La Corte di giustizia dell’Ue (Curia) ha respinto l’impugnazione proposta da Google e dalla sua società madre Alphabet contro la maxi multa di circa 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.
Perché Google è stata multata
Nel 2018, la Commissione aveva adottato una decisione in cui aveva concluso che la società aveva imposto, segnatamente con accordi di preinstallazione e condizioni di licenza di talune applicazioni, la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android, anch’esso proposto da Google. La società aveva quindi presentato ricorso, che ora la Curia ha respinto stabilendo che il tribunale che ha comminato l’ammenda non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti concorrenziali delle condizioni di preinstallazione previste dagli accordi Android.
Il Vaticano ha scomunicato latae sententiae i quattro vescovi lefebvriani Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier e Alfonso de Galarreta, che li ha consacrati a Écône, in Svizzera, in assenza di mandato pontificio e «contro la volontà del Sommo Pontefice», così come Bernard Fellay, che ha partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come co-consacrante.
La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede
«Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021», si legge in una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández. Fellay, avendo aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica prevista dal can. 1364 1 CIC 2021. Il Vaticano poi avverte: «Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X». Questo vale anche per i chierici. La nota sottolinea inoltre che i sacramenti amministrati «illecitamente», penitenza e matrimonio «sono invalidi». Nella comunicato si legge anche: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi. Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X».
Oggi 2 luglio è il giorno del party per l’Independence Day a Villa Taverna. Dopo le recenti tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni, nel governo si era fatta strada l’ipotesi – poi accantonata – di disertare l’evento che si terrà (con due giorni di anticipo sulla festività Usa) nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, incarico attualmente ricoperto da Tilman J.Fertitta. La presidente del Consiglio non dovrebbe esserci, ma buona parte del suo governo sì, a partire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la sua presenza «a testa alta e schiena dritta». Assente invece quasi tutta l’opposizione. Ecco chi ci sarà (e chi no).
Antonio Tajani (Ansa).
A Villa Taverna ci sarà mezzo governo, ma non la premier Meloni
Al ricevimento di Villa Taverna sarà presente mezzo governo italiano. Oltre a Tajani sono attesi i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto, così come Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio e Giuseppe Valditara. Ci saranno anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente del Senato Ignazio La Russa, che prenderà la parola dal palco.
Matteo Salvini intento a mangiare un hamburger a Villa Taverna durante una festa degli anni passati (Ansa).
Meloni nel pomeriggio sarà a Padova per il congresso della Uil: un buon pretesto per dare forfait. Ma comunque una Meloni a Villa Taverna ci sarà: la sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Restando alla maggioranza, atteso anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.
Arianna Meloni (Ansa).
Assenti i leader del campo largo, Renzi invece non mancherà
Assenti tutti i leader del campo largo: la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte (sarà al Circolo Canottieri Napoli a presentare il suo libro), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. I dem manderanno in rappresentanza Francesco Boccia, capogruppo al Senato, mentre Lorenzo Guerini sarà presente come presidente del Copasir. Restando all’opposizione, Carlo Calenda quest’anno non è stato nemmeno invitato. Assente pure il segretario di +Europa Riccardo Magi. Non ci sarà per un impegno familiare Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera. Chi, invece, c’è sempre andato – da premier e senatore – è non mancherà neanche nel 2026 è Matteo Renzi. Assieme al leader di Italia Viva parteciperà alla festa la fedelissima Maria Elena Boschi. E Futuro Nazionale? Risultano invitati Roberto Vannacci e Laura Ravetto: l’ex generale sarà impegnato a Bruxelles, mentre l’ex leghista risponderà presente, come l’anno scorso.
OpenAI avrebbe proposto al governo degli Stati Uniti di cedere una quota del 5 per cento della società, secondo quanto riportato dal Financial Times. Una mossa che vorrebbe allentare le crescenti pressioni politiche di Washington. La partecipazione avrebbe un valore di circa 42,6 miliardi di dollari, dopo che la startup ha chiuso a marzo un round di finanziamento da record con una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Il ceo Sam Altman ha sostenuto che dare al pubblico una partecipazione finanziaria nell’azienda sia il modo migliore per condividere i benefici dell’IA. Avrebbe suggerito una quota di tale entità nei primi colloqui con l’amministrazione Trump nell’ambito di un accordo più ampio in base al quale Washington potrebbe detenere il 5 per ceno in altre delle principali società di sviluppo di IA statunitensi tramite una società veicolo – ma non è chiaro se tali società sarebbero disposte a farlo.
Almeno 13 persone sono morte e 86 sono rimaste ferite in una serie di attacchi russi su Kyiv nella notte tra l’1 e il 2 luglio 2026. Lo ha comunicato il servizio statale di emergenza dell’Ucraina e lo riporta Ukrainska Pravda. Degli 86 feriti, 70 sono ricoverati in ospedale. La Russia ha lanciato decine di missili da crociera e balistici sulla capitale durante l’attacco, che ha visto anche massicci attacchi di droni in diverse regioni. Sono stati distrutti edifici residenziali e incendiati palazzi multipiano. È stato anche danneggiato un hotel nel centro della città.
In Italia c’è ormai un campionato di podcast, vodcast, chiamiamoli un po’ come si vuole, insomma dei video distribuiti online dove vengono intervistati o messi a confronto personaggi più o meno famosi. E, in chiusura di stagione 2025-26, si possono tirare le somme.
I picchi con Vannacci vs Renzi e l’intervista a Meloni
Lo scudetto, senza alcun dubbio e in maniera netta, lo vince Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra. Le ultime 10 puntate in chiaro (perché loro fanno anche contenuti extra a pagamento e riservati agli abbonati) hanno raggiunto una media di 884 mila visualizzazioni ciascuna su YouTube, con i picchi del dibattito tra Roberto Vannacci e Matteo Renzi (2,3 milioni), dell’intervista a Giorgia Meloni (1,9 milioni) e dello scontro tra Giuseppe Cruciani e Saverio Tommasi (1,3 milioni).
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).
Fedez ha parlato di «una stagione che ci ha dato grandi soddisfazioni, tutta in discesa rispetto alla prima, nella quale io non ero in forma e facevo fatica a stare in piedi. Al nostro tavolo si è seduto un parterre di un certo tipo, ma abbiamo sempre mischiato l’alto e il basso, la politica, i complotti, le sciocchezze e le cose oscene. Peraltro certi abbinamenti, come Cruciani vs Tommasi, ci sono stati suggeriti nei commenti dagli utenti, a noi non erano venuti in mente. Torneremo a settembre con la stagione regolare, ma in estate non ci fermiamo: ci saranno video per i soli abbonati (già prodotti oltre 60 contenuti a pagamento su Pulp podcast, ndr), a partire da Lirio Abbate che ci parla di Massimo Carminati, e poi Paolo Ruffini con i suoi amici, eccetera».
Al secondo posto, molto staccati, Rapone e Tinti con Tintoria
Un dominio assoluto, quello di Fedez. Soprattutto in confronto alla fase di stanca che gli altri podcast di interviste stanno vivendo. Al secondo posto c’è Tintoria, di Stefano Rapone e Daniele Tinti, ma staccatissimi a 257 mila visualizzazioni medie su YouTube per ciascuna delle ultime 10 puntate.
Va male Passa dal Bsmt di Gianluca Gazzoli, a quota 191 mila visualizzazioni a puntata, ma che, senza il recente botto con Alessandro Barbero, sarebbe a una media di 157 mila (e d’altronde ormai i personaggi interessanti da “intervistare”, per modo di dire, scarseggiano).
A 181 mila visualizzazioni medie a puntata è Fuori di Cabello, ultimo arrivato con Victoria Cabello. Mentre One more time di Luca Casadei è a 158 mila visualizzazioni.
Giacomo Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo) continua a stentare con Poretcast, a 90 mila visualizzazioni medie a puntata per le ultime 10 distribuite su YouTube, e pure Alessandro Cattelan, nonostante ospiti spesso illustri, non si schioda dalle 88 mila visualizzazioni a puntata per Supernova.
È un genere, quello del vodcast con intervista, che continua a venire preso d’assalto un po’ da tutti. C’è per esempio il neonato Tutto in piazza, con Ivan Zazzaroni, che ha circa 31 mila visualizzazioni a puntata.
E che dire del trio dei più potenti giornalisti musicali, Luca Dondoni (La Stampa), Paolo Giordano (il Giornale) e Andrea Laffranchi (Corriere della sera), che ormai da tempo si diletta con il podcast Pezzi dentro la musica, e che nelle ultime 10 puntate con interviste (quelle al Festival di Sanremo non valgono) ha raggiunto ben 1.847 visualizzazioni medie a puntata. Citofonando a qualche condominio, probabilmente, avrebbero avuto audience più alte.
Il memorandum sottoscritto da Rai con F2i e MFE – MediaForEurope per una possibile operazione di aggregazione tra Rai Way e EI Towers è scaduto senza il raggiungimento di «una base negoziale condivisa e idonea» e, pertanto, il matrimonio è saltato. Lo ha reso noto la Rai, spiegando che «le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione». Come si legge in una nota, durante la riunione del cda l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha confermato l’impegno «a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti».
Rai Way e EI Towers: le società del “matrimonio” saltato
Rai Way è una società per azioni del gruppo Rai: possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai e ha il compito di gestirla e mantenerla. EI Towers, proprietaria dell’infrastruttura di rete necessaria alla trasmissione del segnale del Gruppo Mediaset, di cui faceva parte, è detenuta al 60 per cento da F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali) e al 40 per cento da MFE – MediaForEurope, holding internazionale con attività di broadcast in Europa, controllata da Fininvest.
È tutta colpa dell’establishment, signora mia. Destra e sinistra, per una volta unanimi, hanno finalmente trovato il vero colpevole di tanti loro guai, cattive politiche, leggi aggirate, norme rallentate e addirittura urne tradite: è l’establishment. Se ne sono dette certe in poche ore sia Elly Schlein, in ordine di apparizione, sia Giorgia Meloni.
Elly Schlein (Imagoeconomica).
Come sono cambiati i celeberrimi poteri forti
È tutta colpa del fattore E, cioè di chi resta quando le elezioni cambiano la maggioranza di governo, di chi regge la baracca quando la politica fibrilla ma non brilla, di chi frena quando la velocità impressa è da Formula 1. Un tempo si chiamavano ‘poteri forti’ e sapevano tanto di grandi gruppi industriali, ma ora di quella struttura economica poco è rimasto in Italia. Poi si è visto il nemico nei capi di gabinetto dei ministeri, e allora vai di spoils system. Silvio Berlusconi, ad esempio, disse che arrivato a Palazzo Chigi non aveva trovato il volante. Fu irriso dal centrosinistra ma poi fu proprio il ministro Franco Bassanini a introdurre la legge per la sostituzione dei vertici dei ministeri. Da qualche decennio anche la magistratura è considerata establishment ovviamente, perché resta, non passa con cadenza quinquennale come le legislature. Chi frequenta i palazzi del potere, poi, se non è mai riuscito a toccare palla, vede nel Quirinale il regista di tutti i poteri forti. Un Colle che tornerà nel ragionamento…
Silvio Berlusconi alla scrivania mentre firma il contratto con gli italiani a Porta a Porta nel 2018 (Ansa).
Tra i guardiani della macchina e l’attività di lobbying
«Ovvio che c’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi. Io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere 40 anni… ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione». Parola di Elly Schlein. Che forse vede qualche remora alla sua leadership anche nel suo stesso partito. Infrangere il tabù della destra al Quirinale «per un certo establishment sarebbe terribile». Parola di Giorgia Meloni. Che governa da quattro anni e ha cambiato più di tanti altri esecutivi capi di gabinetto e grand commis di Stato. Dunque dove sta la verità? Come spesso succede sta nel mezzo. Perché nessuno Stato, nemmeno quegli Stati Uniti in cui la Casa Bianca si svuota letteralmente a ogni cambio di presidente, può reggere senza la sapienza e l’esperienza di chi sovrintende a meccanismi e soprattutto a regole che non devono essere cambiate per garantire i cittadini a prescindere dal colore politico del governo di turno. Ma è anche vero che a volte i diversi gruppi di potere mettono in campo attività di lobbying, o anche solo di puro ostruzionismo per non perdere privilegi e peso.
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Schlein e Meloni dunque hanno trovato il vero colpevole o vedono fantasmi dietro le tende? Chi ha l’ambizione di guidare un Paese deve saper sfruttare l’establishment senza farsi sfruttare e condizionare. Facile non è, ma magari sarà proprio una donna a riuscire là dove tanti uomini anche assai scafati hanno fallito. I prossimi tre anni saranno cruciali.
Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.
Campagna Byd crisi climatica (Byd).
Il paradosso della mobilità sostenibile
Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.
Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl
Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.
La strategia industriale: transizione sì, ma graduale
Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.
Il punto politico
Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.
La Corte dei conti della Lombardia ha assolto Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca, tre funzionari del Comune di Milano imputati in uno dei processi sull’urbanistica. Impiegati allo sportello edilizia, erano accusati di danno all’erario per aver autorizzato la costruzione dei due grattacieli residenziali Park Towers tramite una procedura che qualificava l’intervento come il rifacimento di due magazzini preesistenti.
L’accusa aveva quantificato in 312 mila euro il danno erariale
Le Park Towers, tra i primi edifici a finire sotto inchiesta, sono due torri alte 81 e 59 metri: ospitano 113 appartamenti e, affacciati sul Parco Lambro, sorgono nel quartiere di Crescenzago, nordest della città. Il complesso, realizzato dalla società immobiliare Bluestone, comprende anche un terzo edificio più basso, di due piani. L’accusa sosteneva che il mancato utilizzo delle procedure previste in caso di nuove costruzioni avesse causato un danno erariale di 312 mila euro per la casse di Palazzo Marino, dovuto al mancato incasso degli oneri di urbanizzazione, ovvero i contributi economici che i costruttori devono pagare a ogni Comune per compensare l’impatto che i nuovi edifici hanno sul contesto urbano.
I tre funzionari rimangono impitati in un altro processo per le Park Towers
Barone, Rosata e De Luca restano rimangono imputati in un altro processo sempre riguardante le Park Towers, dove sono accusati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso con l’imprenditore immobiliare Andrea Bezziccheri, il progettista Sergio Francesco Maria Asti e Roberto Verderio, rappresentante legale di una delle aziende coinvolte. A metà giugno il primo dei processi penali sull’urbanistica a Milano, riguardante un altro palazzo autorizzato con procedure simili, si è concluso con l’assoluzione in primo grado di tutti gli imputati.
Donald Trump ha dichiarato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran, ripresi – seppur in modo indiretto – in Qatar, «sono stati ottimi», aggiungendo poi che la denuclearizzazione della Repubblica Islamica «sta procedendo bene». Il presidente Usa ha anche dichiarato che l’Iran è stato «corretto» nel rispettare i termini del memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. «Credo che abbiano fatto molta strada. Li abbiamo colpiti molto duramente la scorsa settimana. Penso che stiano facendo bene», ha detto il tycoon ai giornalisti, prima di partire per il North Dakota. Trump ha anche sottolineato che il prezzo del petrolio è più basso oggi rispetto all’inizio dell’operazione Epic Fury.
La versione di Teheran
Non è però chiaro a quali incontri si riferisca Trump. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Garibabadi, in Qatar per negoziati tecnici indiretti con la delegazione Usa, ha dichiarato che Teheran e Washington hanno istituito gruppi di lavoro affrontare nel dettaglio i punti del memorandum d’intesa, sottolineando però che il lavoro degli esperti non è ancora iniziato. «Le consultazioni per fissare la data e il luogo delle trattative nell’ambito di questi gruppi di lavoro proseguono tramite i mediatori e, una volta soddisfatte le condizioni necessarie, i negoziati inizieranno formalmente», ha affermato Garibabadi.
Il seguito dell’esame della nuova legge elettorale alla Camera è slittato al 14 luglio. È quanto viene riferito al termine della conferenza dei capigruppo a Montecitorio. La riunione era stata convocata proprio sul timing del testo, approdato il 26 giugno in Aula per la discussione generale: in base al calendario della Camera era stato ipotizzato che le votazioni potessero nel vivo dalla prossima settimana. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale è fissato per lunedì 6 luglio.
Dalla tradizione agricola all’innovazione tecnologica, passando per il benessere animale e l’economia circolare. È questa la visione che anima Fagianeria, il nuovo progetto di Cirio Agricola, realtà che con quasi un secolo di storia rappresenta oggi la più grande stalla d’Italia e un punto di riferimento nella produzione lattiero-casearia nazionale. Il nome Fagianeria richiama un luogo ricco di storia, vale a dire il territorio in cui, nel 1753, l’architetto Luigi Vanvitelli progettò un casino di caccia destinato all’allevamento dei fagiani. Oggi quel nome diventa il simbolo di una nuova iniziativa imprenditoriale che guarda al futuro dell’agricoltura, con l’obiettivo di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.
Filiera Bianca, il cuore del modello produttivo integrato
Al centro del progetto c’è Filiera Bianca, il modello produttivo sviluppato da Cirio Agricola che integra tutte le fasi della produzione in un sistema chiuso e completamente controllato. Dalla coltivazione dei terreni alla produzione dei foraggi, dall’allevamento delle bovine di razza Frisona alla trasformazione del latte in prodotti lattiero-caseari, ogni passaggio è gestito internamente, assicurando tracciabilità, sicurezza e qualità lungo tutta la filiera. L’obiettivo è proporre al mercato una gamma di prodotti premium che valorizzano il Made in Italy attraverso un approccio produttivo fondato sulla responsabilità ambientale e sulla valorizzazione delle risorse. La filiera chiusa consente infatti di mantenere il controllo completo dei processi, garantendo al consumatore un prodotto autentico e trasparente.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Dalla campagna all’energia, i sette pilasti del sistema
Il modello Filiera Bianca si fonda su sette pilastri che rappresentano le diverse fasi del ciclo produttivo. Si parte dalla campagna, dove vengono coltivati i terreni destinati alla produzione dei foraggi che alimentano le bovine. Segue l’alimentazione, studiata attraverso razioni bilanciate e controllate, elemento fondamentale per garantire la qualità del latte. Un ruolo centrale è riservato alle Frisone, allevate in ambienti progettati per assicurare il massimo benessere animale. Le stalle robotizzate sono dotate di sistemi di ventilazione e illuminazione, ampie aree di riposo e tecnologie dedicate al monitoraggio costante della salute degli animali. Tutte le bovine sono iscritte all’albo genealogico nazionale e l’allevamento è certificato secondo il protocollo CreNBA, che attesta elevati standard di benessere e biosicurezza.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Dal benessere degli animali nasce un latte di categoria superiore, che viene trasformato direttamente nel caseificio aziendale in una gamma di prodotti lattiero-caseari. In questo modo il valore costruito lungo tutta la filiera viene preservato fino al prodotto finale, mantenendo saldo il legame tra tradizione casearia e innovazione produttiva. A completare il modello è la produzione di energia da fonti rinnovabili, che permette di chiudere il ciclo secondo i principi dell’economia circolare. Il recupero delle risorse e la riduzione dell’impatto ambientale rappresentano infatti un elemento strategico del progetto, confermando come sostenibilità economica e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Un nuovo modello di agricoltura per il futuro del Made in Italy
Con Fagianeria e il modello Filiera Bianca, Cirio Agricola propone così una nuova interpretazione dell’agricoltura contemporanea, un sistema integrato in cui innovazione tecnologica, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente diventano parte di un’unica visione imprenditoriale. Un progetto che guarda al futuro del settore agroalimentare, dimostrando come la competitività possa nascere da una filiera completamente controllata, capace di trasformare ogni fase della produzione in un valore aggiunto per il territorio e per il consumatore.
Almeno sei persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite – alcune in modo molto grave – in un incendio scoppiato all’ottavo piano di un condominio ad Anversa, in Belgio. L’edificio, che si trova nel quartiere di Linkeroever e dove vivono circa 200 persone, è stato completamente evacuato. Da accertare le cause del rogo, che si è poi esteso anche al nono e al decimo piano. Alcuni residenti hanno cercato di mettersi in salvo uscendo sui balconi o spostandosi verso appartamenti vicini, mentre altri sono stati soccorsi dai vigili del fuoco. A causa dell’intensa colonna di fumo, le autorità belghe hanno inviato un messaggio di allerta ai residenti della zona invitandoli a rimanere in casa, tenere chiuse porte e finestre e, se necessario, spegnere gli impianti di ventilazione.
E' di morti e feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni, il bilancio di un vasto incendio scoppiato in un palazzo di dieci piani ad Anversa… pic.twitter.com/hhS5CbWsUo
Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.
Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente
Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.
Nel caldo africano romano già girano i nomi di una squadra di Giorgia Meloni nell’ipotesi (per adesso ancora remota, ma presto chissà) di un’ascesa al Quirinale. Il posto più ambito è quello ora nelle mani di Giovanni Grasso, cioè la comunicazione: tutti scommettono su un nome, quello di Nicola Porro, dato che è lui ad aver fornito l’assist della dichiarazione meloniana sul tabù del presidente di centrodestra al Colle. Anche se, spifferano i soliti bene informati, «vuoi che un incarico del genere possa sfuggire a uno come Gennaro Sangiuliano? È capace di fare fuoco e fiamme pur di tornare a Roma con un ruolo quirinalizio». Altri puntano su Tommaso Cerno e Daniele Capezzone. La carica di consigliere culturale era perfetta per Pietrangelo Buttafuoco, ma dopo quello che è successo a Venezia con il padiglione della Russia la questione si è fatta più complicata. E anche qui, allora, riappare il nome di Sangiuliano. Consigliere del presidente, dove ora c’è Ugo Zampetti? Alfredo Mantovano. Ma l’elenco è lungo e rimane nell’ambito della fantapolitica. Per ora.
Di Pietro sindaco a Milano? E alla Consob…
Antonio Di Pietro candidato a sindaco di Milano? Se a Matteo Salvini piacerebbe vedere Giuseppe Cruciani al posto di Beppe Sala (anche perché farebbe contento il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, visto che il fratello “Champagne” è uno dei protagonisti della trasmissione radiofonica La zanzara), ecco che nel capoluogo lombardo “tendenza Santanchè” scatta l’operazione Di Pietro. Tonino si era speso tanto nella battaglia referendaria, miseramente persa, e ora qualcuno vuole rimetterlo in campo.
Antonio Di Pietro (Ansa).
Ma la candidatura “vera” in quota Ignazio La Russa è quella per la presidenza della Consob, con Marco Osnato in pole position. Osnato ha sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio. E, come si dice a Roma, «la Consob vale più di tre ministeri».
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).
Donnarumma non c’è, presenzia Inchingolo
Stefano Antonio Donnarumma nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario di Fsha lasciato il suo posto: e allora chi va a presenziare gli eventi? Giuseppe Inchingolo per Fs (dato in ascesa) e Simone Gorini per Trenitalia sono stati chiamati a partecipare da protagonisti, nella mattinata del primo luglio, alla presentazione del nuovo treno Frecciarossa Napoli-Lecce alla FrecciaLounge della stazione di Napoli Centrale. L’evento non finisce a Napoli: altro appuntamento è fissato nel primo pomeriggio al binario 10 della stazione di Bari Centrale, dove è previsto l’arrivo del primo convoglio della nuova tratta. Alla cerimonia presenti sempre Inchingolo in qualità di chief corporate affairs, communication & sustainability officer del Gruppo Fs, e Gorini come direttore Operations Alta Velocità di Trenitalia, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali. Da segnalare, per la gioia del pentastellato Giuseppe Conte e dei pugliesi “del Nord”, la fermata in quel di Foggia.
Sal Da Vinci si laurea con Mastella
Sal Da Vinci ora è laureato. Si farà chiamare “dottore” prima di andare in scena, nelle serate estive in giro per l’Italia? In quel di Benevento, alla presenza di Clemente Mastella, al cantante napoletano è stata conferita la laurea honoris causa dal Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. «Un diploma accademico in canto pop rock», ricevuto davanti alla moglie Paola Pugliese, la sua musa ispiratrice, anche della canzone Per sempre sì che ha permesso a Sal da Vinci di vincere il Festival di Sanremo 2026. Il sindaco di Benevento, Mastella, è stato protagonista dell’evento.
Sal Da Vinci (Ansa).
Suor Smerilli fa carriera anche con papa Leone
Papa Leone XIV ha nominato prefetta del dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale suor Alessandra Smerilli, finora segretaria dello stesso dicastero. La nomina avrà effetto dal primo settembre. Suor Alessandra ha subito ringraziato il cardinale Michael Czerny, attuale prefetto del dicastero, «per la sua visione e dedizione, e per il cammino percorso insieme negli ultimi anni»: la suora abruzzese, nata a Vasto, nel marzo 2021 era stata nominata sottosegretaria da papa Francesco e da agosto 2021 segretaria ad interim dello stesso dicastero e delegata per la Commissione vaticana Covid-19. Ad aprile 2022 Francesco l’aveva nominata segretaria. Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale è stato istituito da Bergoglio il primo gennaio 2017 fondendo insieme quattro precedenti pontifici consigli con il Motu Proprio Humanam Progressionem: insomma, un maxi ministero. Papa Leone XIV ha inoltre nominato pro-prefetto del dicastero il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario, con l’incarico speciale del Centro di Alta Formazione “Laudato si’”, e ha nominato segretario del medesimo dicastero Mons. Jozef Barlaš, finora sotto-segretario.
L’Italia si conferma al 30° posto nel ranking globale del Global entrepreneurship monitor (Gem) per propensione all’imprenditorialità. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026, presentato a Roma da Universitas Mercatorum nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese. L’indagine ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100 mila interviste a cittadini e circa 2 mila a testimoni privilegiati. Nonostante il recupero registrato dopo la pandemia, l’Italia continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Le nuove iscrizioni di imprese si sono stabilizzate dopo la ripresa del biennio 2024-2025, attestandosi intorno alle 325 mila, un dato inferiore rispetto alle oltre 400 mila registrate nel 2010. Il calo interessa soprattutto il comparto manifatturiero, mentre i settori ad alta tecnologia, in particolare quelli dei servizi, mostrano una maggiore vitalità.
I principali ostacoli all’apertura di una nuova attività
Nel 2025 il Tea (Total early-stage entrepreneurial activity), che misura il livello di imprenditorialità nelle fasi iniziali, raggiunge circa l’11 per cento, il valore più alto del periodo osservato, trainato principalmente dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però marcato il divario tra chi desidera avviare un’impresa e chi riesce effettivamente a farlo. Quasi un italiano su cinque vorrebbe infatti mettersi in proprio, ma solo una parte riesce a trasformare l’intenzione in un’attività. Tra i principali ostacoli emergono la limitata percezione delle opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito, la complessità normativa e la persistente paura del fallimento. Continua inoltre a pesare il divario di genere. Il Tea femminile supera di poco l’8 per cento, contro circa il 13 per cento degli uomini, anche a causa di una minore fiducia nelle proprie capacità e di una maggiore percezione del rischio.
Cannata: «Promuoviamo innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano»
«Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo», ha dichiarato Giovanni Cannata, magnifico rettore dell’Universitas Mercatorum. «La nostra università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano». «Le università e, in generale, il sistema dell’istruzione possono contribuire al rafforzamento delle competenze imprenditoriali attraverso la formazione», ha aggiunto Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del Gem Italia.
Valeriy Zaluzhny, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e attuale ambasciatore ucraino nel Regno Unito, ha comunicato a Volodymyr Zelensky l’intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, che potrebbero tenersi in autunno. Lo scrive Ukrayinska Pravda, riportando anche alcuni particolari dell’incontro tra i due, andato in scena a Kyiv.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
L’incontro Zelensky-Zaluzhny a Kyiv
Secondo le fonti di Ukrayinska Pravda, Zelensky ha parlato con Zaluzhny della situazione al fronte, illustrando i recenti progressi sul campo di battaglia. Quanto alle elezioni, il capo della Bankova ha evidenziato l’importanza di gestire il voto in modo da evitare divisioni all’interno del Paese, spiegando che si è aperta l’opportunità di tenere le Presidenziali nel corso dell’autunno. Poi Zelensky ha chiesto direttamente a Zaluzhny se avesse intenzione di candidarsi, ottenendo una risposta positiva.
Kyrylo Budanov (Ansa).
Presidenziali ucraine: cosa dicono i sondaggi
Ukrayinska Pravda scrive che Zelensky era disposto a offrire a Zaluzhny praticamente qualsiasi incarico governativo, in caso di “no”. Ma, vista la risposta ottenuta, ha desistito. Secondo i media ucraini, il gradimento di Zaluzhny resta elevato, anche se da parte dei cittadini non sembra più esserci l’entusiasmo registrato subito dopo le sue dimissioni da comandante in capo delle Forze armate ucraine, arrivate a febbraio del 2024. Sono invece in aumento i consensi per un altro probabile candidato: il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Secondo gli ultimi sondaggi, Zelensky non dovrebbe avere problemi a superare il primo turno delle Presidenziali: al ballottaggio con Budanov è dato ampiamente come vincente, mentre contro Zaluzhny si prospetterebbe una sfida più tirata.
Banca Generali ha presentato, nella cornice di Palazzo Mezzanotte di Borsa Italiana, l’innovativo progetto PMI2Change, che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese quotate nazionali, riconosciute come elemento portante del sistema produttivo italiano. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il 3 per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico.
L’iniziativa nasce per valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori
PMI2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle pmi quotate, contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, così da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende. Queste pmi, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto, in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini. Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte, primario operatore italiano del settore con oltre 30 anni di esperienza nei mercati finanziari e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025.
Previsto il lancio di un indice Intermonte Valore Italia con 100 società quotate
L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice Intermonte Valore Italia che include 100 società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al Ftse Mib. Le società sono selezionate attraverso criteri rigorosi di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso. L’indice rappresenta un vero e proprio spaccato dei migliori expertise dell’economia italiana, con un’esposizione a settori chiave come beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, contribuendo ad ampliare e diversificare le opportunità di investimento rispetto agli indici tradizionali per investitori sia domestici, sia internazionali. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (Cagr) del 16 per cento negli ultimi due anni – e impiegavano quasi 120 mila persone, a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.
Federica Brignone, l’ad di Banca Generali Gian Maria Mossa e l’ad di Intermonte Guglielmo Manetti (Ansa).
Presentato un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant
Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant, che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European savings and investments union (Siu). Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il 5 per cento del flottante dell’indice. Oltre allo strumento finanziario a supporto delle piccole e medie imprese quotate, PMI2Change ha l’ambizione di accompagnare verso le migliori opportunità del mercato dei capitali non solo le potenziali nuove società quotate, ma anche l’ampia sfera di aziende non ancora presenti sul listino che desiderano intraprendere un percorso virtuoso per entrare nel radar degli investitori. Per far questo, il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana e PwC Italia, daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese.
L’ad Mossa: «Contribuiamo a rafforzare il legame tra capitale e imprese»
Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Banca Generali Gian Maria Mossa: «Crediamo fortemente nel valore delle imprese italiane e dei loro imprenditori. Hanno talento, capacità e ambizione, ma operano in un contesto sempre più complesso, in cui l’accesso al capitale e il confronto con il mercato non sono sempre all’altezza del loro potenziale. PMI2Change nasce proprio da qui, con l’obiettivo di contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane. L’iniziativa intende agire su due leve concrete, ovvero una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate — attraverso l’indice Intermonte Valore Italia — e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo Etf attivo Pir compliant».
Si è consumato lo scisma tra la Chiesa cattolica e i lefebvriani, da decenni in rotta con la Santa Sede per il rifiuto delle riforme del Concilio Vaticano II. Nel corso di una cerimonia nella cittadina svizzera di Écône, presieduta da Alfonso de Galarreta – assistito da Bernard Fellay – sono stati infatti consacrati i primi quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X: don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier (Francia). La cerimonia è stata trasmessa in diretta streaming. Papa Leone XIV aveva provato fino all’ultimo a evitare lo scisma, lanciando anche un accorato appello.
L’appello di papa Leone XIV, caduto nel vuoto
«Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione», aveva detto Leone XIV in una lettera a don Davide Pagliarani, Superiore Generale dei lefebvriani. Il 28 giugno il gruppo tradizionalista aveva ordinato cinque sacerdoti e quattro diaconi.
Chi sono i lefebvriani e i motivi della rottura col Vaticano
Con 800 chiese sparse in tutto il mondo la Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre con l’obiettivo dichiarato di preservare la liturgia tradizionale, è (o meglio era) la più grande realtà del cattolicesimo tradizionalista non pienamente regolarizzata dal Vaticano. Nel 1988, nonostante un accordo con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, Lefebvre ritenne insufficienti le garanzie ricevute per la sopravvivenza della Fraternità e, sempre a Écône, agì unilateralmente consacrando come oggi quattro nuovi vescovi. La Santa Sede a quel punto dichiarò la scomunica automatica dei protagonisti dell’ordinazione. Diventato papa come Benedetto XVI, Ratzinger nel 2009 revocò la scomunica di Giovanni Paolo II ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, senza però riconoscere automaticamente alla Fraternità San Pio X una piena posizione canonica nella Chiesa.