Il governatore lombardo Attilio Fontana torna a parlare di Roberto Vannacci, l’ex generale che ha da poco depositato, non senza polemica, il marchio di Futuro Nazionale. A margine della presentazione del Salone del Mobile, il governatore lombardo ha dichiarato: «Vannacci? Il mio primo pensiero è che è una anomalia. É un anomalo all’interno del nostro movimento». Fontana ha spiegato che il confronto interno può essere un valore, ma entro certi limiti: «nel senso che io sono dell’opinione che, come ha detto anche Durigon, all’interno di un partito se ci sono delle impostazioni diverse, possono essere motivo di arricchimento». Diverso, secondo Fontana, è il caso di iniziative autonome: «Ma creare circoli, fare le manifestazioni al di fuori del partito, presentare e depositare un nuovo logo, fare un nuovo sito è un’anomalia». Da qui la conclusione: «Poi queste sono valutazioni che farà il segretario».
Quando Fontana disse: «Non riusciranno a vannacizzare la Lega»
Nei giorni scorsi, interrogato sulla possibilità che Vannacci possa lasciare la Lega, Fontana aveva scelto una linea attendista: «non lo so, in questo momento sono concentrato sulle Olimpiadi», aveva risposto a margine di un evento a Milano. Non è però la prima presa di posizione netta nei confronti dell’ex generale e attuale vicesegretario del partito. All’inizio di settembre, intervenendo a Busto Arsizio davanti ai Giovani Padani riuniti in congresso, il presidente della Lombardia aveva attaccato apertamente Vannacci, dicendo: «col cazzo che vannaccizzano la Lega».
Misure di sostegno e interventi urgenti sarebbero in fase di definizione per fronteggiare l’emergenza a Niscemi. A fare il punto è stato il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, intervenuto su Rtl 102.5, spiegando che «come per tutte le calamità naturalmente c’è una sospensione, non un esonero, una sospensione del pagamento delle rate di mutuo, di ogni altra obbligazione». Il ministro ha aggiunto che il governo sta lavorando con la ministra Calderone per definire gli strumenti di tutela per le imprese ferme: «Stiamo individuando quali e quanti ammortizzatori servono per quelle aziende che dovrebbero pagare i contributi per i dipendenti e che in questo contesto non potrebbero farlo perché inattive e non operative». Secondo Musumeci, alcuni provvedimenti sono imminenti: «alcune misure credo che siano già alla firma del Dipartimento di Protezione Civile, quindi parliamo di ore», mentre altre richiederanno un iter normativo e saranno affrontate «oggi pomeriggio al Consiglio dei ministri».
Musumeci: «Proporrò in Cdm un’indagine amministrativa su quanto successo»
È stato inoltre annunciato l’avvio di un approfondimento tecnico sul futuro del territorio. Ai microfoni di RaiNews24, Musumeci ha spiegato di attendersi che un gruppo di specialisti, tra cui geologi, possa fornire indicazioni precise «nello spazio di 15 giorni con molta dovizia di particolari che cosa accadrà a Niscemi tra un mese, un anno e 10 anni». Un passaggio ritenuto necessario perché «abbiamo il dovere di comprendere se il fenomeno potrà coinvolgere altre aree del centro abitato» e perché «chi vive in quella cittadina ha il diritto di sapere come progettare la propria vita». Sempre a RaiNews24, il ministro ha annunciato: «Proporrò una indagine amministrativa rispetto a quanto avvenuto a Niscemi. Presenterò il programma in Consiglio dei ministri», chiarendo le finalità dell’accertamento: «Perché se si è sottovalutato qualcosa serve intervenire».
Alla fine la tanto agognata direzione dem si farà, magari già la prossima settimana. Lo ha assicurato Elly Schlein. I riformisti, che a più riprese avevano chiesto alla segretaria un confronto aperto, per ora possono dirsi soddisfatti. O, meglio, si vogliono fidare. L’insofferenza della minoranza del resto stava montando in modo direttamente proporzionale all’insofferenza – mixata però a una ostentata indifferenza – che la segreteria Elly Schlein aveva mostrato nei loro confronti. Politica estera, ddl antisemitismo, organizzazione, convocazione delle riunioni: non c’è argomento su cui quasi quotidianamente non emerganolinee di frattura interneal Partito democratico.
Elly Schlein e Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).
L’appello di Sandra Zampa
«È ora che la segretaria Schlein e il presidente Bonaccini convochino una direzione che da troppo tempo, anche in violazione delle regole, non viene convocata», aveva tuonato la senatrice dem Sandra Zampa in un’intervista al Foglio. «Invece di far tracimare malignità sui giornali, si faccia un bello streaming (ah, i bei tempi bersaniani delle dirette a pesci in faccia unificati del Movimento che fu… ndr), consentendo alle persone di ascoltare e farsi una propria idea». Questa gestione del partito, aveva aggiunto la storica dirigente vicina a Romano Prodi, pure lui critico nei confronti di Schlein, «cancellando i luoghi di confronto, non fa altro che inasprire la contrapposizione fino a giungere a degenerazioni gravi, come avvenuto in questi giorni, con gente che insulta me e gli altri dirigenti riformisti, invitandoci a lasciare il partito. Persino un sindaco Pd ha fatto un post sui social con tutte le nostre facce chiedendo di mandarci via. Ma può essere ammissibile?». Il riferimento molto probabilmente era a Francesco Tagliaferri, primo cittadino di Vicchio, nel Mugello, che lo scorso dicembre aveva invitato Schlein a cacciare i «sionisti» dal partito.
Sandra Zampa (Imagoeconomica).
La campagna di ascolto sul territorio
La segretaria così ha aperto a un confronto, come chiesto anche da esponenti della maggioranza, da Goffredo Bettini ad Andrea Orlando, fino a Marco Sarracino. Non solo. Già dal prossimo fine settimana la segretaria darà il via a una campagna di ascolto sui territori. Si parte da Milano, alla Fondazione Feltrinelli, con Demo di Gianni Cuperlo. «Bene finalmente la direzione del Pd la prossima settimana», ha commentato Filippo Sensi su X. «Sarà un luogo di confronto franco, produttivo, utile. In un momento durissimo, internazionale e europeo. Sentiamo questa responsabilità, facciamolo in modo aperto, alto. Insieme». Vedremo.
Bene finalmente la direzione del @pdnetwork la prossima settimana. Sarà un luogo di confronto franco, produttivo, utile. In un momento durissimo, internazionale e europeo. Sentiamo questa responsabilità, facciamolo in modo aperto, alto. Insieme
Nonostante il malessere manifestato da Pina Picierno, Giorgio Gori, Filippo Sensi, Matteo Biffoni e altri, ai riformisti pare mancare la volontà dello strappo definitivo. Forse il Pd ha già dato abbondantemente con le scissioni. Oppure, come ha sottolineato Picierno, «il Pd è casa nostra e noi gli vogliamo bene».
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).
In più mancano le alternative. Matteo Renzi, che pure rimane politicamente il più attrezzato, ha da tempo perso credibilità. Carlo Calenda parla con Forza Italia. I centristi non sono determinanti, almeno per ora. Fare un partito nuovo non avrebbe molto senso, anche se l’idea di una Margherita 2.0 ogni tanto continua a titillare i riformisti del Pd. Il rischio però è che alle prossime elezioni politiche, nel 2027, Schlein riesca a completare il progetto iniziato con la vittoria alle primarie del 2023: costruire un Pd a immagine e somiglianza di tutti quelli che non facevano parte del Pd (Marta Bonafoni, Igor Taruffi, Marco Furfaro, eccetera). La segreteria nazionale è d’altronde rappresentativa: Schlein ha voluto mettere ai vertici dirigenti che niente c’entravano con la storia politica del maggior partito di centrosinistra. È stata una precisa scelta per svincolare se stessa e il Pd dalla identità politica della forza che si è trovata a dirigere.
I metal detector potranno essere utilizzati nelle scuole, su richiesta dei dirigenti scolastici e con il coinvolgimento delle autorità di pubblica sicurezza: lo prevede una circolare congiunta firmata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, già inviata agli istituti e alle amministrazioni territoriali. La misura nasce dopo l’omicidio di uno studente a La Spezia, Abanoub Youssef, ed è inserita in un pacchetto di interventi con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di illegalità negli ambienti scolastici.
In quali casi le scuole potranno chiedere l’uso dei metal detector
La circolare indica che i controlli non saranno automatici né generalizzati, ma valutati caso per caso. I prefetti, d’intesa con i dirigenti scolastici regionali, dovranno convocare il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per analizzare le singole situazioni e definire le modalità di vigilanza. A questi tavoli potranno partecipare anche rappresentanti dei servizi sociali e delle strutture sanitarie, così da avere un quadro condiviso delle criticità presenti nei diversi territori. Il documento individua alcuni contesti che possono giustificare controlli mirati: comportamenti violenti, episodi di spaccio di stupefacenti e atti di bullismo segnalati e ripetuti. In questi casi è previsto un livello di intervento crescente, che può arrivare, nelle situazioni più gravi e previo accordo con le autorità competenti, all’installazione di strumenti di controllo agli accessi degli edifici scolastici, compresi i metal detector manuali. La circolare precisa che l’uso di questi dispositivi potrà avvenire solo su richiesta dei dirigenti scolastici e nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali. A La Spezia, l’istituto professionale Chiodo-Einaudi in cui è avvenuto l’omicidio, ha già chiesto di poter utilizzare i metal detector.
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal comitato promotore della raccolta di firme per il referendum sulla giustizia, che chiedeva l’annullamento della decisione del Consiglio dei Ministri di fissare le votazioni per il 22 e 23 marzo. Nella sentenza, i giudici hanno sottolineato che «la pretesa dei ricorrenti è destituita di fondamento, non potendosi lasciar dipendere la deroga ad un precetto normativo primario chiaro […] da un evento futuro ed incerto (l’ammissione del quesito referendario proposto dai promotori)», evidenziando come la normativa preveda una tempistica «certa e vincolante per lo svolgimento dei referendum costituzionali, anche al fine di evitare prolungati stati di incertezza sulla validità delle modifiche normative». Il Tribunale amministrativo ha inoltre respinto le eccezioni sollevate dai promotori riguardo al difetto di giurisdizione, chiarendo che «la deliberazione del Consiglio dei Ministri ed il conseguente Dpr di indizione del referendum, nella parte relativa all’individuazione della data per lo svolgimento della consultazione referendaria, hanno natura di atti di alta amministrazione e, pertanto, il relativo sindacato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo».
Il marchio “Futuro Nazionale” depositato da Roberto Vannacci continua a far discutere. E non solo all’interno della Lega. Il nome e il simbolo scelti dall’ex generale e vicesegretario del Carroccio, infatti, richiamano – un po’ troppo – quelli del think tank di Francesco Giubilei “Nazione Futura”. Che ha espresso il proprio disappunto. «A fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del marchio “Futuro Nazionale” da parte di Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata) facciamo presente che l’Associazione Nazione Futura e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato e stiamo valutando la possibilità di tutelarci». È quanto si legge in un post su X della rivista Nazione Futura, diretta da Giubilei.
A Fronte delle numerosissime segnalazioni ricevute dopo il lancio del marchio “Futuro Nazionale” da parte di Roberto Vannacci con cui ci è stata evidenziata la somiglianza sia con il nome “Nazione Futura” sia con il nostro logo (un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e… pic.twitter.com/YwyZFPtk9x
E poi: «In questi anni Nazione futura è diventato il più autorevole think tank conservatore italiano riconosciuto a livello internazionale e non possiamo che prendere le distanze da iniziative di cui non eravamo a conoscenza che possano generare confusione sulla nostra attività per la somiglianza di nome e logo». Infine una valutazione politica e frecciata a Vannacci: «Il collocamento di Nazione futura è sempre stato fin dalla sua nascita e sempre sarà all’interno dell’area politico-culturale del centrodestra, ritenendo qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra».
Quanto conta ancora la Lega di Matteo Salvini? È questa la domanda che circola a Roma, tra gli alleati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Il partito del Nord, che ha in mano il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e promuove il progetto del ponte sullo Stretto di Messina mentre il Comune siciliano di Niscemi frana, nella Capitale ha lanciato come candidato sindaco l’ex europarlamentare Antonio Maria Rinaldi. Cioè uno che, nonostante le apparizioni in televisione, la foga antieuropea e i “fondi” pubblicati su Milano Finanza, non è conosciuto praticamente da nessuno. Il padre, invece, lui sì che era famoso: il banchiere Rodolfo Rinaldi, già vicepresidente della Banca nazionale del lavoro (Bnl) e ultimo presidente del Banco di Santo Spirito prima della fusione con la Cassa di Risparmio di Roma, uomo vicinissimo a Giulio Andreotti. Antonio Maria Rinaldi ha poi come fratello Alessandro, finanziere, esperto in società fiduciarie e marito di Maria Laura Garofalo, quella della “famiglia delle cliniche”, con fondatore il chirurgo Raffaele Garofalo. E Ghc – Garofalo Health Care S.p.A. è «la prima e unica realtà privata sanitaria italiana a essere quotata sul segmento Euronext Star di Borsa italiana e ha sede a Roma», sottolineano dal gruppo.
L’uscita di Salvini ha fatto saltare la pazienza di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, che sanno bene come andranno le prossime elezioni comunali, fissate per il 2027: vittoria di Roberto Gualtieri, con un altro mandato in Campidoglio. Una partenza anticipata rischia di mandare all’aria il lavoro sui super poteri assegnati a Roma Capitale, uno dei veri snodi della legislatura, che registra l’accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione, con il Partito democratico parecchio contento della riforma fatta da Meloni a braccetto con Elly Schlein. Lasciato Rinaldi al suo destino di economista, si passa al contrattacco. E chi, ora che viene attirato da Forza Italia, può diventare il concorrente del leghista alla corsa al Campidoglio? Carlo Calenda, of course, che già si era presentato per diventare primo cittadino di Roma alle Amministrative del 2021 e aveva conquistato il 20 per cento dei voti. In pratica, un romano su cinque lo voleva già all’epoca come sindaco.
Matteo Renzi e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).
«L’ideale sarebbe lanciare Calenda con un mega listone civico, così nemmeno ci contiamo tra noi, e con Gualtieri vincente non siamo noi a perdere», dicono a bocca stretta a Forza Italia. Nella famiglia Berlusconi la linea “pro Calenda” sta prendendo piede: certo per Carlo sarebbe l’ennesimo cambio di casacca, lui che era partito come europarlamentare grazie al Pd. E, come dice chi non lo ama, «per informazioni su Calenda, citofonare a Matteo Renzi».
Carlo Calenda (Imagoeconomica).
Cucinelli, l’inaudito
La chiamano «collaborazione tra due realtà del territorio umbro di assoluto prestigio», che poi sarebbero i Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria e la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Così Brunello Cucinelli cerca di far dimenticare le assurde dichiarazioni e le interviste rilasciate a due passi dalla bara di Valentino: fatto sta che l’iniziativa ha come titolo “Inaudito”, ossia «stagione musicale nelle meraviglie dell’arte umbra». Secondo il programma, «i luoghi della cultura statali accoglieranno, da febbraio a ottobre, le proposte musicali ideate dalla Fondazione Cucinelli, in un viaggio tra sonorità e ritmi e in un invito a riscoprire le meraviglie conservate in questi siti». Che poi “inaudito” è l’aggettivo che hanno detto in tanti dopo aver sentito Brunello a piazza della Repubblica, al funerale di Valentino, quello che telefonava a lui e gli chiedeva «scherzosamente» lo sconto…
Brunello Cucinelli (foto Imagoeconomica).
Zuppi Slow Food. O God?
Il cardinale a Slow Wine Fair: ovviamente si tratta del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Matteo Maria Zuppi, che a Bologna il 23 febbraio dialogherà con Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, l’istituzione enogastronomica che nel 2026 celebra i suoi primi 40 anni dalla nascita. Immancabile la presenza del portavoce della Comunità Sant’Egidio, Mario Marazziti. In fondo, Giancarlo Gariglio, curatore Slow Wine e coordinatore Slow Wine Coalition, ha detto che «l’edizione 2026 amplia ulteriormente lo sguardo, mettendo al centro non solo la qualità organolettica e ambientale del vino, ma anche il suo impatto sulle persone e sulle comunità». Pure quelle religiose. Zuppi Slow God.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei (foto Imagoeconomica).
I sondaggi sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, descrivono una partita che nelle ultime settimane si è improvvisamente riaperta. L’ultima rilevazione dell’istituto Ixè, condotta tra il 20 e il 27 gennaio su un campione di mille elettori, segnala infatti un sostanziale pareggio: il 50,1 per cento voterebbe Sì e il 49,9 per cento No, con uno scarto di appena due decimi. È la prima volta che il fronte contrario alla riforma arriva così vicino a quello favorevole. Il dato segna una netta inversione rispetto alle precedenti rilevazioni. A novembre 2025 lo stesso Ixè stimava un vantaggio di sei punti per il Sì. Anche altri sondaggi di gennaio indicavano un margine più ampio: YouTrend per Sky TG24, il 23 gennaio, collocava il Sì al 55 per cento.
L’aumento della conoscenza del referendum sembra aver favorito il No
Secondo Ixè, a incidere è soprattutto la crescita del livello di conoscenza del referendum. In due mesi è aumentata la quota di elettori che dichiarano di sapere di cosa si tratta, mentre è calata sensibilmente quella di chi non ne aveva mai sentito parlare. Questo ampliamento dell’elettorato informato sembra aver favorito il No, che pesca in modo trasversale tra giovani, donne e settori dell’opposizione. Sul piano politico, il margine resta aperto. I Sì mantengono un vantaggio tra gli elettori più anziani e tra quelli dei partiti di governo, ma il bacino potenziale del No appare più ampio in una fase di forte polarizzazione. La campagna deve ancora entrare nel vivo e, con un’affluenza stimata sotto la metà degli aventi diritto e senza quorum, la capacità di mobilitare gli indecisi potrebbe risultare decisiva per colmare – o consolidare – lo scarto minimo emerso dai sondaggi.
Il dialogo è avviato da tempo e i due partiti non sono mai stati così vicini come nell’ultima settimana. Parliamo di Forza Italia e Azione. L’appuntamento al Teatro Manzoni di Milano per celebrare il 32esimo anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi organizzato da Letizia Moratti, con Antonio Tajani e Carlo Calenda in prima fila, ne è la dimostrazione.
Da sinistra, Carlo Calenda, Antonio Tajani e Letizia Moratti (Imagoeconomica).
Tajani lo corteggia, ma la minoranza azzurra frena
Alleanza fatta? Non proprio. Ovvero, gli azzurri vorrebbero rafforzare il rapporto con Azione, reputano Calenda un interlocutore affidabile e sono convinti che l’ingresso dell’ex ministro renziano nel centrodestra porti un valore aggiunto, oltre a rafforzare il centro, anche in funzione anti-Lega e anti-Vannacci. Ma tra i berluscones c’è chi frena. Per esempio, la minoranza interna che ruota intorno a Roberto Occhiuto, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo e Licia Ronzulli. Perché, si sussurra, con l’ingresso di Calenda nel centrodestra «sarebbero più marginalizzati e conterebbero ancora meno». Alla maggioranza degli azzurri e al gruppone che fa capo a Tajani, invece, a chi più e a chi meno, l’idea di un’alleanza stabile con Calenda piace. «Vogliamo allargare il centro e una possibile alleanza porterebbe benefici a noi e a loro», si ragiona dalle parti del leader azzurro.
Licia Ronzulli (Imagoeconomica).
Anche Azione si spacca: il no di Richetti
Ma anche in Azione sono divisi. C’è una parte centrista, che in teoria include pure Calenda, che non vuol stare né di qua né di là. «Non c’è stato alcun annuncio di fidanzamento o di matrimonio tra Azione e Forza Italia. Calenda ha ricordato in quella sede i paletti oltre i quali Azione non potrà mai andare. Alleanze con Salvini e Vannacci, o con Conte, Fratoianni e Bonelli sono per noi inaccettabili. Dove stanno loro non potrà mai esserci Azione», osserva Osvaldo Napoli. Posizione vicina a quella del segretario. Si sta al centro, dunque, e a ogni tornata elettorale locale si decide cosa fare e come schierarsi, a seconda dei programmi e dei candidati, senza timore di andare da soli. Poi alle Politiche mancano ancora due anni e si vedrà. Ci sono, però, altre due aree. Una intorno al capogruppo alla Camera Matteo Richetti, più proiettata a sinistra. «Tajani il centrodestra vuole allargarlo, io voglio sconfiggerlo perché lì c’è chi è contro l’Ucraina, l’Europa, il Mercosur e chi è contro di conseguenza alle imprese e alle famiglie italiane», ha affermato proprio Richetti, sfilandosi. Poi c’è un’area che potremmo definire più democristiana, di cui fanno parte Ettore Rosato ed Elena Bonetti, che invece non mette il veto all’apertura a destra.
Matteo Richetti e Carlo Calenda (Imagoeconomica).
Le tappe dell’avvicinamento di Calenda a FI
Interessante è però vedere com’è nato questo filo rosso tra Tajani e Calenda. Tutto è partito da Milano dove, lo scorso aprile, Ignazio La Russa lanciò la candidatura di Maurizio Lupi a sindaco organizzando una cena galeotta a casa sua per parlarne con alcuni selezionati ospiti: Giovanni Donzelli e Carlo Fidanza per Fratelli d’Italia, Licia Ronzulli e Maurizio Gasparri per Forza Italia, e Alessandro Morelli per la Lega. Uno strappo che irritò e non poco Tajani contrario agli accordi da salotto. A quel punto una parte di FI si mise pancia a terra per sabotare la suggestione Lupi – «leader di un partito all’1 per cento», si sottolineava – e il suo asse col presidente del Senato. Così, dopo aver rilanciato l’idea di un candidato civico per Milano, iniziò un lavoro sottotraccia, con il coordinatore lombardo Alessandro Sorte e l’ex sindaca Letizia Moratti che cominciarono a gettare ami a Calenda. Il quale, nel corso dei mesi, è stato invitato a qualche evento, tra cui il congresso lombardo e, infine, alla kermesse di domenica, con 1.500 persone al Manzoni. La suggestione azionista tra l’altro piace molto alla famiglia Berlusconi: Marina e Pier Silvio apprezzano soprattutto che l’ex ministro dello Sviluppo si sia schierato e faccia campagna per il Sì al referendum.
Alessandro Sorte (Imagoeconomica).
La resistenza di Maurizio Lupi
Insomma, l’obiettivo è l’ingresso di Calenda nel centrodestra a Milano – città dove Azione viaggia intorno al 7 per cento – a sostegno di un candidato civico. La Lega, naturalmente, è contraria, ma se davvero Vannacci se ne andrà, Salvini potrebbe ammorbidirsi. Mentre FdI per ora sta alla finestra e lascia fare. Contrarissimo, invece, è Lupi, che vedrebbe sfumare la candidatura (tra i civici si è fatto avantiAntonio Civita, proprietario della catena Panino Giusto) rischiando pure di perdere voti al centro. Il leader di Noi Moderati lo ha ribadito giovedì mattina in una intervista al Corrieredella sera. «Il centrodestra costruito 30 anni fa da Silvio Berlusconi si muove sulle sue quattro gambe: Forza Italia, la Lega, Noi Moderati e Fratelli d’Italia», ha messo in chiaro. «Quindi, affermare di voler eliminare una parte di questa coalizione (come fanno Calenda e Richetti, ndr) è esattamente coerente con il progetto di distruggerla».
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).
Calenda tra eventi forzisti e incontri con Sala
Il tutto avviene in un involontario gioco di sponda con Elly Schlein: più la segretaria va dietro a Giuseppe Conte e sposa posizioni massimaliste, più Calenda si allontana. E poi l’abbraccio della segretaria dem a Matteo Renzifa il resto: dove c’è Renzi, al momento, non ci può stare Calenda. Ma l’ex ministro, si sa, è ondivago: da una parte, appunto, partecipa a eventi berlusconiani, dall’altra incontra Beppe Sala, che Azione appoggia ancora anche se dall’esterno, ponendo il suo personale veto alla candidatura di Pierfrancesco Majorino. Un po’ di qua e un po’ di là, come il “sor tentenna”. Come finirà? È presto per dirlo. Ma Carlo Calenda è tornato protagonista della scena. Grazie anche al corteggiamento forzista in chiave anti-Lega e anti-sovranista. Lo scenario è interessante, resta da vedere tutto questo movimentismo centrista dove porterà.
Dopo giorni di polemiche sulla presenza dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il governo ha chiarito il perimetro dell’intervento statunitense. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi martedì ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta per definire le attività di coordinamento tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations (HSI), il ramo investigativo dell’ICE, in vista dei Giochi. Piantedosi ha precisato che gli agenti americani non svolgeranno alcuna funzione di ordine pubblico e non opereranno sul territorio. Il loro ruolo resterà confinato alle sale operative, con compiti di supporto informativo e di cooperazione investigativa a tutela delle delegazioni e degli atleti statunitensi. Il ministro ha inoltre annunciato la disponibilità a riferire alla Camera con un’informativa fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.
Tajani: «Gli agenti dell’ICE non saranno per le strade»
Sul punto è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso in modo netto la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada». Tajani ha sottolineato che l’ordine pubblico durante le Olimpiadi resterà una competenza esclusiva delle forze italiane e che la collaborazione con rappresentanti di altri Paesi nelle sale operative rientra in una prassi consolidata per i grandi eventi internazionali. Tajani ha inoltre chiarito che i funzionari non avranno compiti di protezione diretta delle alte cariche statunitensi, come dichiarato dal governatore della Lombardia Attilio Lontana, che invece è affidata al Secret Service. L’ICE ha confermato che l’HSI fornirà supporto informativo alle autorità statunitensi e alla nazione ospitante per prevenire rischi legati alla «criminalità transnazionale», precisando che tutte le operazioni restano sotto autorità italiana.
Roberto Vannacci deposita il marchio “Futuro nazionale”, riaccendendo le voci sul possibile strappo con la Lega per dare il via a un progetto politico autonomo di estrema destra. Il vicesegretario del Carroccio ha presentato la domanda il 24 gennaio all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. La richiesta, ora in fase di esame, prevede l’utilizzo del marchio su materiali di propaganda – manifesti, depliant, libri manifesto e insegne – e per servizi esplicitamente legati all’attività politica.
Il simbolo di Futuro Nazionale (Ansa).
Interpellato dall’Ansa, Vannacci ha sminuito la mossa parlando di «un simbolo» come quelli già utilizzati in passato, senza annunciare un partito. Ma il deposito del marchio cade in una fase di tensioni interne alla Lega. Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. Secondo fonti qualificate sentite da Lettera43, l’ex governatore del Veneto non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale – come riportato da ricostruzioni di stampa – ma ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. Per ora, però, il vicepremier ha cercato di contenere lo scontro, smentendo ricostruzioni su pressioni o interventi punitivi nei confronti del suo vice.
Dopo l’ultima riformulazione della presidente Giulia Bongiorno, la Commissione Giustizia del Senato ha dato via libera al nuovo testo base dell’articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale. Il documento è passato con 12 voti a favore e 10 contrari. Nel testo, nonostante le proteste delle associazioni femministe e dell’opposizione – Pd e M5s avevano chiesto di non votare e di riaprire la discussione su quello approvato alla Camera – non è rientrato il riferimento al «consenso libero e attuale». Mentre invece è stato inserito quello al «dissenso». Rispetto al testo passato a Montecitorio cambiano le sanzioni, che aumentano: 6-12 anni di reclusione (anziché 4-10) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e 7-13 anni (invece di 6-12) se il fatto «è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». La Lega, a prima firma Laura Ravetto, ha però depositato una proposta di legge per aumentare la pena minima per la fattispecie più grave da 6 a 8 anni.
Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato e relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, ha proposto un’ulteriore modifica al suo testo (che aveva suscitato molte polemiche), introducendo un aumento della pena per il reato di stupro. La nuova proposta di riformulazione dell’articolo 609 bis prevede infatti 6-12 anni di reclusione (anziché 4-10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e 7-13 anni (invece di 6-12) se il fatto «è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa».
Bongiorno: «Il testo mette al centro la volontà della donna»
«Oggi sarà posto in votazione il testo unificato da me sottoscritto. Devo dire che molti hanno parlato del mio testo senza leggerlo. Altri lo hanno letto e l’hanno deformato», ha dichiarato Bongiorno, spiegando che il testo, «mette al centro la volontà della donna» e «non crea nessuna inversione dell’onere della prova». E poi: «Per la prima volta in Italia, quando non c’è né consenso né dissenso, c’è una presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing. Si tratta quindi di una svolta a favore delle donne. Chi dice il contrario forse dovrebbe riflettere».
Nei corridoi dei palazzi romani del centrodestra non si fa altro che parlare del ‘Vannaccigate’. Cosa farà il generale in pensione, da aprile vicesegretario della Lega, dopo l’elezione a Strasburgo con boom di preferenze? Lascerà la Lega? Nessuno sa dirlo. I deputati più vicini a Vannacci, come Edoardo Ziello, smentiscono questa ipotesi. E lo ha fatto anche lo stesso generale. Anche se la sensazione è che le posizioni siano ormai così distanti che l’uscita (non si può parlare di scissione perché la Lega resterebbe a Matteo Salvini) sia ormai inevitabile.
Matteo Salvini con Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Gli avvertimenti di Zaia al capo
Una parte del partito di via Bellerio da mesi è in pressing sul segretario affinché lo estrometta. Ma Salvini finora si è sempre rifiutato, definendo Vannacci un «valore aggiunto». Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. L’ex governatore veneto – viene riferito a Lettera43 da fonti qualificate – non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale ma a più riprese ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. «Hai visto i suoi video? Sono fatti da più operatori, con un sistema di luci ben organizzato. Questo è uno che investe e non si ferma certo qua», è stato l’avvertimento lanciato a Salvini. Ma la situazione è molto delicata, altri parlamentari potrebberolasciare la Leganei prossimi giorni. Salvini non vuole alimentare polemiche interne e critiche al generale. Per questo ha tenuto a smentire l’ennesima indiscrezione di stampa che riferiva di una telefonata di Zaia con richiesta di espulsione di Vannacci. Non è che il Doge leghista non vorrebbe Vannacci fuori dalla Lega… ma non è nel suo carattere imporre queste decisioni.
Dopo il tentativo poi fallito di inserire la misura nella legge di bilancio, la maggioranza ha riproposto la riapertura del condono edilizio del 2003 con tre emendamenti – fotocopia – al decreto Milleproroghe, presentati da deputati di Fratelli d’Italia (primo firmatario Imma Vietri), Lega (Gianpiero Zinzi) e Forza Italia (Annarita Patriarca). Gli emendamenti, tramite una modifica all’articolo 32, affiderebbero alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione regolarizzazione degli illeciti voluta dal governo Berlusconi 23 anni fa.
Cosa prevedono gli emendamenti
Nella proposta di modifica si legge che «sono suscettibili di sanatoria edilizia» sei diverse tipologie di illecito: tra esse le opere realizzate «in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio» e «non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici», così come le opere «non valutabili in termini di superficie o di volume». L’emendamento affida alle Regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il dovere di adottare una legge di attuazione con cui determinare «le possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria».
«Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale». Lo ha scritto su X Giorgia Meloni, in occasione delGiorno della Memoria, che ufficialmente istituito nel 2000 commemora le oltre 10 milioni di vittime dello sterminio nazifascista.
Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah.
Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell'umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la…
«Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938». E poi: «Il 27 gennaio di 81 anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche».
A Palazzo Chigi Giorgia Meloni ha incontrato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, rientrato a Roma su accordo con il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo la scarcerazione decisa dal Tribunale di Sion per Jacques Moretti. Presenti anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i partecipanti hanno stabilito che il diplomatico tornerà in Svizzera «solo a condizione dell’inizio di una reale cooperazione tra le procure dei due Paesi e della formazione immediata di un gruppo investigativo condiviso, per stabilire senza più indugi le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1° gennaio 2026».
Antonio Tajani ha ricevuto nella giornata del 26 gennaio alla Farnesina l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma su indicazione del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per consultazioni legate al caso di Crans-Montana. Lo ha comunicato la Farnesina in una nota: «Il ministro riceverà l’ambasciatore nel pomeriggio per concordare le azioni da intraprendere a seguito della decisione della magistratura cantonale di disporre la scarcerazione del proprietario del locale di Crans-Montana in cui si è sviluppato l’incendio del 1° gennaio», si legge nel comunicato.
La procura di Roma è pronta a inviare personale a Crans-Montana
Nel frattempo, la procura di Roma, impegnata nell’indagine sulla tragedia che ha causato 40 vittime, tra cui sei italiani, è pronta a inviare una squadra di investigatori della Squadra Mobile per supportare i colleghi svizzeri. La rogatoria trasmessa ai magistrati di Sion richiede l’invio di tutta la documentazione già acquisita, comprese le autorizzazioni del locale Costellation, i controlli delle autorità e lo stato delle normative di sicurezza e antinfortunistica. Il fascicolo, al momento aperto contro ignoti, prevede ipotesi di reato per omicidio colposo e disastro colposo. Una volta ricevuti gli atti dalla Svizzera, la Procura iscriverà i primi indagati, tra cui i gestoriJaques Morettie la moglie Jessica.
Il timing non è certo dei migliori. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Annalisa Chirico presentano nella serata di lunedì 26 gennaio, a Roma, il libro edito da MondadoriDalla parte delle divise. Proprio nei giorni dominati dalle polemiche su cosa sta accadendo negli Stati Uniti, sempre più sull’orlo di una guerra civile, attorno all’Ice, la tremenda agenzia anti-immigrazione di Donald Trump che ammazza cittadini inermi e sembra un grande laboratorio americano dello Stato di sorveglianza, tanto da essere definita la nuova Gestapo. Neanche a farlo apposta, l’ombra dell’Ice si è allungata sull’Italia dopo che è girata la notizia di un possibile suo sbarco a Milano e a Cortina per scortare gli atleti statunitensi impegnati alle Olimpiadi invernali. «Non ci risulta, ma anche se fosse vero non vedo il problema», ha detto Piantedosi. In realtà il problema lo vedono in tanti, dalle opposizioni all’ex presidente Barack Obama che, a proposito delle uccisioni, ha parlato di «campanello d’allarme per tutti». Poi il capo del Viminale ha in parte corretto il tiro, aggiungendo che «l’Ice non può svolgere attività di polizia in Italia». Alla fine, comunque, non erano solo voci: il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha confermato la presenza dei controversi agenti nel nostro Paese, anche se «soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio». In ogni caso, per Piantedosi è una bella scommessa parlare genericamente di «divise» in queste ore, e celebrarle durante la presentazione di un libo. E numerosi invitati al termine dell’evento saranno accolti a cena, per festeggiare gli autori…
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).
Borgonzoni ha a cuore Rimini e Riccione
Ama Rimini e Riccione, Lucia Borgonzoni. Sottosegretaria al ministero della Cultura con delega al cinema, lo aveva detto: «Nel 2026 torneremo in Riviera». Promessa mantenuta: l’Italian Global Series Festival, la kermesse dedicata alla fiction italiana e internazionale, organizzata da Apa, l’Associazione dei produttori audiovisivi, con il supporto del suo stesso ministero della Cultura, di Agis, Siae, Regione Emilia-Romagna e dei Comuni di Rimini e Riccione, è in programma dal 3 all’11 luglio. Borgonzoni spinge per dare visibilità all’evento, affermando che è obbligatorio stare «nella terra di Federico Fellini, dove l’immaginazione è cultura e identità. Qui le serie tivù, grazie al festival, non sono solo intrattenimento: sono racconto, industria, lavoro, futuro. Portano con sé promozione del territorio, visibilità internazionale, milioni di euro di indotto. Ma soprattutto portano orgoglio. Sono certa che anche quest’anno arriveranno grandi titoli, grandi ospiti, grandi storie». E pure grandi polemiche…
Lucia Borgonzoni (foto Imagoeconomica).
Giuliano Giubilei, un libro in chiesa
Da quando sulla scena è entrato il giovane cesenate Francesco Giubilei, classe 1992, onnipresente (sui social e in tivù) soldatino della narrazione di destra, nonché editore e presidente della Fondazione Giuseppe Tatarella, le cose non sono andate più bene per il “vecchio” Giuliano Giubilei, giornalista pensionato, già mezzobusto del Tg3 e candidato sindaco a Terni per la sinistra, bocciato però dagli elettori. Comunque “Santa romana Chiesa” gli ha aperto le porte, tanto che il suo libro Giovinezza è stato presentato all’interno di un luogo di culto, nel centro di Roma: addirittura in via del Tritone, di fronte a Il Messaggero, nella chiesa dedicata a Santa Maria Odigitria, cara alla comunità siciliana di stanza nella Capitale. L’evento si è svolto venerdì, con monsignor Renzo Giuliano, primicerio della confraternita, e la giornalista del Corriere della sera Antonella Baccaro.
Giuliano Giubilei in una foto del 2015 (Imagoeconomica).
Roma offre a Tunisi… un ascensore
Ma la cooperazione tra Tunisia e Italia cosa prevede? L’impegno del governo di Meloni riguarda «un progetto di ricerca, restauro e valorizzazione del grande santuario della Magna Mater e di Attis a Zama, nonché del sito di El-Jem (l’antica Thysdrus), attraverso azioni concrete quali la realizzazione di un ascensore, sul modello di quello inaugurato nel 2023 al Colosseo di Roma». A Tunisi, con questo dono, ora tutti si sentiranno sollevati…
Giansanti, futuro in politica?
Da tempo nelle stanze della sede romana di Confagricoltura gira la voce di un prossimo ingresso in politica del presidente Massimiliano Giansanti, ancora una volta rieletto al vertice della confederazione. Deputato o senatore? E con quale partito? Intanto Giansanti presta la sontuosa sede romana (già quartier generale della confederazione fascista dei commercianti) alle presentazioni di saggi dall’elevato significato politico: nella serata di mercoledì 28 gennaio proprio nel Palazzo Della Valle si parlerà del libro di Miguel GotorL’omicidio di Piersanti Mattarella, con, tra gli altri, la storica Michela Ponzani. Che poi lo storico Gotor è l’ex assessore alle politiche culturali del Comune di Roma, con sindaco Roberto Gualtieri.
Massimiliano Giansanti (foto Imagoeconomica).
Fontana di cioccolato
A Palazzo Lombardia giornata indimenticabile per il presidente della Regione Attilio Fontana: c’è “The Winter Games Express”, ossia la presentazione del treno di cioccolato più lungo del mondo, pronto a entrare nei Guinness dei primati con i suoi 52 metri di lunghezza e 23 quintali di peso. Chissà che fine farà, dopo l’evento, tutto questo cioccolato…
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (foto Ansa).
La foto della stretta di mano tra Matteo Salvini e Tommy Robinson, pubblicata dall’attivista britannico sui social, è un caso politico. Lo scatto, realizzato negli uffici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mostra il leader della Lega accanto a uno dei personaggi più controversi dell’estrema destra europea. Tanto da spingere il vicepremier Antonio Tajani a prendere le distanze definendo Robinson «incompatibile coi miei valori». Salvini, invece, ha rivendicato la stretta di mano, replicando secco: «Potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno?». Robinson, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon, nel Regno Unito è considerato una figura impresentabile, troppo radicale persino per Nigel Farage.
Across Europe, we need friends….immigration, attacks on our culture, identity, isn't just affecting Britain, but Europe as a whole.
Europe must unite and fight as one.
I was honoured to shake hands with a man I've watched since the beginning of my activism, a fearless leader,… pic.twitter.com/tcBgCFuCyE
L’attivismo politico negli ambienti di estrema destra e i casi giudiziari
Tommy Robinson alla protesta da lui organizzata a Londra “Unite The Kingdom” (Ansa).
La carriera politica di Tommy Robinson è legata soprattutto all’English Defence League (EDL), organizzazione neofascista e islamofoba fondata nel 2009, protagonista tra il 2010 e il 2013 di manifestazioni violente e di un clima di costante tensione contro le comunità musulmane. L’EDL si è progressivamente dissolta dopo che emersero collegamenti tra alcuni suoi sostenitori e ambienti dell’estremismo violento europeo. Robinson proviene dal tifo organizzato della sua città natale, Luton, e ha alle spalle un lungo curriculum giudiziario. È stato condannato più volte, anche a pene detentive, per reati che vanno dall’aggressione all’oltraggio alla corte, fino al possesso di droga e alla frode. Nel 2024 ha scontato una condanna a 18 mesi per aver violato un’ingiunzione che gli vietava di diffamare un rifugiato siriano, dopo aver diffuso per anni accuse false attraverso video e un documentario pubblicato online.
Le posizioni no-vax e il sostegno di Elon Musk
Negli ultimi anni Robinson si è reinventato come attivista digitale. Durante la pandemia ha guidato campagne contro le restrizioni sanitarie e i vaccini. La sua visibilità è cresciuta ulteriormente dopo il ritorno su X, dove il suo profilo era stato sospeso nel 2018 per incitamento all’odio e poi riattivato dopo l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, che lo ha sostenuto pubblicamente. Oggi conta oltre un milione di follower e utilizza i social per diffondere contenuti xenofobi e teorie complottiste, contribuendo a fomentare le proteste antimigranti nel Regno Unito. A settembre 2025, è riuscito a portare per le strade di Londra 110 mila persone organizzando la manifestazione anti-immigrazione “Unite the Kingdom“.