Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri

Paolo Barelli, appena nominato sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento, lascia la guida operativa della Federazione Italiana Nuoto. Cambia la forma, non la sostanza: in sella dal 2000, l’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha infatti solo delegato al vice Andrea Pieri le funzioni di presidente «in ragione del temporaneo impedimento ai sensi della legge n.215/2004 riguardante il regime delle incompatibilità dei titolari di cariche di Governo e in ottemperanza all’articolo 12, comma 6, dello Statuto della Federazione Italiana Nuoto», fa sapere la Fin. Pieri assumerà anche la rappresentanza della Federnuoto in seno al Consiglio Nazionale del Coni, in sostituzione di Barelli per tutta la durata dell’incarico governativo.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Andrea Pieri (Imagoeconomica).

La promessa di Barelli: «Non lascerò mai il nuoto»

La legge Frattini del 2004 imponendo una chiara separazione tra ruoli di governo e gestioni operative in enti come la Fin. Questo perché ogni anno attraverso Sport e Salute, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo Stato elargisce alle federazioni contributi pubblici (questo prima avveniva tramite il Coni). «Non lascerò mai il nuoto», aveva detto Barelli nei giorni scorsi. A tal proposito, si era parlato di una presidenza della Fin ancora possibile per l’esponente di FdI in quanto quello dei Rapporti con il Parlamento è un ministero senza portafoglio. Alla fine Barelli è di fatto rimasto alla guida della Federnuoto, delegando le funzioni operative al fidato vice Pieri.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Trump “fissa” la nuova data dei colloqui con l’Iran

Il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, finito in standby, potrebbe avere luogo venerdì 24 aprile. Lo scrive il New York Post, che cita fonti pakistane anonime e Donald Trump. «È possibile!», ha risposto il presidente Usa in un messaggio di testo al quotidiano, che gli aveva chiesto di commentare quanto riferito da fonti in Pakistan (Paese mediatore del primo round di colloqui), secondo cui un nuovo incontro «è previsto a Islamabad entro le prossime 36-72 ore». Trump ha esteso la tregua di due settimane nel conflitto contro l’Iran, proprio mentre il cessate il fuoco stava per scadere e dopo aver escluso a lungo tale possibilità.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Documento di finanza pubblica in cui il governo ha «adeguato il Pil per il 2026 e 2027, che scende nel 2026 da 0,7 a 0,6 per cento, nel 2027 dal 0,8 a 0,6 e nel 2028 da 0,9 a 0,8», ha spiegato in conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Ufficio parlamentare di bilancio, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma – ahimè – nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti».

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Le nuove previsioni su deficit e debito

Nelle nuove previsioni contenute nel Dfp cresce poi l’indebitamento netto del prossimo triennio. Il deficit nel 2026 sale dal 2,8 al 2,9 per cento, nel 2027 dal 2,6 al 2,8, nel 2028 dal 2,3 al 2,5. Nel Dfp il debito pubblico è al 137,1 nel 2025, al 138,26 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9 nel 2028. Dati che, ha spiegato Giorgetti, «risentono ancora del vecchio Superbonus», il quale «pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda ancora di 20 miliardi nel 2027». Senza questi dati, ha aggiunto il titolare del Mef, «l’andamento del debito sarebbe stato discendente».

La citazione di Boskov sul rapporto deficit/Pil

Giorgetti ha poi commentato il rapporto deficit/Pil dell’Italia certificato dall’Eurostat, che per il 2025 è risultato del 3,1 per cento. E per farlo ha citato Vujadin Boskov, indimenticabile allenatore della Sampdoria e “aforista”: «Rigore è quando arbitro fischia, le regole sono queste, si può essere d’accordo o meno. Vi dico che tutto questo dibattito sull’uscita dalla procedura mi interessava molto fino al 28 febbraio 2026, cioè il giorno prima dell’inizio della guerra in Iran, dopo mi ha interessato molto meno». Secondo i dati di Eurostat, l’Italia dovrebbe quindi rimanere in procedura per deficit eccessivo: per uscirne, avrebbe dovuto assestarsi sotto la soglia del 3 per cento.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti: «Potremmo muoverci da soli sullo scostamento»

Rispondendo a chi gli chiedeva un possibile isolamento dell’Italia in Europa in materia di scostamento di bilancio, Giorgetti ha detto: «Per quanto riguarda, non lo escluderei». E poi: «Parlando con i colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione. Abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti, non li possiamo curare dandogli l’aspirina». Durante la conferenza stampa, Giorgetti ha anche smentito di aver chiesto una deroga al patto di stabilità», aggiungendo però che «bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni». A tal proposito, il ministro dell’Economia ha affermato che «sicuramente la Manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento».

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?

Il governo di Giorgia Meloni naviga in acque sempre più agitate, tra forti tensioni internazionali, un rapporto sempre più freddo con Donald Trump e la crisi economica che continua a mordere. A rendere il quadro ancora più complesso, il caos scoppiato in Forza Italia che l’attivismo crescente di Marina Berlusconi non è riuscito del tutto a placare. Elementi che suggeriscono scenari di profondo cambiamento nel centrodestra a poco più di un anno dalla fine naturale della legislatura. Tanto che sono tornate a circolare ipotesi di elezioni anticipate o addirittura di governo tecnico.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giorgia Meloni e Donald Trump sul maxischermo (Imagoeconomica).

Il centrodestra in affanno, dal decreto Sicurezza al rapporto deficit-pil

L’ultimo inciampo del governo Meloni è stato il pasticciaccio (negato dalla premier in visita al Salone del Mobile) dell’ennesimo decreto Sicurezza attenzionato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e la toppa di un decreto per correggere l’articolo 30bis sui rimpatri volontari e i compensi agli avvocati. Non va meglio sul fronte economico, con la certificazione europea di un rapporto deficit/pil al 3,1 per cento che costringe l’Italia a rimanere in procedura di infrazione. Le previsioni presentate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel Documento di finanza pubblica rivedono al ribasso il Pil con un +0,6 per cento nel 2026 e nel 2027. Un quadro che potrebbe portare le agenzie di rating a una revisione del nostro outlook e a speculazioni da parte dei mercati.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

I malumori crescenti in FI

La vera spina nel fianco è proprio il deficit pubblico. La conferma di Eurostat del rapporto deficit-Pil al 3,1 per cento per il 2025 complica non solo la prossima manovra di bilancio, ma potrebbe limitare drasticamente la libertà di azione del governo quando mancano (o mancherebbero) circa 400 giorni alle Politiche. Troppo per un esecutivo che, oltretutto, non è riuscito a portare a casa nessuna delle riforme che si era proposto. All’interno della maggioranza, e in particolare in Forza Italia, si avvertono forti scricchiolii. Nonostante i cambi al vertice imposti da Arcore con la sostituzione dei capigruppo alla Camera e al Senato, i malumori nel partito azzurro non sono finiti. Tanto che lo scenario, finora relegato alla fantapolitica, di una rottura con Fratelli d’Italia e Lega, per qualche berluscones sarebbe il male minore.

Caso Cospito, il pg di Roma chiede l’assoluzione per Delmastro

La procura generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Il pg ha chiesto di fare cadere le accuse perché «il fatto non costituisce reato». In primo grado l’esponente di Fdi era stato condannato a otto mesi con pena sospesa. Spetta ora alla Corte d’Appello di Roma decidere se confermare la condanna o accogliere la richiesta di assoluzione.

I fatti risalgono al 2023

Tutto ha inizio il 31 gennaio 2023 quando, alla Camera, il deputato Giovanni Donzelli attacca il Partito democratico e, in particolare, quattro suoi esponenti (Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e Andrea Orlando) colpevoli, secondo lui, di aver fatto visita in carcere all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il 41 bis. Il deputato di Fdi cita passaggi di relazioni della polizia penitenziaria, facendo esplodere la polemica sulla riservatezza di quelle informazioni. Donzelli spiega che quei documenti gli sono stati forniti da Delmastro, il quale li ha ottenuti dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Da lì sono partite le indagini. Per gli inquirenti, Delmastro aveva sì il potere di acquisire gli atti, ma non di divulgarli perché si trattava di relazioni «a limitata divulgazione». La procura aveva già espresso dubbi chiedendo l’archiviazione, ma il giudice aveva deciso di mandare l’esponente di Fdi a processo, il cui primo grado si è chiuso con la condanna. Ora il nuovo passaggio e il cambio di prospettiva, con la procura che sostiene che la condotta contestata non integri una violazione penalmente rilevante.

Il Libano chiederà a Israele una proroga di un mese della tregua

In occasione dei colloqui diretti previsti domani a Washington, il Libano «chiederà la proroga di un mese della tregua e la cessazione da parte di Israele delle operazioni di demolizione e distruzione nelle zone in cui è presente». Lo riporta Afp, citando una fonte vicina al governo di Beirut. Si tratterebbe di un prolungamento ben più consistente di quello auspicato, almeno ufficialmente, dal presidente Joseph Aoun, il quale ha invece detto che «sono in corso contatti per prorogare di 10 giorni il cessate il fuoco», in scadenza domenica 26 aprile. Durante una riunione di alto livello sulla sicurezza, il capo di Stato libanese – chiedendo una più rigorosa applicazione delle misure governative – ha anche affermato che «a nessuna parte sarà consentito ostacolare l’attuazione delle misure di sicurezza o minare la stabilità» e che «mantenere la pace civile in questa fase della storia del Paese è una linea rossa invalicabile». Un messaggio a Hezbollah, oltre che a Israele?

Ue, approvato prestito da 90 miliardi all’Ucraina

Il Coreper, Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue, ha approvato l’ultima tessera legislativa mancante per procedere con il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, bloccato sinora dal veto dell’Ungheria. Ora il provvedimento sarà sottoposto alla procedura scritta, che dovrebbe concludersi nel pomeriggio di giovedì 23 aprile, in vista dell’adozione definitiva da parte del Consiglio. «La presidenza cipriota si è adoperata senza sosta affinché l’Ue continui a sostenere con determinazione l’Ucraina e a esercitare pressioni sulla Russia», ha detto il portavoce. Nella medesima seduta, il Coreper ha anche dato il via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, anch’esso rimasto bloccato per il veto di Budapest.

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»

Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi di Enrico fondatore dell’Eni, ha diffidato Giorgia Meloni «dall’uso del cognome di famiglia dopo tre anni di governo e due dall’avvio del Piano strategico di partenariato con i Paesi africani». Lo riporta La Stampa, che ha ricevuto una lettera dal nipote dell’imprenditore morto nel 1962 in un incidente aereo.

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»
Enrico Mattei (Ansa).

Le accuse dell’erede di Mattei a Meloni

Meloni ha intitolato il suo Piano al fondatore dell’Eni in virtù del rapporto che aveva saputo coltivare con le nazioni africane. Ma la premier, sostiene il nipote Pietro, sta facendo esattamente «il contrario» dello zio, anche per quanto riguarda la dipendenza dagli Usa: «Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina».

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»
Giorgia Meloni in una foot del 2023, mentre osserva alcune citazioni di Enrico Matteo nella sua casa natale di Acqualagna (Ansa).

Pietro Mattei: «Faremo causa, civile e penale»

Nella lettera riportata da La Stampa, Pietro Mattei definisce l’operato di Meloni «in totale antitesi» con le gesta dello zio, che negli Anni 50 lanciò la sfida alle Sette Sorelle (locuzione coniata per indicare il cartello delle principali compagnie petrolifere occidentali), aggiungendo che l’uso del suo cognome è «finalizzato a scopi di propaganda» che rischiano di distorcere la figura e l’eredità politica del fondatore dell’Eni: «Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota».

Gli eredi reclamano anche una serie di beni da Eni

La Stampa riporta inoltre che i nipoti ed eredi di Enrico Mattei (che quando morì era sposato, ma senza figli), stanno reclamando da Eni una serie di beni appartenuti allo zio: «oggetti, lettere, e diversi quadri del primo Novecento, soprattutto due nature morte di Giorgio Morandi», per i quali «è stata presentata una citazione in sede civile per petizione ereditaria al tribunale di Macerata contro l’azienda di Claudio Descalzi». La multinazionale ha risposto dicendo che «i beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni, che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari di Mattei».

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran

L’agente del Mossad morto nel naufragio di un battello sul Lago Maggiore del 28 maggio 2023, nel quale persero la vita anche i due funzionari dell’Aise Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, oltre che la moglie dello skipper, non era un ex 007 a riposo. Tutt’altro: era impegnato in un’operazione contro l’Iran. Lo ha rivelato il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana David Barnea, durante la cerimonia dello Yom HaZikaron.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
David Barnea (Ansa).

Cosa ha detto Barnea a tre anni dal naufragio

A quasi tre anni di distanza dal naufragio del battello Gooduria, Barnea nel suo discorso ha onorato la memoria di un agente ‘M‘, morto all’estero, spiegando che aveva guidato «operazioni rilevanti e significative» per la sicurezza dello Stato ebraico con «un impatto notevole sulla campagna contro l’Iran». Jerusalem Post e Channel 12 hanno identificato ‘M’ come lo 007 che ha perso la vita sul Lago Maggiore, «mentre collaborava con i servizi segreti italiani per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate». Il sospetto, a questo punto, è che ‘M’, Alonzi e Barnobi siano stati uccisi dagli iraniani.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
Le operazioni di recupero del battello naufragato nel Lago Maggiore (Ansa).

L’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da 30 anni

Al funerale della spia israeliana morta in Italia, nota con l’identità di copertura di Shimoni Erez, avevano partecipato i vertici del Mossad. All’epoca, Barnea aveva descritto lo 007 come «un uomo dai modi raffinati, un amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo», che «sapeva stare in mezzo alla gente». Secondo quanto riferito da persone a lui vicine, l’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da circa tre decenni.

L’incidente sospetto, il processo e la condanna per lo skipper

L’incidente, decisamente sospetto viste le persone coinvolte, era stato ufficialmente attribuito a una tempesta che aveva colpito il Lago Maggiore quel giorno e agli errori dello skipper Claudio Carminati, che ha patteggiato quattro anni di pena per naufragio colposo. Durante il processo gli era stato contestato di aver fatto salire a bordo 23 persone (22 erano agenti segreti), quando l’imbarcazione aveva una capienza massima di 15, così come di aver sottovalutato l’allerta meteo e il fenomeno del “downburst”. Tuttavia, che gli agenti italiani morti non fossero in vacanza ma in servizio era già stato implicitamente confermato nel 2024, quando nella sede del Dis erano apparse due lapidi in ricordo di Alonzi e Barnobi, con un riferimento alle morte dei due agenti «nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri».

Governo, verso la nomina di cinque sottosegretari

Dovrebbe completarsi oggi, con il Consiglio dei ministri previsto per mezzogiorno ma ancora non ufficialmente convocato, il giro di nomine per riempire le caselle dei sottosegretari rimaste vacanti nella squadra di governo. Secondo quanto si apprende, il posto di Andrea Delmastro al ministero della Giustizia sarà ricoperto dal senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Sempre in quota FdI, Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo dovrebbe ottenere il ruolo di sottosegretario alla Cultura. Atteso l’ingresso nell’esecutivo anche dell’ex capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli, che andrà ai Rapporti con il Parlamento, e di Mara Bizzotto (Lega), che sostituirà il collega di partito Massimo Bitonci al Mimit – dopo che quest’ultimo è diventato assessore in Veneto. Infine Massimo Dell’Utri di Noi Moderati andrà al ministero degli Esteri dopo l’uscita di Giorgio Silli.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante

La compagnia aerea tedesca Lufthansa cancellerà 20 mila voli a corto raggio da giugno a ottobre. Il massiccio taglio, uno dei più consistenti effettuati a livello globale a seguito del caro carburanti causato dalla guerra in Iran, consentirà di risparmiare oltre 40 mila tonnellate di cherosene «senza incidere significativamente sull’efficienza» della compagnia aerea, la più grande d’Europa.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Livrea Lufthansa (Imagoeconomica).

Il piano per i mesi estivi sarà pubblicato tra fine aprile e inizio maggio

Lufthansa, viene spiegato, ha cancellato circa 120 voli giornalieri a partire da lunedì 20 aprile. Secondo il Financial Times, il piano dettagliato per i mesi estivi verrà pubblicato tra la fine del mese e l’inizio di maggio. «Le rotte non redditizie da Francoforte e Monaco saranno eliminate dal programma, mentre i voli esistenti da Zurigo, Vienna e Bruxelles verranno potenziati», ha anticipato Lufthansa. Saranno ridotti anche i voli da e per Roma. Come sottolinea Deutsche Welle, la compagnia aerea aveva già modificato il suo programma per aprile e maggio, cancellando alcuni voli.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Aereo Lufthansa (Imagoeconomica).

Le compagnie tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve di cherosene

La carenza di carburante per l’aviazione è stata causata dalla guerra in Medio Oriente e, in particolare, dallo stop al passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio. Il 17 aprile le compagnie aeree tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve strategiche di cherosene per aviazione prima della stagione estiva per evitare tagli ai voli. E anche di garantire l’accesso al sistema di oleodotti della Nato, al fine di aumentare le forniture di carburante nei principali hub, in particolare Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Il giorno precedente il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, aveva detto all’Associated Press che, in caso di mancata riapertura di Hormuz (adesso la navigazione è permessa), le riserve europee di carburante sarebbero bastate per sole sei settimane.

Antitrust, istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette. In particolare, secondo l’Autorità garante Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture.

Le accuse alla piattaforma

Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi Partner Preferiti avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative. Di conseguenza, le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua

Dopo giorni di proclami in senso contrario, Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco con l’Iran, in scadenza oggi, fino al momento in cui arriverà una proposta dalla Repubblica Islamica e «le discussioni saranno concluse, in un senso o nell’altro». In questo contesto, il viaggio del vice JD Vance a Islamabad – inizialmente dato solo come sospeso – è stato «rinviato a tempo indeterminato», scrive Axios citando fonti di Washington. Resta intanto in vigore il blocco navale Usa.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
JD Vance (Ansa).

Il consigliere di Ghalibaf: «La proroga della tregua è una trappola»

«La proroga del cessate il fuoco è certamente uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa», ha dichiarato Mahdi Mohammadi, consigliere di Mohammad Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore. Quest’ultimo, però, ha fatto sapere di non condividere questa osservazione. «In qualità di presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica, il signor Ghalibaf si avvale della consulenza di stimati esperti in ambito culturale, economico, sociale, politico e in altri settori, dalle cui opinioni trae sempre beneficio. Tuttavia, le opinioni espresse da questi consulenti, che è loro naturale diritto, non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del signor Ghalibaf», ha dichiarato un alto funzionario del parlamento all’agenzia Tasnim.

Trump: «Senza blocco navale non ci sarebbe mai un accordo»

Dopo la proroga della tregua, Trump ha scritto di Truth di non aver intenzione di togliere il blocco navale nello Stretto di Hormuz, perché questo impedirebbe un accordo: «L’Iran lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!) […] Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: “Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente”. Ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l’Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!». Teheran ha chiarito che i negoziati potranno iniziare dopo la revoca del blocco navale, aggiungendo che, in ogni caso, non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico. Secondo Axios, uno dei motivi che hanno spinto Trump a prorogare la tregua è che Stati Uniti e il mediatore Pakistan si aspettano che il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, risponda oggi all’ultima proposta di Washington.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
Un murale anti-Usa a Teheran (Ansa).

Per le Nazioni Unite è un «passo importante verso la de-escalation»

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con Teheran. «Questo è un passo importante verso la de-escalation e la creazione di uno spazio cruciale per la diplomazia e la costruzione della fiducia tra Iran e Stati Uniti». L’ambasciata di Teheran presso l’Onu ha però condannato gli Usa per una condotta che presenta «i tratti distintivi della pirateria», dopo che le forze americane hanno attaccato nel Mar d’Oman una nave mercantile iraniana.

I pasdaran tornano a minacciare i Paesi del Golfo Persico

Intanto, però, i Guardiani della rivoluzione hanno aggiornato la lista dei possibili obiettivi nel Golfo Persico, nel caso dovesse riprendere la guerra: non più siti militari Usa, ma impianti di produzione energetica. Tra essi giacimenti petroliferi e raffinerie in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar. «Se i Paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente», ha avvertito il generale Seyyed Majid Mousavi, comandante della forza aerospaziale dei pasdaran.

Catanzaro, donna si getta dalla finestra con i tre figli: morti lei e due bimbi, grave la terza

Tragedia familiare a Catanzaro, dove una donna di 46 anni si è lanciata dal terzo piano con in braccio i tre figli di quatto mesi, quattro anni e cinque anni. Lei è morta sul colpo insieme ai due bimbi più piccoli, mentre la terza è rimasta gravemente ferita ed è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale cittadino. Sul posto sono intervenuti la pm di turno Graziella Viscomi, che coordina le indagini, la Polizia e il personale del 118. Le cause del gesto non sono al momento note. I vicini hanno descritto la donna come una persona tranquilla, schiva e molto religiosa. Lavorava in una struttura sanitaria ed era molto attiva nella vicina parrocchia del SS Salvatore. In casa, al momento dei fatti, c’era anche il marito, il quale si sarebbe svegliato sentendo dei rumori. Compreso ciò che era successo, è sceso in strada e ha provato a rianimare i bambini prima dell’arrivo dei sanitari. La tragedia ha scosso la città e il Comune di Catanzaro proclamerà il lutto cittadino.

Terna, Di Foggia rinuncia alla buonuscita per passare a Eni

Alla fine Giuseppina Di Foggia si è ‘arresa’. Dopo l’aut aut di Giorgia Meloni, l’ad uscente di Terna ha rinunciato alla buonuscita da 7,3 milioni di euro per poter traslocare in Eni. Lo ha reso noto martedì sera la società con un comunicato. «L’ing. Giuseppina Di Foggia ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto». Ulteriori comunicazioni saranno diffuse «al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance».

La precisazione del Mef e l’aut aut di Meloni

La richiesta di un’indennità di 7,3 milioni di euro da parte dell’uscente Di Foggia, indicata alla presidenza dell’Eni, aveva spinto il Mef a ricordare le direttive del 2023 per limitare o escludere le indennità da corrispondere a fine mandato per scadenza naturale o dimissioni volontarie nelle società partecipate. Nel pomeriggio era poi intervenuta la premier che dal Salone del Mobile aveva invitato la manager a scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna. «Questa credo che sia una scelta di Di Foggia», aveva sottolineato Meloni. «Penso che debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione». Per la formalizzazione dell’accordo di rinuncia bisognerà attendere il prossimo cda, dopo di che Di Foggia dovrebbe presentare le sue dimissioni entro il 5 maggio per poter passare al Cane a sei zampe. L’assemblea di Eni è stata convocata per il 6 maggio, mentre quella di Terna il 12.

L’IDF ha rimosso il soldato che in Libano aveva profanato una statua di Gesù

Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato la rimozione dal servizio operativo del soldato che aveva vandalizzato una statua di Gesù nel sud del Libano, colpendone la testa con una mazza, e dell’altro militare che ha filmato la profanazione. Entrambi saranno inoltre sottoposti a 30 giorni di detenzione militare, ha aggiunto l’IDF. «Le truppe rimaste sul posto sono state convocate per un colloquio di chiarimento che si terrà in seguito, dopo il quale verranno prese ulteriori misure a livello di comando», si legge in un comunicato dell’esercito di Tel Aviv.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»

Non bastavano gli indici di gradimento in picchiata. Adesso Donald Trump comincia anche a perdere il sostegno dei sostenitori più accesi. Come il noto podcaster MAGA ed ex presentatore di Fox News Tucker Carlson, che ha preso definitivamente le distanze dal presidente Usa, assumendosi con tono affranto la responsabilità del suo ritorno al potere. Il mea culpa di Carlson è arrivato nel corso di una conversazione col fratello Buckley, ex speechwriter del tycoon.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Donald Trump e Tucker Carlson (Ansa).

Carlson fu licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Biden

«Tu hai scritto discorsi per lui, io ho fatto campagna elettorale per lui. Insomma, siamo sicuramente implicati in questa vicenda», ha detto rivolgendosi al fratello durante una puntata del The Tucker Carlson Show: «Penso che sia il momento di fare i conti con la nostra coscienza. Ne saremo tormentati a lungo. Io lo sarò. E voglio dire che mi dispiace aver tratto in inganno tante persone, non era mia intenzione». Sebbene nel 1999 lo avesse definito «la persona più ripugnante del pianeta», Carlson fu tra i primi a chiedere che The Donald venisse preso sul serio quando si candidò alle primarie repubblicane nel 2016. Licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Joe Biden nel 2020 (e il sostegno a Vladimir Putin), quando poi Trump si è riproposto per un secondo mandato quattro anni dopo, Carlson gli ha tirato la volata per tutta la campagna elettorale, intervenendo anche un suo comizio a pochi giorni dal voto. Ora la rottura.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Tucker Carlson (Ansa).

Trump lo aveva definito «una persona con un QI basso e molto sopravvalutata»

Carlson si è detto in disaccordo con Trump sul sostegno degli Stati Uniti a Israele e sulla guerra che i due Paesi hanno intrapreso contro l’Iran, definendo «vile sotto ogni punto di vista» il linguaggio usato dal tycoon nei confronti della Repubblica Islamica. Il mea culpa di Carlson arriva a stretto giro da un duro attacco di Trump ad alcune rilevanti figure MAGA – tra cui Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e lo stesso podcaster, definito «una persona con un QI basso, sempre facile da battere e molto sopravvalutata». Prima di questo strappo definitivo, già a inizio aprile Carlson aveva detto a Newsmax: «Ho sempre apprezzato Trump e ora provo pena per lui, come per tutti gli schiavi. È messo alle strette da altre forze. Non è in grado di prendere le proprie decisioni. È terribile da vedere».

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

La premier Giorgia Meloni ha dichiarato che il decreto Sicurezza sarà approvato senza modifiche, ma i rilievi del Quirinale saranno recepiti con un nuovo provvedimento ad hoc. Il Colle aveva infatti chiesto al governo di modificare la norma sull’incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Per effettuare modifiche al testo originale, però, non ci sarebbe tempo perché il provvedimento va convertito in legge entro il 25 aprile. Di qui la decisione di correre ai ripari con un nuovo decreto correttivo, da pubblicare in Gazzetta insieme all’altro. «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma», ha infatti spiegato Meloni ai margini della visita al Salone del Mobile di Milano. «Ma la norma rimane», ha assicurato, «perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».

L’opposizione occupa i banchi del governo

Proprio i deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo alla Camera durante la discussione sul decreto. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha espulso Arturo Scotto del Partito democratico e sospeso la seduta.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad

Le delegazioni di Stati Uniti e Iran hanno confermato ai mediatori pakistani che parteciperanno ai nuovi negoziati di pace a Islamabad, in vista della scadenza di domani sera (ora americana) della tregua di due settimane. Il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo delle rispettive delegazioni, arriveranno in Pakistan nelle prime ore di mercoledì 22 aprile per guidare le rispettive squadre nei colloqui. Lo scrive l’Afp. Al momento né gli Stati Uniti né l’Iran hanno confermato ufficialmente.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad
Mohammad Bagher Ghalibaf (Imagoeconomica).

Tasnim: «Teheran pronta a creare un altro inferno»

La delegazione iraniana attendeva il via libera dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, per partire per Islamabad: l’autorizzazione sarebbe arrivata lunedì sera. Lo riporta Axios. Mentre continua l’attesa per l’arrivo a Islamabad delle delegazioni di Iran e Stati Uniti per un nuovo round negoziale, l’agenzia Tasnim – vicina ai Guardiani della Rivoluzione – scrive che la Repubblica Islamica, «alla luce delle richieste americane e della dichiarazione di un blocco navale che hanno impedito la ripresa dei negoziati», è pronta a «creare un altro inferno per americani e israeliani fin dal primo secondo di un possibile conflitto».

Trump: «Non hanno altra scelta che fare un accordo»

In un’intervista telefonica con Cnbc News Donald Trump, confermando di non voler prolungare la tregua, ha detto intanto che «l’Iran non ha altra scelta che fare un accordo», aggiungendo di essere sempre stato certo che Teheran avrebbe mandato una delegazione in Pakistan. ll presidente Usa quindi ha criticato i media e detto: «Avrei vinto in Vietnam e in Iraq rapidamente. Guardate al Venezuela». Su Truth, inoltre il tycoon ha accusato l’Iran di aver «violato il cessate il fuoco numerose volte».

Escort di lusso a Milano, coinvolti calciatori anche di Milan, Inter e Juve

Sono almeno 70 i calciatori che hanno partecipato alle feste organizzate da un’agenzia di eventi di Milano al centro di un’indagine per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Si tratta di giocatori anche di Inter, Milan, Juve, Sassuolo e Verona – i cui nomi, nell’ordinanza, sono omissati. Nessuno di loro è indagato in quanto non hanno commesso reati. Non è stato accertato quanti abbiano usufruito anche del servizio di escort e gas esilarante.

«Lavoravamo anche durante il Covid»

Gli arrestati – i gestori Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini e i collaboratori Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga – avrebbero gestito, attraverso l’agenzia Ma.De Milano (formalmente dedita all’organizzazione di eventi), un presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con pacchetto “all inclusive” che comprendeva serate in locali a cinque stelle della movida milanese, escort e a volte gas esilarante, gradito agli atleti perché non risultava all’antidoping. Da alcune conversazioni nelle mani degli inquirenti risulta che le escort venissero retribuite non direttamente dal cliente bensì dall’agenzia in contanti. Buttini e Ronchi avrebbero trattenuto almeno il 50 per cento dell’importo pagato dal cliente, consegnando alle ragazze il resto. L’organizzazione aveva iniziato nel 2019 a promuovere serate, senza poi fermarsi nemmeno nel periodo del Covid. «Lavoravamo quasi tutte le sere, anche durante il lockdown», ha raccontato una teste.

Tra i clienti anche un pilota di Formula 1

Tra i clienti, oltre ai calciatori, ci sarebbero imprenditori ma anche giocatori di hockey e un pilota di Formula 1. «Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?», si legge in un’intercettazione. «Gli mando la brasiliana».