruppo Flavio Cattaneo. Con l’entrata in esercizio della struttura, Enel consolida la propria posizione di primo operatore privato nelle energie rinnovabili in Sudafrica, dove è presente nella generazione dal 2011. Attualmente il Gruppo gestisce 15 impianti (10 eolici e cinque fotovoltaici) per una capacità totale di circa 1,6 GW (1,3 GW eolico e 0,3 GW solare), che rappresenta circa il 10 per cento dell’intero parco rinnovabile del Paese, e vanta una pipeline di progetti superiore ai 2 GW.

La struttura eviterà l’immissione di oltre 1,1 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno

L’impianto comprende tre parchi eolici con 57 turbine da 5,9 MW ciascuna, installate su torri alte 120 metri con pale lunghe 81 metri. A completamento dell’infrastruttura è stata realizzata una linea di trasmissione aerea di circa 120 km – la più lunga linea ad alta tensione costruita da privati nel Paese – per connettere direttamente la produzione alla rete nazionale. Impofu è in grado di produrre circa 1,2 TWh all’anno, soddisfacendo il consumo di circa 490 mila famiglie ed evitando l’emissione di oltre 1,1 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

Sostenibilità e attenzione al territorio

Il progetto è in linea con l’impegno del governo italiano e con il Piano Mattei per lo sviluppo infrastrutturale ed energetico dell’area e rappresenta un punto di riferimento per il processo di decarbonizzazione industriale del Paese. Per la sua rilevanza strategica, è stato ufficialmente riconosciuto come Strategic integrated project dal governo sudafricano, posizionandosi come infrastruttura prioritaria per la trasformazione economica, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. Durante la fase di costruzione, Impofu ha impiegato fino a 2 mila lavoratori nei periodi di picco, generando circa 800 ulteriori posti di lavoro nelle comunità locali e coinvolgendo oltre 20 imprese del territorio. Nell’ottica di creazione di valore condiviso, Enel ha integrato nel progetto iniziative innovative a favore dell’ambiente e della comunità. In particolare, il progetto è stato premiato dall’Università di Cape Town per l’innovativa tecnica di blade painting (colorazione e verniciatura di sicurezza delle pale), studiata per ridurre l’impatto sul volo dei volatili. In collaborazione con noti street artist sudafricani e gli alunni delle scuole locali, tre aerogeneratori sono stati trasformati in opere d’arte a cielo aperto con murales dedicati, valorizzando l’area anche dal punto di vista turistico.

Legge elettorale, tramonta l’ipotesi ballottaggio: il post di Vannacci

Sembra essere tramontata definitivamente l’ipotesi di introdurre nella riforma della legge elettorale un ballottaggio tra le due coalizioni più votate, un’idea anti-Vannacci a cui la Lega si era sempre opposta e che non aveva trovato consenso unanime né in Fratelli d’Italia, né in Forza Italia. Lo riporta il Corriere della Sera: la proposta dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, presentata come emendamento in Aula, non riceverà il sostegno della maggioranza.

Il post di Vannacci: «Ora hanno preso la calcolatrice»

Roberto Vannacci, che a fine agosto aveva attaccato la maggioranza definendo le interlocuzioni in corso sul doppio turno la «mossa della paura» del centrodestra per mettersi al riparo dal rischio rappresentato da Futuro Nazionale, è oggi tornato alla carica sul tema. «Adesso hanno preso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco: senza FN il centrodestra non raggiunge il 42 per cento. Non è propaganda. È aritmetica», ha scritto Vannacci. L’ex generale cita questa soglia perché l’attuale formulazione della legge elettorale prevede un premio di maggioranza assegnato – in entrambe le Camere – alla coalizione vincitrice che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuno dei due rami del Parlamento. In assenza di questi presupposti, la ripartizione dei seggi avverrebbe col proporzionale puro.

Per quanto riguarda il ballottaggio, il timore dell’attuale maggioranza è che l’erosione da destra finisca per rendere troppo alta la soglia da raggiungere: il lodo-Pera prevede il doppio turno se nessuna coalizione supera il 48 per cento e almeno due stanno sopra il 38. Il 9 settembre il testo approda al Senato e dovrà uscire da Palazzo Madama entro il 15. Nel suo post, Vannacci ha poi avvertito che i voti d Futuro Nazionale «non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni». Definendo il suo partito «il motore che riporterà la destra sulla retta via», l’ex generale ha aggiunto che «le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi, ma sulla chiarezza dei programmi e sulla lealtà verso gli elettori». E poi: «Il centrodestra, se vuole governare e non consegnare l’Italia alla sinistra dovrà fare i conti con gli italiani. Con gli stessi italiani che ha deluso sino a oggi. E quindi, anche con noi».

L’ultima di Trump: anche l’Islanda diventa territorio Usa, Reykjavik protesta

Donald Trump c’è cascato di nuovo. Poche ore dopo aver suggerito su Truth che lo Stato del New Mexico debba cambiare nome in “New America”, il tycoon ha pubblicato online una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Come già successo in precedenza, la mossa social del presidente Usa ha creato un incidente diplomatico, questa volta sull’asse Reykjavik-Washington: il governo islandese, che ha definito «inaccettabile» l’immagine, ha infatti convocato l’ambasciatore statunitense.

Non è il primo incidente diplomatico tra Islanda e Usa: il precedente

In realtà non si tratta del primo incidente diplomatico tra Islanda e Stati Uniti nato dalle mire di Trump. Alcuni mesi fa il governo di Reykjavik, infatti, aveva già chiesto spiegazioni agli Stati Uniti dopo che Billy Long, allora candidato di Trump alla carica di ambasciatore aveva detto privatamente alla Camera dei Rappresentanti di essere pronto a diventare «il governatore del 52esimo Stato», riferendosi appunto all’Islanda. Il diplomatico, una volta ottenuta la nomina, si era scusato pubblicamente archiviando le sue parole come una battuta.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno

Passerella di ministri leghisti, fedelissimi, vertici delle partecipate e persino di Confindustria con il presidente Emanuele Orsini in video collegamento. Per la due giorni “A tua difesa-verso la Finanziaria 2027” dell’8 e 9 settembre alle Officine Farneto (già location di Atreju nel 2015 e nel 2017), la Lega ha voluto fare le cose in grande. La kermesse è stata organizzata dal sottosegretario al Lavoro e vice di Matteo Salvini Claudio Durigon con l’obiettivo, secondo i maligni, di contare i “lealisti” dopo le turbolenze nordiste. Il format, scrive il Corriere, potrebbe addirittura essere riproposto in altre città in vista delle Politiche.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La locandina della due giorni leghista.

Oltre al segretario e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sono presenti tutti (o quasi) i big leghisti, tra ministri, sottosegretari e parlamentari di stretta fede salviniana: da Nicola Molteni a Roberto Calderoli, da Lorenzo Fontana a Edoardo Rixi, da Attilio Fontana (già, c’è pure il ribelle governatore lombardo che parlerà di federalismo, ma non il veneto Alberto Stefani…) a Riccardo Molinari fino ad Alessandro Morelli, oltre al giorgettiano Federico Freni e a Giuseppe Valditara. Ricchissima poi la “quota manager” con Flavio Cattaneo di Enel, Claudio Descalzi di Eni, l’ad di Tim Pietro Labriola, quello di Poste Matteo Del Fante, Gianpiero Strisciuglio di Ferrovie, Arrigo Giana di Autostrade, Marco Troncone di Aeroporti di Roma e Claudio Andrea Gemme di Anas.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno

Per l’angolo sport interverranno Luciano Buonfiglio del Coni e Giovanni Malagò, presidente della Figc. E spazio anche a Ettore Prandini di Coldiretti. In programma pure due «monologhi»: il primo sulla Flat Tax di Armando Siri e il secondo sulle banche di Claudio Borghi, i due cavalli di battaglia recentemente rispolverati. Occhio anche ai moderatori: il panel sulla sicurezza è affidato a Francesco Storace, quello sul Piano Casa alla giornalista Vittoriana Abate (storica inviata di Porta a Porta e moglie del parlamentare leghista Simone Billi). Immancabile Davide Vecchi, portavoce di Salvini, che dialogherà col presidente della Camera. Completano la lista Giovanni Sallusti, Alessandra Viero, Gino Zavalani e Francesco Giorgino sul palco con Salvini per la gran chiusura. Tra i parlamentari citati nel programma balzano agli occhi due nomi: il primo è quello di Gianpiero Zinzi che recentemente sul Corriere del Mezzogiorno ha attaccato frontalmente Massimiliano Romeo. Il secondo è quello di Simonetta Matone. Entrambi, stando ai retroscena, starebbero da tempo pensando a lasciare l’Alberto da Giussano per approdare in Forza Italia o in Futuro Nazionale. Naturalmente popoleranno gli incontri i fedelissimi del segretario: oltre al padrone di casa Durigon, le europarlamentari Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, Andrea Paganella, Gian Marco Centinaio, Roberto Marti e il tesoriere federale Alberto Di Rubba. Tanto che, a rileggere il titolo della manifestazione, viene il dubbio che quell’«a tua difesa» sia in realtà riferita a Salvini.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Spenti i riflettori sui panel, si accenderanno però quelli più intimi (non si sa ancora se a Roma o a Milano) sull’incontro tra Salvini e i governatori – Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti più l’ex Luca Zaia e forse il suo successore alla guida del Veneto Alberto Stefani). Incontro nel quale il fu Capitano potrebbe offrire ai nordisti la candidatura alle Politiche come capilista per salvare il salvabile. Grande assente Romeo, il cui futuro alla guida dei senatori leghisti è appeso a un filo.

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Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Vinoforum, tra calici e Nobel

Lunedì sera, nel catino di Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese, Francesco Lollobrigida ha inaugurato Vinoforum, kermesse enogastronomica delle eccellenze italiane. Immancabile il discorso del ministro dell’Agricoltura, reduce dal video “didattico” sul latte italico e i produttori.

Ovviamente il ministro è partito con la solita elegia sul vino – «Dentro una bottiglia c’è l’Italia» – culminata con la dedica al premio Nobel premio Nobel Rita Levi-Montalcini, «che beveva sempre un bicchiere di vino ed è vissuta fino all’età di 103 anni». Lollobrigida però deve aver sforato i tempi perché il pubblico in attesa di entrare ha iniziato a rumoreggiare. L’attesa però non è stata vana: nel grande spazio del ministero, allestito elegantemente, sono stati serviti paccheri (forniti dallo sponsor) con pomodoro crusco, una delizia alla quale Lollo non sa rinunciare. Chissà cosa ne penserebbe Rita Levi-Montalcini del discorso del ministro: comunque per festeggiare i suoi 100 anni, nel 2009, la cantina umbra Arnaldo Caprai creò una preziosa edizione limitata di Sagrantino di Montefalco, a lei dedicata.

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Francesco Lollobrigida a Vinoforum.

Torna Veltroni. Con il film sulla Gialappa’s

Dov’è Walter Veltroni? Praticamente assente dal dibattito politico, l’ex sindaco di Roma è impegnatissimo sul fronte cinematografico: il prossimo 22 ottobre esce il suo film documentario L’assurda storia della Gialappa’s Band. È la storia di oltre 40 anni di carriera del trio comico composto da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, partendo dagli esordi radiofonici su Radio Popolare fino ai grandi successi televisivi. Veltroni stesso dichiara che «è la storia di tre ragazzi che, senza farsi vedere, da 40 anni fanno ridere gli italiani. E hanno attraversato gli anni più turbolenti del nostro paese restando fedeli alla loro ispirazione. Li abbiamo raccontati insieme a tutti i meravigliosi personaggi che loro hanno scoperto e valorizzato. Si ride e si pensa, due cose che è bene fare nella vita». Produzione Tramp Limited in associazione con Medusa Film guidata da Giampaolo Letta, figlio di Gianni, del documentario se ne parlerà moltissimo. Attesissimo l’elenco dei partecipanti vip alla première…

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

Torino, bufera sul convegno della polizia con Vannacci relatore

Il Silp Cgil Piemonte ha chiesto formalmente al questore di Torino di revocare il provvedimento con cui è stata riconosciuta come attività di aggiornamento professionale un’iniziativa pubblica in programma il 18 settembre 2023 all’Hotel Nh di Torino alla quale parteciperà, tra i relatori di una tavola rotonda, Roberto Vannacci. Il convegno è stato organizzato dai sindacati Fsp-Polizia di Stato e Fmpi e si intitola Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori. Secondo il segretario generale piemontese del Silp, Nicola Rossiello, la presenza di Vannacci, accanto ai saluti di apertura del questore di Torino Massimo Gambino, farebbe venire meno i presupposti richiesti per il riconoscimento dell’autoformazione, ovvero «la natura tecnico-scientifica e la stretta neutralità dell’iniziativa rispetto a qualsiasi connotazione politica». Il dipartimento della Pubblica sicurezza è già intervenuto precisando che si tratta di un’iniziativa sindacale per la quale non è prevista la partecipazione del questore di Torino e che il convegno non costituirà aggiornamento professionale per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Ma ciò non ha fermato la polemica politica.

Fratoianni: «Piantedosi intervenga»

Così Nicola Fratoianni di Avs prima del chiarimento del dipartimento di Pubblica sicurezza: «Siamo davvero oltre ogni limite, il ministro Piantedosi ora deve spiegare al Parlamento e all’opinione pubblica del nostro Paese quale contributo alla formazione professionale del personale della Polizia di Stato possono dare le idee e le proposte di cui si fa portatore l’europarlamentare Vannacci. È necessario che il riconoscimento professionale che è stato riconosciuto con un’apposita circolare per questa iniziativa venga annullato e che il questore di Torino, responsabile dell’Autorità di Pubblica sicurezza, si astenga dal partecipare a quell’evento».

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa

Il governo ungherese ha espulso 10 dipendenti dell’ambasciata russa a Budapest per avere svolto «attività inaccettabili per un diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna». Lo ha annunciato la ministra degli Esteri magiara Anita Orban, citando il trattato del 1961 che regola le immunità, i privilegi e le funzioni dei diplomatici e delle ambasciate straniere. Tale decisione, ha spiegato la ministra (che non ha specificato che tipo di attività siano state rilevate), «tutela la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria» e «non comporta l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Russia».

La svolta dell’Ungheria dopo la fine dell’era-Orban

Dopo le tensioni con Berlino, innescate dai tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, Mosca rompe anche con Budapest. Russia e Ungheria sono state a lungo molto vicine, ma tutto è cambiato con le elezioni parlamentari del 12 aprile che hanno sancito la fine dell’era del filorusso Viktor Orbán dopo 16 anni consecutivi al potere. Al suo posto come primo ministro da allora c’è l’ex esponente di Fidesz e leader del partito d’opposizione Tisza Péter Magyar: la sua agenda politica punta a riallineare saldamente l’Ungheria alle istituzioni Ue e alla Nato. Già a maggio, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo di Magyar, Orban aveva convocato l’ambasciatore russo per condannare un bombardamento sull’Ucraina occidentale.

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa
Maria Zakharova (Imagoeconomica).

La replica di Mosca alla decisione della «lobby russofoba»

La replica di Mosca non si è fatta attendere. Commentando l’espulsione dei 10 diplomatici, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto alla Tass che la risposta alla «lobby russofoba» a Budapest sarà «dura e dolorosa».

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»

Benjamin Netanyahu alla fine di settembre 2023 venne a conoscenza che Hamas stava pianificando un’azione di vasta portata contro Israele, ma minimizzò la minaccia e decise di non informare i vertici della sicurezza. È quanto viene rivelato nel libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, citato da Haaretz.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Mohammed bin Zayed (Ansa).

La presunta telefonata tra Netanyahu e Bin Zayed

Il libro, basato su interviste a decine di fonti, tra cui alti funzionari in Israele e in tutto il mondo, riporta che Mohammed bin Zayed, emiro di Abu Dhabi e presidente degli Emirati Arabi Uniti, avrebbe avvertito personalmente Netanyahu, nel corso di una telefonata di 45 minuti avvenuta una decina di giorni prima del 7 ottobre, che Yahya Sinwar – allora leader di Hamas nella Striscia di Gaza – stava pianificando «un terremoto» contro lo Stato ebraico, che avrebbe provocato enormi spargimenti di sangue: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ufficio di Netanyahu smentisce: «Menzogna totale»

Bin Zayed, si legge nel libro, era venuto a conoscenza del piano di Hamas da un intermediario palestinese, un dirigente di Fatah (forse Mohammed Dahlan) che aveva contatti sia con Sinwar che con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna di Tel Aviv. Sarebbe stato lo stesso leader di Hamas a Gaza, frustrato dalla mancanza di progressi nei negoziati per il rilascio di prigionieri, a dire all’intermediario di avvertire gli israeliani delle conseguenze di un mancato accordo. Secondo quanto scritto nel libro, Netanyahu disse a Byn Zayed di avere la situazione sotto controllo nella Striscia e qualsiasi azione pianificata da Hamas si sarebbe probabilmente verificata in Cisgiordania. L’ufficio di Netanyahu ha già smentito: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua».

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria

Luca e Paola Del Vecchio sono pronti a chiedere a Leonardo Maria il pagamento di una penale da 500 milioni di euro per il mancato acquisto delle quote di Delfin in loro possesso che, complessivamente, valgono un quarto del capitale della holding di famiglia (detengono il 12,5 per cento a testa). Lo scrive il Corriere della Sera.

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Leonardo Maria Del Vecchio sbatte la porta ma il filo dei suoi debiti lo tiene Orcel

Perché i due fratelli chiedono 500 milioni a Lmdv

A marzo Leonardo Maria Del Vecchio aveva esercitato la prelazione sulle quote di Paola e Luca, firmando un contratto per acquistarle a un valore di 10 miliardi complessivi. Il suo piano è però poi saltato perché il board di Delfin non ha fornita la lettera di patronage richiesta dalle banche per finanziare la maxioperazione. Nel contratto di compravendita era però prevista una clausola che imponeva una penale di 500 milioni totali nel caso in cui l’operazione non fosse stata perfezionata, mentre l’acquisto non era subordinato al finanziamento. Da qui la richiesta in arrivo di 250 milioni a testa come penale. Fonti vicine a Lmdv, scrive il Corsera, parlano della possibilità di aprire un arbitrato per cercare un accordo con i fratelli: in questo contesto potrebbe avvicinarsi alle richieste di Luca e Paola per una modifica dello statuto di Delfin, volontà questa condivisa anche da Clemente e Rocco Basilico.

Emma Bonino, come sta dopo il ricovero al Santo Spirito di Roma

Nella serata di lunedì 7 settembre 2026, Emma Bonino è stata ricoverata al Santo Spirito di Roma dopo essere stata soccorsa nella sua casa per problemi respiratori. «Sono in corso gli accertamenti e una valutazione dei parametri a seguito di un peggioramento della funzionalità respiratoria. Resta vigile e lucida», aveva riferito il suo medico curante Claudio Santini. Nel bollettino diffuso dopo la prima notte di ricovero, si legge che «le sue condizioni, per quanto delicate, restano stazionarie». La paziente «è cosciente e i parametri cardiocircolatori e gli scambi respiratori sono accettabili».

L’anno scorso il ricovero in terapia intensiva

Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura. Il precedente risale all’inizio del 2025 dopo un malore, e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata un’insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri dove rimase una settimana. Nella storia clinica della Bonino c’è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.

Perché Futuro Nazionale ha espulso Luca Sforzini

In Futuro Nazionale arriva la prima espulsione. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale, il fu think tank del Mondo al Contrario, è stato cacciato dal partito a seguito, si legge nella nota della direzione disciplinare del partito, «delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». La decisione è stata presa da Roberto Vannacci, dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, dal responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del Tesseramento, Annamaria Frigo. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali, volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno», fanno sapere i futuristi, «deve sapere che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».

LEGGI ANCHE: Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento

Sforzini poco tempo fa aveva avuto l’ardire di criticare alcuni punti del programma futurista su Libero. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiegava il gallerista pavese al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Mettendo in guardia: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». Ma Sforzini aveva fatto parlare di sé anche per un acceso scambio in chat con il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, riportato da Il Foglio. «Sei un nazista autentico», avrebbe attaccato il primo. «Non sono uno sciuscià liberale atlantista sionista come te. Per me non è un’offesa», gli avrebbe risposto il secondo. Accuse di fatto confermate dal diretto interessato che sempre al quotidiano diretto da Claudio Cerasa aveva parlato di «clima agghiacciante».

La deriva nerissima del partito (come se fosse qualcosa di cui sorprendersi) aveva causato l’allontanamento di Luca Bellotti, ex meloniano e già sottosegretario nei governi Berlusconi: «Su Islam e immigrazione, posizioni inaccettabili», aveva scritto in una lettera aperta al generalissimo.

Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento

Non si arresta la crescita di Futuro Nazionale nei sondaggi politici. Nell’ultima rilevazione di Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto il partito guidato da Roberto Vannacci, ora quarta forza politica del Paese, è infatti arrivato al 7,7 per cento: +0,2 per cento rispetto a una settimana fa.

Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Futuro Nazionale si conferma stabile sopra Forza Italia e Lega, date rispettivamente al 6,9 per cento (-0,2) e al 5,7 per cento. Carroccio stabile così come Fratelli d’Italia, saldamente primo partito del Paese col 26,8 per cento. Leggera flessione (-0,1) del Partito Democratico al 20,6 per cento. Il Movimento 5 stelle è dato al 12,5 per cento (-0,2). Tra FI e Lega c’è Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,8 per cento (+0,1). Azione è stabile al 3,2 per cento. Tra le forze minori da segnalare Italia Viva è data al 2,5 per cento (+0,1), +Europa all’1,4 per cento (+0,1), Sud Chiama Nord all’1 per cento (+0,1), così come Noi Moderati (-0,1).

Rubati quattro quadri di Renoir dal museo di Cagnes-sur-Mer in Costa azzurra

Quattro opere di Renoir sono state rubate nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2026 da due ladri nel museo di Cagnes-sur-Mer, in Costa Azzurra (Francia). Una delle opere è stata abbandonata durante la fuga, ha annunciato il sindaco della città Bryan Masson che ha stimato in circa 9 milioni di euro il valore dei quadri rubati. L’allarme del museo è scattato alle 5:48 e alle 5:53, cinque minuti dopo, la polizia municipale era sul posto. «Prendere di mira il museo Renoir significa andare contro una parte della storia e del patrimonio di Cagnes-sur-Mer. Sono fatti particolarmente gravi», ha detto Masson. Il colpo è avvenuto a circa un anno da quello ai danni del Louvre, nel centro di Parigi, nel quale i ladri hanno rubato otto gioielli della Corona di Francia, non ancora ritrovati. Da allora, il ministero della Cultura ha posto come priorità la sicurezza dei musei. Il Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, vicino a Nizza, è stato edificato nel 1960 sul luogo dell’ultima dimora del grande pittore. Oltre al mobilio originale, il luogo ospita oggetti, mobili appartenuti all’artista e vari quadri raffiguranti ritratti, paesaggi e alcuni nudi.

Ucraina: tregua finita, riprendono gli attacchi russi

Dopo le visite nel weekend di Steve Witkoff e Jared Kushner e tre giorni di tregua, sono ripresi gli attacchi della Russia contro l’Ucraina. Nella notte ci sono stati raid aerei su Kyiv: danneggiato edifici in tutta la capitale ucraina, tra cui un condominio di cinque piani nel quartiere di Solomianskyi, e edifici nelle aree di Boryspil e Fastiv mentre alcuni veicoli hanno preso fuoco nella zona di Podilskyi. Ci sono almeno due i morti e 10 feriti, ma si teme che il bilancio delle vittime sia destinato ad aumentare.

«Nel momento in cui gli inviati di pace del presidente degli Stati Uniti se ne sono andati, Vladimir Putin ha lanciato un altro massiccio e terribile attacco contro Kyiv», ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Il presidente Volodymyr Zelensky, sui social, ha spiegato che ci sono stati raid anche nelle aree di Odessa, dove è stato colpito un mercato e in quelle di Zaporizhzhia e Dnipro. Presa di mira anche la locomotiva di un treno partito da Kyiv e diretto a Sumy. «Nonostante gli ottimi risultati ottenuti contro i missili da crociera, quelli balistici rimangono particolarmente difficili da intercettare e ogni giorno spieghiamo ai nostri partner la necessità di disporre di intercettori». Secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha lanciato nella notte 166 droni e decine di missili.

La risposta di Kyiv: pioggia di droni sulla Russia

La risposta ucraina non si è fatta attendere: colpita da un attacco di droni la regione russa di Saratov, con danni alle infrastrutture civili e una decina di feriti. Le autorità militari hanno comunicato di aver intercettato 384 droni su 14 regioni russe, compresa appunto quella di Mosca, oltre che sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero.

Opas su Tim, Poste italiane incrementa la componente cash

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’opas su Tim mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta. Pertanto, al perfezionamento di quest’ultima, per ciascuna azione Tim portata in adesione il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e dalla componente in denaro pari a 1,97 euro per azione (1,67 euro già previsti + 0,30 aggiuntivi). Il corrispettivo integrato sarà riconosciuto a tutti gli aderenti alla data di pagamento.

Confermata la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026

Con l’incremento del corrispettivo, il cda di Poste intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti del Gruppo abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario Incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028. La leva finanziaria pro-forma del nuovo Gruppo, inclusiva dell’impatto della componente aggiuntiva in denaro, è prevista attestarsi su 1,5×1 a fine 2026. Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 2026.

Byd lancia il suo decreto: fino a 11.600 euro per spingere il Super ibrido in Italia

Se gli incentivi tardano, Byd prova a fare da sé. Il gruppo automobilistico cinese ha lanciato in Italia il Decreto Byd, una campagna commerciale che per tutto settembre 2026 mette sul piatto vantaggi fino a 11.600 euro per chi sceglie un modello della gamma Super ibrida DM-i. Il claim scelto dal marchio non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Il futuro della mobilità non aspetta i decreti. Byd nemmeno». Una formula volutamente provocatoria, che intercetta uno dei nodi più evidenti del mercato automobilistico europeo: l’incertezza degli incentivi e la difficoltà, per i consumatori, di orientarsi tra bonus, requisiti, finestre temporali e politiche differenti da Paese a Paese. Byd prova invece a trasformare quell’incertezza in un’opportunità commerciale. E, soprattutto, a rendere più semplice il messaggio: uno sconto immediato per accelerare il passaggio verso vetture elettrificate.

La risposta di Byd al caro carburante

Il contesto aiuta a capire la strategia. Il costo dei carburanti continua a rappresentare una voce importante nel bilancio degli automobilisti italiani, mentre il rinnovo del parco circolante procede lentamente. L’Italia resta infatti un mercato caratterizzato da un’età media elevata delle vetture in circolazione e da una transizione verso l’elettrificazione ancora meno lineare rispetto ad altri grandi Paesi europei. È su questo terreno che Byd sta cercando di costruire il proprio spazio. Con il Decreto, il costruttore non punta soltanto sul prezzo, ma sulla tecnologia DM-i, il sistema ibrido plug-in proprietario che mette al centro la trazione elettrica e utilizza il motore termico anche come supporto all’efficienza complessiva. A seconda del modello e della configurazione, la casa dichiara oltre 1.300 chilometri di autonomia complessiva e consumi che possono arrivare fino a 71 chilometri con un litro. Numeri che servono soprattutto ad affrontare uno degli ostacoli culturali ancora presenti nella transizione automobilistica, la cosiddetta ansia da autonomia. Byd prova cioè a proporre il plug-in hybrid come una tecnologia ponte, capace di offrire parte dei vantaggi della guida elettrica senza imporre agli automobilisti un cambiamento radicale delle proprie abitudini.

Non solo sconti: Byd vuole educare il mercato

La mossa è interessante anche sotto il profilo del posizionamento. Byd non presenta infatti l’iniziativa come una semplice promozione di settembre, ma come parte di un percorso di educazione verso la mobilità elettrica ed elettrificata. Un approccio che riflette una fase precisa dello sviluppo del marchio in Europa. Dopo essere diventato uno dei grandi protagonisti mondiali dell’auto elettrica, il Gruppo sta cercando di conquistare rapidamente credibilità anche nei Paesi dove il passaggio al full electric procede più lentamente. L’Italia è uno di questi. Ed è proprio qui che la tecnologia Super ibrida DM-i può diventare una leva particolarmente efficace. Per molti automobilisti italiani il plug-in rappresenta infatti un compromesso più facilmente accettabile rispetto a un’elettrica pura: permette di effettuare una parte degli spostamenti quotidiani in modalità elettrica, mantenendo al tempo stesso la flessibilità garantita dal motore termico nei tragitti più lunghi. Byd punta, dunque, a togliere dal tavolo due delle principali obiezioni all’acquisto, ovvero prezzo e autonomia.

Il Gruppo accelera mentre l’Europa discute

Dietro la campagna c’è però una strategia più ampia. Il mercato europeo dell’auto sta attraversando una fase complessa, con Bruxelles che spinge sulla decarbonizzazione, i governi nazionali che modulano gli incentivi con logiche differenti e i costruttori che sono chiamati a sostenere investimenti molto elevati nell’elettrificazione, mentre la domanda resta difficile da prevedere. In questo scenario Byd si sta muovendo con grande velocità. Il Decreto Byd è, in fondo, una piccola rappresentazione della strategia del gruppo: meno attesa e più iniziativa commerciale. Dove la politica pubblica procede con tempi inevitabilmente lunghi, il costruttore prova a intervenire direttamente sul prezzo e sulla percezione del prodotto. La sfida sarà capire quanto questa impostazione riuscirà a incidere sulle scelte degli automobilisti italiani. Ma il segnale è già evidente: Byd non vuole limitarsi a partecipare alla transizione dell’auto europea, vuole provare ad accelerarla.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo

Appuntamento il 9 settembre. L’atteso redde rationem leghista si terrà in mattinata a Milano, esattamente a 10 giorni dal raduno di Pontida, in programma domenica 20. Stando a quanto L43 può anticipare, l’incontro con Matteo Salvini dovrebbe servire a definire il coinvolgimento del cosiddetto ‘fronte’ dei governatori. Ovvero il capofila dei critici, il lombardo Attilio Fontana, il collega del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia e il suo successore a Palazzo Balbi, il salviniano Alberto Stefani.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

La via d’uscita win-win di Salvini

Il segretario federale avrebbe in mente una cooptazione diretta della ‘squadra’ di amministratori in vista delle Politiche. Una ricetta che riporta la memoria al 2024, quando Salvini la propose per superare il calo di consensi e lo scoglio delle Europee di quel giugno. Allora però il niet dei governatori produsse la frattura che si è ampliata fino a oggi e che obbligò il leader, almeno così lamentano i salviniani, a cercare altre strade fino a portarlo ad offrire un seggio a Roberto Vannacci. Ecco quindi il rewind: come due anni fa per le Europee, il leader proporrà ai governatori e a Zaia di candidarsi in prima linea alle Politiche per portare voti e preferenze alla Lega, i cui consensi sono erosi dall’ex generale. Si vedrà se questa volta i ‘nordisti’ accetteranno dandosi da fare o resteranno nelle loro comfort zone. L’incontro, necessario prima di Pontida e a circa un mese dal tentato ‘processo’ del direttivo lombardo alla leadership di Salvini, dovrebbe essere win-win per il segretario: se i nordisti accetteranno di scendere in campo, anche loro saranno responsabili del risultato elettorale; se diranno nuovamente ‘no’ allora non potranno più lamentarsi per gli scarsi risultati.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Romeo e le voci su un possibile ‘demansionamento’

Il grande assente di questi contatti di pacificazione potrebbe essere Massimiliano Romeo. Allo stato non risulta che il segretario della Lega lombarda sia stato contattato per partecipare all’incontro. Tra i più coraggiosi nel criticare linea e leadership di Salvini, Romeo sarebbe stato mandato in ‘avanscoperta’ da alcuni storici dirigenti – tra cui Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti – salvo poi essere abbandonato da quasi tutti tranne Attilio Fontana. A Romeo si sarebbe riferito Salvini quando, al comizio di Pinzolo, si è detto pronto a non coinvolgere chi si «autoesclude».

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Nella storia recente della Lega gli ultimi che hanno dato vita ad associazioni o hanno promosso incontri come Romeo per presentare il suo libro sono stati Flavio Tosi e Paolo Grimoldi, entrambi poi espulsi. Di Romeo non si arriva ad evocare l’espulsione ma fioccano retroscena sul fatto che sia a rischio il suo incarico di capogruppo al Senato. Voci che sarebbero alimentate, secondo alcuni, sia dai suoi predecessori alla guida della Lega lombarda (Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili), sia da chi non è riuscito a sfidarlo (Luca Toccalini). Secondo queste ricostruzioni, il segretario lombardo avrebbe solo tre senatori su 29 dalla sua. Interrogato sulla questione, Salvini si è limitato a rispondere, con fatalismo acido, che così come lui è segretario, oggi Romeo è capogruppo, ma «domani è un altro giorno». Molte cose «cambieranno dopo Pontida», ha assicurato. Si vedrà.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Luca Toccalini (Ansa).

Cambio in vista anche per Molinari alla Camera?

Sarebbe però curioso, a un anno dalla scadenza della legislatura, cambiare un solo capogruppo, soprattutto con ancora in campo l’idea che si possa votare il prossimo giugno. Perché non sembri una mossa vendicativa, un’epurazione, Salvini dovrebbe procedere anche al cambio del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, nelle ultime settimane tra i più vicini al leader dopo essere stato spesso critico nei suoi confronti in passato. Sia Molinari sia Romeo hanno infatti il doppio incarico di capigruppo e segretari regionali. E proprio il cumulo degli incarichi potrebbe essere il pretesto per pretendere il cambio.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»

Steve Witkoff ha commentato con soddisfazione la missione del fine settimana a Mosca e Kyiv effettuata assieme all’altro inviato di Donald Trump (nonché genero del presidente Usa) Jared Kushner. «Sono stati compiuti progressi sostanziali, inclusi passi avanti nella pianificazione di ulteriori colloqui trilaterali», ha scritto su X, aggiungendo che Trump «sta lavorando duramente per fermare le uccisioni e verso una pace duratura e stabile». Ulteriori dettagli sono filtrati dall’Eliseo. Citando i negoziatori Usa, la presidenza francese ha infatti riferito di una «rinnovata disponibilità al negoziato» da parte della Russia «dopo le elezioni della Duma di Stato», ovvero la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa, che si terranno dal 18 al 20 settembre.

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner ricevuti da Vladimir Putin (EPA/MIKHAIL METZEL/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Trump sente Putin e Zelensky

Secondo il Kyiv Independent, Trump avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky dopo il rientro dei suoi inviati dalla missione in Europa. Da parte sua, il Cremlino «non esclude la possibilità di una telefonata tra i presidenti russo e statunitense», ha spiegato Dmitry Peskov, portavoce di Putin, che ha inoltre definito la visita di Witkoff e Kushner «un piccolo passo verso la pace».

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner con Volodymyr Zelensky (Ansa).

Sale la tensione sull’asse Mosca-Berlino

Intanto aumentano le tensioni sull’asse Mosca-Berlino, innescate dal caso dei tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia. Come «misura di ritorsione» alla chiusura del consolato russo a Bonn, Mosca ha revocato «il proprio consenso all’attività del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania a San Pietroburgo», che dovrà chiudere i battenti entro il 18 settembre 2026. Il primo settembre il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva appunto annunciato che la Germania avrebbe chiuso la sede diplomatica russa a Bonn (il 18 settembre) e rescisso l’accordo relativo alle attività della Casa Russa a Berlino, presunto covo degli 007 di Mosca. La replica del Cremlino non si era fatta attendere: poco dopo il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva comunicato la decisione di mettere i sigilli alle sedi del Goethe-Institut (istituto culturale ufficiale della Repubblica Federale Tedesca) a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg.

La giravolta di Salvini sull’AfD: oggi si complimenta per la vittoria ma nel 2024…

L’onda dell’AfD che, come da previsioni, ha travolto la Sassonia-Anhalt non ha lasciato indenne il centrodestra italiano. Se il vicepremier forzista e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto preoccupato, in casa Lega c’è chi ha brindato. Matteo Salvini ha cavalcato la vittoria del partito di estrema destra complimentandosi sui social con «l’amica» Alice Weidel. «Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile», ha twittato il segretario leghista, ignorando che la paura e gli scenari catastrofici sono stati evocati pure dal suo collega azzurro.

L’uscita sulle SS e la presa distanza di Le Pen e Salvini

Ma c’è un ma. Salvini infatti deve avere cambiato idea anche sull’AfD. Nel maggio 2024 si era detto d’accordo con un’altra amica, ovvero Marine Le Pen, che aveva detto di non voler sedere più nello stesso gruppo europeo – Identità e democrazia – con l’estrema destra tedesca. La rottura era arrivata dopo l’uscita dell’europarlamentare Maximilian Krah, al tempo candidato del gruppo alla presidenza della Commissione Ue, che parlando con Repubblica non aveva preso le distanze dalle SS. «Sbagliato generalizzare, non tutti i membri della SS erano criminali di guerra», aveva sentenziato Krah. Immediato fu il muro alzato dal Rassemblement National con il presidente Jordan Bardella che assicurò di voler interrompere i rapporti con i filo nazisti. Poco dopo, sulla scia della decisione degli alleati transalpini, arrivò la presa di distanza della Lega. Per la cronaca, Krah prima del polverone era già invischiato in uno scandalo di spionaggio a causa di un suo assistente che sarebbe stato al soldo dei servizi segreti cinesi e accusato a sua volta di troppa vicinanza alla Russia. L’AfD prima lo sospese poi lo riammise nel gruppo parlamentare.

Crans-Montana, il Comune sapeva del pericolo incendio al Constellation: le prove

Il Comune di Crans-Montana era a conoscenza che la schiuma fonoassorbente del Constellation era infiammabile. Lo rivela una email inviata da una dirigente, diventata la 17esima persona iscritta nel registro degli indagati: il messaggio di posta elettronica era rimasto fino a questo momento fuori dagli atti dell’inchiesta sull’incendio, costato la vita 41 ragazzi e in cui sono rimasti feriti in modo grave altri 115 giovani.

L’email inviata da Rose Marie Clavien e l’iscrizione nel registro degli indagati

A inviare l’email, che avvertiva di prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale, è stata Rose Marie Clavien, ex consigliera comunale con delega all’edilizia tra il 2017 e il 2024. La donna, come ha spiegato il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, è stata convocata per un interrogatorio il 28 agosto: quando gli inquirenti le hanno sottoposto il messaggio di posta elettronica, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Da persona informata sui fatti è così diventata un’indagata.

Lavitola: «Dall’amicizia con Ranucci cercavo un mio riscatto»

«Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». L’ha affermato, nel corso di dichiarazioni spontanee, Valter Lavitola davanti ai giudici del Riesame in base a quanto hanno riferito i suoi legali, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in un casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. «Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata», ha aggiunto. E ancora: «L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale mi assumo tutta la responsabilità. Gomes mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo senza dirmi che sarebbe stata una bomba. Io avevo dato un mandato in bianco specificando che non doveva fare male a nessuno».