Voli, le 10 mete più economiche del 2026 secondo Skyscanner

Skyscanner ha analizzato milioni di voli e prezzi per individuare le mete più economiche da visitare nel 2026. Dalla vivace Italia alla Finlandia artica, le destinazioni low cost combinate a esperienze uniche offrono viaggi accessibili senza rinunciare alla qualità. Il Planner sul sito di Skyscanner segnala anche il giorno più economico per volare, spesso il venerdì, e i 10 voli più economici di ogni mese.

Le mete più economiche del 2026

Voli, le 10 mete più economiche del 2026 secondo Skyscanner
Istanbul (Wikipedia).

In Italia, Napoli sorprende con il suo centro storico patrimonio dell’Unesco, la pizza leggendaria e le escursioni giornaliere verso Pompei e la Costiera Amalfitana, con voli a partire da 89 euro. Kittilä, in Finlandia, offre sport invernali, aurore boreali e avventure su slitte trainate da husky a 105 euro. Budapest affascina con il Danubio, le terme storiche e i ruin bar a 110 euro, mentre Londra combina musei gratuiti, parchi reali e street food a 118 euro. Atene, con monumenti antichi e quartieri vivaci, si raggiunge da 134 euro. Lisbona attira con colline soleggiate, azulejos e bar di fado a 143 euro. Vienna, tra palazzi imperiali e caffè storici, costa 148 euro. Copenaghen unisce design scandinavo, canali e cucina New Nordic a 168 euro. Istanbul offre bazar, moschee e traghetti sul Bosforo a 216 euro, mentre Sal, a Capo Verde, permette di godersi spiagge e immersioni a 233 euro.

Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio

Se vi sentite tristi, stanchi o particolarmente giù di morale, non siete i soli. Oggi 19 gennaio, come ogni terzo lunedì del primo mese, è infatti il Blue Monday, ossia il giorno più deprimente dell’anno.  Almeno secondo un’espressione nata nel 2005 per la campagna pubblicitaria di un’agenzia viaggi e nel tempo divenuta talmente virale da entrare di diritto nel linguaggio comune, condizionando sia i media sia, soprattutto, i social. A oltre 20 anni dalla nascita, ecco la storia dell’evento, dalla scelta del colore blu fino ai parametri che hanno dato vita alla formula.

Blue Monday: chi l’ha ideato e perché ha scelto proprio quel colore

Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio
Una persona nella nebbia (Foto di Kilarov via Unsplash).

Il giorno più triste dell’anno non è di colore nero, come ci si potrebbe aspettare, ma blu. La ragione? Nel mondo anglosassone, come testimonia il film di animazione campione di incassi della Disney Inside Out, è proprio il blu a rappresentare lo stato d’animo che evoca depressione, malinconia e un giorno plumbeo. Fu lo scrittore Geoffrey Chaucer a usarlo per primo, nel XIV secolo, quando nel suo The Compliant of Mars parlò di «lacrime blu e cuore tormentato». L’espressione Blue Monday nacque invece nel 2005 da una campagna pubblicitaria di Sky Travel, diffusa agenzia viaggi americana, che intendeva convincere i propri clienti che uno stato d’animo negativo particolarmente diffuso nei primi giorni dell’anno potesse avere un fondamento di natura scientifica e che per combatterla bisognasse per forza prenotare una vacanza.

La credenza che ricada proprio sul terzo lunedì di gennaio deriva da una complessa equazione, che il Guardian non ha esitato a definire qualche anno fa «ridicola», formulata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff che da tempo ha preso le distanze da lui. Su quali basi? L’esperto prese in analisi diverse variabili, tra cui il tradizionale meteo grigio d’inverno, gli addebiti sulla carta di credito dopo le spese per le feste, la distanza dalle vacanze natalizie, il calo motivazionale dovuto alla ripresa del lavoro e i sensi di colpa per non riuscire a mantenere i buoni propositi fissati nel desiderio di Capodanno. Progettata per il sito di viaggi Sky Travel, la formula non presenta alcuna prova scientifica e nel tempo persino il suo ideatore si è visto costretto ad ammettere la natura prettamente mediatica dell’operazione.

Perché allora funziona ancora dopo più di 20 anni?

Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio
Una mano alla finestra in una giornata di pioggia (Foto di Kristina Tripkovic via Unsplash).

Il Blue Monday dunque non è altro che una trovata pubblicitaria. Come mai allora, nonostante siano passati più di 20 anni, ha ancora una sua efficacia? Il successo non sta nella sua validità scientifica, quanto nella sua forza narrativa: dare un nome a un’emozione aiuta infatti il cervello a riconoscerla e renderla condivisibile. Terminate le festività di Natale, infatti, si è già inconsciamente suscettibili a una maggiore sensibilità, che rafforza la necessità di parlarne con qualcun altro e di trovare altri che la avvertono. «Il Blue Monday offre una narrazione pronta all’uso a un’emozione che molte persone provano davvero in questo periodo dell’anno», ha spiegato all’Ansa Luna Mascitti, specializzata in neuromarketing e storytelling. «Tuttavia, c’è un rischio nell’utilizzo superficiale di questo concetto: la malinconia non è un trend, è un’esperienza che merita di essere trattata con rispetto, empatia e consapevolezza».

Dopo il giorno più triste, Arnall ideò anche quello più felice

Il Blue Monday inoltre non è nemmeno l’unica invenzione di Arnall. L’azienda produttrice di gelati Wall’s gli commissionò infatti il calcolo della giornata più felice dell’anno. E lo psicologo, sempre mediante suoi personalissimi calcoli, la individuò non lontana dal solstizio d’estate, tra il 18 e il 24 giugno a seconda degli anni. Un’altra bufala a favore di marketing.

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole

Panico alla Rai, e sempre con Sigfrido Ranucci nel ruolo del protagonista. Nella serata di domenica 18 gennaio è andata in onda un’altra puntata della trasmissione, arricchita dalle dimissioni di Guido Scorza, uno dei componenti del Garante della Privacy. Come al solito il presidente Pasquale Stanzione ne è uscito malissimo, così come Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, tra spese per macellai, grandi alberghi, parrucchieri e auto di servizio. Scorza diceva di non aver mai usato l’auto che spetta solo al presidente, e invece era stato immortalato mentre la utilizzava lui. Adesso però c’è un altro problema, e riguarda il rapporto, sempre peggiore, tra Ranucci e Luca Barbareschi. Con il primo che ha bombardato mediaticamente il secondo. Tutta colpa di una delle solite “rodomontate” di Barbareschi, dicono alla Rai con tono grave, che l’altra domenica aveva attaccato Report e il consulente Gian Gaetano Bellavia, accusato dall’attore di averlo spiato. Lamentandosi poi, come sempre, del mancato annuncio per la sua trasmissione: un’usanza classica del sistema Rai, e non solo, visto che spesso il programma precedente “alletta” i telespettatori dicendo cosa arriva dopo.

Domenica, a fine puntata, Ranucci ha “conciato per le feste” Barbareschi, ricordando tutte le sue disavventure con il Teatro Eliseo, mettendo in mezzo pure l’ex suocero Andrea Monorchio che si interessava alle vicende dell’attore, in un crescendo rossiniano che è durato praticamente fino alle 23.30, sforando di un quarto d’ora il palinsesto, dato che Barbareschi, da tabella, doveva partire alle 23.15. In diretta. Niente da fare, i due sono molto permalosi e così Ranucci ha messo in riga l’ex parlamentare finiano, finendo il suo velenoso intervento con un passaggio di consegne che suonava beffardo: «Ora Allegro ma non troppo può cominciare». Barbareschi ha dunque iniziato la sua trasmissione, in ritardissimo, con gli occhiali da sole, evocando Bianca Berlinguer più che Emmanuel Macron. Il guaio è che la guerra tra i due sembra non sia finita, anzi…

Tutti a Davos

Giorgia Meloni è pronta per Davos. E pure Donald Trump. Lunedì 19 gennaio si apre l’edizione numero 56 del World Economic Forum che prevede la partecipazione di 65 capi di Stato e di governo, oltre a manager delle multinazionali, finanzieri, produttori di armi. Dopo il concerto inaugurale, tavola rotonda intitolata “Open forum: which 2050 do we want?”. E c’è da andare avanti fino al 23 gennaio. Martedì mattina è atteso il discorso della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, poi quello del vicepremier cinese He Lifeng, del presidente francese Emmanuel Macron, dell’ucraino Volodymyr Zelensky, del primo ministro del Canada Mark Carney, oltre che del numero uno della Bundesbank Joachim Nagel.

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole
I preparativi per Davos 2026 (foto Ansa).

Salvini a Roccaraso

Tre giorni con i leghisti a Roccaraso, in Abruzzo. Per Matteo Salvini è una bella sfida: mentre il potere sta a Davos, i fedelissimi si riuniscono da venerdì nella sala comunale del Comune abruzzese diventato famoso dopo l’invasione di turisti scatenata dall’influencer Rita De Crescenzo, e anche nella vicina Rivisondoli. Tra i panel previsti, si legge nella locandina: “La nostra forza sono i territori”. Salvini chiuderà la rassegna domenica 25, e ci saranno i ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Piantedosi, Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Roberto Calderoli, attesi nella giornata di sabato. Con un freddo bestiale…

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Mattarella a Torino per San Paolo

Giornata torinese, martedì 20 gennaio, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prenderà parte all’evento istituzionale “430 anni di storie e cambiamento sociale” organizzato per il 430esimo (appunto) anniversario della Fondazione Ufficio Pio. L’incontro è in programma nelle sale delle Gallerie d’Italia, in piazza San Carlo. Nel corso dell’evento, insieme a Franca Maino e William Revello, presidente e direttore della Fondazione Ufficio Pio, sono attesi gli interventi di Marco Gilli e Alberto Anfossi, presidente e segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. Sarà presentato in anteprima il racconto audiovisivo “Volta pagina” nato dalla voce di 215 partecipanti ai programmi della Fondazione e a partire dal quale Mario Calabresi dialogherà con la Fondazione e i suoi beneficiari.

Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro

Il bando dell’Inps per i corsi di lingua all’estero 2026 rappresenta una rilevante opportunità per gli studenti delle scuole superiori che desiderino perfezionare le proprie competenze linguistiche durante l’estate. L’iniziativa, promossa dall’Istituto di previdenza, mira a sostenere economicamente il conseguimento di certificazioni di livello B2, C1 o C2 secondo il quadro comune europeo di riferimento (Cefr). Attraverso l’erogazione di 670 contributi, l’ente finanzia soggiorni studio della durata compresa tra tre e cinque settimane, da svolgersi nel periodo tra giugno e il 31 agosto 2026. È opportuno considerare che il beneficio è rivolto specificamente ai figli di dipendenti e pensionati della Pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o alla Gestione fondo postelegrafonici. La procedura di invio delle istanze avviene esclusivamente per via telematica, garantendo trasparenza e tracciabilità attraverso il portale dedicato.

Requisiti di ammissione per il bando Inps corsi di lingua all’estero 2026

Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro
Facoltà di Lingue e Letterature straniere di un ateneo (Imagoeconomica).

La partecipazione al concorso è subordinata al possesso di specifici requisiti anagrafici, scolastici e linguistici al fine di garantire l’accesso ai profili meritevoli. Possono presentare domanda gli studenti che rispondano alle seguenti caratteristiche:

  • aver compiuto almeno 16 anni ed avere un’età compresa tra 16 e 23 anni al 30 giugno 2026;
  • frequentare, nell’anno scolastico 2025-2026, la classe seconda, terza, quarta o quinta di una scuola superiore;
  • essere titolari, al 31 dicembre 2025, di una certificazione linguistica di livello almeno B1 rilasciata da enti riconosciuti dal ministero dell’Istruzione e del Merito;
  • aver conseguito la promozione nell’anno scolastico 2024-2025;
  • non essere risultati assegnatari di altri benefici incompatibili, come il programma Itaca 2025-2026 o 2026-2027.

Importo dei contributi e criteri di ripartizione delle spese

Il valore massimo del contributo per ogni studente è di 3 mila 900 euro, calcolato sulla base dell’indicatore Isee del nucleo familiare. La somma è destinata a coprire diverse voci di spesa relative al soggiorno, riportate di seguito nel dettaglio.

Inoltre, è previsto un premio di 200 euro in caso di effettivo superamento dell’esame di certificazione. La percentuale di copertura varia dal 100 per cento per redditi Isee fino a 8 mila euro, a un’aliquota progressivamente più bassa (fino al 65 per cento) per valori superiori a 56 mila euro o in assenza di dichiarazione sostitutiva unica.

Modalità e termini per la presentazione della domanda online

Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro
Due studenti di scuola superiore (Freepik).

La domanda deve essere trasmessa dal richiedente a decorrere dalle 15.00 del 20 gennaio prossimo e, tassativamente, entro le 12.00 del 10 febbraio 2026. L’invio avviene tramite il Portale prestazioni welfare sul sito dell’Inps, previa autenticazione con credenziali SPID, Cie o Cns. Tuttavia, è necessario che il richiedente abbia presentato la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per l’attestazione Isee 2026 ordinario prima dell’inoltro dell’istanza. Le graduatorie degli ammessi con riserva saranno pubblicate entro il 18 marzo 2026. In seguito alla pubblicazione, i vincitori dovranno caricare la documentazione relativa all’iscrizione e la fattura del corso entro il 3 aprile 2026, pena la decadenza dal beneficio. Successivamente, l’Istituto provvederà al pagamento di un acconto pari al 100 per cento del costo del solo corso di lingua entro il 3 giugno 2026.

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini


Una volta lo spirito era collaborativo, tra Francesco Gaetano Caltagirone e Pietro Salini. Sempre nello stile della casa dell’Ingegnere: ossia il primo comanda e il secondo esegue. Punto. Ora tutto è cambiato, e Il Messaggero venerdì ha inserito il patron di Webuild tra gli «ometti». Definendolo un personaggio che entra «in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Salini «il complementare»

Tutta colpa della Metro C di Roma, ma non solo. Il testo della fatwa pubblicata dal quotidiano di via del Tritone recita: «Salini il complementare rilevò con la sua Webuild la società Astaldi, che era nel progetto della metro, ed entrò così, per combinazione, in seconda battuta, non per caso ma come subentrante della società acquisita, nella realizzazione di questa infrastruttura cruciale per la modernizzazione della Capitale. Ma si sa come sono fatti gli ultimi arrivati. C’è un detto popolare che spiritosamente li descrive: “Si trasut ‘e spighetto e ti si mis ‘e chiatto”. Significa che una persona è entrata in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
Pietro Salini (Imagoeconomica).

Quei «mammozzoni» di piazza Venezia…

Tutti hanno subito pensato all’archeostazione del Colosseo, presentata in pompa magna con tanto di ministri, ma c’è altro. «Ci mancavano pure i mammozzoni a piazza Venezia», si è sentito dire dalle parti di Calta. Il riferimento è ai silos piazzati a pochi passi dal balcone mussoliniano che, ciclicamente, vengono adornati con opere d’arte realizzate su grandi tele. Iniziative pure costose, che Salini ama presentare presso la Coffee House di Palazzo Colonna, con ingresso dal Museo delle Cere, con tanto di lunch. Che poi, per i casi della vita, nel comitato che sceglie gli artisti c’è pure Renata Cristina Mazzantini, ora a capo della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, quella di Valle Giulia, che fu pure testimone di nozze di Azzurra Caltagirone e Pier Ferdinando Casini. Questi «mammozzoni», visibilissimi anche a causa del traffico micidiale che ingorga tutta la zona di piazza Venezia e che obbliga a guardarli anche per un quarto d’ora, fanno il paio con la mostra Evolution che Salini ha proposto nel mese di ottobre all’Ara Pacis, con il suo comunicatore Gigi Vianello ancora dolorante e con il tutore. Dal palazzo delle Assicurazioni Generali di piazza Venezia i silos si vedono benissimo, e guardando come sta andando l’avventura con il Leone di Trieste è chiaro che l’animosità nei confronti di Salini cresca sempre di più.

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
La nuova opera a rivestimento dei silos del cantiere della Metro C di piazza Venezia (Ansa).

I lavori sotto l’edificio di Generali

A proposito: dato che Vianini, società di Caltagirone, e Salini sono costretti a lavorare insieme nel cantiere della Metro C, qualcuno si chiede cosa succederebbe se, per un malaugurato caso, la talpa danneggiasse l’edificio delle Generali, che è stato costruito seguendo l’esempio dei palazzi veneziani. Come si legge nei volumi del gruppo triestino, «la Compagnia riesce a inserirsi nelle vicende di demolizione del palazzo Torlonia a piazza Venezia e di ricostruzione di un immobile nell’area, progetto non portato avanti dai precedenti proponenti per motivi finanziari. Il palazzo è posto come quinta scenografica e pendant del quattrocentesco palazzo Venezia di Paolo II Barbo, ai piedi dell’Altare della Patria, rappresentando entrambi i due propilei che introducono la celebrazione del nuovo stato e richiamano le glorie antiche e moderne della cultura veneziana». L’immobile ha un valore stratosferico, e danneggiarlo avrebbe conseguenze inenarrabili per chi guida il cantiere. «Per un curioso paradosso, se riuscisse a terminare la scalata che vede come bersaglio le Generali, Caltagirone subirebbe da una parte un danno e dall’altra si troverebbe insieme agli autori, vestendo contemporaneamente i panni della vittima e del colpevole, un classico ‘caso di scuola’ per gli appassionati del diritto», sussurra un vecchio avvocato. Intanto, Luigi Lovaglio, l’ad di Montepaschi che voleva fondere Mediobanca con l’istituto senese, sarebbe stato giubilato da Caltagirone. E Piazzetta Cuccia ha il 13 per cento della compagnia triestina. 

Grok, altri problemi per Musk: l’ex compagna gli fa causa

Continuano le polemiche sul funzionamento di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale a servizio di X. Stavolta a scagliarsi contro lo strumento è stata Ashley St Clair. La donna, influencer da un milione di follower sul popolare social, è anche la madre di uno dei figli di Elon Musk. Nelle scorse ore ha spiegato di aver depositato una causa contro la società di AI del miliardario al tribunale dello Stato di New York. L’accusa contro Grok è di aver generato immagini sessuali che la ritraggono, senza il suo consenso. E tra questi «numerosi deepfake sessualmente abusivi, intimi e degradanti» ce ne sarebbero anche alcuni di lei a 14 anni.

Musk blocca le modifiche alle immagini

Intanto lo stesso Elon Musk ha affermato in un post su X di aver dato l’input per bloccare le modifiche alle foto. Ha scritto: «Abbiamo implementato misure tecnologiche per impedire che l’account Grok consenta la modifica di immagini di persone reali in bikini o biancheria intima. Questa restrizione si applica a tutti gli utenti, compresi gli abbonati». Inizialmente aveva invece affermato, ha ricordato Reuters, di «non essere a conoscenza di alcuna immagine di minorenni nudi generata da Grok».

Bassetti contro Belen: «Uscita infelice se parla del vaccino anti-Covid»

Mentre l’influenza continua a colpire gli italiani in ogni parte del Paese, c’è tempo anche per le polemiche. Tutto è partito da Belen Rodriguez, a cui ha risposto Matteo Bassetti. E l’argomento è ancora una volta il vaccino anti-Covid. La showgirl argentina, infatti, sui social ha raccontato di essere stata «malissimo» negli ultimi giorni. Ha spiegato: «Mi sono ripresa ora, ma sono stata con 39 di febbre, tosse, completamente ko. Molti miei amici stanno passando la stessa cosa. Sono una di quelle persone che pensa che dopo il vaccino ci sentiamo tutti un po’ così…».

Bassetti: «Uscita infelice»

Un riferimento, quest’ultimo, che ha trovato la replica dell’infettivologo. Intervenuto su AdnKronos, ha risposto: «Chi fa spettacolo si occupi di quello e lasci a medici e sanitari le questione sanitarie. Se Belen avesse fatto il vaccino dell’influenza, probabilmente avrebbe avuto meno problemi. Se si riferisce all’anti-Covid, quando parla di vaccini, è un’uscita infelice». E ancora: «È dimostrato che il vaccino anti-Covid ha cambiato in meglio la vita di tutti noi senza nessun aumento di patologie». Bassetti ha poi concluso: «Sono da sempre estimatore di Belen, donna molto capace e anche intelligente. Spero che le sia scappata» la frase. L’infettivologo ha poi lanciato un messaggio: «In un momento come questo non si devono confondere le idee alle persone, altrimenti abbiamo risultati al contrario».

Il direttore della Cia ha incontrato la presidente ad interim del Venezuela

John Ratcliffe, direttore della Cia, il 15 gennaio ha incontrato a Caracas la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez «per trasmettere il messaggio che gli Stati Uniti auspicano un miglioramento delle relazioni di lavoro» tra i due Paesi. Lo ha riferito a Reuters un funzionario Usa. L’incontro, ovviamente «avvenuto su indicazione del presidente Donald Trump», ha previsto la prima visita di un alto funzionario statunitense dall’operazione Absolute Resolve, che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro. La fonte di Reuters ha spiegato che Ratcliffe e Rodriguez hanno discusso di cooperazione di intelligence, stabilità economica e della necessità di garantire che il Venezuela «non sia più un rifugio sicuro per gli avversari dell’America, in particolare i narcotrafficanti». La visita ha avuto luogo lo stesso giorno in cui la leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, ha consegnato la sua medaglia del Premio Nobel per la Pace a Trump alla Casa Bianca.

LEGGI ANCHE: Venezuela, perché bisogna guardare oltre la luna e il dito

False email sul rinnovo della tessera sanitaria: come difendersi dalla truffa

Negli ultimi giorni alcuni cittadini hanno ricevuto email che invitano a rinnovare o sostituire la tessera sanitaria. I messaggi sembrano provenire da enti ufficiali, utilizzano loghi istituzionali e toni urgenti, ma si tratta di truffe online. Il Ministero della Salute e l’Agenzia delle Entrate hanno confermato che non esistono comunicazioni autentiche di questo tipo e che l’obiettivo dei criminali è sottrarre dati personali e sensibili.

Come funziona la truffa della tessera sanitaria

False email sul rinnovo della tessera sanitaria: come difendersi dalla truffa
Hacker (Ansa).

Le email invitano a cliccare su link per completare un presunto rinnovo. Il collegamento conduce a siti contraffatti, costruiti per sembrare portali istituzionali, dove viene richiesto di inserire informazioni personali e, in alcuni casi, estremi bancari. Le informazioni raccolte possono poi essere usate per furti di identità, clonazioni di documenti o frodi economiche. Questa tecnica rientra nella categoria del phishing, che può avvenire anche tramite sms o notifiche ingannevoli, sempre con lo stesso obiettivo.

Come difendersi

Il Ministero della Salute e l’Agenzia delle Entrate ribadiscono che la tessera sanitaria si rinnova automaticamente ogni sei anni e che le richieste di duplicato sono necessarie solo in caso di smarrimento, furto o deterioramento. Per proteggersi, è fondamentale non cliccare su link sospetti, non scaricare allegati e cancellare le email ingannevoli. In caso di dubbi, occorre verificare direttamente sui portali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate o del Sistema Tessera Sanitaria, usando Spid, Cie o Cns.

Milano-Cortina, il caso delle tute da tedofori in vendita su Ebay e Vinted a prezzi altissimi

Le tute di alcuni tedofori del Viaggio della Fiamma continuano il loro personale “viaggio” sulle piattaforme di second hand. Sta diventando un caso la vendita online delle divise ufficiali di Milano-Cortina 2026, consegnate esclusivamente ai portatori della torcia, che stanno comparendo sul mercato dell’usato online, su applicazioni come Vinted ed Ebay, a prezzi che arrivano fino a 2.000 euro per il kit completo. La rarità e l’esclusività hanno attirato i collezionisti, ma hanno anche sollevato dubbi sull’opportunità di vendere questo tipo di indumenti. Tanto che il caso è diventato anche politico.

I prezzi delle tute dei tedofori

Milano-Cortina, il caso delle tute da tedofori in vendita su Ebay e Vinted a prezzi altissimi
Alcune tute e accessori dei tedofori su Vinted.

Gli annunci offrono giacche, pantaloni, guanti e cappellini, talvolta ancora con il cartellino attaccato, trasformando i kit personali in oggetti da collezione. Salomon ha prodotto 10.001 divise, una per ciascun tedoforo, e non sono mai state messe in commercio. Alcuni tedofori hanno già venduto il proprio kit, con richieste tra 500 e 2.000 euro, mentre singoli accessori possono essere acquistati a cifre più contenute, intorno ai 50 euro.

Salvini e Abodi convocano un vertice per fare luce sul caso

La rivendita delle tute è vietata dal Comitato Organizzatore Milano-Cortina 2026, che ha ribadito come i kit siano strettamente personali e non cedibili. La polemica è esplosa sui social, con gli utenti divisi tra chi difende la libertà dei tedofori di gestire come meglio credono le loro tute, e chi sottolinea la violazione dello spirito olimpico. La vicenda ha attirato anche l’attenzione politica: il 14 gennaio il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dello Sport, Andrea Abodi, hanno convocato un vertice d’urgenza per fare chiarezza sul caso.

È italiana la città con il più alto tasso di milionari al mondo: ecco qual è

Milano è la città con il più alto tasso di milionari al mondo. Il dato emerge dal World’s Wealthiest Cities Report 2025 di Henley & Partners, pubblicato da Il Sole 24 Ore, che colloca il capoluogo lombardo al vertice globale per concentrazione di grandi patrimoni in rapporto alla popolazione residente. Nel confronto internazionale, nessun’altra metropoli registra una presenza così elevata di persone con almeno un milione di patrimonio liquido, esclusi gli immobili.

Un milionario ogni 12 abitanti: il primato globale

È italiana la città con il più alto tasso di milionari al mondo: ecco qual è
Lo skyline di Milano (Ansa).

Secondo il rapporto, a Milano risulta iscritto all’anagrafe un milionario ogni 12 residenti, considerando l’intera popolazione, inclusi anziani e neonati. La definizione adottata è rigorosa e riguarda esclusivamente la ricchezza finanziaria disponibile. Il confronto con le principali capitali economiche è netto: a New York City il rapporto è di uno ogni 22 abitanti, a Londra di uno ogni 41, a Roma di uno ogni 54. Anche Parigi, limitata all’area intra muros, si ferma a un milionario ogni 14 residenti, confermando il primato assoluto di Milano per tasso di concentrazione.

Super-ricchi e grandi patrimoni: Milano davanti alle metropoli storiche

Il primato emerge anche tra i patrimoni più elevati. In città vivono 182 centimilionari, con almeno 100 milioni di dollari liquidi, un numero vicino a quello del Principato di Monaco e superiore a quello di realtà come il cantone di Zurigo, Miami o Mosca. Rapportando i super-ricchi alla popolazione, Milano registra un caso ogni 7.692 residenti, in linea con Los Angeles e Parigi e molto avanti rispetto a New York e Londra. In termini assoluti, il capoluogo lombardo conta circa 115 mila milionari e 17 miliardari, posizionandosi undicesimo al mondo e terzo in Europa per numero complessivo di grandi patrimoni.

Concorsi Regione Sicilia, tre bandi per 312 funzionari: come candidarsi

C’è tempo fino al 6 febbraio 2026 per presentare la domanda di candidatura ai tre concorsi pubblici della Regione Sicilia per un totale di 312 posti per funzionari ed esperti. Più nel dettaglio, 200 vincitori delle selezioni andranno a lavorare presso i Centri pubblici per l’impiego (Cpi) della Regione; 60 saranno impiegati come funzionari tecnici e, infine, altri 53 funzionari saranno inquadrati nei ruoli giuridici ed economici tra ispettori del lavoro ed esperti di salute e sicurezza in ambito di occupazione. Le assunzioni di tutti i vincitori di concorso saranno effettuate con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e pieno. Ecco, di seguito, le informazioni utili a candidarsi ai tre concorsi, qual è l’esatta suddivisione dei posti, chi può candidarsi e in cosa consistono le procedure selettive considerando che tutti e tre i bandi sono per soli esami.

Concorsi per funzionari Regione Sicilia 2026, come sono suddivisi i posti?

Concorsi Regione Sicilia, tre bandi per 312 funzionari: come candidarsi
Svolgimento della prova scritta di un concorso (Imagoeconomica).

Ancora circa tre settimane di tempo per candidarsi ai tre concorsi della Regione Sicilia per un totale di 312 funzionari da immettere con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nel dettaglio, i bandi prevedono le immissioni di:

  • 200 funzionari da inserire nei Centri per l’impiego della Sicilia. In particolare, 80 unità riguarderanno specialisti amministrativi e contabili (Codice SAC); 95 unità gli specialisti del mercato e dei servizi di lavoro (Codice SMSL); 25 unità gli specialisti informatici e statistici (Codice SIST);
  • 60 unità di personale non dirigenziale, con profilo professionale di funzionario tecnico per la tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali; sviluppo produttivo e promozione del territorio, nonché per la pianificazione e l’assetto territoriale – (Codice TECO);
  • 52 funzionari, dei quali 30 assunti per coprire il profilo professionale di ispettore del lavoro e 22 per quello di ispettorato di vigilanza tecnica della salute e della sicurezza sul lavoro.

Come inviare la domanda di candidatura?

Per candidarsi ai concorsi della Regione Sicilia per funzionari è necessario essere in possesso del titolo di studio della laurea (triennale, specialistica, magistrale o del vecchio ordinamento) nell’indirizzo indicato all’interno del bando, all’articolo 2 recante i «requisiti per l’ammissione». La domanda di candidatura deve essere inviata entro le ore 23.59 del 6 febbraio 2026 utilizzando il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa). Entrando nel sito e immettendo le proprie credenziali Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns), è necessario ricercare la pagina del concorso di interesse e cliccare su uno dei tasti «Invia la tua candidatura» corrispondente al profilo per il quale ci si voglia candidare. Una volta compilato il form di domanda e allegato i documenti richiesti, è necessario cliccare sul tasto «Conferma e invia». Le procedure di selezione prevedono un test scritto di 60 quesiti differente per ciascun profilo professionale.

Bonus contributivi per giovani, donne e Zes: ecco le novità in arrivo nel 2026

L’approvazione della legge 199 del 30 dicembre 2025 ha delineato il quadro normativo per i bonus contributivi del 2026, misura strategica per stimolare il mercato del lavoro nazionale. Il legislatore ha previsto uno stanziamento complessivo di 154 milioni di euro, che saliranno a 400 milioni di euro nel 2027. L’agevolazione consiste nell’esonero parziale dai versamenti previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con l’esclusione dei premi Inail, sulle assunzioni di personale non dirigenziale e sulle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a indeterminato di giovani, donne svantaggiate e lavoratori impiegati nelle Zone economiche speciali (Zes). Tuttavia, per l’effettiva spettanza del beneficio è necessario attendere l’emanazione del decreto della ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, incaricati di definire i requisiti tecnici e le soglie economiche per l’operatività della misura dall’anno 2026.

Quando arrivano i bonus contributivi del 2026?

Bonus contributivi per giovani, donne e Zes: ecco le novità in arrivo nel 2026
Lavoratrice addetta al confezionamento della frutta di un’impresa di produzione dell’uva da tavola (Imagoeconomica).

La definizione dei criteri per i bonus contributivi del 2026 richiede un propedeutico passaggio tecnico presso il ministero del Lavoro. Insieme con la Ragioneria generale dello Stato e l’Inps, infatti, è prevista l’elaborazione di un progetto di valutazione per analizzare l’impatto delle precedenti agevolazioni. Il monitoraggio serve a calibrare le risorse in modo da favorire l’occupazione stabile, specialmente nelle aree geografiche maggiormente svantaggiate. Secondo quanto stabilito dal comma 154 della legge di Bilancio 2026, il nuovo decreto terrà conto, dunque, dei risultati ottenuti dal decreto Coesione. Le aziende dovranno prestare attenzione alla distinzione tra i vecchi incentivi e i nuovi, poiché la natura del beneficio passerà da totale a parziale.

Requisiti per i bonus contributivi del 2026 e Zes

L’accesso ai bonus contributivi del 2026 per le imprese operanti nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno è vincolato alla creazione di nuovi posti di lavoro regolati da rapporti subordinati. Il progetto di valutazione, realizzato con il contributo del Cnel e dell’Inapp, punta a ridurre i divari territoriali cronici del Paese. Innanzitutto, i datori di lavoro devono verificare la regolarità contributiva per non perdere il diritto allo sgravio. In secondo luogo, è necessario che l’assunzione rappresenti un incremento occupazionale netto. Infine, tra i criteri che dovranno essere assicurati da datori di lavoro e aziende, figurano:

  • il mantenimento del posto di lavoro per almeno 24 mesi;
  • l’esclusione dal bonus contributivo del personale con qualifica dirigenziale;
  • l’applicazione dei contratti collettivi nazionali;
  • il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Accuse di spese pazze alla Privacy, con rimborsi per viaggi, alberghi di lusso, cene e servizi personali: la magistratura va all’attacco di Pasquale Stanzione e dei membri del Garante, dopo l’inchiesta di Report. Quando venne realizzato il servizio, evocando potenziali conflitti d’interessi per le sue molteplici attività accademiche e le assunzioni nell’ufficio del Garante, Stanzione negò qualsiasi accusa. E non ha mai voluto fare un passo indietro, nonostante le pressioni politiche da parte delle opposizioni. «Sta di fatto che, negando ogni conflitto d’interessi, ora non potrà usarne nemmeno uno per difendersi», dice un suo vecchio amico. «La prima contestazione all’ex segretario generale Angelo Fanizza è stata firmata da Cosimo Comella, il dirigente che alla Privacy è responsabile della transizione digitale e del dipartimento tecnologie digitali e sicurezza informatica», ricordano in molti. Fanizza ha dovuto lasciare il suo posto dopo appena quattro mesi dalla nomina, capro espiatorio nello scandalo sulla richiesta di scandagliare le mail dei dipendenti per capire chi aveva fatto uscire le notizie interne del Garante, dandole a Report (alla faccia della privacy!). Ma quale sarebbe il conflitto d’interessi che Stanzione non può evocare (e fa meglio a non farlo)? «Che il suocero di Comella è il presidente del Consiglio superiore della magistratura, e si chiama Sergio Mattarella, che è anche il presidente della Repubblica», nota qualcuno. E in effetti sarebbe davvero singolare, come strategia difensiva: vorrebbe dire che in qualsiasi luogo lavorasse Comella, tutti i magistrati verrebbero ricusati perché il suocero è il numero uno del Csm che valuta e promuove la professionalità dei giudici… No, stavolta per Stanzione sembra davvero inevitabile il game over.

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Chi saranno i nove che non hanno votato Napoletano?

Ha stravinto, Roberto Napoletano: la votazione tra i giornalisti del quotidiano Il Messaggero ha registrato, tra i 91 partecipanti sui 113 aventi diritto, la bellezza di 82 voti a favore e, un po’ a sorpresa, nove contrari. Nessun astenuto. Visto che non c’erano stati particolari malumori alla notizia del ritorno di Napoletano al comando del giornale di via del Tritone, gli identikit dei dissenzienti al momento non esistono. Girano voci su qualche “capo” che, nel segreto dell’urna, avrebbe manifestato la sua contrarietà, ma nessuno è uscito allo scoperto. E per Napoletano si tratta di un grattacapo difficile da risolvere, se non riuscirà a capire chi sono davvero quei nove che lo hanno bocciato. Magari è qualcuno che ufficialmente è dalla sua parte. Una minoranza silenziosa capace però di raggiungere quasi il 10 per cento dei giornalisti interni, ragionando sul numero degli aventi diritto. Che poi, ce l’avevano con lui o con l’editore Francesco Gaetano Caltagirone e sua figlia Azzurra?

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
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I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Come rosica Vespa per i successi di Cazzullo…

«Chissà quanto starà rosicando Bruno Vespa per i successi di Aldo Cazzullo», scherza un amico del giornalista del Corriere della Sera. Tutta colpa degli ottimi risultati editoriali dei libri di Cazzullo, che in tutte le classifiche ha stracciato Vespa. Nel volume Minicifre della Cultura redatto dal ministero di Alessandro Giuli c’è una tabella con l’indicazione dei libri più venduti nel 2024, e al primo posto compare appunto Cazzullo con Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia, edito da HarperCollins. Di Vespa nessuna traccia, almeno nei primi 10. L’appuntamento natalizio con i suoi libri è ormai uno stanco rito che si trascina da anni. Evidentemente ci sono più presentazioni e battage pubblicitario che lettori reali. Nemmeno nel 2025 appena concluso è andata meglio a Vespa. I numeri narrano di una sconfitta senza precedenti per il conduttore di Porta a Porta. E poi Cazzullo ha superato Bruno pure per le presenze televisive dedicate a promuovere le sue fatiche editoriali. Senza contare che Aldo ha 22 anni in meno del collega: Cazzullo è nato nel 1966, mentre Vespa è del 1944. La battaglia ormai è persa?

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
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I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Direttivo Anm, il governo suda freddo

Due giornate di comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, sabato 17 e domenica 18 gennaio nella Corte di Cassazione, il “palazzaccio” di piazza Cavour. Ovviamente al centro dell’attenzione c’è il referendum, e a Palazzo Chigi sono molto preoccupati per la visibilità mediatica che saranno in grado di ottenere i giudici. «Qualcuno trema», sussurrano quelli che seguono per il governo la campagna per il sì, «perché la mancanza del quorum favorirà solo chi è spinto dall’ideologia ad andare a votare, e obiettivamente per quelli del “no” è molto forte».

È nato ItalyPost, il quotidiano per imprese e territorio

Il 14 gennaio ha avuto ufficialmente il via l’avventura del quotidiano economico-finanziario ItalyPost. Edito da Post Media e diretto da Filiberto Zovico, il giornale raccoglie l’eredità di VeneziePost, EmiliaPost e LombardiaPost. L’obiettivo è quello di rivolgersi alle imprese e al territorio, con uno sguardo particolare alle Regioni produttive d’Italia. Zovico è ex advertising del Sole 24 ore, ex Marsilio ed editore in proprio dal 2014. È lui ad aver fondato il gruppo Italy Post a cui fa capo l’editore. La società è anche attiva nel mondo degli eventi con Post Eventi, al 51 per cento dell’editore nordestino Nem.

Zovico: «ItalyPoast racconterà le imprese»

Il direttore Zovico, nel parlare del nuovo progetto, ha spiegato: «Tutti dicono “che senso ha fare un quotidiano quando ce ne sono tanti, ora che la carta non va nemmeno più di moda?”. Noi abbiamo capito da tempo che c’era un pubblico di imprenditori che non si sente rappresentato e non trova chi racconti la parte migliore dell’Italia, quella che produce, lavora e crea ricchezza per la comunità, facendo rinascere i territori». E ancora: «Le imprese che producono davvero non amano farsi raccontare, tendono a non comunicare, ma così non emerge la forza della manifattura italiana. Noi non faremo retorica sulle imprese, ma un racconto oggettivo, racconteremo di chi va bene e di chi va male, sapendo che sono la forza dell’Italia e che vivono nei territori». Zovico sarà affiancato da giovani Maria Gaia Fusilli e Damiano Manfrin, ma tra le firme di cui si è parlato ci sarebbero anche Stefano Feltri, Jacopo Giliberto, Alessandro Aresu, Marco Bentivogli, e Stefano Agnoli.

Tetto alla pubblicità e oltre 30 giornalisti

L’amministratore delegato di Post Media, Antonio Maconi, ha invece spiegato che ItalyPost «racconterà il futuro delle imprese e dei territori». Ha poi sottolineato che il progetto è ha affondato le proprie «radici in una community molto solida». La stessa community che permetterà all’editrice «di non avere azionisti e di mettere un tetto di 30 mila euro annui di pubblicità per ogni azienda inserzionista». Già partita una campagna per i soci-abbonati. Il quotidiano sarà disponibile su un nuovo sito, in pdf sfogliabile, ogni sera alle 21.15 e l’indomani mattina in edicola. In totale ci saranno 30 giornalisti per i fatti quotidiani, 20 collaboratori esperti e 20 editorialisti autorevoli.

Pasquale Stanzione, chi è il presidente del Garante della privacy

Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha perquisito la sede del Garante per la privacy, a Roma, nell’ambito di un’inchiesta della Procura che nasce dai servizi di Report. Gli investigatori hanno sequestrato telefoni cellulari e computer per acquisire materiale utile alle verifiche. Il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, risulta indagato insieme ad altri componenti dell’Autorità per peculato e corruzione. Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, riguarda le spese di rappresentanza dell’Authority. Raggiunto dai cronisti, Stanzione si è limitato a dire: «Sono tranquillo».

Chi è Pasquale Stanzione

Pasquale Stanzione, chi è il presidente del Garante della privacy
Sede del Garante della Privacy (Imagoeconomica).

Pasquale Stanzione è presidente del Garante per la protezione dei dati personali dal 29 luglio 2020. Nato in provincia di Benevento, ha costruito la sua carriera nel mondo accademico e istituzionale. È stato professore ordinario di Istituzioni di diritto privato all’Università degli Studi di Salerno dal 1984 al 2005 e ha ricoperto incarichi come consigliere della Banca d’Italia a Salerno e giudice tributario presso la Commissione tributaria provinciale. Nel 2005 la Camera dei deputati lo ha eletto componente laico del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, organismo di cui ha fatto parte fino al 2009, svolgendo anche il ruolo di vicepresidente. In ambito universitario è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno tra il 2000 e il 2008 e ha insegnato diverse materie, dal diritto privato comparato al diritto di famiglia.

Report-Garante della privacy, tutte le tappe dello scontro

Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha perquisito la sede del Garante per la protezione dei dati personali a Roma. L’operazione, legata a un’indagine che coinvolge il presidente Pasquale Stanzione e altri membri del collegio, rappresenta l’ultimo sviluppo di uno scontro aperto da mesi tra l’Autorità e la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, che negli ultimi mesi ha avuto effetti politici, istituzionali e ora anche giudiziari. Vengono ipotizzati i reati di peculato e corruzione.

Il servizio di Report su Sangiuliano e la sanzione alla Rai

La vicenda prende forma il 23 ottobre, quando il Garante notifica alla Rai una sanzione da 150 mila euro per la diffusione, da parte di Report, dell’audio privato tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, legato al caso Boccia. Sigfrido Ranucci reagì accusando l’Autorità di colpire il giornalismo d’inchiesta.

Report e le inchieste sul Garante: il caso Ghiglia e FdI

Da quel momento Report avvia una serie di inchieste sull’Authority. La trasmissione mostra immagini del componente del collegio Agostino Ghiglia nella sede di Fratelli d’Italia alla vigilia della decisione sulla sanzione, circostanza da lui smentita come rilevante. Poi rivela che, nell’ottobre 2024, Sangiuliano avrebbe inviato a Ghiglia i ricorsi presentati da lui e dalla moglie, inseriti tra le pratiche urgenti. Ghiglia ha ammesso di aver ricevuto il messaggio ma ha negato le pressioni, diffidando il programma.

Le spese e i presunti conflitti di interesse

Le puntate successive allargano il focus su presunti conflitti di interesse dei componenti del collegio e sulla gestione delle spese dell’Autorità, all’interno delle quali secondo Report figurava anche l’acquisto di carne da parte di Stanzione. La trasmissione cita la sanzione definita meramente formale inflitta a Ita Airways, nonostante le irregolarità nel trattamento dei dati, in un contesto in cui il responsabile della protezione dei dati proveniva da uno studio legale legato a un componente del Collegio. Guido Scorza. C’è poi il caso degli smart glasses di Meta, con una sanzione progressivamente ridotta fino alla prescrizione, e l’incontro tra Ghiglia e il responsabile istituzionale di Meta in Italia. A questo punto le reazioni politiche si intensificano, tanto che Partito democratico e Movimento 5 stelle chiedono le dimissioni del collegio del Garante, sostenendo che abbia perso di credibilità.

Le dimissioni di Fanizza e la sentenza della Cassazione

Mentre Ghiglia e Stanzione respingono le ricostruzioni del programma di Ranucci, a novembre si dimette il segretario generale Angelo Fanizza, in cui si chiedeva al dipartimento informatico di procedere con urgenza all’estrazione della posta elettronica dei dipendenti. L’obiettivo, secondo quanto emerso, era individuare la fonte delle fughe di notizie e della corrispondenza interna finita al centro delle inchieste di Report. Il 9 gennaio 2026 arriva poi una decisione della Corte di Cassazione su un contenzioso promosso dalla Rai: i giudici stabiliscono che il Garante non può esercitare i propri poteri sanzionatori senza rispettare precisi limiti temporali, dando ragione alla trasmissione.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

John Elkann c’è, al Mattatoio di Roma, ma per i 50 anni del quotidiano la Repubblica il comitato di redazione lo contesta con un cartello dove si legge “Elkann questa non è la tua festa”, con tanti giornalisti della testata lasciati fuori dallo spazio, che poi è del Comune di Roma. Ecco il sindaco Roberto Gualtieri, “proprietario” dell’area, che da padrone di casa accoglie gli invitati. Arriva il presidente Sergio Mattarella, c’è persino una lettera di papa Leone XIV, sfila pure il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Gli striscioni di protesta dei giornalisti all’esterno: “Elkann non è la tua festa” (foto L43).

Boschi guarda le paginate, lei che è tra le poche a essere nata dopo la Repubblica

Pier Ferdinando Casini poteva mancare? Ovviamente no, e ci tiene a far scolpire sui taccuini queste parole: «A parte che quando hai una certa età tutti i ricordi di gioventù ti sembrano bellissimi, ma qui c’è un pezzo straordinario di memoria del Paese per come l’abbiamo vissuto noi, che ne siamo figli». Qualcuno sottovoce dice che «Arnaldo Forlani non sarebbe d’accordo», ma è meglio andare avanti. Maria Elena Boschi guarda le paginate di una volta, ed essendo nata nel 1981 è tra i pochi invitati (assieme a Elly Schlein, ancora più giovane) a non aver vissuto la creazione di Repubblica, che ha visto la luce nel 1976.

LEGGI ANCHE: La parabola di Repubblica e la fine dell’ultima grande narrazione del giornalismo italiano

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
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Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Massimo Giannini sfoggia il vestito delle migliori occasioni

Se fuori la redazione protesta, dentro le “grandi firme” ci sono, eccome, e certo non stanno fuori a contestare la vendita del gruppo Gedi. L’elenco è lungo: si comincia da Francesco Merlo e si continua con Stefano Folli, che si siede comodo per inviare messaggi con il cellulare, poi c’è Massimo Giannini che sfoggia il vestito delle migliori occasioni. Opinionisti a raffica, come Michele Ainis che crea un capannello. Il critico musicale Gino Castaldo racconta aneddoti legati ai grandi delle sette note, e c’è chi piange per Ernesto Assante, con il quale, in coppia, ha ideato e realizzato tante iniziative.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
In una foto d’archivio, i redattori che fondarono la Repubblica 50 anni fa, il 14 gennaio 1976. Al centro, col giornale in mano, Eugenio Scalfari (foto Ansa).

Stretta di mano tra Schlein e Conte davanti all’edicola allestita

Ma torniamo ai politici: il “più a destra” tra quelli di sinistra a detta di tutti è Paolo Gentiloni, che viene subito arpionato da Dario Franceschini, sempre pronto a lanciare un programma elettorale e a parlare delle sorti del Partito democratico. Proprio quando i due arrivano al punto “clou” appare Elly Schlein, alla quale tocca sorbirsi la visita a ogni pannello della mostra con il direttore Mario Orfeo. Che gode come un riccio quando, davanti all’edicola piazzata nel padiglione, il pentastellato Giuseppe Conte stringe la mano a Elly.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
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Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Divertentissimo l’approccio di Conte, che arriva quando Schlein sta uscendo: con grande charme, Peppiniello butta là un «vieni a fare un giro con me?», agganciando la segretaria del Pd, ma lei con una mossa rapida si divincola e spara un «ho già fatto, ci incrociamo domani in parlamento». Pericolo evitato, almeno stavolta.

Il “padrone di casa” Delogu ha parlato a lungo con Elly

Alla fine Marco Delogu, numero uno dell’Azienda speciale Palaexpo che gestisce il Mattatoio ed erede di una dinastia da sempre di casa nel Pci, si mette a parlare a lungo con Elly. Fuori una strana coppia è impegnata in un lungo dialogo: Domenico Arcuri, l’ex numero uno di Invitalia, e Antonello Giacomelli, giornalista ed ex sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni, che nella serata appare attivissimo nell’attività di public relations.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Marco Delogu con Elly Schlein (foto L43).

Lucia Annunziata non manca, anche se ormai è nella “quota” dei politici dato che è europarlamentare. Quindi via con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i dioscuri di Alleanza Verdi e Sinistra, e quando passano vengono etichettati da una battuta formidabile: «Vanno sempre insieme perché ognuno controlla cosa sta facendo l’altro».

Presente la dinastia Cerasa, una delle figlie di Scalfari e…

La dinastia Cerasa c’è, con padre Peppe – direttore delle Guide di Repubblica – e figlio Claudio, numero uno del Foglio. Della famiglia del fondatore ecco Enrica Scalfari, una delle figlie di Eugenio. C’è un padiglione dove il buffet, sobrio, accompagna la fine della festa: molto apprezzata la “Ribolla gialla” di Forchir. Qualcuno poi torna a vedere la mostra, notando che tra i pannelli appesi, da terra a cielo, ne appare uno con una prima pagina dove il fondo è firmato da Giampaolo Pansa. È un po’ in alto, bisogna guardare con attenzione, anche perché la stampa è sgranata, però c’è. Di testi firmati da Paolo Guzzanti, invece, non appare traccia.

Chi non è stato invitato? Si fa il nome di Carlo Verdelli

Si parla di ex direttori non invitati, e qualcuno fa proprio nome e cognome: Carlo Verdelli. Gianni Riotta cammina a passo svelto nel padiglione, Annalisa Cuzzocrea dialoga con i politici, Roberto Saviano è attorniato dai suoi fedelissimi “angeli custodi” che da anni lo accompagnano. Alcuni evocano la parità di genere: «A fine serata possiamo dire che l’80 per cento dei partecipanti era composto da uomini, le donne solo il 20 per cento. Di femminile c’è il nome della testata». Amen.

Atterrati gli astronauti della ISS dopo il problema medico

Completata con successo la missione di recupero degli astronauti dalla ISS dopo che uno di loro era stato colpito da un improvviso problema medico. La capsula Dragon di SpaceX è infatti rientrata sulla Terra ammarando nel Pacifico, al largo di San Diego in California, alle ore 3.40 del mattino americane, quando in Italia erano le 9.40 di giovedì 15 gennaio. A bordo gli americani Zena Cardman e Mike Fincke della Nasa, la giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov, che hanno trascorso 167 giorni nello spazio e sarebbero dovuti restare in orbita per circa un altro mese. Per questioni di privacy, l’agenzia americana non ha rivelato l’identità dell’astronauta ammalato né l’entità del suo problema di salute. Si è trattato del primo rientro anticipato per ragioni mediche in 25 anni di storia della stazione spaziale internazionale.

Gli astronauti tornati dalla ISS: «Siamo una famiglia»

«Non c’è nulla di sorprendente nella decisione di rientrare prima del previsto», aveva sottolineato Zena Cardman prima di lasciare la stazione. «Siamo divenuti una famiglia. Ci aiutiamo e ci assistiamo l’un l’altra in ogni circostanza». La Nasa, come detto, non ha fornito dettagli circa l’entità del problema di salute accorso a uno degli astronauti, ma si è limitata a rassicurare che non si tratta di un’emergenza. Come confermato dal responsabile medico JD Polk, l’interessato è in condizioni stabili e non esiste un’urgenza propriamente detta: il rientro si è reso necessario per via delle limitate possibilità di fare diagnosi complete a distanza dalla Terra in collegamento con la ISS e in quanto i rischi per la salute sono tali da giustificare un controllo appurato sul posto. A bordo della stazione spaziale sono rimasti gli altri tre astronauti della Crew-11, in attesa che il quartetto successivo si prepari a partire.

Non è la prima volta che un astronauta si ammala in orbita

Pur trattandosi del primo rientro anticipato nella storia della ISS, non è la prima volta che uno degli astronauti impegnati in orbita ha bisogno di trattamenti medici. Nel 2020, per esempio, uno degli esperti aveva sofferto di un trombo alla carotide, ma era stato curato a bordo tramite delle pasticche anticoagulanti, spedite nello spazio con una navicella cargo. Per trovare un’emergenza medica, tuttavia non verificatasi sulla stazione spaziale internazionale, bisogna risalire al 1985, quando il cosmonauta sovietico Vladimir Vasyutin era stato colpito da infezione ed era dovuto tornare sulla Terra con urgenza. Parte dell’addestramento per lo spazio è dedicato proprio al trattamento dei problemi di salute più comuni, come mal di stomaco, mal di denti oppure mal d’orecchi.

Atterrati gli astronauti della ISS dopo il problema medico
L’equipaggio della Crew-11 prima della partenza (Ansa).

Unica per le iscrizioni alle scuole medie e superiori 2026-2027: ecco come si usa

L’uso della piattaforma Unica per le iscrizioni alle scuole medie e superiori per l’anno 2026-2027 rappresenta il passaggio telematico fondamentale per circa mezzo milione di famiglie che, dalla mattina del 13 gennaio, hanno iniziato la procedura di scelta del futuro dei propri figli. L’area informatica del ministero dell’Istruzione e del Merito centralizza le operazioni e ne semplifica l’accesso attraverso le identità digitali come Spid, Cie, Cns o Eidas. Lo strumento fornisce anche un supporto per l’orientamento grazie alla possibilità di esplorare i dati sull’occupabilità, sui nuovi 532 percorsi formativi della filiera tecnologico-professionale e sulle opportunità offerte dagli oltre 700 istituti che hanno implementato il modello 4 + 2. La procedura telematica garantisce la dovuta trasparenza e permette di monitorare in tempo reale lo stato della domanda, assicurando che ogni nucleo familiare possa compiere una scelta informata tra licei, istituti tecnici e Its Academy.

Quando si aprono le iscrizioni su Unica per l’anno scolastico 2026-2027?

Unica per le iscrizioni alle scuole medie e superiori 2026-2027: ecco come si usa
Ministero della Pubblica Istruzione a Roma (Ansafoto).

Le finestra delle iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027 si è aperta alle ore 8.00 del 13 gennaio. Il termine ultimo per inoltrare la domanda sulla piattaforma è fissato, invece, alle ore 20.00 del 14 febbraio prossimo. Sono chiamati a presentare la domanda i genitori di alunni che:

  • accedono per la prima volta alla scuola dell’infanzia, la cui iscrizione deve essere fatta con modulo cartaceo da presentare direttamente alla scuola scelta;
  • si iscrivono alla classe prima della scuola primaria (pratica tramite Unica);
  • si iscrivono alla classe prima della scuola secondaria di primo grado (pratica tramite Unica);
  • si iscrivono alla classe prima della scuola secondaria di secondo grado (pratica tramite Unica).

Quante scuole si possono scegliere nella domanda di iscrizione?

Per completare le iscrizioni alle scuole, i genitori devono indicare sul portale Unica una scuola di prima scelta e fino a due opzioni alternative, utili qualora l’istituto principale registrasse un’eccedenza di domande rispetto ai posti disponibili. È importante ricordare che:

  • l’ordine temporale di invio non costituisce una priorità nell’accoglimento;
  • le scuole applicano criteri di precedenza deliberati dai consigli di istituto;
  • i dati inseriti hanno valore di dichiarazione sostitutiva di certificazione;
  • è necessario il consenso di entrambi i genitori per perfezionare l’istanza;
  • il sistema genera un codice fiscale provvisorio per gli studenti appena giunti in Italia;
  • l’assistenza tecnica è disponibile presso le segreterie scolastiche per chi non possieda gli strumenti digitali.

Finché i termini rimangono aperti, la domanda inviata può essere annullata, modificata o nuovamente inoltrata. Una volta chiusa la finestra, eventuali variazioni dovranno essere discusse direttamente con la scuola di riferimento che verificherà la possibilità di accoglierle. Si ricorda, infine, che è possibile seguire l’iter della domanda fino all’accettazione definitiva che avviene nei mesi successivi.