Meta effettuerà 8 mila licenziamenti a maggio

A maggio 2026 Meta Platforms effettuerà 8 mila licenziamenti, pari al 10 per cento del personale, per snellire le proprie operazioni e finanziare ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale. Lo ha riferito l’azienda in una nota interna, visionata dal Wall Street Journal. Nel promemoria inviato ai dipendenti, la chief people officer Janelle Gale ha rilevato che i tagli si sono resi necessari per consentire all’azienda di operare in modo più efficiente e per compensare i propri investimenti. «Non si tratta di una scelta facile e comporterà il dover far andare via persone che hanno fornito contributi significativi a Meta durante la loro permanenza qui», ha scritto Gale. L’azienda ha inoltre fatto sapere che annullerà i piani di assunzione per 6 mila posizioni aperte, come indicato nella nota.

Andrea Agnelli torna a investire nel mondo dello sport con una nuova società

Andrea Agnelli torna nel mondo dello sport come investitore con il lancio di Gamma Waves Partners, società con sede ad Amsterdam che, come spiega il Financial Times, «punterà su competizioni e formati innovativi, squadre, atleti e tecnologie per aumentare il coinvolgimento dei tifosi». Gamma Waves Partners gestirà capitali investiti dall’ex presidente della Juventus e da altri cofondatori, tra cui l’ex calciatore bianconero Giorgio Chiellini e Rocco Benetton, valutando – viene spiegato – anche il finanziamento di imprese attive nei contenuti generati dall’IA.

Andrea Agnelli torna a investire nel mondo dello sport con una nuova società
Andrea Agnelli (Imagoeconomica).

Andrea Agnelli è stato presidente della Juventus dal 2010 al 2022

Gamma Waves Partners ha già ottenuto impegni di finanziamento per 55 milioni di euro su un obiettivo di 100. Agnelli, presidente della Juventus dal 2010 al 2022, ha lasciato il club a seguito dell’inchiesta “Prisma” sulle plusvalenze e a settembre del 2025 ha ricevuto una condanna sospesa a 20 mesi nell’ambito di un patteggiamento, definendo la scelta «sofferta ma giusta» (non ha mai ammesso alcuna colpa) per chiudere il contenzioso penale. «Ho appena compiuto 50 anni, quindi c’è abbastanza spazio per scrivere un’altra pagina entusiasmante», ha detto al Ft.

La mail del Pentagono che ipotizza punizioni contro i Paesi Nato che non hanno aiutato gli Usa in Iran

Gli Stati Uniti starebbero valutando opzioni per punire i paesi Nato che non li hanno aiutati nella guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato un funzionario americano all’agenzia di stampa Reuters, secondo cui un’e-mail interna del Pentagono descrive le possibilità che gli Usa stanno vagliando in tal senso. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero la sospensione della Spagna dall’alleanza e la revisione della posizione americana sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland. Altre opzioni sono dettagliate in un rapporto che esprime frustrazione per la percepita riluttanza o il rifiuto di diversi alleati degli Stati Uniti di concedere loro l’accesso, ad esempio, a basi o voli attraverso il loro spazio aereo in base al trattato Nato.

Sanchez: «Valgono solo gli atti formali»

Interpellato sulla vicenda, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha così dichiarato a margine del vertice Ue informale di Cipro: «Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti».

Prorogato di tre settimane il cessate il fuoco tra Israele e Libano

Il cessate il fuoco tra Israele e Libano, in vigore da dieci giorni e in scadenza, è stato esteso di tre settimane. Lo ha annunciato Donald Trump dopo l’incontro alla Casa Bianca tra gli ambasciatori di Tel Aviv e Beirut, al secondo ciclo di negoziati. Esprimendo fiducia sulla possibilità di definire un accordo di pace permanente entro la fine del 2026 («Ci sono ottime probabilità. Penso che sia un obiettivo facile da centrare»), il tycoon ha poi dichiarato di aspettarsi che i leader dei due Paesi, dunque il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, lo incontrino nel corso delle prossime due settimane.

Un soldato Usa è stato arrestato per aver scommesso sulla cattura di Maduro

Gannon Ken Van Dyke, un soldato Usa coinvolto nell’operazione per catturare e destituire il presidente venezuelano Nicolas Maduro, è stato arrestato con l’accusa di aver utilizzato informazioni riservate a scopo di lucro, in particolare per scommettere sulla piattaforma Polymarket proprio sulla cattura del dittatore. Il sito permette agli utenti di scommettere in criptovalute sulla previsione che un certo evento accadrà o non accadrà o sulla sua data. Van Dyke, che era impegnato nell’operazione da un mese e aveva firmato accordi di riservatezza in cui si impegnava a non divulgare informazioni riservate o sensibili relative ad essa, avrebbe scommesso 32.500 dollari (circa 28 mila euro) sul fatto che Maduro sarebbe stato destituito entro il 31 gennaio del 2026. Il soldato avrebbe effettuato la maggior parte delle scommesse (13 in totale) nella notte del 2 gennaio, il giorno dell’operazione, vincendo più di 400 mila dollari (più di 340 mila euro). Subito dopo, avrebbe trasferito la maggior parte del denaro vinto in un portafoglio di criptovalute all’estero e chiesto a Polymarket di cancellare il suo account. Il militare è ora accusato di frode finanziaria e telematica e dell’utilizzo di informazioni riservate a scopo di lucro. Rischia fino a 60 anni di carcere.

Gli azionisti di Warner Bros. approvano la vendita a Paramount

L’assemblea straordinaria degli azionisti di Warner Bros. Discovery ha approvato l’acquisto della società da parte di Paramount Skydance, che a febbraio in extremis aveva fatto pervenire un’offerta da 111 miliardi di dollari, sopravanzando Netflix. Che a quel punto aveva deciso di non rilanciare, dopo aver siglato già a dicembre 2025 un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business.

Gli azionisti di Warner Bros. approvano la vendita a Paramount
La sede di Paramount (Ansa).

La proposta di Paramount riguarda l’intera società

«Apprezziamo il sostegno degli azionisti nel valorizzare il nostro portafoglio di contenuti», ha dichiarato il presidente di Warner Bros. Discovery Samuel A. Di Piazza Jr., sottolineando che l’operazione permetterà di creare un gruppo in grado di ampliare l’offerta per i consumatori e sostenere l’industria creativa globale. La proposta di Paramount riguarda – a differenza di quella di Netflix – l’intera società: l’operazione è destinata a creare un gruppo media capace di competere per dimensioni con The Walt Disney Company e NBCUniversal, controllata da Comcast.

Gli azionisti di Warner Bros. approvano la vendita a Paramount
David Zaslav (Ansa).

Gli azionisti hanno detto no alla maxi buonuscita per il ceo

L’amministratore delegato di WBD David Zaslav ha definito il via libera degli azionisti, arrivato con ampia maggioranza, «una tappa chiave» verso il completamento della transazione, che darà appunto vita a una media company di nuova generazione. Gli stessi azionisti, sul fronte della governance, hanno però respinto il maxi-compenso da 500 milioni di dollari previsto come buonuscita per Zaslav.

L’offerta di Paramount è stata sostenuta da Trump

La proposta di Paramount è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa. Il closing dell’operazione è atteso nel terzo trimestre del 2026, subordinato alle consuete condizioni, tra cui le autorizzazioni regolatorie.

Rocco Casalino si candida come consigliere comunale a Ceglie Messapica

Rocco Casalino tenta il rientro in politica, anche se non esattamente dalla porta principale. L’ex portavoce di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi si è infatti candidato al Consiglio comunale di Ceglie Messapica (Brindisi), la sua città d’origine. Alle Amministrative che si terranno il 24 e il 25 maggio Casalino correrà in una lista del centrosinistra a sostegno della sindaca uscente Agata Scarafilo, che comprenderà rappresentanti del Movimento 5 stelle e della società civile.

Rocco Casalino si candida come consigliere comunale a Ceglie Messapica
Giuseppe Conte e Rocco Casalino (Imagoeconomica). ROCCO CASALINO M5S

Casalino: «Momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi»

«Sono convinto che questo sia un momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi: bisogna scegliere se limitarsi a osservare la crescita di queste destre o lavorare per indebolirle. Credo che si debba partire dal livello locale», ha dichiarato Casalino in una nota, aggiungendo che «far vincere, nei Comuni, le forze che si oppongono a queste destre significa iniziare a costruire il terreno per le prossime elezioni politiche». E poi: «Ogni vittoria locale contribuisce a generare un’onda positiva che rafforza un fronte largo contro una deriva che considero pericolosa e dannosa per il Paese».

L’aeroporto di Malpensa resta dedicato a Belusconi

Il Tar della Lombardia ha respinto i ricorsi contro l’intitolazione dell’aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi presentati dai Comuni di Milano, Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo. I giudici hanno stabilito che questi ultimi non hanno titolo per opporsi a una decisione che rientra nella sfera di competenza statale e che ha natura prevalentemente simbolica. L’intitolazione di un aeroporto, ha chiarito il Tar, non può essere assimilata a quella di strade o piazze, ambito in cui i Comuni esercitano poteri diretti, perché sono infrastrutture appartenenti al demanio statale e funzionali a interessi di rilievo nazionale e internazionale (come il trasporto di persone e merci). Gli enti locali ricorrenti, dunque, non sono titolari di una posizione giuridica qualificata tale da giustificare il ricorso. L’intitolazione viene inoltre qualificata come atto dal valore essenzialmente onorifico, privo di effetti lesivi immediati per i territori coinvolti.

Soddisfazione dall’Enac

Contattato dal Corriere della sera, il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma ha così commentato la decisione del tribunale: «Grande soddisfazione per la pronuncia del Tar che, dichiarando inammissibile e infondate le censure del Comune di Milano e degli altri comuni limitrofi a Malpensa, conferma l’intitolazione dello scalo lombardo a Silvio Berlusconi così come deliberato da Enac con delibera strategica approvata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini».

Trump ordina di distruggere le navi posamine nello Stretto di Hormuz

«Ho ordinato alla Marina degli Stati Uniti di sparare e distruggere qualsiasi imbarcazione, anche piccola (tutte le loro navi da guerra, ben 159, sono sul fondo del mare!), che stia posando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, riferendosi alle navi dell’Iran, sottolineando che «non ci deve essere alcuna esitazione». Il presidente Usa ha poi aggiunto: «I nostri dragamine stanno bonificando lo stretto proprio ora. Ordino pertanto che tale attività continui, ma a un livello triplicato!».

Trump, rivendicando il pieno controllo di Hormuz, ha poi affermato che l’Iran non sa chi è il proprio leader: «La lotta intestina tra i “falchi”, che stanno perdendo molto sul campo di battaglia, e i “moderati”, che non sono affatto moderati (ma stanno guadagnando rispetto!), è pazzesca! Abbiamo il controllo totale». E poi: «Nessuna nave può entrare o uscire senza l’approvazione della Marina degli Stati Uniti. È ‘sigillato ermeticamente‘ fino a quando l’Iran non sarà in grado di concludere un accordo» .

Il piano dell’Iran per il «controllo sovrano» su Hormuz

I proclami di Trump sono una replica alle parole di Fadahossein Maleki, membro della commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del parlamento, il quale ha dichiarato che il parlamento di Teheran e il consiglio supremo di Sicurezza nazionale stanno intanto esaminando congiuntamente un piano per «il controllo sovrano» sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha inoltre fatto sapere di aver depositato presso la Banca centrale iraniana i primi proventi del pedaggio imposto nello stretto.

Trump ha appena licenziato il segretario alla Marina

L’annuncio di Trump sulle posamine è arrivato peraltro nel giorno del siluramento del più alto funzionario civile della Marina statunitense, John Phelan, rimosso dal suo incarico a causa di contrasti col segretario alla Difesa Pete Hegseth. E anche dell’annuncio, da parte del capo di Stato Maggiore della Marina militare Giuseppe Berutti Bergotto, dell’invio di quattro navi per contribuire allo sminamento di Hormuz, nell’ambito di una missione internazionale che vede anche il coinvolgimento di Francia e Regno Unito.

Ue, via libera finale al prestito all’Ucraina e alle nuove sanzioni alla Russia

Via libera finale al prestito da 90 miliardi dell’Ue all’Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La procedura scritta, ha annunciato la presidenza cipriota, si è conclusa positivamente con l’approvazione all’unanimità delle due misure, rimaste bloccate nelle settimane precedenti a causa del veto dell’Ungheria. «L’erogazione del prestito inizierà il prima possibile, fornendo un sostegno vitale alle esigenze di bilancio più urgenti di Kyiv. L’Ue rimane salda nel suo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina», ha dichiarato il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos.

Von Der Leyen: «Ora attuazione rapida delle sanzioni e del prestito»

«Accolgo con favore l’accordo raggiunto dagli Stati membri sul prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina per il periodo 2026-2027 e sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Mentre la Russia intensifica la sua aggressione, noi rafforziamo il nostro sostegno alla coraggiosa nazione ucraina, consentendo all’Ucraina di difendersi ed esercitando pressione sull’economia di guerra russa. Ora passeremo a un’attuazione rapida su entrambi i fronti», ha scritto X la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.

Maggie Gyllenhaal presidente della Giuria internazionale a Venezia

La regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal sarà la presidente della Giuria internazionale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera. «Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno», ha dichiarato Gyllenhaal in una nota. «Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione».

Chi è Maggie Gyllenhaal

Nata a New York nel 1977, Gyllenhaal ha esordito sul grande schermo in alcuni film degli Anni 90 diretti dal padre Stephen, fino a ottenere un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko accanto al fratello minore Jake. Nel 2002 la sua interpretazione in Secretary le ha fatto ottenere una candidata ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha recitato in diverse pellicole di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, quest’ultimo secondo capitolo della saga cinematografica di Batman, dedicandosi anche al teatro e alla televisione. Nel 2010 ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe come Miglior attrice in una mini-serie o film tv per The Honourable Woman. Nel 2021 ha debuttato alla regia con il film La figlia oscura, per il quale ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia.

Sondaggi politici, la Supermedia: testa a testa tra centrodestra e campo largo

La Supermedia Agi/Youtrend del 23 aprile, realizzata sulla base di otto sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da sei istituti, conferma alcuni trend già individuati come la stabilizzazione di Fratelli d’Italia sul 28 per cento, il lieve aumento della Lega e di contro il calo di Forza Italia, oltre a Futuro Nazionale ormai costante sopra i tre punti percentuali. Sostanziale parità nella sfida tra centrodestra e campo largo.

Sondaggi politici, la Supermedia: testa a testa tra centrodestra e campo largo
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

I dati dell’ultima Supermedia

Rispetto a due settimane fa, FdI registra un lieve aumento (+0,1) e si attesta al 28,2 per cento. FI scende all’8,3 per cento (-0,3) e la Lega sale al 7,3 per cento (+0,1). Frena il Partito democratico, dato al 22,4 per cento (-0,2), mentre guadagna qualcosa il Movimento 5 stelle al 12,8 per cento (+0,1). Alleanza Verdi e Sinistra scende al 6,2 per cento (-0,2). Futuro Nazionale guadagna ancora e tocca il 3,5 per cento (+0,2). Stabile Azione al 3 per cento, bene Italia Viva al 2,6 per cento (+0,3). +Europa è ancora all’1,5 per cento, mentre Noi Moderati arriva all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia fotografa un testa a testa tra campo largo e centrodestra, con il primo in leggero vantaggio (45,3 a 44,9 per cento).

Ue verso l’ok ai centri in Albania, Meloni esulta e poi attacca: «Due anni persi»

«Notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete». Lo ha scritto Giorgia Meloni sui social commentando il parere non vincolante di Nicholas Emiliou, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo sul protocollo Italia-Albania. A corredo una foto con Edi Rama, omologo albanese.

Secondo Emiliou, il protocollo Italia-Albania sui cpr «è in linea di principio compatibile» con la normativa Ue in materia di rimpatrio e l’asilo. Il diritto dell’Unione europea, infatti, non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di detenzione per le procedure di rimpatrio al di fuori del proprio territorio. Tuttavia, lo Stato in questione deve assicurare che «i diritti dei migranti siano pienamente tutelati», inclusi quelli all’assistenza legale, all’assistenza linguistica e ai contatti con la famiglia e le autorità competenti.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato

La Corte penale internazionale ha confermato la propria giurisdizione nel caso contro Rodrigo Roa Duterte, aprendo la strada al processo per crimini contro l’umanità avvenuti durante la violenta campagna per combattere il narcotraffico intrapresa dal 2016 al 2022 dall’ex presidente delle Filippine. La Camera d’appello, a maggioranza, ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, confermando la decisione della Camera preliminare del 23 ottobre 2025.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Protesta contro Duterte all’Aia (Ansa).

Ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti

Secondo fonti ufficiali, almeno 6 mila persone sospettate di reati legati alla droga sono state uccise dalla polizia nel corso del suo mandato, ma gli attivisti parlano di numeri molto più alti: ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti. Un rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che le vittime erano per lo più giovani uomini poveri e che la polizia faceva uso di torture per ottenere confessioni. Duterte è sospettato di omicidio e tentato omicidio, configurati come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma. Secondo i giudici dell’Aia, la Cpi può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi dall’ex presidente filippino nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto, terminato nel 2019. A marzo del 2025 era stato emesso il mandato di arresto: Duterte è stato poi fermato all’aeroporto di Manila subito dopo essere atterrato da Hong Kong.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Sostentori di Duterte (Ansa).

Unicredit sale all’8,72 per cento del capitale di Generali

Unicredit si rafforza nel capitale di Generali. All’assemblea del Leone in programma il 23 aprile 2026, la banca partecipa infatti con l’8,72 per cento del capitale contro il 6,68 per cento di cui era accreditata finora sul libro soci. Invariate rispetto al 2025 le quote degli altri principali azionisti (sopra il 3 per cento): Gruppo Monte dei paschi di Siena, attraverso Mediobanca, al 13,19 per cento, Delfin al 10,05 per cento, Gruppo Caltagirone al 6,26 per cento e i Benetton, attraverso Schema Delta, al 4,86 per cento del capitale sociale. L’assemblea dei soci di Generali ha all’ordine del giorno l’ok al bilancio 2025 e la destinazione dell’utile di esercizio, oltre alla nomina del collegio sindacale, al nuovo piano di azionariato per i dipendenti e al buyback da mezzo miliardo.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset

Fallita la procedura di mediazione, Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset, portando in tribunale l’azienda che tre anni fa l’ha messa alla porta. Lo scrive l’edizione online de La Stampa. La conduttrice ha denunciato diritti non pagati e ingerenze da parte di Mediaset nei suoi programmi, in particolare per quanto riguarda la scelta degli ospiti. E poi c’è la questione degli insulti pubblicati online da un account ufficiale del Biscione.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).

I motivi della denuncia da parte di Barbara D’Urso

La conduttrice contesta a Mediaset il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice nei suoi 20 anni in azienda, nonché per il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. La presentatrice ha inoltre denunciato presunte ingerenze di Mediaset, in quanto avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. D’Urso, inoltre, non ha ancora ricevuto le scuse per le ingiurie apparse a marzo del 2023 in un post social del profilo ufficiale ‘Qui Mediaset’, di proprietà dell’azienda, che ha sempre sostenuto di avere subito un hackeraggio.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso in una foto dei suoi primi anni a Mediaset (Ansa).

L’allarme dell’intelligence olandese: la Russia si sta preparando a un conflitto con la Nato

La Russia si sta preparando a un possibile conflitto con la Nato entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina. È quanto emerge da un rapporto del Mivd, ovvero il servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, che definisce Mosca «la minaccia più grande e diretta» per l’Europa, anche in virtù (o meglio per colpa) dei legami sempre più stretti con Pechino.

Preoccupano i rapporti tra Russia e Cina, sempre più stretti

Negli ultimi tempi la Russia – che non aprirà un nuovo fronte finché sarà impegnata in Ucraina – si è avvicinata molto alla Cina e la crescente cooperazione militare tra i due Paesi sta rafforzando la percezione del Cremlino di poter colpire obiettivi militari e civili in Occidente. Mosca, spiega il dossier, punta a sfruttare le esportazioni di Pechino per sostenere la propria industria bellica. Non solo. Alla Russia fanno gola anche le capacità di cyber-spionaggio sviluppate dalla Cina, ormai paragonabili a quelle degli Stati Uniti: Peter Reesink, direttore del Mivd, le ha definite come «molto avanzate e organizzate in modo complesso». La Repubblica Popolare, invece, è interessata a trarre insegnamenti dall’esperienza maturata dalle forze russe sul campo di battaglia in Ucraina.

Secondo la Difesa svedese la Russia potrebbe occupare un’isola nel Baltico

In un’intervista al Times il generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della Difesa della Svezia, ha avvertito che la Russia, al fine di testare la solidità della Nato, è pronta a occupare un’isola nel Mar Baltico «in qualsiasi momento», dove le forze armate di Mosca hanno iniziato a scortare regolarmente le navi commerciali della flotta ombra. Le forze dell’Alleanza atlantica hanno condotto frequenti esercitazioni relative a sbarchi russi su alcune delle isole più grandi e strategicamente utili del Mar Baltico, come Gotland in Svezia, Bornholm in Danimarca, Hiiumaa e Saaremaa in Estonia.

Italia pronta a inviare quattro navi nello Stretto di Hormuz

L’Italia è pronta a inviare quattro navi a Hormuz per contribuire allo sminamento dello Stretto. L’ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera. «La Marina è pronta a effettuare un’operazione di sminamento. Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e, come tutte le operazioni in aree delicate, comportano dei rischi. Il nostro compito è mantenere i rischi al minimo possibile, questo lo facciamo tramite la tecnologia molto avanzata», ha spiegato. «Abbiamo visto che la chiusura di Hormuz si fa rapidamente, anche con poche lire, perché le mine che gli iraniani hanno messo in Hormuz costano veramente poco e sono anche datate. Ma questo fa sì che ci sia un’area di incertezza e soprattutto un crescente decadimento della sicurezza di navigazione».

L’azione italiana si inserisce nell’ambito di una coalizione internazionale

La pianificazione prudenziale prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. «Ovviamente non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio».

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato rimosso dal suo incarico, in un clima di tensione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth in merito all’attuazione della riforma della costruzione navale. Ad alimentare gli attriti sarebbero anche stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. Ad assumere la leadership della Marina sarà, ad interim, il sottosegretario Hung Cao.

Le tensioni con Hegseth e la decisione di Trump

Diverse fonti hanno riferito alla Cnn che da mesi serpeggiava tensione tra Phelan e Hegseth, il quale riteneva che Phelan stesse procedendo troppo lentamente nell’attuazione delle riforme della cantieristica navale. Hegseth era inoltre infastidito dalla sua comunicazione diretta con Trump, che interpretava come un tentativo di scavalcarlo. Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, la questione è giunta al culmine durante un incontro tra Trump e Hegseth alla Casa Bianca, mercoledì 22 aprile 2026, incentrato sulla costruzione navale. Il presidente, frustrato dalla lentezza dei progressi, si sarebbe convinto durante il colloquio che Phelan dovesse essere sostituito e avrebbe detto a Hegseth di nominare qualcuno di più efficiente (il segretario della Marina è subordinato al segretario alla Difesa). Hegseth ha così inviato un messaggio a Phelan informandolo che doveva dimettersi o sarebbe stato licenziato. Quest’ultimo, non credendo che Trump fosse a conoscenza del messaggio, si è recato alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il tycoon, che gli ha confermato tutto.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»

Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e amico di vecchia data di Donald Trump, sta provando a compiere l’impresa che dal lontano 2017 sembra impossibile per ct e calciatori nostrani: far qualificare la Nazionale italiana ai Mondiali. Come riporta il Financial Times, l’imprenditore ha suggerito al presidente della Fifa Gianni Infantino e a Trump, in quanto leader di uno dei Paesi co-organizzatori del torneo, di ammettere l’Italia alla Coppa del Mondo al posto dell’Iran, in virtù del ricco palmares azzurro.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Donald Trump e Gianni Infantino (Imagoeconomica).

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Il piano di Zampolli: ricucire lo strappo Trump-Meloni

«Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, l’Italia ha il pedigree per giustificare l’inclusione», ha detto Zampolli al Ft. Il giornale spiega che il piano dell’imprenditore è uno «sforzo per riparare i legami fra Trump e Giorgia Meloni» dopo le frizioni nate dagli attacchi del presidente Usa a papa Leone XIV per la guerra in Iran.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’Iran ha appena confermato la partecipazione ai Mondiali

C’è però un problema non da poco per Zampolli e il calcio italiano: dopo aver escluso la partecipazione a seguito dei primi raid statunitensi (e israeliani) e aver chiesto – invano – di poter giocare le proprie partite in Canada o in Messico (anziché a Los Angeles e Seattle), l’Iran ha fatto sapere di non aver intenzione di rinunciare al torneo, che si apre a giugno. Trump, da parte sua, aveva dichiarato che i giocatori della Repubblica Islamica erano i «benvenuti» negli Usa senza però nascondere che sarebbe stato inappropriato e potenzialmente pericoloso per loro. Quanto a Infantino, il presidente Fifa si è sempre detto certo della partecipazione dell’Iran.

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