Carta d’identità cartacea, fino a quando è valida e come fare quella elettronica

Nuove regole per la carta d’identità e i rapporti con la pubblica amministrazione in Italia. A partire dal 3 agosto 2026, quella cartacea non avrà più valore, pertanto tutti i cittadini avranno l’obbligo di possedere la versione elettronica o Cie. Non importa se il documento in possesso prevede una data di scadenza successiva alla deadline fissata in estate, dato che il regolamento Ue 2019/1157 prevede l’eliminazione di tutti i documenti privi della Mrz (Machine Readable Zone), la zona di lettura ottica tipica di quelli elettronici. Restano dunque sette mesi di tempo per mettersi in pari: ecco cosa bisogna fare per richiedere la carta d’identità elettronica.

Carta d’identità, come richiedere quella elettronica e cosa serve

Per poter ricevere la carta d’identità elettronica, chi ancora possiede la versione cartacea dovrà fare richiesta presso il proprio comune di residenza oppure di domicilio a partire da 180 giorni prima della scadenza. Tuttavia, considerando i tempi sempre più ristretti per l’entrata in vigore del nuovo obbligo, è meglio muoversi con discreto anticipo. Cosa occorre per rinnovare o richiedere la Cie? In primo luogo è necessario fissare un appuntamento sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno oppure recandosi all’ufficio anagrafe, in caso di centri abitati più piccoli e meno popolosi. È necessario quindi compilare un apposito modulo con i dati anagrafici al fine di prenotare la prima data utile presso il comune. Cruciale non dimenticarsi di munirsi di fototessera e di effettuare il pagamento dei 22 euro richiesti per la pratica, anche se il costo può variare in base alla propria città. La consegna avverrà entro sei giorni lavorativi.

Carta d’identità cartacea, fino a quando è valida e come fare quella elettronica
Una carta d’identità elettronica (Imagoeconomica).

Bisogna ricordare inoltre come non sempre sia possibile prenotare l’appuntamento presso il proprio comune. Per i centri abitati poco popolosi, è possibile che il sistema suggerisca di recarsi in un altro più grande. Per questo motivo, si consiglia sempre di verificare online sul sito del proprio comune di residenza e domicilio, così da conoscere in anticipo l’eventuale disponibilità oltre ovviamente a costi e operazioni da eseguire per terminare l’iter. Infine, non bisogna escludere che gli uffici possano non essere ancora pronti per la prenotazione dell’appuntamento: per ovviare disguidi e intoppi, meglio telefonare alla segreteria oppure recarsi fisicamente allo sportello per effettuare tutto in loco.

Quante Cie sono già state emesse?

Secondo alcune stime riportate dal Corriere, che ha citato fonti informate sul tema, al 31 dicembre 2025 sono state emesse più di 57 milioni di carte d’identità elettroniche. Un numero comprensivo di rinnovi, nuove richieste e italiani all’estero, che dunque non consente di capire quanti documenti debbano ancora essere emessi per raggiungere una copertura del 100 per cento. Secondo i dati Istat, al 31 dicembre 2024 la popolazione del nostro Paese contava 58.943.464 individui. Numeri dunque incoraggianti, che lasciano presumere che non dovrebbero esserci grandi complicazioni per poter completare il tutto entro il 3 agosto.

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia

È attesa per il primo pomeriggio di mercoledì 14 gennaio la sentenza del processo con rito abbreviato che vede imputati Chiara Ferragni, il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, gruppo cui fa capo il brand Dolci Preziosi. I tre devono rispondere per le accuse di truffa aggravata in merito ai casi del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Secondo l’accusa, infatti, la comunicazione delle due campagne pubblicitarie avrebbe lasciato intendere che ogni acquisto fosse finalizzato direttamente alla beneficenza, creando in tal modo un vantaggio ingiustificato a beneficio delle società coinvolte. Con un ritorno economico per l’intera operazione stimato a più di 2,2 milioni di euro oltre a profitti non quantificabili in termini di immagine.

Chiara Ferragni, attesa per la sentenza: cosa rischia l’imprenditrice

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia
Chiara Ferragni in tribunale in attesa della sentenza (Ansa).

Nell’udienza del 25 novembre 2025, il pm Cristian Barilli e l’aggiunto Eugenio Fusco hanno chiesto per Chiara Ferragni una condanna a un anno e otto mesi di reclusione senza attenuanti, specificando che l’utilizzo dei social avrebbe aggravato l’ipotesi di reato amplificando la presunta ingannevolezza delle informazioni. Secondo quanto emerso dalle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, fra il 2021 e il 2022 l’influencer avrebbe raggirato follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti in relazione alle vendite dei due prodotti. Assieme a lei, anche il suo ex braccio destro Damato – per cui è stata chiesta la condanna a un anno e otto mesi – avrebbe avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata la presunta truffa. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto invece un anno di reclusione.

La posizione della difesa e le parole dell’influencer

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia
Chiara Ferragni arriva in tribunale (Imagoeconomica).

Chiara Ferragni ha sempre ribadito la propria innocenza. Nell’udienza del 19 dicembre, la sua difesa ha sostenuto di aver agito in buona fede, parlando al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuta a dei potenziali errori di comunicazione e per cui la stessa imprenditrice ha chiuso il fronte versando dei risarcimenti e donazioni per un totale di 3,4 milioni di euro. Soprattutto, da parte della star dei social, i legali hanno evidenziato l’assenza di dolo e che, dal punto di vista oggettivo di tutti gli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa. «Sono tranquilla e fiduciosa», si è limitata ad affermare Ferragni ai cronisti poco prima del suo ingresso in aula il 14 gennaio. «Tutto quanto fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno ha lucrato», aveva invece spiegato il 25 novembre mediante dichiarazioni spontanee. Anche le difese di Damato e Cannillo hanno chiesto l’assoluzione.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno

Giornata in agrodolce dedicata alla famiglia Elkann e ai suoi interessi editoriali, a Roma. Ore che, agli occhi di chi segue la situazione delle testate Gedi, a livello di emozioni ricordano le montagne russe. Cominciamo dalla nota più piccante: alla Camera dei deputati, in commissione Cultura, davanti al presidente (meloniano) Federico Mollicone si è tenuta (dalle 12.30 alle 13.15) l’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini sulle problematiche legate alla vendita del gruppo Gedi: 45 minuti per trattare un tema che ha provocato fin qui facce lunghe, continue richieste sulle garanzie per i posti di lavoro e per l’indipendenza editoriale, scioperi e dubbi sulle intenzioni della proprietà. Su Repubblica c’è sempre forte l’interesse dei greci di Antenna (per Gedi si era fatto avanti pure Leonardo Maria Del Vecchio, che dopo la porta in faccia ha però virato su il Giornale), mentre per La Stampa si vocifera di un possibile accordo col gruppo veneto Nord Est Multimedia di Enrico Marchi (che ha già, tra gli altri, Il Mattino di PadovaLa Nuova VeneziaIl Messaggero Veneto). Una guerra che passa anche dalla comunicazione.

Ma basta qualche ora e la situazione cambia, almeno di facciata, per coinvolgere una marea di vip nella gioia di un compleanno speciale: in serata nel quartiere Testaccio, al Mattatoio, dove una volta si uccidevano i vitelli (e non solo), grande party per il mezzo secolo di vita del quotidiano la Repubblica, fondato nel 1976. Un modello che fu la più importante impresa editoriale del 900 e su cui sembra stia calando il sipario. In tanti si chiedono chi verrà della proprietà, tanto alla fine tutti pronosticano che il vero protagonista sarà il direttore Mario Orfeo, che ha chiamato a raccolta, personalmente, ogni collega direttore in circolazione, con sollecito telefonico per assicurarsi della presenza. Anche perché, di questi tempi, gli editori è meglio se non si fanno vedere. Prevista comunque una folta rappresentanza della Rai, tra gli invitati. Qualcuno, amaramente, ha già fatto trapelare la battuta: «Fanno la festa prima che gli facciano la festa».

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Mario Orfeo (Imagoeconomica).

Per Urso pure il guaio delle radio Fm

Non se l’aspettava nessuno, eppure la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del codice europeo delle comunicazioni elettroniche e della direttiva quadro, ritenendo che il nostro Paese non abbia adottato misure amministrative sufficienti per eliminare le interferenze dannose causate dalle emittenti radiofoniche Fm italiane negli Stati europei nella banda di frequenza Fm. Le interferenze si estenderebbero in particolare al territorio croato, sloveno, francese (cioè alla Corsica) e maltese. L’ennesima grana da risolvere per il ministro Adolfo Urso.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Il Corriere e Report agli antipodi

«I laboratori di cucina degli chef stellati per ripartire dopo anoressia e bulimia», si legge sulla prima pagina romana del Corriere della Sera, con spazio visibilissimo e tanto di foto, più una testimonianza e un’intervista a Ciro Scamardella, il cuoco del ristorante Pipero di Roma. Di che si tratta? «Nelle campagne dell’orvietano, il centro Verdeluce della Fondazione Cotarella è un punto di riferimento per la riabilitazione dei giovani che hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare». Una bella iniziativa, a leggere il giornale diretto da Luciano Fontana. Poi la mente ricorda qualcosa: ma quel centro non era stato preso di mira da Report, la trasmissione di RaiTre condotta da Sigfrido Ranucci, con il servizio “In vino non veritas” dove si parlava di 240 mila euro raccolti grazie alla beneficenza per mettere su questa dimora? Sì, è proprio quello.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Alla Francia piace Rosso (Renzo)

Légion d’honneur per Renzo Rosso all’ambasciata di Francia in Italia, nel romano Palazzo Farnese. Che poi è il riconoscimento, spiffera qualcuno nei dintorni di Palazzo Chigi, «a chi non ama il governo di Giorgia Meloni». Insomma, una specie di club transalpino che mette insieme i vip italiani che detestano la maggioranza di centrodestra. L’imprenditore della moda (pure dei vini, ma non ricordatelo al gruppo Masi Agricola, quelli dell’Amarone) si è presentato in giacca, ma sotto indossava una maglietta nera con stampata una cravatta. Martin Briens, il diplomatico che rappresenta il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ha apparecchiato una tavolata per il festeggiato. Rosso poi ha pubblicato un testo sui social per esaltare l’onorificenza ricevuta dai “galli” in terra romana. In quale lingua? In italiano? No. In francese? Nemmeno. In inglese…

Morto il fumettista Scott Adams, creatore della striscia Dilbert

È morto il fumettista Scott Adams, creatore della popolare striscia Dilbert, ambientata in un ufficio e incentrata sui vari aspetti del lavoro impiegatizio, affrontati con ironia. Adams, che aveva 68 anni, combatteva da tempo contro un cancro alla prostata. «Purtroppo è venuto a mancare il grande influencer Scott Adams. Era una persona fantastica, che mi voleva bene e mi rispettava quando non era di moda farlo. Ha combattuto coraggiosamente una lunga battaglia contro una terribile malattia. Le mie condoglianze vanno alla sua famiglia e a tutti i suoi numerosi amici e ascoltatori. Ci mancherà davvero tanto. Dio ti benedica, Scott!», ha scritto su Truth Donald Trump, di cui Adams era un acceso sostenitore.

Le frasi razziste e la cancellazione della serie

Adams negli ultimi anni aveva fatto parlare di sé anche per le posizioni politiche estreme e per dichiarazioni offensive nei confronti delle minoranze. Nel 2023 le pubblicazioni di Dilbert erano state interrotte dopo alcune affermazioni razziste fatte da Adams sul suo canale YouTube. A seguito della cancellazione della serie dai quotidiani Usa, il cartoonist decise di proseguirla con il titolo Dilbert Reborn, attraverso sottoscrizioni sul sito di abbonamenti Locals.

L’annuncio della malattia a maggio del 2025

A maggio del 2025, nel suo podcast Real Coffee with Scott Adams, il fumettista aveva rivelato di essere affetti da un tumore alla prostata ormai diffusosi per metastasi alle ossa e alla colonna vertebrale, in uno stadio talmente avanzato da lasciargli solo una breve aspettativa di vita. Il mese successivo aveva comunicato la volontà di ricorrere al suicidio medicalmente assistito, proposito a cui poi aveva rinunciato dopo la parziale scomparsa di dolori. A novembre aveva però annunciato un nuovo rapido deterioramento del suo stato di salute.

Eugenia Carfora, chi è: la storia della preside di Caivano che ha ispirato la serie Rai

Lunedì sera su Rai 1 è iniziata La preside, la serie interpretata da Luisa Ranieri e liberamente ispirata alla figura di Eugenia Carfora, dirigente scolastica che da anni lavora nel Parco Verde di Caivano, uno dei contesti sociali più difficili della provincia di Napoli. La serie porta in prima serata l’esperienza di una preside diventata punto di riferimento per centinaia di studenti, capace di trasformare una scuola segnata dall’abbandono in un presidio educativo e sociale, riconosciuto a livello nazionale per la sua lotta contro la dispersione scolastica.

Eugenia Carfora, chi è: la storia della preside di Caivano che ha ispirato la serie Rai
Eugenia Carfora e Luisa Ranieri (Ansa).

Il percorso di Eugenia Carfora prima di Caivano

Carfora, classe 1960, originaria di San Felice a Cancello, si è laureata in Scienze dell’Educazione e ha costruito fin dall’inizio della sua carriera un percorso professionale segnato dall’impegno contro la dispersione scolastica. Prima come docente, poi come dirigente, ha lavorato a lungo in territori complessi, occupandosi anche dell’area Domitiana, dove il fenomeno dell’abbandono precoce è storicamente diffuso. Il passaggio decisivo arriva nel 2007, quando vince il concorso da dirigente scolastica e sceglie Caivano. Prima all’istituto comprensivo Viviani, poi dal 2013 all’istituto professionale Morano, Carfora si trova davanti una realtà segnata da assenze croniche, famiglie scoraggiate e ragazzi facilmente risucchiati dalla strada.

Recuperare i ragazzi uno a uno: il metodo Carfora contro l’abbandono scolastico

Il lavoro di Carfora non resta confinato negli uffici: la preside va nei quartieri, bussa alle porte, recupera uno a uno gli studenti che hanno smesso di frequentare. Con il tempo, la scuola cambia volto. Spazi recuperati, laboratori attivi, palestre e cortili rimessi in funzione grazie al coinvolgimento di insegnanti, famiglie e abitanti del quartiere. L’istituto diventa un presidio educativo e sociale in un’area dominata da fragilità e illegalità. Per questo lavoro, nel 2020 è stata premiata come miglior dirigente scolastica dall’organizzazione Your Edu Action. Prima della fiction Rai, il suo percorso aveva già ispirato il documentario di Domenico lannacone Come figli miei.

Corea del Sud, chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon

I pubblici ministeri sudcoreani hanno avanzato la richiesta di pena capitale nei confronti dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, imputato per aver proclamato la legge marziale. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Yonhap, che ha riferito come, nel corso dell’udienza finale del processo per insurrezione a Seul, «I procuratori speciali hanno chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon in quanto capofila dell’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del parlamento», parole pronunciate dal procuratore speciale aggiunto Park Eok-su, che ha aggiunto come «la natura del crimine è grave, in quanto ha mobilitato risorse materiali che avrebbero dovuto essere usate solo nell’interesse della collettività nazionale».

La pena di morte in Corea del Sud è sospesa dalla moratoria in vigore dal 1997

Yoon, ex procuratore generale noto per la sua linea dura contro la corruzione, è diventato nel gennaio 2025 il primo presidente sudcoreano in carica a essere arrestato, prima di essere rimosso dall’incarico nell’aprile successivo a seguito dell’impeachment confermato dalla Corte costituzionale. Sebbene la pena di morte sia formalmente prevista dall’ordinamento, in Corea del Sud è di fatto sospesa per la moratoria in vigore dal 1997. L’ex presidente rischia di diventare il terzo capo dello Stato riconosciuto colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979. Il procedimento, che avrebbe dovuto chiudersi il 9 gennaio, è stato rinviato dopo un esame durato otto ore delle prove a carico dell’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, per il quale l’accusa ha chiesto l’ergastolo. Il processo coinvolge complessivamente otto imputati ritenuti promotori della legge marziale, tra cui Yoon e lo stesso Kim.

Scuola, iscrizioni al via: cosa sapere

Le procedure per le iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027 sono iniziate, ufficialmente, nella mattinata del 13 gennaio 2026. Fino al 14 febbraio prossimo, circa 500 mila famiglie sono chiamate a inoltrare la domanda attraverso Unica, la piattaforma digitale del ministero dell’Istruzione e del Merito, utilizzando le credenziali Spid, Cie, Cns o Eidas. Per le scuole superiori, la novità principale di questa tornata riguarda il consolidamento della formazione tecnologico-professionale, che diventa strutturale dopo i primi anni di sperimentazione. Il sistema punta a rispondere alla domanda di profili specializzati proveniente dal mondo produttivo, permettendo agli studenti di completare il ciclo secondario in quattro anni per poi accedere direttamente al biennio degli Its Academy. Si tratta di una riforma che coinvolge oltre 700 istituti su tutto il territorio nazionale, a garanzia di una continuità didattica che mira a ridurre il divario tra la formazione scolastica e le reali necessità del mercato del lavoro.

Scuola superiore, iscrizioni 2026-2027 e modello 4+2: quale scegliere?

Scuola, iscrizioni al via: cosa sapere
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

Il rafforzamento del sistema scolastico passa per l’autorizzazione di 532 nuovi percorsi della filiera tecnologico-professionale. In vista delle iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027, è importante considerare che sono circa 400 gli istituti che propongono per la prima volta il modello 4+2. La risposta delle regioni meridionali appare netta: nella sola Campania sono stati attivati 90 nuovi percorsi, di cui circa 50 nel Napoletano. Il piano formativo prevede:

  • il conseguimento del diploma in quattro anni;
  • lo svolgimento di programmi didattici innovativi e non compressi;
  • il mantenimento dell’organico dei docenti previsto per il quinquennio;
  • l’accesso preferenziale ai bienni degli Its Academy;
  • il potenziamento della formazione on the job attraverso l’apprendistato.

`Questa struttura formativa permette di allineare l’Italia agli standard di diversi paesi dell’Unione europea, dove il diploma si ottiene a 18 anni, garantendo una preparazione di alta qualità incentrata sulle nuove tecnologie e sull’innovazione.

Its Academy e istituti tecnologici: scelta per trovare subito un lavoro

Il successo dei percorsi quadriennali è strettamente legato alla sinergia del ministero dell’Istruzione e del Merito con gli Its Academy, nuovo modello formativo che registra un incremento costante di adesioni. Il ministro Giuseppe Valditara ha commentato tramite i social network l’avvio delle procedure: «Con l’autorizzazione di 532 nuovi percorsi quadriennali, prosegue il rafforzamento della filiera tecnologico-professionale. Un investimento sulla formazione di qualità e sull’occupabilità dei giovani, con un’adesione particolarmente importante nelle regioni del Mezzogiorno, nell’ambito della riforma del 4+2».

Orientamento e competenze: i consigli per una scelta consapevole

Scegliere il percorso di studi richiede un’analisi attenta delle inclinazioni dello studente e delle prospettive occupazionali. Gli esperti di orientamento suggeriscono di valutare con attenzione sia i licei sia gli istituti tecnici, considerando che la nuova filiera formativa del 4+2 non preclude l’accesso all’università, ma fornisce una preparazione tecnica superiore. Per esempio, l’introduzione di moduli didattici tenuti da esperti provenienti dal mondo delle professioni rappresenta un valore aggiunto per chi desideri una formazione pratica. Si consiglia di partecipare agli open day per osservare direttamente le strutture laboratoriali.

Le famiglie possono consultare i dati sull’occupabilità dei diplomati per comprendere quali settori garantiscono contratti di qualità. Tuttavia, è fondamentale che la scelta rimanga coerente con le attitudini personali dello studente, affinché il percorso di studi si mantenga proficuo e stimolante.

Alberto Trentini e Mario Burlò sono atterrati a Ciampino

Alle 8.45 l’aereo di Stato partito ieri da Caracas che riportava a casa Alberto Trentini e Mario Burlò è atterrato all’aeroporto di Ciampino. I due sono stati rilasciati lunedì dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Sul volo viaggiava anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che si era recato nella capitale venezuelana per seguire direttamente la fase finale della trattativa. Ad attendere i due italiani, arrivati su un Falcon del XXXI Stormo, c’erano i familiari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poco prima dell’arrivo del volo è giunta in aeroporto anche Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, che assiste la famiglia durante questa lunga vicenda.

Titoli di studio, quali sono i più richiesti a gennaio 2026?

Profili qualificati, titoli di studio e mercato del lavoro confermano la stretta correlazione anche per le assunzioni di gennaio 2026, mese nel quale si focalizzano le attenzioni sulle competenze tecniche e specialistiche. Le immissioni programmate dalle imprese per questo mese vedono i titoli di studio tecnici e le lauree scientifiche in cima alle preferenze dei reclutatori, con un incremento della domanda per i diplomi professionali legati alla manifattura e alla logistica. È questo il quadro che emerge dal Sistema Informativo Excelsior, progetto promosso da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con l’Unione europea. Gli esperti di risorse umane hanno osservato che, su un totale di 527 mila inserimenti previsti a gennaio 2026, la quota destinata a chi possiede una formazione terziaria o tecnica superiore è in costante crescita. Tuttavia, persiste un significativo scostamento tra i titoli di studio posseduti dai candidati e le reali necessità del sistema produttivo. Il mismatch rende complessa la copertura di quasi la metà delle posizioni aperte a causa della mancanza di competenze specifiche.

Titoli di studio, quali sono i percorsi formativi vincenti a gennaio 2026?

Titoli di studio, quali sono i più richiesti a gennaio 2026?
Studenti che hanno scelto di svolgere le prove di ingresso alla facoltà di Medicina (Imagoeconomica).

L’analisi dettagliata delle entrate programmate indica che le imprese hanno privilegiato i candidati con una preparazione orientata all’innovazione digitale e alla sostenibilità ambientale. Innanzitutto, si è registrata una forte domanda per i laureati in ambito economico e ingegneristico, seguiti dai profili sanitari. Le classi di laurea più ricercate sono le seguenti:

  • indirizzo economico, 23 mila ingressi;
  • indirizzo insegnamento e formazione, 13 mila unità;
  • indirizzo sanitario e paramedico, 12 mila contratti;
  • indirizzo ingegneria, 11 mila assunzioni;
  • indirizzo giuridico, 7 mila unità.

La ricerca di personale laureato riguarda, complessivamente, circa 78 mila posizioni nel solo mese di gennaio 2026.

Diplomi e qualifiche professionali più cercati

Per quanto riguarda l’istruzione secondaria, gli indirizzi tecnici risultano i più ambiti per sostenere la transizione tecnologica. Il sistema produttivo mostra una fame di competenze operative, con 153 mila posti riservati ai diplomati e 104 mila ai qualificati professionali. In particolare, gli esperti del mercato del lavoro segnalano la difficoltà di reperimento per i percorsi legati alla meccatronica e all’elettronica. Insieme con i titoli di studio classici, cresce il valore dei diplomi ottenuti presso gli Its Academy, che vantano tassi di occupazione estremamente elevati. I diplomi secondari maggiormente richiesti a gennaio 2026 sono quelli di:

  • amministrazione, finanza e marketing, 42 mila contratti;
  • turismo, enogastronomia e ospitalità, 25 mila ingressi;
  • meccanica, meccatronica ed energia, 18 mila unità;
  • trasporti e logistica, 12 mila assunzioni;
  • elettronica ed elettrotecnica, 11 mila unità.

Per le qualifiche professionali (3-4 anni), l’indirizzo ristorazione e quello meccanico sono i principali motori della domanda.

Tabella riassuntiva dei livelli di istruzione

Le imprese hanno pianificato le assunzioni di gennaio 2026 basandosi su una gerarchia di titoli di studio che riflette la necessità di bilanciare competenze teoriche e capacità pratiche. Di seguito, si riportano i dati relativi alla distribuzione dei contratti per livello di formazione:

I settori dei servizi e dell’industria richiedono, in particolare, professionisti capaci di integrare le soft skill con una solida base tecnica, a testimonianza dell’importanza dell’esperienza nel settore per circa il 65 per cento delle entrate previste.

Rai, il botta e risposta tra Barbareschi e Ranucci

Scintille su Rai3 tra Luca Barbareschi e Sigfrido Ranucci al termine della puntata di Report. All’inizio di Allegro ma non troppo, il programma condotto da Barbareschi in onda dopo la trasmissione di Ranucci, il conduttore ha dichiarato: «Innanzi tutto vorrei dare una notizia. Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che io mi chiamo Luca Barbareschi, lui fa fatica a dirlo. Gli costerebbe poco dir che dopo il suo programma c’è il nostro ma gli fa fatica».

L’attore e conduttore ha poi proseguito rincarando la dose e collegando la vicenda personale al consulente di Report: «E allora gli voglio ricordare che non dovrebbe fargli fatica perché il suo consulente commerciale è quello che mi sta spiando da due anni, l’ho letto sui giornali, per questo verrà querelato. Io non spio voi ma almeno ricordatevi il nome. Stai attento!». La replica di Ranucci è arrivata successivamente sui social, con un post pubblicato su Facebook in cui il giornalista ha condiviso l’apertura del programma di Barbareschi e scritto: «Indegno sproloquio di Luca Barbareschi frutto di una campagna di fango esercitata dal il Giornale contro Gian Gaetano Bellavia che è stato vittima di un furto, che nessun organo giudiziario ha accusato di spionaggio o dossier. A Barbareschi Report e il suo consulente fanno comodo solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato dopo di noi. Un abbraccio sempre più forte al nostro consulente».

Le prime foto di Alberto Trentini e Mario Burlò dopo la liberazione

Il ministero degli Esteri ha diffuso le prime foto del cooperante italiano Alberto Trentini e dell’imprenditore torinese Mario Burlò dopo la loro liberazione in Venezuela. L’annuncio è arrivato intorno alle 5 di lunedi mattina dal ministro Antonio Tajani, che ha riferito che entrambi sono stati trasferiti nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, dove sono state scattate le immagini. I due si trovano in buone condizioni e rientreranno in Italia su un volo di Stato tra lunedì notte e martedì.

Le prime foto di Alberto Trentini e Mario Burlò dopo la liberazione
Mario Burlò e Alberto Trentini (Ansa).

Trentini è stato liberato dopo 423 giorni di detenzione. Il cooperante della ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, era stato fermato senza accuse formali il 15 novembre 2024 a un posto di blocco, circa tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Dopo il fermo era stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e successivamente rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Venezuela. Anche Mario Burlò era arrestato nel novembre 2024 a un posto di blocco, mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Anche nel suo caso le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato.

Le prime foto di Alberto Trentini e Mario Burlò dopo la liberazione
Mario Burlò e Alberto Trentini (Ansa).

Perché Alberto Trentini era stato arrestato in Venezuela

Alberto Trentini è stato liberato dalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’attacco militare degli Stati Uniti nel Paese e la cattura dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion, specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato a un posto di blocco il 15 novembre del 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Era poi stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.

Quella di Trentini è stata una detenzione arbitraria

Perché Alberto Trentini era stato arrestato in Venezuela
Alberto Trentini e Mario Burlò liberi (Ansa).

Al momento del fermo, Alberto Trentini stava viaggiando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del paese, insieme all’autista della ong: entrambi sono stati bloccati senza che venissero formalizzate accuse precise. Da allora Trentini è rimasto detenuto senza capi d’imputazione, in un contesto che la sua avvocata Alessandra Ballerini ha definito una «sparizione forzata». Il caso si inserisce nella pratica, documentata da ong e associazioni per i diritti umani, con cui il regime di Nicolás Maduro ha utilizzato sistematicamente la detenzione di cittadini stranieri — spesso fermati senza imputazioni chiare — come leva politica nelle relazioni internazionali, la cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”.

In Venezuela restano detenuti 42 italiani, 24 per motivi politici

Il nuovo governo di Caracas guidato dalla vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha annunciato l’avvio di un processo di riconciliazione con il rilascio di un numero significativo di prigionieri politici, ma le ong indipendenti come Foro Penal confermano che finora solo poche decine — circa 41 su un totale stimato tra 800 e 1.200 – sono effettivamente tornate in libertà nonostante l’annuncio ufficiale di 116 scarcerazioni. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che la diplomazia italiana sta lavorando senza sosta per riportare a casa italiani e italo-venezuelani. Ad oggi, secondo Tajani, 42 connazionali risultano ancora detenuti in Venezuela, di 24 per motivi politici.




Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno

Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Alessandro Diddi (Ansa).

Forza Italia punta tutto sul Sì

Sulla Giustizia Forza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Toh, chi si rivede: Enrico Letta

Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Enrico Letta (Imagoeconomica).


Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef

Il comma 519 della legge 199 del 30 dicembre 2025 (nuova legge di Bilancio) istituisce un bonus per l’iscrizione alle scuole paritarie per l’anno 2026. La misura è concepita per sostenere i nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30 mila euro, in modo da facilitare l’accesso all’istruzione presso gli istituti privati facenti parte del sistema nazionale. Il governo ha autorizzato una spesa complessiva di 20 milioni di euro per l’anno 2026, destinando le risorse agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado. Il voucher scuole paritarie 2026 viene erogato in base a scaglioni proporzionali al reddito, garantendo un aiuto più alto a chi possiede una capacità economica inferiore. Un decreto ministeriale di prossima emanazione determinerà i dettagli per l’invio delle domande e l’assegnazione dei fondi.

Requisiti e beneficiari del bonus scuole paritarie 2026

Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

L’accesso al bonus scuole paritarie 2026 dipende da parametri reddituali precisi e dal percorso di studi dell’alunno. Per ottenere il voucher le famiglie dovranno presentare un’attestazione Isee valida che rispetti la soglia di 30 mila euro. Il contributo massimo previsto è di 1.500 euro per ogni studente, ma l’importo effettivo varia in base alla situazione economica specifica del nucleo. Gli istituti interessati al provvedimento sono:

  • le scuole secondarie di primo grado;
  • il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado.

L’obiettivo è, dunque, quello di garantire la libertà di scelta educativa anche ai redditi medi e bassi. Tuttavia, l’erogazione del contributo dovrà tenere conto anche di eventuali somme già riconosciute dalle Regioni per la medesima finalità. È necessario che la frequenza sia documentata e relativa al solo anno 2026, escludendo esplicitamente le spese per corsi esteri o universitari.

Spese ammissibili e voucher scuole paritarie 2026

Il voucher scuole paritarie 2026 copre diverse tipologie di costi a carico dei genitori durante l’anno scolastico. Infatti, la copertura non riguarda la sola retta di iscrizione, ma abbraccia sia l’attività didattica, sia i servizi accessori necessari alla frequenza. Inoltre, i pagamenti dovranno essere tracciabili per consentire i controlli previsti dalla legge 199 del 30 dicembre 2025. Saranno inlcusi nel conteggio anche i contributi volontari deliberati dagli istituti per l’ampliamento dell’offerta formativa, quali i corsi di teatro o di lingua, svolti al di fuori dell’orario scolastico. Ecco, di seguito, una tabella riepilogativa delle spese incluse nel voucher.

Impatto fiscale e detrazioni Irpef

Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef
Persona effettua conti con calcolcatrice (Freepik).

L’utilizzo del voucher scuole paritarie 2026 interagisce con le agevolazioni fiscali esistenti, in particolare con la detrazione Irpef del 19 per cento. Già la scorsa legge di Bilancio aveva previsto una modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) circa il limite massimo di spesa detraibile di 1.000 euro per ogni studente a partire dal 2025. Poiché il contributo statale riduce la spesa effettiva rimasta a carico della famiglia, di conseguenza diminuisce l’importo su cui calcolare la detrazione fiscale. Pertanto, dal momento che il beneficio diretto di 1.500 euro è superiore al risparmio fiscale, la detrazione massima ottenibile scende a 190 euro. La normativa specifica, inoltre, che il contributo non è cumulabile con altre erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici.

Le reazioni alla liberazione di Alberto Trentini

Soddisfazione e sollievo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali e rilasciato nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio 2025. Dal governo alla famiglia, ecco le reazioni alla notizia arrivata intorno alle 5 di mattina. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò.

Meloni: «Aereo già partito da Roma per riportarlo a casa»

Queste le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».

Tajani: «L’annuncio ieri alle 20, Meloni preallertata ma serviva riserbo»

Così invece il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato intorno alle 20 di domenica dal suo omologo venezuelano circa la liberazione dei due connazionali: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Come ha spiegato in una serie di interviste rilasciate nella mattinata di lunedì, Tajani aveva preannunciato la notizia alla premier Meloni, ma «il riserbo era necessario».

Mattarella: «Condividiamo la vostra felicità»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, «condividiamo tutti la vostra felicità». Lo riporta Repubblica.

La famiglia: «Ferite inguaribili, grazie a chi ha reso possibile la liberazione»

In un comunicato rilasciato tramite l’avvocato Alessandra Barberini, la famiglia di Trentini ha così commentato la notizia: «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!».

Campane a festa a Venezia, il sindaco: «Non abbiamo mai spesso di sperarci»

«Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia», ha affermato il sindaco Luigi Brugnaro. «È un risultato importante frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno».

Alle 7.00, dalla chiesa di Snt’Antonio al Lido (vicino alla quale abita la famiglia di Trentini), sono suonate campane a festa. «È stata una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza», ha detto il parroco don Renato Mazzuia. «È stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini e ho suonato le campane. Adesso celebreremo una messa di ringraziamento».

Schlein: «Splendida notizia, grazie a chi ha lavorato per riportarlo a casa»

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha così commentato la notizia: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa».

Chi è Mario Burlò, l’italiano liberato in Venezuela

Mario Burlò è stato liberato il 12 gennaio dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela. L’imprenditore torinese tornerà in Italia con un volo di Stato da Caracas insieme al cooperante italiano Alberto Trentini, anche lui scarcerato. Burlò ha lasciato il carcere di El Rodeo I, dove era detenuto dal novembre 2024. Sul suo arresto si sa ancora poco. Era stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato. I suoi legali hanno sempre sostenuto che si trattasse di una detenzione arbitraria. Solo nel novembre 2025, durante una visita consolare in carcere, Burlò aveva riferito di essere stato rinviato a giudizio per generiche accuse di terrorismo. 

Perché Mario Burlò era in Venezuela

Cinquantadue anni, residente nel Torinese, Burlò è un imprenditore specializzato nel settore dell’outsourcing e a capo di diverse aziende. Alla famiglia aveva detto di essere partito per il Venezuela per valutare nuove opportunità imprenditoriali. Di lui si erano perse le tracce dopo l’ingresso nel Paese, raggiunto via terra dalla Colombia. In Italia il suo nome era già noto per alcune vicende giudiziarie. Nel febbraio 2025 la Cassazione lo ha assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Nei giorni scorsi, inoltre, il Tribunale di Torino ha stralciato la sua posizione nel procedimento sul crac dell’Auxilium Basket, società di cui era stato patron.

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi

Il prossimo maggio scadrà il mandato del Comandante generale della Guardia di Finanza e la macchina che ne determinerà il successore è già da tempo in movimento. L’attuale numero uno, Andrea De Gennaro, sembra destinato a una presidenza di peso nel giro delle partecipate pubbliche, segnatamente Leonardo, secondo una tradizione che rispetta un copione già visto. La scorsa tornata di nomine era toccato a Giuseppe Zafarana, traslocato senza soluzione di continuità alla guida di Eni. Oggi il film si rimette in moto, con gli stessi registi che si dividono tra Palazzo Chigi, Mef, segreterie dei partiti, ma con un cast ancora da definire.

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Andrea De Gennaro, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Buratti, Sirico e Greco tra i favoriti

Sul tavolo ci sono nomi, correnti, sponsor e qualche silenzio molto eloquente. Il primo papabile è l’attuale vice di De Gennaro, il generale Bruno Buratti: profilo solido, competenza indiscussa, ma carattere introverso. Uno che se entra nella stanza dei bottoni non lascia impronte. È il candidato che rassicura l’istituzione, meno la politica che preferisce figure più malleabili o quantomeno più estroverse. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Bruno Buratti (Ansa).

Il secondo è Umberto Sirico, ora comandante dei reparti speciali della Gdf, sostenuto apertamente da Giancarlo Giorgetti. Appoggio pesante quello del titolare dell’Economia, ma non risolutivo. Sirico si porta dietro un rapporto complicato con Giovanni Melillo, il procuratore nazionale Antimafia, uomo chiave del sistema giudiziario in ottimi rapporti con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Sullo sfondo, come un dossier che nessuno vuole intestarsi ma che resta comunque dirompente, il caso Striano: una di quelle vicende che non esplodono, ma sedimentano. E che vede indagati, oltre all’ex luogotenente della Gdf Pasquale Striano, il magistrato in pensione Antonio Laudati e alcuni giornalisti. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Umberto Sirico (Imagoeconomica).

Il terzo nome è quello di Francesco Greco, attuale comandante interregionale dell’Italia meridionale. Profilo operativo, come conferma il suo curriculum, opera in un territorio difficile. Piace a chi pensa che la Guardia di Finanza debba limitarsi a fare il suo mestiere, meno a chi la immagina come lo snodo di una rete di potere più ampia. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Francesco Greco (Ansa).

Cuzzocrea, il candidato della continuità

Questi i tre favoriti per sedersi sulla poltrona di De Gennaro. Ma i papabili non si fermano qui. Più di palazzo, nel senso romano del termine, è Leandro Cuzzocrea, oggi vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. È il candidato della continuità, fortemente appoggiato dallo stesso De Gennaro. Un passaggio di testimone che somiglia però più a una tutela che a una svolta autonoma. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Leandro Cuzzocrea (Ansa).

La rosa degli outsider

E poi ci sono gli outsider, quelli che compaiono sempre nelle liste dei partecipanti ma raramente tagliano il traguardo da vincitori. Vito Augelli, comandante dei reparti d’istruzione, e Fabrizio Cuneo, alla guida dell’interregionale dell’Italia centrale. Nomi che servono a ricordare che l’istituzione è più larga delle sue correnti, anche se non sempre decide da sé i suoi destini. Ma la partita non si chiuderà nelle caserme e nemmeno nei corridoi di via XX Settembre. La scelta verrà fatta a Palazzo Chigi, dove i partiti della maggioranza porteranno come sempre le loro preferenze, col sorriso di circostanza ma il coltello in mano, pronti a battersi per i propri candidati. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Vito Augelli (Ansa).

Mantovano e Fazzolari sono i veri kink maker

Alla fine la partita, prima che sui nomi, si chiuderà sul metodo. I veri king maker restano i due sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Mantovano, che conosce a memoria gli equilibri fragili tra sicurezza e giustizia, e Giovanbattista Fazzolari, che delle trame della politica è diventato un interprete finissimo, capace di tradurre rapporti di forza in atti apparentemente neutri. Tutto il resto è liturgia: nomi che circolano, voci che si inseguono, curriculum che si sovrappongono come fogli di carta. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano (Ansa).

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo

Overkitchen. È un anglicismo sgangherato, ma perfetto per definire “l’oltre cucina” nel quale siamo sempre più immersi. Per mano di un esercito di gastronomi, dietologi, spadellatori di lungo corso, chef stellati e rezdore tiktoker. Oggi la dimensione materiale ed educativa degli atti e delle pratiche alimentari è stata oscurata. Il cibo è infatti assediato da un lato dalla “società del troppo” e dall’altro dalla “società della super individualizzazione” che chiede che tutto sia speciale, unico, eccezionale. Super buono, super gourmet, super ricercato. La solenne semplicità di un uovo fritto alla perfezione (che per La grande cucina del mitico Luigi Carnacina era una delle cose più difficili) è irrimediabilmente persa. Menù e nomi dei piatti ricordano i titoli dei film di Lina Wertmüller, con tocchi di esotismo che risultano spesso così ridicoli da venire presi sul serio. Da questo punto di vista, il trio cuciniere di Masterchef composto da Giorgio Locatelli, Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo è la perfetta espressione di quest’ambivalenza.

Gli psicologi lo chiamano food noise, il rumore del cibo

Non ci si rende più conto che il cibo praticato con gusto e giudizio è oggi eccezione piuttosto che la norma. Il volume di chiacchiere gastronomiche ha raggiunto punte di saturazione tali – food noise, il rumore del cibo, secondo gli psicologi americani – da far sviluppare maniacali forme di rifiuto e resistenza maniacali. Bulimia e anoressia (sono 3 milioni gli italiani che ne soffrono), attenzione esasperata alla naturalità degli alimenti consumati, pensiero fisso su cosa si è mangiato e si mangerà sono il lato oscuro dell’attrazione fatale per il cibo. Che da sempre è consolatorio e ideale per placare insicurezze e disagio. Nel contempo che è un perfetto sostitutivo di altri piaceri materiali.

Foodporn e Youporn, un “guardonismo” comune

È per esempio innegabile la relazione tra cibo e sesso e che la gola, soprattutto in società vecchie come l’Italia e l’intero Occidente, sublimi quei piaceri carnali sempre più preclusi a sessualità declinanti per ragioni anagrafiche. Ma c’è anche un tema di prepotente ritorno della pornografia. Foodporn e Youporn sono più prossimi di quanto si pensi, tenuti assieme da un “guardonismo” che ha negli Instagram creator i promotori dello spadellamento di massa e in Onlyfans il luogo eletto degli erotomani casalinghi. Qui segnaleremo che Milano risulta la prima città in Europa e la terza al mondo, dopo Atlanta e Orlando, per spesa pro-capite sulla piattaforma che ha rivoluzionato il mercato dell’hard online.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Ormai siamo sempre più immersi dentro “l’oltre cucina” (foto Unsplash).

Street food e non solo: si mangia e beve a tutte le ore

«La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura», ha scritto Claude Lévi-Strauss. Una relazione che attualmente si rivela in tre fenomeni principali. Punto primo: la Gastromania (che è il titolo di un bel saggio di qualche anno fa del semiologo Gianfranco Marrone), è anche gastro-anomia, ossia venire meno delle norme che hanno a lungo governato il sistema alimentare. La scansione tradizionale (colazione, pranzo e cena) è saltata da tempo. Ora si mangia e beve a tutte le ore: sono soprattutto i turisti a farlo per strada e in movimento. Lo chiamano street food, ma in realtà è la civiltà della tavola che prende congedo.

Viene modificata anche la natura dei luoghi conviviali

Pure qui si scorge una relazione fra overtourism e overkitchen. Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo e modificano la natura dei luoghi conviviali (caffè, bar e ristoranti), anch’essi mutanti a seconda delle ore e del tempo. Locali post-it o transformer sono perfetti per città che non dormono più e devono essere in grado di proporre ogni tipo di food&drink in qualsiasi momento della giornata. È il movimento e il momento di “gola continua”.

Il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale

La seconda questione patologica dell’overkitchen è che il mangiare con gli occhi incrementa sensibilmente il mangiare materiale. È una fame da società opulenta, sfiziosa, compulsiva e alimentata dal flusso potente della pubblicità (nel 2025 il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale, più di automotive e moda), che finisce inevitabilmente per far lievitare i consumi. Facendo emergere l’obesità come uno dei principali problemi sanitari dell’Occidente sviluppato.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo (foto Unsplash).

Cresce il fenomeno dell’obesità, persino negli animali

Gli Usa sono il Paese più obeso al mondo (più di un adulto su tre, il 35 per cento nel 2024), con un’aspettativa media di vita più bassa fra gli Stati dell’area Osce. Ma colpisce, fra tante assurdità dietetiche e “scoperte” di cibi miracolosi e salva-vita, che il crescente sovrappeso della popolazione europea e italiana (rispettivamente il 59 per cento e il 46 per cento nel 2022) si accompagni a quella degli animali di casa. In Inghilterra, l’unico Paese che ha elaborato dati specifici, il 43 per cento dei gatti e il 50 per cento dei cani risultano obesi.

I danni del cibo ultraprocessato, soprattutto nelle fasce più povere

La situazione è preoccupante dal punto di vista sanitario, comprendendo anche i danni del cibo ultraprocessato che appartiene alla dieta di molti italiani, soprattutto le fasce più povere, economicamente ma forse più culturalmente. Come però accade spesso in Italia, per riprendere Ennio Flaiano, la situazione è drammatica, ma non è seria. E il troppo parlare di cibo inevitabilmente si trasforma in straparlare. In discorsi farlocchi, un po’ veri e un po’ falsi, in news pubblicitarie che fanno presa su un pubblico che pensa male come mangia.

Ci mancava solo il riconoscimento dell’Unesco

Si pensi per esempio al recente riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Si sono sprecati infatti proclami trionfali: siamo i migliori al mondo, hanno postato sui social la premier Giorgia Meloni e il ministro della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, con Coldiretti, ristoratori, Porta a porta e giornali specializzati a fare eco e coro. Il problema però è che pochi (fra questi Pagella politica, giornale specializzato in fact-checking) hanno evidenziato che l’Unesco non ha affatto detto che la cucina italiana è la migliore al mondo, bensì che il nostro cibo è un «patrimonio immateriale dell’umanità» e come tale da valorizzare e salvaguardare. Ciò che è unico e distintivo è il nostro sistema culturale (varietà e tipicità, tradizioni, cucine casalinghe, biodiversità e naturalità dell’alimentazione). Chef stellati, sistema agrindustriale ed eccellenza del made in Italy qui c’entrano poco.

L’overkitchen e il lato oscuro dell’attrazione per il cibo
Sui social è un’invasione di content creator sul cibo (foto Unsplash).

Parlare di cucina per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda

Dopo di che si deve ricordare che se la cucina italiana è la prima a essere riconosciuta «come sistema culturale», in passato numerosi sono stati i riconoscimenti culinari Unesco: nel 2010 il Pasto alla francese, la cucina messicana e la dieta mediterranea. Evidentemente tutto fa brodo (primati veri e presunti, ristoranti dell’anno e osterie di giornata). Soprattutto in tempi di magra come quelli attuali, dove parlare di cucina e di cibo è il modo migliore, divertente e poco impegnativo, per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda. Mangia che ti passa la paura. Qui e ora però il cibo conviviale c’entra poco.

Nasa, problema medico sulla ISS: equipaggio rientra in anticipo

La Nasa programma il rientro anticipato per quattro astronauti attualmente a bordo della Stazione spaziale internazionale per via di un problema medico che ha colpito improvvisamente uno di loro. Lo ha comunicato il capo dell’agenzia Usa Jared Isaacman in una conferenza stampa del 9 gennaio, senza tuttavia fornire dettagli sulla natura dell’emergenza e limitandosi a precisare che il membro dell’equipaggio in questione è in «condizioni stabili». Per tranquillizzare gli animi, la Nasa ha aggiunto che la situazione attuale non costituisce un’emergenza, ma che «un rischio persistente» ha spinto a prendere una decisione storica. È la prima volta in 25 anni della ISS che una missione viene fermata in anticipo per un problema simile.

Nasa, rientro anticipato per la Crew-11: chi sono gli astronauti e cosa sappiamo

Gli astronauti interessati dal rientro anticipato dalla Stazione spaziale internazionale erano partiti il primo agosto 2025 a bordo di una capsula Crew Dragon di SpaceX e sarebbero dovuti rimanere in orbita fino al prossimo 20 febbraio. Si tratta, nello specifico, di Zena Cardman e Michael Finke della Nasa, di Kimiya Yui dell’agenzia giapponese Jaxa e di Oleg Platonov della russa Roscosmos. L’allarme è scattato mercoledì 7 gennaio, quando i due esperti dell’agenzia americana avrebbero dovuto fare un’attività extraveicolare per effettuare alcune manovre di manutenzione intorno alla ISS. Tuttavia, Yui si è messo in contatto con i responsabili della missione, chiedendo un consulto medico privato per un membro dell’equipaggio e portando all’annullamento della passeggiata spaziale. Immediato lo stop dei canali audio e video pubblici, così da tutelare la privacy degli astronauti.

Nasa, problema medico sulla ISS: equipaggio rientra in anticipo
La stazione spaziale internazionale (Ansa).

Dopo il consulto, il responsabile medico della Nasa JD Polk ha parlato di un «rischio persistente» per l’astronauta in questione, tale da spingere – pur in assenza di un’urgenza propriamente detta – verso un rientro anticipato. Le possibilità di diagnosi a distanza sono infatti troppo limitate e inoltre, se si dovesse verificare un ulteriore imprevisto, non ci sarebbero capsule a sufficienza per riportare a Terra tutti gli occupanti della ISS. Al momento non è ancora stata annunciata una data precisa per il rientro, ma sono già in corso i preparativi per il rientro, che avverrà tramite una Crew Dragon con il tradizionale ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo della California. A bordo della stazione invece resteranno Christopher Williams della Nasa e i cosmonauti Sergey Kud-Sverchkov e Sergey Mikaev, che dovrebbero rimanere fino all’estate.

Ex medico degli astronauti: «Nessun pericolo di vita per il membro dell’equipaggio ISS»

«Non sappiamo il nome dell’astronauta né il problema di salute, ma è certo che non si tratta di una situazione di pericolo di vita imminente. In quel caso, infatti, il rientro sarebbe stato immediato e non programmato», ha spiegato ad Adnkronos Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti. «Nel caso attuale il medico in collegamento con il centro di controllo di Houston deve aver riscontrato alcune alterazioni dei parametri vitali, elementi che lo hanno portato a raccomandare il rientro anticipato. Non è detto che il problema sia una conseguenza diretta del volo spaziale. Potrebbe trattarsi, per esempio, di aritmia cardiaca, ma non necessariamente legata alla permanenza nello spazio». Nasa e SpaceX intanto proveranno ad anticipare il lancio della Crew-12, così da non dover rallentare troppo la ricerca. Si precisa tuttavia che non ci saranno ripercussioni su Artemis II, che dovrebbe partire il 6 febbraio.

Nasa, problema medico sulla ISS: equipaggio rientra in anticipo
Il lancio della missione Crew-11 (Ansa).