Occhiuto lancia la sfida a Tajani: è il tempo della rivoluzione liberale?
Tornare a Palazzo Grazioli per alcuni di loro è stato un colpo al cuore. Perché entrare qui, se ti chiamava Silvio Berlusconi, era un privilegio assoluto. Voleva dire che “lui” aveva qualcosa da dirti, che per “lui” eri importante. Per questo Andrea Ruggieri, anfitrione del convegno In Libertà, ha voluto organizzarlo a tutti costi entro queste mura, anche se la sala della stampa estera, al secondo piano, è troppo piccola, si sta stretti e alcuni sono rimasti fuori. «Vi ringrazio per il coraggio di essere qui…». Così Roberto Occhiuto, pluri-governatore calabrese e vicesegretario di Forza Italia, si rivolge ai parlamentari azzurri accorsi all’appuntamento. Sì, perché esserci significa entrare plasticamente nella non-corrente di Occhiuto, che ha deciso di sfidare la leadership di Antonio Tajani. Dal quale, terrorizzato dall’iniziativa, per tutto il giorno erano partite telefonate all’indirizzo degli azzurri: «Dai, che fai? Tu ci vai? Ma no, non andare…».

Da Cattaneo a Mulè e Ronzulli: la pattuglia dei presenti
Alla fine, a Palazzo si ritrovano in tutto 22 parlamentari, 17 deputati e cinque senatori, tra cui Alessandro Cattaneo, il fedelissimo calabrese Ciccio Cannizzaro, Francesco Paolo Sisto, Matilde Siracusano (compagna di Occhiuto), Paolo Emilio Russo, Licia Ronzulli, Giorgio Mulè, Claudio Lotito, Andrea Orsini, Catia Polidori e Rita Dalla Chiesa. Naturalmente c’è anche Mario Occhiuto, fratello maggiore del governatore. Mentre «Deborah Bergamini è a Londra», si fa sapere. C’è pure Matilde Bruzzone, nuora di Paolo Berlusconi, in rappresentanza della famiglia. E qualche ex parlamentare illustre come Massimo Mallegni e Luca d’Alessandro. Più una pattuglia di consiglieri e assessori regionali del Sud. «A mancare del tutto è il Nord. E senza il Nord non vanno da nessuna parte», fa notare un parlamentare critico nei confronti dell’iniziativa.

Occhiuto si presenta come «faccia nuova»alternativa a Tajani
A fare gli onori di casa è, appunto, l’ex deputato Andrea Ruggieri nonché nipote di Bruno Vespa, che per l’occasione ha costruito un bel parterre con Nicola Porro, Roberto Arditti, il ceo di Tim Pietro Labriola in qualità di delegato alla transizione digitale di Confindustria quello di A2A Renato Mazzoncini, l’ad di Ryanair Eddie Wilson. Il tutto per raccogliere il testimone della mancata rivoluzione liberale. «Al partito serve una scossa. C’è uno spazio enorme per arrivare al 20 per cento e invece galleggiamo tra l’8 e il 9», afferma Occhiuto. Una critica impietosa alla gestione di Tajani, che non viene mai nominato. «Non sta nascendo una corrente, cose polverose che sanno di vecchio, ma occorre un aggiornamento della lezione liberale in economia e sui diritti civili», mette subito in chiaro. «Dobbiamo alzare l’asticella con coraggio e ambizione. Se non ora quando, visto che all’opposizione abbiamo Schlein e Albanese…?», si chiede retoricamente il governatore calabro. Parla da possibile candidato alternativo a Tajani, Occhiuto, incarnando quella voglia di «facce nuove» evocata recentemente da Pier Silvio Berlusconi. Uscita che, dicono, abbia provocato grande irritazione in Tajani, che non sa più come reagire alle intemerate del secondogenito del Cavaliere.
I malumori di Arcore nei confronti del vicepremier
Occhiuto qualche giorno prima dell’uscita del numero uno Mediaset, era stato a pranzo dalla primogenita, Marina Berlusconi, nella sua bella casa in corso Venezia a Milano. Con cui ha avuto grande sintonia. Lei non appoggia ufficialmente l’iniziativa, ma lascia fare, convinta che un certo movimentismo sia salutare al partito. Che ormai, con la guida di Tajani, viene considerato “vecchio”. Ma soprattutto ad Arcore si pensa il ministro degli Esteri abbia raggiunto il massimo dei consensi: con lui al timone oltre Forza Italia non può andare. Per questo si è deciso di colpirlo, per interposta persona, prendendo di mira i due capigruppo alla Camera e al Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. Che però al momento resteranno ai loro posti. In una informale conta interna, qualche giorno fa, Bergamini aveva raggiunto solo otto voti su 53 deputati.

Il prossimo appuntamento a Milano: Pier Silvio e Marina ci saranno?
Ma i giochi veri si faranno in vista dei congressi regionali, che inizieranno a fine marzo, per andare al congresso nazionale a gennaio 2027. «Chi vuole candidarsi è libero di farlo…», aveva avvisato Tajani. Che sta già manovrando per garantirsi un appoggio blindato, per non dire bulgaro. «Ma come, per anni si è aspirato ad avere un partito vero, aperto, scalabile, e adesso si vede male un possibile candidato alternativo…?», è il ragionamento nello staff di Occhiuto.

Che intanto pensa già ad altre iniziative future: il prossimo appuntamento sarà a inizio febbraio a Milano. E chissà che in prima fila ad ascoltare non si palesino Pier Silvio o Marina. «Qua bisogna spalancare le finestre per fare entrare aria fresca e questo non può farlo di sicuro Tajani. A me non dispiacerebbe che il prossimo leader fosse deciso con le primarie…», butta lì Ruggieri. Mentre Nicola Porro, prima di andar via, commenta così: «Questo convegno sarebbe piaciuto tantissimo a Berlusconi ma pure ad Antonio Martino…». Tornerà la rivoluzione liberale?
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