Egitto, Nessy Guerra portata in caserma e poi rilasciata: cosa è successo

Dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia Agostino Palese ha ottenuto il rilascio di Nessy Guerra, che è rientrata nella sua abitazione: la donna, costretta in Egitto con la figlia Aisha perché coinvolta in un caso giudiziario con l’ex marito egiziano, era stata prelevata nella notte dalle autorità del Paese africano e condotta in una stazione di polizia.

L’ex marito di guerra vuole vedere la figlia

Le autorità egiziane, senza fornire ulteriori elementi, hanno spiegato che la ragione del fermo di Guerra sarebbe stata un ordine esecutivo, in base al quale il padre di Aisha, Tamer Hamouda – a sua volta coinvolto anche in un altro caso giudiziario – avrebbe diritto di vedere la figlia. Questo nonostante il procedimento di affido sia in pieno corso e in primo grado sia stato deciso di lasciare la piccola alla 27enne di Sanremo, che vive in una località segreta insieme con i familiari cercando di nascondersi dal suo ex. «L’ordine della procura non può essere eseguito perché non c’è una sentenza che dispone l’affido o la custodia, né il diritto di visita. Quello che noi temiamo è che sia un escamotage per arrestare Nessy e mandarla in carcere», aveva detto a Sky TG24 l’avvocata Agata Armanetti, legale di Guerra, esprimendo apprensione per il pericolo che la sua assistita potesse essere trasferita in prigione.

Guerra, la condanna per adulterio e il ricorso

Come sottolinea una nota della Farnesina, l’affidamento della minore è il punto centrale di una lunga contesa di Guerra con Hamouda, che a sua volta è stato condannato in Italia per maltrattamenti nei confronti di un’altra donna e di recente è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione per le minacce al console italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Guerra era stata denunciata in Egitto per adulterio dall’ex marito, querela che ha portato a una condanna a sei mesi in primo e secondo grado: arrestata, la donna aveva passato tre giorni in cella. Proprio nei giorni scorsi è stato depositato il ricorso in Cassazione.

È morto Victor Willis, fondatore e frontman dei Village People

Victor Willis, fondatore dei Village People, è morto all’età di 74 anni. L’ha reso noto la band sui social: «Siamo profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa di Victor Willis, il cantante dei Village People. Victor è venuto a mancare lunedì 30 giugno 2026 a causa di una breve ma aggressiva malattia. Si richiede rispetto per la sua privacy». Willis è stato il cantante e coautore dei più grandi successi del gruppo, tra cui YMCA, Go West e In the Navy.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta

Alla fine della giornata, il conto di Leonardo Maria Del Vecchio è impietoso. Trasferimento delle sue quote nel veicolo personale: due voti su otto. Il suo uomo Marco Talarico, candidato a sorvegliare i conti della cassaforte: bocciato. La diffida per tenere il fratellastro Rocco Basilico fuori dall’assemblea: respinta dal board. Il dividendo che gli serviva per fare cassa: bloccato. Nessuna delle sue partite è passata, e i colpi sono arrivati da ogni lato del tavolo.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Rocco Basilico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Ansa).

Il muro dell’unanimità ha respinto il trasferimento delle quote

Ogni meccanismo dentro l’assemblea dei soci di Delfin ha finito per ritorcersi contro di lui. I fratelli che frenano la successione, Luca, Clemente e Paola, lo hanno fermato sui dividendi, con Clemente nel ruolo di ago della bilancia che avevamo segnalato come l’incognita vera. Il muro dell’unanimità, costruito dal padre proprio contro le ambizioni di un singolo erede, ha respinto il trasferimento delle quote. E qui c’è il dato che pesa più di tutti: la sua richiesta personale ha raccolto due voti, meno dei cinque di Clemente e dei quattro di Rocco. Anche tra i soci a lui più vicini, quasi nessuno lo ha seguito su quella mossa.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Marco Talarico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Anche il mercato ha emesso la sua sentenza: titolo giù

Il fronte della prudenza ha tenuto il punto sul nome di Talarico. E il board presieduto dal suo presunto alleato Francesco Milleri ha difeso l’ingresso di Rocco contro la sua volontà esplicita. Perfino il mercato ha emesso la sua sentenza. Il titolo EssilorLuxottica ha scavato il minimo di giornata a 160,60 euro nelle ore dell’assemblea e ha ripreso fiato fino a 164 quando si è capito che il disegno di Leonardo non sarebbe passato.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Quando l’azienda di cui tu sei chief strategy officer rimbalza nel momento in cui perdi la conta, il messaggio è nitido. La griglia poneva una domanda di fondo: Leonardo gioca la conquista o la sopravvivenza. La giornata ha risposto con una terza opzione, la più rischiosa di tutte. Niente cassa per sopravvivere, niente numeri per conquistare. Ha lasciato la sala agli avversari, ha mandato una lettera che accusa il board di inerzia, e ha spostato la guerra davanti a un giudice del Granducato.

Da minoranza sconfitta LMDV diventa minoranza di blocco

Qui sta il punto da non perdere di vista. Un uomo battuto su ogni fronte e con un’esposizione che, sommate le penali da un miliardo, può viaggiare verso i 2,3 miliardi, resta pericoloso proprio perché conserva un’arma. Il suo 12,5 per cento pesa sull’unanimità richiesta per lo statuto, per i manager, per le operazioni straordinarie. Lo stesso meccanismo che oggi lo ha bloccato domani lavora per lui: da minoranza sconfitta diventa minoranza di blocco.

La partita davanti al tribunale lussemburghese

E i cinque soci su otto che hanno portato la richiesta di trasferimento davanti al tribunale lussemburghese, lui compreso, hanno aperto il fronte dove le maggioranze non contano e i tempi si misurano in mesi. La sedia vuota e la causa raccontano allora una strategia precisa. Chi perde la conta in assemblea e conserva il potere di inceppare ha una via d’uscita: spostare il tavolo. Da qui in avanti la partita corre su due binari per tutta l’estate.

Delfin, lo schiaffo a Leonardo Maria Del Vecchio e l’arma che gli resta
Romolo Bardin (foto Imagoeconomica).

Il board di Milleri e Romolo Bardin è chiamato a disegnare un buyback che a sua volta apre nodi statutari su prezzo e azioni proprie. E i ricorsi possono tenere in stallo la cassaforte mese dopo mese. Leonardo ha perso il controllo dell’agenda, e gli resta il potere di rallentarla. In una holding che produce utili e non li distribuisce, il tempo è una valuta. Il padre aveva blindato la fortezza contro le liti tra figli, immaginando che l’unanimità costringesse tutti a decidere insieme. Quella stessa regola oggi consegna all’erede più indebitato il potere di non far decidere nessuno. Lo schiaffo del 30 giugno ha chiuso un atto. La guerra di logoramento ne apre un altro.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’

Dopo una lunga riflessione, nel fine settimana Stefano Coletta ha declinato la proposta dei vertici Rai, che lo avrebbero voluto alla conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli, che ha lasciato il programma dopo 22 anni. Il passaggio di testimone sembrava cosa fatta, ma l’attuale capo della Direzione distribuzione e coordinamento generi, che peraltro nel 2008 come responsabile del “nucleo produttivo di programmi di servizio sociale” aveva contribuito a innovare il format di Chi l’ha visto?, ha poi deciso di dire no.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’
Federica Sciarelli (Imagoeconomica).

Chi torna in corsa dopo il no di Coletta

Il no è arrivato quando manca peraltro pochissimo alla presentazione dei palinsesti autunnali Rai, che si terrà ad Ancona il 3 luglio. Davvero difficile che il nome del nuovo conduttore di Chi l’ha visto? possa essere annunciato nel capoluogo marchigiano. Accantonato Coletta, tornano così in corsa Veronica Briganti o Chiara Cazzaniga, storiche inviate del programma e già indicate in passato da Sciarelli come possibili eredi. E resta in lizza anche Luisella Costamagna, che avrebbe buone chance. Sembra invece tramontata l’ipotesi Eleonora Daniele, mentre non è mai davvero decollata quella di Massimo Giletti.

No di Coletta, si riapre la corsa per la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’
Luisella Costamagna (Imagoeconomica).

Le novità in arrivo nei palinsesti autunnali

A proposito dei già citati palinsesti, le novità non interesseranno solo Chi l’ha visto?. Sempre a Rai 3, Annalisa Bruchi prenderà il posto di Roberto Inciocchi al timone di Agorà. Antonino Monteleone, invece, erediterà il nuovo programma di informazione del martedì sera (non si chiamerà più FarWest) da Salvo Sottile, che traslocherà su Rai 2 per prendere il posto di Milo Infante – passato a Mediaset – a Ore 14.

Trump ha incassato oltre 1 miliardo dalle criptovalute nel 2025

Nel 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha guadagnato oltre un miliardo di dollari da investimenti nelle criptovalute. Lo si legge nella dichiarazione patrimoniale presentata all’Ufficio per l’etica governativa relativa alla sua situazione finanziaria. Nel primo anno del secondo mandato, i guadagni personali del tycoon hanno avuto un aumento senza precedenti per un presidente, a cui hanno contribuito anche accordi per sfruttare il marchio Trump, guadagni nel settore immobiliare e pagamenti ricevuti per accordi extragiudiziali.

Tutti i guadagni di Trump

La parte più importante dei guadagni di Trump arriva dal settore delle cripto, cosa che ha riacceso il dibattito sui conflitti di interesse dato che queste dipendono fortemente dalle regolamentazioni decise dalla sua amministrazione. In dettaglio, il presidente Usa ha guadagnato 635 milioni di dollari di royalties legate alla criptovaluta che ha creato e che porta il suo nome (un meme coin), mentre altri 500 milioni di dollari provengono dalla vendita di criptovalute e token attraverso la società World Liberty Financial, fondata espressamente per operare nel settore. Trump ha poi incassato 86,5 milioni di dollari da accordi extragiudiziali per chiudere processi – tra cui 24,5 milioni da Meta, 16 da Paramount e 16 da Disney. Ha inoltre avuto profitti da investimenti sul mercato finanziario, soprattutto con le azioni di Amazon, Meta, Nvidia e Tesla. Sono aumentate le entrate anche dalle proprietà immobiliari e soprattutto dai club di golf. Il resort di Mar-a-Lago in Florida ha incassato 77 milioni di dollari (contro 50 del 2024) e quello di National Doral, sempre in Florida, 122 (contro 110). Fra le altre entrate si segnalano accordi multimilionari per lo sfruttamento del marchio Trump in investimenti immobiliari in Romania, India e Medio Oriente, 4,7 milioni di dollari di ricavi dagli orologi a marchio Trump e quasi 2 milioni di royalties per il libro Save America.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile

Non bastavano le critiche per la simulazione contro la Juventus e l’espulsione contro la Bosnia, con conseguente Mondiale svanito. Continua l’annus horribilis del difensore interista Alessandro Bastoni, indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta sulle escort. Il calciatore della Nazionale ha ricevuto ieri l’avviso di garanzia e verrà interrogato a breve. Cosa sappiamo.

Di cosa è accusato Bastoni

L’ipotesi di reato contestata a Bastoni riguarda un presunto incontro avvenuto a luglio del 2020 con una ragazza che, all’epoca dei fatti, aveva 17 anni e 8 mesi. Il calciatore è indagato in concorso con Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, i titolari dell’agenzia (da aprile ai domiciliari), e con Alessio Salomone, factotum dell’agenzia Ma.De che organizzava pacchetti “all inclusive” per la Milano dei vip.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile
Alessandro Bastoni (Ansa).

La ricostruzione dei fatti

Secondo le ricostruzioni, la minorenne avrebbe trascorso a casa di Bastoni una notte di sesso a pagamento, organizzata appunto da Salomone. Stando a quanto emerso da una chat tra il calciatore e il tuttofare dell’agenzia delle escort, prima ci sarebbe stata una cena con altre persone a Cinisello Balsamo (dove aveva sede la Ma.De). Poi la serata sarebbe terminata nell’appartamento del calciatore. Il giorno successivo, Salamone avrebbe poi contattato Bastoni per chiedere come fosse andata. La risposta: «Tutto ok leone». In precedenza, sempre in chat, Salomone avrebbe comunicato al giocatore la disponibilità della ragazza a fare sesso, purché la riportasse a casa la mattina dopo. In un’altra conversazione, invece, i due parlando di una cena a base di sushi.

Chi ha già testimoniato e chi lo farà

Presto verranno sentiti – solo come testimoni – altri calciatori: Daniel Maldini, Riccardo Calafiori e Kevin Bonifazi. I nomi dei tre compaiono in numerose conversazioni, di cui bisognerà chiarire la natura. La ragazza coinvolta sarebbe già sentita come testimone e avrebbe ridimensionato i fatti, confermando di essere stata a casa di Bastoni, ma negando di aver avuto un rapporto sessuale con lui. Altre donne del giro hanno messo a verbale di essere andate con dei giocatori, ma non per soldi.

Continua l’annus horribilis di Bastoni, indagato per prostituzione minorile
Alessandro Bastoni (Ansa).

Quando sarà sentito Bastoni

Bastoni sarà sentito dagli inquirenti venerdì 3 luglio. «Non so se parleremo, è una convocazione al buio. Il mio assistito è molto scosso. Posso escludere che abbia mai avuto rapporti a pagamento, tantomeno con minorenni», ha dichiarato il legale del calciatore. Dal punto di vista sportivo Bastoni non rischia nulla, visto che i presunti fatti sarebbero stati compiuti in un contesto lontano dal calcio. Il procuratore federale Giuseppe Chinè chiederà comunque gli atti alla Procura di Milano.

Calenda: «Di Battista mi chiede 25 mila euro per non querelarmi»

«L’associazione di Di Battista mi chiede 25 mila euro per non querelarmi. Rispondo con una controproposta più equa: te li do nella tua valuta nazionale ovvero 25 mila rubli (che corrispondono a 270€). Un prezzo equo per levarsi dalle scatole un essere inutile». L’ha scritto Carlo Calenda sui social. La querelle tra i due riguarda le insinuazioni del leader di Azione sui presunti finanziamenti russi ricevuti dal collega. «Credo che occorra chiarire se Alessandro Di Battista – il cui ‘libro’ riprende il nome della campagna di propaganda del Cremlino in Occidente – sia legato in qualche modo a società di propaganda russe e aziende che fanno business in Russia. Considerato anche il fatto che è ospite fisso di numerose trasmissioni televisive e che in passato, come Salvini, ha firmato un accordo di collaborazione formale con Russia Unita a nome dei 5S. Ci sono, io credo, gli estremi per una verifica approfondita degli organi preposti alla sicurezza dello Stato», aveva scritto Calenda a dicembre 2025. Pronta la risposta: «Carletto quindi stai chiedendo agli organi preposti alla sicurezza dello Stato di verificare i miei legami con la Russia perché non ti piace il titolo del mio libro? Fantastico».